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Full text of "Vita d'Ovidio Nasone del cavaliere Carlo Rosmini Roveretano"

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D,a,l,;t!dbyG0ÒgIe 



VITA 

D'OVIDIO NASONE 



aXL GATALIIRK 



IN QUESTA Rovella edizions 

ALCnuailtA DI Vm APPENIIICB I noi! T&VOtC IH tAM 



MILANO, i<9i. 

: MALIUI nAMfU(»»>LI»AIO 

Piaatak di & AUttmniro, S. 3g6}. 



DiailizodbvGòOgle 



La pmeute è poala sotto la Mlvagaardia 
delle Leggi. 



j,.,i,z<»i.vGoogIf 



US. COM. 
LIBERMA 
SEprEMBÈR un 

PREFAZIONE 

BELL* EDITOnS, 



C^tccoMB Je' clastici autori, che tono e 
saranno sempre fonti di ogni sapere ^ i cosa 
utilissima e (kgna dì somma lode lo scrivere le 
vite giovando elleno a meglio intendere i libri 
che ci hanno lasciato , non che a poter ve- 
dere più a dentro nella stòria da' tempi j nei 
quaU vissero, così certamente è pre^o del- 
topera il riprodurle ^ aììorcM faAi^cate una 
volta sono divenute rarissime. Quindi si è cho 
ve^ndo noi della vita di Ovidio scritta dal 
sig. cav. Carlo Rosmini ne' suoi anni giovanili 
farsi ricerca da molti , e per la rarità in che 
è venuta a pochi esser dato ^ ftverla, ab* 
biamo creduto meritare del comun voto, /àcen- 
done una nuova edizione su quella unica del 
1789 di Ferrara. 

Assai cose dir si potrebbero da noi in lode 
delV indicata vita, e riferendo i giudizàche i 
giornali d allora sì in Italia che oltremonte ne 



.,.',■ -Cooglf 



diedero, a^iungerle la gloria ^lla favorevole 
testimonianza dei dotti. Ma il fixrlo ne viene 
interdetto dal Bioff-dfa medesimo , il quale 
indRtrt ci è f foto cortese délt uniéa copia cK e- 
gli possedeva , ci ha imposto la dura condi- 
zione di questo silenzio- Bìspettando adunque 
in lui sì jiohile sentimento, che è tanto pia 
commendevole quanto è men comune a'dì tio- 
stì'i , noi non procuriamo a questo libro niuna 
raccomandazione tranne quella che gli deriva 
dal proprio merito , senza cui per verità ogni 
altra, sarebbe fona ed inutile. . 

abbiamo .tdtresk cretùtto ftu- cosa ^ata' al 
lettore coir unirvi in appendice una lettera 
scritta .dair abate Luiff Polidori ad. un suo 
amico }, esponendosi nella medesima alcuni riy 
flessi. j. perchè possa ter^rsi. per ftn Ovidio 
V immagine del personagff-o che Nasonio -^m- 
brosio volle dipinto nel suo sepolcro ; la quaX 
cosa ee . ha. indotti a dare in Jine di questa 
adizione due stampe tratte dalle varie pitture 
che ornarono quell'Ipogeo, acciò a.coloro che 
del Sulmonese lette hanno le avventure, e co 
'lUìscifita l'indole delP animo , sia concesso' pur 
anca. ii. dikti» di .e&nt^mplwne i Uneamenti 
del vòlto. - ■' 



DiailizodbvGoOgle 



ALt; ORNATISfelMA ' 

r , SICITORA MAKCHUA 

/BtARIà.. GALGAGNINI ZAVAGUA 

VAHA dell' 1N8ICNK OADIHE 
peV-A CROCIEBl. (l^. ^ 

^ " ', CARILO R O SJI I 1* t 



^^UETTO volume,, ch'io v^ offro , ornatìssim« 
signora Marchesa , eb^ sua orìgine dalla lettui;a 
da me* tatla Ól un altro , come suple accadere 
presso che di tutte le qpere di letterario argo- 
mentò. L^^ndo io , spn già tre anni} le amene 
lèttere -e dotte \del celebre ceangUere ' Biancoi^ 
iatt^rno a Celso, trovai in tue più volte parlarsi 
d.' Ovi^o, e4e«(ferarsi ffOsì valoróso viodict^re 
di Celso un altra autunno co^'Vacut) d^'aHìirij 
e CÒSI piacevole qual era quello in a» sciÌTea, 



(i) Abbialo voluto cgosemin qoeita Bpirf^ deJieatoiw 
<£e leggtsi in fronU alla prÌHa Edidaae della fiM di Ovidio 
folta in Ferrara l'anno 1789, peTokèT antoie Acconti in 
e«(a i motiviche il rnowerci a «criTer d'Ovidio, ed iljnetod* 
alte Ila ceduto bne di tenarè Al Mo Iwnno. 



J.,:,l,z<»i:,.,G00gIe 



per daiw tatto <6! tessere la vita- d'Ovidio.- Sic- 
come io' sin c^^nùei primi actnl- uri sentii ibi^ 
tenente ibclkiato a questo po«ta, <oo^ ^doppia» 
mente" m^incititeMa la morte d^k) Brrìtter .delle 
lettere, Ix qfaaifeiiOD 'gli peHnisa dì compiaTe 
vn ri 'fdvosìbtl disino. Che^ libro noo ci 
aVrtèbe ^H-lucifatol Tanto m- fatU ci pcom^- 
"Ceva il molto suo ii^;(^o, le altire op«Q dft 
lui pubbSc^te f è In &jpiUàrità «ii^'egli avea osn 
gli scrìttoti del fortnnato secol d^ Augusto. Ifo 
perciocché il ootnjidangere i morti, e ìIofo di>- 
segoi Interrotti ilon giova; mi 'diedi a pedsals 
«e àiai'S' me'ìtk parte 'vcmistcfatto a qaM di 
BuppHre clfei vola potè, e in questo pensier 
tutto acceso^ poco badando tAie ìe milB-ìIbrve 
*son- piccole j S(Arsi i tal^ti.-enon-l^gìero'rin- 
carìco eh' io to' addossava, m^acttinei larditameikto 
-ali' impresa. Non RtìDcai peròdiconailtetr {Mrima 
tutte le vite non poche del mio poelwi «Sfitte 
tEÙ qui, e ch'io -pota Bvef*netiè''mani.,\er'la 
loro lettimi ooiwertì- ia cecteeza Ftopinioog. iÉi 
eoi era, rfwnoi fra venti, o wntiquattibjrtte 
d'Ovino, lia»' sola > nmi' Be-'abliaaitf kùiae-dte 
dt^^'sìa d'nti uA titolb. Alcone^sDO d'unà'o 
due pagioff, dove del hic^ naUl^di. iS^asone, 
de^moÌBtti^y desinai «atrimoniiy.c. dd atta 



J.,r,l,z<,d=vG00gk' 



«ófio TBpidBteente si pari»; altre nopo^ptO 4if- 
Ìuse,"nel mlalogo dell'opere iaOyt nell'rfwee- 
f|D^^ il tetnpft.yiedso e.piesaodpè it: pan» e 
Tora^AA' eui'Iàrono scorìUleifftdifa» ÌDebioatraiie 

^ molta' OiTik perduklo j a •ctoscàti ven^q ntàà^y 
ed estremahiebU M))08e> A oke b' Afjpb^gk «he 
« Tone 'ohè l^allre',' o^i^ aU*;aaifer <f<ete afiiHo 
■di gusto e di buonii critica^ piene lyno ó,^«w~ 
j'Ori e di prdposizinpi , l0< quali apertiHM^tq, )» 
-quel cont^Kldictmo , che scriaseiiD «fc^.iuogln 
di sé medesiino Ovidio. Frq totte le.vite p^ 
di lui I the a'iuist polizìa aon pemat>u^,.4U>a 
deUie o«nfoKlec^.<queUa sor^ttai latàiameotB 4b 
-Gioranni-Mf^li, e aell^ «mip 17^ .ifl„|Ain- 
Btenlam 'pu^blidita. È.tpieat» «erto più W^- 
mìbefla d^< ti^Ho^ -e nairtrs ta^er ptti^ d'er^di- 
4ÌsHtno lioiDet Sin «gli lau^ ;ad «gtiinom^aW 
■wiyrde JBiw^pn^he .^iMiinpom - lontMW ^f^Uo 
-datt^aifMoanb» icl/n tytttt^ ,.'e-44qf9 t'atoiÈ^ 
«m una tui^tfetinfiBÌta di atoneij c^ uhi ~p!i^ 
't^erio è.Torz»«Ji^ad 4|^-,iatai!|te id«CDtieU 
■Ovidài) 4^) <pnle non T'.(iatra..c|uàn dk« .per 
«fàsodiot Pccòhà è-ftala» ohe» cjaà'- nelJibiD dd 

, >MwBOb atrc^sBo-ttì' idàx de'oovlwm fd^Qvidia, 
d8l''«i»caral|MEe,^.sèof«iiovv-del.9ito-isg^nD, 
■«^^raper -«jwpdì -'ToksK •tfMÌi> ■ |^' rotertiMM ni wati 



_ ,l,z<,i:,.,G00glf 



suo!' fossero in patria^, e quali' iu esilio., del suo- 
desidèrio à vedrebbe afiatto deluso'.'' Dòpo ciò 
Voi ben vedete ,' gentilissiom signora Marchesa , 
qua! mira io abbia avuta nel tessere quésta vita 
cb''io a Voi consacro come iin attestato di stima , ., 
è d' amicizia. , 

In qual modo poi io sia riuscito in, questa 
Qon facile impresa, a me non istà il giudicare, 
ma a Voi signora , e a tutte le- colte persone 
"che degneranno l' occhio, nvolgere a-queste' nùe 
carte- Né dee recar maraviglia eh' io ad uiia 
giovane dama, quale Voi siete, la vita indirizzi 
d'un coìà antico poeta, e d'un poeta latino: 
poiché io ao troppo bene che Voi, nella pie- 
t»la vostra biblioteca ma scelta , avete fatto rac- 
colta (fi quasi tutti gli scrittori del secol d' oro 
elegantemente tradotti, cui vi CMupìacete dì 
l^er pui|;atì dà quelle laidezze; ohe Voi tanto 
abbonite ^;;;ponie ogni altra gentile persona , e 
però vi sarà caro, di conoscere quello tra esH 
che tì/ane uno jde^ P<9^ P>4 luminosi. 

Sarebbe questo ora il luc^o , per s^uir V ubo 
uaìversal dette dediche, ch'io della vostra no- 
biltà fecessi parola , delk vostra cultura , del . 
vostro ing^no, e via via di itf3Ì que' pregi 
eh' eDÙAentemente in Voi stAio. Ma oltreché cifr 



J,r,l,z<»i..,G00glc 



a Yoi sarìa nojoso e discaro per .qud oostUDe 
che avetf di sospettare r eaagerazjone , qualor 
altri TÌ loda^ anche oeJla verità più palese : ( b- 
«àando a parte U nobiltà eh* io, non reputo , che 
com^ una bella cornice ad un quadro ^ anzi 
come un fregio alla virtù, ed un rìmpraVero 
al Tmo ) niente verrei a dire ehe nuovo fòsse 
a quelli che il bene han di conoscervi , e , co- 
mechè il vero tUcessi, passerei forse uer vile 
adnlator pe&ao coloro che di questo oene «chi 
privi. Perchè senza più a lungo dìAbndermi farò 
.^i fine^ pr^ndovi ad a^radjrè Omìocfoiio, 
. n<m secondo il valore ch'irli ha, ina secondo 
che è l' animo di chi pieno di óncera amiciàa 
ve lo presenta. 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



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VITA 

D'OVIDIO NASONE 



DBIi CATALIZKS 



Qoiio iSR-OtSiuitu c^ovcfeiauo 



PARTE PBIMjÌ. 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIf 



Ut tga qtùj\»uìm tMMrorMM Inmt —mimi 

Orid. Ub. 17. Xnrt. £!<«• ^ 



DiailizodbvGoOglf 



Ootto ìL' consolato d' Irzìo e dì Paosa ■ c!ie 

morirono consoli alla famosa battaglia di Modena 
sostenuta da Ottaviano Cesare contro ad Anto* 
nio, 711 anni af^resso la fondazione di Roma, 
e 4^ innanzi all' era cristiana, ai 3o di Marzo (1), 



(i) All'Elegia X. del IV. Libro dsTrisH, dio« OTÌdio 
esser nato ìji uno di «Jue'cìnqno giorni, ne'quali to- 
loanti celebrare in Koma le feste di Minerva, chtt ri 
ohiatnavan Quin^Hnlrio. ■ Il giorno poi della >ua naKiìtft 
era quel d'eui, in cui i Gladialorì comÌDoiaTano a oom* 
battere. 

Sete est { tàok il jioTDo della mìa naicitaj amùferm 
feétii de qMoque Minervae , 

QiMs fieri pugna prima crueata toUt. 
Ciò premeito, «'oitervi che'quetfe feite comjnoIavaQO 
a'19, di MarKo. Il primo giorno i Oiadiatmi fiOQ Coii>^ 
battevano, perchè )n quel dì era nata Minerva, ma 
poi gli altri quattro non *i&o«a che puntai* e «pirgcr 
■angue in onore d'una Dea tutta armigera' Ovidio ohe 
na<?(jue nel giorno seoocdo delle feale Minerrali, o quin- 
quatrie ch'era il primo de'Gladiatorii combaltitnenti, 
nacque dunqaa ai vanti di Marzo. Ecco i Tersi d'O^ 
Tidi9 , che i riti ipiegana di tai Fette. 
Una die* media ett : et fiuni sacra MineretK ^ 

£fùnùnague a /'unctw quinque ditbus habet. 
Sangidne prima vacai , nec fai concittrare ferro ^ 

Cauisa quod ett itla_ rtata JUinerea die, 
altera treiquo luper strato cehLrantw arena , 

&iiihiu exteitit beliiea lae^ Dea ett. 

ra»L Uh. ta. 
Ovidio f^ita i 



Ji.iliz,,!:,., Google 



9ft^# t^ublfò" iHìffi) ìVasDTO W SèRnOM fi)- 
fdf«ob éittà A^t^^gni (2), e da Roma Doranti 
tìiièlì* ffistantè-' Era U suo genitore ^ ordine eqrie- 
iftit^y^'là iurf famìglia antichwsima , " non cóiè» 
iU DòHItà à qual altra sì togHa (3ì. Gotteia-tfMtt 
tf tmo ^btfo tAiAtìtfcre, sì, efae'<tte j^ «dveMlAt 
Wìtìbr^ '|Vit«ìl -nifMtrarai a (Uiój; né per< p^ 
"♦WlÀ (4). Area (Hidio *n ftfttrilo'oiag^ore d*nÉ 
«lÉitiò/e nató épjìuntd nÈJ ^o)4io '^irtcss& in bri 

-(^■•- ■ ■ I -^ ... -, .. ;-■;■ : ■: ..:9 

,^.,. . — ■.^».. i-ttr^ --r ' r-TT—' ! '■• ■■'■» 

'(»f ^^"*«» mAi poif Io ert ..... ... . . ' 

'■'\SSUìia qui 'mvkl dittat bfr CTrlii! JetXiW. ' - 

JMilM Aie ^ ttmtti hea non itf te f; y»t^ 4«rìr^> -' i* 
. -^ Cum aacidafalo C^iuul uler^ue- fkiri. 

Tri,». Ub' IV. Elfg. y. 
,Siiltn<HiB t' auto 'dall'ara ntntta 17061 per attentato 
ài GioTanpi MasM» Vìt. Qvid. fa .quaiì del tallo 
•i*tlTifta 'Ài un terl-ebifato. lAftn-no 'all« »arlKMlarità 
iAvSu1iÉM>*«-; ar ìMoroo ai VeKgnf , "eoarfiutiM la viM 
d* Ovidio «entta dal Girano Siddioneto , cba b* ba 

S. JoD^ ^ladatp.^ 

fa) P^t m« &Jino tenA PeUgti* terti€ mrìf. 
• ■ ■■■■' ■ '■■■ ■■ '"'■■■ - ■ tib. fl-'ÀtLorVElts;. 'XVt 

MoRfiM pfr^wa^'^uarf, fwohb cateto, 

Pcfigne Sear^iitìà' gentu'ego:' '" " _'' 

ta». • nr. -Attftr. Eleg: 3KV. 
f^ A^ 'gena/ txtìAu , equiiri ab oi^ifw prima 
' Utqut BÀ" 'fi&ulRcrt>i tnt«ni«nur' «icDi.'''^ ' ■ ' '^ 

■":"_ :•■ ^ »oni. 'Etb.' 1V;-E^IX. 
Jan Dar^ue'&ìr^'^ùa Tne tnalus abitua error, 

Sic quoque parva-ìamtM,- patr^ -tìtìStar U tt^^ 

•■' ■' ■-'■■ ■ ■■'■■••'■ TWrt. tifc. a 

Unde fit ili itèutfum eaiupidà^àf éjttei. Brid.- ■■ 



. ,;™:..,GoogIe 



^ fin dai prim' anni n sentia fortemente indi- 
1)3 lo ■an doijtW!nj5r""toTtìifC'j~oana~nnaiC'*ar"COii" 
trarìo Ovidio abborrìTa^ tra^ d^ in^opera):^ 
piacere tot^i. Jg. mu^ ,■ iUe. qJÌ?S^ct p^sqp^it^ 
tendea)(^)» i$«tt>i»'wvidfl U :pBdca d^ qjiffstoijit- 
KHre poetico im-, figtitmlo y «^^i^^iurincMUie, 
0^dtt* protérbliAdo gli dìcea: 9 f^f ^ volri^ tti 
mai. ^(1 uno'stbdjo' jiifecop^? I^ ^i1^'l^t& 
^ffce . Omero ,.% ,stepsQ;diyiflO,p3|i^r9 ;^o^j^;^iefìr 



fi) ^ea.tAps-.g^a fui ; ^mt» /tP» /nifrc crealtu, 

/*Bw:aiÌ jrujipf, .i^,J4» .teorie virOM. 
^! Injife 4waf furtóa Maia trahebat opia* ibia. 



. ,l,z<,i:,.,G00glf 



itqaalt! piùt f«Ue «àftgi»t» contro di •éb mede* 
i#mo'/'FÌiiahito'd'»bblHidenar per«eitipre lernow^ 
tì: i{<*j^atfa pur di' scmere -in pron!, '»a cbr? I 
««li&'tsuo tnal gfado^ (»dean dsU*:pcaliia, ed aà 
yUffia'tiMeto'tibi rh^ ìi^ itnpréndera:^ tcrìmm^^i^k 
ìiel vttlou^ di ubbidire al padtC'èrainhii raòdto 
^B^etàj'Tfi» era Viioor più-efluflceT stinto' «ha 
èl'WéMe^art iflTÌàoiiMlmeiile il bien. ^Quffità 
MlHnMti «^ben>'^ sAflrìre molti 'de^iuwbi poeti 
j^ fxltìirì-, «-'Tèrquato Tatto óngobriBenle^ 
i^lpft'ctil 'mal' irtteso' rigor de'padii^ cfae \*aàt 
é'fpKtàtàr *fa^ÌJt- ÙMnic» a cui ha posto i fon^ 
^btoì«Dti'hi stessa MUir». CtHUecbè Ovidio coti 
^'tenHsaé indiiut» agli studi poetici , non è perà 
1^ egli' '^Aii ' fittehdésse enaiidio "alT elwjBeóaa, 
^ttb'qitelé t:ièr'^Merea( gmiUtce-^nAìooesi. Ebbe 
c^ a nispsth>" AreUlo -F«w», òa-atà modo di 
(JcMpdlTe''<;i^féniM Setie^a- il -veiicfaio (a). JLo 
^le<ft Cfdtuì «ri-ben^ B^«idiik»,' ma' duro laÀ 
ttmpo «twsAo'e 'TawildppBto.: Vj aveva; attrae 
troppa tfcercBtnzaepreiitxità. Eoldltneciò'ìntr- 
guaussiino , ora breve e secco , ora licenzioso e 
prolisso. Lungo poi tidle descrìaom, nelle'quati 
spaziava senz'' ordine e senza frette. In- BotnÉua 
non Vavea forza', non si^d^tà . ^non calb^^ e 



Spiniti «uà 'edrttterti^numenij '«cnMonW afto»^ 
- Et ouod'fcntbKAti' Hiéemi Mmu i»éu >■■- ' . ■ Z 
" ■ ■- ■' ■■■■-'■■•• - - .. .TViMi' Lib. iV.-. El«|. X 



. ,i,z<,i:.., Google 



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daUf niMiirè-LddlLwraa: ;ift piì^w):,^^ p^tPB!^ 
J«||5eBnT.an;iiMioMÌ«Mmen*9;«tì]cwitrp(?wiW CW 

loDtiari le «joatirpers^ , se «Oi!!| *iile ^or^lij, jog 
^à ér* h<ii>ii gradi> oooiftouea le #Wsorie * Vftffm 
«<duìy «l auate' ogni argoioeijitawttw .prdiojJl^ijev^ 
rtoiesMu Fu.i,Hacha .ainnuratoire di.iPyrqja.Irfir 
l^onb ,<-.-di'ii)ifni come ài ano .a«(V^s6U|iQi,<^ PQMr 

mi^ao )I 'Spiale- ^ ne puà l^gWf«n^H;4o,,^rar 
f«iganlcl<e>.aancrio< carattere ^),: JH, questfi .]^^ 
"ttotie padan p6re< eoa lode, ::QuÌntiIvuu) f>4}3r,f 
-fl.!TeéàiaJtPlHué (5). IoiBQa.v}»fltiw<.?«4tHrW 

■ -."t»**»"!!. ti^3I''C"'t*''*'''-3t-'- .' 

^3) CootroT. ÌJb. t. Pròesh. • ' ''•'' ' ■ ' '' '■* 
U» Inptit. Oràt Lib. X. Gap. V. " 

. fa dat«>.'Ki:lnteii«i-t4i',w>.»op gli- .wp»i.-nw.- p(r<jl pa- 
nare >« quatta; èMlcdwiitesaffAva., <^ ■»£»,! Orèéi 
Autori d* ini )WROHU-Utti.i(>V«di...SiU)tOr,C<uitror- 
X XX i n . ) Eoicb*iw>iMrtqdìaiidij|i 9U<D!niiiG<»M%,v«d><pìo> 
^tum ioiìl^ndhtt 'VqUÌO, oolto ttadvo e coll'inulanoiM 
da'Greoi, li potaa m qa^flb».ito4^fllNOiiHn« .4li"l«y 



DiailizoabvGoOgle 



tiori' ihòlti'ahhi ,' poii 
px& ttél fìal^llò [ina 
rsóléà •farsi sui i&', o 
ad apjSHckTSJ allft poni- 
lo àU'dóqlienzà iìfra^ 
jssanscrù' abehe i diife 
li figlhioli'''de*BenatOrt 
icedtlUi , che chiàtna- 
k giialè' clii era vestito 
àenìftorì^. Intórni' il 
rviàggto'cTOvitKo'ih 
(2)^ fatto irt coiftpa- 
fcaii amici. t)1co dtì- 
péreliè àppuftto B^ 
'essa" egli stesso d*'wtìr 
fatti i fitioi vi£^gi. Qnìvi certo avrà appresa la 
greca -Bngua .ehe-moùfl bene eÌBapea.^3), come 

gusto. M* Mun Wmo di- totitrf -valore^ t dì' farita 
autorità, qaal era Latroae, diaprezzava ì Oreci Ora- 
tori, Questo dfapreiio db vea nece sta riamente difioo- 
darsi preStdìtaoì namerosi dfaceijoll, { ijaalj niatitaiido 
di «ani e bupnl tììeinplarìi non pcrfevatib ' uoil vm 
maggiomnatÀ cOrràin persi. '- ' ' ■ " - ' ' 

^1} Interea tacilo passa ìabentihus ettìnl, '- 

lÀberìor Jì'atri sumta, mìhìque ttìg^étti"'" '■ * ' 
Jnduìturque hùmerit tram lata purpurà'^ìawt' , * '' 

^' ■ ' ■ Trìjit. Lib. IV. Eleg. X 

Sfl) Jftc peto JUÒ» qtiondampeìilstà^ttiius -Àthtnm ;' 
Oppìda mn-A^ii'hQn ìoca vite pri^': 

' Trirt. M>; I. BliBg. It. 
{SJ R^rW dt JmS» tantum marb ■aatAtattmfyf • ' 
•'" titbiTa-fnriUÌithxcp9rtibiam'btf*mit. 



D,a,l,;t!dbvG00gIe 



jfficj^e ÌEt,|$i(:^t,.:dd)a..qwale.jincitc 51(111100140^ 
«èeiWVinPWrapoQ,, ove par,^ (iat^nne m-^mi* 
mgtU^.del R^'p.iMacro. parchi :IBe«,(3>, Biie 
ir^art^uie v^,(ì' Ovidio, d^ \<iue ci^à Irafte.. 
jtarpesj^no^l jjHio^^ T-altro di jpoiogonio I^eió* 
j^ ,ì^icqrBijQ-,S(Ver.,U nostro :póét4" mlGlato'^ 
.4^. a0tto Ki'. VuTon?; ma con quatfoiida- 
.DoexitO'noD so 5 ^perciocdiè Ovidio aò non'ao- 
.,c^niHi( , ' '^U sóritt*ai_ cóntèmporànà né ' tacciono ^ 
'.' i- .- -..v .:'m; ■■:■•-■ ■■ : . ■ : ■■:.{ 



■.:.,;,. f ,p„-i., :v .Tj?»t- J'*.'n]r-,:jsfag. 3ì;u. 

if tenia Dardoniàei nuprr nav«». /àcfCflf Bfft^..^ ,.'.,... 
Ibi» otftuc 4fì^ 4,ivot,.hf^e^at,fmtt.. ,,. --.,!. \ 
Cradìtur ain^ff.ùgm'm ^almlfi .^in^mf, , . ,, , 

Vrbii»i.,0^§.^S4^i"tiugf. .j ,.,-,* 

Curo nder^jì^ ffi* t(.})piuSÌH(ie ,,^(;i«K«»*-. ,; 
,?■ -.T Vl.fi' '. ■. ; ■ Fart- Lib. VI. 

Trìnaerii wl,fl(vÌH,.|e'.tj(ic«.,,,pa(^^». .1 t,. . 
iVì^/fu ^Of^etc -• 

. ..D».P|9nvX(H.,n..PfitiX- J»a,M»^^ 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



8 - 
aiiaij^' riwv pd'^i* /mastra' it-'coat>^0'(f). 
TFe|ijp»^4Braiqei'itiBaO'>.le -oae'-:inflittagcibn) cdi '> 
lTI«He><de^IaUil■ntif f ataMidd legli-uniadtiieiite*'. 
r «HO rdeUe mtisei, f M . uM' -certa' «ifSependmA 'd 
cantai piwti, « che dnmAralilaénte" s'oppoiKi 
aUnitrttpfW Depwwnii «uÌMM^iuifickii^iailtera (^:<: 
BdO; ò^iwsi>a-piH'^-«ke<a-Jui jMaa^o ■eMpre*».' 
gi]Ìaj^.iHii.<genc^ 4i Ritacke ntolto laUa <iiidibiie<; 
Batìè^à*:^ cova» l4gegae«HBew^ tttchiéua egU-stcB-^ 
80.(3), e. questa è. rtimorOBa, deUa-^qilals do^i . 



^1 



(>VlQ*wI mitn f4mr atfaìi igmawt itbiiau «nwu, n- ^ ■ 

''n^e/^ujMA vociu'cwmen inertu c^ui /, . , . -. , 

. ù me ,more^ patrum i dum strenua itutìnet Otat , ^ 

Ptàmià nùtìtiti pulveridenta leqvà ? 

'<■■-• • Amor. Lib. I. Eleg. XV. 

Afptwài milìtia fuMtài certmàìma fugi , ' 

V ,.^ , ^_ TiiBt, Lib.lV^.EIeg. L • 

(■2.) Belio è hàgatB nelV Istoria degti òcrittori nati nd 
Regno ^i'^apoK ài Gio. Bernardino TafuH , alKt- ^ 
ti<J6te-0^ioV'qttert» pffTùler Z>i* ^vìue '{Ovidio'^ '' 
Kgumdù le cvjtì^ia de' luoì maggiori , l't^pUcò al me- 
*6vB.. dell' arnà^ jmmJa m i li tato joaa.Jt4ua» r a rr a m , 
quando viaggia per ì' Atta. Egli medetimo na fi^e <£ 
gnetto pot^Bthf-mmuhmaUy^mffdt^ i£->«b a^Mtiu,. ; 
Co'««|^u«ntl venii-—- ' ■■' -■ \ i-i'^ i* '-. ; '-■■ • -".' 

Ntà pf» '^uas: qiàHÌdaM pttà sitàdiosus MJuhoi , 

Oppida nqifAmic iiM* Jotormap ■yràtr.-' "^ ' ''- ' -' 
8« M iKftine ■^' «^ dà ote^ -^cvitleri- fon nl'<g«»t« 
di^it " ^**** " ^ o*a'I»<médes)iBB aggitutatecsa ìater- 
preU tatti Ì paui latini, 1' OptMi (Ull'VafiHi' «blbbo 
etier pqpiJnttalì» " ." ' .,;.!-•'■•-. 

^3) MUiua omnw anima, •4«'iaÌi^«aa<CMiln» ■ Cif^kit 
Jlaipa sndf .Ank ,:ndba(^n>nù «nam. 

JUb. I. Amor. El«g. IX>' 



D,a,l,zt!dbvG00glc 



roM<rB^«iffBDrtbdet fitMUo cWf'#rèa>iootopMilk t> 

stano !()i).-F'riDkèi<a^[rànaM{^ ae.ÙMd Mca^*"! 

cttane RiidoVertn)uQ«|rei le> molle ^'>«<fv<4gisrsv a^U 
una camera JI'dtÀt'^paa^aptrtaf tpottme'-ntìtkemkrt 

elattb ai T<riiiDiUbo (s)^ cA'erk ««m'i^ otxUw-''' 
cariche, chei»>«dievG' si 'davaCW'^lcb^mladMli' 
agli uffici senatOTJ io processo di Cempo essa?e 
amriie^. 'È incerto di qua! Triumvirato Tosse* 
egli men^ms' p wrfeto w hè -te mr unttantn '^{diti'ì 
tro e anche pm; ma T erudito Màsson apporti 
ra^oni convìncenti onda credere,,' ch^ 9-X^^ ' 
fosaeyuuo delT^rìiim^rì Capitali , a quali s'' ap* 
partenera dì giudìtace ii«M«> e gbunoadbfc Mf ^^ 
più vii coaàiàaimf » •drììo"e9Tfxxi-"tvtkr"'«iaBt6- 
àix (3). Soddi^^tò eh' ^1 ebbe a miefta caric^ 
pia '^ovanilè ,'', fu 'pur nom^iiiitò "fra" Centupli- ^ 



Cum perit; ai copi porte car»r« nwt. .< ^ -:-■.•'■,• v 

(iQ JVec mo/a commiua e^ nolu fariun a! «HwÌii^-'i ir"' 
Mini' rfiiiMrnrAiri«tiiiiiniririrfn,»irir ■ uonii :.'. >- .'-'i 



■| ,.,,::..G00glf 



fia |)urCigi«udt£aw k liti,' w^ ^ prt^ed^re^alr 
tn^ ftliXmitwiwMe giu^KÌp. ..B^t^a -poi q[e^ 
difre.ìaj^ri*^' Ovidio, (Ch's^iqjiapte. fa^^^ 

ÌmMwz««^dÌai«, f»a e^0fìdif^J:aiì.9OBmà^^ 
t«gS^ f poii^ ..^ii fu flBcU? «0^ più TcHw 
j^.taìitro itt e9«t}-f>¥e£sie , p4i\^jt^, néUe ,q(|fiU 

contraria, uou pctfM -no» fof,,{4au»o id .glufi^» 
)vWKdini.idi<:lut (<9> £^.^à Boa, ora wb) ai 



J|4 ?»*P /ffcftH«» ■•- - T : 1 ■ • -,.- ^.. , , . : ,,,, ■.„■ 
_js-Qfod,Uà,, tua vox exhibuissel opui. 

véglie fui soètiu , ié^sem foriUàn' wtili ' 

''■'■fltì centuno ^tóer ih tua vtth» i^Ui- ' ■ ' ì ^ ■■' 
, Lib. m d« Font. EpÌBl. y. ad H. Cottsm. 



Spectanti senior, contiguutqrie loco. 
Baie ait, Ubtali»i^.l^ràicin^tMt!X}atór'hf\etu , .^ 
Perfida magnanimi 'conlu^t'^rìi*é'Ìtin^ - 

Chrior, pffìà«iprmfmitiaig ^He»i ■ ' ■ . -, ' 
HaiK ego mUitia-tvdim itu-pun'^parmitit 

Inter bii f uìmw ww hoaHe» -vìnMi - . ' 

A ■•■--■. ■ Pasr. Lib. IT- 

Deqim ntea. teaev-Mt'pwv «■» ■ »> akta ^Me.r . 
.li ,-■ .; ZT -.^-.^ ^^ TiilL Lib. tt 



DiailizodbvGoOgle 



gPittiJii^M 1^' (fe"lm 'soMniuti -'^re^' th^^ìo 

invìfeSBéro a dòtiiandar Ih Quotar»', iprìmn ^ 
tjttte lé di|AÌtà ééflatorìe in ^^MfAa<,tLH'> ordini 
4^ctd;si-alteilevanoy^''l'ultàiAfi'>iA''qiiaÀto-dA(t 
(^léédbHt'^'dl'&iKcmtà t^ d* Wat 'V«iii«aj 'Àdb 
tl^ '«1 ^efitienil» %Iif' esposto flè'ffep'OM^ ■! 
ptir i^iirieb'b EiiMÌgUatitì''£itidiey'«lìeA» itiMd 
^' ^gi^' Sbtì^b wóabkieso', e -T^goidi 'n«e»t- 

Mcy.;,' (i)-'rA!n^«Mavio, come rnvàiioro^' i4a»- 
MMèe^e tiob tj^ attó Tenae «KàitiaiMte B -ilf- 
Itftìtódar pel' sMnpre 'Sl Senato. 
^^ IPfldrdhe fi se, |nù c^ otti Bbb*»dt^ln^4 
versi, e a^i amori. Bla prima di parlar degli 
uni e degU altri, «ffà bene dar- qimche ssansf 
de* suoi matnmon) , il primo de' quali incontra 
in età as^pmvwej e ■-«;»■» jJMwànHgBB. ^i). 
n padre veggeflddo strabóocbemjImeiMe'' numi- 
nato ai piaceri ed alla g^daateria , "béà avrit cer- 
cato di rassodarlo con un ripiego, .clìei si 'a^ 
mune anche de'^osfntAmpf, e fat^uttana d^ upltft 

t Ai ^ ^W . -^— . ;. W4. 

^i) CurùÈ^'ttstmbmiit^mMmmLaa'a.oomÉ^.td. \ 

Mafui erati»kri»>VÌritui ilfuif 'HMa& > > 

Ntc-patUm oBiywjiBw mou. ftàt-iapta- luborì-t ■ . .' 

Et peten AvttM^^ipà^nnt'Mm tm^nf y > ' > it\ 
0(ja juàicia .Mmow'.iMMwiB iiMv. 1' '..ni > -,"1 

'I . " ■ y- Triit. Lib. IV. Eleg. X. 

(a) AMS!fntti^ÌMro'nK7'di||sn nce u(i£>i>uv^ -1 

Ett dota': «MM Immu Mr<fei«vs<iu»<a' fi>ib..u 
-E ,,..... . . . / ^^ ^ . TrUt. Li. is, Eiofr X. 



J.,:,l,z<»i:,.,G00gIé 



MÓidoiiunsiitfil/nie^Uet'fltntfaqitdi o4 QNiuip'.Inaff 

|^r'pha«-ick)ta><o^ "«ooAoaliai^^ipeiKiccliòtet vcik 
.DDiv<iÀpaitiir/i£fa« lille -sia dinqaeSto^'egUiiftifil* 
plidiùiet'ini''yAn niie :toIfiei, '<lat>qiule fcoinwfaÀ 
.aeB2ai>c«ipi y mfm.-dovea- ^per^r-ehnw- -iua^onoiUiii 
>iui'inolg)wi(it)Llttè-piiii qui if araighÌ£fflLii£,jHtf)il4 
ìùoj^oi,. peru^idernDarli0.:i jaoiirii,: iBèiìSappmta 
^aa^o'qÓMìta^'fpKst^ .maoDdf>>ttìatì\wimào.,dnr 
gasati'. E )cévtq> (^e< tunr di queUX' di». mogUibrà 
nota nd distretto àà Falknìoi ùd 'Etniria, i 'Cin 
"nlii*ntorb.Dbianiati. Eattiaà sitggjpgati fucoaord^ 
.Cammillo (a). La terza ed ultima moglie è. <{ilcU« 
che .per c^ni ragione fu cara ad Ovidio (3), e 
r-hp pmKjhilitumtp aucora .gli Aopravyiase. £gU 
r amava' forte , e gli elogi che ne fa nelle opere 
sue, sono t>)i>, cm cela dipingono per'nn esciti-* 
piò l'ari) di Virtù, di fedeltà', e (f amor coniu- 
gale.' Avremo dì qiiest* ^e^a. donna h far pà' 
rola più volte, r^oi però jKi,ìgnQ|;umti0..pex^|LW 
il nome. Sembra di condinone usai splendida , 
se' van» èicbè-^irapBTentata iòsse colla fiunigha 



' jVon- tarìteiti-imnaitfà-firma fi»UTWt<"*> Itftijj' ■ " 
^ Cum miki pntnlfwU, cùi^ux'Jiree'oiiu- piiùtlis^t -u ■ 

: ' JfìMta^ c«rii^[i>Mtw Iridar fCttmilla-tiér^ ■ , 

^ ' ' ^ -'• ' AoiAr. <Lftii Ili. Bl«g. XnK 

(d) Ukima-^^uaerMcvón t»M pmmiak i» mmot 



j.,.,i,z<,i:,.,Gooylc 



a 

ctei Tftl^iMflMnir, di*-««<iiaiii jddle-niìuiiieiptoh 

Ovi(fit([, lk''dtnB<|sarÌTriBda a> 'Eabioi:MaSi>iino;:glÌ 

me kumI (i^7'quanda"pei> 'aò^ncsliitatende^la 
cfknebticbiòuai^r^dissima che pistev» tra^MaiBÌa 
Ml9|B|lw'di -lìatfio^ie Ja'ìsua j .la iqu^Kper) qiitet^ 
a^-wpiMfe '> iMha« >iOTisidmBtaiaEroe'«qi»ib 
MasNÀia:'£i-di:fiifelO'{Wi dopp 4f|;gi«giìc!d>pDelBj 
(^ ^ «uà': mogUd' sin dagli . àiml ; fiiò ^ei^eii' fii 
alihovevats ■■ itwle < ]ìu^ tsK-e clymffugnfi dii <VWBÌa'| 
^didwMÌ a»!paafhBi\e di tvadunt!i qU«l-CDinii0rai.) 
fwme fB'<railb ianadiirildi>uiia aerte'iia bialema 
d* Ai^sW , doma dr probità e d'cmeMà i 



{t^fi^ftigo'ih 4mtr9'iMÌidatà nìfta ehha- .nur-. i<<» 

...;,.. Iìeroj^.,Ub.i. Bp.Jf.iiA Eflfeiifflu 

fai,Hai}o probat,,et pfìmo diifctam temper'ab atvo ■ ' 
Ètt dUér èùmkei Ifióvld' cerita nitu. 

>'■:;■■.:' -Vr, i..;^.,* i, Dtori}fnkft'Ubl' ^MEfii*/ l£i 
Il TJT^ce Bianconi al contraria { Lettere «opra Celia, 

l^g r fa ^ trailiHìM gu^l £Oiaet. per ■Iq'"» Hj ^>nT^^ pf Py ^ ^^ ^ 

edama d'onore , e viénea far d«lU moglie d'Ovidio 
una qaaii-««inarÌMai4-fieMÌ*mHta emia\mid' Attgpttg^ 
e ciò eh* "parr^. })iàitMnTia'>"di -.AIi>niìa«'>SaroMh.'Bi 
rapppne U.WoMP.-cy^itaigUOP^ piantoariaimBeK. BW^Iy 
che aono la pre««»ti.'J&wi:ifMn ■ < tìaohi'alAmr- SfiUnvin , 
4U.ii« t- <Mi difiojrii JoliPcidcipCi uqa corte particoUre 
aua|n«',- U qt^e.A<«W)ifMU idi .4Hoite>^Kmi<'w^ 
li«ri tnbalterai; e pyt.taL-lBaqieiiit, foniPAinn «àiftcio 
tttUlvitd «i>ifbu':«)cilNt-iV(dta gi«va a'aiioi fini, ma 



'D,a,l,;t!dbvG00gIe 



i4 

élo, .nm-'taoeneaio amt egli "CbUa' terza)<«ui 



che' in 'ro'allS"ìo~iOBpctto pm lìnlIanTOihBiotnhr— Nb 
già io «ODO il primo a formar questo soipelto, ma 
Mg»« In ■ Gi& il aahtiaienlo del •d»HÌ«infMÌg. iCUmnm^tfh 

«•gnteiolM dello VMÌeuM , .iaiiaae.>m .gatto iqn^it^k 
•wibe **ll«Jaiivre«i]flae. D' aloutit.ftioi wrilti. ju'bat 
«gli pet «Mima òortoH'a Atto copit/def qosli vol^itn 
liàH q^i pr*fttMDdo , dirb i ' c^ :ia itiicflo ^m^»i# 
ÌMìiuJto daL««ut^lieM Kamwni fra ,W:corti mftàafvéH 
if.Eiin>]ia j'«' ^«Uo. d'-OlUnaiMi Cttas». *<im.\9»k 
Dwll«^iu»tD, Vuipb* eki er&.fintlnMnU- rioiiMvratfrt^ 
a qae'tenpiP &a il prime «t Udina: di R^ma» S^ 
«pule totia- l'aatadtà derivava dall' avere "m «e »9Ì9i 
rÌDòite tutte 1<> prtnoifmli cwiobe delia Repnblicft 
Dal eh» ■«nascvra, c^'«^i i» aetUDza Sot#e,t^tAt 
OHBte qn Re, nutnod sìa iù apptneaea, ni oqjnfi 
Ke li dee caBdareiahe £ittt puntò «igiUrdMo (^«ilÀ 
altri. -;àaai «ap^aalo iAergrijBparadoi;i itoRMBÌc#> 
prinu «iiMclaameMe^. boa et gfmdwfeiatt 4A'0iìM 
parola e da ogpi<àtto e»rerier« ehe:at^fit»MP Wg*A|ÌA 
« potere M>pvfliBD, «£fetHuidedi<ielar.iai»tt0i4ìp6Rn 
dera dal Senato-, il. qKala ìb: Toiltà saa- W* obf 
un' oiuhva , pavbhè eempoifoi ìb gran .p<ifle d'^omJq* 
codardi'* ligi^^dali-Pmieipe. E eappi*|Bi..pitr-ob«.&DS«n 
vano idesno , *e ^al^i^ «ila aawlalfW i^*yri«iia\dì 
cliiamargli .Sianoli. (Vedi ^«atton.. »a Au;^ «Op- ^i)t, 
flit» poito tortelli noi erodere ehje le mogli , le figliuole, 
le pipoti- degl'impendm^ rnriveallvb « ^i .,wi^UMtra 
Mme Regine^erfrinetpeaan^'iVgwiaM. l»-^ali aiT«smift 
1« parlieotarii lor ^dif e dame e cavalieri al loro 
•entgio ? -OièL-DaDi' par prAbalUlevi «.crtaderH a pwM 
e^ finalmenii» . nan efon» .clMk.ie;- ptitta d«MW>.^i 
BoBà, a tali Bilende, io< aion, mi penuadeH> mai 
che altre dame per qu«tD> fiaitftroi ; laivori di., >ftm 



..Coo'jk 



*5 

Perilla coi ^U seme un' degia (a), come 

j* ■! ■ -'. - ■! ' :":UUty> i. ' : - - .■- r -■ ■ ^. 

rf<<|gNitbàds«Ma«'kM«bÌf'l]ort» «tabi vii' cwihwe'i 
AloHl^r«bb*t)ii itmosaer ^paoa l'aUtàgM.jUU» 'lli»l 
tt^m iRomAfi)*, «fa» 'm{iBTÌoft..>i omdwdaM» allfl. stofM 
Régfn» bai^MMohei Cbè dirà pai y peri mair* al dmU* 
piiffk>o\àtm i ài Biaó^omi-iUÀi»- tum oo n Wti*» (ii>:l>ani« 
«fìNr^^io 'd*8Q& eia ^ Augusto lif aac^ie-d-OvìtlN^ 
ItClK-' aàcht^'danta'ti'onvnt o' A 'C(m|piidaJ« -tl'"itnK 
MNptMtaùnaMabau^qafel «#a ^!a*BÌa F l-S« ianioiltìi 
^'^widtp'^ftHi» 'MaiM"Uii« 'ÌDg«iHia-, «aptfca, aUots 
«6m' eMa {MteMe hwlarn al •a'vigi<i<.i£ daipa <prÌHftK 
Ernverrem not'aaàenr cbe Ovttfìo cavaliere dì nobdl^ 
A ^tuBta , qosl' ei ^ode Tant»r ai ap#«M , s' abbai* 
atfsta a 'VigaU Ai 'Wer prcnnder a lattffi» nn' m^natf 
eK<>l)<iiH'se«dflw «todib^ , <bi4# cooBbiMlèr pMfafl» 
éba ''la ^«M^bi'-dì 4mj-p<f ama < arattaÉfMweBlMa- <h4ì 
CAft 'Sfa'tftlaa'; <.MW;«be ji ^ò..bea;aMp«ttaÌre • ida 
Mtt' perà aMtenraw ) era aertaniatite i^inola o di 
^iaMùn .0 ^ «ovalità , e ohe in liiog* «Tetiai da* 
iiib'>d^iiBM«tdi'aMn)aV Aatf ataioa «'SMapagna? là 
((Ual «tAich««al«ibBÌO()« naaoaue dalla 'UMgliaaza dot . 
M»MtR»f ^ettfniVDte C^ragi kt'qMnte 



Sane ^gt 6Ut* wdltiir'gatao daié ete» 



FàfhtfSo ptn didlc atra tana aMplib i-dioa t- ■ ,■ 

• ■'■■■ .. Ì....U =!r. ^ f - ■' ■-. ÌA.-ri'Xmab-EI«g4 \C[ 
- Ifého mfltt >«lm«ia»d ■•coai^iWP nafc j«*iti ■* 



D,a,l,zt!dbvG00gIf 



i6 

vedr^oo. Questa &actulla il-fece sto chie voter, 
fprcara dà due soand (i). Qnando il poeta Cu 
relegato , co^ «ra in Africa (2) ìit c*m{]^;KÌa 
forse del suo secondo Inarìto', il quale avrà colà 
etercitata qualche carica sena^ria , e Totae t^te 
«gli era quid Fido Cornelio ^nero ^ Nasone j 

, che Seneca il filo«K^ l»aQg«r vide in Sentito ^ 
per uii' ingiuria dettagli da Corbubae (3). Ma 
eia basti per 04 e delle mogM e detta iigliiH^ 
il' Ovidio: ritorniamo un po' addietro, e segui- 

, tiamolo già liberQ dai pubblici ìi>caiichi , <^ 
ti iàrà ure, io spero, buoD' vi^^o. . 

L' opesr» per la ^uble oemìnciò esU a ùxù co- 
noscere iu Roma per buon poeta, furono i libri 
de^'^/norz, die cinque eran da prima, poi 
mollo tempo dopo \cnaer ridotti a tre soli, 
avendo bi'uciatì gli altri due perchè pofì gli pia- 
cevauD (4) , e per alleggerire , eesendo iit, mìoor 
Mumero, com\»U modé^mentes^ esprime, la 
noja al lettere m Inerii (5^ . Qvmm egli da 

(1) FUia b'u' prima ima m» fecimda juv^ntap' 

Sed non tx uno eonjugp fecit <tvum. 
(a) Nata procul lÀbyeu aberat diverta *ub otv, 
iVrc poierat fati coniar et» nei. 

Triti. Lib. I. Eleg. lir. 
(3) De CoAit. Sapienti!. Gap. XVlI. 
(41 -MWtn .fuitien) tcripsit ted qua» viÌio$a putavi, 
EmeadatufU igniitui iota d»ia. 

Triit. Lib. IV. EJag. X. 
(Sf Qui modo Ntuonii fueramut quinque lìBelU 

Trei tumui: ht»e Uli ptitetaiUt ancUar opai. 
Vt fam nuì/a tibi not tit kgitta ^li^at , 
At iwwr iltmtitftmtm £»htu *rk. 

Amor. LO). I. Pr>ni. 



_ ,-™:..C00'jlc 



°? 



17 . 

ftrioàmò gli'pul^ÌGÒ,^*ent'9tAà ràra'nHa • 
dilb.Tnt&la harba (1), e (tarò dovea essere ìdÌ 
^cwc» di yentun' inno. Qnaotiìlttner eftH dica 
d' iviK^li Adotti ^ré seti , per AiShr 'kfÉ^ gravq 
«I lettone k {tofur di Jii^ertì , pur Ìàsa0^' èc 
feuBN otl^^li q' avea J)Donà o^ìni(Aie,j ami 6[ 
iJi#dtl &m rimm«rEaUlà del luane. Si lusin- 
f^va, cbe. siccome Mantova .go4^ 4|irver avóto. 
a suo ^ttadino VìrgUio^ Verona Caiullo , cò^ 
^U urebbe riguardilo come Io spleodore ^ la 
gloria de' Pdigni' contorni. 5 che taluno osser- 
vando il ^ccoto-sp«BÌo di terra' che abbracciava 
Sulmona, ayrebbtf &claBM|faft. Knchè tUtia pie* 
ceiay ti '■chiamerò sempW grande, da che po~ 
testi nipdurm itH^ taiUo pOftn (>)• ^ poichd 
«am sm" riTerìr^ la., buona, ^i^ptutsione che ^viea 
di sé .mfldesÌT^ Q^dk> , e parlìam de* aaoi libri 
4fiS^ '■^^>FÌ (^e tiitti é*tre composti son d' Eie- 

E 'e: non voglio ommettere Upa. troppo super- 
1 espresskm'e dì Itii^ la ^ual merita in v^tà 
una qualche r^prenaioDe. lAee ^ dunque cht 



(ij detona Clan prìmum ptgit^ jijfgtìia dnfi 
Barba |kfect> miAi bitta amScf fiat. ' 

-. ^ ■ Tri*, ^«g. X Lib. IT. 

fa^antiim J'Ittfiio gaud4t , 'Vtrana CMuUo, 
Pdigtìae dicat'g^ia, gentil «^> * 

Jtfy*», aiiqmt tpecldnt bospej Vulmanit mquon 
jUointaf, quae cantpi Jugera pauc/t- tenentf, ■ 

^iKM piHAm f iw/t , potiài0 firfe Poetaln. 
Quantf/arungito eitu , fot egq magn^ i-oco. 

* 'Amor. tib. lU. ntg^XVt" 



_ ,l,z<,i:,.,G00glf 



.1» / 

a lui , che T epico poema confessa d' avere a Virgi- 
lio (t)- die»oteva-^U dire di più, se prima .<ti 
Jiiì noijK^otsn' gjaiiiiati celebri '^^oUo, èProi)emicv 
^ primo de^ quali lacao<^dezza,.degailla,ebeata 
vena ipatetica . del Mcondò il foco ed 4i naàfi^, 
lì laD rigitaroare- da tutti come i jniacSpr^deì 
poeti ^egw^i (^^^ ^a perdoiiiam vc^eiitàerì al- 
Foi^ogiiuzzo d'Ovino c[ue8Cespresaóane,in gra^ 
ziaC delle veramente immorKtli 0986 eh' egli pot 
^éde in Ince^ a ritorniamo agU dimori. . ^ 
Essi hanno per soggetto appunto i sofà ipco* 
sissimi atflori. con unaJjionna,*d^a qualeil-Tierp 
iwqie occultava; sottiKil fìnto da lui di (^rint 
na ^3). Qijiesta -di sé lo accese bilmeqle, cha 
quantunque non ^li mantsisserp .ul>ertosì so^- 
g^ti e remoti e presenti onde .poe^re , soa- 
potè per gran .tempo scrivere (^e'di -làsota^ 



^i) Tantum $e nobit Ekgì debere falèntur, ■■'" 

.•^uantien Vìr^io nobile jeief Epos. Ìt«m«d. Amoh. 
.-/9),Pf«omir It.^ittianone , c^ fa il> chiftrÌMiMq 
Abate Andre* iteli» grande Qpeia tua. Delf origiae dei 
progressi « dello tlat* attuale d'ogni Uttftafura. Tom L 
pag. 4^1 fra tre^ generi d'Elegie, il pat^oaloi il 
iarte»9,ned il'gr^zìeìo^ negiuido (^i ad Ovidj^; gia- 
ditigHmente l^praokinonB^ ne' piÌRiÌKlsa, gli codcwIa 
qnpHa df^l tereo- Y^nipeate con qhasta diilinBtona (i 
può giaotilicace iJBaitro poeta , ootiUa la imputa^iaDÌ 
di ^ell) che come noi Io accnsaMaro d' avar qni lai* 
ghrggi^o '«orftrohiamente, 
(3) Mfiverat i^gmiiim 4*taii/t cantpla--per vrhfnf, -. - ,> 

■Nomùt^ non gfnt ^icU^ CEwin/ia mihi. 
.f-: . ... ^Trì.!. Lib.W. _Eleg.X 



DiailizodbvGoOgk' 



^ IO 

tà ^i ^nmiénte- fu quella che facondi, e^ 

eUSe le i^rioti^ dell'^gegno di hii .(i). £,<fì 

fiitto , ààà' d^ h^ pncicipìo pt-otoette a C(^«i 

sd^tu (ji molt'amn, fede ccetànte ed incorrot- 

■^', còstDinì innocenti , e fnolte simili altre AoV- 

t^ze'. cftie hon.sì sc^lionomantener dagli amanti 

eoa (fiitdla eaattcga^còn cui sì promettono (3^ 

Kla non increU^R- io spero a( lettor* ,j^ oóiu)- 

«cere un^po'' tSKyi^ìia femmina ', che «epps 

co^ fó^miente annodare il ci^re del ^ nostro giGK 

innettA poeta. Mol^eruditi sìf Qmbiccarono il cer- 

fifflo per iAdbyinàre qual doiiiia si nascondes^ 

tóttò. il, finto nom» diXorinnaj ma non died^ 

tóel segirt) pér^udlo tfie a me ne pare. E la 

èósaa'VAt) dire^on ^^ diversamente*accadePBt 

Aìteheiiir tempr d- vVldff, quando le sne poe- 

ed e^ stesso 

ittf a ignorava 

ta per modo « 

i cr^e^aTer 

: e cdebratoTBi 

^ngate Miche' 

<ìf"(!ft''ch'^ avràlorfetto d'<)CoÌù&^'3j. Moki' 



1 TrMum^ 



^^■•- Jltenrfbih >R0#3"M/a Curima v 

^' ' : »• Lib. IH. Amori j;ieg. XII. 

* ' Acàpé ^tdfurt writ amore Jide. ■> 

• ' ^ * Amor. Li» t ElBg. ni. ' 

(3) Et mùibA"^ int ttomtn haben vobiM, 

jffffi aliquàmi o^a «e cfrcumfertii stia Corìntiam. 
W :'- u Lib. IL Amor. Eleg. XVtt 



_ m;<,i:..,G00^lc 



ènnidpì^oia prima piibbli<yMane de' suoi Ajftor^f 
pidè ^quando ì) poeta il 'iterzo lìb)K>-^crÌTe\'a (tèU 
X 4^ie' d'amare, nbu era geiiers^mente da tutti 
'*onoi«a»ta Corinna , e molti chìedevaiia,a prov^ 
"fchi èssa sifoSiè (i). Io non dubito punto, "W 
■Ba!()'en*>'ton qUanto rigor ]» vapità eserèiti i suoi ' 
dirili^, sol cuore del sesso' j^ùyii^abile'^tche la 

■ Vefìi"Ciil|iiflia iK>n aTrà^m^iìiHbj^'tUsicafire la 
gente, la'esseria sincera, fiaH^P^d'-Cku^O; m^ 
là bella nort sarà s^ta creduta^ per-cioappunti» 
Cbé' molte era» le donne cb» a Tina taUjJqpB* 
aspiravano: ctì che 
sefitito.'Ma qurflocli 
tezza sapere a' ten>p! 
^'afFeiinSre molti « 

' jnini assicurarono (: 
òhe Giulia -figliuoli 
èsifere stata c^one 

■foiidirtì SUll' ausasti 
qùirtHR cioè di Sid 
' nrio de' primi aftiivu 
suoi Tefti i(3): Che 
^evé stàl^-^ càgicoie deUa r^esuiSae 4'O^cÙtr,- 



(i) Et mebi crucB lìt noitra * %r 

■ i * ^'^^ 

(a.) Pcitrm Ci-imt. deP^M.' ^Ifiert. 

, . Gabrio. BiWioV. 'Eat. Cai ?;«Uii~' 

' P) Et tó, cairfiMta-péf '!!*«* , .^..-J, 

yNvtum, NaìO,teaet Ton 

falso noma» subiBimìt Ojri'ÀÀ-VK -m'I •r' '.;^. ' 



_ ,-<,::. COO'ÌIC 



t^ 



_ ■ cotìs^enza nfeppnr la fiiUlt fSK(iu$A , -v&r 
^nslm a suo luoffo; ora cT foiTsmleeilp di Tjj- 
levam uiK^baglio del per altro dotto ed.ewtìp 
"Masson , s^itrf ^' Argqlfàti , con . cui tèirt^ d» 
■irfÉiorsi alt* er^nea opimeiie di 9>ly!liÌo ^pop- 
SSàr&.O). G)]^, die' egli , era .mai-jtafcii lft4r 
^vq, da. ryille.Tiio^ii (Jes^ a«JQri ìtiiparìsce., 
"^^padrona d^g^, oie- 
' iPiiom^ di.Voriiuta 

a. 'D.ove._andò l|»ai ^ 
notìzia > «Ofeido ap- 
f ■; li AlAorì nl^a#i pi^»^- 

mrffito? E, di .questi 
dducrò che. ua{E|,^Q. 
)recisamente Coiiiyia 
.4egat*(Ì|j. XIno,de- 
ero fot-se il Massen.a 
a ooa A|Bse , ,cr il td^- 
.«s^ettelT opere dì 

. fu. X avere ^^lo jn 
lòeìar^ om pericola 
rU ghe una donna ma- 
ritolta nòif-aVrébbe avuto bisopio dj qyestp ri- 
piegò per poiii in salvo dalle digg^iè deil^eiA. 
Ma per tutt' altrOtm^ti*o tentS ^M|^ "■9**'»i 



ft) Vit. Ovài p«g. 79. ' * ^ - ' 

{•t) im tàumphaht eìrcam^ta Umpora^urì, _ , •■ 

FKÌmui, in nostro ei( ep« Cin-Bw« jmw. ■ . 

■^uoi» \}v-^ qiii^ ciMtoi qmm janua firma, tot hoOai 

StniaìlMt «*c, '1. ' _irt 

. ÌÀh. n. Amor. Eleg. SU- 



. ,-<,::. GoOgIf 



e la r^ A (Mdio ìfema n« rapa (i): rittku^ 
troppo Alpiaedabbomiaerok!, e di tro]:^'Jrat 

. n«*ta va» tale che non sl pijscàva g^n fatto di 

serbar &9^ al sdd marito /e jl manto et^po 

non pare dba mdtA pena ra de^^per cimtodu^ 
. E quantunque aVesse;. intorno ed eupuchi p-cuir 

•tedi i,'*- doM^ , A sapeva tatti o Mduiro'.!^ 

delud»e, ^r seconcure^jgiiaDdo j(o$^ fepiaoEia. 

le vc^e Bue (a). £■ per tace» .^deH««uè'idlb^- 

ceitze ymsjf d' Ondi 

cor literale con alti - 

non potea darsi pki 

terla (fieramente vini 

akresì avidùsiioit di 

cera aU'affail|B coi 

èra '^ricco. Ma, egli e 

minciàto ad aRinar e 

fine d' amarla con - 

doleva, quanto '^tem 

gione primaria j, di que^ di^r^a aon rara f# 



*. 



(■)^W9fc:SJL Lib..I!.. Amor. 



|3)/Ie|. VTXI. Lib. L,Eleg. ilLlàb. IL 
Amor, ed altre. 



U) Eleg. X gb. II. Eleg. HI.- XI. XIV. Lib- 
HI: Amor. 



f, gb. II. E 
„ il. ^«b, r. Amor. 
(6) Kl«g. X tib. I. BIPK.Vra. 1% IH. Amor. ^ 
(l) Quoe moijo ^cSi,jaea at, qu^m caepi iobu anùrff, 
Cum muliù vfrtor ne lit amanda Twfii. 

EIcg. SlttLìh. ni. Amon' atiii. légge.- M«>d||- 



_ ,-<,::. Google 



I* 

itoidoà e^l , ec(liceltbntr<tBatblBtl)^ -ne' v«^ 

itioiifltcoi tlà|Bi^erhi cori la^iadra 3 ' doTera- -aw 
nuMsa'ciinosità ne'migiiorifiucrì.ainÌQÌclicooo8cwla 
. e diceitcggiarla, e quautuiiqiie'eglì'RUH isveUaM 
loeoiclli eìU precisameatsueì Ibsse^ eUa noa avch 
laancato'di ^rtàò loro aota^ ed ^tino'noow 
saranno ingannati ; -eligendo le toro ciwe a craella 
donna ^ 'presso ta qHale'-^^ftostniva egli più ai» 
eiduo, accompsgiiaodola' iluTuiiqne andana* ([)t 
£erò «gli «degoovasi . seco ?lMasÌMo, e s! iooc4^ 
pova de' torti ch'ella ^aeragli- (3). Gite poi -i 

f^'i^atmìh' rgo'nan fitUi ìatgti ipatiànta aJkaesi, ■ ' 
.'iMk? titut cuifo*, ipie eir, ipte jgunM ? > 

j^a/io4f et pop^ta-per me coairiut^npiace&iù . • 

. , Causfa JmI jnititii noster aiauiii am^r. • > • 

Ekg. XI. Lili. III. Amw. 
^a) PalttmuT , an noitru innotuit illd UbeUìs P ^ 
'•'' Sìé 'erati' ihgeitio prostìfit iUa mèo. . > - 

Xt Th*-it*, gtiìé eàimformt^ ptaedohla ficif 
.. VendAì&i culp* fac^piìeHm meni ettf/ ' ,• '(■.} 
He kiume placet t duce n}s perdaci^ amatifr, 
Janna per -noibat eit adeu»^la mania. 

El*g. XII. I/ib. m. Am«r. 
Ma M di »«pr(i IT dtssff, «jfce moltt chiedCTano chi 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIf 



4)^oti moi amia , «eM andie dati i n tg g i* 
fpii n^ali r QÌ ' perssade il consigvpre ch^ ei ìAl 
Ufi ,£eGQBdo libra deU'Arte d^ amare gU >aluuiu 
swi di. ben etiardarsi dal lodare all'amico e al 
gSfrentÉ la bella , poichi^ questi credono alh tua 
jp<Ì£,dìc^^i, 6 sahentÀmo essi pure alla prò- 
«l$i. ^i); ma. in tuono coaìlipìttetico egUcìò^dice^ 
che bi;n bì vede parl^lHcpà- propria e^peiièoza. 
Ad oiUa di tutto ciò .iioa ^pctea c^li staccarsi 
d^U'Sua apiata SAinna, e meno .allora, ehm 
a;a4a n' avrebbe maggiori ntotivi I4 caricava U* 
Ipr. di minacce e d'' ingiurie, ma poi, [»-aid»ido 
cgtiJe.paTti di reo, cadendole a piedi, la-chie* 
o^^ perdono, e ||ii.giuraTa un'eterna foleltì#(|r)i. 
Kon è perà ch''ogli ne facesse .stima, che smi 
pptea .certajP6»,te 3 ma nd tf mpo stesso clie ne 
odiava i costumi , idolatravane il corpo , e Si de- . 
sideiata cbe ibsse o men bdJa , o - almen pin 
pudica , poiché n<m di' parèarr convenire eoa 
un tlBO sa ÌJd&o, -«ì- pervei* maniere (3): sen- 

jij Hfi ijtihi non. tutu") eù, quod amti ìaudar»*ìwìaU l 
Cum tAì laiufanti credit , ipie tu'bÌL 



'J}«I /ociniM / non at hoitù rtetu^idui amanti " 

^vot cyf^ù fidot , «ffitg» t Uitui M^. 
Cognatum fratrtmque face, carwqpie todaiemì 

^ra^be^ìt p»roi haet tifi* ^urba jnetui. 

■^ . : (Art. 4Bnat. Li|h H. 

J3) Neqm^m.fifff0 ; fugienfefn f^rnuf redacii, 

Avtrior juorign ^imina ', Cffipw fVI¥^. -. • ... 

^u^fof/ffffia. fi)rp* ttùflut^ aut miniti improba Oallem , 
■^0" /wU lid.nwret fnm. bi^v .fimm* iftolot, ^ 

Bleg.XL.Lib.ltL Aww» 



. Coofjk 



lAmoiir» cid poi cond'Hyiiw «MNr IS^^ fi)f4l^ 
sanma protesta^w- di nqn^otsr^ere^ ni cdfe 
lei; né senza di m4*)- Ma- ctw «ai àviia ^ti«»» 
«ta,'tionn« dì^^ing^^ire , ontle*«pMeF' fermo teftflf 
nel Mio'giaeà'. iiA u^no qiiaUerar d¥taia,-nietit« 
ini^tw-d^tAto, e'^lttiente ad-ogDÌ'«ggeU^ ' 
vc^enten cbé'«(^bticar (utesK i ssoi sensi? AreK- 
uR bà^di m^MziS'noiljBoniune-fl tAt^ledoTintf, ' 
miBcinl)qtie,qiul^4||ne le donne -sìteno negli aP^^- 
wi amorosi Butù^meW astvK. fiaperai Corinna' 
'«h« ì-.desiil|^< p9Ù4{ì)rv^, quanie mitrfli,.lBoft 
tengano da qualche oMffl|»to, a raflMdan^ién 
fte^' (i); »a sitpèira 'altre^ t^ ^ gitacbli 
troppo ' fivquentì diaperdns fi ■ esótagoooo im^ 
{Mtsìoite dà oferattere nngolarme^ *4I quelk 
4^ Ofi<£p {4)c oodé fl«ni!pTe a. 'teinpe^ -W^n» 



fi) ^Mo tìbi formotam t n itoti nt$i ciutff ^titSht ? 

Iffon pouunt viSt iita coìre mo(Iu, ' * * 

' Eie«. IV. tfb. pi: Mf)K- . 

Im ttt\cttm forma ■m»g!ta^iaUà&t-nkt l^M».. 
Anche il dìlid^fto .f atraròa 4ib« * di«é;<'-*. ^ ' 

^ue tfron nemicAe innerns erano agJhmIt ' 



BeiÌK .. ,^ _ , 

4U Sie ego nec MM fé. nec tébuiiflt^e potntuK 
Et Jfior voti ntfoit* t"f "t^- - < ' 

^ . tieg..». Ltfi: ia.'j^Mr. 

jflRMntla «*t Za«tiWlU'&' Inulta >ogM, 



Diilcia wmjmiaaut tmeo renùpomur mnam. 

Art. j|iMt. 9b. m. 

(4) ^Jw ìw aml a (oiMn - vnniu *tt teétira' tmOri; 
■9h tanti nomH non pwM •»« tuty. - '1^'''^ 



_ ,l,z<»i:,.,G00gIf 



b6 

tutto ab b& «omprendera'tatvoltte il poeta, 
eMMtCK ìgnòiflibiosameDte^^fperi^sse. ano tempo, 
mteo «d una dontia' qual era Cofìoiia, e dietro 
«^ Tersi - laÈbivi e iìiÌToli: ma quanto più 'teiftavB 
dà'lei dìnderat,' tanto più- dalie eostei TittojricK)^ 
anm e ' daUe bgrùne: vinto , di ^he hàa tanta 
copia le bcAe , rimaneva' neUa &tal pani^>«bTe-' 
fcato, e ordiw que'suoi poea^', che "è in11nb« 
bio, 8» piò grati "nmo air idg^no , o pia ai cd^ 
stnnù noceveU (3). E^ por donnff colte' €0- 
rbnM , airibTa di leggere , '^ suonar sapera di 
lini (3^, ornamenti che taritQ piacdon net seGso^ 
•Eni beila assai, e>però o^c^hosetta (4)) e cÌBt- 
icuatsàt <)ua|^to.un oi^glio no*' stolto in utia 
dooqa sìa d^'inótameiito alt* amore. Tal' èra Co- 
TÌrnUj maiucnto è poi di qual condizione dia 



(iy Jh qtiotief SMtl ctìpiHt mentita dolon* 
CtMÀaiftem tardo jutitt ab'we ptde! 

.àh-^^uotìbi jinxit cu^dm^ qùantum^ue' tS^èhat 
Jniontis tpécient pitthiit we *noftn< r* , ' 

Sifi.uhf.pexarat, t«pidotqttt refoperàt igneti 



■ flurvu' tfgLiv'lii comif «t apta >ti«M. 



Saape jntiK tandem dixi , ilùceiUt pueq| 
'- pernio tgatt protinui iUa meo. * 



■Siepe fitde$, dixi ' la&imrr vLt iBa'tvKnHrtL 

Me muertUfl jam "te-, 'Hix^^ amara piuftfn ■ 

■^M- , ,-. . tft. II. Aaiér.'-Eteg. XVfU. 
' ' {ìyTuthùMtt'^^vtrte forum ; Jeghie libeBot, 
,' ^Piteibtmi d^ì^ increpiàste ^dmì' 

,:•■'■■. ■■•'-]Bfàg.'S3rLa);''fl.''Aft*or. 

HtV^' jjLTlL-IA.'-H, AmM. 



_, ,i,;<,i:..,GoogIt: 



* Se 

toete ',^ hpa che dal ^«qui dH^ si. puù mif 
guire cli^^a wm- foese (Lsoìia uol^le Okmatroiia 
rDnwiaì peicliè. q,uaatu)fcjue:.5i copliiio^ww 

joatrone c^ ù dierona m . preda alle dìBU&j 

eaasero' di Aascondete i- loro %;Afett ^ ' 
del pi^blico.: Lsi^ose sappatao f^^ 
ostentava- paksem^te ^^ indizi dÌL>.„^ 
a taleyicbe vVìdio fu Cffet^te. di econgi 
ncHi 1^ a lalleiaF le «i^ ii&Duei' 
uetterl^ Almeno celaUmelte ^). ' 
Ma JK ^niW. «^ cofìt Hcenz^ 
épEOterva', non jàtdpBiIto j 
àxfK ^Mi^ e *" ' 
ramav^Ji _^ 

in compa^Vf ' dìTmoltissi^e. Egf^^T^^WrtitD 
dalla lyftura un cuor^moUe, sf^e^ìosto aj'OcdÌH 
d' amore , cui c^ni» benché U@ve cagióne mo- 
Toa ^)- -Non u«8 eer^ dcEcrmiw rta- Ael l c ^tf Io 
innamorava, non un certo determinato a ' *" '~" 




IfSn^m. 



ma a' lui piàce|A tnttè K donne 

^e figura. esseiossero, di' qualun<]ue '0&, tr dì 

^laluuqué carattere: e aSt perjìe aue r^gusoi 



■•%>:■■ 



\i) E)^. Sir. Lib. m. Anok. \ 

. Cor JJulù^qaamqiff lff>ù-àtiàM m»09ret, t~-^ 

■ Tri.t..Lib.I*i'Bl^i:: 

£kVilm •wnl coiuM' mÌÈBg» lemper amaf. • 



DiailizodbvGoOgle 



;«erta,filBlaaia soa propria, die c«i««&v> a*- moi 
' itui pp^ , le itape^Jaógfà fenaitufili Kede- 
f.CenoBeeta por troMia ìt^buoD qodio quanto 



3 



(i)^Di^Eppar quMti è colui ^|||i^allioT9 Aimo: 
;JVaa T^ht^ìhilte pfacent, non tam Aaìtùr luitor'u mi*. 

jParrava . «Uora àj^M «pa tnaamorala oh» «apoa bsi^ 
non «Mer )s dopnà prò lineerà d«l iuoikIo: per il ^)w 
■ fe renflea pan .pcrAwat^a. SebtMHBgli amanti parila 
■ggi, adn» bimÌ*, e dièoi^ domani U.coatrAia^'V 
t^fMO dóifani «ooò egiirfaienie ùocari. ^ ' 

fa) JVòn e£0 fiMiNfoMU ounni defendert wtoeti ^ 

fa^anfut -pro ^tiu arma nMi>m me'u. 

Confiteor , ù ^nd prMtiil dtìiU'i faleri ; . ,^ j^ ' 

In 3^ nane ^H^fK' erìi^it fauut co. 
òét Mv'^guam cupio* Wn. «uè ^ifpd o<£« 

. ffam éii^wt rirét ad hmv miU iuÌI1> ''^^Ait*! 

(i^Sb^S. Lib.U.Aiiior. 



D,a,l,z<,d=vGDOgIe 



<ban(:!ìlCa,^|h>tesse' r altra-' eo^sóhito 4*una> t^ 
befdJlli (i): Oltre a ciò noo aoutTa ^li mitfU 
ai sospirar MtiaiseBte, eper^ Taiiiar due 4on- 
Dé e aneti* più stìmaTa un eooelleiite speciiìoa; 
poiché "cosV dmdendoBÌ il cu(A4iiìii divenù og- 
^ti , meli forti ne risulUuo le ìmprealipni , .tct- 
c'tendo rimoifrnore-molto''all^alU|D di fena (i). 
91 ndea t>oì di icolòtto .ohe - pensavano i^pusiffiiLa 
T'amar daecjótoite'; i( aeitzà te'ppo{bIldeJ•doMHT 
>e -dìscii^AdTi4M^36<^|^|PVM]l>ero fienai!^, « 
proAìr la p.&^billty«'«iiA|di:^plicegAiiiUre^ egli 
ne TiMgtra^ in «ik8te9BO^<"Bn!{»8.(3^ ^oàn- 

é'perà^tw~in-tnetep$i^^h«^|i|DéBti;/ «^- non 

conaMmee'', Uh cusW>diate igrana le^W^tivuittn 
'cerc<3^^^^"^9"^^^<>°^'^''^^ maimRfe pdl^ 
éiche ^^^.d^mÈÈtt^ slheoni non pbleraTK i ^ 
Tori , jglliiir l oggig 4i certi iniqui , cd0 mrttono, 
a cosi àHÈ^Sffw^ àTSisr lerjito^e ebnqiHffle (5). 
Nod^fhiVnuiTà foi'^/jsi'vQm scandalóse (€)> iid 



'(i) E1^(E. VHI. '*! L>^, 11. dbgli A«ori. 

'io,) Horror et ù^pafìter binas habe^àt omicM, * 

*PùrAoT èst pti^er tj qau ^hakjtra p4»lftt. ' 
'■Stette. bipartito- cum lAent diicwrit umque ; 

Ahnriua ^ét mhtrahit t^ffr- wnor* KatnML AdooTi 
^' Eleg> X. -Lib. it. ÀDwr: 

(4) Scts lanten ut liquido jmvtm tfimra jipmml '-, ' • 
Aon ^M''ftf1ci^(tt' n>ifeiA»« Tort.^ ■■ 

.■/ '■■•■ 1 Db Poni; LiWilL E]v.|||. 

(5) -^t vBL'MxiMhlù titUb»-in^wùmuti-mctu. 

Art..A.(nat.' LiK II: 

(6) Curft~tùffùé -U|^'«ueiMS' 'mfmmtif iw «c qMd«w r..i.^|i 
^ftimJn^'iut tiodéit faiìja ni^ia fmt. 



D,o,l,z<,d=vGoOglf 



ftBÌtaaóone di qadB. AenesBon tnon fltnfMenchl 
«u^Mr ddle doone, mglìon pur pentade^ agb 
ritti d'ener^ &TO>Jtì, e cBtenUn 'case die ne- 
l^ieicUmDO K foner v«re, infunando «[lervsnrtk 
k innovati (l^ Ot&ata ^ questi oortxnà,ed 
•dìara coloro die de^ fogti ricerati dalle kwo ìb- 
BaiAofate ioga fa npeDte abnnvaitÉi (3). Le ùdit- 
ddtàpoi bue ^le donne, e ^'ùieMiiB kr tesì^ 
■on avra per delitti. Beó^uUe i Oeposili , gn- 
4»a fcgfi a'snoi ahwii,.. aeiitàe^ patti , tene- 
ie0t JMti dm ggiù \mcdA £ jrbtide^ jM w 
hnÉtatèdi sangue wmpto. Me se aveteSennOp 
ktgmmate ptat$ iitpumìamenik ie damKtche fiià 
éelf inganno , sdteàbe ff. tòi vergOgROsa |a ^d». 
trtffOUùOe le irtgiutnatrici: sono "esse ge^ la 
ihag^lr parte wm setùeAé^ projan^^ ìfadano 
esse medesime ùtquif Ucci c% -tesero à km (3). 

■ ■ ^ '; — ■ ' - ■ i i • ' — ■ " ■ ' ■ . % ' ■ - — . 

it) SmGcet excatie* omaS abffunqiA pueìtat.', * 

Cvififtet itf dicat , hoc quoque ntuira fidt. 
iVff deùnt quv 1* digitu attendere pwi*y 

Ut qaamqae óttìgerìi ,'' fabula turfW'eriL' 
... . .' . . fingici quidam qua itera iiegvtnt. 

Et nuffl non m concMahié firant. * 

Corpvra ti nnpttunX, qitm ponvnt, tnmina froc&iitf, 

Famaquè non tadto corpire aìmen-hab»^. 

Aitia. Aottt. UK K 
j«| Art. Amat. Lib. IO. ■• 
(SiRedite iepotitum: pitta* ma fonderà rtAet, 

Friau ahóit: pocuoi coedk hahete maatu. - 
Ijudite, li sapitìi, tolas impune puéUat, ' ^'* 

* Hoc magit étt una frtntde pudenda Jtdet, 
Palliti fdilenXet:' ex magna parie projaSuim 

Ant ffnui , Di laqueoi quoi ptwuere , caètMtf 

ÀTti». Ain«ì. Lib.'I. 



DiailizodbvGoOglc 



• - *c ■ 

9)1 4sn«B«Q pitftar ùAe. iii; mia gi no^ 
Oridio^/^j^renimo anche aesitninire'ch'-^.,^ 
ryMppqA per ,tal maiy r» , die .mai ^son anaù: 
■éìo an^e deUa più .vii oondi^^O.. psr ^[^ tn> 
lui non vote fjlidiiU? d^ essere il ^adn de.snqir 
jìgJiuoli (i). Che che si dehha -penALdiyqueBtoj. 
m^ che ad Ovjij^ uiiui earil. disposta ^.««*« 
dire, h\ ah- appunta- di che con tutti» la. pocùr- 
hue seriipt^'. à n^ ssaif^ra, cioi ohe i wioiiKwtuDit 
erana raol(p. da'^(» fioemi di^er^.^ j;lie^|a.stiA 
muM era^un po^lasdv^.e.scheraeTolR^'^a iimm 
Ogpsat^ 1^. ^ta.sitf ; e ehe.UQA gvnn psrte dvl' 
l^.bpere.wie oran ,UHaizqgncre e fiutf (a)v taoìm. 
%2Ìonì. osate-, prima ila Catullo (3) e lipetut* 
poi da Marziale (4): perocoh#a,^dir jljm« se lO, 
licita fos^ . stato caMo il poeta ^ ■ ivax ^n^bbiHigli- 
i|M)par paswte per mente le.tìfnte d^&pditN dw' 
^u scrisfi^ o vei^giwlb fiarebbesi -dal farle igfii^ 
sar-per sav (5): Ma ^ridshno * quGt~]Htovert)io 



Ut di^im titio tit.pat^ HU "mt-o. "yr'ul. lA. !{, 
\%) Crede miki moru,ftutant a carmiiie jiotit^, 

Pita-pertcunda. art, Muta iocota miìif^! .• - 
■Magnaq'U pvi.iMrrum mejiSax et ficia imrat^j* 
;^tua fibi permuto .con)poniore tuo. ' • ■ * 
» . " . ']ffuu Lìb, Ifk 

(3) Gami. XVL , ' , ■ i '■%'•■ 

(4) Lib. L Epigram. V. . * 

(b) Nad Togli* ucera on nMpeltv, ch« m'è ^oat» 
ora in oSnte, malgrado il danno' obe dm ne polrfb^ 
naioere, ed è, té vere taQfl *Ì0O «. reali quelle co** 
chfl di •O.ftevii «.delle ìot sIk i 'pM^tì ci narrano^ 
P»ic|ii a die vero ]^ che tatti si acoórdiDa in cartì 



DiailizodbvGoOgle 



*• . 

p vita^ tali ^oiM le opflf»>^^"flc»k!il(I<, :«Miri 

.',*' » .Vfi.--; .■ !■' ' ' ■ ■ ' 

«iaoM . cofD« tolti SI onùeopa 
ii' prìncipi 00-* Ivo PohÙk Ti- 
dlm pòn^tt^ ^n« di IM/kì 
ÓHttoi» fc '«b» ■ In m m t Éiie 'Bea 

ll« ^le « d^lffp ■«*'" 9*«t(»4j 
li lnaB« Òiìtiio. Fòrìe che t 
rana pii( agli 'ainanÌÌ*DciDrcbe ^ 
M? Ila -pm«' anctiQ aSioalr^' 



\i»ti c«y,lyjyt,i^jiilt. per U tpaggiqbfar 

> latioamfinU.'' quel, bnoa dmdq 



U tpaggiqb parta imit^m 

:^— - inamente; quel bnoa dmdq 

%aì$ott) , celebra' DDD mea yù dottrina, 
" ^;«<MttlB)i,-nón' 't^arvH^ egK pnn 



^*niip{>tE«k«'0^ai (Mn ^ Ven'rkdi Tibolle^ 
«Ito» "^^H^aha n»*. ^^A. weììa ipaìm^m/mm 
tratti 1^ port^ ^i cai* f||||La .«qif .ipo^o|^^,, «itibu^ 

•orittfr* ÌD'Ti)f|are: 4{aaDii ai taggana della tirannia 
Atìi» . ì ot *d oiiM 'rii9 A por -e«rriMiisiuia~i iwfaimeilta 
perchè fi Jagiffr il Petrarca djiLann»? QiiMiif nei 
ioni itpre^(|(.a[gn»io^'Uifo«»««ipii«MÌit5tiUe) 
d'|]iUMy>re.*«piraDO ciÌia'Mabnoan^Dflii^>MB>f "aUd* 
«lenta mT ipi*«»»ilp<r**'*-'S««j, Wemevfawdta 
aneg^- fioOì .di #)•&■' MpaMfa>^«Ilfftbéb«Ao4tiHpaita9 
WOM ìtfirr^ielfiJP il Vaadbia OEUm^Hm. Tom ÙLi Vbei' 
#»,LVl^t««f,din»«tte pi^t^ •« *»oiDÌgiia». «oA 
s P*Tcii» Utrdné, EeiKjaio palKdiMhn* doUv.i^udiw 
«-aaRfeT^gm^AH^qiMle ndioofa ààJeàM'<nU»i^a,àèip 
■^ "yik.HoffU'^iSlKbtr, o.Wl r«iF,..'.- ■ ■■ ■^-■' -1 
_ . l ' f~-»i-ì. ■n''>i. liliali**'' •>■■■"■'> ' ii> ...■■. at 



.V Google 



. 33 
tvoaio ^4). n ieam poelh- jWif 6 ca*Aava h vet- 
ìifioàik vt tot cihidrtftnie , nd>e quali lui pò <fi 
iMla Sfàet dovea^ mere perdonata: iVon cH'iÓ 
Ti^lt» far V apoloàa a^ Amori d'Ovidio, dirò 
alisi che raotore ni mi uoni molle e corrotto àJt- 
P lilSmc} sdegno : considerò ì EÌuTuietti ìi^fioomtR 
a star lontani daU& lettura d alcum ^oì pot^i^ 
oome da. un T^eno dolce in Terttà.) ma inortrffe 
«'buoni castuini; dirà die non baata a bcusaifó 
là retigfone pagana eh' e^i professava , e ctì^ 
troppo bene coU' esempio de' falsi Iddii favoriva 
le galanterìe ^ non gli osi corrottissimi di- tutta 
Roma; »on la bscivia degli altri poeti- suoi coh^ 
traupovana, da che «vide pur Borire a' sub» 
tempi «in Virgilio , , à casto , si sobrio , e si virr 
iuoso (3). Ma ritorniamo al nostro catuiuino. 

' I libri de^ ^morè , .come ^k disn, eomìn* 
ciarono a fiir conoscere in fioma Ovidio - qaA 
Moroso poeta, e gli diedero adito di strjgrlerd 
amicizia con gti altri poèti suoi contemppjauei 



Gonobiudo ^dtaanit Aè tm o«rttf tpìrìto A' Nni- 
tasÌBne -proprio qiMii-d'ogrf aama : una tal qnkì va- 
^lema ripoiM i» oerts )<l«a-, ed in -cèrte itnmafjrnì , 
« BB po'altTOil ili psdanteri», lono le rB^oni per le 
qu«B,. «' uniKcrti talvoha i ftoetr « tUrìTer tntrì ìé 
fftua nMdecime , e ia qsvtl* nota w verameiiti quanto 
aìen iiUmi di ftA»^ 
. (I) EiÌM».<aUV» 

(a) ÌNon pool aegAni per^ che-yir^ilia medetfrtia; 
parlalo- dieil'OfMra ohe -•iaià ucon eiMr - di Ini^ 
non abbia IdWstA' Bell* ef^h« atie le tr»<we d'ini 
.«n^e" ch« «Hd: n«tw» è pii hi odio. . 
Ovidio A7tìi 3 



.V Google 



«.fili* 'firWhh v-*w)^'figlio'?'^'^T^ffi ,11?^^?*»^ 

epa ,1. i^ie'ifa ,^Yfl(iér9;fj^ii^ , cgn la^giwlf «.ngligfis 
^^lìff'jl Nurtii (»).'Ta^ta e^a, la ^sslijnec^ .^^Ij 

cmtivàtorj. I poeti eli' egli ette ad amici pnn- 
cìpaimente, furoiioEniìlio Macro verouese, verr 
è'^àtó^-e elegante ma oscura ^j, ài quale già 
WWfluQ u31 iqgU. ^ovÌQeltp, rqeitac suvenjp ji 
poemi. .fk^ii.wct'.lliy, dnW <rbe, e de'. serpenti 
ventjici (3)^' ^P^ope^EÌo , il. fenido e graive 



i*X:-T*''*IWf >^''w* ;«'"*■ fop/que poetai; 

O'vtfffM't oBt^ioHt , valet, rebar adeiie Deot^ 
' ■ Lib.' IV: ,El*fg. X Trirt, 

(a) Quintil. L S. X Cap. I. 
^1 Sa*pe arni vob^j-et.iegU^mihi'granilior oet^Oi . , 

Quneque necet itrpetis , qwie J«t»et A^ia Af**?**/ : 
J). qDfifo jyiaVTP nuii o> rìm»ue rhe. uualcbe fram« 
mpnta •ii|>i>Ti4ta dal crlabrf; Mafifei nella eoa Ffrungj 
JHuitraia Bau.'. lUpttg. 9. PoJcUÈ il poema dell'er6« 
fbe ^<irre aaMfi il nome di lai, lt> Scaligero uei «ma 
Hipercr. Csp- V. «^ altri arti)litf- i^gÀ diautfiffiXQnit 
e>»er apt'.ra a autore. aMai (jiii. r^pnj*. No^ .bi»<uiifk 
^gft(unde{^4mtiil^ Eipilta iiiiu-Ko, fQjpe f^cpfff il ^-» 
niiii , i/ BruuMPft" , "Pgu'ttt , ^al ,.VoÌr\», Ì} ^«bripiy, .^1^ 
rardo Vob^iìq, p4.i^Ìr'*'(^a-.qiieL.Klt^r,i^'V^.,Ci>ni{:^iy{k 
del quale abtì.am fiÌ9.ved^tft,a?(;i:/aMo il.f^Bji^|ro jf^^ts' 
tl^iiQ.fia^^ f|'^■'iif^.£ui^bf^ Emilia Naoro aecsonda 
la CruBacB d'Mf^s'''''^ mori l'auuo di.Rv»!* .7^i&'^4r> 
4ino.af cottUiiift jl compagna di .y^ggj^ ,d^^ii|io 
■«iyf v« qiwtìrf . jqijwt' ^ra . In .«itiort .^ w'p, «I' ^^'"Bf, 
ua'^jrt/Jft ,alflfflnota5 ^ni ,d<?pr»,J^ inorte^'Emiliff.^ 

due Macri^^na^qg^, per aì,irfl9^Hra,..iJal(; «tem^sta^ 

tutii a flufl i>o«ii,,54,in^i^,d'^)ii4f<f, ;(. ,;^^. 



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FropèfzìÒ ' iitef Sfai 'coneibirttì i^è diWilb A'.aiBiS 
cfeilr.j. gH ^gfea'SpfeSo le si^ calile -potóie (i)? 

Ìa^eflaiffe(!j)^, -della pefditàderqiialè, ahWià 

-Tj.' - ■ -.; '.-!' OV.i.!. ■ ■; .■: ; un .■ ' ; I, , , ..-.-'j 

Jo'n calitàte fla/Oinero,^ coiniacìaimo' cUt priD^rpiiT 
ella guerra 'drTi'uja,'é péi-Téiiéndo all'ira' d'Aflliìn»,'' 
dalla .qaaie Omero dk «bini noi .immiti»' ali* Itiads.- ' " 1 

Ne careaiit aumma Troica bella manu. 

, Epi»f. X^ Lib. n. daT Mt . 

CànTièn ollfaium'^ini tii~p'rilùcu "AchtlUm 
Primaque jural'u induìs arma vai*- 

^ ■ " •■ Xib. II. ■ E\ef XVin.' Amie! 

Coit^ ojtre all' «Hére, •trettiatìm» &ititcò d'Ovidio, 

' £ra anch« cdngmnto' dt sangue coUa tQfi^ii moglie di ini; 

■Exciderit tantum ne t'aii cura mei.' ' ' ' ' 

f^iuim tu lièi T'ingl Hth'ei cmivir.tibiù itevi j ' ' ' 'T 

Fel' nieà emoS cànfui nmi: alièna tìbt. ' ' ' ' ' ' 

- "V Lib.' IL Ep. X de^Potif.tó WàrrfoiAì 
£ègg^i àìia famohàxiikìtaì Elegia del B.\tì&o TitìiSXé'l 
c^e À la «érta flei'' secondo l&ra, 'tteJfa ijOaleèfSaol'J 
«h« Macrò fosse' pt(r Irto per gire alla enerra : 'iba ìA 
éón 'potfet E^iótrtar^ a qbai dei dàe %1[ai:rì losae dì* 
l^Ua : te noti cAe' io pebso 'ad Emilì6 , essendo chéF 
cnittii tuorl ip jA'sia i. per attestato d'Enitsbto.' An^by 
d'un Lfcidlo Matto iktorico {>arUn 'Ataèi^bio ed altHT 
fi^ Salite suta ioTftt* recitare Pr«pèf'rtiJ ?«*">», ' ■ ' •' ' 

' Jure iodaii^ à^'iASii itmctas ej-of.'' ' * "' " 1 ' '■' 

■; '^ \ ■ " '■ Tnrt.,lib.IV. Bleg'/Tltì 
(oYPótìitii^ùfHér'àà/: ':■ '.' . . elàritf: ' Ib^dl *;' 

- Dov^^' cért» bs&e^' yaìtitùia pdteij 'PótiHcò, ^po^dbt/ 
JT' gràn'l'òdì' Id iéokfaa FrOperaio, 'tiiUIViiliaodggfi 'àik 
Elegie, ià'TnFéiU.^^la'CS àÌl'libFó'>rÌÌtt'd, V>Ìiià-' 
iààHòoìò iM\i pt4tàa-dì «se éiffiit6 Oél -^àiiàé' ÓàUi^ 
Dùm p'HiCàdittèaémuniu^, TJAatcé-IHèboèy--^' "■'-' 



j,.,i;™:,Ggo^lc 



ìS^oiie 'di ' fegtìaftì -cól ienipó^;' p^Ub 'attorte 
dàeUo' di Stazitrt Basso cbiwo -p e' ve r si ■ jambi- 
'à''('f)y 'Ora2itó''^raiidtì-e tóiteJMineggiatOT ài 



^oue ita tim ffix prìma coìàftiiHi WùrJieri éO. 

,£^8 (jueslo Pont ICO uomo laperbs, e^siirekkMo» 9t 
QÌiprdo , « si ridéa di Properzio obe p«Kletà sdo UuapD 
a"'compor molli u èrsi e aOioròsT. Pro'persio le mrvéi- 
tiva di deporre il ano fasto, OiiictifarKloto cfae^fOHtnio 
più taido amor iti ràggìngna ,' tanta pitt' lo fa itcato 
prei^', « che avrebbe poi toIuio «crifeta Veni muflli 
^_pn tempo che iàielv non gliele aTrebbtt persAuo; 
Xu cavò nostra iuò' mntemnat '^cirmìnii' fitta ^ ■ ■ -l 

$aepe venil marno' foénare tardu» 'arAor-, ' . *■" 



. j^t'fruit^a cupièJ motlem cov^onere versatti , . 

, , -ÌVec tihi mbjiciet carmina tmus amor. 

,,J'oiitÌcó troppo ticQia in se steìMi ti ridèa '^ (ftunte 
minacce. Ma che F quando men 9 'a spetta «a ; incappa 
Ifd innamorarli d'una sua ichiava fierataeatiT coli, Mie 
rraQtto fu a mài partilo*: tanto <<ip^rba era boitei , 
indolente , e 'capricciosa. PropcrtiÀ àòtì véodìcOàsì" dì 
quella pr iutiera al tét«22a,& il céndogH eòntUc^d l'strb- 
oitÀ del presente sito '«tato. ' .- - . i 

jDìceSani tibiiiénìufoif ìrtrUot , dmorèi,' 
JVeo libi perpetuo 'libera tierhit- forp, ' 
Ecce iacei tupptexqin veni* ad'fara'pmSttt , • l 

, J^t ti&i nupc '^loeù ìmpérat emta!'rMào. 

r Ofil'^'ti^ nwnc iriiterQ pródèst gi-Mk 9uhiré car7*en (*• 

.„;;,-.■;■■■"■■''--■"■•- ' ■■ - E»«g. ^x.^-Lìb...!. 

,".^'^|ì)'' ." .'■;^^,-,'." Bassiù E^àice'òlttriuìambo-, ,: 
,^Hon _»ì ^ee confrfddero qiieslo Jìai»i "poèta" Jixnbico , 
ìkìu Cpài(>Ba9ìo' fjoefa pirico, lìjdato ^a Quintiliano 
titbl^X. cap, I. né con SalèrA B^sio oli ebbe in' ragalo 
da Vespasiano pet snò'valore ptìetieo-'Soo Bestwtii, 
che torrilpólhdona secoiido i'compdtì dot Davanzali, 
^-a ia,5oo fiorioj aVrt.'(F*dt ii*à*4g.'d»'Cw«4.Cor- 
rupt.'EIoq. Fetr. Gl'in, ed altri). Il ^ttio nastro lark 



bvGoo^lc 



^^etiui(ji^, Uxqinle tOoii^wJ'Ki :ire<9^t le eoe 

J f"" ' "^•■-" ■ ' "- •■ -' -^ r^r— IT 

36 L'b. 1. dicendo: 

JVéu muili DrnnaUi meft — - 

ichft f9ret.ii. medMimo .cgi? «{uei Bàuo amibò aàìnr 
^t»t, arì^4Ì*',m timor di PrqpeTzió, di citi teggtàoHt 
l'£l«g. IV. d9Ì libc'I, ft liii diretta. Si stadiava 11'^/- 
-Ìn>tn«tM>>wtÌìvVA,Pmp<irKto.«lvgi di mille altre donn^ 
jdi iton« r%nifii(i,j4|,lui, dAfi'«pfor^ dì CìDtia.. ^ "' ' 

: - >42;jfii$Mn. Cffffinfl A^ ab'we^mea r,_ '^I 

ForsQ che il gl>i«tt;o tpntaTa di far futta'saa la M[Ja 
Gintìa , di «ai era faQugli^re^ e che dovea cwto ^1- 
•era an boccono da poeta : poiché Properzio , dopo 
d'averlo omìoo^MQ .v|>e..lB ine i«iiie a dittog)iec}<>,.dft 
Gintìa erano inutili affatto, da. oK^ tutte )è doii|i«ia 
'paragone di lei erano viti e brutta a' mai occhi t Jo 
iminaccia.di «acc9qtar« alla bella Je .pMitecoiìon'ì' cbo 
-dA.lùi i!JWVfiA(..fl^ le qu^li Glniial'àbhórrirì, 11 ^i&» 
Ì$tiko4ÌMo a tutte '• ^Itre àoaaé^noa pa'nqettaad» 
pia «^'«bUm cm^ Proporno, nei d«ilIa'inaa'oDDf^gilb. 
■ ifon imptm^Jtr9(; tckt hatc Uuqnapuelta^ 

Et tibì non taciti^ poci&iM htstii. rrit- '-'' 

iVec tibi me ppithpeo commUtet (^ynlhì» ^ t*«c U . 

Quaeret ; erit tonti ermùnìt lUo memor. 
Et te circuA-oAw «miw* irofa puellai 
Differef: ttettrifiUo linóne oatui tryt, 
Prop«rxio aveva ragione , Basso av«a il tatto , ma Ìo 
«OH- avvita '(:M Jo-dann^ di qae'tvmpi nonvraD d^la 
nattfe id)v«r0'| che Cintia fdcilmeDte avrebbe taésta 
la pmbe fra questi ||ae' rivali-, con qnattro p*rolett« 
'dcitte' fcU'onWclua «i-Batso. L» boUe loflt^no coÀ 91M 
"vsMf^tWiioiiic •w^npIaEcdVsMr amatele cortràgiftra 
'^m moltirgifai peÀ a quella soticòch^ d'iHi'toTo jn- 
'dnwltto' tMitir-4flMBare.il laro croiocbio^ amaEdtiol ~ 
it^-£!F'f#iMl «WtffM',- rmmtroMij Boralitti 'our",' 
>' yZ3l0a» ftót.'Jtmmhi iMmvna cvitin ì^a. 

m>. Vf. Trii». Eleg. X 



3,a,l,zt!dbvG00glc 



£ 



$^e «ha a^ianiiql, e da.q^iesb. .^Qfora sGacza- 
io (.i) . .feej» jùù -vpltegli orecobldel-noslro.Qid- 
,dio. qqIIb, awpi poesj^i, p»«gne .di. irusc^ concetti 
i^ smUìiuì. Copobbe- auclie Virgilio, ma, solo il 
^QQilobbe (3) , poiphè l'imirmtura mprte di qq^ 
sto grand' epico , e la troppa giovinetta età sua , 
llOIt-gU'l>e.riMLÌ5WO.idÌ stringer, amicipa cpn.lpi. 
■Fari dii^nrazia a soffrir ebbe riguardo alt' appas- 
.sionato XibuU» (3), t^lto al EBondo in. sul più 
bel iìore tWli anni, 'ih motte ijlel quale srtMse 
perèy un'Elcgia'èlie'è una delle sue più belle e 
-iiù tenere '(J4J.' In tanto l'amìcizia di questi sor 
ilimi ìugcgni , e assai più le.p(KujÌQ cbe (U m&ntt 
■nnmaao ^c^. andav* tessendo^ lo. renderan»<»- 
4el9re-a>Bema-«-àU'-}tafia. In queli' istésso nìoeto 
cli'ei venerava. i pcfeti' per 'el5i ' SUoi maggióri ^ 
vciiia egli 'riputat9 da 'quelli clie e pei- gli anni, 



(l),JV«p nàto, aù^uam^, nwt amie», idque coactm. 

. . ., - . Horal.-I.ib. I-Safe IV. 

(a) ffrgi/iifjn. cidi lofljwn ,, ., . ,, ,. . , . 

..,■„,....,... . TmL.tiU-IYt^frX. 
J3J . , -.....■■.,..,.. .aec aaara T'tVJilo . 

(4) In esia jiappfe*eaU ampre i|)ft^to.i «Apolli tatti 
^agnati di l^rvne, fihe. >i ,ba^o il, pfttq, emottra U 
.ff^^t^ 'roTeteUta , ^eata U face^- iqfratito l' i^rca, ,« 
.Venere, poi più mpfta.^d addolorata di,ft|l9Ta che dal 
fiero Cinghiale le fu morto il Héa Adone^.E 4i Aj^to 
M Venere, p ai^or^.itDn Teriiavaa-lajnine.pfli^U|n«>rl« 
del deiioatgt TilmlLo , per qi»! altrji .d(ty^^l.aMirB^- 
.aarR«f,3olt> il JRelrarc^ potwfar. .rinDovare ,up |bil 
Wto. lnt(a4uoe.^[i4i noa «ar« Sx*.t^ti^.*.'i^tmm 
^manfidi JfibuUoi ohe ia,T«iatà.io(aiMriwe,e' cotq- 
tnuoT». 



DiailizodbvGoOgle 



_ ■ 1 ■™ 

i^'Hftr^U'CajJiirità eftnmfnori-'fli Inf,"; fij chfe 
ìeIi^ 'il ^flaAiy àrtbhé in'ri^ di tèriipo' fnti'poèA 
tffe^iaci, 'Gatto' (a),- TitHiUò, e'Pmpemà 0). 
E'opérif'rfie prima saccedette "aiR Jittorì i^f^ 
tt^éi^' cèrto 'iiisi^àe^ -é (fi cai'^'li fii H primo 



r-'^otaqae\ntnHtr(h:_fiitla HhaHa-ttea »ii, ■■■ ■' i ( 

.;.,.'.. - Lib-i^Vf, Trfrt. RIff. X 

ja) t>i.(|n«*tQ-illH(tr« poeta, tanto ImUi'i no^i h>4 

là'iàeiita ila OiiilioV in* da Virgilio,'» da Òiiioiilian i, 

«(»Ja1m'« V-unlitHini, il 'qa»ht «è-tiiWcn'. U vit^t '«oh 

mirabile aocufalcz/^ e dnKrina, -k 

(5) , . . . . . . . ned avara TibiJh 

' TempiH àmlcitiae fifa df'hr« nteàe. ■ ' ' 

*"-~-^""' fiiit. hia f iiàt., GuUe, PrtfMrtiiu iOi , - . 

Quartut ah hU terie temparii ipso fui. , 

;:-■-■ ••••■^•- ----- - •■' Tnirt." ti &; IV. *£%.«. 

i^'' t4)'Ma"(Ili) dr^'èf poirfbbf: se 1' upn-a prima ch« 
Oviiiio die <n luco, furon glijtmrtrJ'. nitn' é poi rtle 
•i^ elicendo libro di M*i , Elcf[. XVIII, parla «gii d«lr 
l'Eroiffi, e«Mt' J4r*e-irtim<ir«, comn' di irrittì (Jià di- 
divulgati P A oh* sì' rì»pfl«de; doversi' tiflpiwrp' ■' «^ò 
(èlle ptidAi'^iS"ffi9iit,'«^uè <^e-dii))'v«Htf Y»)l>f<'i'*''''Kll 
i'itìrfi'ltoiorf', lijtftiHlB iiWma «vano hicttiqH*' -litiifi 
^flì«r%!y la; «efcbod» 'éoriwtl' e-tmitrfti dà- Ini ,'rHoiU 
w'tA^idl; <»irtlo''«]^flr 'dk que'vér^i' éÌua" SBtd (il 
-tWr-rìporfafl' -■'■'' ■■'■'- .:-.., . . - .,-. <--.. 

-' 'Tfès'siifnia r 'hÀè'Mi'-j^éetlàa tiuctdr- fipbi: ■•'- ■'" 
.'Ohra fra i^é«t(l'^tie'«riffiio'm ft^itó 'tango Vnfi»rva'll^,e 
Mfsnto pofèscrivftVe iVaXat^}' Erai^ pl^ AHe HI n-rtari», 
e'ftt diq««irt^ffCTfl-«BlVii»èn%*<mnBgtì'An(»ri,«ÉM»K 
mano in aà%ao corrcggevA , e liuuTa- - . t « 



Jinliz,,!:,., Google 



4o 

ÌàtEAltW«'f-r)^ iOIMt'l^ Emidi. 'CofldEftàHO 'C[U«^ 
ste ili ventuna epùtote^ sciitte da &mose erciiie 
ed eroi Heiraiiticbità agli amanti loro e alle loro 
ìUonuaròorató Bai merito e de' ttìfettì di questa 

"^ft) NelTiliro 4ÌTartò dèlW Vtooefiiané Elegie; V 
d«gb4 A' o^etvaiioìw ì^ ftrta nella qaaìe il pueia itl^! 
mxtui^ Oall^^ nM^r'herata, oome'l'CaOiiiieiiUtari vo-j 
Éliono, ioito K otihie d'Aretma, efl« ' strive al sua 
Iti à rito' Post ama , ria*Gouo «otto il uome-di CUnst»-, 
il qtiafetonlaiiD^da'Raiaa, era a gn«mggiare occSpato. 
Oalta ^ì deat'HvÈjl mo itato, il ano dolore per l'at- 
tutita W hii, ^ sua fedeltà, i tuoi dendMÌ ec. «^ « 
^ne^i'Èl«gia suI'gu«tD ittteramante'fatra' deirEroidi d^lS*- 
vi'dtd, delle ^ùali egli parb' «i chiamafirìmò ÌDveikterB> 
At^ite a^qtùs diéet , noitri iegt eiìlta lÙagiitrt 

' Carmina i' qttit partei. instruit Ule duat ' 

PH Ubi eoìitpoikii isantetur epiaola ottce 
Tgntitiun hoc alai iila nopai^it òpus. 

Art. AtOat.'X^ib Ht.' 
' Ma tal* pii qtin par eho larebbe , w Pl-operzitì 
priiifé^&ta' Y uvette. ' ì\ 'Branuaiìó tiene per fermo i' 
étie i^a^Ddo Properzio scrÌHO qnedt' Oiegia, Ovldiv 
«Vèttc^ -gii 'd>'rur^ib ie Eroidi , e' che ' f Uinbl^o 
ftòeta di ijuelta nitfnìera mr^ghtlo ,~ n de«9e efili pt^c 
di tentarla. S' tipiMdfl il Volple dimoìKt-a ch« Ovidio 
■teMO con&Ma di iDOOcders a':Pr<fperzio-, la dàv* 
disse, nei pauo gik da AoÌ riferito ',' chea OaHo *aA^ 
cedete Tibullo, a ^stUi Pròper^o, è th* egli ' tn it 
quarto anche n ella serie de* tempi.- ìmpeift il Volpi 
■Qgcingne, par chiaro, ohe piutAstO O^i^ii) '>i ValAsv 
^H'iTenziòU di-Ptoperiìo eatendèndòta « prtWìotiaù^ 
dbla pòi. Ma per 'quanto -a me pare^ altro l'addotto 
pasio tion prova, «e noli òhe ProperKìo al rendette 
célèbre ^^er le sne El«gi« prìrtn d' Ovidio , ma 'non, 
drtnosti^ che qtietti rión daué ili Ince le EroinR.i 
^ìma che Properzio 1' Elegia cnoiponesM' I* Atvttfa» 
K tdoóta : tanto pik dM i^aarti aoo idoTM nrgQgBWai 



DiailizodbvGoOglc 






)ii*en(ato. Cbe ciie sia di ciò, quand anche I Ele^i& 
d' Arel^ufS sL vo;glja aiiterìore all'^ruidì, no^ saràunr 
q)te«ta che Ovidio «pogliar ai debba dftl inerito delt, 
t'JQvensione ,. pólcjiè egli fi^ jl prima «^ iiiUo(]ui; {«^ 
Eroiae dell' antich\ià , cìm -scr)v((q^ agli £^oi IftJff 
amaDti,: Uddoc^ Properzio fa eh» una.^pD^airomaD,^ 
é jrispfit^ KcivaaLmarila,' oncle l'^Elegi» Ptnyjj^iaj»» 
fion 'è che una-^emplici lettera io versi , duve liof^ 
J'\^^ i\ nuoso « il pfll^n«q doir^venniq^ »^ 
npll'Eroidi n'^njmira, y' ha gfr* ,aa[ aUr» Elee* 
h^ll^ifn^ in Pi:Qpfnio,, ed è 1' )inde<i>^a dpLlilira IVr 
la quale pure.à ,del caja;itere delle ^aidi , dilfC^f.^ 
Volpi non óasei;vò,, 9,,pe39i)a altro^ Cqqiin&n^^tgFe^ « 
nra nòto, lo ea^a intrudace il poeta l'ombra di Cor- 
nelia figliuola di .Sctibpoia , e fìglia&t^a d' Auguaip^ 
morta ia ancor fres<:a età, la quale icrive ^1 ni{ut^>o 
Fafla.i ^1 f^^la.fi gli raccomanda i figliuoli. 3ila 
g^e^ Elegia t^i cote , oontieoe , pfce ^^e^,> ^/Ifva, 
eMflre atatla co^oata da ^i cha |e flroidì v^q^rft, 
^1 lufìé- £ ,ir» L'altre dice GpfneUft cha Au|u»ta, 
^wdcwP"» piWMi ^ila «lu jn()rte, ed ^we « dire i^n 
q^lohe sdegno^ e I^gniiiiutdQ , .che Conif^a.forelia. 
qteriaa d^lia. .figliala d> Luì , «Ttta.cfipdqtt^iuia vil^ 
bqq degna d' un9..f uà ^Ha. . ,, ,. 

^(iternit Jaud(>r.lactunif, Ufbiique fuerejis ^ .., 

■ Peftma et. geflii'it ..Ca^aru ^oiia ,j^^ , , j .. . > 
JSU^*«^,n^. j^OfJJ w^W sOTorent. 
'- iflWJWì'., f/.JkvrÌ^(is.PÌ:iiim", "^ Pfi". ,, _ .. . , , 
Ì,l.««|tilWftPr«l9i' (K«fU..'ersi «.air «nressv'iji sp 1^ 
d'fijwyi ^.»tó>r|^,,,vo|^f ,q^i, allpct^Feil ppela^- 4 
5t;»Cf4i^ 4' WÌ,«l,»j6|lÌ«P!a /J'*«gu9tq,.peÌ,;qMU tu, 
telegafa-jdat («id^j. prja.^ fyo^^iJi, dutSuo.pn^, le *Ì?>>4'. 
Tppifltpipj» li*o|i^!, mima, .cfae.Qiblia ,f^i«e esista (fift 
I^OffWi. èpmg,.ysBfem9- ..,-..,,. .^ . .,, .-- ,, x. ^,^f:. 



DiailizodbvGoOgle 



Saìtiiìo '{Mèta amicò ilei .nostro y prese a lispòii^ 
dwe ili iiwne-iiegìi -en.n', ad 'aldént; eroine^^dw 
'per. ft«i%) ■ H' Oti cft»' non' avesif avato- rispesta'. 
J/Usse ri^poift a l^eiielope,^ Ippolito a Fedra-^ 
Enea rissìisséa Bi4*iw, Dwnofoontea -Fillide, 
«tìtialnxMéa'Safib'Faeiie ((); Ma- tutte' i^teM 
ìE^tcItó colpfe dftt l«mpo sndarett pcrcttìte' (à).' 



'Bi'alfìùnè'^^nft-Cróidi ,^h'tt iÒDo il nome ' d' Òv^dui 
corr»ifì W'Ie'plaòV Ji l'uni. È ' wò' pér-hè Oii'dfi'tì 
«Altìi*» W. qiWtfe *«*rEI#g..XVIH;'drf libro «Mb- 
do degli Amori, non la nii-u^iuiie che di iM)TS-ll(4éf 
danqae credono rhe dell' altre d-idici noti,. sia egli 
l'Autore. Ma ae altra l'agiati non »' adduce |>ìù con- 
'vìncente , questa parmi assai frivora. Quando il jiót^ta 
(orisse quest'Elegia, (luteva egli non a^erue (>otn))os'lo 
«àie ■aorro.'e qB'àM''an<Aife.tut»»! Iw aWW<! già -stìri»»?, 
t^^lf Vfécei(im4o'che''dt-ttttr«'-d^si«mte9!ie<l Gatilug*t 
(Hf) ^ùaUt. nàbVè'rotó retta atèutoyba:' Sabi/tur, ■'■'■ ' 

«MtSéfc mirfojit ^^M*w cu^'<«>* vifìàh,- •■-■: p ■■• 

X-gtt oA Hìppolyta scripta m-vetca tuo. ''■■ 

'Jnra piiu "^iB/teót WWertlé' fèicrtps.i '•E^tìae f'' ' '' . 
Qimdgue Irgat Pf^lis/iimad^ wipifr, haftflh-' 

iJe( oofom PHòeiù Jj^hù hniàtd IjWim. 

Aior. Lib. -ir. "Etèff. xvni. 

- (a) In fine all' oper« amatorie d' Ovidio , «> aójilmiio 
ptn-rè'trèEptiWIé srffò ff dòme d* A'Sibìntìr d^OUssa 
■ PSntìlbpé r IMI», di Dt-tn^roontaa 'fìllrde i'-'.tlM, 
' fdfPapIdé a'EiiUnè Ia-ief7,a. Iffa ifìieri^ »t.itibr*titt 
atìélcftamen^^ibde^be dVn'pàatì dèi ifi^ortt-'d'Aug'rt*» 
tfd encftmialftdà Ow'd^o; P Tirah-ifTii- té atW'buisòè 
ad Angela Sabino' roiBmrntatore •f) O (ìv*'nàFf) , (td 
editor del Latioainò « . «[«tt'AcnuiuiM ' Alartieliuo , 



DiailizodbvGoOgle 



49 
.>t^)l' firndt ÌAM^i* ^'«fcnt'ÀMdwr (frinii ,. IììhI 

dflU/:^/-^qf£fifn9Wi<l'Ì.qt}ali {uRwo ifien^ti Vitti»- 

fì^^-idoèiuH: cmQ»kKtUi«teiUt« lovjite.eidi gb* 
dùrtw, U i^ftle i9ecoi»doi Veliejo 'PoèMcolo.^i) 

in .cm &.eùli«t«uaóf)be (^MiUaj%lwfll»>(MPIa»- 
peradorc per le sue disonestà (3). A qoest^anna 
mededmo' ìS'TtìterisconO" gli appareccW"F t^pto- 
dviooe, di Caio. Cesare contro de' Parti (3)^ 
d[«Ue qual^ cose parte Ovidio ^^V'j^'fU tf ataa- 
re- (4) : onde quqrtVpóca' pv ^o»> pouà.aTCìiv 



atMDpuì In RtoM Bd 1474. { Ve^rliW.Iìft. Twp-UC» 

Mf> -1*0 ^Jl lustro SatvRO ol|ti«.VI'>ww'Aat>4P0!M« 
lo lei ei^tti^B-' rifent*. 4i t»pM, -coini««iJt ««oln <m 
Poema intitolato Vtiwffw «di fiuti, .«^.Ittffii^ìxnpfr' 
fistta qti«n' op«ra j muioato eWMido di norte uq«iM 

tura. ,■ ;, , .- . 'i .... ' ... ■_\ 

Quieti» mum ^T-^eMMP « ùww^aumqw^ (Serun ^ .._^.\^ 

,, Lib. IV. 4e Poat. Epit ,35% 

(i) Hiitor/Itan» lAb' li. .Gap. ioohh ' n 

(a) Id«m. lbid.il . ' 

(3^ Idem. IbicU 

|4)-Ea)«bio two. ■' ae^iM^ TeràitMnU '^B VaÙI- 
cola net riportar inert A cpM, jpoiobì ^lì le pan* 
qaalrfae &n«4 innanai ;• ma io mi loiio atloaut» al «a- 
coodo come a colui ohe viveva in~ qoe' totrti») , e eh* 
n' era Dato ^^tnofigio ocutare. Eoee i veni a Oridra* 
Quid modo cùm {«Si, iVnoofit inogin* C^«Kir 
\ Pmiiiét- indiuóSt Cdero^dtuqm ratetf '■ 



D,a,l,z<,d=vG00glf 



44 

' ?te')pWi«S'dtìe libò ^■^'■Al^e(^tWi»bre-tM ponti 
npTtipdne'9 pòefe;' IcF-inse^M i''6n«i''aluitiil 
«oraef troTarMf^>otóalH<Bdte': i^H. 'cbme'TOndwii 
'émaiite : ili!'.' Uime poi 'tele' cotìsevTSrki '^•lung* 
-tèmpo' (!-):• '■'"■■ '■■-'■ '■■■ ■■'"■•■■ ■.':.;:.>'•: j ■.;-...,, 
■'' A »fttili^ptil*i(|tìé!tt) punti '^l'JTiMattn'wIletaDtl. 
tffis^ioi' aTVlii''(^h isfoggia ,' imlld- sé&ltii." pn»- 
"cfetó- BgH inctìlca ie per t'admipasteirto idellb i^i- 
rito n<>n hnteft kfté del corpo-, dai qtót liltìmti'd 
^ió6i& ésdase'tìettfrticèrcbe «dce^eMi'ed ^eUatsl, 
;i^bcòidaiìdaiÀlo-'l& grazie spd4fÌ|Mi«e deUa'iJiaUa 
*'hatiira: E ih ijuaMd sHo. «pn>ito^^A^iioiK 3Ì>.^»' 
'I4un lo'sCudiò ^^^'flrti 'ai»éne/-«ame..qii«AK'de 
'^ renderanno bccelti aUe' Belle, e ùnaoi «he-ie 
'loro esprès^onì sie&o più colU , faà grazioM^ e 
.più' persutlEÌVb ^ ta ^ bob 'bastaudo'i» Jìbcìd 



,,.jf'w4f.e, afgu^; itfgwu orbif itk urbe fuit. , t 

^Jicce parai CaeJftr (fornito ipiod défait <^bi ■ ■ ■' 

' ' Adderei Mùité- Grieta-iMmeyMiUt-MiL., ■ ■\ r. ., r- 

? i;.»-. ■•'■■.^" ■*-<:« ■"■■*!■ ■■''-•■ J ; '1 . . 

I Bwa^ue n«n puero p-actat ugèri^ puer. , 
■■■ ' ■,.' '■ , ■ ■ ■■ ','■ ■ -Art. Aliiat. Kb. X 

< 1[y) 'iVif^^pfo V'^t'otf ' iima^. óeJi* M^<rW>IaAlinl / -li. 

Proximui kuic ìahor vit pìaàtam exùTora puMam , 

Tertìiis , ut-hngo tempori dmet amor. 
Hit'ttKJdwt hoiec Mortro «i^Aa&tfttr ««(r cmrat 

Haec erit adm&a miita; AmnUfd. rotti. ■' i ■• - V- 

jkctM Amit.'LÌb. L 



I 



DiailizodbvGoOgk' 



45 
ÀHr-y Ma> «bwnla ^HlIU«l4H■to;) i nn, -yrnlàttì «ttiU 
Jato. .IVta<'HéJl tetafiQ. «be,(>ndji* )a gioseiit'ù ro- 

■ffin>iv«ole<|>flir(ii A^Ei-r.tmi4fiAe' ta-Cià^^'potnB^.,^ 
queste e s&^io colla sua inuamorata,, né jiaii- 
Andolj ixtèaoravwdo wq. trQpp4.rù}«f^((9»aì« in 

C'odo:' Surei troppo. lungo se.'tqtta Jàr qui Tp- 
¥f«Ria)i«^iJÀ,qim galalite Podmii, il yjiàlTii 
lektoeigudtabo MJ ^uo originalo lioguag^ Pub- 
McAtìnc i. ({m .pnmi -Itlni „ 0vwiiQ.,st^ awjbir 
diuittsLjkUi ArOf^fMlitì. da'^ov«JM»:e. Mnuinp 
««or vmmMà fnavW muÀ déiodome,] 1^ quali 
sÉef^te'cbeeosÌHi.a^emasQra'gli.UQBaini oon- 
ikoidi esse, «ii? àticbr à, tivivavano iuernn » avran 
iaite .tanto. . Bclii4itiai:zD , e per (at.nv^ a\ra|i 
noslaactatoliil .{MMsta „ «li' egli , paurqeo >con'i^, 
sì ' sarà indotto a scrìvere ancor per esse un^ Arte 
d' aniA« ; ^eoBie feee-ìnefieUo. Si-«aran.poiclùa- 
mate offese perch' egli parlasse di lor é male nei 
. primi Kbti, *e obH^ato ravr£(na& iii qiìBWRe 
moido a TÌtratEarsi.'E di fatto egli che iti galan- 
teria era jnm Gi^R,9k^dimeijlìco.,d' aYcr dettpnei 
due antecedmti Upn, che te ^oftw soùtt-per 
la Tnaggior parte una Sfhkttia-p^ofiiita, ed JH- 
gannatrice'; nel terzo scritto per esse protesta , 
che le feniminej, pocliìssimé eccettuate, son.TÌr- 
'tiic|Bp,cbe v^ ò meraviglia setàli sieno, da 
che è. ben nabur^Ls «ha la virbù ,qhe' è femmili*, 
favorìsca e «Mtenga^^il popolo femminino' (i). 

(t) ■Partita- pmoaruKt.4Jffmdew criawn irt..{Mtin«ic 



j.,=,i,z<,d=vGooglc 



pregi'l e n^^rf^ ^iji;^t ,«Kv^inenfÌ id»:>bisQl 

' gyeéit^ (lovutii ^jjidi j^psw; ,n(jii.,sii «' o^iimàoM 
EJ'.ecco óò c^,^si^.di cliKe,|>fn!«wi iuiU'c» 
di (}ud; l%0,..B^nz9 >cQiitaiQÌa^.«oli di più lii 
iàsfe prefcnié 'iouqcenti, ■..,,> 1. > , ' un 
''.IVto^vVc|iian. putori.,iÌ4nceH «i.^oiL'isttiimacms 

goiar modo ill^P^H favoGO' àe 1« fif)dbK4auéa'iild.>! 

Jiagptrale'e ^qpva' certe lor.irifl«SBÌoH, che dnb 
4bi]\ Sulroon^.depivflno. Fra'nfestEÌ:poi'il«onl«' 
Alg^^òtti / nel suo piega ntiauHno Congresao-tU-GiHi. 
ùra^, iepe che b yoluttà U m^llo oe-teg Hia—i 
^ 'sijoi amm^^JramenU. Tecmiiwrò . <piert 'bith>. 
tólp^^d^, Cflfl gtì.stewi trelihri, depi ^tootó^' 
a),cuiIung.o^rat,to fàcefomo, il oanrtt^e'UnaM: 
t^j^o .^r^tf^n^Q. 1^ CoriuiDa e, d'Owljav<al|rak 
noti soiio ili sostanza che l^Jrte (ftutuav ridotta 
àUa pratica (i). 



(t) Bisogna òhe iljpaeu puUI<<>«i*B .|Mr'.li>j«MAla 
ttaia-V Arte' d'amare^ £ eoa, queAtff hitvrtdiniMito 



ben aiiponipnA^fi com'egli poieiio 'b1 libro 

di 'quelli 'parlar di (yioffla ,-; ,.,.. : , . ,-. ^ ; _ '- (»; 

QiioS ìidl atxl JnfMÌ tfn^jifie^tpiUT,-4Mtmt»p *' ■ •'■'* 

Bei mihi prtM^t^ '^geor ipf» "tfV f ■• ■ i ■■• 

«'»! lÌDrp tersa 3i qnesta , pai^r di quvlli. 



_, ,i,;<,i:,., Google 



alarti gin!n«ii|a''«>Cii)ó'-€e9ttfé; ttaerà'td 
non è gùi dì sAnsigliaré'i'^tiUt^.' tòi'^ '^t- 
nnbYmDO^'inpuilfH 4)afl^(Arre> dw^'U,, tepida MAfe- 

bBBOi»tUBitvàUl*>Ì0tt£ìfefitl- Sé f^atriaVité è irullì 
viri id' itni-traM>l«i>oli«' 'noH ^ cdjiVeriga,, ,:cerclii} 
tfM^diMiMi^MÓlipiede,'-» d''(ìs(ì^É;uer là fi^nmià 

jUftM aS^uit dlcef, ntufri i«^« cuAa <f^;torl 









(S) ^ 9ujf amof > Jimm' amire Tiic^p', feUiaÙT 'at^fii^ 

ItSéì éeriift inaura» utttìat afiii optm. 

'^ .Up i[> ~.,.c: ..-. T^ reàto,£ AipoV.* 
(3) Anche XfMtttaaWTWl^'ttift'ìé"*^ tìiecletìmo.il 
provi per trOTi|)»> lAfiMc» ^Mtt^V ^b&'é\'^ìe; 
Ovidio ^ìte 4 



D,a,l,zt!dbvG00glf 



5Ò 
K^sBW alte H[fici^'<tion' biiso^a «^[Mreii« em 
tinl^nu-' (ipokM più ìlffutitt ^u^itomnta ài quAl 
ài£tofd^-A vc^Uttn por ^tpaii) w» f^'useracDoò 
dii^it^i argomenti,: «he atti fùù n«n» a^aot^ 
tìficaifa. £ il ;|trRiM dì tstaib ■■ tato ■ b liiga ddi' 
l^oiie.'JJevèto ronio, le frebcei d'amore si kpnat- 
«appo, e piegasi' it'isrco. I^rò otfchi d' occupai^ 
IvROunte/^ ftemienton^ il' forò,'0 stadmiub 
iei'teggi^ o diftbt«en(h> gli amim ,' 6 porUndo le 
«no^ oonbro gti avversata -édta patria. La can^ 
pJGgiia*^'ld eieciffy più diittttta ii viiKF'loak- 
(ano- dalP (^geUw fetale, non nai né in benfroiè 
ÌK ' mal padando di lui ^ apporteranoD «acuire* 
mente kiguavigitine' bramata. "BEùr.facymenta le 
più'toatui-eanerà >poì , quell'amante y ilqu^ doo 
stAuHeiflC tookano BtaiÀ daglt offihì' della'Bellaj 
BW'prenderà anche 4jU'VDlont»tiio«alio per qatè» 
ehe tempo dal.paaw; OT'ellB-'si-tlxivd) £ «kvV* 
Àucsto^'per'foni ra^ni iMm posisa y anzi unte» 
Mrio gli'fia oetaversare tatorai epa '«su ,- -caral» 
di' aver sempre a^ memoria |)reienti i tQrti ^ Ja 
infedeltà ..te cradédi tirannie di' ella gli usò mille 
Tolte, e gli stessi 'difetti di co^m rare in- teirà 
trovano, e s'affaticlii d'ingrandir qHeste cose 
colla suafinta^a per modo/ che,' a fcosl' ìlit, 
di s' ìnagriacnpo.„w ipeqte. ^ejjp.càttiya. y,()pe 
la bdla, fat,.cli£.in tua >presenjta ei^t cantii}^ fa 
die baHi s'è naà^^disposta' deÙa vpareoi^ j' fafiCi 



O Tjuirftviglid !^ Amor 'tHappma^.h^'nata i 
Già ertiti vola.* ti^tmfiftt formatto!- ■• v .^ 
' ••■'■•■'"■ Goflfredo Gtnt. I. 



D,a,l,zt!dbvG00gIe 



61 

p» fiés». ae ic.f^ntit Ute rugsiftari «lincgnik 

«aàsfe-f^ qaetìÀ nli>«gber<ti^oi iik te hamighc* 
tfojopa. ma^ m)i i&en^ un Mgàfiei<»aiyuic«nb 

iBCt,Fu^ Ip. éblitodia peaaoa&jWn-^ùeqaeDtà 
ÌBicoiB^igBÌe^iqu nsn.' d'sioaQti* (^«ono^M- 
<tfft""*h«^ Scegliti lU^ amica, dpb< che t'aceuKi^ 
d, iat& tei Piliule «he U oalmt le iìirìe tosAiei 
-VÀvi kuàtaiia cbi teatrali spiattacòti e^lle tan- 
ncete'cùio^y'itui più di,taUo;daUa iattura ikt 
fforoiiBiattt « laacàyii,'* ÓDgofanaBqte' ds qiwUi 
del'too luaestn». Ovidio (l). Vuoi tii poi aapoc 
«[uabido sarai pertlettamente guaritjol Quando pò* 
trai imrire la £dila JokateBerù eoa aita aenif 
paUgUr .d-'umòre e tcoloDe, e batiav in fraftte 
«Hi^affiiiti^'.mieQnQ-queUi cbe-un-, teninK «cUni 
«aqae 'jkvdbj'U^òos preaipis- nmedj ^p» a'sitii 
ÌB6Acu.ipergefitmtedi«p Ocìdio: w.neHfia: dcgH 
aftriJkwerainiatoaEnl^atì,- e ^ dare aiaà U 
lAorfcBff- cfab lB:rfal\ii^ (k* quali nrìk BUglv 



'' ^ubmooeo dòtei iiaptus ipse meai, 

Catìtmaàhiìm'f agito', non erf intmlhif nffwn^ ' 

iV«c rigi<fo« moret Teia ifuta tfe<£f. 
Coemina ^lù potuìf. tufo lepìit JìbiJli.M . . .. 

I^«/ tua cujut cpiu Cynthia tota fuit ? 
Qui* potuit Ìteta.duntit',éiicedtre--GaÌh?< .-■- ,. i ■ 

Et mea ìtetàv-quiA^itmxwi/i rfulc^- «toMBri- 
-■ ..,;> .r;-:-„^; XUined. Amor. 



_, ,-™..Coo'jlc 



tt^^^Jtéeifitimre'i ■da-nei JSitaedh d'>àmere^ 

IttéUfére', cHeid^ttanò e «cquistàn foi-aa *ix»> 

«yBiiia'a'<jòaittO'«glidiw. < •:..•<' , . v.,* 

i-' %! ElUtU PofflnHIO'Sciisse elicti conforme'Ut 
Stìtaéino^ d^'fJHale'jnencaè'pei'^uU aheVDq 
piieàoìà'pait^; eé^ìl meliti àme'irmtgaàaàedaaae 
ti nfodCr di' Meditafe il l«r volto ^ « di oonsan* 
■ttitìiè «d'iMtyU^ferttè! ravrenentefesK >Ql)in dc^ 
di^ dirarìstràtò flie la cudm? >feanid&'- led au-t 
ménta là'VéntlMà di tutbif te -cose-,':pnia><ft>(Jfa« 
€Xme III* cèKó''8tildio di colliractlaipropriai hdtf 
kata', ' e d' adnrnaréi alle donne ivfa ere pcÀcéds 
flcciAdA ; da che'Ia'moUezu e ì1i1ds80'ÌdiBi«i« 
t^tlO' n tat'"péFvaiBti',' {^' 'gli uenriiù istM> 
vi ti ^isft di fÉtamiilé si enMvana..%-a fiallt- 
S^ó ,' ile >A&b ' genetta '^mnr ipiù .atuéia.^-|}ii 
tèmpo non potea- i>erder#'idi>>qi>e:l^cll''«Hàt>'fì»- 
•céssero (ly (^ìndi 'pdùftì^ una.ctarkai'-feubura 
ptìr ^ votea'j ai'vòlge il •poeU a doaslglirir cftisf 
più esseiteSallé e )»ilnknr ^telU ■àì&o- sjnfito e dei 
costumi, perocché findmente il tempq, dic'^li, 
dìstrqggerò le .vQStre btìlezze , e verrà un giòiiio 
in cui arrossir^ ..iJlg. affacciarvi .'aljp, speojljio, 



(i) JVee tanum Ìn(lr^;«um,'4l'm>Bi*.cuMii-p/aMiMJ^,< ; i 

Cum comlbi habeàni MK^ti^^noiUa kìbm. . ..' .'^ 
Fxminea fftfrt póitiMtur bige montiti' ^- i- .v -.i' 

Et vix (k2 «Mhui-, 'iBifjto'j ffiBd^aàdat.f hmbet^- \ 
"■ ' - ■-■"'■ ■ '■ de MedicMu. Faufli. 



D,a,l,zt!dbvG00aIf 



Hifià' atM8Biy>e lriniiHNKÌtifnijUi6Ì tuttìMi^offli, (|i« 
vétta i^M .keUkiy « dui)ai'Mmpro,ii,',AmQ<% ^9 

TÌrtù , si & strada a dwBfeaipfqswsiyJH., ifintjfl 

pettey ^8 -IH' BftorbidejEan ckUeii,f^|T«4, e^f^bw^ 

radi liÉulic ttoiiW^ di' 4nielM^ e. àì,0pi^9i¥^ 
-.usar la «otteliaeotfe J&.BpilB.tt (fonqQiH^ ^ 
■qi»i'inaai;lUci«rài-.di-.j<ii* di; p»fng^,«eiwil WV 
Atipo poeia.ià><& ee«Daeer«) hii qu«pt^. frqiwn^ii^ 
vnlente' intfnieckve DafaimbsUi,,nip^niQ^o,GU#»r . 
|iep W propiiétiiiei tei virlù-^»rticol#n, dell' e^fcifr, * 

f)Oti^ aansttrarir aiuto <i» cÀ/fu,>copipo6tf>^uep 
flfee)rP<nmeUo^i9hGi^uat)tww[aet,breTPi, i:;oW|.{4r 
Vìm^tare 'moha/,fain e. fa^ca,) ,i9fi inrigi ^ puìf 
IrifcaCo ' ^ 'lui / <prì«a > che vin> iuoe i^tfciafj^ il ;t$)l?^ 

■Mbro^-ifell^ '.-^Hc) rf?i«/%ire (3). . , , ' 

1'^: JMa:< pas8aiim< «itftfi a-paclw. ^1 <^U* opiepa., 
Iai<p6nli4l«ki.-)fella; iquàlf Dgoi.'wnator.'di^^pwsu e 

■■ ' " •' ■ ; • '•' '■ '" ■•,' ' ■ ' '■"■ :^i LJffl.^ 

(lì fempus ffi'i gwowoj jj^eculrv» ' ók^ie'^^jrtit', ■■ ' 
^ '% vAhifiigu'àtérii tituiia'-iit^it. ' ■ "■'■ lio^-" 
SuJ^H , et hngam probità* perdurai in aéoum , 
' F^l^lB ■m ar ' amn» . hmL -brr» pwttfel- n^ or ,- . . 

de Modioàm. Facìei. ' 

jSinc quoque proetUMMv ia>(rt ptiiMa. jigun£P' ■ ^ 
- .]* ^ .....'■.,)< jì. Ali. 4HMt.' Lib. in. 



_ ,;™:,G00glf 



.54 

^tìmar graris^a*: ló Ihtenilo !^ Medea iragéflijl 
^' Ovidio. E «io di,cd , perchè '^Tmiariio , se .prei 
star TÒgliam fede all' autore del dialogo dctlé 
C0gioni delia cor;roUa eloquenta, die non vi 
avea in Roma a^suoi tempi libro di 'Messala ^ 
jd'Asijiio, Ulustre al pari dell' Ovidiana'TVledeaj 
e Quintiliano m^esinio sobrio tanto ili lodare 
assicura, chela'Medea potea dimostrai^ diche 
saria stato capace Ovidio , se in luogo di fa- 
sciar libero il freno ' al sifo jngegnò , saputo 
V-avessa t^for moderare (i). Balle quali parole 
di Fabid si j>ii& arguire , che la Medea fesse 
■lina -^lle ojwre più giudiziose e perfette del no- 
stro autóre. Già ^no, da' suoi prìm'auni rivolto 
^U avea il pMisiero ^,farù nome colla Tragedia ; 
ma questa èra tale^ìmpfesa a cui tro}^ difficil- 
mente un- '«oluttuosó poteva attendere nei ferror 
dell'età e nd rigoglio delle passioni' (■3). Ad 



(r) Inrtitut. I.ft>. X. Capr. IT. 

>nte aòcinta » drttair* nu ati* 

irn deHSigMitJ con Giove, cb« 

Io 14 Gygantomaf^ta, • parea- 

a pvr ben rhiseiroe. Ms meatn 

«confitta de' g[iMiiti , « «teva 

. , i Otove Coti tutti i som fulmini, 

che avrenoe niSl ? Vsdi ten^il caio ! Enirò tm dì 

il ghirìbiuo in capo a GoriatiB di DOn voler ricffvwe 

in cata.ii'poetai ".Eli chiuae la ^bria in fàeoia. Da 

^usl giorno in tk' ^i eaddsr di mano t fulmjnì , • 

'Giovo isteeao ^1 back dell' animo ; poiché «gli ìinn 

couobbe che la porta chinui della aoa ìnBamorata ora 

4 lai niaggiftr fiiliniae ,- cln non t ftibutn> slaan di 

SiAre,' Laìciatt dniKine in pam i gigBHtl'ed i vmì 



D,a,l,z<,d=vG00gk' 



^ 4i- 

n^'sji pot^,,pftrtiy..,diJ, 8UQ .cuore; e \a latti 
napatre ^^ sfay^. 'dettaudò ,/'. j^rte, tf amare,, egH 
éfe^,h Hm^^* f^ comingiata e beo^ avviata in 
^fte; ^a,|Cpp,ì4o si rise dì luì, ? Yeggendotò 
«c^t^^o.e cptur/iatp ,,fece' na»|re fm it'ppe^ 
ip la Bella tal rigsa , clip (juesu non ^otè'ptìt' 
aUora svilir Ti^raprésa (^). Ma tà; Deal "dàU 
Tragedia, superba ^ gli. onori ricefjitl "ùii ài 
cUlla Greqa, e' ptKO-^'dell' Italia conteiita (3)'; 



cp' erano f a^mi' sue, e qaestn ^inaerò al fìatf ed S 

molliroB la cbiitaa pAta. 

.d^uà m-fifii^m»mi£f eitìettia dicnstAfitbl^ > __, 

/n tnanibJt aimiiot ii 'cunt Jave ftinBi htAai&f 

Cfaìwit «micq /urw. Ego cwa Jone fidrggn onnàj 
£xcidìt ii^nió Jupit^ ipfe,m^, ;« . .^ 

ifmo-'^m^th «tf .9oi)wft rtwuLP fi^^it >wgfMK;. . ,, 

- i») A»** lltalja «ntiod, bkjww froppq f«ggttn»a 
'4ell* Bi«d((iy.a iKW)ifcgi^4 asMid! bugna TaacilSie, 
'H Kpt»tia àa4 9 lr((..Ìj^ ne coflfay;|po jpÌjo .^deU'jra- 
'OartiilitJi itt^^P da|Q«<\^rfua.&[iri^.^ T^iV ^ a^tm 



/ 



■^. . . . > 

^fe^H ^1 più btto P readerb cekèfeiancke md 
Lazio- Ma incontrò in quel punto uDa rìvalcr 
poMWitey ^e-ÌH- i j i mi c b e- parte -a- ntteì -^iseg^ 
s'oppose (,i*. Pure malgrado di tanti ostacoli, 
ébhe" fiqj^ttoeùfeJia' Medea Éòmi>in>éQ^ C^)V^ 

ì^ .■:■ I -.. ■ 

allri Paonvio ed..Ao«M Tragici «gititi. ««ette ,«1 ^- 
4tri« «^Q9intil;«n«..(i>ib. X; Cap. h) (>er la gravità 
df)|h>-Met«DM,.(*r, U fMM ^ir^H^Mu^gii , » {>el 
4MAlo-<iL»'pil^afi«gKt: ma.p»r» s^ ilii4)i'*lo|a»Bai. * 
HiBcità -^.^tila ohe -potuna -^e .^lere^JCififgrQne fiqi p^ 
a^. Bruta ^n 'tevis (l'at£vipitt - «h* Pac^Tìp ta«^ 
w)iv«a..lia «(da Txi^sdia UaÌiw che p9l*«fe venire ^ 
cpnlrintto di.qqalnoaw altra a«<ì^.ept ■ «ecoDdo Quims 
(^flOn,,al Ìnegfl'.jolt«U> . V julteite di Va^ CdopA' Iéj' 

. (t) Ele{.--Ìi.LUt. ni. iUnoc£biaHA« flSMi.qwitC 
fil,t^B,,.« fo^ita d' éM«r letta, ObfriAqu'fri U pOekiii 
ohe paueggiando iot bn folto bàwat mediuva a .^mk 
Poema doTeue rivolger"- Ia qóeMo gli. *i .parano in- 
nanzi due doBBB ch'egli poeti oametibi doMiive. L^Una 
^ la Ti^edia , .J' Elegia l'altra. Ciascana delle due 
Tvnebbe a «e .tran;* il posta, ciamnili Nferìsoe i' mto^ 
riti propri. Egli finalnitnte. dopo d- sTer. considerato'. 
die la Ttragedìa è tei .operaobe caolt» ctndio e molta 
fafìoa tiomcìa.fton eoiì esiendo dell'Elegia, delibera 
per breve ivmffi noceti 4t';8égaÌMi^uArt*uUiw'a- S'ùf-t 
jrettirìn dunque i ver^ .am^fatii >[ ò, B f B mhwide) mwifrv- 
ancora c'S tempo, c&e a Urf^ ^ mi io]I«ffia un'opera 
onoi maggiore.. S^ter. quest'opera liNaà nugierei Ì0' 
non. Credo oliih^llto iDteadewr'ehe'le'Abaea ,: • il' 
Ppdnui ti;egioiQ ia geoece, a non già W iiebmwfoii^ 
epWaltrI. ime*** pme tutdande-a taU^ilrcoatMte. 
(9)-£< mtff*unt popola mltata-Pfi ei ma l i t <f«ye , ■ t • ■■ 
'^«tpe iKi^^ *tiam d^tiauere tm*- ' ^ ' ■ 



,.,,::. Cookie 



^fftuMì'iitMgùi il >Ivitao^(ii)/ Tanti 'Poeuì là - 



M qe£mus tragìi]Ìi scriptiun regale ,e»tth.if'ttu: ' , , 

^óàequé' gravis aebet verba cothimm hahet. , 

Tutu. Uh. IL 
Connina quod pieno tallari nostra Theatro 
'• f%rtibuiikptaildi''écrmsi imfc'éj'Vnéfi #i);- ■' ' "''= 
'■■'■ ' ■ ■■ ' ■ ■;. ' / ' THrtJ-LibL-T-'W. 'WE^ 
' -(«) PvislfS «bbjaait) -Éccwnnata la'^ag^aftj dPVM^^ 

fe lui- clAi'cen(^b''t4éM dai OMntAAitiltbri tr^pél 

^«ni > qofe^'Liiolii V«fiA'«li«fll4nd'fit'ìtt dbéitM^fl^ 
di' Plòiiii fase» a a«r <Lutrri'-Eà«t4« » 'tnwio Vìt^ 

ecoellente, ma aa«bta aatai d'iib I^aeifti ; fa ' g t Srf l P 
AUtiQalti-fo ««4«brat<i d^'>FlÌ«to p«l' ^Hnatf-Je^iiEo 

-.■ '; -■,-r, 1.' ; .j<rtriq*o»' «#•*■■"'■ ■■■^■nniy s.mool. 

■ -' ■■■-'■ «'■■- -...Mi. -, .jiiiiaE i,in.iv 

Edir«)>tr»««"rtsiiT(fffOT<e'lft''4lii«i>iM 'd'XRèetb.' ''''"' '<>'' 
Saii»Hf 'Varia fàrtb,'*thoitiaM-' '■■'■ ■ ■■ ''-i '"'' 

.-■■PSMor ; 'iiAepWiti' oarminiir oiJtehJ - -■''-'■:■■ ■ ' ■■"'• 

£td>% V^ am 'Virgin» l*-6jQ0ffr-it pnStWttt"1»Ìiim 
.. .J....J- ,-.iv-.v- j lopiimUi-.wJifc !.!■■, (l'Ut-,.. .■ , rt-— .■li-, 

tRt feni KitaMeteì SirK>VÌj-'IUk>. f ; p(n4à&(IW<B EIfóeMani'." 
E %twi* tW «ta d^«ilimo «eéOtan» «' gtWtft V'iAnj^hi' 
lo alnèr « WitMA, «oeM «l'fAot^Mdati-pariatfMoltW 
fa ad Ognt- i W Ma »tirgh"^<aia'*M>CTeiW«\q'i3<m'aW»Pe.'Vif ■ 
gii» , Vario , ed Omub --^ma4«n'0 ttn 'Pl4«m'r<^«o 
Bo^ M te piii ioviiUalnle ^ ' V moellooM- degU' 



j,.,i,z<»i.vGoogIt> 



niiiiiMii il mmaao !.■ ii^ty» le 'IT JM to iepA U, .-ymà 



lMgegnÌ,apal'iÌKnla'd«ir,ainic»i«>eqdn*,«aorìr NbBk 
ptwnwlì^iin'avflalòv IX. (lai Jibixfl. do>« narra (^ao 
•inleiu^o obe aulU Vìa Sacra ^ibe àama kapattna^ 
ibqoaleper qn*; in4ìK«atB oftn^WetttttS si ToUa mm« 
Aoporirioy^ oang^mttnfa br«va«ent* con&atata -^»l 
eSf fcliai» VàBnfltti iotm>m<>U« ragtosi. nttllanalettena 
t*pra-l9adi d'Oraaio (rfcdoUe dal GomcMì pAg.i&^'l 
sliètub «•p'auasne cb4. fa «t^on. gnndMtìM»; al 
amtto>'Vwiu. IniftsroaohA ut paf oldOMttft .ìa boMft 
Oranw a qatì itct»i»m: n ta mi ferrni pvr «pMn, 
«•a 4ÌTtii te ttials:\9 mk mi C4nwo0(-e li c«DoM*ya 
{Mar mai*, cha tvite caie vedrai dii^e, cht non aaw<4 
the pv anùeo certamente injkriorv. 4 Frtca e a .forM» 
i& IwNff Tue iM(i, twa ^iicKni. jf&tràt , omicHm. 
ì' JV»i»Variuin facivs ete. «fva qui vlnaranda tutte')* 
■■B' prodatae , fra le qualh una «ra qMUa djacriv^ 
io un momento moltÌMÌmi T«rsi. £rH poi Varif) fjr^ 
i'pìit cari «d tnoniti wnioi d'Auga»to,. 4al <i]il«le 
rfibarrò àMi doAi , «on lode nolla 4^1 i^Wt*»»' . 
Tàt-,neque detUtSorant tu» àe tt judiciai, otqitp ■ : 

Jfofwrìa qu<a mtfbd liawtìi ow*< lattàe^ inivutd ■:••■ ;'■■ ■ 
Dilecà libi FìrgUiiu Variutque Portaa* ■ . .-h •> > 

Jlorat. Epist. I^ hik. Ih ,ad AufBIt. 
L' opere Jt Vi*ia ttrtte andaroa puduM > Utane /tU 
coni H{uarci f oatW oon&ontati àm. Macrobtoi^av^Mtri 
di Virgilia , ed imitali pnr da .q^est'uftìCite. ( Ved, 
Mauob. Satncm Ki«b.:I. .Gap. L.» Il) Aaoh* qiwfli 
due Tersi dell' Epistola XVL del Iib. 1. d'Or«2Ì!»<«Ì 
io^ionet tcatli dk' hd facMpa idi> Vailo, in .Ìq4« .<Ìi 
Augnate.'.:. ■-, ;,■ ,, ., ■ ,,■ . >. ■■'.; 

To iM «i^fif ■iiàeum pepubu «dit , ^mpopvimp tu^. . . 
tfarwC. in antiqua fui «Muati4 41 ^ «t mhi 
JupibiF et».. ■..■.,.■..,.■ 1 .■.;(,-. . " ,- 
Ciò ohe poi dio* Senio yiA.'-^.aiiiJMmB.ji tìfiBoi.^ 



D,=,l,z<,d.vG00gIf 



*0* » S9 

■iMiiSpil^lpoiore in 1^ mauìetv. <ti poetili 
lami; fccw>'(icllerìginnluò venisse come lut 



cUe Tario are^w itm meglie IcAonliMnac , di amì 
^tgUìo'-iMn iodama ^inDaiD(M-asBBt.chefVii||JU»<kM« 
ii'iIcggvqaa.awtBi au Ma Tragedia, e A'etM U:Gh> 
CMW p»fir oelkr Éaaai d«l n>arila,'il qCial«. hi.sn»* 
téMfl in kniB'CoaRi' ■xw» ma ' proptìa 1 1 1! iffpsfBo ptfl 
ara 'A «die Ita invaiata dafComnentatori a caoaiJars 
lo abadlgliaota lettore, a a &r modra d'iogegao n^i^ 
V ÌDt«rpiatBi« .gna) pa>ao dell' £{;la||« lil. ai Marao* 
Siytìré eogt pMtUi Vayoif ci^àattimai^ai tfttA\» d'aia 
iniaiprale.aflHoa d'Orlixia, che Q. Varrà namin» V 
noitto Vario, '« «Ila aNÌcur& aier «gli innolalo A Ciaiia 
Ptmaigiaao'il Tiastn dopo cb« gli ehUa data lauirt» 
po) «rdia d' Augnato. ( Vedi il Tirabotcbi Taiq. %. 
pag. i5a)vBMa quella notìaie cbediLncio Vario idi 
voAiM fatto raocorre. Mwlti aoao ì. Vacì, «o'qaall fu 
dà; CoaiiuoBtattri a^antbiato il nottro YAno ': e fin 

Qidnàliù Fan ÌWMVO goerriw ino iaiàlioej « «eUf r* 
aia^olannttdt* par U: tooiMHa che ^ii diodo Amiau, 
e per lo.^4Fdal«' legioni , ondo a'aooÌM da ao mor 
dotinfo: Is onore -di «oatni patii VirgiliD' aU'£glagh 
VI. in qli©' Torai i i . . 1 . . , t 

Wiac ego ( nomfua tipo- ft'&ì «vnC ^oì dtcere louiief 
Toro, titlM «Ifionf, «C^ùtia olndero Mia) 
j4fre«M(t tmui wi ji aaftor ■ grwidiwo jHiwub. 

^ airEgloj» IX. ...:■,-' 

J9mn ntqu» adkit Fwo «à3e<v , Imi dioffo Ciww. 

liwogaadolo'fono oMl,.pprc1i% aatè alata- MBaA^di 
buon gotto nelle lettore, ma mòho pia per nadarlo 
a Be'-beoav^o naUa diainbuajiws .Allo lauapagao. 
■Ila quale ia Varo, dopola.baliaeU«'diEÌlÌppi «Mtto 
oon altn, come •'ha da DoHto nalU TÌta.di Vi>fi)i>4t 
la 2>oaato n' i imr l' nuiociii 



DiailizodbvGoOgle 



portento , e le cfonne non meno. cKe glt^Doimini 
OQii^rafiseco c^ifmcere questa; tanto,. ctecaiitàt<^ 



i' 



Quieto ^TO Cremonete per atle»tsto d'EatebÌAi 
unico » famjlive d!Or««io e Virgilio, • Toluto ancbe 
da molti parente rli qne*t^ ultiino: In morte certo dì 
qu««lo, Qvintilio F^r», è .«critta 1' Oda XXVl. dql 
lib. L d' O^atio' diretta a Yirgilio , dove si 'fiinnft 
fingi <V ijtì fitiorevoli malto, e questi probabiTmètita 
> quel Quiol'lio Varo medesimo , al quale è indirÌB* 
inta l'.oda IJtV^. del libro 4^ato. fera ooitui, M noÀ 
poeta, intendentleàimo almep di poesìa^ e siaterb « 
rigoroso giudìee di coloro che gli leggevano i'' Ì6t 
^^jDlì. .Carreggi qui e qua, diceva egli, che Mie eor^ 
Jpt^eni noD gli garbarano , volerà che li rifaceiserò 
Tversi Decanti. Che «e |km taluno a mate in cDor rìce? 
Te*» {li avvertiiDjeuti 11101,% voleva b>)zÌ dì Anen* 
idve, difenda gli errori p. non 'diceva più biotto, é'tò 
JasciaTi^ pa^onfgeiarsi so|o é leBp'e^ul^, 'Vdài Or42Ì4 
jirt. Poetic. vera, 435. ,■ , 

Pubiio\A^er\o Vara, celebre ginrebonanlto .dìicepól^ 
di Sulpicio , ed amatore , secondo Gelido , %ib.' VÌ. 
Qaif. V. d^tirbitò.. Si pretende da molli cÉe GÓsln 
ÌÌfn»p da prima oal)MlaÌp_,j9,bbe poi abbaa^onali én 
«trop«iiti di tua.profqssioAe^.si. votsesse alle feggi''^ 
«rÌIb x[uaU, mirabilmente ^uicì. Ciò, Stf>o,n prcffetaida 
4* molli fondati ÌB.que' versi d'Orazio: ,^ 

«. • -■■ .. .- « m( A^éiiiv iìafer , ararvi 
Abfecto irutrumento aTtÌs\ ctausa^ue ta^efna 
^utor eràtì tàpieamae merii tic opfjmm -vmnU 
£11 tipifix. 8at..m. lib. I. yedi il TiMboschi Toiij: t 
■ pag-.»?*- 

fica questi amico grande di GataUo. ^04, «attore .: 
delie donne belle e gra'ìoM ; ' . *' >' 

Fgmt pie meui a^ juof wrngrrc - "' .' 

Vìtuin daxerat e font «tithun : 



,l,zM:,.,G00glf 



6i 

Ofìctip (j) , ,lf qatle ben pre^ trov& ap^te 

IwrSii? Ifl^selpra^iìlustri di Hóioaj è stringer po(3 
anii<iiia dS^tutte le 'più (iòtte pèrsone.' Unsi 
delle case in cui fu ^;li accolto nn da^ anni 
«u3f ^riinj ,' tu la casa Fabia (?)" antìdògd- 
fo^ e nobilissima, perchè derìvuitevda uu solo 



ScórtiRam, ta'%ihir^ente vhwA %a,^' ''" '] 

Jfop torte SleptSum ntó mvinaltum. " . . ' 

ficcato, ch'età iniiDcalor df parot^f, <;d, uo'mo'falt*, 

|Jì,<che molto ii lagna i( Veronese poeta, Ca^ XX3& 
A^h^ne im/rieiricf Mque ^thaminis falie iodalliài j' ' 
Jat^^ tal mìter^et , dure, tui' dultii nrnìòiJit ■ 
Jain Ttte proili^fe rh'"- '*°'^ duhUiu fallerà perfide ite'.' ' 

Kè qui fiaibcono Ì Tari- Ma' dì nn'^ Luoio" Vtf^ 
Epìoi^reo amico di Celare caria l^iiiutìliadu tn pa»> 
It^nAo Gap. III. Lìli. VI. Era costurforie qu»l Vai^ 
amante, poi •Tiaertor dì Catiidia, cta' dirèwe OfatÙ 
t^<Ja V. den'£po(fo.Parini'ei]lÌiaQntntJ)MRaidHb: X 
Cap.^ III. trovo ^ue»te ^róle. F'ii'gi(làrti quoque paa* 
_Ìiutimoì* ^ie éompoiiàltsé cèrtui ouctòr ettyari^. Éccà in 
'^apapo OD altro Vat-o, E più afinve ile lono, cfei 
4Te«ae It^aa di (ent^refor diflró! Qoat 'intrraTTgHa perA 
M. i Co in mp II tato ri-, che anche le' cdM pi^ cHsfè 
fpàrger togtiiAl dì' tCDebre, noo f^oendb Ib debtta dl^ 
WÌnKiótie fra Varo «.Vario, m» pròiAtacaarofenl* Vay* 
e VariochiaOiandu'^ penonaggio inediJ$ìhio,eittptetvtfA 
di conFniione ed" jncertesxa tutto 'ciò che «1 ttott^ 
Lodò Variò' i* appettai ' ' •■■"-■- 
(l)_ Cawiind yècwunf ut me cejJTtoicifrt iwffe?»* - ■ 

Oiìtme non fautta fatmlna Ptrgiie meo. • 

Tri*l. Uh. n. 

^fi) Qaod cwn vestra dònats tenérti 'nXK ititiper ak aimU 

CÙUa tit, ette vetta nimctUn càgor vhut. ' " 

de Poat lifb. II. £f>. II; ad Feb. 



DiailizodbvGoOgle 



raftipoHd tìlie-*ipw^visse ài ramoBi; treapto l'ftj 
n^a battaglia' di' Cromia uctì^' fj).Wl(^1:^ 
iii'questa da prima'il padre di Fabio - IVfaiMBiò / 
tl,>^ale còdgliMlibura ' il Biimomn''fl8sboei^Utct 
Paolo FalauJ Ma*iiffio, grande ■drfatorer ed- anùed 
d*Orari»'(b). Che thesìa cfi cìòj ■otwtoiaecolio 
ìien vòlontiéri in 'sua casa il ift)stro OtÌ(^,''« 
in lui-scorgeiwlo OD talento meravi^oeò per la 
l^òesia , Al mio de' pffaui che gli ^ coieii^i eS 
impulsi a cohìTffrla , e a fario risMvere di met^ 
•ert* irf luéci stìci versi (3)1 Vide jjn questa «assi 
nascere il suo amico Fabio, cui tante Epistole 
scrisse dal Ponto, che Ci fiiR'féde detta" scaifl* 
hievole loro aqiifTzia. Il ' vkle nascere, lu udì 
i' piirai Vagiti, e. i primi, baci gU «fiale siri 
ndla culla- (4)- Soitì questo' FaUo dalla natura 



{}) Maxime 'jtIì tantì litéttsurajtt "iioMmit ìm^eì / ' ' ' 

■Et-geminas aròmi nobilitate genui ; 
<^ia iMuci ut posm , quamoit cecUeretrecèntì', ! 

' iVo» omnes Fàhiot abslulit una dien , ' 

Lib. 1. Epist. , H. do PooC 
(ft) I.eltere «opra Cornelio Celiò.' pa^. 944.' 

(3) Afa tuiM itle patery Latiae Jacttn^a iinguàe , ** 
: i^a'noninferior nobSitatè fuit : , ., . 

Primut vt óuàeren^ conunittere carmina fama 
Impuliti ingenti' dux fuit' aie mei. 

de Poni, Ep. HI. Lib. IT. 

(4) Moait amicitìm tur» (s conitanlia hngae ,' ' ! 
Alile (uoi ortui qats ttùhi caepa fiat. 

JU quod , eros oliit Jaetus , mihi tuitui amicus , ' - 

,Quoàiue libi in cwtis oscula prima àè'R. ' ' '' 
Ibid. 



J.,r,l,z<»i:,., Google . 



pikdiaUhnefitQ dH»- padm^.e anche .«TiOvidittf 
divoineliiravói. aratore tf^).. PniMi,in„nioglie poi 
M«rzia , «mlcùnam ^ . tx>me . Toab^ aUtigino; cMb 
teiBa>ti^lie..d3.0vi(tio,'e quf^d 4U^ occ8fiione..di 
Oli' 'tal matiuBonio., GQD^jqte un EpitaUaùo,iio 
«ui. corto 'a^.&ttiQ ,f>ompa ^i tuMo, il sdo.hh 
gegno(%Era Harria dama iHt]i)MUnina,.pitnclHt 
(liso«nde*>da|l. Filippo. cb« asea Avqta a mor 
f^ vufla 4Ìa inat«r;iia. d' Angusta 44)- >^^ Pm 
balia MHii e. piena di spirito (5):j .ma isam # 



(i) JAaiAis , qm eìarU tM>mm xArbìiibiu aqum , 

Nec *trùt ingenium nobUiIaU premi. lUid'. 

'^a) Stacipt RatmMt facun^a , Maxirtìe , tkagavt. 
Difficiiit cauta V>ite*-patrocinium. 

JStt mala, cAfiteitr ; »^ !• àonaJUt ag»ih». 



lUé ^ tìÉÌ* 

Cui tua tuaniunqiMfit. mirantì «untfoTr^^&M 

d*Ì»«M..UU I. Ep.Jt 

Et ceàni'fouilo earmina digita. 7oro^. ì^d. 

(4)- I f -: • > • . - cIb"' monumenta P/ùBppi 

Adipicit j -wtd». trfihit -Maràa caitft^gtauu 
Marcia joffiMO ,^q[uctarn nonwn «^ ■4ac(t - < 
ifapta fulf^^Jtdam ÙSfitfTtera Cmmtu iMt , ( ewi a 

■ ■ (.Filippo ■' 

O éetnu, o «ocra /cmirtft duna 4"»*^^ 

.. . , _ .-/ -. F«l. Lib. VI 

(5) Morda . ,..; '.•..■•.,.• 

In qua par fa4ks wokUitaU tua. 
Far anima ^ap^fie forma tuo reipontUt in iUa: . . 
Et genui c^&ciftl., inBeniumQae.timttl. 

Ftrt. Lib. VI 



,t,z<»i:,.,G00gIf 



6# ■■'..,- 

]Bulica altnMà^'^MIdf^'iftr^ stiU''ìitf)ata'« temuta 

feiMleKKa R«lte>'(^nfte, tns Ae tehieà'Ià virtù, 
4]ùibtaD^6 TcSAttasse Ulora-feo^térsf, -e la pi-^* 
giase anche roi ano ctnire. Eré Màrzia in (H;>q;ipia 
dariAa vaietitéf ésrir^be eàandìo nétta' 'mia bpU 
wmejperfetta.i^iando^ imrgati sì p^t^t^ da una' 
waipwtanatK àatìitì^ di quella 'tdcliéf«Ua troj^ 
cOD|un»al bet'MBtd, di honaaper oom^'i [iropri ,' 
eoa tacere i fatti altrui, il che in Marzia pijidusfie, 
eòme si' sospettò, una funestisama conseguenza, 
la xòorto eioi del ipaiito (i). CoiBt)n(|ae' però- 



ia casa 



di questo, Ovidio frequentava' piòr che mai 
osa di'F;d)ìò,' vi si trbTava a pì^,sq}enm, 



-^i) Riparlerò qui -it fttto- narrato da Tacito, e'il 
riporterò fKOB^' U tradurioAe (^vl DHVatifalJ. CArM- 
era voce che AugiUto di qae'meti f era trit^hettfita neBa. 
Fionaim a widvrtAgtipyaiConp'T^oìo acer4f,-e da fahia 
fdaxnma toio oetMmpùgriata, Téner*^t t*uferì grondi (Iti ' 
ogni banda , ■» 'segmi d^ «morv , perciti atptttqrti Utto it 
ffOmne a com l'Avalo. MatÒBo- ìé'-fhèlò'-aiià MogSé , 
eUa a Lwia; Cvure il rii^ppe-i iffainmo (mIo mori 
fime di «HI .fiMNM- , poichi nei Tnortiiri^ tMÌita fu Marai^ 
1^. toUigartUa-inot^'are delia- msrt« del lU&mwUU' Tacito 
clips ruaioT «rot, otide .della garrulità di M^rna, v'era 
«oapfltto , «OH cenMtuu PlnliirM 4ail)i .|^ cota ■ più _ 
cbiaramcnut', ma oltie che •oitfeite Manta bìterii 
Qodaa da «è iiwdMin)a anw ctie morfiatf il ooiuotìe,' 
per di*p:etlo d'aver parlato', oo«a contrària a quanto 
ne (ti^ Tacito j aeaiabia anclie, éoioe henò aVvetll 
il Biancan), il neiae-di Fabio con l|aklto di Fulvio, ' 
tàò <^ milito d'avlo^kà to^te dita tua liarrastone; 
Plinio looca ^i ^or qoAMo fino* ina Qoa parla nh ' 
clel7 viaggio aUta PtaiMaa 4'Atogptto^ ni di Marxia», 



juiiizodbvGooglf 



ra(^JÌc^;^^nti|9)^,,pop ti:^t;^,^0ttttoN.«'iirìUanttt 
fHp ^,^?l:^q,,.4j3g[M)c..pc»fè-,ìlpiùi.iIi«cifiy 

?*A»M1« s^:<»i»4^ai»-. (»)■:'■''■■■ • -h 
[^c^jp[elr,ffil4p;^ ciffeUK!e.M^ Valerio :*I«SB 

flM-p4QÌf)wm ,0.).i^ ert. iBtaebeo9iBttuaB<^ 

.-ir^tiUri, '-"-i^."' ■•- , ■^-•' '^ ;;':;' ;;''';v,;7'' 

,tì.vii"'i*i{'t^iii'' '">ii'(".; ■•'■.■I >'<!' .'•■■■-'•■■■■ 1' ' '' ' 
(^)4/fe..f^,ft4fl</)tu>.>:caM^'.9Mi»lMtkp')toMbl ■ ' ■' 

fi) laa a^o ium ..... , 

Cu/ui'te JoZìfùfn, meiTÙni, ìaud'ai« £beII(M , 

(^«P^h.^W^wmQ.'Uaiditaa'Cmia «fm iigbaoit.-. 
P*',»» .«mtìfi*ftrUB»l# 4tg|BiJs#«4»jqittM«voianÌÉM.-. -> 

uViDio "ita 5 



_ ,l,z<,i:,.,G00glf 






del lÀb. I. del Ponto. Che quetlo^ sia quel Cotta a cui 
-ti^ttcdtamente ^rioe il poeta, lo mostra il Mum« c4- 
-tituire di Maitlimì ad' am^ndue, il vedére 'chh ObidÌ^> gli 
■kiiKi'tìOìt egudl' eòrtfìdfnzfi the'a Fàhro,' e che- t'imo 
'»'4'I/Ìt^ entnfi^tìuoli^ diUn- Sntigri*' iSraHre.' fleiltt' foi 
*<Atn-l9')wr't/tè'^umtD"jmH-(ii/M ajtcka'U cognamé :di 0«tn , 

"éfi^era proprio della fàmtg&a AureUa, Sia qui il BiBn- 

''tottf.'©Và iQ'Wota in Vettejd Patercftlo Lib. II. Qap.ria, 

"ili propotito di Messalinij que^ thrigms»iinb [»»(o. 
Felix Wehftt.-jforte'fcDJiahi', pfitna 'bastate *eitt', MeSl^ 
lini opus mandat'Ji*i' est Ttittnoride'; qhi' cif tUtimà ettom 
quam gfnte iiobillor , Higmuimus qui pMrem Coreihiim, 
et cognomen tuum'Euiae fratri relinqirer^t , pt-aipeillut 
nitrico, subita rehell'ione curn semipiena legione viceslma, 
f^eumdatus -hostìli exercitu, ampHiii viginti mìttid'^' 

"U]uM"/uda'fljgdidtqùe. Qxtì dDti({iiV: s4' jlartà d" tir» Me»- 
«Alino figHirolofle!!' orato» -Mes^alb;' il 'quale avtaa 
tm Colta fraleRò, cui dopo morte cedette rf cogridiue 
^'itf^saKrHi.' tJtanqirà n«n -è Hia còitgfiiettara proba- 

' bilìssìùìa'; rh« il Iffbt^alìftó e il Ct>tta di òdi fMrla 
Vél1*ii> , sibilò appanto quél Kfeata'lìmy e qiiiril"Octtt4 

' tnedMJmi, 'fiÈ'"^*»'' aht4i'e»»i di rt;lebfe oratiore, a tui 
kT.ntfirrtté lo'Epìrtolo d' OV«io'?"E bisvret*» thè il 

- 'Bianoótlì uffei'Ma" egli xikK/ che il'M^iialino Oflditfno 
fehi'6^Hàohym)'1!ai43ala'Ooniti».' fLeg^l la nota %i 
pie della pag. la delle Celiiatie ). An^igliba' oH in- 
nanzi, OrrAid ifcK+«rad» a BI*»8lnio Oofta t'Epiat.'!!. 
Lib. III. dal Ponto) ttai te alt»e «ow gli ditte :' 

'atWeVijuódej^'Vbnimia «mpeÀ-lJWXtólbV Cf diiaè." 
■■■ ^■Ihaieiwh (rtorW nObilitaiU kabmt.''"- ■■ *'■* ■> ■■■ ■'' 
"''^103 ■Vòffs'us pktrii-eagnaitaiftoniinii'iitìrtÀT ; ■^- ■' 
''"■i^ii6s 'Pftiind''mUte¥rms.'tlanHe'gat''fSlle'HtòJ:'-'' ' ■' 
"AfÌ/n^iqliè'-'pvi>h^f-^Aiit.i»a'affdmirihit'Comt;-- ' ' ■- 
'"'■3iitfhon'eiies'';'}riterttfli'ii'ìlomUi. ■<■."■■■■■ ' 



DiailizodbvGoOgk' 



9q 

uoscere i' itig^no sommo d'Oùdio, ad iucitarlo 



.•imo detta amico del poeta., dalla, parte 4«1 pikdf* 
1 ((envawa da VoIbio , e dalla (lart* outeURa <!(« Nttnta. 
ija f^oleto Sabino 'abo «in da' tempi dì lUuialo £a 
.•fitar ^Ua paca fn .i .Sabini • i Rvwaai , ebbie «n- 
^Hi9Uige«te Fa^^, e per (XfivagaRHS» taDofa^^l^ cHt«- 
.tpM Marw Valerift MfipaÌ<i Q>riftnQ\.p ()a Jìti)rqA.«bbe 
firincipro y Aweiia ,g«atq d*i Qqt^ M4, ,0<ri4w,db 
. Cotta pnriaado,. fi «piega anoor fUù «luaraa^Bntep^e 
.«U' Epist< XVj:. Lìb^ IV. del Ponto, dice ooù;' -, 
■Te tornea.. in,. tuiia non autim Cotta óÌm* • , ..\ 

Maxìaia, nobilitai iia^enùnata detUt, \ 

■ 'B/etdoifù'ai il .Bianoooi j nijk con questi .passi cb'.ei 
1>«D dotev* aver le^tì ,.«ome loatenere ohe il ^a^ime 
Cotta arriico d'C^.f^die, foun fratello di Fabio ftfas- 

- jntqó? Pafin;! dali*^ qui dello arer provata ti cwi- 
. trarlo, e d' a v^c .dimostrato ck' Colta (ujji figfinoEldi 
^«Mala C)oryìito:.ill iioUro Cotta fioiche dia pri^a 

■ cbnaipavasi l/J^iq. Mt>'ala Corvino, .{ yediil Cawtqlip 
,« il Velici a TÀp^Io ) non tanto aiaanie il cognoijM 

di-tìutta perchè- pe E parte della uia.drB.derìPease ,d>ll't 
(atniglia Aurelia dei Catta, quanto perchè, v'era 
«late adottato j p ia modo, che s'ngliooj* em^ queita 
.rMMbh* -eMml»- .i ' ". ., , 
'Afìitcti^ue padtetfl igeaitieit ad nmàaa Cottati. _ , 

Si (^*^oB c«ef* iuttrì'ufa domm^. ■ < • ■ 

Maito.pdi il tV^Letlipi ,MeA.*ali(ie ,. il.&(»trn CoKa D'ere- 
ditò il cogaome,' e »i feoé quind' . pMt^'Oare ,^ucm 
Aurelio Maswntk QMa^ JHeuaìifia. X| unica scrupolo 
che potr«t{,^.«ace): ridmaov-e, na«cerà daino o iiapersi 
Ibrse coc^|(ren^r»s''p*rcb^ Cpatui ai:(aceue chia.mar 
anche Mastimo. ^a, ti^estv ^ji^npola. (Vanirà tolta* 
.jmoltf .qu«»4e-8Ì. »p^i«,;p«i«r«are^ ich? qii^il'.as^f»? 



J.,.,l,z<,i:..,G00^If 



6» 
a^ stadj , e a dai^U pruove <lì stia amicìzia (i). 
B'it'}]ioe<a' (StB- per gnditadirto .S(*rae^dÌL-.caW«f 
Brétitoi^ia manti dì -questo onWre^ « lte'.efHÌ^SQ 
<mPtetmf,"cbje--fa' cantato- nql itbró (25), (i«(?|e 
Corvino 'afsa'-iante. volte date splendide; .pruotB 
di-Ma 'vittoriosa 'e!c(|uc!Dza. I due;st^raniljDniii){tti, 
^KuoU' di Messala , isiocome- ^faKoiWi.emii.tteUa 
fìrtù'tlél padrey'cotà tereditarboo.ancor l'amtaH 
^ 4i lui pÉV'Ótwiio, delia ^oAe iurdn» oesfó^ 
^^tissibii. fll«s8aUiid oltre ad esser celebre; giier-« 
tté^ò',' fit a]ifeli@t valente oratore, e si oooapjaooat 
ffl dti^iider i- t<ei:, b di 8olIevai^lis(3^-> Anii^^i 
e^ k OviebBiie poesie, & ite lodàn». V^iigen 
^by, ùm eovae S|«io' ch/«;^ era , <ìuni' volle .^abì^, 



dmta'^.J9««»lft. Mare» Faìtrio Corpina ,. td)« p|re(<) 
Mw«Ba,'aUiv,^chiftsnaia .AfKHoaD, oitne all' aver w- 
■nS4diàriopi«tui«(n« dalla prefjL£i|^»tequiaiìi fli^ViU) 
•biainaM JUbnHJ .FtiZefio dfewina , - ( poi per co[ru^ioci,4 
MeitaU ] fa dal proprio valore luprautio ini nato anofai*, 
MffljiH™. fY«di„aiacKib. Satnrn, fiib.^I. Ctip. VI. )^ 
Imperò non n)arBTf^liaMÌlCutlaA?'tTft;;i:iiotef volisi» 
pnlvareiad ■Uiodefsopranaaiiij di <>o>3 *ua tanto glorio», 
(i) Nec,,tuiii .!x0ft,genM9' fot, inficiati^ amicai/ 

Hortator ttudii oauffaqtu faxq«e mei, 

.Ep.y^. Juib..I.de ?9p(. ftd^MsMatiauiii. 
(a) Cui nuj et^cKKimof tupremf^ in fifnere pfintu ^ . 

Et dedimM mtàio *tilpta e^pgf^ X'^ra^. • 

,..,.,.,.• jpp. yjt;ìil;.. iJ.^tt ^#plC 
(3) Nunc ti^ ^t-elpquii m/v iHe d^m^it\cuffidi'4,.^,...: . 

ertim ÌTi vtìhU Jàiiiutji lìngua parenm^ 
.. E4 ttt Jufeimn-rwprit iliif ufou^^ . 



J.,r,l,z<»i:,., Google 



^' - ■•''- •■■'''^' ---■■'. ■,-i. '■ ^ -ij ■ 'figu 

nor 'fìlitèUo' cJcjMéflnlìtoO'j' repra ibntT«K)faU>r(i,9^fX^ 
^', e$^ '^EBgib ipoeta'^a^ Edcenf coatfji eqo^ 

tòtie, akiiae''<felle '^Dali> nei^gUiiinò.;fit^;i|ifi[ 
Fkniiu (3^).' 'Solea'GottB teiiwi ui;iai^(ynf>,jd\ji^Ì7 
cddemià' in' ^iia/'cq8a<, ' dc^e ùpiciiTwìvanO votò 
létteiati e poettj-e''fra'q{ffistiidrau-x]KrtA.i^[dl^ 
jErtinri il caro -suo Ovidio.^ A., queake. aduna^n^ 
t^geié G(Ata^fMKn>:Vm^:fattidli&*esco^« qwidii 
puT'gli ^«n 'fVegm'a" a L^^jBiie i lQrft'(4;)- &> taJÌi 
<^<CKdii teuerair) «l-scnvgei cliiaiw l-^«ngiQe del^ 

fi) Ingenii certe quo noj male teruunui uhm 
Artìbu* flxceptti . saepe òrabatiìr frar. 

Ep, II. Lib. II. de Pont, ad Ma»alm. 
Iieggeat fV» i oompoaimetiti di Tibiril* tn^'XIttgis'^fc 
è fa ^iifnta del )lbt IL aaliils vflmnMtB'dbelliMJmafi 
Atta in oeoBHone che Maauihn» iti ritnwntm-nei AoUigia 
de' Òiànàìci, Vqiwlì apparteuef* l' inUrpratanom 
d«Vern SibilHni. ^ -"■ 

(a) ITe tanifit in tur^a Aon ouilni CiiUa tUar» 
' Pieridam lumen, praeiaStanque ft^t,- { 

Epirt. XVf. LiV IV. de PoDtf 
(3) Digtnmi ,'o iueeniì, paltii iKm dngtner «rit, 
' Dieta Ubi pieno hcrba diierta- Foro. 
Quae quamquam Siigué iréAì lunt pr»pgraMU per horai 

Z.«cta sdtìi miJUUf paucct fuMif. ^umòr,. 
Pbirm Md*ha«c feci reìegenda taep« i'iue'ungHam 

BàeS hihi ipatm primo grata fuere imnut. 
Cumque hOiil totiet lìtctn e àuìcedilie perdant ■ ') 

Firibm iUa ruit , non rKfltate pUtèent 

■ Lib. m. Ep. V. d« PoW 

l^) Dic,tamm, o /iiJmù Otidìorunt pfepw mdoH*A(i 
. Èèqtàd òA hiiiptU admonenre >iieif 
Ccjiùftuf, ubi aut recitas factum modo «orni*'* amicìit 



DoiizaibvGoogle 



...yrf ,, ,., p. ,,( , ,... ,'■-■,.■,■. 

^lódei'.n,? nostre Accademie tanto 'fteijtieittiy^^ 
pure!iper,,la maggior parte iijutili tafitb'. E'poi'i 
fipè \(bbfam parlato della cpiiverskiione Ifetteriria 
^t^fl.^leai teiler flotta in sua casà^.iion ^rà fìiói? 
4i propoMto il dir qualclte cosà de' poeti e lèt- 

fcrn-ili - fiff i im -Ji-Jm a Ai ÌV nRfUìp php fK ^- JU^ £Q.n- 

corsi.a.fòrtoarja. Di Orazio, di Properzio,- di 
Jtapw.j" di Basso", di Totitico abbiam già- fatto 
parpkù or diy^fif^ -^"^liphe peiiiiò, degli àllrj. È 
ìli pi!ira*>di,iq«»tt.:Sard., .Tutjcaiiio ("i.),^. die, ui^ 
Péflraa' comiwsè «nolto ledÀta dal nostro {Ojnàiù 
Ihtitoliittf lìi'#kiW (3). -£r»i Tatìcano ed Ovkbs 

Aiit quod laepe sole', exlgìt ut recltent : - ' 

ffttpifduift qufrìtur ■ tiM Ktens obUta qtad absU? 

Nf'cio qi'id certe sfnlU' aTjetse sui. 
Vtqite ìoqui de'nff ^mlCum.preseiùa s'òlebas,' ^ 
,.1,-^ia^ qitoguf. Xatopii nomeh in ore tuo èsl'f '" '■' 
.,!:>:, ...■ .i - : . I-ìb. m- E(p. V. de Vou%. 

.il {l^ Qmpdo. era .relegalo Sfasone , non sa'pea mài 
^f^lv.ersi a «rÌTOr lettere in \erai ^l'suo Tuticàritf, 
9(m^ f^f^S? ?§)' ^'''i amici,'» ciìt tioit pe^ altni, 
che perchè il vwjaboto TVificano'gli 'barevà el dtii'o 
da non poter, ftqirare nella tuÌR)ira &«A yersò', 'aehza 
itorpiarlo. Puré'l amicizia vinse quéste poetiche à\f~ 
Ji^Ità^ ».dne ;Ppi«lpIe gli direste, ohe sodo la Xlt , 
e la XIV., 4e|, Ijb. ;i,V;, ' de Pont. 
Quo mintis in rioi(rìs poriaris , amtée f^ lib'tUììj 
) l jtf(m^nis. jj^'tffir ''^anditìone fiit. 



Lex pedis o/fiifio ^ natwaqu» tùmiù^ìs' ohttant^ 

QuaqjtemeQi^a^euseU vìa niiltà modos\ '" "''' 

Teque ctmam amcumque nota eie.'"'' " ' ' ' 

; .- Èp!st."xn; i^ib-'iT. d. ro^t 

(a) L' argomento 'diànentó ^oem'à ^a ^Feadè h' per 
avveotara IVausicaa figliuola di Alcinoo' re de'Feaci, 



DiailizodbvGoOgle 



7», 
^ppudvi?, ^^ÌSfti ,ijm<Àfì^t ■^a^jdp ,stniuero'.ÌD' 
^ieoje am^ztUi, v^e- pvj mantemiero siilo àefi' 
)jl4iùi,,,8iWM.,{i),,. Si ampyaiio ^onie fiàtójli J^ 
t;(H}(er^»dó .jffsieoje. Ie|,pri>pnp , conibosiziciiii /ié 
9pqagir^vawo-«..|e cprreggeaiitl a vicc^ida (i). VerrS 

-' ;■'• M'--- V ->■■„ , '■ ■'\"ri^-t , ;■ „ . „ , - , ia 

«noiidi Cfvoi'S- i41^i^mo>) dalj libro VI4 d«lt'OdtwM 
ài OvQAro, chei «o^tei trovato d' in sulja «piaggia ^Its»^ 
naufragu e ignudo, il veni e il cosduM^ al)|k tegSi 
paterna. Da ^''ès^' epìnmlio, è- protliabilf ,' ctM prcd* 
V«ifeé TaliicaiKi iMgouWiita' al «no I^omiib. il ahs^k 
•i^dar- m'iiadjieoVD li veni d'>0*>dto,:^bt),'« OToiMa^f 
j)arl>ndo dice: 
Oignam Mai^niit PJuieacida oaJere chartii 

Cura fé Pifride' perdocuere tiiae. ^ ■ ■ 

e altTove parlando di Tnlioanò : 

Et giti Catoniani PhaecuAìa oeitìt ^Iv. . ^ 

( ." (■■,, Ep. Xn ti»; 'IVI dfc ^nt. 

•]p par qnftl oe^M debba. ìntead^ii cha Xut'oaiio dalla 
'jP«ace a^.Omei-a prete 1' «rgooiailto ohd» oonifKirt^ U 
aa^t Fq Tutìcaao. aisaì bea veduta d« 'Augulto<«MHio 
'l' imparo 'di qneito PrìacifM mplto brebbs in ùnart. 
fTn modo p«r!iuf>n-oi (^uoriim certiuif*iu Ult nt ' ; - -' 
-; iQuo fuui^oMMiM iVinci^ cnvh ftìtior . ' - '' ''• 
■JÈ^e eie. "' ', ■ ■■ ' ■' ' ' ■.- ■- 

■ ■ ', , LÌK,IV,.dey«»h Ep. Et 

(1) .- tìhi'caniùn» MUrmh 

Poene «liAi puéro ctgràte paen« pwtr. . * V 

Uh. IV. * Pabt.- Bp. ^I. 
(a) Ferqatj9t mnorum leritm^ ^uot h^bemut vttrqu» 
Non miU qtidTn fratri, frat^r àm^ niitiu*.' . ' ' ' 
' Tu homu horlator,'lu dui que CorHKqUe fuiitif 
Cum iBgerem Inaerà froena noteUn mtcnu. 
■^i«>e, eg», «oiTpJsj luh /* censore 'liiwt&w,'.' 
. .S(Up« tàiii admoiìilufacài lUum meo "*■ 



DiailizodbvGoOgle 



qft^ aOùco d'Prì^,' oome &i ui&t:ti<, od ■tai^ 
dftSD^ dell' Acxxwisaiia di CoUb. ,E ' qamitulique 
più elegante vei'seggiatore egli fosse che caldo 
poeta, pore^^e'patntp aresse" condora^fiiiGil 
^^^rna suo. 4^1^ , Guerra Sit^^^ffna ,cQn, ({i,ii^ 
g^ezìone cQn.,cui ne sori&àe, U,, piamo libiio^ 
CglÀ. a<vTebbe. >cUaiiuta un ^s^^^«minanti^Bli9 
Sdì i'artlaBoJ 'Ma ia morte imtKratHFane'' intera 
^pp'è'iV lavorò. Le Bufi opfere- gfovaniU' ]per6 iSi- 
ri^'stravaijo (?òp3i;pQ ingegiip,qn)afay'igUoso'biysB 
gù^, siqgi^atwent? pei gu^'c^tà ìilpim &roao 
ff(]EÌU& (l)^ -I^à lasoeEem di' liooniare Peditxiv 



«H»0'/én9r> hoMiisirùJii doncordlia <oepta juotnta , 
.aiMertti ad olhv^a ■tOabtfMtt^'amM. :i - •> i. 

.. ,v '£pit.XIL Lab.lV.de Boni. 
fi.-{i) Qniirtìl. anrtifc Lib. X. C^ I. 
' i"ìl«Btr«>Ot\di«ffiia«l<f;at«% ntoo. isornlsa a;qii(»k»Gdi* 
ltoUv.«ÌM-'ini':B|Mtolà'«*Ìa4D;Tenn^ od4Ja.è*coDda>M 
piàiM liK.dsl'Pvatiai. Ben- muàu b)ttsr»'-gl' inviò «tt 

n>, KH aan Gwsya dÙBariMB^tiai^Tani^ Aa-obA 
erìMr venir a;.S«varo;clM '■ietifMa|t'..ps«i«MJOBdL, 
trft io «tfiiMK ella dkr «ìdv -a Bbobo-t «^ podàp' logli» 
idl«iB«(Y.a. ' . ' r ' ' ' 1 , " .;>' 

t^ikiàìt^-,.a y-ater nagaorw» tnaaime Magami ^ 

€oiiU tu&ao noJùmrnailM» taoùfiBsiifmilé* j<: . > . 

Si modo pO'rmttit i^tfre MT», pudet, : t> ■ ' ■ 

/re p«r a7terniu qflSCTo»»'^** ■ V ' - - -' >'■ 

0«mina' lelu tiKfnMtaomn.tcffantia curam 
L iVoa-dmU iimt'.j'.quié tKÌm qu» faùr ipm i «fiirvn-t? 

Miltera carmeniuj' AMw,;yroMriM mtf -odifaw «iloit; 



D,a,l,zt!dbvG00glc 



7* 

tpmle MI Ppeo» oflmpose,'' dbe pel- titi^ avw 
UL Tieseitiì (i). ^iion'il bvonXàrO' dneaoua-' 



)raefa« cdM ci ri/naagono di GoroeTio Severo , e Fra 
QtMtt» il Poewetta - intitolato /'Bbia-lt quale, tbilé 
dbu'ds molli «tribaito »ng4 '«.UoraDev ■» -À* ^M 
ad.^itró p0(4«j come «più!» v«4cir fmnVtiiiV'ikiioìnà 
è^oodiip5(i9j coj^' ifl ppnso, di ^oi. ^ f àò.,CF;P^«» 
w'pteraaade il passo che addurrò qm di Sene^ja i( 
nÓAfo , tratto dall' Epiit. 79 , ov6 dice ; Dunee J^'~ 
tadK ' «feicràiiu in tuo tarmine, «t haH£ loì^mrMm omhìbtìt 
fattir,lùcuwt-M/tùtgat ,,giiem quOntìnmÓviSpM ttattnmt 
lùial obttìiìt quod fatn VirgUiut impleverat: nec Setitriàm 
qiàdém Corrteliati uterijite dettrruit. Yirgìlìó Area gii 
parlato dell' Etna, nel Lrb. ■ ili. dell' Eneid^ti onde 
noa è probabile .elw.aiiebe\ait lai HiggèUa -un 'Pddni* 
apule wuJ<eE.v«leiMr. Ob^ «ozi io »on peraoato cba 
r Etna qual ci rimape fojia uà BpiMMlio «he . ara^M 
«n0.'i«iago ael* Baeaaa. da voi AMaidato-dalIt.GhiWr* 
(SbiZiona. CL.reitai pur di Otmtiìo-.wm'tnaamtaXo'^ 
aiir» Paena *^li< BHrta di Cicamn cbdievratoeidgi 
SfloMs araloM.(^«H..YaV QMi>ti M i« upa« 
■cba- D^Dk' maglia dìSevKo mra hr daplocMa la nwrte 
di qoaitf. ontovi^r ■ -in altri luoghi aaroaa. il cita,'il 
difende, e nò parla con lode. UEtna co) tiamn*éM 
e le ìllstfraiÀiantidi-Biiilti, fa Atto alampar da ^tii^ 
Tanoi le Clerov'Uuf^B'ato, m^ ìLdoom di Teodoro 
Corallo , in AmrtardaAl, J' anaa 1703 -Vedi ^Aeta.Mm»' 
ditorum^ ail'anil» jqo^y paf> -499- • ■ ■' " 
[i) Àt tdmnnt 4ulitù cuf^ earaùm -D^m laiidei, . ■ 
Materiae tituìoi quia. tutor*. tw/^ '> > 

EpMt. JL Lib. iV. da «CMC 
% pia M|tl»'.pariai^da di Ta*e«,,.ea BbdonaaoriaeMdo. 
Qui qaemfatan tU.fae(U infiggi) et ,€onditur a fa* - 

Pw" font» 4BM7M»>ii«&uic ore m>i Mci 1: . 
XlX^^ié àùàtannWuaut Pedo, Epiit. ^. Ub. lY. 



DiailizodbvGoOgle 



.. 74 , , , 

«gbe-per-ik foria'éd-Àl-^erUo oild' era' iaotittOiy 

3o Popi.* e eia f^rSe perchè i suoi Ter»i erano grnn/ 
djo9Ì e sublimi, aon' nien cbe il «oggetto "eh Vi rrle-' 
Iirav^; Voiùè'ajitlàr ^nre iia'bn 'AlaiilmBnfo tìi ' PWfei 
■Mttbi '(«iiéeWfttetlì'dBl -Vet^rhtb 8nÌM%,'9aptB fa"JiE^ 
W^itsioitB A'' OasBftiiico', 'S(n)>'it &*t*«ea il^fildsofir 
()bvairt» Pi^^Jol» £pi^t, QXXW/siiVfliore/ftfonfijjw^^lj, 
M^lti .^Jltribui/ong fi costui le tre Elogie àhv "nito-t 
itifnte ai eataÌKiti o raccolte di Tirgilio mandò in'mM 
dlhsep^é Sòallg'erb'.'Xa tlrióia' di '^btsle eh» è'Stn* 
Ct^uùI«zÌon«'' à' LirfA^'iiil tbotle Mi Druido, '«''cl#<ltfWf 
die. sttrìbbi» Vd OTÌdi« fu iesjfsù oreduta d«l 9ee4l 
^'oVA! noA ,^Ȉ le altre due dal {^uadQo e da altri. 
QiitnHJiapo. pure , lib> X. Gap. I. lodaj ma parramenie 
■al Ai^ aolito, quÀsta Pedone. Scrisse pure Eiirigrairiì 
■hioWo lascia; « in 4trerì* eeWerti'Vite "di "MBri)f*it» 
'^òpintó <^ifiV ese'ntplara'* ^r4ct4>è>>^itMbtf<Hk)ji>ftr^ 
ìazione del Lib- I. •cuaandoB) di anm lascivia nrgli JEpi- 
|rammi, così s'eiprime: Latcivam eerboium vtrilatrTtl, 
idesi epigrammaton linguam exciisnrfin' , ti meum ètnt 
exemphim : sic iribit Cataltui tic ìHartiu , tic Pedo eie. 
E a)tro««.Ab. ■.'Opigram. 771 a* .giutUfica- («n iib 
certo Conone ì. ehp ^i rimpeuTCCfeVf -Ift- trftppa. hin- 
^fc«S^ degri'E{ftgt-aiì)Mu sitoii'fe lo avverta «fae talora 
un Mfla-G^igtanriiw d^ Mtnot a> «M- «kttlft'fadpift 

conteneva dna pagine. ' ■' 1 

Diice qiiod igiwoiali Etani doetìqt» Pedanti ■■ . 
I' Jfepe dupìes tiiutm pa^tna ^vteMi'Optit. 
'm indirò hiag» tib- V; Epigram. V. -preg¥/»o c^rt» 
détto «' vMer «tanredera ahinoi lAr^ttj' qnel pMlO, 
K;tf'-ei oeneedevar a Fedone ^ a/Ufarw-j : GMqllla. ( 
Sit Ibcui et iiaitraàtiqlta libi ptmtt HtHelHt , 

Qua Pfdo, qua- ìimiat , qaaqut^tluU^t "'«'- ■: 
-\i) O fiàhi noW Aibhs inter nwmottMKlt ndaln', ' 
'■ •0ul aiMet «/ j idoert , <iare vveari» ave. 
r; . ,.-- -i . . Epig. Xill. Ep. IV. d* Popt 



DiailizodbvGoOgle 



tri suoi amici, quali sarebbono Bruto j Pom- 
peo, Fiacco frate! di Orecino , ec. personag^ 
di:gi^ii nomee òbnsoltfri'j ' non VbgHo tawt* 
com' ^H eija .legalo di stretta apiìcìzia cAi tutti 
k|nù-bFayi soFttten d^'Agrì(K)ltuia^',tetnp)-£iioj^ 
H'^é' assai bene dimostrò l' egraeiO' autove d^e 
lèttere St^ra Ceso, ft^nio'fra *|«e«t tróbrtfel*» 
tìiilìb 4^ttico, il «Ju^è Corfipóse'tót ^ifc-o ,M j 
^. aoB due, come vuple il Bianconi ^ (3) siiilii^ 
euititrm^ii^la f^iki , il quol libro tu assai riputato 
8a^ Intendémà' (4')- Costui -«rà. d'OvidiO'iiitiìil^ 
Séco per ta!maiiiera,'"ehe -spesse fiate eramriii^ 
8)éme óra ìli sefj ed utili coUóqiiì , ' ora aipa!»- 
«i:^à-,;ora. ai teatri, è ìtet ford;_ ^ tàiito di![ett{(^ 
àt&a. ccnvoMnOM d' ÀttìoQ. xatt^k wliaf die J^ 



<)i') A<9deM<vU«at^nf vini, qitm 'IfiteA.<d»gmm y. J 

"i c: fpàih XIIii.i.ttf>IVi.de -fo*t. 
¥tt obctnl' ^TMttatort 'dai' figiì^oli.iidr'^«rMatti(Mi . 
Gajo, Dmso, e' Neronv. . i 

Sic cttfegwC' fi wg i' i-, -vfftenM^rwiMtfie I>Mn«N^< > 

de aitu'ip'icim eultmtfiB partùton'ùi^di. «i/M «rJbtrjuUW 
AiBEUX edidit. ColÉxwt. Lib. !.. Gap. X {. /f- .. - 
(3) letHitii ilft^rà' GbIm pag. i6r;. 

tlciu , quos »> n- rtutka mtxtmt. ntltr» o'ta' ptabiivU. 
..-. •■: ,' . . i .,U .ii»:^'; Makan Lib.lV- Gap. Vili- 



Diailiz^dbvGopgle 



era e i ^orai 'gli aeiobraTiB mooienti (i). Et» 

pM.^.gfandela^stin» eb'^U (àteva .del buon 
gotto £ iui'ÀiMfae io -poesia, che gli dava teg- 
pre le- sue -«omposìziom recenti , e le coire^ 
gsva aeeoudo ) di lui arvertimeiitì ; e se venìvab- 
kxlate»<dit^ Attico, Nasone tesiéTB per feràio tìbe' 
sarebbon-'pùJci'Ote anche al pubblico (a). Venrìi 
poi Giul^'igino Prefetto delia Palatina Bil:4io- 
talea., Mtate ^ un trattato' swgU Albeart e sul^ 
tJpi ^i), q d'altre epere motte, d'Ovidibfe- 
■dlÌRFÌcramo (4);' braicliè'poi vcsùase in 60i^>ottiO' 

1^) Stiia Mufto mifti tecum <toItata recafdor t 
. . Jì^eC «Mor'ucwndlf tempora pauca jucit. ■ 
Sappa.cUfiei l9»git »M«« lermorùbut horae , 

Saepe fiat Srevior , ^tuftn mea verbo diet.^ .-, 

JVo* fard videriaa parila , ttos portitut omnw , 

iVm via^ nùt'funàtis tìurvb. tMOtra locU. 

da Pont. Lib. IL Ep.:flt 
(&) ^trej)« fuor factum venie moiio Carmen ad aurei. 

Et nova judìcio lubdìta'musa ìuo est. 
Quod tu laudarat , popuio plaaùsae ptOabam, 

XJtque vteiu lima rqtiu Uber tssel àmict i 
■'Noi* semel aiinonitu facta litura tftù eit. 

de Pont tib. n. Ep. IV:' 
(3) Veiùo nunc tut aleeoriah caram, da ^uibni nequm- 
aUigen 'Ottit .'guani ab affino 

jam di èiermti attcìòrum pìacità 

teereài ndiutrìf eoUrgit ■■■• • 

atque '« tradita da òriginibìu . 

■ '^"^ ^ vaiati,. Lib. IX. Gap/ li.; 

' f)i(fÌIygìnut praefuit PalàtÌ7iae.BihìÌothBCae,'fimùlia- 

ruiimui Omdio poeta*. , _^ 

Sret. de lUait. Ontn. Gap. jBi. 



D,a,l,z<,d=vG00gk' 



d' esser poco leale , anzi tradìCore , come vedremo 
ijn apfiràss»- U'terca'Geoi^^ ahBÌ«>>«và< Giufio 
Pom^iio &r«dn»,'Mii8tùK«d.avo)odeJU'n»f 
^ di/Tadito (4). A eoatni^U' aMtre^pocU'tne 
Ejàa^e «prtssc dal Pònto off^Avcnasiiiie (a)yeA 
Vf»VSi«giar cke è< la: decnsa. dd' liJHiO' sseóiidai 
^e^ì-,,Jition. Ftt .«ilt43i*'&riec3no>'di dbeilibrì 
tfipea le'^i£(^..be^'^uaU ìmitb ^tidlo da..iitil'-ri< 
iérito^ Àttico ''(3)i''£ra Gfccìho' petsenh^^ >dv 
aouna gwute, e £» folto .uxideitt «fa Cnl^fohl 
p^.Ia.Mki:ragi«laer<cbe'nt>moi erft più Ainte^ è 
Wglipm abe.DWere e^}fdÌMit«<^^' inumasi :ctt 
ug Monarca JiraniLo (4)- Il quatto .autore di cose 
rufitìche e stretto .-ùiemichevob nodi -ad' Ovidio y 
fu il cdebre ' Cornelia Celso, ^ièflo e tendioEito 
TalorOsissimamente' dal più volte da'rroi- rioot'' 
dato Biancóni, jifeBso deb quale si potrair lèg- 
gere le pruoTc'dpt^' .amicizia, dà. ntà a^èeuiiata di 
Cebo col SuliBDQMBe! ' Farré maliaii^io^a cosa, a 
tAtato che Oiadio: ooDòsciuto da tutti semptioe- 



<i) Tacito »it« .4* Agricola. 

{>) La VI, ,cÌo^ ael I. Lib. la VI. «fet U- o U X 
a^l. IV, Li^. W Ponsò. 

i^\ Cuf{u (Aitici) pè/ut ditt^t^if duo Po/iunuM «mi< 
liunt prjectptòrum de vineU Judu* Graecinus , confitta 
/aoefuu et eru^itìùi .' potteritoti tradèndn curavi:. 

> .. Coiùin. Lib. I. Gap. I. $. i^ 

(i^ Si, exempìum magni orui^i cp<" ^fi ufamur Gra«-> 
cthi TuAì viri' e^TFgu, quem C, Cattar occidit ob'Txoi 
iit)wnt j ^Hu^ l'o^jù» oir erat , quam tue quamquam fy- 
■roniio e^riir^ àvoep. daBen^Goiif. Vedi piir Tao^o 
-nella Tità d'Agricola. ^^ 



D,a,l,;t!dbyG00gIe 



ipé^ Coriiwa Ti). Possedea mrìmente nt? ^ 

im^br (1^ Ròrta' cèrti \*d "/ófr^fi' fìhiàmà'A- 

piodia dulia, -Flammirtìtt. 'Qurvi' 'egli' ' cónctuc- 
•Éiétasi «^ò' -8' 'portare' {2y/''ètim',^^é àuyn 
dJ'|loetIir ■piWtìèi'à'difetfo, lila'a'iiipafBàr V'è^ 
bB-ahcdra* e 'le fgartte da Ibi'' ìaièàeètteò e s^ 
tfiiiWtói' te 'tìólthàte; pj. Da 'tutte "hùéiste' cwi 

(■'■'■■'-■■'■■' ■■•■■■'>■'■■■ - '■■ ■-■ : ■•■ ""■'■.•■r-i . 1 .. 

j,Hi i r .i i . i. |. |... n;i , n I I ut M » i li . i r' ■> 

TiJ Por» me Satin»' unelf Pelìgni tfrtì^ furU. \ 

'^"Pifrcp ni Mgùtl ork laliti^u aquit. .'■ 

ii-^:-l- .■■■: ^;^"i;; ■■. .;'..'■■'■'■■•-! ;■■" 

ffré .(go Pe^^nóf vitiefir aM^of» italu^M:. - ■■ > '. 
"»Ì'*y:B**n««c(Ujae.^ó* :' . - ,. ' ' ■',' 

.-M«-;.-il-l U |ji..-w,.f. .-I.^ ,...-.■ .,,...1 

S jua mei {anwn «i( in t» pia cura TfìictL 

loop* pMHAt a d du r r -/a^tm lair.- 

JPan<agu« quam primMt ropiejitibiu eiiedtt tnannif , 

^ EHigv XVI. Xft. H. J^cnbr. 

iH^'Jtmihaedik Udru^nt quondam, teribimm horlit, 

■ «' ■'■'« -^KH ..M^^\^ ...-. .'. . ^ ■ '^VW¥. £,*. Ì.'^«^. X) . 
(^- JTon iiMii* amùni ùnìmut detidertU »gm, 

Raraque AJI^-^miapitìim^ i^i" '' '^ ■ 
N»e quoi piaiferu pistilif in-tìbUibiu HtMipi 

^ctat f liilwI niB eCtelCtt jib»ft»'fi(ifr 
.QmMI e^ netcio cui «ojiii, ■^ t'u» l^ja «ofe^ant ' ' 

■ iltÌ.i«M>j4talpHati »Mc /rMfcr, «<!liJ«H> o^tny. ■ ' • 
Sunt ibi , ti «juwnt , iio«»a '^noilf u« eanAia qiAedam , 

Sed »m «t wmùp'ptmit-Ìi*lMda'itt»rù: 

:•"■'■" ■'■ .-.tib, I; <dVFoM: Èp. "^■" 



D,a,l,z<,d=vG00gk' 



J .•- . .-■ ',.-, ■ ^ . : '>j,r...... ^ 81,. 

ìtutp ì lettei^ti, iigricuttQii,! .,, ■:.\ . ,,, y ^ 

E' póicli^ j^biam pai^^ :d^ ataiq.. p^ 

poetessa pdipjpca,,MU.jpttrè 4* ìjf'-, ^W- .qpstiJÌ 
disompap iug^f^^..^ di; l«Ue5B5a.;n,9n^rdi(mim 
la quale però, come il pìì^ àetie volte aTrmìr suole, 
noajìi in..lei.aUa vifftù-d- im p e dim a nt »r afr alU 

Earità dfl^ costumi/i). Possedeva ppdie S06t4|i^, 
enchè dégna fosse *di ipolte (^:3), g menava .saft 
vita prewo la matlre , occupata ^olp ^et, lìVnj e 
delle muse (3).^ lia..4lBDobM^a^MaiUV)i: fanciiit* 
liiia, e tiiOQfmndo-'iii- Irasn nemn^ÌMO'talénto 
per la poesia , le fu dì ^rone e di giuda 'in' at - 
difficil carriera (4)- Poìch' ella èblie lingua greca 
imparato, à diede a,ficnver <sem\gB^-Wsi>[i)9m 
'di foco, cli4 .Qvidi«^ pEesat;^w>^.'Oba>S0L.qù«l 
foco Je fosse durato ^ sarebbe ella a tal -gioBta . 



(t) Niim tibi cum^fx'* Morei Natunk p 
.E^tranr «htfi ipgtiìli/aqite de£L 

(%^ Sujtt tìii apv irwiieae , cum ti* digiàuma maenu. 

, ;, ■„ .-v i . ■ . i. ,vim« —r^i -'-'4bìi.. 

Aul intfr, ^i^ ^ifritàm^ *nm- < ■ ■> H»»^ 

CJlfiM patft , fmM duxji» «CM««4gN« /uL Ibid. 

Ovidio f^it» 6 



_,.,l,z<,i:,.,G00gIf 



(Ma , vedere j ctiitei le we <)Ol)H>Q<Ùioiiì- ad 4)^wtio 9 
^'egli pu), «pEreggpTa^ e 8> maggior sdo.bìkì-*. 
tofqento le-l^jgpva Je. pcopna^(a).: Questo sapr' 
^m di.PenU«.) inn cU Ln n'igninianiolaiBdfacittii 
tO'y pcaobè il.potta -di questa iiKm: parla. Vittéi» 
Crinito nona guisa di dubbio pnipone, maioOm 
Gfirt«Eza .'-asncùra , «esa* FertUa' .I9 ierm' tan^e 
4'<0vidio (3).- IVb comp dò, eeiiu -qu^'unìen 
$;jfìgia aia <AreUa, non v'hd putie un solceonv 
Ofl^e'WspettAr.ebeBenlla /osse' 808 ak^iie,ved' 
^ujii v^è raàoa di oredcfs 'ch'eUaiib8ee.zitella7' 
£.pm quanjta dwemtà non .oorre'fra questa. « 
Iff altre. melf« Klegìe ^cd 'Epiatole obe twammia 
giretto sb)>(} alla; mo^e- j sorilte eoo alletto « oocl 
tffoereizA, in Ovidio uara^gliosa , e dove mai. 
Aef){mi-di<passnggìaflQiitocca£ÌGhe,qufl8ta£i6a ibkm 
gUe fesse po^eesa?' Altri molti^prà teDiH*' .por- 
fe9(H>.eliePcriJia>fiM8equcUa.figlnioU<)d' Ondinf 
4#Ua :(}wlé :ahbtan> già.parlata^-uia.oltre- che^ 
come mostreremo a suo Iu(^o, quest'Elegìa a 
PeriHa", eon l' aitr Ad .libro tei'2o,de''Tnstì,'Tu 
scrìtta poco (Jofto r arrivo, del : poeta nel PoRto^ 
nel qua! tempo la tiia figliuola éfA maritata^- e 

u 1 . i , ■ . ' - ■■■ ; ' . ■ - ■ , I - 1 " ! ■ ' ' ' • ■ '!■• 
{i)^Tii qem}tK., die-, ftiiMi cottRiuwAtH-M^uid iMbdanHV 

Ergo ti rrmaiMai ign» tibi pef$om Kfhtaf ' ' 

Ma tuum FtUet Leibia Pmcet opui. • - -.->^' 

V Eleg V4i. XD>i in. TrUt. 
(^J de Posta LatioM. Gap. XLVI. '-'-ibì.^ 



DiailizodbvGoOglc 



potÉa'Ud'Jwa-trattO' !«■(»■ ih Beùa e pKsso 1» 
KMkej'da ipi^'^Blegìa a Fei^ 6on v'bapttr 
h«ra3a'di'<{dbll\affet«D|''«9n'CUÌ- 1» padre 'pMU> 

adi^^uw» SgHucilà'(a): « <tò sbasti' aver'^tb' 
iotoraoi.a -PerUb.' ■■•.^'■>'; 

pestai ygc>idéndb ddl'^mìdiàa e delu òosméa*' 
iMne4Je'fmi.))lu8tn'per8CHia^''di' Roma^ e db^ 
libtteraki.pià ehiari, pffiMvà , dmie vediilo aJtM-' 
liatia»-.8Uk ftuiyU nosttt) O^iklio triio^nente I 
au3Ìi<^<viù. 'Ma' «iiantO' jmù: si andava '^ aTéiH 
aando >con '^> atini '^ tuito' più Tinfigoiivà k 
meatti '8ua « O'yendevasi atta^a vasti dib^. -Uno 
oertD de^Buoi jaù granfUoti' e ffetìà è U >Pdenilf 
delle :A£e&amiip/cKt£ , «eeguitb ds Ufi: ria^i ultitnì 
anni dei «ub lo^iohioin RòniirrQtiesi» kiOnsó^ 
r]iiii*Jirf IibRy'ii&''4iiaU<proc{i^o8e(tràbf(ntBa«ioak 
dripMwoè « di cose'deBcrivonH , «dw dallprìadi|»«' 

,;i — -".. ■ " ' .;, ' " ■ . ■; . ■' ■. ' :". " ■■ ' ; f l. 1 T' . ' '' ' ' . 

. Nta pottfM fM Mi^tàiff-WM. ■- "<!i'>--' I ' ' 

Triit. Lìb. L Eleg. m. 

■au Elegia, 'H^qiultf'ia'-Biolte «ttnonl 'd«ttB''II««>- 
tiian« opera cori »ta •ctitlo ; ■ 

Ulque pmter t«ÀW A*)*}»» ciWwi^W^à*^'^ . ■> - 

eome pnre: . i ■ -. ■ ' • -■>■■■■ .1 j ■; ■.-(■ 

Utqa* ■patet hoAie'dilxqtto cometque fio. 
JIU qurtii' ébi'i)i< Inion ism; r U -péWr rtaidri* to' 
pnm'MoM di con|ianAWM tQl "prtimua'd'lMi'^*'* 
ptdrq. ■' '■■■■'■ ■ ■-■ ' ■ ' •-' •-•"■ 



J.,r,l,z<»i:,.,GpOgIf 



tóirlàt né dèi' talento , né d^'AiftAti fidi: spert» 
^Bìà, 'uè cfuestò Poema èidap«V{de"4latRiftts 
«nnmentì ', 'c\ìe ' tt^sCiiTendolo:' e' pisr&i:>iba8ti il 
Blte per- ora' ^diiè ttiiraMé è "la . '«oRtiatenaBOBe 
di ta^ti àWenìirienei'^ che ìi tèÈÉoto ,i-dé^^wÀ 
ìgti uiii iniinetH^Dieiite da^'' aUrì"ci«rÌTano ocm ' 
ìal felicità è' cliiarczlà ', die formane wi- carpo 
'^narrazióni ndfl nttno 'Utili; :cb$ diieUev*^(<a 
leggere.' Ovidio stesso chiaraera l6 MetamoriMi 
"l'opera maggior' 'tra le Sac^i);' e certo-.aiVtf- 

§' (One iioh sobmeiite perìnole', «ha eperiaSbafo 
l' ìng^no , e per iitcheiza^'p()aàity-eiperi-v^ 
^tieiii di dbttffiaa.' K' ^qm ^ tCTWV* «i|^-si«nfotj 
fclie fièTira ffi Gìowb, né il fèrro, né il"&d- 
iìo', né H' tèmpo edace aTrebb(n)"mei'"potDft> 
distruggere, b mudare in okA^tvitMcieotalmb- 
JiubièntQ' da 'cui dó^fKT morte aspettava t'iinmaov 
"tali^ dd nottie pe^ tatti- i "secolr (it)j:-K f^ 



(ì) Irupice. maftaopur . .■ - 1 -i'-v v ■.'.,'. ■<( 
la non credendoì c$Tpara verta VKàòt,- . 

Tri«. Lib. II. 
(&) Jarttqaè-bpiii' n^it gmd aèc iWwite, n» ^mf^ 

JVec poimt fiirum,-n^ eda^ tìèiAìtti- petaaai^ . 
. Cffm vo/etÙìa diei , jnkotr ntf «ut ^tirporU Aa^. ' 

^us habet, inebri ipatium mihi finiat aevi: 
' "Marie tamen 'tn^ore mei «uper> tìlta- pgrermi* . . 
Altra gerar : nojnenqìie frlt indeìebii» rtoilriNs: 
Quoque pattt domitu Romana potmtìa terrU,. 
Orò legala popidir-perqiM ùnttiiataecuii^famttf 
. ^ <!ii qiùd habent' veTÌ'vaiunf^oMtagia ) vvaaiA.: 

JUeUinorpb. Lib. XV. 



_ ,l,z<,i:..,G00glf 



<B(^ egM^it^nMf) «bj^QfDfi, flfs^ven^a aS'u» 
duo ^iMiisffimo. 9^00 iJ[,'qua^;D9^v9.r effigie 
•tf'^^ta.ia vn lanoUo , gli^^a^cl^i;, tienigli 
ala giaù la in9ai|P^ cii«.jdii 1^}. conservava, rof 
iihci;«&^ìoi'; TJtrattO' .di . lui .à, trpVa^ ut queU;p 
IHMàe-j.ieba al' innpoDB«*.,di l^gge^e. qoalunqi^ 
sieno^ tii», queUetche deswWppA Jfe ^cangiatfe fer^ 
une (i)^ Grao ip^oeata peilòcteiq^^ Ppenui 
nfm^ibié-p^n^ ricevere d4U'ai4or^ T^^tiri^ 
m^n»"(ia):,ra4;pecpato amggicn-. sarebbe s^ ei^ 
mÉd-^nesortitQ/aKeSM , aLgHale; IjarìxiraBienjp 
•Ovidio mede«Rio Vayga aonaann^io^gettandolp 
idijjf»po[wia,w»io in., Bai funi», in. un» di qugi 
idisperati ntQBWttti y in .cuila.n^ae, vintfi.dia^a, 
fol^'-dclb |w^a«, Wa di 8^ abbandonato 
l'uàomoi-^ll m<ràTOi jiior c^ .des)^ il, poeto a^e 
fininme ;il\sqa libra, né più ». cwasse di eoi)- 
-durla a'qiidl' ultÌBU perfeuone £he ^ niancBT^ j 
'Vedimàó ia.bnefw, 'Ora che ' ci f^ccà^mòA p^X" 
(kuf delt'.^vreuimeuto più di ialiti funesto ji4 



(i) Effigirnique nteap», fuko compUsut tn ovro^ 

Cara TtlegfltÌ.^,ifM!.fi^*,,ar» pì4h, . , > ' 

Onta tu» eUpiatai: Jiid carmina. jiit^qr invifQ . ■ ■ • 

CanmnA nvittUK hwuw» ilifentio /aimof. , 

. . . Trut, EU yH- t)b. I. 
(i) IrupmBma(m^i)pi#.,qi'od a4hii^finA.fm t^t^ui. 
In MMi atdmé/M «otpwtt wtf^.mwio*- ,. 

Diaoq-» fuM mtbft ^nqm'm'if w»»» i/ki^na 9^'f- 

TT. ,1 .'. .... 5 ..„ Tmt.Lib.lL 



D,=,i,z<,d.vGoogIe 



m 

•04i£o ; <6lte S fòkift' iill&-7Atriir/<^coiiÌtttnto 
lièi Poilttf.- ' • •^■' ■■■■■ ■ ■ •'-' 

' Età t^ panto « efoell'ctò ève pon 'fiiie»ni 
tdptiòd;»! atte {masìoAì dell' Mano', 4t ^uÉte-a 
'{bj^r Mmìncitf i tattiùl(àe^ultpgm,'cier«fiHtb 
'tjdme'potto'&pj^é degli Btudf, e le àtìkt*ae 
t}èU^:rrEdciiia>'firet insomma Ovidio alt'atmodtl- 
'«^ntesiiiit) 'pfrrtetiuto'j 'purO'f wm'egti dlM,<tti 
-^^i' ffitaM^ia 'd'infamÌB (i); ed <è a qnetìto pe- 
'l^cidoi'^ Vita ch^egl) desidenrCo' aweb£e pasuT 
"gIl"uim'8(Htf iti seno deSa cara tnog^e, «"ìÌaì 
«}piò1i , fieiUM timoTi , b tare nieieste (a)y'^llfa 
tiCMl ^ fctkmut non t>iàcqae; la qualer ^ài4ijfi 
à'IuS Bdl*»po il'oJpo pia -Mtttjite: Quànd'e^ 
^tt'tìtro TOlgeraper mente', ««» artivagU. un 
«tHtto 'fbhtrinante' d'Auguste, net -quale «t ite- 
ttttuda ^ pMtim dei codUbì # Itatta (S),'i«r 

^i^ Jcmtqm 4etetti liutri* vmnì lins iahe pertUSir ,■ ' K- 
^arle prmmif pkme'detmUorr méat. 

Trial, iib. IV. Eleg. Vllt 
■Keo mea n tantum' Recata noniiWma detoa*, 

Eue poteit tianmi oita jradenAi taa^ ■' 

■ ' -■ ' dJ^ Pottf. Elfi. Il-'Bp-. H. 

Ed allrOTff lA tebM-'Inoglii -ripi^ta -It) BttMto. ' 
fa)' JVwic erat titrn'tlto deh^r^nt f/ie léborun ■ ■ ' 

Piperà, * me rtbAt'mlSetftwifa hMMi . ■ < - > -^ ■.: 
QiMfigM meae'ttmpff ■pìaenertutt iffìO'tMnfr', ' ' » 
C(5p«tt'{ et in itadaa molUter ma m«w. 

2«ji^ linu deihiiitM'i'ediigiM iMpAli&Uft IwfM» V 

Securut patria' •cvutniÀtue-miBa. ■ ^ 

Ehg. VnL Iib. W.-Trirt. 
■fiyjim pròpe Jtix'oAnif, ^ua me ditcadar^ Cattar 

Xiiit. Lib. X. Bl«gv m. 



_ ,;™:,Gooylc 



L'editto era oltre modo miiuicdosa.e «ove^^ 
ji^vptf^.-JV^;HflM>'PQai4|«Kto.i}ait;co»&c^^ al 
^HtetaÀ «K>i..Ìl^, n<>u lo-c9iBcUnBaTft.(iar,M9P%- 
rtmoi decr^tof^ Q,per',p«dk«;^ (^ sqm(>,Bomp 
nohiam gli «^a^., £ il ^tonift.deWa ^eaa ,. f^ 
wtn'.t^iifO^ »ar r^fgeusìorM,(ri)^peiMi,la f^ù^olcp 
tdi. tette rad, ^Uottt^iHr.^up reo ,d«Ua ,p(^n£i. {ftX 
jjirper-tjita la quQiità; dellp pwA,l«nt4«vr«nt |aV)- 
isara a4 iaunùiarae . io. eagiaiM ^ -. e. iqui. ci ;8aj^ 
«aectWMrio ,p^ {Hiede. ju' 113 labtOi^iatriQi^ntJif- 
-òtna, d«Lij|AaÌ9 ti:f)T«r T oscitai, . !¥>»■ « ^^fll^ 
riiBpresa . .Pqe ^ fui-opp ; per atbaat^jto d) Ovidio m$- 
'ti^inift'b cagipQt. ctetla sua r^ega^qe^ i'uqp 
■t AHa ttapuuret e tgji raltiiveoù lancivi; ^^*ll^ 
.uà errore 4a>iw cqnHnenQ.,., dal; quale, ffff^, 

■- ' ■ * :-?! ■■ « "^ — . . - ■ 1 ■ ■ ! - y -T L - 

Tanquam cita parui^. munerit, euet,, c\pM.- ■ , . ..1^ 
' JKnc mot dmpvl<f dumnatti facta Senatui; 

TrìitUnu inveetut;^bÌM (ita Prktcìf^ ^g^ti^^ . 

Adda quod td^uin »'qtiaif»>i* jpmftMr.mPD^Mi-, <,j 
AOanuii.m j^wnàf •nomine ìen» fuiL- ■ ■■ < ■ ^.^ 

Quippe reiegatiu non *nd dicw iti i^„ -. . -, 

PdrcoA Mi&ctuMM Hint àot/a Mrba ito«W< - o ' 

^ T. ., , ,.;.,.. : .Tn.t. tiB,» 

Jr» qxàdem moderata tua m(; oitnnqu» deditAp' ^ 

Ifec mtihijus a?M, «e mihi nomfim^t. . , -^ , .j 
Kte mea oonceim ett afiù fviuua , nt^ éXfuì 
. I' JBiiiotà otrbk ^fiVNtV Sm tiù. 

-, L*. V. Tri.1. MMe-M' 
(a) V«d. Oimta Lipiio M'raoi Cwaia*it^ì lopn 

-.■rtawMiv, ,.- ,',.r ■■.,,-'-ì 



_,.,l,z<,i:,.,G00glf 



n(i>WFfte>U.dolor«jad Ai^8to.(i),-.;. ,i ,,i,-... 

^',)ril4.-«on.p«t^-a»»er ctw .un, fljwo )t««iat«^ 
Bflr„copnr^4p Wi» e IqgitAìpia^ laiqB»le-4Ì»J Brain 
^pf;.^t«»fp i,«olfi9n ecgulta. Ui.^utSt;^ mia>/Ba-« 
*flPpoj«*,fle.(»mBi*st,reiÌ' Ovidio, i, piotivi. Ci^iii 
-c;]^ ^'.«serviy ohaseJa^ti-oppft. li)»ciw de'ver» 
jpf)te«6e},n«eye',t4#ta^iiK^vo' al'.siMk bMido^<«||U~ 
<^yiernt ^wrie .$(;iKKÌat»k4*>eno .99,0(011 ìdiwdbÌ/ 

i.'Vfliri auiÀ ^(WaniUvj ictò «he tibbiam già. d^tt 
iqo$tn)t9 solide avivbte -pagato- Ift peoa, d'.wk 
Bfrror gioveniic, io vecchìoiaa (2), coeacbe n^iK 
J^ pW ,r ombra, di. piiol>ahilità..,£ ppi ^aitdoi 
fu.jqiai: che UB poeta sola p«r ìai la>ci\ia (ie'iri!ttfd-j 
'v]HW8e,:efiiUa|«} F,u..foese Oiidio^il.pramo'a prtH- 
«tituir- la sua penna ^ E par .taoer^ .de'Greci-$liA 
lordarou gli scrìtti , dt^ tessendo ad amori dalla 
nat^ aJdtomti} in cne peccarono ancora molti 



fi) PerdideriiU CMM irM.4(w..crinHn<».- CfVBMt ^- «f- Rron» 

jy'a'n impili non funi ui retMwem tua' cufritra Caetar , 
Quem nio^itmi pluit.eit .md(Jv^ jpmif ■ 

Triit. Lib. It 

.^^»n contreclwi lutiui e«a aiOiem.- 

. : ., da Eflbt, Xib. U £p> It 

fa) Id quoque quod piridi quondam. moZe. lufìt in Amo, 
Hsu nùniiim t(Fa> àatfiwt «t>«ftt .!V>|(«.. . - • >. 
. Triit. Lib- n. 

ifo» quoqwJaKt^pr'uUn W^pto p#Ccopw»ii* ftf», ,■ 



J.,r,l,z<»i.vG00glf . 



iiella lor ptriàt perohè'ftoh'iijeelikttó Oatulttì'^ 

^Oi^dÉb, dte d(>'8Uoi a{lakerj'p9Ha'^>è»aé'fb^ 
«affilai knìs(i«M>i^t)?"'P«<i^ MW Tidday'notf 
Cdro- noiy'M^tfiniH) 6 no»' Ciitta', '«d :^rìiiì<dtt 
eSMni p(«ti"boir->meii ' n«Ue (W>se' che tteStf pà^ 

TibuUoy etut ^ratilli '}iirecéUT'aH&>t»r^nì^tMiM 
i'«tt(ftòdui^tu4à'e',> M^'f"^^'''^*^^ ont^ vn^n^ 
iKftè-itpariJà' (3)?' ÌBfeu è HePt> vétb'the-Ujpi/^ 
teko 'Setto il'(iuale''fu-Telegtrto'n''}M]ietta', farorf 
lUUi itaiMo'i versi '^»anu,t(uiFnte ÌMtle ttmHttrtì^ 
feniianllo' «i'eafls- quB^ uncbcfiee- t^'cot^iioii^ 
«'Idi ^tt>e«ti«aggio, e sewbmndo- cll«'radtOE sé 
^o^ia «on '«as»'1»vari»*Maest¥a éflU liMdfai»? 
-ffoM tfu aoauBto'-per ciò qiwl aedottere' détte 
rekpxà e-ddle'iiMtròm- ■■ ■ ■ 't '■ ' ' ''* 



{i) <5tc tua ìatàaa cantata eu ttupe CatuOo- 

Foenàna cui faiium Leibìa ruimen trat. 
iVMttooWl!n&»'■M'y'lltuIA)f'*u^aei^ affluì, "•* 

la qiùbui mie tuamì fù*tl*t aduUeMm viti 

. --■■ • ■ THrt. »b;l£ 

(a) Quid Teferam' TiiMae, quid 3fétrttai~cannen , '' ' 
- ■ 'apai 'qtiot ^ ^ 

Beili» aA«rt óMfe^'riWMfrifteiifue'Jtueli''-'^ ' -'"''')■ ' 
Cinna quoque hit cimMeto.' ■•'■■'■ * >;j ■" - -'il^ 
{^} G^pdert fùràui ^Oiif um putat uie Ti&uAu , 

Fallerò eiutodem dem^nn doemise fatifw. ' ' 

Utdtaqm^at^lt^f^f^ praétèpl^^aAtitqne""'^' \ '''■ ■' 



_ ,l,z<,i:,.,GbOglf 



1 Ma pHmaRiflneeViMtern>'j(^'f^6«eirfWDwiv 
■fy paU)U<»ta EHolti 'imaiiiiiiim xtfa&'l'aotote 
vcaiase slxcAcifto-, «one'sbfaìnQ già^Mdutoj :aiisfe 
«io basta-' ^'inténtitere eh' dia -Qon .potèessta- 

«agirm -del tuo luq»kK<^Ik)po' d^isrerls^ubUmdà, 
-Ovkfio 8Ìcco<K0Cjwatiei« passò ipìùWt&aniniaUb 
-d'inaMiKÌ'Bd' Ai^jnstu cenaimeij siè: non- >i.>&i 
•tnaichì s^Awiiasw d'accotarluK^dt Pàfjndpe c|KaI 
'uoiu -contttUtei ocnrattore i^i), «ome SDlsaain 
rtal"l4Ìro(»tBllBB: {*ì). E di' fàUo:.: potenti < ^telil./a 
' ^hvion' dmU«i aOoMap Ondio di seduttore deulÌEi' 
4io(Knza<? 'CertaniéDteìo crèdo.B}iB ao^nOHe.^ 
^'-otf ben icuilaao dalTapprovarjìl Pooaa-d^ 
-f'Jrte, iind^ao d^cHL^udmoanesfó. 'Ma-.pnip 
lO'Mopb dd Sulmonese itt'^quoto' Tutn <lb ^bv 
ct)«'d àggtuvrii'C-.la Roventa. niiaanQ ei)qtEs.ii^ 
'arti6zi é alle trame delle cortigiane proterve. 
Poiché qoantD alle Tcrgini- ed- aiJe- matrone j-e^ 
sino dal bel principio dfel primo' libro le allon- 
tana da'tal'Tptluitì/ pTOtesftintìo- Bi'wH' jrrfrn 
yaiita che.amof^l'egittinu, e legìtiimi furti j'Wle 
a dire amoii i^fxai . £bniwi4 i4Ìi . pa^ti^f-AiìMP 
altre domie 'clie-.ia«trone>'«iqn^J[«eMr»j.-.U- Àor- 
teggìar le qliali non enf scanddlo allora, come 
aardibe Vm iipsÉri Q)j quando sèandalo rioù ìè 

(I) Oarmwfiw «tfiJfTOMj; mm-ta. Mk!lM-tiaÌaaUmv/~:. 

Proeteratntiti» jtirt quittm r«vtn "^ ' - . - i ..:') 
Si^go^quot Jui>eni -rn^ non noctlitra pvtafi. 

Scripta, pana» puadna, mOKnaBOtn imùi- > ?. 

.. ■■■ Wrùfc L(ta n. 
(a> Ved. a Ujmo.A.Mil^JjbmnM»i.. ,- • . , V- 
0) Est» ^t:^iìiU».ttmi»My. ituigiujtmihrìi^' ■ :._ 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIf 



^ftìtiaìUtm^'ìxnéo^^màÈiùtf -acma aU0fa s«rd>lx 
Etatoù 8tnnii> rùolnziiMWt d^.i^Mr, .^ cui ii«nilQ 
*.>pin >)ididBRCi: iifU'«feÌBia2à«ner,4e'flK£gi , o ({w- 
^■'Csóipi,, i> qudli: dlOndb. Al<<|aaìe |ier &r 
litomih^ '<nH!igr«ui^inaiie.'e«i<>poÌy. stantio cceìla 
:J»ia(iga3y._.«^,.'Tin rpoeta .s^aocnigsiBe; ji teaaane 
un'Arteyaiefia qBa^,.fU un 'cauto latte «wdiU»- 
'tasun), >ag]à '.. aecìà • jie' Giocasi iie ■acaiUxa»: . (M 
qucote femitiine , ' «ade i;nndergU/OBntìijdaU^»}UD 
atbB'JemKÌDe 'Steste, cb«|^^'oteanQi|H«4itìtua«Ì, 
tutti' s' nucgilaHero i mmi^ oads: piac«r- meglin 
a^i'^Boantì? Non^dico ìq. 'già. che non iBwne 
'&tt(>-«8iaU img^ior .ocòno a noa'.lflrdar< U &W 
penna Ovidia con un soggetto ai iQ&me^ «lido 
Sólo cbe lo scopo ^suo' non fu d^ìindìar riantf- 
c&oaa e b pudiiinxàa,'Coma''^.niÌ:Ue-yQlte,PÌpete{t^, 



tfU n^tt ì^fmum ,,£OMauaqiM fiuta éanemm , . 

^ Jnqùe nuo nàptit cannule crimm erit.' 

■Art. Aout |.ilt. I, 
WpWcnf'trVffr^ta loS* nMrttrici&ui arte ^ 
• . &tf»twi«t^ rtyb») -fwywMi fri» wrt» 1 1 

.-. Tràit..Lib.H, 

:(tj,&) iteram tjttt^t niUtH nùi U^e. r^ttum-y 
Ifùditur m luuirìt inttita mila /ócw. 
" ~ * Art." AoiH. Inh. a. 

QiMit pudoT 1 «{ ÌB§ift " ""* />"* MMiat- ^' 

Arti-Amwb.Uk IB. 

5mI jnoftMM, fmamfU oMseoanalit iiawn , /. 
' BAìooMi'narat ffUlttm cuna nrar. IbìtL 

37mt in aite mmik ÌBUEÌ«ia-]UwrainQÌ»0. mC>, '• ' 
KA ToHA-vam vim, ^hoM iiv 4rtt~rMa m. ' ■ 

■ » ;. „ ...... 1.'.-.. ... -v . 'AbmI. AhOC. 



_,.,l,z<»i:,.,G00gIf 



« dici s'M^-^alttoi&llfr: iM» .Me^,ibanamaó>> 
fa^uMin 9aarebbe..*ndBli»<iin osiiiio > . da che &tHlr 
mente Augusto, che che mostrar si Tolee8fl^i,(m^ 
era' peà coiiì>. rigido. in'iBatària'.g^nte ^idh'phè 
bhù solca -«oumisi. coli; uà 'pni(»vo)i'pratesto,^,),^ 
£Ifae^8e:taluiiO:diees84i, cheiitqutntunqw: MiiWt 
adoDe iien^bH^.d''Ondki'Clì clHT01nper^ L'ìd^o- 
óuia ooL fibra «iQ^pur molte vergifìi,4imati;{K»^ 
leggendolo'; indoUe , l^vrono arcontòminar^'f^pw 
imoprìo; io <fa8(>oqdeu) cdD . Ovi<ibo-,.E^e qtwUe 
cretgiilì 'e 'mitrane i,cbR^''da >piincipìo n\?f^ii^ 
4lt"CÌb che 'coDte«ei^a/il >PoeB»a^ a , 4isp^^ #^ 
fpqeià por il .voUerologgèrej gà moi^yaoi <»# 



■£■ parlitìdo"»il''ÀngtMWi ■ ■ ' ' ■""' '■ ■' ■ ■■-<■•■'' 

M ti, ^itodinaaéitf; oacmu fOftaM'fiùHttt . ■\ 

' Nì^vn:kigium oHmaini» jjrte'wiea. ■■-! . - 

,, Scrjpta, nec 4 .(tm'f Principe digna legì: .' 

Non ttapen idcircQ leg'um contrariti Juitii 

> Sunt èa,*S.omdnat erudhmlque niirus. ' • ■•■ 

■■- Vrìti. lÀbt.0t 

ScT^xbnmihatoiUtiàtiiq'uaTiM'pwn. villa. pwSiK*.' .. ,-/ i 

,t.^ntvf^.9r'm/ìf^iin^ttvÌ*Ìo"g«pfdfi, 

,..,, .-.;,r;^^., de Poh», pih. lU. Ep., tn. 

, j^ (li Jdulterìa qitìder»- exercidae , ae amia qiàdem nj- 

■gaììf' exciàanlet sane', non Sbiàiné , sed ratione aojh- 
hmiar'^aa y&ciJìtii' ooiuiUa adiet^mofam per et^tàkqt» 
Jnulierei exqjàreret. Snet. ìa Ang- Gup. 69. Marziale 
pfw ct- e o m erT^- ii it Ep igramnaa d' Asguato ooAJatciTo 
é lordo,. uhe meato al paragona ct^* più ifoooiatì tbnì 
d' Ovidio, queitisTCoabrano ttairtii ÌÉ>eivt«è,-U.H9np«^ 
che non jbiub oHa iioastnin^iiBra libidwow ^ .^no» 

.'fli qiieata ilraperadore in certi particolari ti auiteroi 



Jinliz,,!:,., Cookie 



«!^>ÌféMf&>"£ -"SM'etfan pili -tìàgOfi- euttsé- difénì» 
^E^fialfr etìe'di (f>cl ddwlo cfae-'sliniputàni ad 
CWJdiHr)- ■ ■ ■ ■ ■ ■ ■ ' ■■^' ■-^' ; ■■ . ..■.,( 
^>'>'Poite]iè'dutM|ae mf versi óitìm,- noa' poi tuo» 
<rdxsi")3F'edUs»'praei|>iia' di'stia «iegaaio^ ama. 
^x^'-ti aspetta t£ direqual «rediaomi che^queltl 
■itìtataenìe m stata. IKkilk ditteftoF'poè aiMcufara^ 
^ìehè (^ìdia'Bon si dìdiianr , e - |t^i antan 
botichi 8 aceottdaiio 'a'non fiirMt- pahibi jGK 
«étittorì' che"v>euiiéf di>poi <ai"(limerr» in ^arif 
^^{ftìoili, pet? U maggior parbe'ioiprobabiliL Noi 
Inferirém Invv^^iente le altrui «baghietture, ece- 
^gtifentn mirita ^'que^te-cbe oì' sembrerà la' piji 
ragionevole e la più coforme a' cenni d' Ovidio 
st^sò", e vi aggiittigereiii ijuelle cose che crede- 
deremo più acconce a cofifecm;^'!^ vÌQnia^oQ- 
menie, s^az'jaiblÓcaGCÌ-opni^ altri.,. «d ^it^ere wt 
nÙovQ edifizio -ebe tAanchi di' fiindauranto'. U 
|MÙ iinticd dùtofe 'che a questd proposito parii 
d'Ovidio, e ai' tre Jifcfi dell'y/rte ^atnàr^''jìe 
attribuisca il hapdo, sa^iebbe Aurelio Vittore j 
Sia.tiiti-e ohe la storia da cui tratta viene que- 
sta opiatoiusi, -^ creduta d'autdvpàù recefite(3)j 
.d^Ue ,co^ già mpa' detM^ beot m Tiìera^ tion 
ÌK)ter'ater essa 'dogo '.fra le opinioni probabili. 
Lo, stesso può (Bi^ì 'di queCIa di' Sìdònìo Apol- 
. ^a<e. , eia .aoi già. riferita ', ^che ^ Ubti i^^ 



■ protinut funi iiiliti 'trimtait-.aàta rtti- ai(. 

< ■ . ■IrìA.'Lii). IF. 

CO Vedi il Fateftaó j^iotao. Lat Lib. UL C*piiX. 



j,=,i,zt!dbvGoogItì 



Jfmùri eàÀrsìatì^ in grtn-fOfie, cbto^ctiit»f'' 
Puliti 6g!ia6lA d' AtlgiAto nasDOHta sotM il •Auto- 
nome dì Corinna , attribitisce k disgniZÌGf (iK)Vi^ 
dio. Pbitwchè senza ripeter il' àktto dì «of^ 
aaìS'^épaca iK t^ libri y tropi» ddll'enU&tohto^' 
ife'(ij, riflettasi anche feorae Qiulw d'Àvgtbtò- 
Jbper le sue dìfiòilesCà' enliat^ dal padre- rattiH»^ 
di «orna 7^ (!i), ed Ovidio fo roegtifó Pfailn»'' 
761, dunque' tàtitj aiifiì dopo, il comf^cè^d^e- 
uschie di Irfi, an^be ,' contfd «d tigni pnA»^ 
bitìtà. «oOemita il meritato ^aelA^iì: FiiiUtDfeirtè' 
Agli ìdmori d* Ovidio rilevasi, aver egli pìò'vrftB' 
afrnto in {netto pMAeSo GoriiinA,' cfO^ndo al Ci>n>^'~ 
firsHo r,enrotv che il nìàtidò'^n e^lio fa semi 
jpS^ «rrore-, iiorf detitto, iìi StolfieziEa, non 
soéllei'ag&ìné (3),"e-ciò 'che: pifi import^', nac*" 
^e'dàlravt^ Teatito tìn dritto d' altrui, ■»*«: 
daU^aTeme commesso egli tino (ij). ~ S^ snQ' 



j(i) JanufUm detxm hutrii orimi iinè labe peràctii. 

Parte premer vitae deterióre mi-ae. 

' ' ;■ ■ Trirt. LìB. IV. "Eleg.'Vin;' 

(a) T«(1ejo PatonxJa. Lib. II. Gap. too. Hift. Ron. 

(3) Si tOTiun acta 'ttuDs "nunqUam mortaUa fallunt ,~ - • 
A cuìpif faeiniu ^il>ì abruie mea. 

Jmmo ita cuj. idtìt, li me meui abstulit em>T, 

Stuttaque meri* noWi,' iiort tcèleratm' fwt- ' ' ' " '' ' 
Tri8t>Lib. I.»Ì;1I. 

(4) dir à1lquì^vi£f ttir tiotìstia 'htnina fwi ?' ~ ■ 

Cut imprudenti cognita cuhta mAi .'*'' 

' . Tfirt. Lib. Il 

Xstàq ^quod crimm oìàerwU lumina pfocfer,- * ' 
Pecdatùmqìte 'oculos eit hahuisie metm. 

Eleg. V. Lib. III. Vtìtlt' 



,^,z<»i.vGoogk' 



Ì9f»^ a^ii liWtpi atniir*iwi.(a^Ì «P« tQtt«;ehft 
i^a'^W;rafl&«iMiiK> •Wi, Corinna. , 
(iILCio^noi, -Belili sna-.TÌtfl d'Ovidio, ..«ttóbuit- 
di«f,l):«si]t4-.^:iCpte9t» aU-aTEìr.«or^rc8o Auguito. 
ì^t^fiU^ /smw -diaonesU .ed iiifiune coUa^ 
^^p^kk^^di.che sdegnato e vei:goguQflo^ilXM<>f, 
Ò^, lo .ii(HKi4afisei lontMD rfvtr tei^ liop .fprs^ 
u^^i^^se- 1« |iM0. taì^ewe^ Questa cqnghietiura «^ 
gi^toipóre da Jtltri, b^ si vede fondata sugi^i 
piiw*.dÌTSTCtpnio^. OTO dice,, cte C»Ug(^ an^ 
(^lfa.>prediea«uio> la Jaadre. sua «sser nata dii 
ÌBflWta..d'.Augwto.co«.lB.6gUiK^.(3> Ma 0ltr«. 
di^vCaÙgoJa .era,,(ui' fmieticofi perù uor deplo- 
ri ^e; J' ordine, de'teaipi.coatraddice.al pota, 
es^ce staht qvwstft V oi;i^a0 deU^ esiliaOTÌdìauo^ 
pod^è conie'^ vedere M Bitnod de- l^òcbefoiit 
in ;^)n», flMà e difis^iiwione, sopra qw^tj),, ^oggdtp, 
medesimo (4); Agrippina figliuola di Giulia era 
venute-ai BtOHdo- 3S>, 0-^4 -aBHipt'ùua-cbefoBM 
rd^to il poeta, ptlraocìò troppo gran perìcolo^ 



Proemia peccato tu^a petìta mihi 

^, .'■, Eicg. t. tib. nn;t^it. 

(a) Mt miierunrjjo^fri. fi "o™ e-ctremo notWfent, 
/uffcia («Xw non f»»-*/ -«H^ '«o- 

ihco/wncn loliet una procvila ^Totem ,. . 

,, '^, ....-' '- Ttitt.Vh. II. 

"(3j In Caiifr.c«tp- xxin.. , / 

(4) Vedi Memor. di TnsTaux 4e|i''«np» i.^43 ..a» 



DiailizodbvGoOgle 



mtì il Manano ii) , a naSaeàve.jit. spaimo ai 
Angasto Tiu d^tXo à xwfftgaoasi. AMà-fukiac 
0ÓaU Ui pswe la fijdìiKiU di lui , db m|M(c 
Ciiiia licocrma, esiUaAa 4i Ìat|o neU' mm» ìIbh» 
die Oidia,. c(»i J^ qode mftpcp^wff) atv il 
^poeb eorpKMO rasoio Augusto in dal&to^ m» 
cune ^udjaàoKuaaitp elette il- <totriwwn» Tin^ 
ÌKSici* (a), è 1^ probatàle.cboAaipialo:att'«t« 
di 70 «uni, qwnii oe anes» ..intano- al tauft 
che Oviiio andò ifi esilio , sdructàolane a «Mep 
diiaià d' una oolpa sì (UTU>iJe, «fae aU^ùae^anr 
Labibtà già aTTcrtita che Ondio rìuCiccìwaK'ad 
Angusta un dditto di cin .questi no, sWo Umtì 
£ dqì di lai famiiiaritk del poeta aUa cmte im- 
femàc-j sccbè entrar potràse. io essa ed a^ 
larvisi per tal .maniera , da sorpfeaàm H Pàit- 
ape in qu^ aziooi die dd fià gnu W^ett 
ban bisogno, io non so vedere indizio né orik 
opei:e d'Oiidio, né in quelle, de^ animi ■fi* 
ài lui fecer meifzìone. JÙul app^r piiiUij^o pt^ 
^H prìma della sua disgrazia poo» fosse cooOr 
sduibi dall' Imperadore , e meno ancor foemr k 
sue poQ^ Che se Ovidio fosse -stato bniJliaN 
' delia corte d' Augusto^ come par ci voglia ptft 
fHiadere ^1 Bian^ni , ( le cui Celsìane, comediè 
belliasijne, WI^>q nieniedìivf^ dd i:oiaau!(eac«) 
certo ^U non ce lo avrebbe, Wcìato igoware^ 
aìi^olarmente' làj dove i^criTendO' dal «no «sili* 



ti) Vita pnctiù 

f») Stor. delia L«U«nb.Ilal.-T«in. I. 



D,a,l,*dbvG00gk' 



ftMn«gl|aaaMÌW'UiMittitf k4lédiìo"(fi"ftr''<nbth'ìfflW 

«MS 9ntnpkt\ 'di* MiseiBVwr, d»'€Meu ' 'di éif^ 

«iij»/idi' «rMO' Kj Cd' aH?rt' : giìm ' ìAl^oft 'é Mtéliffi 

Iqte»' 0«ea«- W^tito iWéhe Ai^lUM, "fógRattr: tP 
«MMem Ofe^ftgfi'l'dVrdbbfr t:atci'At;o ^' '^dtzi W non % 

hOBeer'a cartrttért ael.noSliM* 'Jwéta', chi' di"ti^ 
dobitasK. Ma Ui'fttto sta die non' era' còsi, * 
«ìòi nl«glio *i*(>hre-'dat Vasto' secondo dei .Tnsfi 
«h« tatto' 'è<Btttlto^tìco/« (fiotto' 'ad Anglisti). 
Foftohè ift ^iftWoWpofìta lbrtfiTÌj''tìtàIbgO, Sé^ 
**paife'«iéy è"aetfè''Jiìfi'fastìVè «i -fi'f ifhàJìSlV 
iniOsttBfndd à'Cfeiai^ Ae què^ firos&ij' oWi&tjì. 
làtìio, cómf'ieglr drederà, o òomè'^^'èra stato 
riferito "rfti'altri'j 4d «ptìgrtìtfe'fepu'dìdìMe ì 
iluaruT' (ioatìtttfe ' Sòggiiitne 'tìiji' ^«lié? ' ii6h "nteWW- 




» iiKftòiWhza ,' ccrttì'eW'ifdàrteg^^a 
ÌDiEmdA'.>'€li« «é »è(4/^ ( Còme' il '^ò!E«a (^Mderàtò 
a'rwibbe-),"tiinfty'd''«ittgb fotìe'Wthaito, 'òìidè 
>bdÈhitt"Til«ilgè!fe'ì»Ì'6tfo 'TÓémé^àAVym^^'-àda 
avrebbe io esso niun_delittp trovato (_i)._ Pt^ 

(l) Altera pars nqterest qua turpi crìMÌne t»etiu '' 
Jtglg,r.;fifcokniiìdd6bÀi.iadalÙnL^'- 

Ovidio Fìta 7 



DoiizodbvGoogle 



4*oeii^-AÌkiiò' l'Usavi, e tniotì, '^tMriih*' e'i",Ktki 
■Je^li icriase teltó dcrvevattò i lUl' eSflérei dedkiatt, 
.'tìM cfceil ■Saolètìlioìfttemippé',' e una ?V«^e<^ 
-eéirtpoM^, & k .^e&fmo/^feAi'y''^**^ qttffU-Irtti*- 
,t^bB ck' tìgli Icabaato uB pttój i* sdegndit^ft- 
•^SiJfàlciessfeil'pl^iCipio-, pertJiè 'Vì''ti¥ivei^béV'!B 
'JlrOprlèilt»^^ !è dtx'sncn.' Ter^tia idMi'fihrèit'ii. 
i^tirt.to''tlelt'àtiiiii&. stio proprie ÀAae e padfiw^ 
'^U^tig ' dà' ogni Bée di Stfttiv;.' <S»ii k-i^iate-ititi 
'^n otlèse pbrMntf ()). Da' ttitke'' qiièstf^'CbMEi-, 



^t trga eft, (iJfffM. coeìestiti p^ftr^^JaUij , , ■ ; 

, Et sunf^ npIilMt mujta tniiihra tua f 

■'■ScOidet Incarti Prbiceps; «foTioiM rfSctà; '■ . ' ■'•' '■ 

w-lii^àribÌM--ìeg^*t ■càrmina^àtfa'modiif ■:■ 

. 2VoA ea te moiei Rattani nominii urget, .. .:> i,t, 

- Inqae IhÙ httmrrii tam lev« /rrtiir wat ; , 
Luii^ uè piSiìU adcertere "htemen meptii', ^ 

. Excutiaique ■òbiiVu dtla neutra tlùs. ' -.' * 

JUirer in hoc ìgkur Mnterum pàAdere ^UMf ■' '^ 

Nui^titati te twtm eooluisre jocòs f 
Al ù, quod titìHtem, vacuai férlàsie ^ìàitet , 
Xiuilurit hgisiès t^imen in àrie meri. 

--■'■ /■■■ , ■ ■■■■■■' "' trht.-Ijift. n. 

(i) JVec (amen omne meum cre-ìcu'opui «je - r«inì»»ui» ; 

Scepc de£ iwttriH grandi»' x^fa^rótì,' '■'*•■'., 
■Sex ego Faiiorum tcripsi totidemqut ìiheUo*', 
' 'Cumqite siià Jìnefa ménte oolumen kabet. • 
IdqM tuo nupa- trriplum lub nonàne , Caeiat<_, 
' 'Et •libi sacratum sors jnea riqtit opui, 
' Et dédimw tràgich serìptdHi regàh càiìrHTitàfi ' 
QuiEjue gradi dfiéei iferha^-ix/OtììmiU'^id^i^ ' '' 



D,a,l,zt!dbv'G00gIe 



,^f^imt^ 0*wèa,,sift,iHift,,-ijoiigKi^tuì» „jn™. 

Ììq9S^tM^;*.Ja,;,VJ*» .di ìmifr wurfo .gli: pmit.iit- 
VAm ^-p^'■ qM. carailft chp. gU..l^¥e% dato .«^ 

j^ffiaamf'^, %■(»»: neto- 1^ ..ciò ..Jjpn, *d(rqi,df- 
nota , se non die Ovidio Cavaliere roinano passò 
a r a tr a i lo -dipa na ad, A uguB t o£enior&^ «aniBoaia 
consueta ) senza che ibwe accusato da alcuno. 
Onde il Gerw^ ■^h© poor afeostìeftt' il- pórtk, 
vedendo cheniim compariva ad actìisaiio, il 
las(»ò passare jtwuquii^meatè.^^'e tnostoà cottam 
tacito fiUewio.'d'appravare. i.0Q8t]aiw-.« la^vita 
di lui (a), ,.'> -(- ■' , :■■}'. ,,■■ ,- , , .„ .; 

Diclaqu» sunt.p^iti quamaù mamu ultima' eoaplo 
Dtrfi^ i in facies cptpota oeria noti^t. , ' 

Atqite utinam revocet nnlmim pauJisper aÒ ira , ( 
Et vacì4» iìiiei^.\Jmc ù^-poftca .JMgi , '^■ 

Pauca, guibiit ^fimfk ^g^ru.aA wì^Km, JVCw^ . . - 
In tua (lt4f^xi tempora , C^aeiiu;^ .vfiiu. . * / . ^ 

Ad^piceres i^uanìum dederu taihi ptntoru iptif 

' .^ittqtB .jiivore anitm teque tuosque canam.- 

JV«t erga mordaei,.d^ijtxi carmÌM -qtiémqiMm. - 

,, _^ ;■ >:.■,■■■■ .- ■ . . ". .,. TmtX*.JI. 

(i) At, ntemin^f ijitttmqae mfom itortsque probabat , 

Bla qft^inibiieriu.,,pmei«feuntu, equfh- 

Ttiit. Lib. II. 

(a) Y«(B U tlpùà diàlo^. Y. da Milit. f^oiu.> «m 



_, ,l,z<,i:,.,G00glf 



MHÀAn» Riegunone; att'avev:! cioi'iL poetabl#lM^■ 
«l«s(]l Ad^^isto' ipiaii^ando'iti 6^retO"ijn',^i«Iobe 
«stiline': di'' stia Gimi^ada JMiiiHscf^jBrtftfi. r» 
B^HAre sta«ia- ésaadiiaHdo / sgtidaildo^ «'ii^mt 
«tiiÉont baUeddo- la suA'^nipote^ o,maataXimMti 
imtMx <aU» tovtsni - una qnAAib otii^àiaoAm,^ 
IAìuUb' : Beco I tre 'O >qii«tlra oaaì> : dice ; il . Ba^i^ 
4iel< (piale' Ovid^ nen potee<r80i|)r8ad««t Clnf- 

4lfa ili tutti qiNkrì caù però noaavMbbfl il .fKMbk 
••topMIA ncsuini diriiUo;. dacbo il |)taB^i,ife 
Auguste, il batteFela-nipeley. a))e>^. awntavRy 
-li &r mottene «Uà tortara- una MTO sospetta, 
non einAo-aeito debttÌD(U^Itiq»iKli«e, adp<^di# 
«vili Toh« ripete dù «ndò ìa ea3io->j]er avervci- 
.«Irto un dditOoL: Nò non à jboHo'^iìù plaueibik 
h ' cofi^hiettitra del Muson-òl' qiul> tM«M '\t^ 
-Ovìditi fu «esodio da Roi«a -per.'COtp»'' vaRfr 
Ynenté da lui òommcaaa ooo Giulia 'tòftttp d^>ÀVf 
'gssto , del'- «pjal -filditta e^ tetda^perà'iniostMn! 
M Prìncfpé'sèi«Mn«JÌnBoaeatey lòal &ma.«cd8r 
mente «tìlfievaiS i stioì' oaa^gtii (»). B^-olirr 
'éKé' niuno eoOnneonCe ai^neii^ di questa mm 
'Mnnìone liob 'dddf òe il Ma3ÌQq,>iion<è prqfaat- 
l»le 'fìbe 'CMdb -tritasse d'Àccosaf làlttà d-ua 
misfatto da lui commesso, quando già tn^^ 
nota era ili 'fiotllaì, com'^li •gteBo niufasa, la 



(a) ViU Ovìdlk>-]p«S'':'^ - 



^vGooglf 



iÈiAmMté&i<mmdkffa£à;p}-s<iànii sìrrelibaiefato 
W'vdtfi MU)]lre»|H^'>ÌocilEii« >r ira iddi . ItfbinwQi 
tlaàtW'ait stesa»^' lunadò sìiwwiDlBj'evcaniimkH 
aiidltililEai'UiU'&lK»^ del.imab'ebfta>£DHK/Te»'«|»r 
«lifflMtftj '^dìU Rlta'itiarita ikfeMÉtS8«n;è<.p(t» 
if'l^lmwne 'i liv'i M^-- lUbtwl' r de. l'Socbdòrt, ndJb^ 
AiSBtU!^km&'dn jwK 'Sleali àkataJiE^ à ({tm^Nw ' 
jkei«imt><'obe 0+idto;. commettale >fcoaGi^r4«r 
mbo-; '•■ il' 'qoate eglt>^oenaBK inascortlnvia, di^«iint9> 

«ampMòbne' di^inièk atoKi^j 'edf;indurgUi4 ewv> 
Bbirare>in'<ii»'£iffore preantftiÀapiqtfhiAta ^ 
otalfe «9»C 'deQtt'dk a(^ra ''rieDeift'SivMteiiw là, 

"Fnr'ìe i^fniooii«a tfà proposte > ad. indAg9f 
bt«&giwie atiii^iif^'tttMio, lBi:p)àiprobaÌ>il<t.iì|pt 
ttiUe*^*e <ohc';fmr>ù caoibanatt . ai' (ÙT«n< ceAn^ 
dl-O^dfcf,! jiftnid' aSEns' atomi daUtìQ .osaer qu^ 
dM'ìHbttrdd^tloreidfllia &0f?/a. (&^ L^^ré- 
tutu Ui^anàjìa ffni> noi nferìiieaio rco)ilA|)(i«^ 
iàSóiii' bcc)iàtài^'«i<èoU'<ordiae iinaiesima, ^, J^ 
ttiMM.^DhiMfstoBto' dai TtiabOfidù^aD^ i. rts^ 
i]k«ni-id'Oi«dia,-'ii«i |f>òtevi«BMr||vs(a$..aln iHi 
XÈiM<o pretesto aUl'cMw' (ti-iuiii, di wl^ ad.,Q9f^ 
inÌDAt«>'itkdm<j{iaafii'itop bensì ^lallQara lOE^esv^ 
4Ìii^< ahrìy iie'/|iKdt< parU iA |iobtft d>^ 4i«$W^ 
«uà, e(i'Srnuito''dì njiifisti & ved^f jWmQ |O^iÌ(ÌÌ0 



^i) Cautta meo* cwigii nlntiftm quoque Bùia xìA>^t ' 
ladiàa non «if tettì^icwda mihi. 



DiailizodbvGoOgle 



-in 'giani parta .la. nm Tovina-^rehe .il'BM»tìw>-'4i 
qiHBU er* benBì'stita enqre, mti.tioo dd&lto^ 

<nnta^Ìo per.rà<;.'die'U aia'odpaj «-do nwar 
deinaUierà'pnjnay.ovTa!» da iiidoie,. 'ma. -corte 
db emoie y:e.' t^ a, Ini «oko -era- Mata- .ddnmiai. 
C^ .questa dotpti.consHlvva' :«eU^wvere. s-csn 

loogo'éiie fà'fBE^ona'adiiAtteoile, ìl> quale. pw 
^ert «jedolK aòsideittahbeiite Diana nd .kagóo^ 
fr-ids-iei ooaTdrtìt» ìd ^earroy e ilacwto da'àmr. 
fih''«i tèrne 'fmiyjw^to' a^ hitti' .quiMoacgli 
ma'» , tion-iooiifitkDdoloi nspnure id 'sua piw-H»- 

vmtte j jnooiio 'non . sardsbe nelloi ' sdeg*» 4à 
'VtitnàpK'^h^Qfitào ndl^opertf «ae Beritte làA- 
i^:esil(0 irioBtifcseiiyFe gtanetwwHtt jrrot» à-ramt- 
aJkmitV ^ può Mio ; ' per: !noa ' riaprile ia ^pùip 
-id^Ati^iistayiie'iH-'hii .naiiEmwné' il'dolocci- 6te 
<Mifi!WÙa^U-!^ioete d'aver merilatà UiradeliMtf- 
lUlwa,) dd-qùd kxla la àemeamper nasrvrm- 
-^' tolti' i bàii'''e .k 'vita , «"fcr ^ver usato >H 
.HB^sidiTeklnaoneann obe-^uaUbifcsiba' I>tf*> 
questi nécenìiffj principj ,' passa il TnabosclH ti 
TÌbiIr&'is'diTme 'Opitiiom. degH' altri sul pmrtD 
*be firà ttèniiftnir, « da ooi'già-Tiportate e'coofe- 
'.liBtaE qninéi per aprirsi meetio Iti viaapcppùnte 
-la' sua ' coh^ìéttura alcune laevk' rìflesàonl pm- 
nwtte , sull' indole d^ Augusto , e sulla condotta 
da 1"' tftnnta colla, sua. nmprja ^anti al'? Fa 
dunque vedere che la figliuola Giulia era già 
efata mok^^anni ioBaiui nlegate) dal padre .per 



J.,:,l,z<»i:,.,G00gIf 



. ed 

le»4iifiidìiMafit>iklieii(tn£ióietswfi^pèvela. éA 
die a^sMtliuafistreaii/^liBÌeDBÌ, aJfiitf]aitM< fin 
;xiMi!(ihiSp(wtaiaichéipvr.<iD«sio d/raé Hwóemf 
oami^tìtamSiAfliBwt^ meidìk-wmaóMi ^ettàtoyjtitm 
{ishebbB tal peqUqiento «ivergognn, t^. per Jung» 
MiQ^.non^idliiipiHlii'eéenBniuaiiv'ej é^BodstoD'Jlk 
fig|juol4<gl£i3addBiBelfiHiiinioj Àp^vesso , >!i«ntaticlb 
efaeRetn,.vinifai abile -tifeote: di AcfIutia^.i»cqtnpUcè 
dloHe^ctuoneatò duiaì,'8^'era'iH'[)rafthiaaDan(»<atr(m- 
lui^v "M*^'^ ilire^''^t 'ansmeridfSjidai^ 4iW- 
^.".^■drb' di f didaBin(ihe.^-tCHvlia.tfah^nnnte 
tìeéì * <pHria.il''JD8o-'tlel rvino 'ed'OgDÌ.^afaieiià 
ii4'*bbìrinmeiiliij ' non »rBieUe9^do>;>tdi akuittk 
■£iB8è:il|JbBn> le adnfn^vt^odBrfciavnsitaHa BiAn 
-ttfnta "Wa^ Tàftte^'qetttB ceie lipertatevoHgpiift 
Mla'^fade. di>iiSivetiMuÌD^: pen^èiàrTB^ '-zone 

-&iBÌglÌKr(f'-ioabasDte>>s'8TVerlay>(iìii-«be Sfane^ 
oa/à'^iÉaipatvi (i)y ohe': Angosb) 'dopai ^latdK 
téApai taOba: ni, pestìi ^avaée.avtisde.tàiSeAif» 
.U/t&dneatàt deUi'tfigliubila; cb'efa^i a<dtpey «he 

'[foaBaserivinjfPjtBopeaBCi. questo, «oiO'la (»^ii^ 
•tara delr Tìrailcnabi^U 'SuvrfaffiridìinédaMH. 

4f7Mi^-pf)ÌMKp/)tis'te'f''io. ipenso'^ (CÀe'-M< ct^'qn 

^e^serfxmatiimpirtmdsióneatB'i^ihlUa Ittm'póte 
<d'<iihigusto- TtèS'intfio (di- awiaus^eife- afcanaì'dì 
-jfueile' ^^nastB'oài^i , pen-ioUi- ■ tìbt Jìu -tiil- 



'■|i)''IW'<|lei«teflBfe;«.!ib: VIl'-GM^^lBKSbt " 



. ,_v<:-G00gIf 



qostaif^ JèlfoepKfite concorrono, a compwq^virA 
^jiiKSfiq ppini4i^ Gi¥liaju rH^g^ta. come sii. i^^ 
aeGerimUo,. iì^so il te^tpo. ì^etiesimo .in 'Cui 
yyi^o.y. H T.-. il -^ Twitoin fiMìne.poneU^_ 
ìjift^ itoUQ M- QvififokUo di. Giunio Siìano.j « 
^iliff.^erva^ chfijwen GonsoU tan^ l^^^ 
ftfii^i.ch^ meva^pts/st per vmi' OMÙ sosixiaUo^ 
i^^ì^iSÌUÒ. pQ|)p 9Ìj^^.veiJere,il.fLoitto autore arami, 
^qt^ j. passi s^itqaordjjiQ a favorire, U mki- -i^if^ 
^^r O^idip l^..«(aD(àatO di jBanH,,, pe^è ^ 

Ricordare al Principe: altro »pa.. può. ij'UiqM^ 
é^Spr ^upstp, dia M» dfibtto.c^lwobriqBo di pera 
jK>na. stretta dì paratela ad Augusto,- qM»l ^ 
'd^iàtto. GiuUi|.ni|mte jma. 0.viiiÌKi 4aU*L4ua ^tf:<ypaL 
^^liU^tà cp' Grandi ripete Ja |}ua .«vfntunj 
pqrchè r ajnityaa. di ou .fgrse Gwltax>ii9}39f4(V 
(^fditp.U rendpt(«i a p«gno,,(I'entrarC.'qW-.la.sifft; 

peicwin n^itto, tk>iU^ c^ fa-colpa K,«i»>, 

{Wr^*^ Cm.i^er^ colperrde aJs^ruJoqao^peiitnDii^. 

atk..sua. fìtiriosità, , ed nsjsiadf) ^rse.ad.^i^aig»: 

^uQSta di yióle^iza ^ d' inganna;, tna '^^ga...pai 

. 4-^^s^:im ^ ^elitto^ 'Porcile,. j^e^VjiQ.Àon, jne 

ff^^i^ ,ccm .Q^^lia. A^unge ,cjȤ la su^ (!(d.pq 
,.j)^j^ ,d ^rrore e di. tiAaw !- percbè lu» ^ 

fip|r» .cqsì,ad9{«rsndQ„a'avsd}be pttewitp ^ippr* 
^HP,., Mi» . ^y^i;pi(?i^ il Principe papHiii.alJlitoiidìft 
«a^Fidp int^p, come il poeta ikistro. spallati» 
a^RP» _?f^to, ;poD[. Tolle .più tollerale iavRopHi «■ 
}\PltW>. troppo, ìofonoato dalle in&ipie. delk 
«ùp(it^ f;>.fa{mi^ tHL di Tjta, di.^ f«^UQ»|:i°' 



DiailizodbvGoOgk' 



Augnrtb iftfflft' ftey «be' iflégsre ©iKHò non (ión-i 
feontìfo^'Ae^p^tre ibeni, oirideiempre più ccàt 
ii^ffiAò at siiettzi^ per tiniQr 'c%e, parlando^' 
àtidie qae^' 'iiCftì. |Ì' Vét^ùsero toIUì CboTessit' 
^■li^Jéaso Efltìdne d'aver meritaW lo sdegnò ldj 
Augltótó/e <^te riiihor cM 'fìttta era là riportala 
fgHa-j da v^e sa^ quanto 'sd^'no' ci eeilt^ 
fer sìToifi eeSe rfié , l'oabre~ rignattI*.Tano di 
*i6("fet6SgÌitl'j'off^' il poeta avea a^uta ragiòM 
di'^fenKr« eiiUè prìiQe, '<4te niiìl privasse finootiì 
di vkéf.'lTkm'fieftza' fokìd&ita«nb> il Tìr^boGchi 
Ih^^^ e^ ciotltr6 qwsla novella ji^a cogi^ 
^éttùfa',' lie^utta fil^anttr dilTteciltà opperà 
ti (iioÀsa.'E'difttto <^nì- pHs86 d' Ovidio bbn que-^ 
MA', «ra piò ora meno felìéettumte sì spiega, fi 
^uàifiìio ancora meno^ noil mia'; perb con fibtì~ 
traddifeioCK'^ il eke basta a i^liÈec plaitàibilf: tiiuk 
setitebza intt^mo a punto à ten^rojt). ' Io rioni 
per oonfradtiiiK' ird -an eoàl dottd '<^,' profónda 
'scrifitote,- nè'péf atkbstt0i« il'sDte iedU^o» sali 
éwwnte èìtì^t^-, ratt siili per òorìfermarló vi* 
ih^^tìrmenté, ' agognerò alenine . pocIi,é cose p 
àopo'ie xi\i6tà p^4 fine ' a <Jii€^6 argomento. <' 
"'Io ^ono ^rnique perausso clìe H niótivo deU 
fetìUd d'Ovidio !»a stato l'aver'e fegli sorpffeà 
in ^Uto la tiiptìle d' Aógustó • ma non penfei 
pòi che qui 'solàfliente sj liniitii ll'pnó peccata. 
Poidiè beA ^ naturale che «QitlririÒ' sdegito -Setì^ 
tisse Atìgóslti tquawdo •venne aij'iébópriré rei la 
rtipote^'.e spettato!* 'Ovidio' déWè disstduteizé . 
A Ict ; tua non ttiì pai'' che 'àn" tale 'ide- 
gnO', potesse cwiSórlo ad esiHarló ,' ò almeilò 
dopo d''àT8rIo ésSiaiò , a> no^ iiAei' pA rìchìaJ- 



DolizrdbvGoOgle 



«66 

ini^tlxi ; '« ita' vtfVlio^ vaméBAttì^m'Afir'PoiiW 

«■eoli- <inalffte-i-i&te«iia «nRor*/ «dirtò ^awiwite 

lÀàvatté •Siik& iha^'^ ad -un- ìmferÀàore 'pcv- fàid^ 
«Uei<éry Beftm'Teb^lb Het-iBcnttty' lu(^I cbt 
ift(s^)<Aitian« e<^W)di iKirbnt), «irKiB >eT«'tnai ita» 

l!ltta'«ola'p8r(^del.MbnifrcB pbu>ticbiiidiep|;U ttteH- 
«tiltf^lé le labium ; p^> ^aiittt'^milo ^i- iiatbA 
«^l^-fòuei Stipptìitiitt die Awusb« y póidiè fu bo!» 
«tf^mnò ^^ Mdwd^ tigni erMéeìebosbetue ■ depiwei, 
C^tv^f^e^gno^initè- « deineilt«>,>di ckeifMÒi^'fet 
^l^tf «^nioRìan2ait««itt6tK>;eiit€on6<j4iic<i c6i#- 
««dil«ó ti <^i^a'W][X>'<lì^tinB ffat'giìVM'DDiitroW Ili 
^>})-Foiiie'clìè>1I iu5n av«rer «i^te s^;yetaineMwil 
Principe il veduto delitto , fu ta Tovina d' Ovidio 1 
Ma con" (jnai " iTOiite " dorea" cgir prcaBnWrsr~3il 
Augusto, ^li cbe non era uomo di corte, che 



■0»nifne aSt baatia^tUi tua graoUtre fitgalif ' • ' - - 
'■ VMériòr tOiHI oÉwitnaht- ttrra dit/t' «iti' ' 

'-■-■- ■ ■ ■' '■■■•--■' • ■ ■ Trfit. LìB^-a 

(») Vedi Dioa« Lib. LV. ■ - 



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t^^op&miéo Ip^te» tiàiaat adUosw Una .svantuin 

^Ri- ncJl» atmAoUa di lui una rs^^ae , «he ^dt 
stìfieèi'k» Milito' e la -oseUttu dd FTincipe^;* 
DSR volerlo ' inai : nchuinM'e mal^vdo «M Uatìi 
idipubài.che |^ venivitfM) laltronde. .ìoJperciÒMHi 
d^wTMÌBOy' «b^ qnantatique il pQéU|. noQ abbM 
vsrdftiefite oessuiUk deliUo-'ComaieHO eoo Gìuy 
Kit-,' aiibia p^ eac|)er3to , alla 'diswlutezw^ 4t 
M- £gH >cfae aiwH' tanti )Uustrì-«ami<i 4 per «n» 
MÌM e -peT' dignità , sa^ slato da. alcun di <{a9r 
stì' pMffentBto ad'|èflBa,' marìteta' allora, a lioci* 
Paolo - figlimi;)! del' ' Geosore- ( f )■ £fA ' voaùi poniti- 
Batta balla e 'Vivace , -e-ad^seBipib ddlla >w«<|ii4 
di- o6stumì no» rigidi^ Ovùfio ohe amata -l* 
B«Ale focosaiaeiite, avrii prewv {WKXvt delk-ocm* 
V»sàfàom di Giulia, le avrà Ì6ttiÌr8«oi.Peemì| 
Q 'le avvk regaJdti^auigolatvi^atei AiQÌ.liJbri«delf 
i^\^rte tC'amaré .(a). X'avHt Jmbeiwtai dette Wi« 
ìBiaHàfnft, Bon maiibo par veiitè, rdi^ota ,Gitili4 
... , ', .: ; i . .....i... I , . .,,M' 

T. — T " :- --« • w - i ' ' , •• ■ ' ■ ■■■ : \ r-r-TTt.« 

(i) Sveton, in Aug. cap. 64. 

(a) Ma il regalar ad una nipote d'Agnato on ìt- 
hro, ch'^tt-p r a teal a «s«sr fatto p«r l* d«nB* Ttli a 
di partito, non era èf^Ii qn»lo nn farle incuria, uà 
nunatM^ al riipatts? Non. )già< pwcM^.^iaa- li^ 4m 
•oppone cfa* OvidM^kiJaicfSse-.ul r^galp. .pfrqM;. n- 
{raardaaafl Giuli» come Meretriqe;' ma. sibbene per 
darle un JPo^a.~-g«lmt» « te gg n B »| olrp .i'-wg^ito 
del poeta maQ>^*tA>)(v * dÌT«rtùt« ia nt> tvapo la 
BeU»/ cMi'twppo bène li dilettava di aomigliaDti 
argomenti, ■ < -. . ~^,r. ■'^■■i 



D,a,l,;t!dbyG00gIe 



«iatO"fl' ()MdU«tto,''dL' <óhé bai' hv^èdei^dofèà^ìl 
poqta-, Ui ^ate'coÉM! '^ià'avafttalò io eia., 'v^ 
geMdo-^ tìon'l»i»r notìa'' pir «è «tténert, atiJ^ 
««reato (dìiéqiialiihe eosti alnicrio'Ottéffestefaiiiii^ttf 
^tetìnto, «he^'pdtt^be- essu«. sut^ tm' qua^dld 
d&iic&" & lui. 'Póne <^tiqué' {Mtlfr' in' nivòì*-^ 
«edtoi'>''n'M|ltò' forse i pregi. c»n 'quéttà fac«fi 
éik' e 'e6B"c[MUa pérsmaìolib t^ prO})ri« ìibiW 
dfc' poeti; 'eweiiVrano proprie singolaftnenté (TOii.* 
dio. 'Giulia' di' cMi' tenero -e vio&e ;■ qual tm^jt^^ 
pam &Pitìai?'eccty l^àmSwK-'ìn jioito. Nf(iMl 
*erisiriiil& è ft caso che il póefa* sorprenflésié im 
^iòfìit* gli amanti" te 'làmigliantè/ troppo' stretta; 
i-^teli ticfd ch'ila Ovidio,' potevano es^e «tsrtl 
«bm Dnche ds ^Vti- Cosa era questa da fhr rì^ 
ift«jÈV'&é'ug8«t''t*'**oe tardi agH-orécclii d^Ayi 
^Otó.' Quésti; Sdegnate avrà i m posti aSTésSxi^é'j 
M iCiiftlià^' pteP alleviare il proprio delitto,^ àtril 
Ofidit] ^dat ;8^tttl(»e-acCnsato.' Se^uitìì tìn' ^.^ 
greto processo; molti ne sono involti, e fra gli 
alvR pcf awon tiitti ■ atctim*'"CTffliT«cni "u tM'iilio , 
e servi di casa Giulia , i quali l' avranno aggra- 
vato più del dolere. Sarà stati trovata sulla TJoz- 
lette di Gxaiìst t jirte damale, e sarà 8tàt« 

resta come ji.córpo del delitto cbci condannava 
poeta. Augusto pieno di collera mandò la ni- 
pote in (sifio /«> eoa essa Senza fello anche, fl 
«itq drudo: ch^ tale era l'usanza (i). Madpvea 



(i) Vedi Vel^O' Fkt«rcol» , Iiib. H. Qap. iso. Ti^ 
«t» JUii»l. Ì.ìb. IV. Dio». Lib. LV. 



QiailizodbvGoOgle 



«Do 

.ijL.,$^^.|^r,pVI^{ £tpeI1QÌoq«Ml|NTpi¥m«1!fc 
«I-.Aw<t<^ìch«,;4ft,:OQS9,BtflSB*.«gfeta, prese pan 

tìp^j e,sol.tc}^pwriE>. ai. ddjttì,.4i"l«i) fo 'i^ 
IgajiP.fl wizti(()9(ifi«!^»Miie}.^ie f^fossai^ .flit 

Jp.,9om; w.^oxfi^ Ùnflftl9pa68(^ ila Ovidio,. tJt* 

ft tin ift g'B ^ ^ejlHìi*».}'' B»we Btata.c^ona di aim 
' Tpfi|itw( i): ^.vei^qi^k^te 8'^U-B(m,a^H4q9e.tMZRÌcBtIk 
'|n..9a^.cU Gwli^, , non. fiarebi>e..^ato. iesiU^4 
■ J^yema. Osidift..?!^ jiwi^ sd qi*c|W*rìea,(KH^ì(W«> 

i,xa^ ,piÌ4 ÙTOPVt&nti j ^on[ni,gli^aftidò.qMftT 

|i, lui Dc^, la 'sM^j.a^uizia ^ e./fc >*^ni .'oflwj ^ 

, uì I imH - I ' "M I . Il li - ii n i iJ iii - i i ' M . i | ;.i i [; 

(ij ■psìbtii epiteto fi f^dqu^ freil^.mfpa^: 

■Fipff tìh^f éi Icnge nomma mtgna fuge. '- .. ■ ' , 

Triit. Lib- tlt. Eleg. IT. 

Exceplo quod mt perdidìt , una» eroi. 

■ n .{ ■ ..Tfflt/IiìXw HI. EUl- Sii 



_ì,l,;<.<i:..,GpOgIf 



m GhiM> Ite 'Pa<H«}a>(;>ilìAaIto>aD4e«>tì)''fi» 
sebi toetn^ '«Mttf-^ndha 'figlii*^ ■ t^tAu^bstk, 
'Vice il [toetìt 'cbe -i'ar^lie del «ue^reèiUo ifia 
«hTOT'nòn deKtto (i); «a-veiwaiflrainiàifc^tfopri» 
delitto «gli cerauò^ -coH' Gittlia; '-ii)ica:dtt,-id(i 
"suo fUto ■tìo& afuse iàetìò -pitemiiw^a)'. poiahè 
procurava per'akroì'aoa' per' 'ìò- stono ,'.é:v)l«i 
'cdiQ[^e^% l'dailcD, non' sé. -Ripete |«à)^T<^ 
^che ìì «bti eti!on fa più stokeoza diOBlbra (3i^ 
ié ìn'Veritànon i dlft'tu^tezea ibpar sè'staHD 
W '^raVft pèritìolo , Mùza speiw ntesuua aauveda^ 
~96loi per seoontbre-uti mt^égio caprìccio- d'i^ 
^thi] ? È ben 'Vero che in tm lu«go ambigoaméalie 
ttx^' cbe errore -o' Umore gii nocqm,-ma.cae 
prùna noctfue errore (4)>peTchèfo«Be!W^ 
peraifftdere ad Àt^usto j éhe^ fesser calaoniri» 



, . £f cu^fifi in fqcto non scelus- «ne tneo. 

tib'. rV. TrUt. Ef«|f.'JÌ; 
/3àU predar eaiiiKan, {nee cos nòM fi^re fn*- v t ) ■ 
Emjrem- liUfCùBj, non iceltu «iit'fag^ - .■'■-. 
'■'■■'■ Tri»t LiE. IV. EI«g. X 

{a) NÌI ig^vr Y«feram-, nùi tue pMUMC^ mi iUo. 
Proemia peèe»t6 nulla pélìM mìhU ■'- . . : •' 

•■ ^ ^ ■■■' Triat. Lib. IV. Eleg. S, 

(3)' IVimio 'Ola t>M' tcilb- n mfe^ metf ahttaUt ^ror^ ■ , 
StultaoM ment nsM», nori iW«teate' Aitb 

Libi J. Tmt. Blefrll. 
SlulfUìamque miutn «ri»Mn.(fe£«^ mmot* , 
' X«niina» facto reddere cera veUi. 

Trio» Lib.->UI. £1.. VI. 
^) jIuI timor (mr errar: no&ù vriuc^iA^ì^ vrw * • 
' - . - ■' ■ --■ '• Tmt. Lib. IV. EUg. IV. 



DiailizodbvGoOgle 



«bcjwèineate Ijtj 8oi)p)«(^ |u (Ì^t;p, ^ Q^eitfip 

W.sihito' vUpettiQ&«t.|iifipre.,^,J^4a d^'comif^ 
ì|^ei cfe\ serri ti (ii^, p^fibè .«qw^ti., itccDWuf^l^ 

.(waai fur.'crrcraif'aj).-; dunqU*. Jl ft?we.. vedute, le 
éiuanaaÈàj..dl rGiiiAift/n .<pieUa.;,p»rte 4i' ^Ipà 
-^e- uror .Buò..-cJÙA0)9if».^ I]Uig,[,r «tltfS. pDKte 

»tata.le.pacQln-\8^(!. seduc^xti., X^Fte-.^amat» 
tx.ìai ;àato ,aii\^tre f gli a*gQfl(iei»tÀ, 4? lui,ÌA- 
«rentoki -.per cojoi^Qfufiti'e.vJieiqHiV.ii i9aor:iÌ4 Jà,e 
per. renderlo favtffevole ali aniaate amato, sa- 
ran^^ -* "■''"" ™" "*^' ^ "'"' ' ■"fliin"«f"'i Bijiete 
poi in mille laoghi che la sua pena, fu minóre 
del sub fello j 'e'dié- -AugiMo « '-OM-M' ék- 
.fii$^lissim&-(3.), Cb^ òmài il negar 'la sna cólpa 

— •.:*, : ......i.i^ ^ì t — u— — ;■■■.•;■■* — ; l .»,^.^^ ' . r— : — ry 

'■ , . .-',.. J ; . Triit. Lìb. IV. Eleg. 2L 

Sed partem aaittii ttnmum «rrqr h»b^... 
'' s.^-i ,.ì'- ,(:<ì ■■ t Tmt Lib. ni. Eleg.V. 

\^) Bim-'preDai^tMm^ tua aun^,. niliuMia .Camar , 

Fiat ab ìn0mù^^viKoS*or- ira meo,, ,.■.-. , - ■ . " 
Mtbkqtiidtm^^tk mUJ tiec me meriMtu negabo , 

.:■....;. ..,..:..,.. ,_TmuJ.a>.IL 
'^ui «(Ml>Aie •pAam.4Ìgn»m gratiore fiàsst 

-/' , .. . ,.( ;...). de P»at. tib. I. Ep. II. 



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<*2 

$on gli. ^(wpfa (i). Ab, fM«i. iMi^fAtatiXtiPff» 

^bmeute poco- ayTeduto ac^ dipt.amti.tif:^^^. 
cKìsBimo,, H'^.foaKstRtQ e^iAì4j.,air^ìfr^jv^ 
a" caso ved«tO' uà doUtto d'^trin,: ^' sm^Mt 
>Vem cooperato .almeno io qiuilfhe .ipoM^mi^ 
E vero eh ^ aflfenna più volte . (;h^ |(%v p^ 
jiyer veduto fu ronnato , che la soa. (UiqpìBpù 
itiaòqne dair avere e^ avuto occlù,, e ^B^_t;ws^ 
ina oib^ che queste vengono d^ da |ui~aÀ(^T 
Cmdi'mentQ di •cemor^se mai.^tè^ Ù«iifì.f^l^^ 
é persuadere .'ad Augusto, d^'ee^^. stato .o^m)^ 
tiiàtb : io 801)0 di-, pai'ere c^e,-, forse .le^.-.mig 
Teità più secete non ^i Barebbo|W d^vulg^t^.pn 
r'accideiita latto non avesse eh' e^ u^tatq^^ 
ff qualch* altro sorprende»^ Gjfuia . iifi ,iliflliUQi^ 
là qual cosa saputa dal Prin9^> ^ -^^W* 
Ad un iigoroBO processo; onde eoo qualche appa- 
renza di verità potè dire che , la sua,, jS.v^nhira. 
, riacque daO^ avere avuto ocelli. Ma pur di bd 
Buovo i)Oji '»ian(»'d'«8sn''BÌacero ', « <di^- boit^ 
tfaddire al già' detto in sua ' discolpi, e un reo 
À dee cpèder-pià veritiero quando Bpontaneauepte 
sì accusa, che noni quando si dìfeode. Che mai jm^ 



TuKD qaoqAe-iùtfeiit (Ctetar) nùi quadfqcere ij>te Cfftgi, 
Pan» etiam mento parviùr ira meo, . , 

■ de PoDt Lib, I. E|eg..l{. 

^ij Hic e^ù praeieDtft ùit^numerarer anueot , 
'Mkta Jui ùrbù ti ruodo' fata ^darenf ^ . , .., ^\ j 

Won ila coeìitìbui vlìum est ^^et forsitan aequù ^ ^ , 
NamquidmF'poentiecàmta negata iwual^? 

, de Pont. Lib. IV. Eleg. Et 



j,=,i,z<,d=vGoogk' 



•wWWTB^'BÓWà' éS' Aiftòr di' pie fòrte cóntro (fi 
•^''«UtstifcdWpàròlé, onife fa W io Iddio doBÒ 
**«*» -<m<!!là' («IxSlò, a'IiBri ■ déiT AVte £ 
mm^sh «Ite tìi ^«oi 'difindérli ine domL 
/Xltt/IW^ai driéKei'gfuittficàre' t altre azioni tua 
m Itl"te^"sia;-c6me it tuo dtimo prqcak3t 
p«tmhaMe tlgfòite. ÓtmtmujUe tìa questa 
'('pviMniih'ilUpt'inamfistiirsi'piT.non rin^ 
rlttvkrinmi llitbré) non puoi 'certo soitencri 
*-'M'aller-jùeUdioìpa * W ÉquàrUun^ 
StiS >'<>il"i'i ti tuo délàià sótto imimglnà 
Wfimtt ; ceno 'T'irà dèi' PHntlìpe véhiiic3m 
mn"f&"pià gme det tiiojemerit(t (')■ SoiÌt 
VèlSjtì foi' agK' àinici suoi ' protettóri ,, inolile» 
loro 4)iù ftitéHlfe la sua eri* mia cnlliVa oiiisa, 
Oadt;aiidié diFesà sortir lioli polca uu >sitq 



Wjoii id.fd,Ciifif mim 4tbil *fc, te, „Mri> 
lJZJ:°'"J i^h *f^ »»?•" "mi, t ,. . 

JVon paeior merito eindicii ira fiat. 

„ j, , J» Poni. iiB:iir. Ep: in. 

CiwM pàtroèinio non bonit ptjor etit^ 

franta ìotScctae tint ti» verta profet. , / .. ' . 

, . „ l'ib-.in.^ toDt. Éifc.i 

''^"P' IkmmM facundià, Uamm , lingunt , ■ . 

tJiffinlu caitHiemitp'patnciiiium: 
*>l «sin , conino, : „ J i, ì„„ f,, ^^ ■ ' 

^X«ija ^ BMjara/ao 4)od^ (.«róa /«jo. 
P, " „ ■ ^« Pont.- Lib. I. Ed. n. 



_,.,i,z .Googif 



ij4 

fortunato , però gli pregavar, n«D.« ^fènderlc^ 

ma ad intpétrai^ perdoao. Laddove al cootrarM 
m semplice, spettatore tuBse:stato, dagli ee«essi. di 
Giulia j e per tal ragioa soladteiibe cood|j]iÉatl> 
.da Augusto, egli .avea. bs» motivo di:lpnigjir^ 
ic^ (ru£sti> oteaatQ il primo lùllor deUo sd^iKv 
■vreMie purtA iieiiìgne oreccltie a coloro , - c^ 
troppo fortii argomenti avcebboDo avuto a .di- 
fenderlo. Ma il Iwon nomo ben ooDotcera, d^<v- 
.sec'più reo di .quello, c^ avrebbe Toluto^ ,ei|«v 
«ì cnedesse',; e però, a'e^ riguardava a^'tie- 
Toenta d'Augusto, eentiva qualche lusinga -di fiottr 
essere ricbiamato còl tempo ; ma questa ben to- 
sto dilegtiaTasij quando nJSettea al suo destino-, e 
agli Dei , che noi;i eran già stati ingiustL con 
lui (1): poìcliè confessava che s'^egli stato fosse 
giudice eletto uetta propria sua causa, non avrebbe 
MI «Olito alcuno potuto diminuire la sua pena (a). 
Onde Tùnica grazia ch'egli s'ardiva di chiedtfe, 
era, non di venir restituito alla patria, cliÈben 
vedeva d^essern^ .imménteyole ; ma d'esser man- 
dato in aa luogo, e mmi Lontano da Koina,'e 



(1) ^«» mihi atagha' cubiti euat'^ta-i mitittiam J^mK€pi, 
■■^u nrnhi yntpicio ami -meùi' jota, ^atUt. 

• - ■ l;-^ "1 .'■■■ Ttrrt. Uh.H. ' 

tfon ita- tmiitibui f ut tia vidercoi .o*imilein ) tniwn 
■■ ejt j. rt ^rtiloB-.me^tih' '''■ ■ 

Uh. IV.:de Fmi*. £p. Ui. mA. Gr^tiaunu 
(o) Uuic *gOi^mnm:pmtfor\, ail pQisenv ■ d*mera paeame , 
■ '■ éi' Judtào nMàcogmr.'eiM ìmi.<: ■ . 
■'■ ■ .! '>' -.-- • ..;< - > . libi UI.:dtr-Psiit. Ep.. VI. 



DiailizodbvGoOgle 



.ii5 
,^ilsn!'ÌMtVl)afO'«>aeha^o disi Pnto (i)^ Ecofr 
Ì6 'riflessióni 'ché-'principcihnente m'iiidusbsro .a . 
ìàoa aeapietanai' Ìfi' tutto aih eos^hietttira dd 
^iàaasmno Tirabaac^ì , serì>ando però a queatto 
^nd'-irbnA) qnéUai ven«raamie«;qu^^'alt« Minti 
ob^ ritaliil e l'Europa gU' dt^bono. Ad odta 
-di ciò che sin qui fu detto iniòmd alla cagiona 
déU'esiii&<i^Ovidio^quefil.oèuii ai^goraciito cIiQ'P»- 
-ttòmdar 'Soggetto ad' opiiiioai novelle, ' e raaterà 
^étnpre' inceilo ; 'àA ebe- iiidaa aòtoriU >iioni ù 
trova 'che 'piorrfltteiio possa ai' giqdtcj liberi f yarj, 
•^-ftar* nascer <ierticBsi (a). Che che tìa di -raò, 



^.jjfec'pr.'car ùt'reiìeam' .' . '. '. \^' '' ', 

Jtrìtiui ^xitìàni ti dai, prop! luq iie ■rogitll^V 
■■ Part erit -e- povita migna leoatu inea. 

,...■..:-■ ..Tcfa; tib. u. 

^0/tili^'hic offft! ^ Iti jtutam ii^mrìmtt i;^, -liii'!' 
C(ip(W, e( ^j^|tr'(«^i sif tua pirts n»?«i?^, , , _'^^_ 
Ah nimium est , qudd atìiicf , petìs ! moderattui opta s 
'"Et poti', óuiieio , CbMrahè vela tut.' "" :..•■• 

Terfd-vili/if'prtpiof'i'^^umqat obnbxiaìtellt • 
Dctur: erit notlrit part bona dempta malii. 

de Pont. Lib. I. Ep. Vili 
(a) I miei presagi ti lono avVerati. Già iinodairanna 
icono io dato avea copipimento a quetta mia Vita 
d' Ovidio j quAuda sul punto di fàrls imprimere , mi 
viene Mtt méai il quorantetimo Tomo del Giorodle 
di r&Oideoa , dove all'articolo quarto leggo con mia 
JuaraiTtgtifMo fàaoam «na dotta ed iugnencMiMima dì** 
Mrtaxigoe del ctiiar. Padre Abate D. Andrea Mazza 
in<»)isoi CauineaM, 'direttala! Tirtbb^hi, nella 
ifoale^ L' iiluilra aittprs prapoaa D»a' aaireHa sua 
Mnghiettura intorno al motivo .delL relagaciotie di 
'OvifUo-JSè j>otreLV>i& vtnei dìffenuraù dal dar qui 



_ ,l,z<»i:,.,G00gIf 



,',iè . : , ; . 

ceptò è ch'ei fu relegato, e étetreve intervalli» 



•1'' mio lètt«a«i 'tm'^e» ^- qiies,tp meritevolissimo 
wrilta. AocordatiQsi il ,pKdre Jljaiiza col Tiraboschi 
ne) coantotm fOto» felici. le cooghiétlare de' prccodeot! 
•erittori inlorna atl no paolo cosi oscurò e coi'l coDr 
trpyer^o , nini Ibi pur li contiene nei credere che 
Ovbdio sorprAndeMS .[a. nipote .Giulia in azioni ìospu- 
'didife; ma' Btm w i^affadArài ql^e il Principe di sua 
itatorA' tanto'baono • cletneate, <;oiae ce lo palesano 
^i'rtoricit voleste per tale «olfta leggiera, cu«i rigò- 
•ronamenle gasli^re il po^ta. 

B^n i vero che te ai accordasse, ciò nbe il Tira- 
boichi pensa, «lioè , che Augusto esiliasse il pòela 
' acciocchi questi, non foi*e in istato di .^i*ulgar«^ ìa 
Roma gli "SlÉI'' di Giulia eh' egli voleva »egr^ì .- (a 
tal oa»e il suo rigore verjebhe giustificato : nia qui 
crtlimameote il -padre Abate dimostra che le disouearà 
tìi lei erano'gii note dopo" la morte e l'esilio a cai 
condannali furono molti suoi drudi , e dopo eh' ella 
^ure, fu «baodiià. Qutadì egli.pruova coirauiorifà 
d'Qvidio niedMiai» 'cbe>a niun esiliato inai toccò lia 
Mete un lutigo ceù lontana dalla patria , e così bar- 
bare, eche alruai complici de^la disonestà 'di Giulia 
furono più lievemente puniti. 

Dopo ciò passa egli ad addur que' eh* egli pensa 
-«siero 'stati imitivi dal)' Ovidiaoa relegazione , e cBe 
trova iodioati in quei noto veiso. 
Perdiderint , cum me duo crimina Carmen et errar eie. ' 
actìenoati pure dal Tiraboscbi j tna che il nostro aii' 
toro Gousidera in aspetto- diverso da quello osservato 
da lui. Perciocché laddove il Tiraboschì suppone che 
la lubricità de' versi Ovidiatii non servisse ad AugU!^o 
che di prelesto, il Mazza pt^nsa che questa liibrictft, 
se non fu la piiì efficace delle me ragioni ,' certo non 
.fu dell'altra mèn forte- £ laddove il Tiralioschi crede 
che dall' acceanata sorpresa si movesse Aiigtisro kd 



_,.,i,z<»i:,., Google j 



«'7 
àk (wipo.§b.iu.,«ptuxduto ad appsreccliiarsì alla. 



^IlonUaare il poeta cbe lelo potea diTalfare l'impa- 
,clico «egreto: tieneit Maw.a -pò»' fero» al contraTi* 
«faé| da questa aorpreta li dostataa nn si fuMe oil ii% 
yjiicìliile sospetto 10 AtlgaMo H' awa ^iniMNt &iai« 
Ji^rilà del poeta con la nipolo-i oh* -nt«Bt» poi 8«>p 
TÌB8«ru a persa ade ijgii il Conlfai^ioiDA-le A«<;np»tt ' rxpr 
pres^atanz^ ^égfi ateicì e pretetMrl' <l'Óvidio« at 
qudle steste hioltìplìci del poMt 'tuttduimo. Otndl» 
mostra egli pnré'dì Credere «jnerto 'sOMtto d'.'Àu)^tto 
in móltiasìmi taogIir'4ldl'Oper« «ne scntta io smIìIts 
e jÙBgolan^eate là dove pfe^<gK-IildÌi d' illtonìiMr* 
i) Principe , e Si mostrargli ta verhl. . 
Coelettìque viro, quU me deceperit a-ror 

Dicite , prò cu^'d ne icelut ette p atei } 
Vt quod vo* scìt'u poenae\qtUìqu« lehfiat ■auclar. 
e molo ti agita in rìBettRodo che di loi eoo* vmq 
«i credflvs un delitto , di coi- realBWtibs non ora ebl- 
.perole. Ma. «e tale pon eia; p^Mbè .. adooqtt» egli 
esalta piiì volte la clemenea del Ptineipe Tana dì lai 
,jper non averlo e;iiliato, ma relegalo , jier non anr^i 
|t>lti i beni e tk vita , , coiifenande' che' la ma pena 
va piinore del stio talloP A che il M^aa rìspooda, 
che la mira e ta premitra per placare jtitguito ^ la ipe- 
raraa di piegarne l'animo ti detemiinàtiifai tirano atprk, 
V ìntolleraiiza deff odiatp suo' soggiorfm , e ict '\tnp*i*.ìen~ 
sa d'uicirn«, spetso gli 'dettavano ' queìia liaùUtmlani 
vili,, per le quali era in una pftpetua cotttradlUàoiit 
con lè medetimo , <he spesso del pati querula , aeoe' 
,ffiac^ sempre coffa paura allato; si duoh ' dell' ìh~ 
giustìzia della, tua sorte, ^a'ì lasoio a^ t«ltore de- 
cider^ te questa risposte alU precedènte obbienìttae 
MA t^tq da pienamente ponvinfiere; « passo a ae^im- 
titre il nostro- autore ,' il qual dice,- che fera mKra- 
iViglia a ta^Duo che Clvìdio persnaso cam'eeli ern Hie 
Aognito.^ospettaMedilai dilaniente, scriteudii a'- tuoi 



_, ,l,z<,i:,.,G00glf 



^ìà inirTtii0<^ iMtct,' Cim' tsn'UtVtioit ri IpH^rnM 
• alta libera , o non diresse ciò die d' Augtnlo -pén^ 
M>!n! : tua jifletle il Sfazu che tutte le letiere di 
Ovidio agli amici , te ben si e^atuiriano , mosirantf 
j'eisere alale tcYilt« C6lla lu^in^a- Ch% lette 'fosient 
il Principe, (ntiiw ti' ritt'ra dall' arllfizfójo mpenoi^ 
«dalla |>edeslre adulazione ch'egli ma Sn iniie p«r> 
landò dì lui : ond« fn eR<« «i g'nai-dcr ^mApM- 4allVn- 
ttare Ip un esame 'che tfiv jdpea dbpiadef^l). -Pur* 
Cun U!CÌ6 egli tàltolfa'dì ^te>arsl un pò piò cbìa* 
ramet.le, 'mi il fe'ce coti artificio, 'erra'' gli èiMm 
quel luogo do»è ;intr'oducc àtnnre 'a cótAolarìo étììH 
|ieiié clìe »o*lenevà in eiilto, inottraltdÀgli éWerglt fà^ 
elle il distolparsf de'tìbrì oSceivi , lA» ^iffibiliiriiA* 
poi deir altro defittola che ' Ovidio ^lar Icntava «ol 
ttianto d'errore. 'È troppo questo passa ithpofunte, 
perchi si taccia , oodiechè da me pur« addotto: tb- 

tytqw hoc, sic utinàm defendere teiera pottes ? 

Scii alfud ,'qitòd te' làèserii , esse mdgii. "■ 

'^uicquid {li est { fiec tnim deb^t dohit sii* 'rifari) 

' Tiun potei a culpa' diréfe abesse 'ttih.' 

_^a Ihet erroTÙ sali intanine crìnu^h oiambris, • •• 

Non grdoìor. nierh., Hhdids ira f ufi. ■ '■■ 

Ora dridlo ', dicb )t Mat/a , mette in'bofca fltl AAioM 

queste parole, per indicare In tal gtii-a, fhé hen oÌ~ 

Irimenti eh' ei non vorrebbe, giiidicai-asì deltaruàrò^, 

;vità altri arfomeiiti addotti a questa 

' autore , il qtial poi conchiude ceri : 

persuaso di eiiere creduto pia eoìpepoje , 

■ dìffatll , non aUri/natti potenti esserìn , 

e notizie peroenuteglf de'tospelli d'Aliga- 

sr CIÒ si stitdinva più di persuadere del 

di piegare a cktnèrtz'a,' iicuro 'rfrfC^- 

ta causa. Imperciocché alle tiue fstàtae 

che più_ volte ,slì fa di trarlo da quella remoftVsilna bar- 

òara_ regione de'-Géti , precede pifisb che seìitpré' una 

i^cìwqrazinne energica e fibrata delta qualità delia tua 

bólpa per dimostrtirta ben dìuefia e nàhofré da quella. 



j,=,i,z<,d=vGooglf 



*'9 

ffcft^-« j9Uiàliuiaa,t»^. creila <jt poterf^ ^ribuir*. 
Ed, appunto, vpafchà te ne toipvUava ivli/merUe , aè nufì 
Vbw jifito ff^ Auguttf}' di , aF(>«pa>^ ^ ifMÌ tospftti , fu 
Br<ibabi(mente (kidia condanvato non a un ^àiitioo eii^ 
tip , nt>n pila pen^ eapfittii , •onte p^tecàù de campili^ 
di i^iuH» I, m». fiia pena orUnarìa degl infratturi, dfl 
ft^do .mitritaiie. 

' Fatu quindi LV^i^QK.ad eu,QBÌo*re il (ec(igi]o.m<£ 
4ivA< dnt bandai, che fu ratio i tuoi rerti oiomuì , R'&in# 
in mi Ha luoghi dicbiara il poetala logtiò , da oon 
ftotflKBDa , ^eado il Atonia ,. furotar dnbbio alcùbo. 
Àvpiito Doo «ra mol^o aoll^ttoè «ero , dio* l'aatore, 
dflU^ epeati de'AuQifVii , e «e i veni d' Ovidio non av«i- 
«ape. <:i>nUi«aÌDato cbe i soli Aoraani, egli aoo sareìififc 
Mat» ibanditQ. Ma A.ugaito era geloaÌHimo dell'oDettfa 
ddla taa famiglia , oome gli acritlofi di njo «traila. Per- 
chè , i*.! Poetai d' Ovidio atelier corrotti i eoitnmi di 
Oiatia , non dove* egli punirai? £' cbe Orldio tev 
neiae per fertno ehe Augusto aoniettuse el^ i tuoi 
verai eontribuilo avetiero agli ecceAi della nipote , oi 
peraDadftoP le ottottnpe apelugte cb'egli ne fa- Il Mo- 
narca po>t (bandito raqloTe* noo «i curò ioppn> 
inerne l' opere , per la ragioue che U naie CiTh' ùÌl 
latto ool gaaitawento delle due Giulie , e in qqànto 
.■dia giflveptù flotoana non gli «-alea. L'egregio autfir 
-fioalmeote cwi epilogando tennioa la ana dotta di»- 
lertaaiene* 

R non.dviàia ooncorio di queda colpa ^tuoI dire 
da' libri- otceni ) tsoll' altra della torpreta juÙ'-wuU no- 
ttro, poeta, « la deformità d'entrambe futta vifppiù 
merti'ÙOMl dalla tinitìra cotìihinazìon* degli idegni e dei 
loipetli, di Augutto-, e giuttìficano renza eccezione la 
grapsssa del cattigo durala sì iimgameàle da (M'idio , 
■e ne ntócwano lai''iiì)ilmente insieme- il Motivo stabilito 
da lei (cioè dnl TiraboBcbi ) rimossene le Umitaxioni 
oppugnate 110" ora. 

Que«lta dìajeTtaxione piena k di 'giudizio e d'inge- 
gnò , e ì dtie pnnti che li proTano in eMa , too fian- 
^eggi^ti da tode e pellegrine ragioni. Non oiarkvi- 



_ ,l,z<,i:,.,G00glf 



guiooa d'Ovidi», f>ar 1« jjaaM noa lui pArit nm A 
t»0«ra, ch'io bwi iMn fsc«wÌMfi obo -aitai per u- 
TMUun «vnibbe a«w ■»£!•• ^ n» rag ioMato. . 

.iNullwlinMO» a»n mt ràoUerai « canoelUce t vw^ 
praHmcDll, appnato percbe le ìmIuiìodì é«l |Mdn 
llaeia noa eoii pie^vaMHiu b' appofano, rhe nan 
■UTwiaa-ui ne £Ùto ^MMr« un qualrhe diiMiìa^, , 
. Ai^iub> Mcondo lu « jcc»b«Io U *t»iià fa Pria?- 
«Ì|M KÌmamiimmo « rHto, come <tonqiM> ■ laaoiuù 
<VÙ Ua«|>«rtara iJUa (dtgao, gJm per 4» leufilke «on 
tftlq , ' 4a lui BMk palato teai ««r>6MfMv Dondaposw» 
ii'pMla. ad (>■ omLìo, di c»i il pi» dwo. «-il>.pi4 
lUirbar», Dan «ra mai tentato ad ahro «luW «oàb* 
più colpev»!* di Idi? £ pcrrioccbè Tifa è ^perioM 
4 nm «•■«•«• ragion*: perchè alvtop mtm o«d*ir. mI 
(«mpo . • DOo lawùwiì Tincoia alto li^oitrqbaa. dei 
gROtoUM* d' Ovidio, o aiawBO per cbà «on ntn^w^ 
no. pane pia onano.c pw ooLtoP- Aofmto «he per* 
diMtà a Ciana che l'iiuKJiò, non pcrdooar*adO«idie« 
«he ■olantentt) ree aoipsHava ì ■. ■_,.... 

Anfocloera pAaùmnan dell' onore di ma lànii^ia} 
onde un aamptiee loipetto che Ovidio- pemtO:«Tt<M« 
«oolfibuire alla dcpravaaione «U leii, potea ,BUkVT«ta 
alla vendeKa. Dnaqne perchè non fb neciao, peniM 
ttOtt fi> aloaeiio B*ilialo Silano, adultero noa Mitpctto 
ma rìceooMiata -di. Giulia jùpete? Mtfilpadro-Afazu 
penta «fae i v«rti -otaeni -fixacr* Sarte il più forte OM» 
tÌTo dell' eailie Otidiano. Ma faroBO yetam^mkc -qunti 
che cormppcao le Cialie? N'ebbe il Mobatc* pruora 
ivalip a il MHpetifr aolameote? Dunque. «nrhe qui 
per toipetlo AaguaW co«ì genenxo gaeti gare con tanta 
fieceEza MDsa voler mai pUcaraì ti poeta , il qiiala 
peri ti dichiara in qaesti tm-m madeaioai più e pia 
Tolte, di nnn itcrÌTare che alle meretrìci, e alIontaoiL 
dalla loro lettura te veneraude matrone; ^'le giovi- 
nette ionpceoti? E questi due Mapeiii . <Ae forman 
la hu* della diiwrtaiione dal pMie jMUua , vogliai;* 



DiailizodbvGoOglf 



«HI 

^Fffcni^i' '«!h'«gti "pu(« fo 'wrdA'ài 'ol'atUMij -e «Ihf 
ptephiei» dftOvMfOj B'dBÌsuoi prouHwri? - u 

- Ifè iAi «oaviDoe ^nt* '&Ug 1' ÌDr«rpretad(»o« «fi« 
dà il padra Ma»z^ K ^nellv parlata -<l'Anora fMvr- 

«fttéSa parolti "d^ Aiaore' .)'...,'. 

"CTtgue feoccw'fl «ft'tWBi dtfender» ««eM jkm«m -«fff. • '' 
iDteiMe il poeta ■di dichiarar» «ò «4tfl Augnile raal— 
BMote ^MniaiB del ' mo -delitto'i poiahè a M»':;|Wra * 
«bV'pHk' l>a<Miim«Dt»*é vere, una ^>itv - MttiritmenW 
•i-pD^sa fl'ti d«biba cMdara sba qaét paMiTaltm il#a 
<ià''(!fae-vna ipoaMnea » libera'CDn^Mionfl ^l poetar 
4elU propria nia-oolpa, thtta già' in ^onpt iaciA 
■nraci «gai Speranea 'perdi! ts( d' OMtrS ncbiamattt'i O Ìk 
nB-'t&og« ìaviMa Aeno del Pdnto • ÌtiaapiM< 

'Qoetlà' TBMl dubbi ed altri eh' io_-taG(rò , tMo tOU# 
AAam^Dtb tali ohe^ derogar pM»a«M al merito dellt' 
«Ii4>ai«anane «i aditimi ma non meno «he ÌDg«gnofa c!*k 
Padre Maate , e ben gA ooiwiMa obft poco ornai reatft' 
ad 'akfo teritiora ' dopo di Ini, oiida trattare questo 
punto in un modo ohe (i teglia egei dubbio : (anta 
è la^'luM , (A'egli, tra M folt^ tenetkra, bfl 'ip^fsa. 
LenHerCengliìettilre steise, eh'^o laiflto, ohi la ohe 
iKM-poNanu aà altri MrTire come, di ^oeii lavsi e di 
•abbia, all' BMziene di Wn dhOVo. edifìcio 7 

'lei ^inette cOia avea aeritio, quando il cfaiariesimo 
Mg.CloRiente' Baroni CavalcabÀ da me riceidato altra 
Totla, al qii&le comanroai quest' opera mia, tu' invift 
alcane MteocservazioHi, intorno alle mie conghiettur* 
mi motivi 'dell'eiilio Ovidiano , non ben persaaM' 
dal naio sieteqia. Ella è riufeifo -a maravigiia , mi 
aorÌTe egli con nn geatilÌMime foglio,,»?/ confutare lu 
ifwexn punto le altrui opinioni; ^Ua ve n'ha pur loiti- 
ttiito una nuova attai plautibile : ma tarebbe mai cko 
^ui- ptire ti verificali^ qoefta r,he in altra materia diii* 
TiilUo , che faciliut «at quid »0B aìt , quatn quid «it 
dioere'? Io • certa ifon ne s»no iatetameale periuaso , 
«ente Pedrà Arìk qui eggiun^ .Noto ^ ni m , te qaeit» 



_ ,-<,::. Google 



Ì3S 

mittenti, Q pTchh w< tia- ^eo^utfv pw un »Ùro, nuo 
fmtti&>ltr MtakiiH- wfte.i^'. puro- mi .unto 'ngug^tU^ 
tf-abioaatM. Cn^, ch^ dò hon-fa rìutcirà mmvft né 
éi^tul*taj fmvf^ da jopì» n i^teiiigtnte .cvaì^tU* £, 
((''è btit aPoedutO f rha t opinion lua ti rittringeva .lifiitrp 
i- Umili if una probékii oùnghiMurA, e ch^-qn^it», perr 
nà.-natÌmgIiam'Cmd^ ad opinioni itoMlle., che pou/sa^ 
tirgef-'nl Mn^m'Ccc» ptrciò vmijioato qnmitt' EUa ^m- 
^ei uè' io puTt mi iuiing* certo di «MT tr»/icoto ^ 
yio'tìoj '«'A' -itBv pfvcluialavìAad altri iCtuàrein cmnip^ 
«on nodelli mtmi; g i» npn- oocaìc» «hn qmaich' Ombr* 
KomaAiydi quiftompi riti mi mi Mondo arivelard i» 
wtfità pwa e jMetta, noi tartmtt Mmpre nel dubbiti, M 
Min beti eonotenìa. 

Coti mi' soriTevs ^li mdk' «ver vnlata la diaser- 
tlTEìone'belltimRu del Padf« Abat« Maru, e *aftrirà 
in paci il dottiiBìimi Cavaliera eh' i« beota (»ihbli>- 
'Che le md «wervBzioiM, té io 1« pubbtteo- ni bob pur 
Gftnirarra : da obe pia che l' amor proprio in ■>« ha 
'fbrza la variti^ • il desiderio che ì Iddìi ■' accrucaao 
-■oCotriiO' « Quello «rgomeara si otcurOi 

a I. Il'diphi^eni Ovidi», Ac'-egli adanquti,-inc^ 
toonghiattnrando, qaal aedutlor diretto e tHicofato di 
-GiAlia', e tiod '«emphnemente ibdireilo , in QnanAo 
«vea potute coatribnire alla •«>dtiBì«tMdieMa co' enei 
'vcHhÌ , « colle -rawanme ronEanof '«gli aètitti «parte 
in convertaiiilb ,' parmì -che ven^ ad aggravarle di 
'vin tcace delitto, «ui mal si oqd Terrebbero iseipi 
di aeknpirra prTore, e di lieve colpa, e cfrn cai sttl 
'lai aeoorderfèibe la lemiilioB pena di rett^auone im- 
porta^ dal PriAcipe altameirte effeio e *degnat«..E 
tien ba*tava lorae &r incerrfre ad Ovidie io- sde- 
-^oo d' AaguBlo -catTentanientfl rigida nelle ^ajIsnterJe 
de' Nobili j e io isppcie della ina fauiigli> > eh' «gli 
A folse trovato preieote ad ale«»o di qtie' «greti e 
nottnini bagordi , cui' proltfabtlniente G.ndia gtaatore 
- «A «teaipio della madra «bbandanaTaiti,- e. in oni 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIe 



ftfkictif¥m^ fmitf'- ^ìaiptlèmta- « «I libntùnggio'^ 
e<*ihé'"tìarrtf(H 'S*fiieb(r? • !*on- baHavi^, dico, óiò-péc 
fÌMideriò' detìnqu««it« agli dccbi d«l ra«de«ÌBio AwgiuiBt 
^antmr^iA il ']>bTrV<» jwetB' «a ne 'fon* tltta m «h 
vantò defls »aÌA itìioio #petlator« ^'^qtMtilo ()rol«iW 
Vambntetlfk^^^ dagli' altti PA- Ituon boDlo egli Aon 
t&>ebb#dr tTO^ttò )A fals aiMntbleA / -a»- aiMico noA 
fòsse élBtb dp' dividi di Giulia.' Bconit ek^den» oh* 
iTV^H don'fìt'atn)T«'<dHta icena, ' koa £>Me alahi aU 
*n»ho'e<iòpftr»tort fi/ ìitxoxioii Miotti^ e pcm «M» di 
kpptansu , «g[t, -tfbi Hìbri deil'jfr» '(Mtle'uvart por 
iidAio òltrV rm^do '»rtin«tto m diMvluto; -é Ae •• 
Scrittfndn erasf ' f>Mte»tatO' d' esétadéi^ da' «noi p»^ 
(«ivi le'4n'«irotie'^<0*>l '{«Ma poi caMntiTa qo^ntaa^M 
Rcrillo ? lu , dovea dire il poeta , fiii. 'portato dal- oaii» 
'5W ijiiealA «6ntbl4crata ,' aenxa «terne preiMiino,' ed 
iti non feci nltvo 4hfl Tedér«', iene» nubs4r'-par«ts 
iéh«-^6TT)Me'd'itKÌniinmto, o the niMtrkasB àpftUn- 
*»■ .". ; . Ma fMiteliè > qDando Tedaiti a qnal eiuwco «fi 
"^lìMto, noii'rìtiraitT'Costo il p>ed« , '<t non 'fìicmtì air 

Wtettò iè^nn di tliiap^roTare la' danaa? 'i « eooib 

far CIÒ «f^tixa rìnt-mi adiioHa' lo «de^a'tli amtoj.pQ- 
^ènil? H litnore adomin* m' frtipafi di larl«. ' 

«rfl. 'Sé Gridio in alodn luo^o «j jeonfena r«o, e 
''èi'gtiD della -pena ohe vctHre'; fO la oredo un artìfitio 
"per tttifte»a^ ptjl fanlmenle il petdono, « -il FidtMaao» ' 
■»oo,- darrh^ la ««nfi^iwane dei peeeata'érv «empie un 
ineìt« pWt eBìeare à'iDitiger l'ira; d' Aupisto , che II 
'fiei^igiere a' negarlo, venendosi eon cfó a ta<crar< il 
^ii»6fpid4'ingiu*to."Senzaéli4 ben pniea vsde re. Ovidio 
"nel tfit'o «Istfama',' 'che pone 'ancora bhe a caio ef;li 
HoMe cflfSitaTo «ella «nrabriebola, «U tul si "dine ,,e 
'al liMtdai 'stbiso ' d* Alteone,! ^gli naiidininiio 'err^ a 
liòn ritirarti toifo ds'esn, e"» hoa «auttArne ab- 
kirt^eAto. '-'■.!■- ■. 1 . 

' «UT. lantfn eredo poi che i ver.oi'itMeni di Ovidia 
itemi stbtf'nA i^retet^ dèi sno esilia, -ma twmì nn 
ToiK oltacoftf a'(li«eolparli>,ie £ir credere, oetne Ta- 
lea, cVe^li ìgnoraHC le trMi;he dì Giulia, che » 



DiailizodbvGoOgle 



dì ewe , e eh' egli »<wi )« «fuie apj'ivTUe.'j iiife-&te« 
tovi applansD.. So pobblìoa mw Ìl gMtigo e penUuM 
Mgu«>na« il d«litlu di Ginlia, a ohe oqUcs ooa'tMgp 
giri qu^ll» da' puoi complici? 

« TV. Qutiiìàu nrio' -tiene bocduUo d'^iìraia dfldUlt«)| 
It regole della Oiiuia^rodem» crioiiBaltt- lagliaaai 
che « dìchiaratto r»» ovrar innooanle, *i JvaLqti ^«U 
tiMimo il euftoms , e- la vita panaU dell' aatmatab 
Pu»ta questa regola, « patto. all(^ .per TeMi,.«fa« 
gli scrini sieno uds vera immagiiut dell' ammo altrui^ 
cb« ate«9Ì a ^indicare,' allorobi i «>ta[Mpiì , • i 
lervi deponevaDo « ohe 1* au^r dei libri dell' jArto di 
vMnara noa era iater^futwo alle' «oene ■cmDdploae df 
Giulia in qualità di mera itatoa, «jam'egU'Toteva 
dar ad intendere F Ecco, leeondo me, io ijoal id»t 
niera le peesh d' Ondia fijfono prìncifaL cagruif 
della sua rovina. Ed ecco il perette qnel .poetai tnnlB 
ai' «braooiaase per far oredera ohe Uaua Tha noa «oa 
qnale i «liei versi UnOBtrSTano dipÌDgerla , e avpra 
tptiu eh' «gli' sempre delr-stò le iàiidie te*e a' lèui 
delle matrone , e che in ci» i aentinieMti dell' eaìme 
4a0 vóti di*cor(lavano da ijiianto «Tea scritta- Me' li- 
fcri àelVArle. 

w V. Nella mia ipotesi parmì che tatto febccatesta 
si spieghi. Io brrai , dice i) poeta, tratte neridoiai 
{soggiungo io) nella nota conwiocola] ma aerto è] 
che del mio errore non mi proposi alcun godimento, 
■ià perchè ne sentissi orrore , sia perchè non era io 
j«ttì per pnrtetiipan dei favori' i]i Giulia. E h bo\ì 
'che quando nno «eaiva aeeusato d' aloun dielitto r per 
vedere a'egli veramente ne lotte reoi ai cercava prina 
di tutto, se' r accusa lo potevn osMTai prefisso ftlonn 
vantaggio dall' apposto delitto, il eha si sfiiegani 
colla »)rmuU cui tono? £ se t«h eran le co«e,(e il 
buon poeta non dovea servire ofaa da teetimooK* in 
quell'obbrobrioso congresso, non avea egli ragiiine 
di dire, ch'egli opera p>Q da -stolto, cbe da cultn- 
qUente nel prolungar- ivi la soa dimom ? 



_ ,;™:..C00|jk 



« '«'VI.'b>iiaiTr£g«rtf, 'eh* CHidi* inrinia dalla loa dir 
•gra7.nfu*M.p*ro cela, ad :A^««to, e la «teiaé ìiA 
BisimEoniahe posne'ladatroo » cttdm*; a cbe quando 
quatto FroKipQ «lije U ftoaU bou)td«lo fr& quelli 
che interTenuero alle trsMilM 'della mpAta « t' invo^ 
glUam d' averta -ma^or «aatossa. iBk IguM». poi, 
«bo n'- qneiWk fiaaM rrvolgame al BiblàoMi'arìD Igina( 
e wéM questi no» gii- aela»w pnaM l'opeM «ompoil* 
dtffOvidio iti gioventù; .ci>aie peti «ervire - 1' abùo* 
■trebbe fona poMIo far«; nut gMiaa'^Qeue bea tati 
(pui (itrMtosvantaggiom, eh' et» ti nu^ttavan» , « 
gliele prewatCHa aaoora da leggtiw. .L« oBCaitiend', 
B an«Ae la lettuM -di «pieste» .« in partioòlue dal* 
il Arte i£ amare, limeìl» ÌDaapnr daf^aBMnte.l'aniiBO 
d'Angiuto, a< petiiifc gli MUDinÌBMtmTbBa uaa prora 
iadiratta, oba U poMa daveste anneiA'Mti -fra i coca* 
pi ivi eerv ultori' delU.iti^te , e pefeht BMnH'egli ai 
affeticMna di loatlBr £reno Mia - diiaoluMBBfi « vodwra 
qiteita ridarti a pniDcip}', '• a regolaW - ai*t»iMi dai 
versi d^Ovidn^ d'onde p«b è natasiglia,. che. alta* 
Webié sdegnato di oib , luItniiMaM -Dottira di liU'«.i 
•noi libri la nataMnreasa. 

' a VII. Per oonlo alle tretctie di C!i||nlÌ4t ojpote d' A»- 
gosto, io far& sempregran caso di .quant* raffooBta 
-fiefiBca dell' ahra Oiùiia figlia dnl Qcdcùnuiltnpofador^ 
■dandooi qael patito gr^ lane intorno alla ^condottk 
che leneaano le d»ne ifrenate e Ubldìoota di'Kuoia 
Antica. Soncoa dioa adiuiqite> ohe Gj[)lia amoiotteffa 
1 toriB» i dfndi nella tua ooiiTeitaziona; adultergs ff-e— 
jfllrnt atinìiaoii.t ohe -io teupo di nottp andavate^ 
=«4Ui>do'^ per la ciui^ riduoandoii ftoi io. qualche asta 
-a hmcbetlare, e &r goBBoviglia: iw^orratoRi noalwnu 
' eomtiiotioniblu urkent' Si ta che i- coniiti Doturai< ti 
'pramivan tolt> dalle pertoae.tli bel le^npoe ditio^ 
'Iute, e credo averne ptrlato in una naia distertairiono 
'Bopra 1» T«glìe' degli a.atiehi ^oioanL Qual ooia duif- 
"giM. più milurale.da peniacti, c^e un tal caituineti 
tenette puce da <9i«lia Seconda, cfaa. niUti de'prlaii 
penònaggì deJJa > gi^veaU^ Ruoi^aa it^uara- .dalla 



DiailizodbvGoOglf 



136 

Mwic da. .quakjiftcl.aDp dicessi intradotio ul alcuno di 
^wt.li(»iifttflsi,i«,j»rH):erF.i. «wwvit.i,, .p 96,^ ,7ftiii tJ^Vw 

«vth-aredo 4li v'irlo fàt(o in )I,i>e3te,(>r(!vl ^'>t«>,|g nòò 
iflmrM>« fitrlo.dif&pUe dk fiirlo.di ii^Hi. Ed., f'cfp ini 
l«og»»idf> «tigiuAgfirti ai t(LiJti^|tn,,che.,»i sono . ftiji 
iporr.indinJft^«, ifnvtfè- l)t|DedfltW..Sftg,W"«.. qeli' e^pitt 
idvO.*>dpq ^oc •', T- . > ' . ■ ! '. ., ..-r- ■-. '"' .,.! 

-- B'i«o i&i}a.1«fieofq nt^sJ^Me^a 4^' .doJJ','"*?" .antore 
^quello 9pt4Tff4KÌ(tni Acrtltatni.t d». P,'»! .rll'o.gl'.elfJM 
CoOwaifalQ,i ,mtflti,|»;e^yiu, d*lU.,diMer;aiEÌ.9ne "591 
.SflAfo-NAii.»,,. ,,,, ■ , . ". , . _ ', .. ■ 

•■-. » 'A*4»do i^.QsirnAlOt A'p' fg/t eh' ella . gus.tà "il 
'(nio. p«o^i«r9,„cb4 ano de'moti.vi,, cbe , irritò ^jUj^iistó 
jxmlm Ovidio,,,.* ,i, sutiijilfu delfArte;^ si tÒH«., cée 
^sgtJi, libri) isni^nno a "Ì*r,di W/^o ne's^ggi prOTtr.ò- 
dimtiHi^.dii Joi &114Ì ppE arresjtara (I qo^^o alla.dis.itt- 
Intezz^ delle donne ipeciflitient^ .lAAcitate, oli« àj^uoi 
tempi etk ^iwit«> a u" intollerabile poce»Bo;,,e dal- 
l'allra parie a*e((domÌ ella riferitq,, che il P. Ab. 
Uazza tiene, che Augiu^o poi^() ai, cerasse dell^ pub- 
i>J«c* tonestà; d«:UtnnHni,,creilp bcn.ffltto.di dV^e cosi 
«R'.idiie.pii^di qf^ielW che la meqio^JA mi i(uggen>v«i a 
«MteiEou d«IU.£aia.,«pinipae. f:gli^è..^^i)o.que .ferto, 
4b« A^guMn .^ iJl priaiD clifsi^cee^f^tipaterja di ^ub- 
trlioo:£i«cliai«t .i|-deItnD^de|l'.ad|iliier|(); od ^ noia e 
«cfpbre, |a..piua Iq^e lie, Adidleriii^ di .cjji si, (ratta a 
haag» »«'digMi.v« di cni.feAi;» leen^icHio Syetmiio, 
« SB«oat. «|>;y, è tooiabile .qusU? «he dlce..que^l' ul- 
Jinwi «hfl.-Aijgftito fpcto Mi dtJÌey^^ «feé.J^ .figliiidla 
dulia andaìse.B sfogare il tlbidÌDo«o luo talento j^po 
a^r .fi«o „ e If*. i ivlri,. *x quibus^gf^tet; Jeg^tptdeft^dul- 
tf^s .tiflvat^ JJst. qui ailiraitict tft-ielf) .^' AHgP''.l'>,i,,e 
ino eapendo, che le leggi a poco servono qepza d« 



_, iiizrt-,., Google 



137 

Art»! "^fsHcritap da^fipm^ {i). Fìginkiaoci «9 

àoclie ^Atì;e, tiikaiùk ptir camion dette gutrré ciras 
et^ j^t^la Ìd '^ÌBq«t> tq 'Censura, quiodi «glllb tini»* 
hiìì , é si fere cre^t (fasore egli tnederìmo,' e volto 
£eti' beoe i^VveaeM "i CODIi ìt' ^utti i SeA'aliyrì,-e Qavik- 
li'erì' di 'R-étAit: A'pp^MO'acid, avendo egl( aitervatf, 
ébé 'Roma; tira '^iétif» * CeNb'i ; ite ds' ciò rraem 
la fila priudipa) origine la depraTazl<Aie, ch'ei r«lMi^ 
ratFrenaré , fece di tutto per animaré i cittadini «1 
Tnatrimonio, propèllendo ricom[Jch»Ì9 «privilftgi a olii 
avea^ incontrato onel nodo, e per loppontu calighi 
e ròprtifioànlóiìi k cibi 'aé 'ne i^neva'1»ì»àn<t. (Egli ^nb- 
blìcjt'iii questoi paVtiòolare Qnà MteKta-tegib 'iittiré>- 
taiB fuiià e Pdppiia Poppata dal ntiOle d9'G»n»on dì 
quell'anno;, e in e^a, oltro l'accennalo, altri r'piegKi . 
invenlò tutti tendémi à consenvare il pììr che tbtM 
poi^ibìle. là feoìinin')) pudicizia. A quella «et<t,-«'li 
quei tu dichiarato impèro d'Angàs^oper FìAn«Mtm 
idet. pnbtbtìcò coslnme atlnXe eertd/irentfl Orhii» , «^ 
Jórcbè' Vfoilandii le lodi di qael Sbvranò cantò, 
JtuAu pòlliàlur' fasta ^itmut sluprh:' 

!^v4 ri lex macuiosum edo/nuit wjiii: ■ 

Laudahtur tì'ndìi prole ' pulirà \' ' 

'''" Culpam p'<&fii'preHnt cljmei. ' ' ■■ •'' '■' 

a Dupo tuttb <]Desto, e qnel dì' pi&'chean tal pro- 
posito si potrebbe dire,'iu non saprei,' con qUal 
curaggtò ti pftle«ée atÈ^rmaTè, tli« Anguitò poca ciWa 
li ]^réiidesse delta pbbblicà one<(li de'Runfanl; e parmi 
bép anzi dovef^èiie trarre un^' legittima veuM^nedm 
che quando' egli venne in cognìeiolié de' nati libri 
ld''0»idio, 'dave>ii«' actietìdersi rtìnlra "di e«rf di" tfo 
^iuatb sdegno, àftcoilrittdi qdelli «h« Kade**»»' a'^di- 
ttrugg^re la fibforic^ da lui "con ' tanU «oi^itadtila 
«retta. ■■■'"■'■-■-■■'" : . .r ■ ...- ,. , i 

Di tutto ciò «Ha faceta qnelt'n^o cfad piik te'sAn»- 
brerà opportuatì-, Oiì òdnierri Id 'laft'grazitt «d Icni- 

■ciiia-eto. >,:-!■ ■ ■ ■ ' ' ' . ■'■.■.■■■■ 

' Ci) -iVec tneni ■tìttr tbattum fiierant- miii opta pardnH- 
Lib. L Ttisl. £lag. lU. 



D,a,l,z<,d=vG00gIf 



138 

e nella noU^aa ; <u«$(a«^ fraugli smaii e &N 
gli Qz] delle ; is^use 3 non anwzmiidi' negarena 16 
«tes^ piacer npf-UQ ; neiiiioo elogili soUeehuAni^ 
nccft d'amifi e di. protettori, iUqsttì^' inveri*» 
^a. tutu e eerq^to.,, e ([md. Genio' teuuto; figu^ 
i^9iiU>ci qiiaL dovesse .reaitai»' quert' Domo .eli' ìdm 
tima;^ne d'^^b^P^oDare bt'pqtiia^ dibUtipM»:) 
^f^ un^uiigo e.pericoliOfiOA^ggìOfper con&iattt 
ijl, pc^ jxt^g,, jUf'^rQ , iiif^tato ogoior da oeiùk^' 
e agli ultimi confini posto del vasto liifj)«v 
Howa n». TaTrtTT-stapor gti comprese la mente . 
eVei si rimase per buona peiBa,fiiisri>di«èìipm 
' uomo colpito dar fulmine, che' vite bcfi^, "H 
non sa egli sleBo di vivere (i). Finalmente le 
angu^tie^delteoipo, e F acerbità del dolore if 
ristosserQ, e gE jteceroseriameiitft pemniif ft\fiudi, 
casi. Né prìiai impeti di disporaùonb, presomi 
ferro , volea rivolgerlo eontra sé stesso , e 'pdr 
fine per tal nanièra à'sQoi itìalì; ma i fidi amici' 
adersero in tempd, e con soi^e e consola;nJii la-; 
fioni ilritraa^ro da un fitror^, così, violento v(3^ 



^1) TorpueratU lotiga. pectora mutr* ntof^.,. , 

Non nahi jsraorum , comiUs non euw ItS^fi^ ' 

JVon op«B pro/iigo Vertit (ip4M,/i«(. . - ., ,.,. <j 

Non alita- stapui quam qtà Jwu iffUbiu ictutf.- ■■ 

Vivit et est kiiCaa n&ùut ipte fua^t. . . ■,.•.- 
■ ■ . , Lib. I.' Tri»!. Elflg. IH 

{»)_ O ouhì post ujloi nanquum mamoraftde t^^eiieKt 
O cui praocyiie mnjnoft.ffUltttfta.rH •,'..,■ -■ ': \ 



D,a,l,z<,d=vG00gk' 



Ami l(KÌIii>iitM^i3Ì^"ull^«ii!i««'<M4'X<4e"I 
fah» daLuBiaaletiiwiè t/tél'AtlB-eiAmo'éèàa' 
& ei»i<f'iritiiui«(xiiti''liI^%1^lM]<)itÌ8!lulio m 
^MÈÓHary^A lOqolé ««ni»''pKl-««He ìtl'iUiiK'lì' 
wlimitÌK ìD<)(tkla< MnMctniilia «tUihà'cdW 

iini'j^rDai-)lI]Ja]pQrad«»«''bi'"|lbleftei^Ue j é'ib^ 
lipMi TeMedonill^lAòXb)' GII' 

l'Ilj • ri: ' '"■n, ■■.:>. ■< 

,-J.. I ■■ ■ "' ■ I-.' "I.' l .l " ' " 

«■,-l4"^'¥-'f* P^^W'o-/W''i'<*Jwa ftt«; l'.-i '■': ■■ ■ •'■' " 

Q^(u rìy'hi coniiii]^ .vinentU mite dfitUttia, i ■. ■■'■■ 'i 

'. CuM foret in'.mit£fo.pectQrfi mortii. a/Mr, ,, , i ,,,.„,, 

■■■■'■■ ■'^ EW.IV. Llb. I,.*rr»t., 

i^^irm^ aa^iaBriim\Ìùanèda faeiK'tn^ i " '"'■'■' 

Óuie veUem vita lumma fiÀUt^ "f^'i, >; fi r < '<■ ■ 
CUm domùi Ingenti tùpiio mea lapta nana , i , , 

■ Potiaidlit in- d&Mìni 'pive'uiuitqUe capili. > 

'Jiì/|ul Ule mihi, cum part mtmaffia rdiquit^ 

M-v'mf , y^-f— " -— r j*^-** ^™ ■'"• 

iUuffl ego rum alita- fhtibm maa fonerà fidi, 

Ponèndus quatn 'A fMier trt igne- fini. '" 
Bauit in amplexu^ contaiatutque jatxnttm eit, 

Camqite Ateis^baymÌ4 ttàiaùt tàqoe' ruM, ^ '^. 

O quotiet vìtm ci^Htf inéiait arriàrit , ^ ■ - 

Cantìnuù prompUu in mea futa imumtt 
O quotiet «ffiaW V ptoéb&rJii) va Jìnafuilt ^tt, ' ... 

PiM 7i«c ùnotcì tàUbì p»si^ TKgaf' 

■ ; .- , ; ... 1 -i : I Ep. IX. Lib. t de Pop», . 
(a) fo* IWnm ÌOa jfttf t ^ «fcftemma , Reifice juBnlù^ ■ 

Debeat aiuaUi Maxiinlu- tit* tì^'. 

Ovidio f^ita 9 



. ,-<,::. GoOgIf 



«3* 

flava, quìadi ,pav(Ja (,- 091» tifwzq (U.Mmikdq,^ 
miài 4ifteD(leva , .di far^ una„.\ùata.swi!r w\ 
£Qiita:(i)^'PnHnAntche-i)pa.gU,pQtS.poi,a;tt^ 
nere", pw l'inteBipestìv* sua'morte..Qqe»t»,coBt 
i;ratì,.cli..CeU9 (a)^ b. la ^wai^cheuugiorflo 
^car potrebbeeì Augusto , . fecfi^.: depoiire . a4 
Ovidio, il pewier. distata d'uvcidei%i.l3j.;^oi) 
si creda però che ipplìi fopser , gli amif^ delb 
tempra .di' Ceko. 4^bia]no,.già Ceduto, . qiiaQtft 
|raud^ fos^ il numero di qjmii d'0vidKt^cf>pui8 
clii '1 . crederebbe ? . Non . cosi toifto gli. fi/ iatio^tó 
l'esìlio, elle tutti gU voltarou le spalle, tranps 
4ue tce-iedelissimi, clie rimasero a |^tt»gei^ 
ceco, e a consolarlo (4)- pb come qu^to a^ibaor- 



JUammatinfimtbett ^un^ue «tt pigliata % ngaiàti- ■'■ .{ 

Ne fit ad mttrfimum- CiuarU. ira teftoff. 

. Ep. IX. Lib. I. de Pont 
(ij Huc qtipguavmturum niihi te turare loUbtU^ 

Non niii te longa jut nbi dante vùg. 
Nam bta non alio coluit ptnetraU» rtiu f - . ,( 

J'frrarum domìaoi quom- ooiìs.^ipif.Df<}tr SbìA, 

(3} Ifac mihi oerba mfia rmnuerunt tadia vitm. Ibid. ' 
j3) Hac.Dea (jmo^ 3p«*) • -- -, ;- - - - 
He quoqiUM conantvm gladio jìiùrt doltw^jp . 

, Arotùt infeCiA fonlauatque manu: 
Qui/iqae,f^i ? (tairymh Qput- vtytUìa .mifguiné-dixi^ 
Smpeiper iit» fi»c(\ Prineipi* 'i«;t-uileU,. .,■■„. , 
■ ■ EpMt-VLiab. I. d«.,I>i?i^ 
^^),Jìloqlwr e^rmrnm mvttot ahitJtrJu. Ofntfw.^. ^ .,> 
Qui modo de muilu unut et alter erqnt ^ 

, ttìtU lib. ,1. Eleg, jlT. 
Vìt. i^ita Ifesffi .■■lifti' da, tot- smperettìt anaci , 
Calvi Fvfifus *-9fin awa turba fuii. ■•■■ ,. 



DiailizodbvGoOgk' 



m . 

àòiiO'SmVimtò fint»^«'7>oeta'y«'''qt^nlé'liigvil>À 
fód vcref' nfloeJoiH gli 'fiÈbero poiché! >I3itcéa'feftld 

l'oro bel ftioto' (t); che in ^pndl'itiédo' che -té 
finttuebc ' fo^oM (fa'* ^fì' gfann ^ così gli ' aà^ 
ftì^osùf txAai che -diserttic tii ricchezze (àj. -B 
q^l'ombra acconipagha feiMe' ctó oamrmhaal 
lìggi dea sole j* pòi i'àbbatìdoitìr sì t<3(«o,>ócnrié 
^oesto' d' tm iitrvolètto ai 'vela : -t« '^i dmkì -vul-^ 
gari 'Medono cfdut-òfie viene ilIlitiiJnalEo dai rag^ 
drfitr fcrtunà, k quatè- se^ai Vascorida peif 
ttaì/Bnche'^ àimd s' àsc(HHlorHy'(3)-. Dicea' 1*^- 
BtOB"^ giusto' »on'moovere,'« ciàseano pentìrsi 
. tf«9fl«r gratiritaitiente onèst' tioìbìo -f^)- Amare 
ciascun le sue entrate , e andar calcolando sulle 
dita ciò che sia utile o no (5). Quel nome venera- - 
bile d'an^dim'ffi'^enipi'vettatij (kv'prostitinrsi'^ 
e a guisa, di Merétrice darsi' 'S'cohii che più 



(t) ScìGcet ut fiUviim ipeetatur in igrtìhut oiirtim, 
^■^mpore lib ànn «tt bttpicimda jiées • ■ ■ ■ 
' A %■ • - .. > ■ ■ Triih L*. I. Eìeg. Ti 
(a) Homa fitrmictt Imdunt ad. mmm» itum^uftm,' ' 
TìuUiu ad ^nnVmltt tfrtt amen* opti. ' 

Trwl. L*. !. EIop-lX. 

0} &tque eoma i'adMt p«r '<>Iu etmiibut ùmbta , ■ 

Ciffa lattt hie-pnaiu nabibus , iOafugU; ■ 
.]ffob^"'iic 'K^iàtw fiitiìMae lumina vulgut , 

Qm(b Hmul-ìnilaeÌàmAfiegmtar,^abiÌ,- ■■ ' ,'fbld; 
(4) Ipie decoT recH , -fatti ti pnsmia iienni, 
Noà'movit; et- rrMir piemtet rsje prabum. 

L.b II; d« PoDt. Er>..I«. ' 

(SJ At redhui jam ^tqm «km wnal ,' rt iti ^Mtf A« . 

{%te» jò/fieiiiSr MW)(»uCiit ortìou^. lliid- 



:, Google 



Un 

nflbe <;i)^'9u4sle Cr molte it1tfe.'&imUin0esnenf 
■prkrti à»^ esonpi aaticbì Tdcc8lt«,.pfti XoQdate 
tfnHa ptwftTfa .ofmeoM (2),.fdcen il poeU, ed 
-ie'le ktf 'Tohitaqui nferÌpe.a1me^Q in partcper- 
-«die ^nivegga.'i^e la pocft-fe^e.e l^.raiiUi oe^ 
iHiàBi- Veri non è un. infortunio, peculiare del .5^ 
•«blo nostro-, contra l'opiaione ài certi nusut- 
-tn>fM,"<^!ii tempi: andati adpniaQsolo;dielp^: 
''iaia> regnb sempre. p«r troppo. -Jntanta uà sol 
'«bnforto al dentato poeta limaiifia pure,'^ a^f 
%)k' poco prìma d&iinXita^iàom di ssxn dù^ra^ 
'kB(H«i «rauo iroari ikioi. gesiitorì. U. p^dni-incrì 
^d^anni' novanta,' U segni poco .appresso ku^di^- 
-^gii' 'piante vfm -ddabe amorofio figtiuoloìa per- 
• i^ta 'di'si care persone, ma nell'atto <Ìi fu^re 
'daUa- patha-'Bè''e i genitori suoi; chiamava felici: 
'«Quésti, perchà'il doÌ(Hr tum wotivaiio di Vedfilti 
- sDt^cT aal:e«»>iun unico S^iuolo, s^ stesso poi 
'''^peroliè' non 'provava l'anijjaseja 4i lasciarli fet ' 
,prì^>ria6)ncd^infeUci.(3^.£l.am)me il pretesto, 



Proftat, et in qtiàfttu prv meretoid» sedai. 
' ^ ■ ■ ■ ■ Lib. IL de Pont Ep. m 

(a) At^ut Aoee extmpìit -^MMéam co&ota' pnortun, ' 
Nunc mila iitnt pr^mif omgnitti vera màlit. ; 

■ ^'^rtt. Lilr.-I..EWg..V. 
(3) Et jam GompferM'jM^er'MMjEìMat.iiaMngu»'! 

-j^Midèrat ìtnirU akura Uutra nonmt. 
Non »Htér fleAi, quam^tMi ^ttttTMàaéaatttn-.^ . i 
JUe fuit , nvHri pt^mma jnita tuli^ 



_ ,-<,::. Google 



<32 

Mittb 41 qdM«"fo t^ìM»V OAntf'^ii'MrBi Osoalfi; 
sé '1$ geAìtbTA'f^ lui 'AwtO SoaK-tfad^ào 9 ^iilr- 

>tbiptvrarì"n0« 'fii''satid)be' d<iTUto'[lflpeUaire>Ot»- 
"tM , -per tion «Tev condiecata' alle bnme jt»- 
tértie, ablia»dtlnMldo''le> musej ei rJTirlgfrMfani 
À'd' !àltra ptà t^d' pmfeaàoi^;>eat M'aranaiKt»- 
bracd^ta, lo «degno non' sarebbe inoorso ^'Ari- 
^^tcV! E' ìnfbtti utiO' de'pnmviticrti' efae ptKfvò 
-^1ì àlF,àVit|inMÌo' dì Mia disgnuùj fu ub odÀo 
acerlM^ibio contro alle Mme e a ^propri, yttfi. 
Vefckifi gittói un f|Btdlo cti nolte me oontpqtt- 
iSlokà poeticlie ^ e di ^dle aooec» 'cb' «rano' a 
suo' giildicìo' degne d*apf)i:ym^anc, le ^ttò sde- 
gnato ìAl^ fiàitfitife (1). Perirotiocma^ lattaci Maa 
-non "pei^ n^ndinoio, come -sii è) dotto, rÌDmgiie 
' Poétna' d«H6 Metamor&m cbe<.pw n tjo'vam fra 
Chieste, e che 'U poeta tant»pi£i-velttutieii trcAe» 
aistm^t del 'ftuM, guanto eseai era bnoqra 
■%apèi^tto, e mai «vea avuti l'wbinHiiM^» (f). 



Sum'rnitar , atéa'ttta qufd'titiiiMre ,nifàl. 
4 f '" ■ ■• Trirt. Lib. IV. El^. 3L 

(t)^^llbtka yiiìdàm taipti, t»d qua* iìitÌ9mpf^*i 



TlriiMbM din ' 



W^uJqMdim-fetgerem, quaedam pìacUura crtmaci, 
Irmy» rtiiriw 'iMUfmnih.mam imit, , . 

.... -7., ,Tri.U.Ì3Ìb.,IV. ¥W£. X 
(a) Carmbui.iiimtMtm bomaunt diqmtU*.foraitu^ ■■ -•■ 

Infelis damiai ■qxiod.Juff» lapit^'optu. , 
ffaec ego tUtcedmi , ^'Mit fr^ie «iuÌ|a fniigrw » . . ' 
' Ipte mea pjmti iiMbM m Jftif HKW^ ..!..... V - e. 



DiailizodbvGoOgle 



(ti qi^lie .amkp 'd'Ovidio, ìliqi^eaveBclti ibm 
ÌQb : pre^o. i dai ipocU «[oesto P^ima^ e piaoetidiigli 
s«mmaBifBte.j'aie:'ieee;.trar''8opia;,^i). U 'pooia 
twit tempo i'SK.:<àÌ0Bif>'aaBt£iitiisimo <li-quc^'i]i^ 
gfUiQQ, e fece/ TDti' perditi TUreMe '(UBest'opseà 
WM'j'ie. porgesa» tjtialiibe. diletto.aàiletlDri,<L!qiffib 
lli'SÌDeTaaa9«ii<> idi lui (2). iMb' perchè .gli sparerà 
ìniperfeHa:^ così volea cbe tnascuiiD prima iltilq^ 
gerla sapesse , eh' egli iitm 'a^era^stato l'edttaicr, 
^':]9Uaj;fo< tQlta:^:>'per aoà làioK,} di 'furie al 
A)Q«la'^ iciU';l'avea\defttiimla, e cht Uarnehlé au<> 
retta,- a^.'CÒiirvgUibEse <stato poss^iile '(3)u Ib 
JBpeKi«'a)lB. hnsn» epiilioDe «he tenea.' d> » pttsKt 
)tema\a Ondio, ncn le, sue MetorararfosLi pttte»- 
^4070 6tàntara.)a.iso£[k%iBa. di quel lettote idie 
Ì>i1>itti) a.i]tiécte,cDi»iK>à wfeaAeMwertita^- & penai 



'V^l (jtioJ ararti Musai ut crirtùnd nbttiU 'peroiusi ■''' ■ ' 
1^1 j'iwd ttdhuc cretcena , et rude Carmen «rat. 

Triit. Lib. I. Eleg. VTf. 
(i) Qxae fw>NÌafn.KDn tuia pmitut tvbìa^, std extmt, 
PÌiriòm-Sfmiplia M^pta /Mite nfOTi ■ ... 

- - > ' Triit. lab. 1. Bp. va 

(a^ Nane precor vt-uhant, epni)» ignava kgaiUmik 
, .Otw <fc/«tlt>}f) aiimtJpeanlgue nui, . Ibid. 

(3j Hoi.quofue Je* wviu* iii prwutt fréntS' lìMJi j-, 
ii praeponendos ttte pMÌ9bu,-tMb9^. ■ .- ■-'*' 

.^^ parente iiio quicumque ooìumina lattgii^ ■ 

^«•t^lt^m v^tì><a ^(ietat in uròeioeiU. 
Quoque magii fane^, nan «n( Aiw» «Am,-(»S ^» 

■ S^d fjmaiì dti^afmni-Junere rapta lui. ' 
.4^àif^iid in-hét (giUf.t-itii-rud^ commi' habebit^ 
■ ■Kmm^ttruifai.Mcmttftf.tMm;. . . ■:iìhi3. 



D,a,l,z<,d=.,G00glf 



i33 

^ré^ -m-uam 'aatuai^lf^ ». 'guisa' di^ proel 
«do* ìé waMeÓB'mittìùle^ del pvimo 'libt« ì(i<)ì 
fisdchiudéa' fiiudmairts-ohe -Hi iwa^o di"'todéij 
i^t' cercava ; pevdpnò , pago abbutanm «> ibb0« 
«tanzài^lodatof w il kttorefMwssBe-fiae-abdtd 
éottura -aeneà icntir ttùfA « fìMidio (2). E '(ff| 
^ LdettOK salotare isCruKÌone di (|de'magrì poetr, 
che d' 'ogoi' frettcdosa poesia da loro conip«sbi 
£nln6 conserva amie di gioja ranssima j e Uè 
menano iastx} e remore. ' -: 

'. Bla eccoci, oniai a quei perìodo'ddla ^vita Hi 
Ovidio arrivali', che la per lui il più iatale'A 
lutti, « ohe-dorrà 'COtnn»over>qi»^iupie' cuore 
-per'pwro clic' Aa-senóbite. Giàr «n^ giunta «'te 
patte anche sodrsa quella notte lugubre die' # 
giorno stabilito précedea alla partenza (3). Sttf- 
.ìraBO;d'ìfitorao- ad esse i podii amici lÀe'&de^ 
gli eran rìinasli^ la moglie concentrata in un 
profondo dolore', che ii ténea strétto ài sub sehò, 
1 parenti (^)^, i seryi j e chi gemeva da ^ up 



40 Jfeci tamUt: aim- iagi potenuU pvtiéOter •ah v&y 1 

Nertàal hit luMntam ti qait oomM mmutMi 
AWatifrA ilulìm'opM.fit incud^tu iUud , 

O^uit et scriftit tÈÌtima tiuut meia ' ■" - ! 

, Tritf. Llb. L El^. Vn. 

(9^ Etvg>ùaia.ptf> iaflilt petat l»idalui\ilba^'- ■■', 
NoH futìdilm ti Mi.lectvr, aro. 

. .■■■■ -■ , -■■ .-■■■■■ -iba. 

(3) Jam prope lutO'-a(itnit,qtiaÌRe-^Sseé^r9'6a0» 
^r^ur -mMoMc -hui«ra« jf cMoàAn-. ■ " ->> 

. --..^ - .. .iEl*B* HI:L*. I.-Tml. . 

(4) ìOvid!* ndl^'spens- ms -noti* si ìété^ .tmtmfttjk 

'Wiaoi parenti imiagJw t ij ■»-<ittoaiiB-<ii'qtt^M4elU 



J.,:,Nz<,i:,.,G00glf 



4eU'ÌAfoftuiuetdflL padpe, lnwa«KÌ-' in Mòtm 
filtviifio . vdgeKb a iutti paiole cIk dovem' fsn 
Ì'«ttnsqie(i-)<-jQuuidi approSUanil0d'[m<BMsneitta 



Ur^>4*i.Of0Sl>fl: motiva nnafo ,a ^^er.ohe (la«vt)i 
fosse dì oaaf pernobìllà chiara e dtalinla: ef»f^4* 
che il nostra poeta fa pampa dì render nòte alla po^ 
•ierìfà I« pia ìMaetrì 'aderen?^ che aveva in Rómi. 
Quert»' tw-Ek in* mogln priiha d' nrin^)>'n lui., A 
maritata ad uno che doì ieDoriamo :' «Mw da qnaiU 
una fancialla che diede io moglio-a Suiilio, nomo 
che dovea, «ver credito in Roma , perche Ovidiv icii- 
▼endogli dall' eiilio, molto gli ti racconanda e il 
prega ad adoperarti per lui presso Germanico , dlll 
quale era Suiilio Toneratore ed amico. ' 

Jut aUqutd /ociuot tt/fiiùa vincala itobit . .-',■■ 

Quae temptr foantont iitab^acto prOBOr. 

iVam tu». fMoe CM^u:c, jutdeta mihi filia potne ful^ 

Et quae te generùi», me ooeat ilìa oifum, 

Lib. IV. de Pont Ep. Vra. 
Apcbe «d nn certo Rufo . eie di tua toogUfl « aatim 
di Fendi in Campania aoriTe Ovidio dal fakta 
un' EpistoU* 
■Namque quod ^«rmianet CaitOT fuitt Bt€4«r JuS, . 

Hoc ego te /oelor ffR^u^ «uà meat^ . . . . 

MfUCtiHa- FifM^Wtt ihria, Rufe toìi. 

Ep. XI. Uh. n. de Pont. 
Di Macro poeta cong^onto pure di langua olla tno- 
glia d' Ovidio, .abbia)a''^à paitato. 
(ij AUoquor extrvn\uni maetuu aJóturui «imoat , 

Qui modo de guMt unut et alUr arant. ■ 
Vxor amat» fientem tfiam acriitt ifttn tfwhot^ ■ 
■ teina ptr iiuSgmu twgua eadmta genat. 



j,=,i,z<,d=vGoogk' 



£ «UBA àkaiàOf «HRB'te'fMrte (ipdùiìr spimi 
dwIchÌMa'lB] liti» .)' èribi'^Dalp'ivvder^peteaMfH 
€mmipéti^tiù i cfaei dU'meiOM na"ùluaita' -«^ 
ÓMi'^Ov e •A>'^d, .^UMEsditiiM,'^ dft' lÉòr ìkAb 
aon- vedpò' ■bo'aiei''oo^, siàts dt me' suitttdd 
par'aat^m 'Ma-vof che ■i^n potetE ignorare 
cosà alcuna, J<ùe voè conoscere a Cesare qual 
sia quel errore che mi sedusse, acciocché non 
tìtertbuisea egli a scellera^ne ùueHa the jrtt 
Semplice colpa- Sappia egli qtiello che voi pure 
sapete , che s' egU , che è un nume, verta , di 
me pktchwassit io mm potrò esser alUfro'Sven'r 
tupato (a).'- r ' . . 



tfata proeai IÀ%yeU aberat iS«erta tàè òrti , ' ' ' 

iVec poterat fiili- certiér ette méU ■ *i 

Qtutcìmque adipiàefei, "itinttb gtnùtusljt» lKuòl^aia\ ' '- 

Formaque non Usciti fanerir iUtul eràt. ^ ■'■ >-"' 
Foei$ina rtr^ue mèo , pveti qaotfuè'fahtri- fno»ekt, ■ ' 

Inque domò Utcrimui angi^as vnnù hàb'ft. 

' , Eleg. UI. Ub. t Trirt. 

(i) famqtte qnUtéebtuà vote» hmt^oìtnqae- eoHUmqù»^' 
' iMiutqt^ TiottarMt alla regebùt f^oA. 
Hanc ego lurpicieni et ab hoc capitoUa ctrMìU ''> 

. Quae nost^'/ruatra^iuntltt-fMI^Ijitrì. ' iWA. 

{a) Numina oieinU •kabilantì»' ttikhus , htqttojn t ' 

Jamque ocijii nurtqumm- tempia pidenda meii ; , 

Sùbite reGnquentMj^quOM C7rft# 'M<>«r '«ito QiAM ■ ■ 

Coelettìqae viro, qub «M «fowpeffP tìrtBr ' ■ i ■' 

Diate t ^ tìnlpa ne "tcBhu eHepta&r.' '- ' 

Vi quod vo$ »(*w po^iHM quoque- temkit aattor f " 
nuoto pouatn aon. jt^ttr tua J9c»', 



D,a,l,i,d=vG00gIe 



» Per- tal ■Wahiera'egK yre^ìmt', TàOifre^ intH 
glie séitìlt* i capete i mt^b di'4àgrir*e, jHt«%tìltà 
innanti ai Lari ■ domestìri , jnslti in«tiH"ti»prc*' 
^Wi spaila fìiTÌbt>n(ia'cbntityÌLNBmi'Pedati(t)i 
Ma già' t'foneri a compatì cómnidaVaHiy ' m 
^ll'afta* ftflale- che destinata èra ad Oviidì« 
pcff 1q pdrtCTMUf, Ed <^ì* indugio poteva" ««aer 
«o^i^TOFe 4;3): EgU combatttito da tHolti contnit^ 
«fftftli non'sftpCTà'TisolvérSi; Ba ntia patt* i^aVatìr 
*àila •Jwrtria il tfaera, l'angustìsra dall'Alt»» B 
eomiandb d'Aogttslo (3); Ache tanto affrettata^ 
La Scada età dife T aspettava ;■ eiò ehé «al^n. 
ttafva ai contrariò era Roma', «ra la radglifJ^ 
ter sempre gli veniva negata . erali gli anóà chfe 
fow« pia- BDD 'avrebbe pottitò 'ìfbbrtdÉiare-. -MtS. 
^•vi tutti ad iiidtìgiar troppa forti (4)= E* ^ ^**'* 

■■ ■ Il '■ • ■ '"r . • i - ■ ' ^ il— 

^) Baò prece iviMiaoi «uparor ega / :piiirAìMUXOr 

Sìngultu medio* praepedUnU lonoj. 
Illa ^ìtuii..^mt* Lare* patii* fH:a*t^l^-wipiììu ^ 

Cuatùtgìt eKtinotoi ere {Temente foco», 
JHuka^Ue-in^aoenof effiidìt'vetba Ptmatei, < 

Fro depìorat» non pbAÌIihw 6m*- " ' 

. .■■■EI.-HI;-L»vI. IVki 
(a) Jamque moraa ^atìttm nox-M^^pitala n^abat, 
■ ■' Farsaque Ab ^àxe éuv Panham Arcttu trai. Ibid. 

(3) Quid faamém? bìtìmlo patrìae tvtìnsbm luiwré : 
Viiima ted-ftt»iÌk ntix tr^tiUm ftga*. Ibid. 

(4) Demque ^fufd pr^opur» ? ■ScyMaìta' ^ imUimarùt- 

quam^ ."'^i . \ ■. 

Roma -nlmqumda «tt-^ Utraque justa taoraatt. 
Vxòr in oefemum vico timhi- fiva liegaturt 

Et domut, et fida* dalaia^ttimabra dannwi 
QucUfjiue e^ friattmo dikxi mor& todahi,- 

■JDum licei aittpleotar: itnMqaam Jortatte Eoebit, Shìà. 



j,=,i,z<»i.vGoógIe 



pcà ripeiew U medesimo. Pre^riyere igli, owlini 
euoij e p«co -flppreseo gli tiuopv^a.rSeaBilj^»* 
dogli,. « «lU ^ta de' cari pegiH ^pardea- )p e«* 
ip«iia'(i^ MiUb pretesti ptmeva in- metzó' pec 
«jtaEdar la farteiya, ora i pTes^,- or* gU ih»t 
giH^ (;:2); ma in&ie, oecesGiìtà tip costnnge^.^ 
tutti si volge, 1mcì«. tutti ed abbraccia co} Cuaff^ 
e dà> K u'i^^o^^''*.- l^ti^eagli il} queU-«tto «be 
|6 i99bere gli si ; strappassero dal sano,, e. die a 
brani .la -brani gli si lacerassero le «aetpbra (3^ 
Allora; (Ut gemila disperatp , e un battere crudele 
ài .petti , ^ feriscoD le precclùe. La mogUe for- 
sennata gli si - awo%e d' intorno e gli dwe co^t 
no non partirai solo. , e non mi potrai essere 
sveUo dal petto , andremo insieme. Ti seguirò, e 
sarò 'esule moglie d'un €sul matite*... L'iPadi 



Et quasi ditcedens OmWa Mminaid*^ 
Saepè éadeta' rawtìata dtdi, meque ipie feftìU, 

Ranfyàttii.iOeuii* pignora cara ftinv 

.-,,.■" • ■ Elog.llI.'.i:.;b.XTkÌA 
(a) jih qMtiet certam me aun taentitui baben 

J^iram, propotit»B fuoe-joTH opta viotl- 
Ter. Uraea teti^ ,-,ter jum nvocabu, et ip^e . • • 

Indulgerli animo pei mihi tardus erat.. Ibid- 

{3} DuHi ìoqiior et fiemui ^oeto jùtiditiauu afta 

Sella erauij'nobù Luci^ ìnftiu eroi. 
Piec mora r ■MnHonit -serbaa imperfwia ttUnqun , 

Complecleru (uiino proxiifU» quaeque meo. 
DieidoT .haud atiter , quam li mea membra reiin}"0>*>i 

£t pari vbran^ atrptr» «uà *i» «it> Ibid. 



D,a,l,3,d=vG00glc 



me eomandanO- loiste^so ia -pietà e Vaimr-ooiiy 
'fugale {\ tfH0?ti''Jit:nJo il imo Cesare (k)i,,Qaé 
diceva la màaBta y « tene* stpetto' fni 'le sue Wsa- 
eia i) nutrito, bst^mented^pemieiw d'esser^j, 
rlnnhendoin Róma -^oreroLey 1» fecero.' appena 
■risolvere- a . lasciarlo solo partire ^x). Parte .{«i^ 
fifiatinnitey ma s<|aaUiào tutl^oe rablhiflàto , :e 
ieemk^atìte'Bjcada'reréchs vcoiga portato al txigt^ifS)- 
'Allora' la moglie vinta dall^ eatremo dolore drs- 
'Uazaò a terra- Vaso de^aentimeufei pcrdntoiaY/^ 
do. Ma poi che in sé rìveone , brutta di pokeee 
-geMéae contrafTal.'ta aggiravasì' iptomo, spesso a 
IK^MT chiamando il m^to , e sorpresa da ■ tii 
ìmpeto fiivibondo volea daf«i ntorts. ' Ma mÈsi- 
't^ndo poi ehe.s' ella' morisse iiiano più atìo.ài 
iàttt/vgrtìkim. ad amministrave iìietii dello svea- 
«aratò consfiite,' si prepose da ndrarosa- di, valere, 
e .di anst^>nprp fortemente i suoi mali (4^. 

(i) Tum vero exoritur plgnMr gemitntqae meorttm « 
Et feriunt moeàae peotora nuda maniu. • 

Tum vero coajux kumierii. abeimtis inhaereru 
Miicmt haec làcrymii trìslia ^Cta luit. 

Non potei avelli k timul ah limul ìiiinuu mquit? 

• Te teqàar ; et conjttx exsulù éxsul ero. 

Te jabet e 'patria à'ucedere Caetaru ira ; 

Me pktas , pietat haee mihi Cae'sar erU. 

EIcg. in. Libi I.Tri.t. 
(a) Talia tentoAat i tic et tattiverat ante \ ^ 

Visqu^ dedit vietai uttftaie iminui, ìbid. 

(3) Egredior, tìve illud'uiit.iinn fimfn ftrri.^ ■ 
SquàSidut, imntisnt hir0 per ora comii. ' Ibid. 

(4) Illa dolore tneì ttneÒrìt narratur liboTtis 
iS'emianimù me£à prhculuùie dorA». 



DiailizodbvGoOglc 



A>^Bia. clk^ ebbe' in. sol partire U}NKta\dil' $eaH# 
^eitipee- Non sdò questi di ta^i \ paesaporti ,il 
iBunì y ■ e diede' tali osdioi ^ onde.tnoinKafl Ovidin 
nel TÌ^p^ suo '«iose le rtrade .didie. insidi^ 
ide' Beràrì j ma oraltiTeg^i gU'fecQ.e grapfiUanf 
opde soslenem àpoteflee, seiìzsidiniìituitre tliooiìp 
de'^TOpFi ;beni(i)..iyamte biteveraeDteiki«{rQa- 
8ta««e li^obrii che precedetter». U peidunui .dtd 
-SobnoBese, rinomo ofa adflsamiOszQiliteiDpojdi 
questa paiiema.) ii ohs fotto^. lo..>aegiiifeBi s^l 
«QO ' TÌa^io. ' . . ' ..' 

. Afabiamo ^ veduto. «saer.e^ijutoi)' anaof di 
itotn» 711 ai '30- di marzo-^ 0MBC>.pure T«dutp , 
abbiam» t^'e^- «Hupiuti avéa i dn^ant^^ani 
quando Sa costretto ad andate in'itailio.; dtliKpe 
m. pnò ^uitamenlc arguire, rik'jc^ fi* ml^Mo 
Fanno di IW«n ^Sk ^CcwK e^<piH^ trmawi 

Utque TeiurTfxit f foedati' pidaere ivrpì. 

Crinibus , Bt_geUda membra lev/tpit Aumoj 
Se modoy detertos modo oompìoraut Penate* j 

iVbitKn et ereptj utept fioctuie viri, , , . . 

Et poliùue flwi?, moriendo ponete teonu \ 
Retpecluque tamen non potuUte mei. 

Elag. m. Lìb. I. Trirt. 
(l) Te sibi eumfugeret, memori loUl (Ovidiuj) ore teferrt 

Biahanae tntai t^kibuitse viai. 
Addita praeterta vitae quogne multa tveftd»e 
iUuitera, ne propia^. attenuaret opes: 
Ep. V. Lib. IV^ de Pont, «d Sextam Pompèam; 
l^unquam pigra fuit noitrii (>"> grttia rebui^ 
Nec mSii munijtcae. arca negavit opei. 

Lib- IV. de Pont- Ep. VtA, enndem. 



_, ,l,;<,i:..,G00gIf 



r4s . 

sul' marcAdri^to'tt'émaftte 'tutm di heàdò h^ 
iriese' di' dìcembb (i), e il Portd d;i quì >ivr^" 
iàttò' vda sarà' gtato quetio di Brindià , (H tulli 
9- più scconciò ^ suo viaggio^ non avendo, ^U' 
pbtbto in^piegare da {toma à Briiidisi<più dì ib,' 
ó i4 porrli: che ' tanti ati' incirca ne impiegò' 
Oraad'clìe'leritàiieilte f«» quei cammino (2); né' 
viene per conseguenza ' ch^ egli partisse da Berna 
O tigli uhimi dì noTembt^,~p nel Susseguente mese^ 
Mons-'Bohin m mia'saa dissertazioneleDtà provaie 
itòn tire 'il meaè , anche il , |;iorao preciso né; 
qttale Ovidio {àrtì da Ronut^ e ciò a for^a di'- 
eongietturer àstronòmidie e dì' calcóK(3): ma' chi 
iliterpt^eta un poeta con esattézza astronomica, non 
b» sttìipretfirittò d' essere' creduto- Anche il Mas- 
»btl'*lMoho s'avvòlge, e molte ragioni adduce fef 
isàcxrrare' quest'epoca (4)^ a me sembra ehe liastt 
ìt ^Èi' détto; 

"Partito dùnque Ovidio e a BrìndQai pervenuto,' 
d tostò che fd favorevole il vento , ascesa la 
nave , rfer Tia^o cominciò nel mare Adriatìco. 
Ma la 8Ha*'catti'fa fortuna che fatta ^ si era 
compagna , to', perseguitava ancora nella sua navi- 
gazione, poiché egli ebbe ben pr^^ a soste- 
nere un'orribile tempesta. S' oscilli Cido, 



(i) Aul kanc ms getidi^tremerem cun» nfenie dicembri, 

Scr'ibentem medlts 'ìladriu t>idit aqms. ' 

Tri»t. Lib. L Elee. X. 
■ (By-Hortt. Sèi. y. Xib. I. • ■ t " 

(ò) Vedi le Memàrie t^r la storìA dalla iciooz» • 
bnune arti. Mig. 1749. 'Voi. II; 

■(4) Vii. Ofid. pag. 167. ■■■■■'■■ 



DiailizodbvGoOgle 



«oimp|àei^n|i» a4|iiqpeni%r»tre i,.veijt|.,:f^a squotén 
à'a maiitlar qu9 © là a loro artitrio lai. naTc 
P,vÌaÌQ|.tiu(iìdo dì, natura abva. tutto Impauntoj* 
Q*. conllieOj e si .t^nea iuevitabile la,. morte; tailt« 
piùclie osservava iPUoltabigoltiti ed incertj.iipii 
saper che riaolv^fe .(^).- In mezzo^ alla certeazs^ 
sua di tuonre,,.|;U si of!^va^ al. pensiero k cara. 
inopie: .questa f diceva egli., t£ altro, or non si 
duole cW' del mlq ssigUo j ma non sa pcdcÀ' io, 
sQìiQ ora l'n.mzzo.al marey aitata e perse^ 
mifiato* da'v^i, e che mi.soi>i;asta l'-idtima 
jtpé ('3). .Per la qual costt nngraziaTa gli Bei <li> 
non aver egUpernafsgo cV ella Jo.accorQpaenaiS!^^ 
poiclif; nelle circostanze in cui era ^ non che iin^. 
avrebbe s'offerte due morti: si consolava, che^^^ 
T.^ndQ 4>lla, sare})he almeno sopravvìssuta una part^ 
dì li^ ^ (juand' anctxe -egli ibss^ P^rij-fl , (3l.S,?nti- 
menti che fati tròppo onore al cuore dei giostro. 
poeUi per esser taciuti. Ia tempei^t^ fiiiahneiite 
cessata, non per caso^ ma per dono^ coin^^lf;, 

(l| Si»Uc«t ocf!N%fuu , iMc ^pff triti w»*.r«Iu(Mt: ,1 . -' 
panquis^h^ì^ifr ,p/iltiu.obruit unda ntetft, , , 

Rebfor in incerto" etl, nec quid fa^atqM. petuffo 
. lluemit i' emtiigiét ,arfitupet ipta tnaiù. 

Eleg. U. Lìb. I. TmL 
{aìf At pia nil Atiud quam me~doki tfcuk confux. 

Hoc, itnufii luutri tc'ttqua , g&milgue malL 
ZPejctl'm immenio Jactari corsara ponto :. . , , 

-JVeip^, «gi ff^tif , ve'cit adesTs necem. Ibid. 

j3] ' Ùii bène qaod non sum mecufi ejtnsp^dtre pavitt i 

.Ne rruhi imri.jw&'^^ii palieada _fQnitl ■'. ', 

At nunc ut péream', qu^am.carfit Uld purido , 
Dimidia certe part» ii^erftef.-tr<h .. . '■. ■ 1 . ' Ihii 



DiailizodbvGoOgle 



a4 

ertàea, deglj ^dfi da ^ui coi^ vojtjj^j,nv09rf^,(,(j^ 

caOtà/nnàtìSàsiit} viaggiò passo jièlm^r; ^flf«>,,(|5i^ 
t giirrtttì dtììrfèt^-^' Cèiicrèa ,' Poft^ , WtM^jjif«- 
tìiJtretto ^fi''C(ft■mtòj mìivl' lasciò' la jjRpia,s(2 

Bntrttó' tìótt '{jvtéÈtA'iiA Wt tgttjj é.gf's^t^jMj^ 
1^'SIiéiÌpotCfO''f' 'A^ "SàétrsL pfi0'. u suo camnma 
t'*i Tr*^'itì^'4n,Imlros (4)iìÈjola «ji^ ^ 
r'BttiesjteàW «"ititiare Egeo' J5) '^'e ^^]fM fe^ffif^ 
Mi' ^ll'isblfl ''S^otr^cìa /pervenne , e,, qmtm 

"' ''''m^~^ '■'■'' ' ■ ■ ■ — T]"."~r-' )■>..;; L'i-."' K)dyii\> 

fiy'F4?fe»^ -'"in fncipiTiiii grwM^ l^^^^ •(•^W/fiin») 

Jfo*- ''"at , i*d;0o* Mb ■cor^tìóH^'uàcati '' ' '".' '"^ 
J(iÌ^''4,giKw.'tMini'«il, A4»c fiwf^ì'jfei-tt^' «»«^. * •■''''• 

' '. . ,, .., ,, ,. ;...:.»a«v.B.iLib.X.'JR4t." 

(al JVo* (<pn^n,.Ìbfl(U0T»;?»*ì?w>*fr-«(,]MW"«Ì«9*«''i> 'I' 

■vpahti èie: Tmtiuiq };j)»„.;.;Ei..^V.t;,i 

NoDÌt , et a pietà caiiide nomea habet. 

Illa Coimthtacu primum mUti cognita Cenchrù , 

Fìdamantt trepida duxque eerTiMgue .&«e. , ■* i.i 

•;■■■ - ■• ■ ■■ -Et: ■§~&rC!i!i^.) 

jfut postquarH^m^iìrÀn duriU s'iSrgrìtvi/nu4 Jilhiap>t ;.\' 
AUeraqtu eit ntìttrix' tufAla "carina "foéx, i ■ i' 

(4) Qua tiim^'^XóSifmii-e'nte'dedu'xit m ife^tf^ ,.. /^ 

fìeximat m Ivotm* ca^t-i' eì "^^itectofu'urbe ■ 

'i'tnftiii'ott rrtrtti 'Ràiria terra tuoi. , i '■, 

,..,.../-•■.?, :>■. . ■• w¥:3[*rirt.^B'«-it' 

TVsùion) -ifiì^Jiisa iaflh'a'S'àrnoh. '' ' ^ ^ .' 
SiUà^ab hao terra ^evì/'eit-Tènipyra' poterai.'^ '^^ 

Lib. I. Tiut^^e^^}^ 



D,a,l,z<,d=vG00glf 



^ . ,. . , ...■- - ,..■ :■ j45:-, 

BMdm:'aove,sfanco forse .^Ha lvin((i,D«n>gfr 
itórte, Éàààtii aqcbe quésti ^eqon^a fm p»m.«hf 
èti'te^^ dietro, per, iuarej i;|Ì}q «.mede .[««^M- ;^ 
àittipi"*lAfthu ( aj j.' per quindi . i TjOiWÀ condì»»» 
cjtU' deàtìiiata atlsiio esUp.^ L ,Ui499 bnMWH 
fi^to f Ovìdip; liei iungp ,5,iper^dol(wt (w^rTWg» 
^fi^tio i .versi.. DÌ tatto tutt9,ìì-lÀn>iFWti4 
AH Tti^i a cóiil6oseTÌag^Ando(3), ^.«,^Ami>t 
invioHb méntre e^ era ancora fei„yia (;4J^ ^fut 
tìiArèsi^osA cosa ch^ .^ sul iwre , .t^i^b) 
Kiàpre dalle tempeste edatTenti/epIùdi tutto.da 
qpdla cura mordace che lacerar Lo dqT^^^ i^ 
tmiameiite nd Veder .fugrarsi.dji^iao^ agli, oc- 
chi non che Roma anche r Italia., .cui piànoA 
avrebbe veduto, potesse .pei aU«nd«e -ai vern^ 
e^^ favoriBSe l' ingegno. E^ stesso maravigliava 
^ (ab, e lo attrìbaìva o a 8tti[}ìd&KÌa o à pazzia': 
ma jlur cònfestava che il poetare . ^ ìm ui) 



(i) Todi il Pf^n Àl.loogo citato. 
(^ Inde ievi, i>enl0L iirjntlùa CUora .qoctH, ,t 

Thriicìam Utìg'U fiuà carina Saman., 
Sakiu ab frac terra jWiùi tu 'tenipyra petenti , 

ÌKk dóntQiuffl lenuf est ijla tecùta *atinK . -, 

JVom mhi Siitonioi pìacuit pede earptre campa* , 

HeìietpcMtìaGas Uia rei^ìt aaaw- - . ' 

(3J SÀaeta^taMwn^p»^_efÌ*ta<> 6bi leda ÙbellOf 

Ma mini ùiBÌàtafi Ùa^iV< fitCt** v/^. ; ...ri. 

' / Lib. t TrUtEIflg, tiJtin>v, 

(4) Jattiar in ìfMonnt* erui^ùili luce frofundo ; 

OvttIQ'/*»fcÌ ' " IQ 



DiailizodbvGoOgle 



. »4« 

conforto tidfefcwntiire (>); hi. latBBft al ^l^ori 
I^Florii , ooH' iamu^ae^la.iiiot-te Ticiaa ,. {pat- 
ita ve(le«ftil>fi««enMt(rr deUaiB«ve alzare le naqi 
•1' Ci«l«< iHcperatl, ifana ateudo- esperitaau^ta ami 
ifHe tltto «eamf»; il J)uou>Owidio-isan destra.^ 
i^ttMite-s'ooonpo^aiincfac Tecsi^fe)] perchàdiiod^ 
^etdòno ali fóttore se le «uè poesie male oorrìspmt- 
d^no aH« sua aapettaBÌoue'(3). E per vcótià <^ 
■)vetetiderè'^ può da ud pmla cJUe isra^aq^ in nn^ 
'VOaVfe'angae^ ]>ùotTÌbtlil Jia.peesia vuol raeote 
«nm|uiUa ««déJMttfl/vudl tolUodinèi ed oao (^ 

i(l) Quod facerem 'eérsui inttr fera 'ynanHitra 'TMPttì^ 

Cfeladas Mgaeai obttupuitte puto. 
Jote tgo. aunC ìtiiror, taittU antmi^ue marUque ■ 

FiuetibiUf iii^ejtiujn non ceeiitiiit meum. 
jStf ttf)or huic studio : sipe huic insania nomeny .• 
Onì/tu ab hao cura ment rtleonta mea rst. ' ' ' 

' ' 'liJb. !. Tr?it. 1*%. *. 

(oi) Sdepé ego ntrribosis daiiw }abltri>ar ah 'Hatdisi, ■' 
..Saepe fnin^x Steropet *idere pontia «rat. 



Ipse gabematòr tolleni ad lidera pAtrnaSf 
, Exposcit Dot'w'fmmemor 'attU' hpmii ' ■:■.'". ;|.^ 
,Qi*gci/mgue adipicio', nihif e*f'(iÌJÌ'mOtffj fuitìg» ■'!' ^ 

jSaepe mar'fs'pars ìnl'as érat ; iianiÀipif ttWmMS < •^*' 
, Carminat Sicébani qualiacunòu'é inatlà. '■ ' ■>■•.' 
' "- ■;'■■■' ■ ■ Ttìit'Lìb: 1 E1*».'KB. 
(^J Quo^ magìs'his d^bés'ignotcé-e \:iMAde ketóf '■ 

Si spé stint, ut tuntf infiriord tiat. IhtA. 

j^ Carmina Wocénifinl oniwo 'ifc'Jifcfa 'iér^tte, ''^ ■'■ 

iVu^i^if. sunt subitis ten^ora nottra malu~ 
Carmina sece'siàm'sCTÌeen& etotìa gaaérunt: 



; fle. ^narn ^ ne aeriti, me Jkr'a jaciathyéfnf."' '- ■ . 
Carmiaibiù mctus tmnU''ab«tt: ego perdUus enseia 
Havunim Juguh ìam puto jamqu» meo. 

Tmt. Lfb. L E). I. 



r 



_,.,l,z<,i;.., Cookie 



'^47 

d^6bbaWdotiv<Roma'pbr<sQnipn} e<di {k>rtaN 
>in aà pti^sé- bitpbaro « (fdMr< «nukdieùibk ,. eak 
'tum'^'Mpeltintf però (b M)Bteiianri'4t|H6'aaliiclw 
^lAntu ;af To»iv>ooridiU!Ìò>piirer.a ^|»ev9tni £ni 

fietiFJt:^ ì'nàiitMmxt «OBI ipKDW'onnitii iiiPoalo 
«^AÀftto > "aeUJi Maàa in&naw ^,('0^ BuJebò- 

« fltfiAta alfer «MiKtta de] Footp £iisi«0[:(^)^ oin 



(l) Vedi Abraham;. OnelllqThesjpr.Geogr. Celw. 
Noti», Orb... ^ati<l' M^rdoiera , Grand. ' DÌ(<t)oaaiT. 
Geogr. .. ' . , ■' .'.',. 

Vuol taluno die T'unti ^bU caagìataora I' anfìw 
•Ha deobtniiMeioBe in ' CotUnza. Il' Cìbfanó "&t' éon- 
traeip :pr^Ba4o ,|ia^ «fsar T901Ì dimeno dalla mo^aroa 
KioTia. Celio Cal«flgaJnQ «oitieoQ «sere la preaent» 
Tomitwar , clie non Jebbe però uaofuiiderii con T«- 
mitwar dairUogliRrU : e ài> par. pìi^ pro^abite ili' Or« 
tellio « a me pmw; jioichè &tto un confronto fra la 
aiiiicfae<.«i: Ip nvodern^ carta gfHigraficIiBt trovo là ^U 
tnazione di Topi e di Tomiiwar essere la Àiedetìma. 
Da aoA «^Miat^ Gi}nìlita lotto l'Impero di Caracolla 
apparisce , caHM^,Tm>M «« <^ q"»' tempi Città ccnii- 
dMabitfr-e.C4ntal9.jp4l Ponto. Ovidio all' £leg. IX 
Lib. III. da'' 3'fi^lf», spiega .r9.nKÌne4e|la deno.mioa- 
m'utuo di questa Gif-Ù^, .va temo non sia (avolosa- 
(aj Solui iid.egrttifM IfutUt teptemplicii Tstri. 

■.'—■'■ . !_i.', ,1 ■ :" "\ trial. !*.«. 

^ (3^ Fita pTOci^patfui.p^aEfindajub axe Borea ^ 

Qua mvai JSuxIm. tèna aiistra iacet'. 

. . . ■.■..„,. ;,. :.:., tih.iv.-tnst.,Ei.via. 



D,a,l,zt!dbvG00gIe' 



i«B«a 4a ttuw bolonia <di iQmù /da bM>lBt«y qMi^ 
Mediti', e 'dhfHSÌ:8ital)i)hn»n fra. il. Goti. (i). J^ 
idbftrstto «di Tbnur'«ra<«mto 4a pc^ifolit^rlw? f 
àtetìiaomi^ aaa rinoe' anco» domati- £ c|u««é 
«MAO i'Getii; <i iBiMt«nii, ^ .^ti^ i Sanniiti. p 
.fiau^OHHiti^iibdrialliii (a), i quali tutti iastidip^ 
•«osa'sarebiw r<aiwoterire. l'ToDijjlaJ^i. sop^r^ 
leranO'dB'<(Ua^ ppp«ili.pfr..nMzsv) del fiiuaeD%- 
«abio' 4^ l^tQ soQFpevft vìcìiiq, e ({divi era gKf«- 
wMmo yoperohèi iiD|ir^itto éi :|DoIti.altn fiiujfii 
che in Itù ji.'ioancftTano (3), G. ciò tasti^ av^r 
dstto' iatHnodla sitiMEÌone iìl Tfpry-- ^«TgWffp 

«fa qui^ ne' fossero le cdodizic^iì. 

Era quivi il firfdcto grandispimo e .tale, che 
-V iimnio y* età qua» perpetuo (4)^ In ..gran 



(t) Hie qjMìque «|wn( i^tur Gri^ae , quii crederétT^ii/ibif, 
Inter in&MftoQae nomina barbarìiie. • - ■ 

Huc qupqtt» tftleta misti oeiiere colam , 

Inque Gali* Gro/of. conitìtueTe domoi. ... 

Bleg. 1?. tìK HE TH*. 

(a) Jaaijgei et Coldti, Mebreaque turba ^ GetM^jf 
Damiba- «fodU' vig prolubèntur aqiàt. 

,j(faetanut Eiùinìpart eit Romana Orwlrt, 
Profima BaiUmae Sauromalaeque tenènt. 

Ha^c ott AuK/nìo tub Jurs nviitiraa , f,ùqitg 
Hatrtt in iawèrii margata terrà tbi , 

Triit. xa. n. 

({^ Jnnumerique oZii JiiiinM) Àuot inter nuximuf onoui, 
Cadere Danubiui te iibij iVuir, negai. 

de Po^t. tU>. IV. Èp. X 
(4) fìigore pmietìm Sortaa^w ora r«et 

. ; do Poni. Xib. ir. ?;?: Tir. 



_,.,i,z<»i:,., Google 



«^^ v(>'àtBe^ 'le^ nevi) le ^ahlr'<n^[aintl« 

Sinc^ ^ilUa'pibgglJi é^aabt dosàdltey cadAn^ 

^t!Mì''si 'mailtiéheiBDlO' ( i>)i l^iwnti «idoniiiiiMtui^ 

^'téttV peir ana''(3!^. Perchè itfiièddoiiacalHn^ 
^'^<tiatirTa«MU)"i^6ènii'<'it ■tare', ed ogai >eoaa 

T^^Ao '^' pèe2i ^«ifÈi dispensate (4)^' Qiiate'Jswà 
<tKMa la 'niàravigfe tfatdr l' orroila > ^eU' wÌeU«e 
'O^di0) BW^zò al aolce e ttfopeÌFatO' clùmrdi 
'^i{biÌHié^àt-4@Jidre''tul-'inat«ìtammso-iaBilidottii'Ko 
e consistente'^' ^Mbccìo, e a- vtfder stipra vfi«- 
"tetì cortferé r barbari a cav^b,'ed i jHioi'fctra- 
' 'èiòìtaarvi i' lor '«»hi pQsanU 0)1 >N^ ^nste cóbe 

^^ide loci^'^àest. Ree fronde aec arbor» tedi: 

'' £t quod ìàeh Kfsmt'continuatut"^è^£'''^'y '' ' 

."^; ..,.-. . ,. ^^ pòiitrnb;'r-Ej,. n. 

fl^ W* jacet '^''^ctam Hpi Sol pldiiià^ut i^tòtvàHt^ 

,indujitStfeaiÌperpvtuaTÌ>qùe'ja£lt.' _'' '■ '■'.'>■ 
Ergo u$i delicim piÌHttuM prior , altera venìt. 

Et iblei 'iA'muUìt hima numere Tócu.'" '"■ ' ' '' 

'■"■'■' '"■■^■■' •Efoi.'X.f:iB:'m;'Tr!.i. 

(») Tonfa^iw, còmmotì vis èsf Aquiloniì , uf aitai 

Mqu^ h^moyurT%tl'Uck^ue tdptd'Wti^ ■ ' ■' Ibid. 

(5) Quid loguor i^'oìnèttconcrescdM'^fiikor^'rM'i 
Deque tdcufià^i^ 0i^nttà'\aqti^'r ■■" ■■'■■ ^' . 

^Ìf4'1'<H KV^'^ gtàcle com'utete r&hUnti, ' ~ ''' Ibìd. 

Stfiu'rrf.lBid. 
i| fi', "et 'tmdat 



_, ,l,;<,i:..,G00^lf 



i5o . 

solamente egB vide /iriapasse{fei& il tóàre a piéBe 
asciuttp, egli stesso (i). H freddo orribile ^ffrh che' 
doveva Ovidio sosfeiiere uél Fonto.'non era ^^rlicr 

' UndoQM non udo sub vede tumma fuU.' ■ ' 

„- ■ -^ Eieg.X Laura. 'Ittfe- 

Cbi légge qotfirte désorlstQBT' del fl«<cl« orhbd*-aal 
PMito' f tempi d'Oridioy ^!japparrà\^di.^lP«U* ^ 
terate, a noltodoD^rà ali» pipetta, non mepó phe 
all' mteresiA del poeta , di iqaov^r con queste i^ pietà 
del 8UO stato ì protettori egli allibi a' quali lorìVera,' 
Di fatto i più oelèbri viageiaiori Tecaótlt boTareno selW 
TÌciDanza di TfJmì nn clitba - aiìhi' temperato^ oeeì 
eguale ni' più 4otci climi di FraDDÌa. q perà vivati 
«ouforiae a q«aiit*. ne «rive Ot.Ì^q. lì' altra Pf^a 
Oridio parlava d!una Nazione ch'era Provìncia H.©; 
maaa, e perciò non ignita a'moi concittadini, i qnalj 

fiOtevanu agévolmente , smentirlo , caso , <%' egli si 
bue avvisato À\ dir loro il falso. E, a prova delta 
verità -di ■ qnante ^li narra a tal propotlta, la tes'li- 
mohianza addaci del Goveroator RooiBao medeaimo. 
Virgilio al t«rzù libro delle Georgiche, fa a uit diprena 
una simile descrizione delle spondft^el Danubio, « 
narra ohe il gelo peae'lrava colà nella terra aitio alll 
profondilìi di >i4 braccia,' e che'i vini pel ghiaccie 
vi s'iudaravano a segno, da romperli culla scure.E 
per tacer de' poeti, £rodiaaa gii stessi fatti racconta 
parlando' di qae' paesi. Vedi il désto Vollinie de^ 
Opuscoli JnUtessafiti stampati in Milano , pag. 5. e se- 
guenli. 

N6 solamente nel Ponto tali cangiamenti a' osaer- 
vane essersi fatti nel clima, nia in molti «Itfl paeaì 
i^ltresl più meridionali, e più colti. A me non s'as- 
petta la spiegazione non facile di qseato fenomeno, 
come affatto estranea al mio scopD. Cfai però ne foMS 
•ariow, le^ga le Oiiervazioni'iui oangiaraenà aovenurì 



_ ,-<,::. Coen^lc 



i5j 

ìl^'ltp^ore 4^^ iHkH suoi (i): ma ìfi saa0ifgf- 
ìxtm fm.^tiCBfìe. den.Ta^a sibbene d^Ue cbnsé-^ 
ggiease (fi questo^ freddo. Fpicliè appuato| itel 
freddo madore era Tomi infestata dai pòpoli' 
ocmfiaanti b«Fban tatti e guecrien, che conti- 
nua scorrerìe facevano intorno al distretto Ji 
Tomi', e de' Tomitani e àe\Se\ofo bóbìaok a-i 
Mvano crud^e «trazio e i^ina (2). Abbiamo'^ 
«e^uto^cfaè Tcnu dw popoli .cùrconsicini ei^ dU 
Tfta p«r nÌ0EKO'del fìiùae BanabiO-^ perà qua<ada 
questo mon- era geìato i Tornitoli vmiTaeo da 
lui difleÙT e noh potevano enser ntoleatati 'dai 
barb^^S): .ma quando. poi il freddo era grande^ 
e »* i^ivAift .tutto il . [>aRulùj3 , aUora ì netqid 
a' «nalto 'lopra.di Itn s) innoltrarvftno' armati ài 
aaeCte , :ia cm panbi era dì m^rttifaro ivdbpOi in* 
fetta , e cominciavano a ' sacche^iare le vkànt 
campagne di Tomi (4)r Fuggivano i miaerì con- 
itelìni e i pastori abbandouuido l'ii! preda al 

1^. camfi ^ lalcuni c&nà , «(Utenti n^l Tomo dn 
in« poo' a^El lACCKnnato ^li .Ofmco^ mtereism^i. 
d*vfl troverà di clic («ddii&rsii' . 

(i) Nife mt, tav icnm^ nunq/iam .fine frìgùn sodttm^ 
.': GUbaqufi cononti tgn^r o&mfa gela. 

. j. ■ Xmt. .Lib. V. Eleg. .1^ 

... .. -, ihìi. 

(3) Sauramata^ àngunt jfo'a gtnt , Setiique , Gf/o^iv. 

Bmm Umm owa ttpet, medio tUJeiidinutr litro, . 

■ ■ .. ., »£!eg.,x,LìÌ..,]tn. Tw*f- 



DiailizodbvGoOgle 



4i;^^(.i)- Qm*^ poi '^e ^atx«vffìfOP cfunpóm. 
fj^gne r iK^iwaHi, (VMtr, . fi ■ a«U# ^mUró. ..|«g«te>«Ì) 
temiwy^iWA.scttiari .QQndoHì y ^o .giisefa^iHWfc 
49fie. saetta iV^i. Ìr)^ Jviito: wOo .ptn1acva.<4)r 
m^i^, e càò ^.notypotSTft.pprtAT.BSCQ^tGllgrr 

^..uDBiocwti, icapftBOe (3). £>..iion «ola^^tMta 
i,.ppvii^ni itti. Tc^ in|èìtav90o> ìi barbati,, mt^ 
apcpra,, «UajcittJ^ svViciukVAiwir B^HÙMle 'pori»' 

4i^ k niunti Quando tuffli V.aspcttaYaoD tbt 
lutino a- tórme. Ì, neimcì , e fac«a»o pnxj» pmn*^ 
9(iqQEa , die (qtfiW y&tmi) oè entrara non jfotwi:*. 
aon-y -dalle fceanre . delle ; porte i d«Ua cUUuoflitn 
4avlW0. gli itTl^ttlit^ stnJi , che ^ racco^wikiW! 
ppi perle vie ,(0^ in maniera che lo stesao.gitef 



£(fì^fy.^gUo.potì^. loTigfgM volile im§i»a , ,, 

f^icmOm taU depoptdatur ^mum. ^ 

£leg. X. Lit>. m .Ti#. 
(t) Diffugiunt alli, nuUiique tuentibui agrot , . 

Jnaittoditae tUripuuituf opn. * . ' 

J^ltrif- tppt'pamoe pecut , et itrì^piiia plaitsbv. 

Et qmu Àvititu ifiooJs paaper haift. DbìA., 

(a) Pari agitar eiactiì pott t^am ^qnpf» luoarlit 

Reipideae fruttra rara .lareniqaaitniitm. ■ •■ ^ ■ . ' 
Par§ cadit luupaMt mUer^ conjica- ta^ltis 

JV»*» oviucrl ferro tinctile pI|im infit.^ Ibid. 

(3) QiMa nofiiauni lecum yWra aut ubducon , pctuiiuit ; 
^ crnfMl trHOMtei hoitìtìa^-fiamma tìoiaa. • Ibid. 

(4) Cum mmjm* cf<^iaj , Iti «vm «inwmiinw horfif 
Advolat , et praedam vii beiM vitat agU. 

Saepe tutta mvos clawit. Deni'i^a partii ■ 
Fm mediai iegiinut aosoia ItSt 'ota*. ... 

Lib. V. Triit Eleg. X.' 



D,c,i,z<,d.vGoogk' 



1^ 

delte<lMlse<atrfi«i'«i4M>''][Mr"}b UriOAìXe -Metti;' ih-: 
dKefil^'t^ei'dti'loMàlllo'vjiiliFHVàiib'VòU^ ae^- 

lifeaàsiiiDa , <«htf taltftib nbn^ potesM 'teeK rìtei-' 
TdlOiiQi fiMnW'id«tAro^ alle' ttottt^/'qviesto' mrsé^ ' 
rafcileo'png^ìer'Venbi'fiiitta'j'avitiStaa ^nstavic 
dAlè,aTKteint«'sa«tte(3). Perà'i Tomkfl'iHxkiratK^ 
8t!a^)T«'iB'B)rbllé'^'(Ùfi>ia, pefiiiiiOc*i S'èssere 
ad'<o^ tooBKOU» WTpren. StD-m «Ma vedetta utf 
t9entìndldogn0f'[MentH, btqMl ^ tìttto chedìiTit 
uncerto drt(ffìsiÌBaU)'Btgnd df pietm , gli alùtànlk' 
^ar»t»v9fBOf (^kvreratio d>difenda> le itaora (3^- 
Aneheiil '.noitanì povero Ovidio, wm mti avreE»» 
da Rovine a' fnttar F armi 'se non 'dà sdiertal; 
à^ &tto Teoefaio e cannto, era costretto armarsi' 
Q-fiftit» cU B|iad0, e dello scud» e' tM'éltùo'Ul 
braccio e la fronte (4)- In somma non avevano 
mai bene ìT-omitani, né pace mai, poiché o 
erano in gti4M^,*'o iiì còhtinao-timórédi'giiei'- 



(l) ZVoft) TÌgent fixU oMutì »aUata ti^itlit. 

A. - ^ Lib. i; Ile pADti E^ 'H: 

{a) Sic ti quem nùmdum portone» ■'Mpé nccpCMM 

Barbarm in tWpit mperit Jxutii , ùgit. -, ! 

^ut ir^ifatT copta*', fpnfwetMjua- fineid» tt>0B ' " 

> . ' E1«gj i. ttk fT. TrfBt. 

(S) JVan.drdi» «'^^McaJ* muf»j «Ai .tJ^urAMMdM , ': 

Indtàmur traoda prvtinat tttm^ ntdMu, HAd. 

(4) Aq>tr» mHÌtian fueenU certamima fugi, 
, Keo nin Imma tnoeimui ama manu. '' 

ÌTtmc tenior glààioqut htha ^ icMcquf «H falf**» > 

CanUiàn gaUa» MÒfU^M mtam. &kl. 



DiailizodbvGoOgle 



fr54 

n> (-iji . D»,<nài- nuosBon cliMrdinÉ«on>piea(Jc(i- 
«d'e»; olia lé atiaqugne ^r sè'.&taNe.pè«3»:iih 
ecmde pd<ftcd|éi» ifrnbUe ) atenti diventavano) «C» 
Are», pevcfaè poah» oan^MdUich* 8'«rdkaacro. 
A -edtmÉ40<4Ml iduUno «ì'eaiM dall' inimica 
' Mfpre^)- «di perdere'cbl fìmtto.d^ iàtOiSkiith* 
■ticW lìi ^itB.. QMldie nÌKmlnÌB pmi.8i<ii«tba|- 

Wner 1' anni la <iUa& ^i). Veduti, amati .Mtti 
éi jcaitipagba itnitliHui nan oolliiBli .e aèam p»? 
drenej Spatn'd' orrido :atBeaéo"Wa^o.j.iAeiaii 
degn»' dd lubgo^^S). !!iio|ittve^,iiOn'artMMà,.Jios 
fiori =«' foglie ,'0111 pei> ogiùrpftrtB 'dasebiEiaDe 
vi'aTreBti' scorta' ed orrore'(4).'E^'tibn .solam^ita 
fooP di ctltà Bveanoia'teinnv i iToaùtàni gurav 



(i) Tarn fuofiv iumpon e«(, trt^doiit fomàdmia JhtlB: 

Avt vidtt tuit .vittwX- loau hic qttrm n«p videi, JtùitUi^ 
Eleg. X. Lib. 311. Tr̻L 
(a) £«( igitur rarui ^uj rmcohre auAiat.'. WJ'W^ 
Hoc arot io/sJic , Aao fenel orma nu>nw> 

(3) Quocum^a oipiciat « eampU auU^M atrentf^t 
' Vastaqu» qjUati ittmo vinàìmet aroa jaemt. 

A» Fo»t. .lab- 1. Ep> m. 
Tr'utia p*T vaiaàoi.h»TTtmt aitmàùa.. cantfoi ,, ' 
ConoetÙKntqug tuo hmmm amara loco. 

Lib. lU. Ep. L do PouL 

(4) 2Von Uc pampmes'ifiiIoM ìatet uva mA uottot^ 
.'- iVec cumtJttnt ,aìtf>i fervida mutta ìatus. 

Poma ne^ot ngi» . . .- . . ■> * k ... ■■ ~ <■ . 

Adtpieen *it jutdot'tma fumèe tùi^ «riorn oampoft 

Triit. Lib. nr. Eleg. X. 



Diailizo'dbvGoOgk' 



iS5- 

«a^^nidiflj «A' nekjsd maro ddb'lojr-patna^. 
MCtener : docveino qaestà fh^dlii Boiohè* oemt, 
atbbùtffl gUf veduUr^ .'EOE^ e»: coal|i9pla dì Grwì, 
eidfr'fieci, maiìisèfiqndiieraai» ù| nusieoo n&i 
wmgffime (i). ^n-wjuesti pieoi lotti 'idirUa..iialìi 
inno ttmàa ,. tritai ^^ Gnti) coi qiiati^>pet)b, 
fiwanÌKiiiitì'vì'retrmia Mtto i mtàeàmi tetti (a), 
«raio indÌMensìcne ooa^iBua. BÌon.tieBie«aDe tssk 
le'te^, era iilnr diritto la lorra ^ e opprena 
giscoiv'lt ragian94iH>Uoleii)Bde^lero.(3). Spess* 
ttdl Foro 'luogo, destinato ad :niiminHti'ir la.giuh 
a^Oa, merudalivano impuòemente (4)' E>ant .ho«> 
ttiiui' ÌRaomnw liegtii appena dà questo none (5). 
E^ ee-anoora Ovidio non ityeaae avuto-niotivo dì 
temer violena» da essi , la «^ iac -mt» dQwva 
in luì metter odio e spavento (6). Àvean fiera 

(t) Mìxta ili -haec' quanm'u inler Gra^iqitt 0«la*que 
A male pasatit pbu truhit ora Gwlit. 

: »■ Lib. V. Triit. El.g. VIL 

[a,] Vix «fM cooWffl dejèndimur , et Immen itUm 

Nlxta Jacit Graju barbata turba metum. ■ 
Qtripp^- tinnii koiAt haUliit ditcrimine nullo 

Barians ■■,' M UCtì fliu qvaqi» parta tenet, 

■ ■ y ■ ^ -Trirt. Lib^ V. Eùg: X. 

(3) Non metuiHtt Itgei-^sed CMdil vk-ibus aequam, 
Vìctaqu» pugttaci'Jara $ub tru« jaemb- ■ '.. 

:"*-^TrÌit. Lihv V. EUg. YH. 

(4) ^d^ quad injuslttm rìgido /ai dicilur eiuc ; 
BoHtir et in medio oulier» tagpe Fmv. • 

El«5:.-X. U*» V. IVi.l. 
' (5j •Sce honùnti (ipacto) vix /uni homints hoc nomine disM. 
Triii, Lib. V. Eteg. VII. 
(61 Qaot ut non timeat pouii oi&iae v'idnido. 

- . ■ -r Eleg. X, Lib. V. Triit. 



DiailizodbvGoOgle 



. i56 

Àòn t^^^ 'tà''bartia tmn ' 1 ^^^> ^W^tìi^ 
Bor^inatì 'sdaìdé^iriij'(i). CStA^Uàitì tétnpT^'pér'^ 
'tàttìi i c^^&, 'è )pér cagione dd'fìtddi^^iikWl^ 
in Iiin|fae vè^i di pelle, tAe MjtoH'Vdto-bMd^^ 
ììcOpÈrto' (a). Ma patinavano ctìiÀthttìii/aitjè' ptìfh 
artfti'e dànfi' diwelebati, e tm ' bitigò éolttm'':d 
lato ($).' Aittbte'ì Gj^tjàcfcft -s^tevafl -eoA'test, 
icòL lungo' cdrivefsare iàSeme, Avevano 'peJ'tfoi- 
'feeguerizà 'pfùftjcfpare de' loro c^(uitìi. VtttìaAo^atì 
ftliirt! (fi fungW itestì fette alfe Pmhrna <i^;f^ 
tnbro lihgoaggio lera an misto >K Sétìtìo'BGHétf^ 
^anii ddlagrèCì' fingila in qud nitécti^b^J^éèii^ 
'àppeók un ^ualclie vestilo a poteva eoDpdet#«, 
/'poicliè racCento e b protiunzia t!ran Getici af" 
ratto (5). 1È Ovidio pur tepentiabiino odia glre«a 

■;■'■ '■'■'- — — — ^ — '■■' ■■■^■■■"1 

iVon coniai non ìlUa baila réiecta manu. 

, Tr&t. Lib y. Ereg. Vii 

(ttj PelRbw 0t tutù aroent mala frigot4i braccu , 
Oraque de tato corport sola pat^tL ' , 

Bfcg.X.lA.JH. Ttót. 
^3)' in qtabus ett itemò jui non coryOum «e orcum, 
TtfliijiM vipi&tò iurl^a felli 'gerat^ ''i ■ •' 

Vegeterà non leg'Ru fixo .àon vubura ctdlro, 

Quem pinctrini ZófeH dtMB'uì odihu ftoAM: . ' . ' ì 
, '■■ ■ Elé^. VH:tlb. V.-*nrt. 

^o potri^ dtjeu Perìiòa bi-accà ifgft. ' '■ 

■' - Eleg. X. Lfb; V. Triit. 

(5) In pàacU remànent Urafae celiata ììn^W , ' 
J^a«c juo^ue^o'" Oh^ bmiohTfi^lif toUtt.- -v 

Tri». La>. V. Eleg. VII. 



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■^87 
lingynr, Don-jl^ttendeva, 4t^ <ii»»;qiÙP spif^ri^ 

à.;fom^ di''cà;t0i (i> S' «91 P^va JUliino, clw 

4)#iiV9n0: q<GÌò>c|||^niaggioT nojit r^n al metf 
«fìi il,ive(W Mtk>i:a alcuni di costoro raccolti, « 
ipapiKf eoxa' ^isè^tU^aj' iwP'^oi^P'B^.Vw 
,4i lu^.ui sua.pfffisogga, e ariinprqreraF^ fon^ 
JX suo,.€sìÙq (S)(, ?fò recar 4ee .qterayiglia chfi 
\m\,i(^De ai iUauaiù «ygg^Uaf, «i ^poco fiis^ 
.4iseÌpMQata5 ,4'Cosx tur}>9Ì«nta} pòlche mtre ch'ei^ 
:.stata-c(MK[uis^taidi fresca, e agli ultiini coofìm 
'4eil' jiO^riojKisfit (4) i gli abitatori (T esaa poco 
temeraDO V arnù romane , fidati ndla Tdocità 
de^ lor camalli iEMBtancabiU y n^li arcki e odje 
piene &^tre , e più di. 'tutto neU' essere awe^ 
a soF&ir la lame a la sete, mali che non avrebbono 
potuto ao at en e re i {tomaoiy ae-ieaee 4or-«HHluto 
in Olente il penùero d'insegpi^ in. pfiefnstc^ 



li)-Ptf gattam m ett àgtuficanda miU. 

Eleg. jX. tib. V. Triit. 
^ai) TJRiu in hoc mix ut papuh, ^id fitrte Ìatm9 
Quaeìib«t « medio reddere verba qÌ4»at, 

Triit. Xib. V. Efog. TH 

(3) Barbanti Uc tgfi ntm quia non intoUijor «Ui, 
', et ndeat 4fo£<# «erba, Ialina Oetae.* 

■Meqtifi ftjan d» raf tulo mate taepe ìoquuntt^ , 
FonUan objiàunt exiìiumque mihu 

Eleg. X. Uh. V. Triil. 

(4) Shec «it juianio titb jtirt nooiisima , vixfu* 
Batret in iqnoMri) mar^a .terra tv*. 

Triit. lib. n. 



DiailizodbvGoOgle 



^8 
a^^ii' OMO) nMaÉHkm<9lhi<<viU('(^).<Tiil6^i«-fl 
-Iw^o in Cui 'Ovidio- «ra esiliato, « tali'n' erttM» 
^ filntntbri.' A"inò VaggiungaiiBa- oasa -ab^nSte 
e mBl cotno^ c^e i^ e»' Bt»u.jidMgnMavoìJtiii 
«ntÌTi e 'fteftSMà (a'); acque^lnsUi «d infem 
dì aai'mmiaoj «ite 'pldttoGto'^ad'Aoeiwcdpe «Ile 
« Bp^ficr U«ete (3> Uofx» 016 p^ò bea ia«dcHi 
■«Ìt^-egU-El& ><»('ìbiie' viriaubÀiiia iààov aopfappàeaò, 

•tà deskteraàsMSfitfoitej e »ì 4Ì4fles^ cbe Angostp 
^ Ibi AM» 8Ì''foate '«eudiitatd onX fen* (4)i>'(fVii 
-lai<fte'-8CÌagure'''di '«orpo e tdv. spirìtoy «Mb-fe 
■mo^viglià'- SB'U "nostro po^' apitóu ; gidalb 



•fiy 'Maxima' pa^'^aminiim nette , ^'^èAérrMd , cti^afl 

Bonm, nec Au$onU mititis arma timent. 
' 'Dtatt animos arcus illìi plenàeque ptioretrae, 
Quamque Ubel longu curfibu! aptus equus. 
QÙódqUfe litim tìidicere diu tolerare Jhtmmque: 

Qwtdque sequénsvvSas hosm hatiebita^wO. "- 

de Potìt. Lib. T. Ep. XH. 
{9) Ntyo domw ^pla fafb,'iion Aio ciBus uftfù aégrù. 

■■-/- Eleg. lU,, Lib. m. Trist. 

(3) ^juoreb BiUtur icvm tale riluta pahis.' ' ; 

de Pont, Lib. IIL Ep. yil 
'iVte fibi junt fontts ìatltU nìd poene marini : 

Qrii puttu di^iUn iisUii atatm lUim.- ' - ■ - •- 
" ' . d« Pònt, Li'h. Jir. Ep. I. 

(4) Oim^ue locurti, moret^ue hominum, cuhtuqae ibnumque 
Cernimui , et quid sim , quid fuerimve lubit : . 

Ifatìfiu hmOr neàls fift , querar iif de Casarit ira', 
Qwotj Non uffentas vindicet ente tua*. ' 

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*S9 

:(^K*, od ilétto ma. Dea aveva .pare ,alip spowle 
jdkiianpste'.jini, noniO' -ntediQcranieftito ,vwqH(o [in 
.«letuaina.QhftiglàiliDtaMs s^^gu&r fxa qualche-ao- 
«Damo rtfnedioj [MHdbà in Tùnti^niuar ìm^òd» , 
«bo^ tn»uiia'(3)^ niAi un.«nUQO-elm U coor 
Jffl rti M w g eo«i\.'g9iùali E^yftmoeati g^ dùgUiuiiap 
ia.<4io}it 4el EBfOe e .del UBipo<(S)u Iit- tal sit(«t- 
«■•De depkirabiji; , alla «uà nflefenmiQ' ù <J^va in 
^e^ , edaile .cene jìeusai^ cteiiLBeiUìi «reca 
«bbandoBeriej fm leqaali.k iwitna di hitte ^ra 
la Bt^lie (4)> Aiquesta «Hae'Se .^lì fewe^pie^ 
.jmit». padbiYti j a-qveata volgerà ìc aiùmo e i gùvw 
e le notti {$). Crebbe il male a segno di con- 
durlo ai deliri , e ne' suoi deliri nominava senjsv 
la moglie (6). Gli sembrava che se alcuno gli 
Aye^sa ^nnrxvaiaìfi 1\ arrivo. di lei/ qifaatunqw 



(i) JTaec mea ù wm vfirarit epistola quare 
Mteriut dfgitif.tcìiiptoflt,; attger eram. [ 

^fjger in emtnnàs ignoli partibui orb'u ^ ^ 
Incertm^^uq niea^ paene talutis erA^- 

' ,1 ■ nieg. in. tib. m. 

(a) iVu'iui Ap^Bi/iet^^gui, l^et arte jjuilurn- 
{i^Nojfyui jùfefftrf flón fut tabentia iarde 
Tempora narrando ffi^l^ anùcui fufoft. . 
(4) Lattus in extf^it jffc«) pop «^gue,, .A""? ;'*,-' 
t Et tubH "M^to, i^MC,.p}iìà quicquid abesl. 

Et plut in no^ff ài pectine sporte tpnei- . 
{5) Te loqtt^rabtèfUtm- te.pox mea nominai uni 

JViilla odrùl iia^,j^ nox mihi nulla dfet- , ,_^ 
f6) .Quia etiiU^ su\ ^e .dffmnt aliena hcutuntf 

Vt foret amend nomen in ore tumn. 



TrUl 
Ibkl. 

. V>i4. 

'ib'iJ. 
Ib:j. 



DoiizodbvGoogk' 



i6o 

rwteor ch^d |e pipava, e il, ,desidpno À J^ 
Pwtotei^ «i'feirieviiiclìeWÀtre'in dubluatim. 



•W4M iklh ^^',' fessJ di' lui diii^entica Jm^ 
iti ^4t4flna"giOsi>i1cbnieiil;e ì ^tioi' gi<^rni /ak.,,^™^ 
fH^ sVpiÀtha M CfUHt^ sospetto' , e «ft "«ft^flaÓL» 

jtóhpùol p^sttre'un memento che [tri^to^^ ^'^ 
ffUbre'nim'tìaXi'f. Quindi peusando aUa mortj'^ 
c*»-*gft--st creda* iricìiia, ciV^liepiù U.p^^g', 
j^ Wlivè^^, ara- (È nrin jpotere^ eapep p^pf^^ nplfa 
>BB»fiht^ (4)y'eT»f*>i si clesider3va (J MWra , 
aWrttf'ànti il «Bo tóitìo (5): Oh Ao ^ egli (ji^^?; 
^HttftedDvr&'-ip moHre in si reifKÀ& còn^^^^^ 
li* yi^eoAsttieo hio Isttitckiolo non, Itatgttirif^fft,'^ 
ìé '>»ft ■m&nbM^ pè vi sa^d' O^iin^ ^y^iwài 
Sópra di imi N'ori le lacinie élla car^f ^ 

**« ùutUtab» rettttuenda' mero; 
Jìuocìet bue niiqiM dominam veniue^ ^VViBfiax. 

^tt^Oe Xut ìiShìf cauta ifigóru eriì. 

Trial, XjA. in. £L, hi . 
(a) Ergo egU-tùM Ukae dùbiu, ,tu/or,HÌin UliJ^ ' 

Jueuniuni-nottrì neicia ttmpat agii. IbifL* 

(8) Non agii ti^jhàurlìq'u^, o cari„iipa,Jnpfùi , .,j " 

TmipiM M «né ;iW ttoB imi tri^e Wi, .' Ìhì±» 

Quiiku* eroi, o inagRÌ\ perituro parcrre Dwii.. ' 
Ut teOéitt peuh'^ cùntiimùlartr Aumo. '? Ibi4 

{S) Vet pt>ena in mà^H^ tempui ditalà fdmt. '■ 

ra ^i&piiltt'ikiki^rcp&atff_[ug9m, "' \ tìù^ 



J.,r,l,z<»i:,., Google 



7rtì%m^vmkrdfMd, fi iriio.yojUo^ WWa/ffe^-IBtirt 

Jpbìd' nià sènza fimeralij,ii0a ffir^./oapr^ Mìt 
j^AWftto, %»ri:/^f terra mBifrft mm .fifffi9* 
ntótt ^ri' Comjffìant& (a)? Ppi,,,4i. Jie^„^9IHh 
ailà^ ibc^^ iJinzzando il di;^^,,.aÀ^,9;fViA-^Tu 



^tàS ift mià'fita^ esclaflaava,',^,^ , 
<fi//ii' mSf '/nòrÉe ? /2^ paiferoff «(. /)^. <fiw4s4tj 
ìAÓ&èf 'i capelli ti s(raccèrqi^£ i^nvffi^ sf^efitlBri^ _ 
a^-qSéité parti f^ .viaài, irn^y/i^/fl .^Ktfn^iitMn 
cmààiérai- i^ perdtUo jmrit^ rW?, ,«tÌo..(M!Wft» 
gitàrdàti, «è 'he scpngiuro.j^ tidl ^ttolei; ^lliir^\ 
ó^ridère le-ìwi^aianqiey e A cqpfiili ^^.^t^j^ 
^eantt' non ^^/6 7(f i'nw ♦'«^{9:. ^Àft J(^,-nH>t. 
pitàèrài,^ ^aiferìHomì tu sino da queir istante 

perduto cK M. (fl p^t*'''^ pffilei.j^ afr»niin—i» 

morto allora if ma morte più crudele e pia 
barbera ch^f.^m^fgaFà ^aémi) >^ Hit 'hriié ' 

Depa»Uàm''i»tì"rlìe"^ui_'fleat ttSin^ffitJ ,.^_, . 

thif Mitùnae la&^tai In póltra e^^r^b^t^,aft^>,_, .' ,. .1 
JcdUiMl ànunàt tempora parfa Wflffo i. . ■ 

-, . , zy •■'''■ Jfh.io-.m't.m..'. 

^) %c mmidal» tlaib f. rtec cum clcurKg^,tupwn . - ' 
ttIMntej ocaioi fóndeLanùca TjUuVffJ^ ,. . . .-", 

S»d tiat fwtèribui ci^ul' hoc ^line o^rt^eguJfili, 
radtpiórotum btà-ierà iuta ùgei?' Ibii. 

ÒriDio /^^ Il 



_ ,i,;<,i:.., Google 



dh^iOla .pflieasRT f «he ben pf^^v^ .«H PO** 
«atntbbe J lOQWOiib. «gli , ^^^.cosi^oUrsi , .^nzi ^ 
tìodflrt «He .foeeerq t^gmmati. pw Ivi tanU maJij 
«■« diminpufl il *«itime«to de'ipropii.dis^fì, 
smbenendoU. ew forte cuor cou qu^l .cu<>re,,.cl(p 
^ dowTs :S»5W:vi aw^BSO. (aV Bjf^mpva .}<qÌD£^ 
Jb»Vi«jr.ta^ .ntail iwair in.!n«^.aUa!barbfMV 
di soBsiifava^osa iusoflribìla. Perchè ebijòam^ite 
«ttgan»»*! che ,l'a*jjma sua matoiale fosse .sw- 
oeme Ù »» flwp»» « *l»Ue fian?"» v^iiasp -djr 
,4l,r»rfa-i. perocché ■ troppo gU sarebjje. incresciut», 
il BÌsUaad ■^eiìficati^osi ■ di- Pit^r^,, ^lie U ^o 
(mfeito.ì, toorto- lui, andasse foije^tiero erwn*> 
M 1' ombr9 Sarjìi?b«he (3). A4 ogm modo fr^ 

éty- Ekjuld-.at \muàierii, tota pMiaien-weata), ■ .■' t." 

Et feriei pavida pectora fida manu?- •- ,i[rr 
if cai ri ri in hàf ftiutttt trr'1'"' tua. ^'(V^iff 7""^'i • 

CZom«Ì«.nweM wnww ■»"!«'« ,"«'/.■ ■.-.■,/ ,->■(• ;.) 
ParCÉ tamen Z»o«w« genati 0«o M'ade esìlio*, . 

•iV»™ tiki m»s privtm Ìi*x mearfq^iu er«. 
Cum patriam amiti tun£ me pm\sie putat^ , 

Et prior H i«r*wor nuT' fui! Hia mihi. 

-, . Elfig.-,IU.Lih. jn-.TriA 

(a) Nunc si forte pfttM y wd itm. pt^tw, cp^ima coivi»:, 

Flfiitù ami» t^.mihi morte wn^>„. 
Quam poteri iixtfaua forti intfJa.^(ìeJirettdo, -j^ 

Ad qttati'itm pri4^ MI rti^ p^mMl^'rj^ P*°' 
(3) Atque utinam pavant. tmìfm Wm cotpon l^^ae, 

tìffu^atqufi tlidof p«rt mh*.fiuìlii rogost ,'. -,^ 
Natn si nwrw iW«Fii pacuit^-f^l^t aUui in ourw'i 

Spintiiiet^Sà(niim(Uratn.àiet>*J^'ìff^ ,.. .' ;. 
Jjiter SarmaHmf .SiMaoJit<i:fagfiifìtur m'^^C**- '■ \^ 

Perque fiittm^mait«*^hMpita..*.9mpè^ <«F^ ■ • 'Jw* 



j,.,i,z<»i.vGoogIf 



... =»«8 

è'M iptìmdP'iiii^'^Ttiiée ft BÀmtt) auituMfndah 

s^tf ^hléAV' 2^- Ma 'VIorte iertiàfler^be")| 

1gW'ÒÌ9ti*è"tìatt^t»ol^ertì d^'antótìo'j * di' forfe 
^^ /net 4iid' Subui^Hmo , fkcMidA a grata k^ 
daffe scoljrffé'sòfirtt'H 3&0 tumrfè <]Ué^'{NÌi«ldt 
^^^'l^tr 'potesse* il passàgg^er^ catuÌTjaniia. 'fo 
•N-a^Oh& Poeta thè ìifÀi mi' ghhcfìe^, Ceattor-dei 
tktért àrrloH'l- perii per colpa 'del mh thg^tto. 
^^'tji éhé pam,"te- amasti nutì'j nanfin^seu 
^ direi' tipoiùuy' in pacete ossa di NtiMHe^ay. 
B&sltA quésto' ìftettiialo', m^unge^ Ovidn», 
^poiché l"Operè btìe son-mORumenti- assù iM^ 
^ri, e più _ durevoli. Quantunque m' abbian 
queste nocumento portato, pure io confido che 
per lungo teflipD'-£ii«nno 'mere H san* «Jeltl^V 
.autore (3). '■''•'■'■ - '■ ■ ■ ■! -■'' ' ■■ 

il) Olia tgmen faciià ■pOfrmtTtftrantwinwnm, 
Sic ego nùn ttiàm mortuus exul «ro. ' 

Nec vetta hoó ^)iiìqm'rti r f'atrent ThtUna p^tméàm ' 
Siwpoiuit tùmido Regé pétanw' totw^- ■.-.-■ i - 

Et«g. Ili Xit. BL THit. 

fs) 'Aique «^ ^ami ^foSi^ M amomi puleere miice : 

Quosque legat earitff'ttcìitó propemia» (4)ì»ir.. 

pran^ùf ia'imtaìitfécrm'oré »aiBtÌe:»otì4ì--\ u. . ■ 
Itiò mo ([«! jacào' telÌM-brQnl tbwff (MMuni', - 

At tibì qui tttitaiiiV'^fr'rit grwr» ,'^■'1^ **»>*> 

Deeérb^: Na>6»ta tóotllwr mia oniMnt. > IblS. 
(3) Hoc (^> iiittttiio titi «ttnim HMft t ta-UbtUi V 

NoitKn, «( auctori tettfora longa mm. Ibìd. 



_, ,i,;<,i:.., Google 



gasava in tmtma: Maiiton^tò' pdi éitfa»tàv( 
.^pduto a^«na'o agliai fosse il pà<sé in', cili B*ii«f 
'cloma, e, (juali. gli DÓmìiii coàltnìilcohfHnabt^ 
^ue ometti prihapalmei^ ri^òl^ 'egli''U pftoipis^ 
ptìe ibasQ cioè,. e ad' usar' id^ògfìi' tneia»; o^h 
[pjapar lo SQ^ao d*Àugu^o,"&r fiMl^#eissilrBT'ÌB 
jjut^oinwaio che piua'Bonifa vìtìno' fotì», hb Ji 
^X*>pÌ ^^^' bàrbaro. £ qnant» falle muM-, tiAa 
/,^ T^r^tà p«m^4èyasi la' jbaMiolie itiVìAcibiW'atie 
Itegli ^nùira per esse', onde nBÓlvéritì if'^oohióAe 
^;ìo -Sia lù,og^, che per ogni -nlgiftùe )0r''pÌBSSB 
n^B3ÌcQ. £) Talamo star che le tiitito aj^mo 'Ifi»7 
^JTpiio la cacone principale déBa' rovina di l|ji-^>i|j 
^jfói<^è per «fise si rendette" égli Yioto « cèi- 
,|e^re in Roma^ e caro alte cotnpagnie' pi^^ga- 
, ,niari (2) j cosa per la oliale egli raovtflimqBta 
fjOìiiar le doleva, e star loro bntàlK» (l3)t('><n 
.Tomi pùtncava' altresì il' poeta , -ctHtae) «écUAo 
anhiaìnó, ^' quella p^cé che' tn^yptt ènecWJarw 
ad un'fdice'Ttasdniento i»-»iwli «tudi^A-ciò 
■»' a^uii^^ che quin aiun libio «on V avo^a aè 
,Ja^Q» %gre<jò^ la cl^ Iettata' potesie feq^dkdar 



(ij Ptttx nf^em. 'pètira hctàl éìxixtè. dc/tittet , 
.1 . / Poi <fCif mDffrn^ maxima oaàtii fugael 
,v. ," . Eleg. XII. Lib. V. Tri* 

(a) Carata feceniM ut mi cognottérè ntSent - ■ 
>. '/^nirfe i^ìf ffiuto Joemiha eirqua mèo.' 

Trist, Lib. n. 

(3) Nil mifif ìebiéerai àiitl» veftiha YW^Hm* /ìuw': ' , 

' Elflg. Xlf LiJ). t. TfUfe 



_,.,i,z<»i:,., Google 



f^5 

Iflosirf infine <)jlf,n^3fe fontanp da colprirè' co 
jnUà'ii), Si, d^tg^^Ji; .^oUwvo edi; stimolo tìd* uu 
IwrtaiiiipBtec„^i1picare,aj(juàIclié persóna 'fS» 
«eBdM»te'Ì8>p«tIWft IJ^J^;. oii^e'àppró'fittat* a|ì 
jradÌip"pl(d(?Ue',PPfr^WÌ cori lodetofé tfo'cSilH. 
■afa'^tte^-person^ipure non f éTà'CàYj-permh 
(liottj^«ite!i^vàiiper joiunq'^n Tomi Ritìnò (}% 
ib ae ttibifìo .pTip^v'^yeva aiBDJén |fiià' T siioi' ^^k 
HdtBi pftrlflfie jl;,p9t(e?W^ lieii'si'/sà'cllfe èifl - rt^ 
ihaeìà It iqtffldefi^ 'la poes 

-ctìlceo o^U? pyippó^ailft Q 

; poloi I gli : VqniV)* , ( f i quìinti 
-chi a poetare liutende, qti 
afce ppatìeaitf^.qH^stpmest 
t4aip0vti ■■»..«tm ,]coiimmic^rlQ 
.BOD.gti Wffyi9pì)ea ,di^ p 
v<glibL» poC9va ^lÈt^ajt^er 
^potea j»': ^ì^.fH^. non 

'," ' ' ' ■ ■'•■ J'ii'lj:. KF . ■ , ,, -,!,-i-HJMPiL'« ,!, , J^^i 

:i,g!miii,:.'pr«i:ìihif..mmi et arr»amttant. ' . ■■ 

' ÈIeg. xiy:^iB.'H!:"i*fiU. 

4*X-2f"'^'W '". ^"^ '"TQ, recit^m ti connina, 04/01 
IntellectarU auriìius utar, adésT. — ■— 4bid. 

(3) Non ìibfr-hi^ -tt^^.*. ^^"^ %'" .W^ commodet auren 
Verbaqut dgjafifieni quid niea , liorft' dcfejf, -''' i-i 

":-■.■,;: ,i^' ... ■ L(b"'v."Hi.t.;-Eièg.ixa 

(4) ipte ifàhi fq/«4 ^7*'"* fi'ciamfj 'crihpquìl , ìegotpte , 
Tùtague ju^if^ Jitt^ra noiira suo est. ■ /'■ 

i. .f.ì i..,-.r ' \ ' Bleg.' Il tìB.'-'lV.'-f mt 



D,a,l,;t!dbyG00gIe 



j^^oiiè fbrtiabìib*,' àUii'adijUft6HT»Qd «Mire acok- 
sUntb daH^ '{>oe^à / era il dÙAiiArq nett^0^ci|B 
ite a. Ini f^tto 'iiì DònM y éott-^a^(M stale cpMetf 
l^^té dàlie' trè'ftubbtidie'BìblioteMie'^.cèi'cnnia 

cÌ''Ottaftìa'(ià)y ti- quella. poeta adi- >fl|tiio .^dk 
Vbèrtk (3). il^ll^' qiiale fu fct^id^rf il Calcbne 
!ft£nÌD' Polljdilf!- ^pfeTa'eg^ipurc'eeBerfiiStati'afw 
itJfWabi^ltii^ t auoi tibrl deti^rt^ d^anui#e(4): 

ffp^.Iwde Ctver^pMti gcifdib^ lubli/^ celiu ,, ^; . 

Vuoeò'ie pirì cÌocÌq véferet 'eepeté AM)ì^ak '' ' ~ ' 
\^-Pétìor« littÌài:t'ÌntpicUnda patenti ir. r i,.--. 
■ ì^tOtréhatb ff«ltet ttxoBptì* miwt .ati^t . • ,^ , 

i'raepoiituf lancto Jvnii ahìré locò.' '" "'' 

' " *^' Kleg.'I. tibiin.'ftì» 

Xjo»\ imrodDoe il po«ta a pariaie il tao libro DI dei 
Truffi , Cbe s "Rxnna iqriato area. 
.^ (^1 Aitati, tempia pelo uidno juncla teatro : 

Sakc. quòque erànt pe^hai nòri' &ÌÌÉutiàa"meìs. Hnd. 
(3) iVec m^ cfUM (joflM f>af)i«run( jirima Hbe^t,- 

/Atria, Libertat ^tingere paisà tUà èìt.' ììnà. 

- (4) '^oa\.a^tàiinp_fio io interpretati i fegnftnti Àia 
,!mai, f non rpht) à .torto ', coiii^ I tóe^are:'' 
■tmpicB die titiuum, non mm praeceptitr Amorit, 
(htat meriatnòeiiaifam'Ssdit ìtlùd oput. ' 

po?ctiÌ non mi parre'bba abbastanza qui t' intenaan 
.ilijbaado dalle pubbliche, Èlbliòiecbe , ehe •eòmBù 
rileva d^ Terci.sòpra recati, Fu 'genfcralè a tutta le 
open di' Nasone. Il rìiSesso pai the ad Augnsit) p**- 
mera di tener celqta còli* Arte d"arhbrBla «ra'colpi 
.4'/)v><3Ì9]^ rende' probàbile) fa cdH|hreltìlrt i" ctf'egli 
ÀòcMe à' questo' ^ma -e all'atitoro an tale ìfVegio. 



J.,r,l,z<»i:,., Cookie 



me nifà- 'poténa 'darv^iutio, , Attendere, 4^^^rì;. 
^BhurayraDa.iqitelftì era cotanta: ;if£lii)£ito^,,,^i(M 
'.j^' cani'pnaawioi/i^iehè'olt^ chf;.^. tetre, .^^ 
iradd(ktearaDChqitasÌ>infeaQndéf V^P^^ dc%'^^ 
potea ■eoiTCT pei i ciJo odi «ssere -uaàso^ a d.'«»- 
ser 0itto prigione djlnenùeo(r). Vmre inogì)] 
non era stato mai suo' costume (a), he- goizo- 
TÌ^ìe e il giuoco non gli piaceano (3), e d'us^p 
contro al nemioo-V ^roo trattando, e I9 frei^, 
né il suo gemìo^talìeno sda «fx aon ^ penooft- 
teva, né le sue Ibrse asaai debeti. (4)>- B«Aque 
concedute la notte l'ore debite ^1 sonno, io goal 
«maio inai'1'ìnfelÌM avrebbe dorato pssafe i 



.{lyPro.qaibtù ottÙù» (nepe bortìi } utinon) contii^àv 

pf**et , ' ' • ' ' " f. 

._fltc taltem profugo gl«ha colenda miAi7' ■ 

..Vade ted ho<fnobUf imnimum quo* iriier »t hApm ■ 

D'umioieu /riffr^ f clautaqùe porta fócit F\ • "■ 

de Pbnt. Lib. r. Ep. y^t 
(a) . . » . non tum tit' sigjùà'ducarm ' " "• 
,QlifH .m^é'ì^hìt leihpui haùétur'inert.' 

.A» Pon^ jLil>- I- Ep. V. 
. {$y Nèè JUPO^ ili Juceni nìmlo mitrcescere (Sno 't ' .' 

^ec teni} inctjxtai (flaa blanda. maruU. ' '" tbìU. 

(^ Morit an oblìtui patrii contend'u's dìic^/n 

, ^pemààcQtfl^piu, ^ftra&jr arte, loci ? ', _ '* 
Hott quogftf.mfyttìi<iiiitnprohibfnt'àstumere t'idei. ' -' 
■' Merufuf itìagis facili corp^rt iiotho yaki J .',?^^ 



DiailizodbvGoOgle 



^finà(i,)lMixo jm&a non ;^ ttiiMi«ft.t!StiM 
niente : che, qHBU* ,4i VBrse^r«,"i<Wi: qH#ni» 

9Qlf; [Hcoob 4i -Bopit; le sue cure^ ei><{v.4iuiteijè* 

QURHao «i^,-erarpre$D dall' fiVtnOj > «d ^f^ ^BMIMI 

^Ispsor-eaiUatg a/tiPonUìi a dliQHWK.ià.ùm.iaA' 
49ga|l|p (3),,'B(4i è. irerQ ,pw6, «)iq -qualoca-.À 
à^VìM rifif)U«fi,'cbe il auo furon.pqeUcO' ^. ^ifob 
porUU., taiitoi >4i^ttp e tatOs . r^bUit s«ptn)»y 
cfw le ùw^.e/ i. T««à mald^ie^W' :e4...«i^ 
T%<:.(4^;.ied ,((s«(ii. volta, iiflU'i,«(ip(*o 4qVs(u« 
Ìjl^fipQrtì.^ i, sufti,^MHni¥*"i"*so*' gettftw aUfr-fiafl^, 
me (5) ; sicché noi nqn dobbiamo che o all'ao 
ddèné , lorse al ' pietoso inganno de* tmgi 



Quo ponam vigìloMt. tejt^ora landa t^qdof 
■:.:.. /-:,.- de PoW. Xib. t Bi^T. 

(a) Cwn hene quaefWu quid agam^ iVS** M**^ "i^ «*> 
jinibiit hli ài4ae ni/ uti2itotM haòmU , ' . 

Haiicv^ estme^tem..ii mea tedi^ hupiv*. IbÌÌ 
(3^ ^V' usi mota calerti viridi ntea pectora thyrio , 

Altìor hmmaia ipkìtui i/fc mod? eit , ■ 

fliff nec efiliwa^, Scitìùci nec Htora Ponti,, 
J0B nec irata/ 4Ìatit haben Deot. 

Eleg, I. Lib- IV. Tarf. 
H") Quompw interdim, quaa yw (a«m«. racordor 
Carmina decooso^ Pierìdaiqiui meat'i 

, ,, Tri.!. Lib. V. Eleg. VH, 

(5) iSa«p« moni» JmMW ttudiù irola malifftù 
. ji^fil W ar^ftnw c«7^(M ntufra /W<». Ìbi4 



D,a,l,zt!dbvG00^lf 



Ma ptsi Ma^o«'^^M«ava^'<fl<<dolM)"c<hnfoMo ><«l# 

AAiave«a--(^pMiqta>,' e una 'floéto tìàodr iH'-^ÌÌ» 

éut^ Uiitjaal' AK>l<'d^rot«thiarìo''iJdtìmto^icOHè^ 

ch0'-hoyk"daMIKi"pÌ&^ lamiaa'aì^ #reatd ia):' j^J' 
lilO'dl^ MemaleAìnonì', e d»^ Su^ traapOrtl'' 
ftì» "(M'- mas stiftrvoratcnt'fittìevar' ^ìiioftio valH 

1 1] Scriblmut et (cripto) abiutatmiu igrie JlbeUot, 

Exi'itui ett itudii par\>a /afilla mei, 
Jffèe potiian «I cupìa non ullot ducere oeriut: 

Ponitur idcirco nottfr in igne ìabor. , ^ r- v 

Sftc nifi pan òatu fU^is eraptù àolorìi " ' ""'''li) 

Ad v<u lagtTÌtl paventi itila mrf. •■■■■-••. ■■ ■■> 

■ ■^' ^- Et«. XII. Lib. V. Tri*l, 

,(a) Er0a ^uO^fuoV dwisqué labàri'bMt obitò,' ~' 

Nec me tolHmàétaedia ludi Hdhmtf " ' '■'■=• 

GroTto musa tipi': 'hàni tu sbatta 'p^tieimi',' '■■■'^ '—"' 

Tu curde ■rè^'ulét; ìuHtediòifta'lniili,-- "/ ' ''.^ 

Tu mihi ( guod fahm ),'eÌV0-ihX^'lcfe^ÌtÌ- " '• ., 
Nomen , a6 'éxie^tUiì quod 'darè'faMi ibtel. , - 

Neot-ip*i deljactat praeienìiai £ttnn; tnl^»"' - ^ 

' tJìlum y^ niatrlì iHrile tnomordit «più. 
Aiwn tutgrlìti 'mattai cuh lUect^ta itoifra poetati' ' 

. ^on fi0t ingenió fama niaVgritt >neó, ' ' " 

dtmqu» ego praepttM/A AuJtoi mihi., non minor iUU ^ 

,DKor\ tr ffi'aià plurirtuis ort^'ìé-ga^.- ■ ■■'';'' 



D,a,l,zt!dbvGÓOgIe 



ohe ben t^te-i' siuà danai, 'inexpurp matap 

fyeaasxiaii»"i'^ oggetto' incantetote^iidie gli> «^o^ 
u/a/.'i^n^'itee'p^ taters'dU Ovidio, ^otto 
Béla- gldtia- tipant' iltri mai 'ne'itni^l. f^à,^ 
toUDMSO dì ' ftnitìeggifire '■(»>: ÌL poeti' 'del 440109 
tt':iqù«(o«!tait9i;pÌù'n<nr' fKanwiiii«s^>, e-aolb 
nMnt«! sctivovii « pendutranidaiL^ idei: de^ i«mi 
mli, « pep padmn riorationiwddis&ziaairc n db 

,èetto^3). ^. ...'-' ■. :'■■ . ■ ■:■ : M- :■. ■; ■) 

-: lUatedfi^-è tomai ^ rUorire Tcc^wre dicla 
ebiii|KHto' in 'esilia, aedBaiido ijiutDto.'poriiKÙ'^ 
nbtiìi rordiue>/JÌe'<te9u{H, .asim^Mrvalga-cài peiè 
wninatili ettofosÈ diacusdom eome molti can- 
«p fat;to- £ ' pnniameate i^ darera» oo^jo.dd 
■Poéibetto coitilo -ad /6i, cui Ovidio. certamaBtp 
«Nuplose'fi^tO' .eqppeBb Did> Boato. .Poithà >^ 



(i) Cufri ^tnte dSeVòci', ne^ uo fivnen Mie mw itUt , • 
FiÀlneributque meii teùt cruenta tequor. * 

TWtU Lft>. V. El^ Vlt 
(a) SmtifanMniHM donna y^rrs, tomm faoerrt in tUii: 
Jlfateriam.-BttffMrjMnAgwMrgtW •f'u&' -. - 

. . . El^. I,.Lil), jy, Trist 

(3) Nonàim»^^-fimm-'q»f>iKUm fuipme-trah^barw . 
. Itam ttUit «nttnrMM aun» jecMiiu M«a#< - 

Si Uoeat TUi/Ii cogoili»- #m« ««j»).' 

- , 1 : tib V. Tmu El«g^ JES- 

Nec tamen ut huàtr <»iffÌ<*,:iiW4iin^v»£uturì 

Nominii iitiìmf. gtnd Jatwijpf . ■.(i§a. -, 
DtUttM *tiMSk -Miimum t falhqù0 Stilerei, ■. , . 

' . . TtUt- Lib. V. Eieg. yH. 



D,a,l,zt!dbvGoOglf 



»7> 

okiO' MoAnH^cIw ^ane&r QMBB[ritttÌT.||H : iiuM :«ùb> 

^BPOt^ qóanflo rsi .poK <a scrlrerlo-i.OiHeaaendo' 
^ mtCito da-JtpiBa aU''«kìt di' 4tinqaant'ajiiai 

aà, £t -esiliitot ObKe^di'-cÈe'da CuHa U:-ccnttesta 
Ji.^ilrt>Po<fBettO!ic«9np[»arÌe^y efae Ovidio^ .3 
ponfiAsd- ap^Koq arrivalo oé -Ponlp y. cernie' we^^ 
^bùo. Ji'ni<k«iqito«d ÌDfaimB.iaqrittO'«i'ua<f«lso 
UBÌcoi^ U ^ale'noa pnasa-nde U poefat parlitii 
di: Bona.^ ckeLBovaÓDDfnòiia' ytirkri.TiKile <ti.(Igii| 
e a latrare come s' esprime O^dio , con <ino# 
«jniiia ,ia.3iib- disODore o danno ;^nel <Fore''(iV 
filè.contento'idi) ciò si pro^w d'inqtiifiCat!^^"» 
ramUe -, e forae .■anooi' :ai -aedukrla f e di fan «he 
i ' tcni '^ marita , per lai deoitniza d' Aogtit^ 
non £an|ùcatài,<'<ranÌ8sero, non so don «piai ap*- 
^karcnbrragiooe, a dui devoluti (<3)< . Nea. dbbe^D 
fperòlliDai eailDi)i' costai IcnUtin^^ fniehè^ila-aia- 
gtìe d'Ovidio donna d'onestà senza pari, epieiia 
(r ailniu V(!i'3U II luuriLu j ri con cullo fiEii' aulici 
e protettori di .(ui,..fant^ e, sì,be^e,o^(ò^ i^ 



: A'on -rinit ekiUo ^lìkiiite suo. 

Fulnerttqrie 'wnfrji(/f requie» quereìitì'K^' tMewt: 

Jactat et Hi tMoOBt^ canina fhm. ■■ • Io Dna. 
|»1 P^rpehio^lir rrrfAi jodróftWn'jWew liei*' • ■•■ 

_ "iVbn patllur vini'fmpra fief»*ìfii 

Vom/file've** ^Uasid nieé compUctar mernhra conno, 

Naufra§n tabuli^ pugnai hmhen'^mei. ' • '•■. 

Et ^ìà debwrat ii^itas mtirl^re fiaiti»it/a , 

Il pradarn- media Yaptor ab t^m- pttit, . ■' - 

•Mitittn* ut profuga Oétinl alimmta tenectm. Irt Ibia. 



_,:,l,z<»i:,.,G00gIf 



s^J ('laitto iMtiaidie «ome>'t«^llClT)8k<èI:'latI-Jn[f■ 
iàQIW 'dfe' 1^ti)ji(x>titi«'idi'<{bcsto fetééa, jaA 
armata dt'^éte ÉoM»b& 4a '«iiafi}«nidky seri» 
8à^lt> PbeDt^^ViM ' quale <dO|k> d^Kiwàmié- 

%^^ud( persecutóre, e giuvartò^'OD'odk» cWmov 
^H*l*ompc''Wi' tìttiWi'BiafeditooBi',' &: gli avigwà 
téMi i^e^ «ba&' «ha' ttiai £ara&o:< protbli ' b ^Hun^ 
%ì |>os6ònò dagli Uottii^'. Qii«slO''-è ikaìco'aR^« 

«atiràs tìaUà''<q8^' e^i, oome "colai • cii^MW U« 
ctib^'(l^l^-e pBdfico, >di sua -mAam abbcfnMn 
-E'^'fiitie eM'gìuirta alt'etk^^inqtiant' stnni^ 
'M!ib?»-clie alai -{jepsomi in Unti'var) Poemi d»'<i 
'AeHssK, Ibssé"^ hii> -vilipesa *' oltraggiiitu (>il>: 
'^iii'qtftsttf''ftfe«ì'ìl nome lUMiftidtea -dd»^scto 



(i} Te mea ( lorirendo alla moglia^ tuppoiita ottuH 

*^' 'Si ^iwf aSiàé ego mm, ftÉirt^rb'fojAi» 4bi WP,"' ■•■ 
■^ìfii'^w ùit ij9ÓMlm «a Hfa, 71*11 rtiì(;«»>"i(S"ISUi' ■"* 
['NaufragU'ti^Ulat 'qui pttiere nlet.\ ■ ■ - - ■'-' 

i'fTtoiie rapai sSmàldhte fame , enpHlaiqtit cruorfr ■ * 
'^' TiictìstodUùr^CfÙìBtt ovile ìi^ut-. ■' * 

Sic ttieè,^sCio'qìat,rdui male fìSL •acerbléi 

In botut fftìnfurìts,""il paTéreTe, /tó;' '■'■•. ■ - - '■ -f 
Buao tua per fi»iès' viitùi juAVWpfe'ómt'iStW. '^ 

■^■■■■"'■' "-■ - Tmt.-I.Bl*g..:'W. 

(a) Ten^iit od ftotf lyjtrp fam hit mHù qtùnque permctu 

Orme fiiit muiae càrnien'\nehm"meiA^ ' '" ' . 

. Nf^aifiequàì' homi' ieri fiìii tat'iri.tibiO'a^^' " " 

' JLìàm-a Nafànit iongldhvlsnOi tàgi:- •^■''' ' tutinn- 



DiailizodbvGoOgle 



fa^iifo) iki^ t^nm^r^«mmeo4mme del, me» 

rv tnferitam tra^lt^ Wu]g«llWi vmtoi è qti^^ 
o*fcài«Bd|cat«D;a storto b£^ .jK>eta , ^^ 
iiià>«aD«Ù"(i|ni.<8ltEt> mtm» (t tìmpfpaia^ X^ 
■àiil'caa» 'd'Ovidio: m||wttoal«qOj[/^<, ,iV>Qnictt0 
&ttO'iidiiiiiita3à0ue"d'uQ di Uijlùn^w,^ p«iiii)«l9t9 
jnmti» 'di^mii isud^.ijfSBiico cb!iilfrÀ'i(,i).«gU pope 
intitolò (a))' Ottt' chi è.wai;4He^.Ì^,fwrs^ur 
tniB>'d'OTÌdio)^iet^da <|ui:,iWmin>aiìi><:.pet^.,tfj .«^r 
dosi»? Varie tisoMaife opimoiéy^pi mi^.taì;^ ,fi 
qurilar.dbt9iiii-^ j^uta ipiùr,probàtile!di< <tuu^ 
i&bfaaein (veduto. £CW)e fra i l£eD^M»|flii:^pÌ d'O.vìdii^ 
.«ccnpuM twfWAta ODorevole Ca^(ìi[(lip.tlgiqp^ 
.gran Ietterai» e cuabDde.d^ Palatjfia^itjliot^t^ 
•Ooft di eoctui'Aiii) &iiiÌtia[isBÌnif>, non.n^g^tw 
tebe Qvidip &acia m»<iiessu]u| mciHat>f|e iVftufj^ 
'jReelai soritttini«ailio^,cgli,.ch^..,ti|)^^ «i^^jah^ . 
biamo più volte (^servato, ià pompa di parlare 



{i)^bi è un ìicaellad'£gittti,Minr[i4FBenta hifato 
ai MFpeatt, uU^,gq*la ^ .teitinu>ii.isLfua di pi^oio 
coll'a^n^c«,«[]^,rAil^.iì j% pi^rg^dct ^Volila [W^O 
del oorpu, per la quale ofut anìait^le Si, icuiica'del 
mo M(T«id)io> ^'indicar col noipc d^ 041 uccello ^ 
iosco il proprio nemica , torna iu n^aggior inramia dì 
Ini. ViM4^Ìip.,,|t.i. Nat. I,*. ytìirCap. flj.' . 
^ JTunc, quo B^tì/od^i ifuVnicifm difoììvi^t^lpmf, 

Hoc ego -^^viiii^ t^u» .tuQ,i^f*e Moda, ., _ ., 
,IA{iui,'tÀé, Àiifmift inco^wn carmina caicU: 

IlliuM ambage* iiJuMw in Iòide dicar ; 
Xt guoNUffD,. qui Wt londum qtwitiinu edo } 
• Jbidi* intarm tu ^t^ue_ ^^omtm habe-> ' Ip P*'">i 



DiailizodbvGoOglf 



i74 . 
d'ioghi stiD aii)iiA> per' pdoo'td^'Jnad Aatoiai 
IHuiCre. Ber ia"qiMt -mea h' caduto, '.rmiatBBt 
fondatnentov n^'anùno dì mótii il saspettoi^ oIk 
quel traditope 'inteso: Mtjj> ài moa» dì Iii^ bj^-r 
ptuito'siBigino. Gon4«le inteiMtitnentOiaoiiipvea^ 
d(à aècora il motivo 'per cui Ovidio odiala al 
8&0 iwtDKO il' nome d''un ' ueoeUa £^2Ìin»^oìf 
diè'^iio pAieùci^opa EgBÌaiio,:'fBSendi(k^«l« 
^inliòiCesare^-ijQando prete Airiaundria (pan 
$) 'irdvb,' ei setto il 'condusse ' ancor giotinAtot. a 
fioBia' (i). Che Cto l'odiato ibi m>a 'Igino. "JbcBji 
«MritòÀPooBEitittod'OTidio, oome cedui i^ei 



mw'Ora eolpende; ^u»ito gÙeni ^ìoi'pkk'aóiai. 
Ad ^'Ovidio non pertanto 'parve di ricacqifiiis 
Appunto- Sotto il notee dì Ài, 'ondenon pn»» 
tute di iwl nuovo Tire d'Aagosto òfiTendeddo 
iieertk«aentfl il sno Bj^iobsoario. ' . •' 'y, 

•■ 'V<efidica()Cka )pM- 'lai mudem' fl poeta notAn 
titè sdo pefÉieofiffiom , pewò opn pia saggio i»ì» 
«i^tio' di tentar 'tutti i saesEi end^ riacquistar 'Ifi 
graria del' Principe. Scrisse dtthque il ahio aer 
«Mido -de' Tristi.,- che; x lui' diresse-, - e 'ì;^ eia 
A ;t' Apelo^ di fiè atesso, «"^''duot oon^ionif 
itìenti^poetìci';*! fHii^uestì sirtgofertnefltfr dftì'v/r*- 
fe damare. Ma perdocchè gli' argomenti 'irà' 
i^ìori che. adduce il poeta in qneslo libro, ivj 
^i abbiemi rinviti j ove ddyia '«9gione'4el^saB 
^lio paiiaftiino , «08^ -non ne>diftrao>p)u >avaitt^ 
Non "contento -Nasone d'aver softecitato-Aiignst^ 
si rivolsp àiicoi-a 'agliàihici, ìn'drfizzaildofol'dW 
l'Epistole, e l'usin^ndi^li per quanto pbtea, 

> ' ' "■ . n,M ■ >. ' , . ,..,,, A 

(i) STaton. de Ulnstr.'prOTu. t&^. «DE ' ■ - 



D,a,l,zt!dbvG'00gIe 



175 
éOD'iidi tdota i^faobqh9^;seoiigianndo^ ìtt 
teUa i.nMdi.)luì<>efiù:aQÈ ad iadoperaiaitìit ibTMi 
Mto pnasso Xlbsule,' di cnii^ adoc^ioocMoiiA 
*e^ta>'lÉ etetaeneiijila :nuigra&osn3a ^ il potei»,) 
e im«'<«nipìarf«duWeÌQrie iiBaon|Iaf^dmmià. £^ 
itrrt* aUa hiogEe;, è per t«8sere,enùoD9} atta ocwi 
tifl^aft'dì-l^r l^la icdebÀ eonfugaie » -paragoif 
■énéala'.aUe Ecoine più ceUiWi , '«flfr poi gcoHm 
grararla a porU/si'ai piedi d^~AjHgiirto.« dti Livii^ 
e a'\tihÌQder:lor ^irana per4ui.' Ma com som^u)» 
■gb'>ainioi' p&m9"aIU moglie, ^^^tatuoveteiJiiH^ 
glonbeitte la .-lori oomplusit)rw,..'nBÌ- noa nfiM 
dr •dtssamepct'Le msAie>ddi Foiito^ e.k «aaittr 
tèamme^'e «iJi sor [calq^i vivi ai- ,verataeate Ini 
aoArgici. -Mai-eon tatto .-questo , madie gli. anùi 
e 'fat -ipoglie 1*80' V, ardissero t^rpaclar d' Ovi<ti« 
ad Augusto, o st& piottosto eJw ^uwli, (,<!.<»« 
eredo-) eoo ^vcÀeene.vdirnB.paf^ ^ il iìtto*^ 
«be- Ovidio À|fi.cn t9«»a fmM4>, iilu^a^^aimì 
|»r che gU 4miief xnedenijai andocKTO ' pon lai oodU» 
guardinghi, spi tidiore che Ai^ustp l'iOil veuieef 
a nii0pereJa.JtgfQ.c(miisponden^,QQi| nnpch^^HV 
da Ivi atab>;,pr9(ic[itt<a,e.(|(iit(dii«e,fta4d^t384(t 
E p6r'v«iU,tì./()oeta ne' pfii»i; tempi jioi» «W 
ri(iehi«w.di;#cKì^er lon? pe^lel8(toent^., né di 
pwre , il; loro - nqpi* ; nello ^« lettfi W, quahtupqw 
«resab: gran.^sidorjjo di farlo :,»iaò )iQ ^«a av^ 
pw»» 'pr<»)HJÀWft fi^<'<«8«(4)M a);|wrà,;t«(ti.i 



j^ (? t^'^.'ì tinere», in noitrii nomina por» 
Carmiaiiut ; poiifui quota niUli uÉpf fmrtil 



Pareba juuiv (f'Orce funere.) twx. - . 

Eleg. CS. Lib. V. Trt.(. 



D,a,l,;t!dbyG00gIe 



i.7« 

cinque libri da' Tristi .mbO; composti .. di, EImùl 
dirette 'U itaag^or parte ad anaci ^\^S*, WHk 
■emina , trarfnt; ^aàk alta moBle . verso l4.<^[i^u 
ittMt'tefiea -Ui'riguanli. E in <^ésto tìmnif^^Mi 
éMbcf eoo, o-Ìti quésta ^rotbkioiie ,daì,,Muit4i 
Imo, tre mtU interi durò: dico tre anQÌ^,pera^ 
ìa. q^to idtervallo' appunto di tempo WEkiscnfrit 
« tVihqnfe libri dèi Tristi C0)><»" T*e?S,W% 
àkie, the ì f»imi tré con paitB ancora dà quùtO) 
rie? |yriim due: anni composéfi), e il rimajtqrtB 
iM'tei«o. Ihtanto edi quantuboue tentasse & 
iftpff ie sue cure txn versi , e si jindasse luqn- 
pmàtì i'-óttener gnizia , parp peggiorava di eìonia. 
ià ^4t^o enti corpo , e nell' ammd. Nqo^pot^ 
pér'i^utiS ìAàiiiera aHa sua situazione avvezzarsi, 
ami il tempo, mtoratQrd'c^iia>U,-al4j»<o> 
ficeva che accrescergli l' acerbità de'suoi. Qi^tod^ 
arrivò nel'Ppato tutta ancoM l'estensione À 
lue^avei^thriÉ non conosceva, e perciò il. *Mhc 



Certe (^, (> tbieret, HhJum Ìi6t reijAra veltem, 

ìit ramni /ohm ctmaltare fidtth. 
N» noe«am grato' pereor libi cttrmine , ngive . , . , 

InUmpttd'iui Tìonàius obilet honoi. 
i^uod licef et ttOum est , intra tua peclara gaude , 
It*qu^ tui memwtm, teque fiuiie mei. ■ " 

Trist. Lib. nr. J^„T. 
(i> VI jHnfttr m Polito Iw fiigara eorutìtit lit^r^. 
Fatìa wt Etaùni dva ter unda maris. 

lA. y. Trirt. Ef«g. ^ 
tfH Bit me ntatISt geUd«e poit /rigora hvma*, 

Bisqm MNMt facto piice paregU ìi«r. ' . \, 

Ttfipwv tam hn^o CUT noa tua diptera oersui ? 

Et*)g. Vn. Lib. iV. Ttirt. 



DiailizodbvGoOgle 



stio'hbn'éri ^'gràndej dire (^^dieerq «ìIìaI^ 
foi^' pitiF 'rótmstb epiù vegeta , e usoaùoiEtìo.)^ 
àttò.'Ab qre^bé .il je» cc»li^4api(j\fl dip* 
Iralaim^iò pra,"ì'oòntÌBui disagi e ptericoli, iw^. 
S:ÌvttUi il cBlfoei^to desU^rip,' ck^ pBlTÌft|| 
aìidàvàt^ ià suC salute «Iteraiido.e la.pm figi^,. 
Qolùidi reumi /à) e nausee iq£ii4|;p(3), e tor-r 
mètktàtìé -vc^Ii/fra più tormentosi peasieri (4^ 
Clie sé a caso s''àddormeDtavfi, aognì orrilnlì «4. 
iitJtSJd Venivano a disertarlo. Poiché OtgU ^refi- 
fòg^re dalle siaetté sarmatid^, q d'efl^er pnfM 
e colte mani dopo le spalle cpftdotto .via pciSMr-. 
mero. 'O gli sembrava d'esser in RaiqB,,.io.iiiA 
càAà, Ih mezzo agli amici , pa'il^ndq loro.j e^lH 



(t^ Trlitìor est fUmm^roMmu 0Humnafriart, ■ -ry ■■ 
■ Ul fit enim Ahi par, crevit et nvcta atom tA. ,., .,. j 
I9Ȉ ^an tiota-lKiht, qtsam twit , titola nmitra/uenmtp 

Sed magi* hoc quo lunt cBgnitiora ^aaantt 

Eit quoque non miaintum pìtm afftrre rvcmlw , 

JS»c praieMùumptui» tmatorU mie ttudu. 

- _ Lib. IV, TriA, El. Vi. 

(a) E^ enim tr^ci^ contagia carpare mtntit, .;,\ 

Libera tontunto para nuki ne' qua vacet. 
Perque die* tHukot laUirit erucialibui urar , ■ 

Sed meied mm modico frikore ìaeàt hiienu. .. . 

■ Lib. V. Trìit. Et Xnt 

fSithÌHiet est,posìta^ue moverà faitidi^Hten^i^ 
Et fumror mèUi cum oenìt hora cibi. 

Ep. X Ij1>. I. de Pont. 
(4^i' quoque Old sratSS óbtu ett in e^egeg»,, «mMM 

JVan atiti affùào càrpui inane juo. 
jcd p^filo, vigiiantque piti nne fine dolorn,, - - .■ 
Qwìritfn ittaterùim dot taetu ifia itàhi. UmO) 

Otm»io nta fa 



DiailizodbvGoOgle 



ailetla copflOI;*e-^P«Ml>è,.0(^Ei*Bp,^tì■i^«r?»•..^ 
«v^iàva»,P,P«ll' acerbo dqloE© dj i^»fpr, f^l^l 

2o (ó- DoBp ciò^aou, è difl[ipilp„a wa«»?pD|H% 

ipent^ìa pelW' &^ copriva lie,9ssa„ p co^.g^ìs; 
Udo e gi^lUccào, che il coloi: del s^o. yì}a^^M^_ 
pra a guel. deììe,Ìc^ cKai A»ùrtì¥H^.a»t#sW0j 
tqcqhe dà' primi, («ddi, cado» .d^igliiax^ri^flji 
Jlon.più veccbiq ^^3o 54 anni ^a. §pà4B«P«h 
tato capoto y p. gripzo.,_ e t,fjt^> .d^e *> ■ sfiMi» 
ed estenuato: ìe quali cosa più.ql*e,ali' età {^4* 
poi tglq »au ei;a à^ coii4urto ^ quel t«rm*(^) 
fgU a biva^.ragipne allriljuiy^, oJjHf ^\.-mf 
gufitie deli' anioio^allejfaJLìchej clie il ^vio coc^ 



fi vigiÌMit lerHw in nwn ^ipRtna, mei, . „ ,. ., 
Aut ego-- ttfrmatiqat vi'Ut^'- V^arc iagÌtt(u,t •_. .'..-'. 

Aut dare cQptieas «d^èr» ci^it mo'ilf* „ .:._ 

Aut ubi decìpior meliorù imagine lomni , . 

Adipicio patrióe Ucla..r«}icla meof^ ., ,. .7 ^ ^ ■ 
Et modo^oobfscnr^ , quo* jum oefieri^tui wnicf.i . .. 

Et modo cuni caca eonjugfi nfiiìla loq/MT. - . . 
^ ubi peroepto ,«Jt breyis et non nera ptfZaptOf , 
' PeioTÓb iK&fonitu Jit-staliu iste bonL . 

' ' . Lit. t de Pont Ep. p. 

(a) Ut tetigt PoTitJtm'fiextfnt.uuoiiipiafiìi^ua .. 

Ck*o tep't maàet ..... ^ ,»' . ■ . j 

Qui^ue ^(T outmirmm:jìerpuuit /rjffifv p-'upa. . . , ; 

JFi( co/or in foìi^, quote, npp» UHà-.hyeflKi.. '. .. -■ 

Jt mea memora (fineì, efc 

\,'. .. ,.Eieg.:vniJ^*,jn..xi?it. 



D,a,l,z<,d.vG00gIf 



^^^'^'KlW'iiMgUé', 'cùicfaeritex»)èe-^qrìTé&| 
nf pa4 ' i» t^fiàke'id gidwme abhaàdòhài , sia-m 
jSm'iì^iUffiià ipéi^ etipà'dt'Ttùtìè eWtaoi/ntìUi 
OhfÙsHan&^t.'NìMitKioii possa ^óta védO^ 
flWe, '«^ > dbidì'' òocj imprimete: ^iUU tfarigitùié. 
ait6''gtMnài0, e f/i^eiahhdóti ^- |e mie- òr*acda 
tseiiènaii!: qk^&enrpo cAWo àrh^ btràiò 
kno'y'rmdettt'p-aèlfé così' iV dgsi^io' àt mé( 

tìtitìi e'goé'b'if'ùnÀ conv^stàiatie ct »(^ fióri 
jtwei ikeù ipetrdtà- (3): ■'^■' * 

1 ^^wwtftì»»: the il cortese lettóre, -U'quBÌ«ct>ii 
tìem^lKt sofVerertzìt'lE^ttó avrà itoihio'af qui <{liésbd 
Bidittd, no0' molttf ben preventttoytàò da diip 



(i) /«"• BwAìcfeterfc»- cató ajpèfgilur emtai. '.. 

Jamque meot-ouliut ruglt irrtilU arat. " 
Jam vigor t et quain lan^uent'ìA éorpo/e ^it, 

JVec favoni 'htiUi , qui pìacuerè , ptacent, ' . ' ^ 

Nec ti me lubilò éUìeàt , agntuctre potiti : 

Mtatii Ji^cta etl 't<intà ^uirùi irtM«. ' ' ' , 

CoT^or facera haec annoi': ndet aktra eautta «itp 

Anxietat tùthni , eontìnuMquie ìaber. 

Lib. I. d« Fòàt Ep. IV. 
(3) Te auoqM ^tàtt fiiàeium diictSe/u tlrba nìiqM, 

^^icbiPé eh itóimt 7nARiiWM mtlii. 
Oego, dujìuJent; Utfem t^ eeraère potiim _. 

Gutraque itiattitir ojguIb jerre gemi, 
Àmpìectìque inèià 'cofpi'u tiòif piÀ^Se laairtù. 

Et gracile hocfeàu iScn-fl cwra Vnei , ' ■ 
Et narrare meos ^er^ &tnt ìfietmbarel , "■ 

Spiralit namuant'-iioVoqiàaqug fruk' 

IbiOi 



DiailizodbvGoO^IC 



ìùsae mù ai disordini c!ie al th^lì'r^H'j <ll^fl||. 
loté., e r intempestiva di l^i WcKléìzà(.''S^^ 
KTVa che Fabuso del tìiio,' é gU -"eóceMB- " MÒk 
ipatanteria troppo attiva, a ^t |mtto'CòlDtd6«bÌ^ 
(M .sanità clji lor^ s^ abbandona.' Ma' OVlffitf'^tMk 
,ben prevedeva' cfdest'' obbìei&oTm , tiei fìti 'bétM^f^ 
,'icb^e^ noa 1>e^ea Tìnò quasi mai, 'i(£l''gnÉf(fe 
jKaiidalò di' poeti) ma che' 'nsaVà -ptea^i ^fite 
. MippiiB apq^iia,- a che Venere «r''non'fS61*^e9. 
jcWv^ ^a che Buoi fu^rbai lontana d^ telìMI 
letti (i). E di' questo ci persnadéretai fadlnA^ti^, 
^,ové e' ossemi ch'egli,' alla colbira rfvT*iai-*-e 
«Uà diUcatezza delle nii<^ giovinWM RottAée^ ^Mi 
dowva iwtarapceso gran fatto' ai .vezzi sgarbati 
e alle groppose membra delle Dulcinee Tomitane, 
usate per'telùa^or parte, ^"ìtttiga* d^HMttb4<^ 
ai gentib lavori propri ddle -donne trrifi^ ^lar 
girare la'w^na, e a portar sul capo urne gmn- 
dissime d'aoc|a8 (3).' Ma-.fie.OvidAp molt^fjpc^ 



(i) PcrcJ 


nexiUi 


tuccm miK 


pèrpmfi 
ra nova. 




Men^^ue ^ 


etra paJliSc 




Non ha*c i 


t>mod(C< 


cotilraxi ^damna Ì3- 


neo," ■ '■ ' 


S<U inihi 


?i«" 


tolae poeait 




f?"^'- ;,..J 



i^fiC vv«v ^^»J Ver^U 4omnota votuptat , 

JBTyn^ foUl m jnM*ttif dia vmir'e ioroi. '■ '^ 

' .,' . .. / tifi. I, Èp.' X, àe ^<n»l. 

{%) Fellrra. dura firltni pecudei jet Paììaiìisutì' -'' ' 
!.■ -ArU Tanutinoa non didicre JVunu, ■* 

do Font. fcp. Viiri-xiii! m. 



_,:,l,z<»i:,.,G00glf 



.Miipiinpcai^rfl^pno switiva. esseighsl tatto neU(^ 
^^ ^:jÌ«lll4»BpCT0( P-IJictó egli tormcùUtó con» 
ffp^rj^^. OTi a«, dq^ori , or da debplèzM e da 

^^,H1WU' ^aftro ^. apoRtaneo e fccojldo , meri* 
4^,^al^ pi^Ql^ avea pos^ 'W'I °^^ cedro ( ij. 
^fl^avi^.àpesap.egU,^ Te^O; ma^ij^ per rìSésàajk 
^ i*^a CW per /estro j^ per ÓQCu^rsi .cióèj e 
«Hi'|stmr^.coIl'^pUf^i*>"c dello studiò le cure 
gB*,.fiWtfmasÌw per piacere' chc.'VéltJaeajèllj^ 

^jM»t 'fflSW dpyF'Ì<!Bli P9«"» ' »"* *"!?> ,('1' 
'aAi-^^Fmati, ai Geli/ ai Tornitami che niilU toon 
,irtendl!!Waot (tó Ì'^<='''' scrisen tréddatóle,.^» 



„:, J^ c^mt^ 4it!lftffV^fmre fmt, , .^ .. ..^ _ .^ 
"tfmp*?uf ifie^ncw Wed^ttih pécfoni'bióft, ' ' '^ 

^ Ep. II. Lib. ir. J« Poni. 

ATTàfooàue ne iflcarii jcrttottif' nutlu volttpUB' ' ■ " " 
£tf mifti : i{<c numerù nectet-« per^ iuòat. „ , 

Jed Quid «lui •agom? qwi^oe-^rf/si'lWtf &*iafl*"~'' , 

Otìa, mateno, ^urnpicànqu» Aiemf" ' "' 
Quid fiii^fteriiei' rtìaiw /^i^i'da rfetót'fP ■' " "■' 

■ I^Ok 
(3) . . ■ . '; H»"t«i>8rli iiù^èto'i'^^itil^è'Pfhiii'- 
- ,.Otio^ìif. leggi '.ntilli^ tèrìbet-é èttrtnéH, idUttiett; 
'' ^Exatut-jÒAdUor ^idiUnt; laudata^ vìrti^i , ^ 

CreiGil; et ùwnentufti fiorii còfciA Sàw(.'*' ' ' ^. 

U) ffic mei (à^ recite^ ,tttti fiàiU'ièt^di «*Mfla, 



J,.,l,z<,i:,.,G00gIf 



4«fe 

WSMrfda <)il pÈHtèj s' sAtesotB' » quelle «ha «pom- 
«aneegH Gtideam> rd^ ^pcnnaiy Mefite '-rolenil' afe. 
fiiÙciii'e' ìotftiltttesttte per reooier psi&Ue le<!B«9 
'fttiem6 in uir Jl^ogb downonjxiteQno essoc 'bm 

a di«te9- d«Uk ' Ungaa Utib»). poichà' né sparla 
ttoA' ritrai' pót^<«Befeìtani;'nòtipipo«>4e^«ÌMÌ«j 
vh akfa'lingtù gti suona^raH'^eccIno, <dw'b 
%<S4tit>fr"barbffi!ÌBsÌBaiiL FercBò- ntm- di' rada. gK 
-fiancavano i^vocsbolty « Tolen^UDa com'oprìi- 
mere non sapea come (3): di clie rìmanera spst- 
verìtato e aSTÌlìtoy è fefeéa non tbrise né* la^ì 
suoi seiitl4^i$^Hyocabg)p.|[|Ì^fg8B«.tra«cq^ 
getico affatto (4)-'Per. la.^ual -jcsm ^aul^idid^io 
di disÌB^wrar& -la «oa- Hngua natÌTa ; si v- 
4^^ .^^ medesimo, Come meglid potè?', àer- 
citando j e, titomàvasi a memoria le disusate 



Vt tamen tpM'rtùivf ^Wvdei^iM^rf , ««rfHfib-. - ,,. k 
;• ■ r V, ■ 1 Lib. I. de Poni. Ep. T, 

(a) Quod vmitmfiviii )W*m t^itqffpMtanf «otìf. ■• 

* ' Et, ninÓa l'uveiti :«4Wa,iaieru a&erl. Ibil 

'f '- ' •: -- f Tri»!, Lib. III. Eleg. XIV. 



DiailizodbvGoOgle 



199 

«e-ftisi)«dcoatpofntBwtii«entìvfino.ddÌD etranieNi)- 

aittnavava.i^^efnitoi^^eiub )Aki( scrìveva <a)i 
£ viiofi'è. giàpvramento, 'ch-'egUi tìon -eoiior 

sieste, i'dif«MÌ«telle'eu«rpoen(),.'ed'a»eiB4 per uv 
g»»j^o-tiitto-!cii.:d»e'g£ cadlóe-dctti pernia (3); 
Hai -tal-comp««2^o«»-t«lor rUMgf»:che vei^op 
^taym ■• à? Aderta sflHUa (4)^ tt^egU sino degjt 
-«ittn'-pm-ieiifiti'inapasiente (U Umt^tn? fva.(||- 
:vétttot9 aoolie'ffMÙ nel suo «silie.- -Gli st^e* nutg- 

jtmfvtv-aai^cfwa-gìà-'fiittd, di« Bcm. il fa^ -(3)} 
«^CQ» «be tBirfo {MÙ làdJe dn il acoUre jdl^ 



^ ' J^ ' toiMn ■Autoniae' p'efdam cotHiéUtciù Ungtéoé , - 

'jEr ^jial pa»i« vojc'mKi muta 'joitò ." 

-^e Uquar,m«Vtn, daiaetaquf («f^. M^WCMj 

- -i-J?' ''««i» r<pBtO,figna tinùtra tati, . . ' 
.1^ , , r r r ^^.^^_ j^jj^ .^^ gj. ^. 

(a) •yi jua ndetiwituT catu tioii dieta talMei ' ' 

ih ^ua toribebam barbara tèrra fuU, 

. ..^-. ,-—.__ EhJpt-LTb IH. Trrit, 

d£ gua meii fumntt at erunt , vitiosa fifreUii, 

^Murata «uo tempora , Xecior tetr.' .-.--) 
fruì «roffl , regtiféi^u» rtiihi , non /oM* ^etiM itt\ 

Mtni inMMtii' iltiif M 'foi%t' luqw liuttU> ' ' ' > 

i El. I. Lib. IV. Trirt. 

,, , a™, , v^dff^éfii. Lib. HI. Ep; DC 

(4) Ciaa ttìég» t&ipiUH pvdèti quia pimima cern*' ; 
Me quoqataià'fiei1uiSè9'£gna-]Ìhi. 

-, V, . ^^.n^ f .. ToPont. Lib. I.Ep. V. 

(() ir«c Itmsrt- emeiltfe'laHr ftfE ^ftmth .toUnnf mSfnr* - 



j.,r,i,z<,d=vGoogIe 



■nam-coMi'i*») tanta fnM-f^93SMii>mvairBMi^ 
4()iiiM afwnwaoli aolhKilareiaisBDiiìHnm» p^dA 

i t . ni I ., t. i t »* T.wi i. - , T ,. \ - , - , . 1 ì m hi , *ijj Hi»» ., s i u awg 

!-,'■.*'■' ■■■■■' ■' ■' ' ■'. ' V ''' ' * 

VoT,ngere at rei ^tt tanto magù ardua^, quanto 

•^ ■Jtfajnii* éi^iàièiJtb ^ hajor Hom&m etiit. ' "' 

^i .énùn: j '. ' ' " ^ , ' V 

*"'-; 'CbrrJgere it ;rM' ert ■ *fe. •' ' ■■>'■,'■-> '"^ ■ ■■'i-^^ 
, «-Quf ti'id vulltù vmendan^ ««] Muflbwi, '^eZ' «pcrb, 

^'^'oL cbU'iisdni'dqaimcfMfd^gH'llVóiito ae'ti^fi. 

lfU?IllÌflB Winram*! <i> iìln, rmifl ^..rflg.nli. y.«« Ji6canÌ 

7»eccaru»t-J^.jMÌm'-iPfui*"'-.Oi?»dÌM» .; 

(a) Hfime precor Un» etw jMba«it,idnMted,..t(. non,'. 

Trót. Lib. IV. IBhg. TV. 



_, ,i,z<,i:,., Google 



M6 

ialete 4» grao» £ a nro^ivU d(iUe»ppinéiÀ 

fDMBtb^diane ^rteni^'iclfe ■óamùmaasaaf-ìm 
tastinola iDÌIi'g&t[«i''in '>'MA''')l0''4{ii^^edc«s3»'ii4l 
cidlfln''Ooiitro<ial^O'n(^' die<'bKita> riMtt-ad 
•dlùoloi B iliòa-'frcdcr u^ioAucsHìl vnAàre^dte 
tt-ipoefea, 'd qBAle-Jcompesto Mn<ii<imque>Jibii 
tiéi lìruAl Benaa^aiaì' coloro douiaarei^ «ni '«ttb 

l^sturnso 'fiìitamai, >^ urive rlà«o> pabBemmte^j ' ^ 
iwaÙBa-j •«ialU.'^la Iwo - pretmopa ,- e i trattì-di 
anù|3na-« d^WBbre' chen'avia liflevatì'. Gli anWl 
cui dirette Sono' te Epial^e che i qaàttró lìbii 
del Polito «ompongono , boù . seriza dublìiò -^ 
medeàmi cui. furqno le Elegie de» 'Eri^. iireiàUì 
.ftji ^aUi aTQafio aUopproibillb al poeta di no- 
•«nia»^: :-oni 'as^'qiieBlB gli leraniao'i^ortfiHé^, e 
Tfteser poi iio&ilttafì accohMoUirotiA; Uacpiit'betk 
credere che ave^ro de' forti motr^ é'pefsiu^ 
dersi che Ailgusto non avrebbe pip loro l^to 
,(Hi -^slitto 4i»L'.wiueiaa d'Ovidìo^'ese cosi era, 
.^ilKìgiif die>'lacd^B» Cesareo itfìwM» m paitt 
«alraat». È btn vero che il poeà dice , sc3^ 
*«ido a Bruto'; clie i sudi miri del 'Pphtò* 
|(alwrebbq|i«B«l\inn£u^ i.BHC^Aniià, i i^^ifi 
pero noli avrdibòno ciò voluto, ma ctfOi nuìb 
^Wotttirmit^potaKftùe (iX iB^qnlecMiw ctMo 

t^- > ... - > - n -.i.4 U ^,. ...,- - . ì . - , ■1 .1, - . -■■, >1i . i |ia^:itf 

^I^ >. . . . ^pilHilt-tUi^y' "^ 

NkK..n>àtutfat»-mtìmii» ■jwlMa'^towft' ; >■'■'' '-') 

JITUMMIM ad^vilKWk «fVcii»bi"WnSb''>' '''^ 



D,a,l,zt!dbvG0pgIe 



i86 

drtta ui*i t)dr priMmUttfr V «At» pM<ftltton»i«rtÌ4« 
ccn<A(tssÌKckJI<tOfidÌe «ditMAdit '«l ^Uv icati^ttte 
«à4> dCHt ivofeta'isftr ìuntunotóldà Itri^' ì^ abtibsk 

rin o t wo' y^'tclw» 'più jtfqn ■ Wtriévilho (^alM^ 
obp tuttsnù' liAw dtiUtwfW^ (li^«g&: toen ^o^ 

«4 òmit tJHiwci , !^on gì' itaapedisM' ' A léora&n 
«BHiqùflianMlBUt^t 'SUOI Miim -(<i).' ' i 

I <'Ì quaUro tiiui del ^onto «raàtsBO il» Mlib 
y<»904iiento"fMMo dui Tristi, r^ion^né-soif'ttìfl- 
fereffti'4he:nrtf titolo (à). Le -^eMTH&otii' «m^ 
Mnetde^sWNniati, fe^teMe ph>UfltftUdg(i atii^ 
pie pr^faierei 'médflttme ad «Bi-e-aHa tne^^. 
n phaae'libtv'idiveno-a -Brrte, fe- sdrifio daì* 
rMitor»ii^'~Mino quarto dd^uo ««Uè (S-), « 



JUìnit afc JSiurinù /kk if-vve carrnefi aqub, 
jtt ti cauta pOrim ,tCrìp4U3et daetra qtdi èitttf 

Fortilan cffich piarti querela JhreL • ' 
Curtantin , hóeaìH* tatiim trederit'biu, umu ' ". ' 

A^peUerk rie U^ eiirnina WMfra ^càf : - 

JVe tamen iitétn^^ mmnos ttftt rtwpA^.friMlK, - , 
Npn ultra qOam pi* offàotut -eto: 

Ep. VJ. Lib. ,m, de Pont. 
(a) Sehus idem; tìtah differì , rtc. ' ' ' 

- . *:: ^•.:..-.. ^' /■■■■■EpHt. r-'Lib.-I/da-foBi.' 
(3) Hìc me pagpWitan cam'JMgare y'^tànjmt ràffio 
■' CamqtÉe lAeo^/ikio' quarta fatigat hjrmi. 

■ -Bt>. ftf-Eib.' t'-de^bnt. 
XJi cilrWt<ÒW-tlf^ detn^w itìirat -^ ■ » • 



_ ,l,z<,i:,.,G00glf 



4*7 
fgKt.^tit\^Vi\i hSennam y. e, iDaàmttà y. il <f^ 

■«4IW0..U. teiset, oolite «ppatie^flUÀ.mKitfhBirìfiK» 
«iri^ j^ Aot^>4,lLa ,i«he iiu.propMÌtoi aono- dot 
Tibetiano tóoqfpi, ^opi» Ìl cftialajatarale^iMsJ 
.4ibindp .un:;j^«pnWi(30. i]l> <yfltto..«dnvltibio 
lU)>rQi A)> dti'.JMÌ in.ctivfgii .-Inif>i-:QoiBp(irtóf 
fc^è 1' E^iskda quinta diicsèo 'è. ^rcMan A 
SeiAo Poinpfìft- Cerasole. <3), iK:cpNk « >q«cata 
d^^tìi fu mnaloRtoi r enn».^ -RfMM €67 64)) 
t*llVanno laadmmMi scrìsse pure b<Best»i(5)It 

<i) Dootiins Temporum. Tom. II. Ltb. X\H. 

(9) Caeltra certatim de magno' scrìptà triumpho 

Jampridefn,jpopjiÌiiuigicor,f^^ ftÉtn « . -.«i .»./' ij 

Ultima me vtuli ^fiutiptì oro /rfi(i< ..j. , , - .i 

jDwr vnu't ,/iuc niptor^, pnpérataqtte a^miatf jSfin' ■<. > 

Factaque 'eit>H_aÌ om, ^nniw.^aéuJC.aóteit. , .. 

■/ Ep, IV. LfÉ; UI". .^e toni. 

|3) iiSe l;i>e« «I^.r do<«* ^d ConiwJ" .aVM ^.. ,,• .■'_ 

yerbaque hmm^a^./erte kgandà imM, . ■ 

,i. : / ■ Ep. ■ V. LJb; tv. lae Pfflot. 

(4) Vedi Tacito ^nnal- LM>. I,,- ., . , ■ .„ ^^^ 

(Ji^in.&ythiff yohfj ^nqueìinh Oljirp'tat acta ett: 

im. feTtiftUiJiijfri .trfmnt w», o^Iefltv, . .. ,^,: ..; ,i 

. ,„. ... ., ... . , ^ JIM .W^.àp^^ni. 

uà i{ii«ila}^ufjcluaraD]ente'ai vedo, che Ovidio 

proM un' 01i[i)pÌ94c ;|^, }ia. luitgft^oapifi kcfsr^. Vf 

cor* »ltri poeti,A,^aeit» paMf* {^t>:\i*t[*"'<>.4> V'^ 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIy 



fii eoiapoM r aniM di Roioa 7^^ poidiè è Àr 
^etta a Greono il quale in pochi cD doveva «iB«r 
OmmcAbìI)» e fuMxHJt/aUi a Imoi^ Scfibonio li^ 
JbfHKj come da. iia' ìscmioae appu- dd Fabfcttit 

?'tab dal. Jtftuatod (4^/U che à acoffa cfaé le 
, isU^ d'Ovidio J«Mi sona tutte cztMiplogicaqifyitQ 
diq^vte, come.vordibe il Biancoiq^fS), il qua); 
iriene, din^ coin, dal nostro gqeta amBOùjb^j % 
•^«uiioe» ch-'<^ no.'* iacxivea lesiv PisUde cot 
^"u^a di Bume un UIwd, ma 'chp.ppi le. uni i^- 
seine cotpe ^ veamero aUe nv^ , e jmn 0^ 
ÌJine aUniiD/(4j(-^Ia questo ìnt^^^ vari s^ 

r"" ■ ' ■ ■ . 'j, - . V 

Pottqim memt orlai Puea rmcfiu ofÌr«. 

Abttulertd <Uàe* praeaàa mct"^ è quei': - - ■ - i 

_. . .. , ^Lib.ff. Trirf. Ehfc T. 

an quali fondati, vollero alcsm eb« Ortdia aV €&. 
di auw*itl'«i|BL.afilaa|fal« abdaiae in mìIw , H ^ 
ao.mae, troppQjn^MtBant* il r^.M . fpIraiMirtMw ' 
■ M atcMo. 
(1) Sic K^l|i e<««nrf*»ù fvdn^ufjkir oedMr, 

Uoon ptà itoÈ mtir m^*a4» Gritti. 

Ep. X. Lib. IV. da F<nt 

Aula n&gflil^l £rWM« wA «atv vjdfi ; 

Ep. Xm. L<K IT. da Font. 

JQfif ab Eurims hanc ttià Nofo tnuHi 
Mùtaqug (Si f atim i , A»i>rt^t «acvfr^C .«d ifli^,'. 
.riSa •bot.>uee< gtw* H^ prima dabit. ' 

(4) Anodi aiijifc IfloTl. pa* 3a , ^ 

(6) Am IrA(r«t>n[l, *td t^ itfnvif^ àiSM^ 

"*"'"* « .4UM -ordina ^wixi. ., 

da Pont. Lib.' UL Ep. IX 



D,a,l,zt!dbvG00glf 



àael 'ch''tì' fdofttóose «iH ■ Trionfò 'di* 1%èiió' fi' 



Oad 'ch''tì' j'doft^e '«iH ■ Triorifg 'di* 1%èiió' ("i^ 
ia&r ei %tca^'aj tètìdei^i Bènèvólii'. cp'riaé (JnetM 
<i^ 8'(ic<s«fer dfi^i'èva' ad ÀngiiSto' ^loàestameiitó 
lit'^tA donf^' bi 'tehiiìtà dJ^i^to' ^cj là^^ 
non' corrispóntienw al Swiggettó gi'pndioso ch"3 
tratta , roa j\r^ It Ifttbté d' avtt^ quàlcSite 'rS 
ìguàAìo alU Itja oòndizìone', ' Vqdàfe dì m'òlm 
Mi aveva Jh|U8oKÌ3 ringi^ó '(a).' ^'Jioì"!^ 
dovea descmfi^'ilnò spetta'cold -^ lu^ lìtW vèr 
«luto, e ciasbuh sa buaiìfa' plìt contrìboisCa àA 
accendere la (aùtàsia d'un pt^ta le- cose vedut^, 
bbii non le udite (3). Qualuni^e ^rò fosse 'questo 
Foeina', non ne posàamo dar '^u^ào y poicSA 
non è sino a noi prevenuto. y^ . 1 



"Xìy Nupft ta hìK magni pKf*Mìi'Jéitta'iirtuit^Mi^', o 
" 'Atmtt huittoMaé iutmfé móìir tMitn-i [■ " , >--ii m 

<Quod tìfirtt t^r-veJtrat ptrtmit Ué'iàim, '■•) 

Tutéltan mat*do tentiat ifle Aidm " ^ '■':•■: ■ •• \ 
^ .■: •■ --i •<■.! .-. ■ Ep. V. Lib. Il do Pool, 
(ft) Ett-^aféS^iuan', aaOifqutf para^Mt in^m- 1 (e) 
Qual» tomen cUR^ue «ti, ni Cnéttre' t^*^ j-- ^ >..>^ 

Ifoi'^pÀat ìngtiàlùk loAjjii inJtiMM>fa*wi?t- ' > ;-> 

ViMut iMhM'tmaro iDan4o><é-vtilm*a.- -.:'.C 

Uh. <Uv Bp>4.V. 4* BkiL 

£fi aliqiài'meMari viuftùAawt'iàiàn». •• ■ -/. U' 
N'o> ea iix- MwMrri -ou^ oaiimla ^tp-aantm 

ScritrtiatHf-, ya^aè acuHfùim fimi) Uteh ■•' • ' !.'} 
iSciii'cet affermi OoMeì ,-mit impeUM-Ufm. , , <- '■ \ 



DiailizodbvGoOgle 



' ."-ifò taceremo'^ (fiéìo che lìa per tìtotó'iSfe* 
iU'uiicòh,'nél qnalé annovera' le' maiuerej^'^^' 
«piégft le itTopiìetì di diversi pesci";' riferito 'da 
Filmo ('ijr, " ^uale' sé ne approfitti bel' librò' 
yX'ìtn oell^ storia sita naturale.'' Koì. nóó pbs^~ 
Siamo stabilire' 1* anno prédso iil' cui fn scritto,; 

ridiè FautOf n'ón né parfar.'ma Plinio" ii^ 
sapere j' che Ovidio Io scrisse iìèl Ponto '^f 
li^H tdtittii tempi dftlla sua vitar Soggiunge pò^' 
dcia' n Naturalista', che molti pesa' mòntoyalì net 
JSàlietaicon, non ri^^ova^dosl-da ntuno a«tor'ri- 
Anrìti-, nascono forse oel Ponto (à)) Uivfrairimeiito' 

rr'l^tolo ' Haiieuticon , e' tràttante'di pe8ci'"ci 
limssto/tn&'f^ Arduino 'Ilei silo cómeutarìti a 
PUniD sostiene] esser, quello opera d'autor pi3 
receiltfe e tèssuto con ciò che tolse Plinio ' ad Ovi- 
dio (3): perchè non ne farem nórpiu par^T 
Còsl'OVidìO'pAssaVa i* Auoi<giodii'-, otA icn-i 
Tendo agli amici j" e in favor slio sollecitando^. 
ora Componendo. Poemetti, ne* -qv^ili. ibcK- si 
guardava ,dai ogui. motto lascivo ^:peutito, hai*- 
che troppo tanlì, degUcrrorì «mai 'gioVmnli, e 
risoluto^ se piai, gM 'fosM toceatd diVrUòn^re' > 
RóoIìd, di non ^ù",10rdar con infamie la pcpn^ 

(t) Mihi videntur ntìn et quae fhidiut prw&ìit piaàtiim. 

ìMgaiSa, ùi «ó 'vb/citaW quod Halkaticon insCrìUtur,' 

■■ 'Hìrt.'Wrt.Lib. KSJm. -Càp. V.. 

{•) Hli a^kleinìù VB' OtìSa polita rtomfnd quae apud ' 
neminem reperiantùf: teti^JkrtasIi^ in twito 'TtaictóitUf, 
ubi id polanien'tt^rèimi aàs' tem p m U l iu bìchodeìt,- ' 

- "'■■■-,•-■ tib. ICHOU. -Gap. EIV. 

(3) In libro fMbfiìHmn.Sltd qui' mtnòOtiiMkoimiie ti' 
(ìtWo libellut intcribitur i intà" Poiìuàba-h Pitkao éSti, 
hngéiutiì leqtàc/r'wttt, rxipiu Pfinji verbi* e«nfic(M< 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



1^1 

w^^ ^l■ ^ Acpvf *e .cose che, d^« .fossero id|^ 
rapprptv^oneid'^ Augusto (fj.^ Ad onta jepj| 
(É qup8lj8,|gue, ft(<c.uMj^9pì, «a |fl^ietja8ÌB»o, e "a 
DÙsuira c^e-l^,6L(&- |pei3jiz»;d\9 il perdonq 

moglie, ali amjpi,, npu si jpplpanp. .giffogiw 
^rtir^.diItf'aqi|no,»ttO, 9 pem^ «yreljbr TflUitgi 
a.vem^ .pyr au^lji?^ jiupva,.: Si^ icoflipoky» . bti;t> 
aU^arnvq.délt pi7mav«ra, .Mrfitè-W^ffjoi^hdoà 
4 Moglièrp in (jiiel te^po i), gelp di? copri/^i .ijl 
DaiiùEio , ^*peniv3 dì,yieder fipippr\f e • .(fliaW^ 
ii^ye q Greca oi ^tjn^, e^i intender .dai. nitvigapjtì, 
notme dl|Rgqia,. e delle prod^z^ft (.«he iì^ qqù 
tettipi,|kyeya,TÌLpeiió. propQUpp^o^ .fli fljnoiKW^ 
ospite in st^ casa . chi, ^yess^ potuto Hoddit^ifif 
alle, ardenti sqft braiqe (^j- Ma rare volte il poeta,, 

" ■■ ^.^ ' ^ '• -:■: ■- - ■■-. '. ' ■ ' ■■- ' -. 'ir^- '^ r -' !" ^ ' ■ ■'.- 

(iì--4t m'f!^ ti pai;ft.p^i^m.citm a>pffàgf .refì4^ t,. . \ 

Sint vuitUs htlai-ei\ 4im^u^ ^wi ''"{'fff'i^ ,,.,, , ' ,,, 
ie/Mor' atvicti tì'iìi Ttìihi Coesori^: irà 'J '"[ ' ' ' 

■ Carmina kitUtiaè''Jam tibi piena dmn' " ] '"'' 
Hm-ìanfO» ali ii^it i'-tUMut 1^0 littera lmd»t, . - -: 

Q»«<Ì(BwA**(ifl4» 1W«^. -v-' '- ih' ri' :»■ •;.'■■ 

(a) At mìhi lentilur nh: £emo soU tiiOila f 

JVec more (:oi^retC(t jlacw t, n^ t»* (VM.P^ ^mW,. 

Suidu^ JÌtur9nyitet.jifm,ttra bijifilcut agii. 
Jncipiant aliqiioe .tfifi^ /lucjOf^varj» ,efpW^.. .;v 

tìo4piiaque uf,.^on4| UUar^,fi'*BeH i^^i ,. . ,.,. . 
Sèdulut D^;{rr,f^jiffi^a^rdict^^i^..faif^,, 

-Qui(f_lì^iVit,(|K)«rjpm,^jlù<oe quibutce ìociu 

CacMvif, <rf Ltitìa.ftddita oota Jfvh - 

■ •. .^ .-•..- .-: .1 .....Tritf.tMhlW. El««•.XIL.. 



D,a,l,z<,^l=vG00gIe 



'9" 
gustar poteva dì questo ^Hetto, {MÌebé CM-Ml 
mero accidente, se quache nave ktioa tocoora 
i lidi dd Ponto, ù perchè il viaggio era wtìà 
laugo, à perchè le vie df^ mare non i&eao che 
le terrestri , ,ùcure noD- domo daU* insidie dea 
iMrbari(i). 

Intanto eài , col lungo convenne fra i Geli , 
aVea la lor lìi^ua apparata (a) : dì che quan- 
tunque scrìveiuo a^ amici mosbase ' di ver- 
gbgAarsi, n^avrà tratto per& motto soUievo, ft 
avrà fatto ch'^i, oltre al piacere flUntendere ^ 
e d^ esser inteso , si rendesBe più itiansoeti e coT' 
tesi ì Toipitani , i quali dì fatto, come vednmOj 
gli si mostraron più amici e generoù , che non 
fecero per la maggior parte i suoi aroidwmi à' 
Boma , cui egli cimava contìnuamente d' dogi 
e sollecitava in favor suo , senza n^aà potecw 



(i) Rarus ab Italia tanlitm mare ruMvka tranrit ^ 
liltara rarui ik htKC portubui orba cenit. 

7riit Llb. Ut. E)eg. EK 

Mde 

Quod proeultaec refpo eit-efab ommi <llerìa eurm , 
Nec pede quo qMsquam, nec tmU tutta eat, 

Lib. III. Ep. I. de Font. 
{%) lUe ego Romaittu Fàltt ( ignotcii» ilìuae ) 
Sarmatìoo cogor plurima more ìoqai. 

Triit. Lib. V. Eleg. vn. 
Ipie miid videor jam dedicitte Zntmt : 
Jam didìà Getke Sarmaùceatua loquk 

Eleg. Xll. Lib. V. Tri»l. 
Camque «go dn oatra nifier probitnte referrem , 

Nam diditii Getiea Sarmaticeque loqui, 
Fart» età 

de Font. Lib. HI. Ep. II. 



_,.,l,z<»i:,.,G00gIf 



ottener cosa akuita. Da motti di questi rke-' 
ven in risposta o rimproveri crudeli jxr il suo 
&Jlo (i), o esottaùoni a sostener fortemente i suoi 
nulli, e ad "amam 'dello scudo neUa filosofìa (s),- 
. OQBSÌ^- d* ingannar il tempo co' versi (3) ; cose' 
tutte che nulla costano a ^le a chi è Mipe « 
trtifiaiùUo. Ovidio che ben conosteva l' animo 
'freddo di costoro e infijigaMo^coraechè sensìbile 
al Biaggior segno e^ fosse, l<»PravA nondimeno 
pazientaAieflte ; e preso- il partito della dissimiH 
laùoqq, ;&):geva'di- ricever in buona parte i loro 
avvertimenti; poiché ndb sentendosi c^bcapace 
di 'BOttenere con animo grande le sue s^nture, 
e vedendo t^tar le vie tutte onde useime , bea 



(i) Corrì/ni ut' debet , ituM' peccata todaSi : 

£k mòia me merìt'u ferre minora dotet. 
Véra Jacit, ted ^era meae couvieia eulpait 

Aipera confetso vorba revùu reo. 

Ep. VI. Lib. n. da Pont, 
(ft) B0^t£ta coiifiuae nuper lolatia mentii 

Auxiiivm nottrU spemque tulére mcdit. 
Vtque Macìtaoniu Paemitdtu artibtu heroi 

Lerùto meiSoam vulnera tetuit' opem. 
Sic 9go mente jaeeni et- aeerbp taitàus ictu t 

Aibnonitu copi fortior ette tuo. 
Et jam deficient , lic ad tua veròa reoixi . 

Ut *QÌet irtfuio vena redire rnero. 
Aon tair^n ejAibuit tltrOai facundia virei « 

Ut mea tint dielù pectar»' tana tuii. 

Lib. L d« Vani. Ep. UL 
(3) Stribit ut oblectem audio lacrymàbile temputj 

JVe peraara ttirpi peiojpra noHra litu , 
DifjicUe ett , qttod airiice monei-, qma carimaa laetum 

Sunt oput , «A;. Eleg. XII. Lib. V. Trìit, 

Ovidio f^ita i3 



_,.,l,z<»i:,.,G00gIf 



miai éitA. pote<fc«TBr là t n g i n J^ywa» , jji 
^|iapiwiIieaedi Jwiwpiw ^aHai».PW finr4 - 

.^ippoiiih» (b acnrer anam k cotv lAadoHnBfdt 

.lisoUita anni di *&acc ps rimani -t ^§qifa^ 
tir, 4» ib«e inMÌèik» ( thm gàvoDfa^KVft 
MmU tf'idc* di Borire ad FodIo(i> I^kcU 
!«rifEado a bAi^aanoNi ■•' Efwiob-*^, 
.abiade iiiwiiaiiiila loio mmé d^arcr neitk-ia 
W tnwpa ifkcia, pniiBeUaid» kto di Dan vslir 
fam^t<o «fn »a d(«tt» (a> Dk« cM 
.^^baK^'^k ataia pan ^rir le kllire che k»»^ 
■iw» da lai, aaper potevano quattp mm Òper- 
faaae, oMa ciie doma recar wd E^tidio, oonw 
a ha ncqa iccava it domandare sempre iinaao 
lo Steno (3> Condbóuda fiaahpante f:li#-4ii,fiffi 
.si IbsKro arditi di daeden pa* -U- gnB% w 
Angoato, ipia^wiqne l' oOqpeHa ftnae 91^ cw, 
'poreqiHsti rarrebb^ loro yolenlaer ccmceAita-(^ 

.— ^ ^ ■ — ' ■■■ ^-) rtjf*- 

(r) jy'M,.prtiit m —w * ,^<w «ndWilir-ul»^ .' -•^^ 

Vtmómm n Cetiem fornii ■ii'mw ■» lUii. 

lib. IIL Ep va a* Font» 
(a) Qua^ ft«M (fr «oèu tp waa i , y w w d ft «Mei 
3Ùia jMVc««dt iWB mÙ Jiwi vìL 

. ..tti4' 

Taedia .ctmómili fitn A c«mm aaiifa- . ~ 
^^li rf gw» pUnm^ oHwtM rdtdiàifg rem: 

^ Cfcorta jit « BàmBt mm l^aj^e»;, «■*: . ||>'A 

j^^H^fM 9>Ub» x^ «t, fHMi..«M «fMiaif ,'>«Jn|ict■ 



J.,r,l,z<»i.vG00glc 



^OB'B0HM8M\, j. - 



^gimmMa^'^véìie nùfàtA grande iÀ\)b«aéibl& 

^^^BlébY(KÌ»¥^Fabìó'i<l3à|iSlm9f .e Masimo 
^^ottàt e sé >^^ liìnéora ftv^itft^tìcate, aVé^& 
tUi<^lK, 'lai^i#fe ibsat '£ linon'M<ado.'eóhtt''a;l^ 

AFITOc^'àVeSfó'ìl'^b'ifRitki»: 'tìhe aririlb 
ébho'd'dp^otóne essersi tutti questi impeaatìtìBi , 



Vòlte , 'n^a semprie' ihfelicement* , pTieSso dei Ptéà* 
àpé j il i^ale tìM pvi iòne tanto sdegnato tionttb 
■tf goéM/iiÓn'ér&petò focato a segno tó 'ft- 
tergii' fef'gfàtia. '■Oltre* di che^ io, Jpeiisd' cKe 
- qttaitH' anche 'Angialib sentito u fosae iac&nallo 
' » rit^n^nmv Oviàià , non ^ arrdsÌM y^ò p«r* 
sttfctfsà^'I» mbg^'è Lnia' prìticipés^ icalti'&tiìdiS', 
'Adn^ta^'tftie "I^éi^ó, did qn^' due 'Abgtijifi) 
■ U gg ii oltimi anni suoi .veniva govenaAa , e ciò 

ri lare 'fini |Rilitìcir che sarei»» toofipo, ìnvfp 
qui addatréH^r)/ ^ poidiè abbìam &Hf> eèaiio 



iti Psrobi non' paja' oiiéita à»a «ngfaìttliin-}trìra 
^E' fbndwDBiitOf mi spigherò colla pouibìle maggtof 
brevità. Cbé ì^of^ittfo ^oterosto fo«^é da Llvlki pn 
tal manie»! cHe il' mìér» Ai fai, fòita qtAslfo dì 
Iqì , non i da dabìtare , ss hvgam aOit vo^hsn^'M* 
»g\ì tUfitfi pHiabcreffitutf ,-'<»«]«' 'SM^fllbafr'Taaica, 
è -fìiono che 1 pcC^rìin. qt^rto addàetiiro inirgni «*«»- 
pti'/Gosiéi dbDnS'kuilJìfeftNtritofc'', poiehft' itiiw1ÌF!ii)a'«i 
TlJEe alla dignità- d'linpentrke';^c»ft^'-tua* la 'tu« 



j., i-^.-Coo'jlc 



'*96 _ - .. ... ■ -, , ,: .: : .j. 

della hdja cbe Ovidio ^sentiva rieno, sctitctb sem- 
pre le stesse cote agUamiò, e nei reiid«% per taf 
Viam^ mufonoi, le sne po^e , non lasceremo 



Mr* a far eh« .Tiberio , figtiuol Éa» , e dì Tibrtrìb 
m^taoB Mm prìmo manKvvtmùift auatauore diebuÌMU 
M' Jiapmo. HI» ■ (pwtU ioa idea moki ofta^li «i 
frappoDevatio. T' era Marmilo figliuolo d' Oltavia 
.aiuKlU.^'Augiiato, .giafioeUo di qnaUtà «dnrabilj-, 
imato da. Augusto doo meno che da tutta 'ELoma.' 
T-'.OTaiM 6iiJ9 e hoào Cerari, gtovaoi. TalonMummi^ 
Agfivioli d' A|;rippà «.«li Giulia d' AD|B*to i v'era 
vlgrrppa Fosiumo Beliaolo egli pura di GiuGa, i qoali 
4atti • par diritto dì «angue ,- e pai pa*lo che a«n* 
pavatto nel cuor del Monarca , pataoao pratendBca 
aHa MocattianB Imperiala oom più ^*agìaiia di Ti* 
'b»rio, uomo astuto, I ad tatuo , soBpeHoio; e nieat* 
amata da' Augnalo, pcrohè dava iudiKJ. di qo^la sa»* 
'acllflnia omdakàche fece oouoscer ool tempo, coi* 
«Deofai' *llara «erna«M, por quanta g)i -foaie p auila'l^ 
di-'MaumndSflai Tutti questi Principi, /tnrane Ap^ipa 
Fotta*» A.qiptde per euer uonao ipbaoille e dappaaa 
non èra temuto, e fu relegato) nel cono di pa<dù 
«Dui raoHronOf'e ciò, comò «omettano Tacito e Diwaa 
per tagrott trame di Livia , ch< pace ben el^ iaiin» 
m tanttf eba non gli TÌd» tolti dal. Mondo. M» aie» 
coma era lua mira d'allontanare, o dì «pegnCm. tutti 
coluta cb' «muli potevano ei»era dì Tiberio, ao»ì par 
dobbiamo crédere, quantutique sa etb non sì apieghiiif 
chiaramnDte gli $tan(n,'oha fiate sua otira a dietude- 
rìo dì tignoMfgiar «ola alla corte, già Padrona, M 
cuor del marito. Ond' io mì pectnado^ che allo aco- 
ftnrti la ittlamte della dot Giulie , { le quali iafemie 
dobbiamo; noi' creder vere, da ohe tanti autori 'te MV 
tettauo ) Livia ^tari.alata. quella che «vvà istigato 
Angntta. ad etìKa«lei par tovtì eetl d'ÌMnaai diì^ 
Oggetti, oh», contrattar le patevànu il pieno dei^aio 
■ull' animo del Monarca, e procrear de'naoTi rivoli 



.,,:■- CoOgIC 



*97' 
di.icUrej che appunto di -fjaeiiA vnì^rtoità dm 

^upi versi scrìtti, ili esiliò furono falti dt poeta 

^mpròvèn' dà un incognito '(i). Dalla quale 

imputazione cóme d"* o-ror poetico si difende égK 

«t9.,n^ nop &«8ei<o;.i Tern..«u(»r, eglilMn. ae 
Mccbbe xenl;«daj(3>), poifiU cgE<era anai facile 
y ^astìficat4e'{3); da che {wr <mitòto ^i ictr- 



lediMoleiMM -di^ qtuiM diM •«enttinite Priiloi|>«utt 
ia qnft .mMÙers:ennb!lÌMÌma, alterando fiori' Mic^e^la 
venti I « poi%be^nDo otiliate l'^Tcà t«aii\o - fcnn» 
« don ^oW Bai Wo br graxia, ad odI* dei oontÌKqp 
ffìAhiami , ohfl gli Teaitana portati in fitvor loro 8m 
P«|>dio , conei a^^^^tDo da Dione. Ovidio poi eher-»Bi4i 
&^ oMuaao «U« iluoaMtà dethi nipote Cialisj noa 
rì dav«ft, ricbiaotare, pcrobà rirhianBlndo cwtul ri 
«getolara la lib«ramii« pare di Giulia: e .perabè oià 
noa awénÌHe, Liria ai sarà loako adapeAtA.nDn Beno 
«ka T<b4iW, .e'quwt'jaltimo aaoho per gli «dj aat9» 
■du^^e portara a Oiu^a d' Augusto già itata'floa'moglist 
•ovfcj a «olei , obo a«a couteota d' averlo dia «oetaw 
«DD mìU« infadellÀ , li> andava anoor- predioando ptr 
BbBQD.ftf^Ifl' s pbbae, di che poi egli, morto Aiieait*, 
À aomAM'ì cai làila otorir» di ttanto. Vedi Tadt. 
Aqn. Lib. I. 
^c) .^Ktd tit in .hi» eadem ttntaitìa. Brute, UtaBUf 

■''■Gt^nina .a»ioia qiiem oarper« rHulra Tpjen, 
iStil niM iìm» terra. fittOK ut ptophre rogare} ' . ' 

■JEt àwtm lioi àauo ^intui ab hìjite oueri. 
. : ' Ep. Et. Lib. UL de Pont. 

-faif O p(am 4g miMt cttium rej^ràAendiJw uaìimf ■■■ 

' Béo_p«9cat $Aum 'si'n^ea muta., bene *tt, >Ibtd. 

^)^ A^ lume» e «eripiù tnaps exaitaUbm»itrÌ$f 



_,.,l,z<»i:,.,G00gIf 



véséV'e n^e(^:3'f|tt'Mcf4tt6 ; tfsm «mi - ftW W 'ft 
«tìi sordide fiirtto ntano'nOft tie «av»»a'(?)p 
Gìtsacàh, e^i' imh sefivcm ad no' a(4&, wfe i^ 
^bM amici, e nttaonrt da quertl")D!k^drava-'W 
coA' rnedeshna; òoél ad oUeoèria'^d^Vfeft-'él^ 
éti^ «nezxì téietm, cioè d^ «tnse d«a^0sl 

jAi Tolteù coD^ttft medesimi, doveva 9^ ìntié 
Igraildeaf&re àdditiztórsi ad nni sola pera9nB'(3)7 
F6i '11 pòefà' che finge, pub ad' arlati^o^ 'Mmvt 
iiifistessar matena^, Ovidio DOcbe'waiTCrat'OQit 
|iiir tr^K) -tei% e TeaM (4)- Fii'">l^*^'>lc ^^^^t»* 
stato SUO ^copo^ come ablMàmd ^.«dotoydl 
"(bite^'ttn libro, ma sìHiene di seriy^e lettere, 
cìie fossero nìiUe maiii recate dì cc^oro, a ciB-eAfa 
dir^ (5). " 

'■ Qadi perirsi foescrogU' altri nEtìki'd'04ì»K«^ 
c^rto qu^li in cui ,afeva esso posta ma^gOf 

i) Cam totìei eadem dicam, rix aàtSw uViy 
Fabaqut prirfeeta Smmukoà' càrtKt, 

Ep. IX. tib. m. de PWt 

^) 'El tamen "haec eddem aun lint , non icrìòimui ùdem 

Mnaque per pìures vox raéa tentai òpem. ' '{ 'IbiiL 
f3J An 7W bii lentum Uclor reperìtet euiidem^ ' ■' '' 
. Vnui amicorum , Brute, rogan3ui" ifdt ? ''■ ' 
Non fiùt hoc tantìì cOnfitso ignoidte dodi, 

FiSv ett operìt fama lalute mea. 'find> 

fj^ Deniaue materiae , gaam qfàt òhi fnxertf, ^« i 

Mbilrio cariai muia poeta tuo: '-" 
Jltwa nvta t'tt index: nimium quoque perà màtoraAii '■ 
, ' i^ue incoTTuptae pondera tfttìi hàbét. VSIà. 

fSf Noe Uba- 'ut fiérct , led uti tua cùìqui Sorttar^ 

Xóùera , prÓpBstt'um curaqué nostra fu'a. ' ' ■ ' 
JPai^nodó'cttnèctàt , ulcunqUe tint mrSné iun^-} 
'^ffec <^iu etectum ne mihì forte putes. VUài 



DiailizodbvGoOgk' 



fi»KWidf-OKÌdift.{,i;lj,.tautp.,p^i che il^Wui^B 

9K«My 4 SectHi^o ia \và\Xy fspaóocaxa ra; i^ 
««àwr 4l<ptwto,t4U (pialLSffitonw^ flgqréj^oou liv, 
j|{i^^|)^; ijji, jÌQietttrlowai pd fidini^o cf^lx^ 
por fer m^fim ,pi)q' aaià clei,(e. Ma Ti^'<i ip '.|b4 

«i^iie ,pot^ Bwri «l^etsa, jaeli'&nfio .767, 
morìi^^W; ^iis^^S^.^" e col nnriré dùq^cl8à 
.duQ, ^i.s^ofie: nell' «nÌQip del. nostro poeta om. 
.Iwto^ora «peraDEa. Cràipooec^ m ^ i nEe dn i^nD 
soli» morte del Prindpe un piccolo Pa^na,i^ 



(l) Cn-Au enu'prv me, FaìiM.iam, ^maÌÈiu gnt» i 

Jffum^ ad X^tubait lipplù» véce hftd. ^ 

yflW^ tf t attr prètta f He- 

. JEf. vr Lib. IV, àt Pont. 

(3) Vefli lilacito-AiiMl. Lib. I. ' > 

(4) .<</■ piAt tì Ùttiao twripii tvmane SSeStOi , 
'.. i^Tuctaqtie tuoi noitrir tàrbtua vtrb» mtìiu,' '* ' 

. ■ .. \ . Ep. XIII. Lib. iV: de^PoUt 

NoirtErmìaiMi dal Tn-obi, ptf^. oSS. dèdA Cai»W 
0ùuiL coÌKÌtuiC, leggo qa«>te pàrolK: e aacf—'ia iiff^ 
lUCoti, •ndt ^eoaìpciò a cor^mpere la ìatbta, « m gè»* 
■eroru .W nostra i non fit tasto bariarA , qiaànXi p«t 
mnentiéa cmdtno alcuni, jwit;i»cM Qtidìo , qùvi'^9 
4«n|SrK|^., e morì Jra^Gtti f ehe poi fìirvno dtìàmati^ltj ' 
yioomposg iBtutnjt (tome luSmonJa ig^ metUlMo) ffmir» 



J.,r,l,z<»i:,., Google 



390 

.QC«ì\iriù.ben,fyplf i <j|b1ì, fi» T'^a*U-beiii***«&a 
deva ornai, di dftver teia)Maai»HÌ'sdol «idrnl;' llr 
so^etK).~tlì questip potuta che andò fiemuds'^r^,- 
erati te lodi d'Augusto. Mosti»™ m 'e&o'oonfetì- 
ff corpo ^1 Mon^rc» era nwirtale^ «a-atàtrttb 
da uat)io, ilqpa^e tornò tosto alle sedi-GdeA^.- 
Cte amile '^l padre in virtù- era 1 Tiberio, j' 
alitale avea preso per forza le tadini dell'. Ib/fiem*' 
^S lai ricusate più -volte. Che Ijtù potea -cfaifr^' 
niarsi la Vesta : delle madri ipudiche -, e che ìtì^ 
eerto era se più degna fosse del finitolo,- 4v«èr ' 
dèi consorte. Che v' ermo dee ^Kmnettì fttó. 
MSt^QÌ d^padre^cioò Druso e Germàhìco, che 



'SM dette lodi d* Àugasto. Dove mal audÒ il Vàic« 
« pMcan qnnta notisia , ckc Ìl Poèma Gettco d'Ovi- 
dio Ìd lode d'Aii|pi*to fìnto ia quattro libri diviu? 
Ansi doV è mai che Ovidio stesso ci) dica ? la «r».. 
{mtqIó non «mi cIm qneito ; • 

■dh pudet , tt Gttìoo tcripn terriioné JUheSùm ! 
(>) Non questo Poema aolamente fra Y opétp d»t>iM— 
•trò Nasone andò perduto , oltre al pooh'anzi da noi 
riferito sol tn'onto di Tibedo, e alla tanto celibraùi. 
Medea; ma altri molti ancora, esodo, la tràdn^IbBfS 
dei Fenomeni d'Arato, della quafe fMrlano'Lattaiinò 
ePrpbo. Ofi BpTframr.'Uo libro contro i eatti'vi poeti* 
del qi^alo Jpnintitìftiia ragiona. (Lib.VI.Gap. UI. J. 
Pue libri sulla guerra A'iaea diretti a Tiberio, Un 
libro de'. T'atioinf Andaroo finalmbnté pardukóle saQ 
declamaBÌoai , controTenìe, è anaibrie , delle quali 
il vecebio Sedeoa oi oonterrà quale})* frammento. In 
lioanfblD dì tomie perdite', farono à lui attribuiti 
-Tarj jPocnfi-, cba per ia ''maggior parie aoDo inde^ 
d» Id'> -Ghl «oleoso leggerne il catologo , ' coo^ìilti 4- 
Fabricio fiibUotec. Latin; Lib. I. €ap. XV. 



_ ,-<,::. GoOgIf 



QtyidioofW taiiPoeHHHIiy dM*cata'dl rendersi pTppi^, 
2^, tUUa la Qaaa- <ìesarea , ;nè sulàtìteiite co vera^ 
Kaii,,pOQ. altri. (»fitnt»egm 'fittesi. E|1l av^k) 
ledila "(ua.. «sa di Tomi mia 'Cappella inu^ilz^ta^. 
•Vft po8t9 avefia> le nmnagim d Augusto, dì l4-> 
v^j e-'dì TibenO'(aj, che Scolpite in arguito, 
dì-, .e^amo . stato dar Massimo Cotta inviate.. ìa( 
don» (3), e a «piaste, perchè il numera (òssei 
caippiutó,',avea ^leUe ag^unto ^ Germanica^- 
e di Druso (4)- Quivi tutte le irottine raccQ-.u 

(l) 3fatertam 'qiMerU ? Iftudet da, Caei^e tUxì : ' ' 

A^uta eil novittu9iumine noitra Dei. 
Nam patrit Auguiti docui maritile fatue , - . - ■■ .. 

Oorput , in Elheriat numr^ abiiit dottor. 
Etie ■pamm «irtute patri ,'^M froena cooctiu 

Sairpe Tecwkti ceperit ipiyieriì. ., . . .t i -i 

Ette pudicorum te Vestam , Utria , nutfrbiìii, ' 

Amèiguum naie dignor, Mne viro. *'"' 

EiM duoi juvtnet firma adiumertta Parenlit, ' ' ' 

Qui (2n^HÌt V"*")! pignora certa àia. ' ' '' 

Lib IV. da Pònt. Ep. XtlI/ , 
(a) .Kec pietas ignota meo eìt : videt ho^ia àltiu ' ' 

In noiirà tacrum Caesarit ette domo. ■ - 

StAt'YarHer hatusquf piiu corùuxque taeerdoi, 

Num!na jam Jacto non legioni Dino. ' 

* ' . Lib. IV. de poni. fip. IX. 

(3)^ lleddltus ett aobis Caetar cum Coefore nuper , 

Qwif mila nùsiitif Maxime Cotta, Deoi : 
Utque tuum munui numerura, quem dabet, haberel^ ' 

Eit libi Caeiaribiu lAvia jurtcta luu. i ' ' ' 
Àrgentam Jelix , omnique beatili* auro , 

Quoti fuerit pretiiiiu cam ruje , ntunei* ^rù. ' - ' '. 

Lib. II. de Pont.Kp.Vtìl.. . 
(4) Ì9«u dmt pars vìla dtmui : stai aur^ M^ahimV 
Hie Aoim btttrV prteinuu , Oh Patrit.- ' • '. ' 
■ de poni. Lib. IV. Ep. IX. 



j.,=,i,zt!dbvGoogIe 



«4 ■ 
penisi Ovìffloaa^prt^ilWej «aftoffirMr^f^^ 

quivi hmi i'PorettMiri b<^' «oiidiitte, -itdié''ff' 
liftsb igiuftgcvanffin Tomi' {>l):'dtti'ei' »; SÒR db* 

gfétme 'die il ' pd«U' fette Aon QtflUMMr-.^Utttlfi 
,^6 cose, M pirìVo fijssd Ait<t'clefla spei/an^^^ 
é- mapesserfj'ìH' Roma,' «--rìhgóhnneÉM; «itts 
G^tos. Ma etimo qnelt» fetìcbb gMttfle at'vMbv 
|»6ìie^ tion sapiiìBmò che'tiìan'^tWnMfto auv 
xfr'trdé^. Sto gU doVMtb giovdta^ l'>mr?f!^ 
nfi^onta -la pnUaàànée li beJieVtìteoà di-Go^ 
ti' (3) Prìncipe d^ Geti, vàloroat ingtlirni^<<^ 
unator'di ^>oesia, (3) come ^ ■fiov?i ae^ga Awbia 
l'avìN' letto U fltw Po^ina sulla -morEè d'Ai^nsU 

__ , -gF-^ — ^ . 

(i) Hu ^o d» lotìe* cw» t6ur« .prscoPlia wte, 

£00 quotiti targU ai_ 9rbe (fÌM. > \. , . :I 

Toto 2iÓet jiMtrac, hoc me non pngerf éteat - . - 1 i. 

Offiài tasti Pnttica tenti mri , 
Antica me (rlliu, quamHi hoc ptipainM or^ .fi 

Natalem ludtt tòt cebkran Dà. 
tìec miniu H^ipitàbui pietaa ait cognita teSft 

Jtfiiit in hai m quo* loaga Pittpaotii aquat' ■ ;i 

Uh. ly. d« Font. Èf. fi. 
(ft) Rtpa progmiet cui nobiìitatìt «H^ ..^-. 

iVomen in iium^i ^«roenit lU^se , *C>ty > 
Fama /ojtittK i«ibvf «i jampenetàtt M owet 

JHa li^t' J&utiini parta jaowa *•£) . . , .ì, 

Suppìitu travidi , juMnwn mibVtime , cocem ; 

QuamoHS polcj proAuo, (n«iii patu ) afftf tpti^ 
Ep. IX. Lib. II. aePMi» 
J[S) iVa tua marevwit pfr.inerlet otia «omÌKu, .w:..: 

tucìda Pteri» tNM& àt.aMra via. 
Bac juofM ru oJ^Mof («buhì Jwhi /Mifarii Mffmtt .. 



•lU FoCm 'voCm .arantia ir^fhia tendo. IbA 



DiailizodbvGoOglc 



orati, o«*.qii0U^Ji^i (UdùaruTOVo muUbiie dai pul>ì^ 
Wiàijpggi*Tjs'jcai)^riwkgio.4'an inerito pat^ 
oi^rB.^a^' K iqtieS^ldacrrtì <a Ila- oQorev<Hi mas 
ù|vneikto< . paJ4iticà^no, i To^Wù,, mat:.^ 
afaitattoTi aowNì diaVvióni'^wi 1:3), e & owi^ 
aato^ Mnwèàyegti mddcBtammtftìl ^uMMev 
jmcmtm^ ofintmao poeta (4): Venire ch'^i ^ 
BniitMraii^.«lo».'t&ato pel'AUQ' Tal^i^ iJt^pòtsfàf^à■ 
faMtofÉEp h dtA«0|BB de^ suoi coettintì^ e pec 1^ 
BMkkdtM^fiUa' mApilere sue (pre^ cl:te gli am^ 



(j) . . •- et Otta» lai 

Et placai {potare im^), <mpiqt4e piatm -. 
Inter ìAMmàn«r nómen habere Getat 



Bitcubi TUUf patim pf^S* »cHpfa t- 

Pmit et ad tfl^toi iOtitna boaria me«(; 
£t caput .«t planar smnu mofere phoTHrat ^ 

Et longum Getilx anirmur in ore fiat. 
"'- - -Ep. Xm. Lib. TV. da PoBt. 

(a) Quem oit htcoìamìeuiquam lahoque daretu^ 

It daiu* t'fobù ett' "tihi nufker honor. 
$tìiu adìaiaeg» tmn mtrlt.ÙTtmunii In Oritj 

Excfptii *i qui muntra l^i*,habont, 

Ep. XlV. Lib. ly., 3» Ppot. 

r^;- ; a '. >, ; '.«r&ine i&cr«fa quibiu nbs 
''■' ' ■ Lib. IV. de Pont. Èi». EC 

taudat, «r-fMmtiH» pnMi»;» «er« /ìm^ 
(S) froxima darti rtobis uppida nùmm i^tm. ,I^>J- 

(41 I^Ofora. tacrato tnea ttmt vaiata, corona . 

AiiSÒu infUo quam iaottr Uimtmiit. ' 

de I>8iit. Libr jy. £p. iJaV- 



. ,l,z<»i:,.,G00gIf 



90)4 

^Ml» vjwa) <i>, .onde ad tompo «h'ic^-n»» 

^ i^goant ìnlNnoelp ialcaoo di ki (a)- PerAèt 
^ «xa b«e vnlalft dai TonóliiH^ e qatnbmqaé 
far epokf; di ]i»<ehe B de^flennir- ìmunamenk 
^ punì 4t^^^..•velnw« nrhww»iìlt> a' fiana.^ 
p«c. ooDto loro ai coBbraiio vtAalba.aimiàtotio- xèm 
^opuife vivnto fbsve -con e«n (3): Vi .fa pnà 
4qqli« -ug. Tofoi ( ette <ti tali ÌBStigaloiì naniis 
Bcii penuria in nessun luo^ ) un .qualdw «M 
culto nemico d^Ovy^, il qmle Untftiscmirinl 
Tamore de a lui pMlavuto i Tonùtont» Ef^A 
9cA far loro vedere che il poeta età un ÌH^attL 
che avendo rìceruto da eesi tante corteàe, altra 
poi non fsceà ne'suoi verri dw in&naaR fb toia 
Patria (4)- Ciò riseppe Ovidio , e n* ebbe dolore , 
e maledì quell' istinto inviudl»le , a h» temfre 
dannoso , che lo stracinat a a far versi: maravi- 



(i) /Zia quie* animo quam tu Umàan «oJ^bo/ « . 
,//h attui nBto pmuit in ort pudor, 

£|k Dl Uk IV. da Tma 
(s) &c ega nait lange • . 

ile qurùt ut nulla tol jam Grecìae pn ohdm ^ ' 

Foemina 4e mJiv wv« puwpe qui-ri, Hm^ 

(3) Hoc facit ut luterò faveanf , mUintqiM Tewtflih 

Itti n» quia efìl» vident , àitcednfp in^/if^, ,,. ^\_.,^ 
Rarpetlu iMgiuat, lue tamari esse, tyii.- -.Jhiif 

(4} iMt maliM intfrprKtj pojtuli m/tii.'f9»ciai. .ititutf,- /, 
laqut aoatm trimea cpnnin^ ^tutta. *iOcM. '. . < j ■. J 



D,a,l,;t!d.byG00gIf: 



0Btiikf sito fltèjift'noora' eglì''«ort' ^nMrd M'Mie 
«niesseje liiita-^Of ^-^ Tonto- ^ttoiidiideà» -di ' giuàtsi 
fieBin^'MSio<i'T«tQiùm-, cdn :^tie/ Hk' «^ boy 
«cEra la i^uadotie det lor {iaeM,"!! brOielJi^' 
ireddiisaf^f-^ l* óòntiiifue icoi^t^rie de^ nemic^jf 
^nagia ^KUio^àMìnit. odiosi (3)riiuiiché ahlrettailie^ 
gÙ <al!)ibitdn t»\4lisavM: poiché Uttoilft sftssti «uA 
patria, "e'ia nativ» sua 'tmaanft dfe* Pélighi j'nort 
avmbbotH) potiito fin" pia ki suo 'fetdre, dì '«ju^S^ 
di', Mi pavesai fiato {^). Però gli '«sslcutìivA'^dié 
.taito-cafa^ sat^ibe «tata a luì Tomi, iqnanHd 
P boéa di Delo' éna a Latoiia'(4)- ' - '' ' 

« Ma tempoèotnai dì parlare d'una d^lltr'opM^ 
pA< applaudite del nostro poeta , e sótto i ^hH 
dei'JPastiiQilesto Poema, che dovea èsser dedii 
Óab} kd Augusto, da Ovidio oomìnàate in Roifiaj 



(i) Ergo ego eetiaho nwtqiutm per carmaia iaetU ? 

'Pltmtar et inronto- Mmptr.ai ingenia ? 
Ergo ego ^neicribam, digitai iucidEre cunctor, 

Telaqitfi ad/me yemeni , quae nocuere sequor ? 

Lib. IV. Ep. XIV. d« Pont. 
(^ Sed- mUl oAtiu»-: nuiìa eit mea cuìpa Tamitae, 

Quot ego, cum loca tim ,vettra perosus^ ama. ''^ 
^uiìiòet excutiat nottri monumenta labor'u, ■ 

Litlera de vobit ett mea questa rtihil. 
•MgUi «t incuTJut omnì de pdrtf timèndoi, 

Èé fwtad pHUaturmurtu ab botte quèror, ■ ' * 

In loàt non honùnet veriuima crimina diri, 

Ciiipatit oìtàO-wti- CQ€ quoque taepe tblam. ■ ■>' 'Ibìcl.-^ 
fi) Ceni niea PeUgiti , re^ióqae domUsHìM Sidmo,' "■ 

JVon potuif itaitrii' ìeniar ette tmdlt, ' ^ìil 

(4) Quam grata eit igk'Or ItìtotuK DsHa- ttUlit ,' "■ 
^l'^m^mhicara- Totm. Ibid. 



,-™:..G00glf 



9«6 

^Sosto ealio gli auSfHCj di 6erminriM-J'j: 

'che r Atttbre Hifcri«e , offeae «e(b<MH>'Bf ^ 

'«t ecéó H tnotiva, tnide Boì^|nire^4lMndiÉ»-ndt^ 

■jgraviaàmoi ^ dOTèa ewerè', ^ i^;^,^; «ÉOi 

"ItuiptetMlevil jxwft. a «piegar prùmftMste r^>ei^ 

^^mtaaven q^ndi qtiaU steao i igSftnii'AKtM''ckb 
-ili ogni cono lunare «onfcrtigMM-f- iie- tidArà 
¥ origine, ne «pièga i' rHì-fi^e- «riktiomé^<eÉH6 
'todoniait^ dì va^ e lepide fctdéCtè, c^^ Mfc 
mcen ddk trattata isatem dèrrvtaw. U - eafSb 
pbTf delle stctìe-ci mostra, e quando apptfHw 
'scano, .eqaabdoa Boì^ìnBacondailo , «'atMoUdb 
ta tìreoenza d'alloni, come- e- jMnAlè HeÀd^OMe 
create, iion tacendo pur- dflgr-ififltiHtt- loM'^ 
kiemid alla terra, »1 or ikTorerolì. Oa nSttesto 
Pòefria- apparisce, còme lóèse Ovnfio' ttoii' itiuto 
-versato nelk teòl<^a, 'nella stcfrìa, e h^'érà- 
'dixioDe greca e btina, quanto ancora jHtifwidt) 
ndl' Astronomia,' per quanto peto compot^iti^ 
h scopate fatte a quJ tempi n^Mtòida (JèRstei. 
E fcasti'qwsto p^ avn-' un'idèa cK'qudM' C^iiera; 
poidhè del mento poetico éhe in Ira ifeplraid*^, 
e per ctn dal volgo dt^i altri Poemi d' Ovkfio 
distìngoesi , parleremo a Bup luogo. - 

(l) Sex ego Faitmrum xripii totidemqw Ubetto* i 

Cameiae tuo fintm }Mtae iaiumen haHtt. " ■ •*' -1 

Xdqim tao nupér icriptam mh-imifiiit ,' CàeOr ^ ■^' . 

'Et tìbl ^VatiUn'y- ton ima rumf 0pui. -^ -'- ^ 

■'-■'■■ - ''•- -9tì»t.hmn. 



\ 



«h; a pwÌ!V»!,,|a .&J»tà :*U. qwrt a»erzioBe .po^ 
.«Ww*^ leggierfc»^ioi,njcm iWiFiportarà GÌw,iuio 

^.aW,4ftte A poeta -che SoUmo. £a t^^ke^,^ 
iffì^ìlàcò.^u\iwf»<»» patria, « mòl^ a G^^ 
jQ9«i|ia^ ,. e(i<B»clAina "Opaì: X) uerteanùro, tmfii 
0ìieia,yè, Sv^^oaét- ma it^èUcei. «uan/pfn^ 
tfgfiOi è ionlMTia dal suoh ScUicoJ Io éunqm? ^j. 
j)tit,0:WM§A, trinca ima voltale ka^s ^fvere^f 
.ipoiijiìt ti* Tton,. de* -trattare m mesta licai.tficiìi 
|!i^(i.), £v»0A sol^KDte .Chàciù» {UibbUcò in 
^«^ilia i 8)w l)«^, ma <^ò fec» 4opo la mt^ 
4'4«wt», «i «wérwjo già Im wr»dorfe Tifeffw- 
Pot^è.oel tìfcn>> primo iiitrpdu«epdo . il popta 
j^anuenta.ii jaiasagir le cose fnture, te la dir* 
,4^,!ràfrà-^(Q^ m;cui la titteb « il ^T«snao 
^V]ffqjp^TOtQ*i^à in so(te-^glÌ -Aja^t^. Che 
q««ldi à oJiwWt, e,-il figliuolo d' nn Npme pò»- 
terìiopnmfiate cdgite i pesi pateini,. cioè ripipei» 
'Bwaano, ^i^antuiique da lui ricii«à,to- E àoQOiBie 
.^aqa f ( àoà Carauei^ ) -verrà^orat^ aopra in«or- 



Mt TÒxntmiSc'^cQ quam^j-oad ìSa mia ut! . -. 
Ergo eff> r.--~ '.^am loaga* i^ nippràm iBfMA ^tttrtlés, 
, J^ifn ^lA ^^ mo«tta 'acro miim4« ìyra. 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIf 



nittU>iK akan , con Oiaba AsigMa.suÀ on ihjmmv 
mne. taatt essa ( i ). tsaoiinÙBio mi pooo qonto 

rBO. h pnniaiDente citi è questo nipote e figtioo- 
d^iin fi-amCf che assunse il fraao <lett'Iiapen> 
SomaDO prima da luì ricusato , ae ncm è, com'è 
joaftameote, Tiberio, nipote di Giulio Gesars, 
e -fi^aoló cT Angusto per adoraooe , il qv^ per 
testimaniann di Vetiéjo Patercolo (a), di Ta- • 
dio {3), « di SreU^o (4) , ricusò per nerbila 
pofilica il' trooo , né V accMò se non se dopo 
d' essersi fatto {nò volte pveear dal Senato? Ciò 
iXHif^Tiia ancue Ondio meaesimo in altro luor 
go (5). Chi h poi quella Giulia Ai^osta , se non 
e- Livia j la quale nd testamento d' Angusto fii 
Schiarata erede in compagnia di Tibeno, nel- 
la ^miglia Giulia adottata, e dd. titolo ono- 
jata d^ Augusta , come pure da Tacito ablna- 
mo (6) e da Swtooio (7)? Queste cose- potea 
ben. prevedere Carmonta, perdtèiqnrata da oB 



(i) Et p«n«f Auguttoi patrìae ttOtia mane^, 

Hanc fai ìmpmii fròmo tmere ìonlbm. 
inde n^w natmq'ua dèi, ( liett ipte rteutet) 

Pondera co*ksti irienu paterna feret. 
Vique ago perpetuu olim lacraborHn ariit 

Sic Aiiguita «lóvum Julia numen erU, 

io) Lib. n. cap. 13^. ' 

(i) Annal. Lib. I. 

(i) In Tib. XXIV. 

(h) EéM parem eiftuta jtatrì gai /rama taodut , 

Saapereeuiiài t^Mrit anperii. 

Ub, IV. da F«Bt- Ep. Xlil. 
(6) AddbL Lib. I. 
(t) la Ang. Gap. »«!■ ' 



..Cookie 



. ■ ■ .". *og 

t^màe', mà^non già Oyiclìo anzi che t^aoBsseroj 
quantoD^e ì poeti coÒTersinQ spessQ polle Di- 
vinità, {via [Hu volentieri colle tearepe) e" si 
cKiabijno Vati, 

Cómìnàò dunque Ovidio in Boma, comff . 
aUftaiii detto , i suoi Fasti > , e gli tannino is v 
Tènìi , mutando ^'ui e colà Secoado el^ volevano 
le^ue circostanze, e il cangiamento poi nato 
nelte cose' di 'Roma. Morto Augusto cui esseiy ■ 
doveano dedicati, gV iiidirizz^t a Germ»iu£0, . 
Principe ' magnanimo e generoso ,' fòrmidabìle 
in guerra, e in eloquenza ed in poena v«^- . 
' tisiifaio 1(1). Resta ora a vedere Vanno ifi ci^ ■ 
vetmero i Fasti alla luce , . ed io crado non prì- , 
ma'- 'del 770 di Róma. Nd primo lit>rO' di . 
essi,' introduce Ovidio Giano) u quale aj^rea- 
d(^, f origine g^ dichiara del {óvprio culto ^ 



(i) Della bontà del vaio» « d'ogni. pugÌa4Ì«itM>* ' 
• 'di (pirilo di qneito Priooìpe , morto all'eti troppo 
imntaturK di 34 >»*■> i non già di morU aatarBlfl, 
ma procuratagli « ODfup ai auifpUò , dall' in&àie ed 
ingrato Tiberio, oe & an nasnifìco ritratto Sr<ttBni(t 
(in Calif . Gap, IH. ), e ne parlano pur TacUo ( Libi 
II- Annal. ), Dione od altri eon sommi «iogi. Ma 
del mo valore aii^goUrmeDte poetico, •veggahii 14 
lodi che gli dà Ovidio dedicano ogtì i Faiti , « ai-' 
l'Ep. IX. del Lib. IV. del Ponto, come pure in r»rj 
altri lao£;lit, ch'io tralaicio per brftrità. Ckì refem 
dì Oermanioo come lontlore aver più pieoa notizia ì 
e dell' opere da lui compoate esier informato ' (^ 
ancora ^bìqmo , e di qnelfb cbe andaron perdale , 
ooDiiilli ' la 'Storia della Lstleratnra Italiana del Ghia' 
riuinto Tirabo»chi> Tom. L pag. 48 a togivntir'à il, 
Fabrioio Tom. I. della iiu Biblìoteoà Latina. 
Ovidio Plta i4 



_,-,l,;<,i:..,G00gIf 



cmi 



e dei riti a lui «men. E fta l'altTf^poie.^ 
Ktaeet il notivo per cui i|i .tempo di pace a 
Cmudera il spo tempio , e s* apriva in occasipaé 
<fi goena. Poich' ebbe ciò tktto, ao^ap^ Ovìdì^ 
Giano edfò fiocchi, e mirò tutte ie epse del 
Mfondo: era pace per t^i dove, e il S^to o 
Gerinanico, coffone dei vostro trionfo ^ traea 
ìe sue. acque a voi serve (i). Ora non potendo 

Jui OtkIìo d'altro trionfo parìar di .Germanico. 
^e tU qaello da luì ottenuto per aver debeUsb 
1 Cbenud; i Catti, egli Àn^ìvar) popoli. della 
CenoaiAa, il che avvenne per t^st^mt^ù» dj 
Tacilo l'anno di .Roma 770, sotto i Cpnsa^ 
C. Ceciiio Rufo , e L. Pomponio Flocco (2); 
è troppo chiare, ch'ali, prima di quest'anijo. 
•d ancDe inpcJtrato, aon potè pubblicare i spoi 
^''asti. I^asdo 'le altre ragioni dn^ sì potife^iww 
addurre, poiché chi ne.fosse .curioso, le pgtri 
leggere nella Vita d'Ovidio, da noi ditata pjj 
Totte , di Gipvanm Muson. 

V è gran contesa fra gb Erudiq, se OridiOj 
ftltre. i sei hbri de' Fasti j che abliiaih^jscn- 
Tesse purè i vei altri c)i'eraifo necessari a, 9910; 



(■)' At CUT pace.Iatei ; matitque raeiaArìt tmtB*.l 

, A che Giapo rjsnoodo: -,i 

face foret abdo , ne qua tjisceder» gf>ml,i. 

Cnciareoqua dia numine clauiai ero : 
JJixit , et attolleni oculot divena tuenteSf 

Adtpexil tato qiddqitid in orb-ì fidi, 
fax eratf et prstri , Germa'iicf caiiaa (rÌ(U)|p^% 

T'udùieuH famulqt jam tiòi Bhenui a^ufu. 

(a) Aanal. Lib. Il- 



_ ,l,z<,i:,.,G00glf 



"pierc ;^tuti(^ll "córso daranno. Che 'Ovidio di- 
sposto fbssa'a Scrivei^li non y' hia Iimso a du- 
bitare, poiché bl libro V. , parlando egli' dA^ 
.Genio d' Augusto, dove m'inoltro? Wclanoà, il 
mése d'Agosto" darammi il <èriu& dì cantqre 
àucste'cóse (i). Dunque era sua intenzione di 
cornpier^ tutto V anno : ma il punto ' dèlia que- 
stione »tà tsqì sapere s'.egli il .compiesse. Coloro, 
che'Slàmtb per il sì,' e foimalio il maegior àttero, 
ài &imo forti su quel passo .de| libro secondb 
(fé*' Tristi, dtra Toha in' nota dtato, e che ov 
tòié bisogno di riportare qiji in mezzo,, coatxb 
U niio costume, neU* orìgina]|! sua lingua. £i> 
icolò dtiiiaue.' 

S&A 'ego Fastorum seripsi , totidem^ue ìihelhsi 
" CiimquB suo finefn mense volumen kaÒ^t. ■ 
Intendono dunque da qu^ti 'due' Tersi chp 
Ovìffio scrireàsb sei ed altrettanti libri de' Far 
àti^' è che ad (^i mese assegnasse il suo voju'- 
metta La epi^azipn^ è chiara, evidente, e non 
setnbia potar aTei;e o^ntrasto. Pur ^rge ii» eoa* 
trario jl Massoa e dimostra che da questo passo 
altro Aon àéVbe intendei», se non che Ovidio 
atrìase sei Fasti divisi ip altrettanti libretti. 
Ed a^unge quindi , . che gli antichi scrittori 
ira qoui Idttaouo, ch^ tante e tante volta cir 
tarcmto ì Fasti d'Ovidìf^ ,' riportandone gì' inteó 
squarci, non fecero menzione gùmmai che' «lei 
sei primi ; nuoTp, motivo a credere che il poet« 



(t) Quo feror ? Augustiu meniU milii caiminù hujui 
Jut dabit, eie. 



ji.'iiiz,,!:,., Google 



aia 
A altri sei noÀ ucrìTcMe (i). Id «rrf^uKtnm 
ddi Manon fb abbracciata [mr cU BàrntxHii (a^ 
J)o ben C8})iaco die il patto addotta poò licevere 
docspeganoBÌ ■'on Insogno; ma pure la pia 
Aatnrue, la più dnara-, e la piò ooaSorme alla 
fflntassi latina ,■ sembra la (xima^ qodUa àoè-.dm 
dicbiara avere scritti Ovidio dodici libri de' Fa- 
atì, e a questa atterrtmnni io poreantanto, che 
«makbe forte estrinseca ra^one non s'adduca 
die m' o^tligln a s^uire la secraida tneno re- 
gobrej'e'poco conforme t^ maniera d' espi>- 
mersi degù aatCHri del Secc^ d'oro. Pereioecbè 
il non aver ritatì Lattanzio ì primi sei libri dà 
Fastì, non h prova a credere che Gridio ^ 
ialtri sei non iscrivesse: da che ai tempi di Lat- 
tanzio o potevano easere già- andati perdutilo 
'ancor rìtoanèbdo, non contener cose ch'ino- 
Tesser Lattanzio a dtai^. Potrebbe Jahmo d> 
Iriettare in . favore della Massoniana opnioDC) 
che quest' Opera dei Fastì essendo stata dall'e- 
silio interrotta, non è ^obabile che Ovidio, 
poicbè fu in 'Tomi, potesse attendere a conti- 
nuarla , e a ridurla al suo termine. Foicbò okn 
eh' ella era ta|e ìnipresa che mcdto studio e 
m<dta applicarne ridiiedea , per continuadi 
erano necessari all' autore mdtissimi libri , es- 
sendo cbe le matme tratte erano dagli- anticH 
annali, com' egh slesso confessa (3)^ epjnir giè 

(i) Pag. 17^, e (egueali. 
{a) Letture «opra Gelso pag. 196. . 
(3) Saura recognoice* Aiuìàlìbut eruta prùcis, 
JSl quo iit mento quaequt notata diet. 

East-Lib-I. 



:, Google 



3l3 

d sa quanto, di libri scannasse net Ponto- A 
cbe rispcmk):. che l'Opera -m Fasd tal Poenu 
lH»t era , Ifa cominciano e da acrìveclp così sa 
^e piedi', ma die dóvea prima averne il .poeta 
app^eeohiata , prdita, e diyitt biUa lateu, 9 
tutti i' materiali- p^ conBeguciifta aver in pronto 
a uita-tal fabKiioa BQcessarì. Per la qua! cosa 
trandiiuderemo che Ovidio ò(^iunGÌò, in Roma i 
JBQoi Fasti , che fa il - suo- lavoro dall' esilio ìn^ 
fCifrotto, e die a Toqiì pcà a suo. ^nd' agio^ 
senza- rioorrerea' lii»i , perchè ogni notizia avea 
in pronto,' il condusse aì suo fine^ compiendo ■ 
l'opera in dodici libri, de''' quali gli ultimi aù 
andarooo infelicemente perduti. 

Ma già qui comincia a venir meno le stona. 
Ovidio più non ci parla di sé medenmo^ ed 
eccod' giunti a quell epoca che uAae il nostro 
infelice poeta agU affiinni del Ponto. Bdle cir- 
vostHBac» ddla' sua morte accaduta non prima 
.ddl' anno 770. (i), noi non possiamo bs 

' (i) Eotcbìo pone la morte d* Ovidio da anno ilif>i 
]namt, cioèneì 769 di Roma .-^ ma 'dova queito ti 
(»Doede*M, Ovidio pirlata avrebbe na'Futi di ceM 
un anno dopo aooadute- È vero che. Eui«bia^iferi»oa 
la motte d' Ovidio ^.*' il Trionfo di Geimanìco al~ 
f^ anno medBBimoi'e coti potrebbe ottimamente* ac-* 
cordini ogni coaa: ma einmi sospetto qnel Inogo, « 
iìngolarmvnte qqiHte parola Gennonicm Caeiar, de 
ParAitUiuaphat: eota faliiiiima secondo |;li altri 
Storici tatti : cbe a quésti tempi non trionfb Germa* 
ntoo de' Parti, ma de' Cheruici b«)d, de' Catti/ • 
degli Angrivar] popoli della Geraaania. 
ftfX «rat «t eeitti G^rrnaiUce cai*K» triumphi, . ' 
Trofidirat f^mdai jqm atti, fiMnaa» c^HOf' 



D,a,l,;t!dbyG00gIf 



Barbili i pAìcAil tottf ^ «nMeU ìaobiri «de -tUttibnA 
Egb' fa Mff^it»' a-detta d' EtMeUa vìeinsi 41 
Tomi. Gto*ian PdBtanO; poi msmo (i) -d^tdwajt 
eel^ pia volte a' Gioi^ fTrapBBiuao- nonu 
é fliitiiehitài 8tii(tièMsnnu> udito dtrt^j' che i tàt« 
taìfini di To*»,' morto Ondi», gM P^^^*""? « 
pubbliohe'sfMse'nii magnificD Mcnna^t» ìimibb^ 
Élla pbrU ddk città, in luogo assai <&afneatsh^ 
e ete quetta tH^szia l'-avea il-Trapcsunaiò tjaua 
dn'utt libro moho atitorerole. QufHU'>a mi 
genibrk 1* opinione piti probabile di tutte,- aà t t m 
b Teneitejonè e ramoré che i Tomitau arcano 
Tttesto in Ovidio , e perchè con ciò che ae dka 
Eusebio in tutto s'accorda. Poiché' q^uiAed 
sentirAentd del Bruschio, del Zamfoio, - e d'aitai^ 
ette ÌA Saharia cìtUi dejla Pannonìa ^ oh( lki4 
cherìa, morisse Ovitfio, -e un sepoicro GDpàcfcd 
gb foase c<Hi iscrizione eretto^ niailepanvi-Tcd» 
émò\«, peroeiehè non èda credere^ iin adOf» 
dio ésifiatò coiieeduta 'fosae 'Corì' gran-'Ubra^ 
onda dyimgar n potew» per ^ tanto. intecnOb 
éai Itu^ wsegiiatog^.- Begistrerenio. pac'trft.Jt 
firrole ^ die racconta il Ciofaóo dVuna; pe«)a 
# filanto d'Ovidio, che Isabella Itegira d'Uw 
gberid tnoStrò a Pietro Angelo Bai^eo , la ^ofk 
«ia stata trovata sotto a certe aaticUe rowM 
«(m<piest*iscrìuone: Penna d'OvùUa NiUtme.(a\ 
Non laoereièo pei, che più di'ua secolo^ àtk 
nei 1674^ in ntnna; ndb vììf Fluninìa, di 1^ 



<4 !>• MugAifiMiitit. - ' 

(») V»di U Fabtido Bibìl. I«t Toou L ll^y^. 



DòiizodbvGoogk' 



ai? 

di ^Biitt 'Moftey ì* HB lu^ dettò trol^roMBii 
1» QmtiB Rotte; don oetìasioiw tì--twoeni«diir4 
^aeUa'Tia, roMon, come sci^e 1' Oisato ;(i)) 
i}a alto wasm natunde, denteo di eiso ifo epo^ 
netta an antìoD aepc^ra in forma dì cttberA'f 
d ^pHde e per tin^ immagioe qiàv^ dipinta np^ 
pMientante '«» uesio eoronati» d^ «Uopo, e'pts 
toi^ iacri^ooe di Ambrogio Naw>w« fu CT«dùllo 
.E' sepolfTO- de* Nasoni, e ùi^K^nneute del < no» 
atro Ovidio. La descrìzionfl dì questo sqK)lar4 
Ver&i&ente m^^nifieo, può li^a'ai ndt'Onbt»} 
e me^io ancora ad ^fMono^a). U BcUotio ìd^ 
«dina « credere ebe queU^ aamo corWiato rapr* 
Juvsratì apptmto il noatro poeta ^ lattofi pet 
fnolite d' ooore 'dìfiingere da Ambrogio Naaimc 
Bao- discendente. !bifattì abbiamo veduto cht 
Ovidio pre^và-'I* coniortd, morto ch'ei ftwe^ 
di&rportare a Roma te ceneti sue, e ài farle 
ri{^ortoe nei suo SnbiHrbaBo, il qiud S»burbano 
ccano' appunto 4 suoi Orti Hniferì, posCi sopm 
d^an t>cUe dbe dividea la Via Gladi*:, datU 
Plammini^ , e che però sectHido T accuFata do? 
«niaàotle del Bdloiio , sembra n dovessero conf 
wdjve con qufll'-Lu(^o dove scoperto- fu taìv . 
sèpdk:FO. Ma l'Oriato tiene diversa lenteexa-j 
WBtenendd che Quinto Nasonio Ambro^ , rhe 
qael sepolcro alnr fece, della gente OwUa; non 
poti .Msiere , perchè in- tal caao Ovittio e itM 
Hasboìd dovrebbe essere stato-il eognome di lui 



(i) Marmi Eruditi pB|t. 241. 



la) Theianr. Roman. Aotiq, a Jean. OvMT. coag^ét. 
1f«n. Xn. pag. ìoSt.- 



DiailizodbvGoOgle 



Bl6 

rari -«ano i Bapcsanopù tolti à» . oogooim ^vt^- 
yej (i)' Ma'io fipriiaD ìuuoUrai^ ^inuna kiofa 
e pocoidUett^voieqHestiotK^.pEeglwò lU lebUwr, 
.'«^.cDnoM» (beae.di l^jgere le.regif>rtt d'iuaco- 
4tlP questi auU)rì| di molgeiw ai 1ì)kì kwQ, 
ch'ie ^ m'a|^>arecclup a par termine a. que- 

: . -Ad onta di tatti gli sforzi Sa^ì , dal it(»tro 
. Ondio ppr esser rìchiaiiiato a Rfnna,' o^lmcw) 
in un luogo, inviato meu daUa Fatm lontWQ e 
men, aspro dd Ponto j dopo d^aver- sostenta, e 
sol corpo e ndlo spirito tutti gli aflao^li e i 
tormenti clie può sofTrìre un ,uoko seBMli^f 
com'egli era j in. quelle circostante; tnpn pure 
In. Tomi; nell'anno a nn di presso ànqqaqte- 
^imo nono :deU' età .sua^ e S anni ed elawiì 
nKsi ^ofio il suo esìlio*. 

Fu Ondio, come si può raDqorre da quanto 
aJahiain detto, uomo. d'ingegno Tanssìmo^ ma 
4elle cure nemico, e d' un cuor molle -e aoyer- 
«jiiamente ìndinatoagli amori;, schiavo per cìÒ 
.46lle proprìci paasioiii che ad accessi il. condus- 
sero .vffl'gogQosì , macchiando e i {H-Opri acntà, 
fi il jwoprio buon nome ohi infami làideoe che 
A scrisse , ed adoperò. Amatore & della glmia 
jguanVall^i nuù, e però strabocchevobnente aia- 
Jtoziosp. AduktoT troppo .vite del Prìnùpei, e 
u della casa Cesarsa, ngn meiia che de'sun pro- 
tettori^ e questo, per ata^ «apere una volta 



(i) Sbnqi Emdid pag. aS^ 



DiailizodbvGoOglc 



ai7 
Aaceonòaiti a soffiire da' géneroH^'i «loì m4i- 
Peitthè n mosbrò in opera Msat aiesohìBjo fil»- 
Bofo , da che A filosofo ver» «a ritrorar la su 
patria in ogni' luogo ^ e anche' in meczo 'BÌ, top-' 
menti, aa' conforto e soUicrro trsr da gè steaao. 
Stondìnitoo con tutti questi difetti, fa uoìm» 
amatore e difensore degli uomini, oaservaCare 
zelantissimo delle leggi dell'amicizia, non invi- 
dieso anzi prónto ad esaltare con lodi coloro 
flbe si distii^uevanò ndìa sua profesaoné nie- 
deuma: «on millantatore né infamatole delle 
doniw; non- di lingua mordace e satirica, (aoF- 
Aè in qnel solo componimento , che V aknn 
malvagità ^ cav6 a forza deth penna. Marita 
aviscerato ' e riconoscente , grato oltremodp a 
chìanqne o ^i a'vea fatto dtil bene, o a farglielie 
si mostrava disposto. Nemico dell'olio, della 
(»ìipula e dell'ebrietà. Eceo in poche panda- il 
ritratto morale d' OviBìp. 

Ma' dopo tutto questo, a me parrebbe d'aver 
fitto assai poco , se avendo io tessuta k Vita 
di quest' illustre poeta', non passassi ad un qiul- 
die esame dell'opere sue, dove infiniti 'ama 
cotttengonsì di tante sdeoze e di tante'uii, nelle 
quaU era Ovidio versato. Non è egli vero che 
ciò che ci spinge a voler più minutamente co- 
noscere la vita d' un uomo di lettere , e a sa- 
pere dì luì le più particolari cose e ^ indif- 
wrentì, sono I (mere sue che abbiamo lettor o 
udito ahneno oeId>niTe7 Non sarà dunque j io 
credo, né inopportuna, né discara l'impresa, 
purcbi ài buon vdere ooirispondan le fonb.. 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



D,a,l,z<,d=vG00glf 



ESAME 

DE^DIFETTI E DE^PBEGI CABATTEUSTICI 

P'OVIDIO NASONE 

DSL QAfikl.lXSX 

CARLO ROSMINI 

ROTCEBTANO 



PjìIrts seconda. 



D,a,l,zt!dbvGpOgIe 



_, ,l,z<,i:,.,G00glf 



M. nk ì poeti mHchì ddLano (parìo dì qndli - 
che sono ancora alle mani di tutti, e rìguwdali 
vengono dal ma^or numero come Originati ) 
non credo che v^abbia poeta alcuno che . tanto 
encomiato fosse per mcdtì scrìtt0ri , e tanto per 
altri infamato , come fti Ovidio. Perchè io penso , 
che colui che d' Oridìo letto non avesse un solo 
verso, o che se anche letto n'avesse, non fosse 
in'istato di ^udicame; dopo esaminate e le aiv 
cuse e le lodi che tanti valentuomini gli diedero, 
«rimarrebbe dubbioso, e sarebbe in forse d^averio 
o per un massiqK) modello in poesia, o per un 
misero versificatore- Cbe di fatto ad una di queite 
due finali sentenze condùcono aloiDÌ Ira i pane- 
giristi di lui , e alcuni fra i detrattori : sen- 
tenze però che ciascun mediocre conoscitore 
de* Poemi d^ Ovidio intenderà amendue essere 
làlsissìme. Veramente fa meraviglia tanta con- 
trarietà di giudizj in dotte persone, e d'un 
poeta trattandosi co^ antico , dove par non pos- 
sano aver più luogo l' invidila e i partiti, che 
ofTuscàr sogliono pur troppo le menti de^più 
illuminali. Ma siccome non ha dubbio alcuno 
che Ovidio abbonda nell'Opere sue e di molti 
splendidi pregi e di molti diletti non meno splen- 
didi } co^ ne venne , io credo , che quel lettore 
che s'incontra dapprima, leggendo Ovidio, in 



DiailizodbvGoOglf 



^^che hèRéxì ài -ino geiiìò le '^ 'natM^ìi^ 
tìHiiàcente y tanto ' si' rìscaldE» é £ compio^ , 
^clie non fa pia iD istato di riléVsme i ^féttì; 
ie cod a TÌcèiidà £ cohii pottent dire', che; ih 
qmlohe scoiiciatura s'avvenne 'che 9'ti]i'b5'«ùttÒ'; 
le inabile il fendette ad assaporar' più pai^, 
Kon'è: pèrfr' cito tutti coLbh) ^ giudidardho 
d'Ovidio, o a- lodar tutto s'accordino^ o li 
tutto ript^Ddere: Te n'ha pare (fi qó^li ( e pa,' 
icediì')''cfae più rtttamentri adc^rando, tac 
«Ciano i prBgi òonoscéredi lui, non làano che ì 
(Kfètti, é posti' e gli uni' e gli ditti su lance 
«^uale', tal formano giudido,' die non sepAxi 
alla verità esser molto contrario. Ma pure anche 
CQBtony, par non soddìsTacciano mólto al imsogào, 
'fra tanta opposizione di pareri- perchè gìùdiono 
féttatoente i vero in gran parte ,* ma dèUa let^ 
Illudine- de^giadiz) loro non flànnò prove, ti 
«U Aon è disposto all'autorità lor d'«ffidatài; 
èl' rimane ancora dubbioso, e non sa che' rix^-' 
vére. PerdoccJLè tale dicono esere' CHifbi', dhf- 
bendar egli di' questi e quei pregi ,' £ ^ueg^ e 
questi (Kfetti , ma non mostrano ove qaestipi^ 
«eno, ove qnesti difetti 3 die è l'uilica madiera' 
■di convincere , io credo , in ninili coQtróVenle. 
A questi' una twaa schiera d'eruditi «'àg^unga, 
dhe di que^'difetti ad Ovidio iibputano che kna 
non'difaèj colpa di certe pregiudicate ^ijJinioDr 
oo^tnimi studi imbevute^ che a aitala péna fku' 
ù distruggono. 

Mio inteiidimeoto é dunque, ^po.d'awrt 
scrìtta la Vita d' Ovidio , di passare ad mi esame' 
d^'9pere (U lui^ chiamando a giudid'ddle 



. .■,;<,i:..,G0dglf 



f(U)g^pten«e «fce ^T& fp]ii»li per. tv^rfie i dq)^ 
ìottgn,^ E per proceder , (»U'pr^^ miglwre; .j»Fp 
U^ itt prijw 4i quell? iioputaziwi cbe ^.toity 
l^rpDO date ad Ovidio, e yeti^ di difei^^i'W 
. cflf^^elle issopi che mi geiptreranBopiù ppppi^ 
ìffì^. fì^onerò appresBi^ cU.i]i^ i^(eX\^ di cH^ 
JtVf Vrpppo. <S;b abbonda,, e ci;^ gli tolgono il 
yaqto d e«ex ij. prmo ft^'JLflrtivi poeU: |inalr 
famte di que' pr^ ;(arò paruia che m (ui risplea- 
dopp , .^ cbe 4a t"Ui i poeti, 'ù distingupna 4rf 
■e(|(d .d'Augusto. Ffitto^quiudi nn. Breve c^nfrpnt» 
|rq,ì dilètti'^ i. pr^ (ii .bii^ dit^.^ quel <^?tO. 
(^.peiiffl y e.com* io creda eh' eì debba- esso* 1^9 
e. imitato.. i 

..Ùiipputa^on^ più ,^rté di tutt^ che di^tt 
TSl^a ad. Ovidio. , e d^aver egli contribuite fr^ i 
priniì aSi<\ «wtiniento , e, alla cuiruzÌDiie dell^ c^Or 
quenza-.E a yero dire abhiamp .veduto awi*(^ 
non per proprio aito genio, ina per cowpjacejt» 
al.mdre applioHsi a quest'arte, ■ y^aliràe per 
qH^lcli^, tantpa Or^ k opinipne deU^Abate Ger 
doyiij, «jitato dal Tirabosghi (i), c^e Qvidio OOB 
Itfetfènate ÀntnMiuces^ nell'^oqu^iza-quel l^n- 
^or? , quell? prolissità , qu4 raf^nan^enfo , .• 
qq^ fupco. che. 11^ oratori di qué'tflmfù s'osr 
HTva^o. Tide, opinione, .fu pure in buona part« 
^bbi^cciata dal t:liiaf ■ Abate D. Saverio Lam- 
pil%..(3). ,Veraa^e!nte bastar ^potrebbe a dimo- 
fii^r ixvu^é$te!fiiì queste opioio^ quanto n'h« 



{x) Sion dalla Lelerat. Ital. Tom. L pag. s63 dell' ol- 
iìmt edìuob» di Hodeva. - > 

. fa) 8»g.. litoric. A^log. Tom. L Part- I. pagi gS- 



DiailizodbvGoOgle 



334 

^to il Tìraboadii ; puse a difiiUk0M'.4d ano 
poeta, non eark iuopportnna una.d^ressofK mi 
pe^MtaBS a far vedere, che quutlo Ovidio à 
nTfdie a|^ studj rettorìa , «a ^ V eloqnenaa 
ooTTOtta , e che questa anzi die ricevere alteia- 
KÌDne da lui, oontrìLuì piuttosto ad alterare il 
0UO guilo io poesia, di qoe'difetti ìntroduoem^ 
ik''buoì Poemi , die faremo chiarameote vedóe. 
Iforto Gioerone, e spenta la Repubblica, inuic& 
vA primo il pù grande OrabMv del Laido , e 
. -venner meno colla seconda tutti ì motivi che 
formar potevano ì fnù graniti Oratori. ÀU'eki- 
quenaa forense che avea^per ometto, atgomenti' 
«ublimi e roagnifid , ma che non potea aver 
quasi pia luogo, da- ehe l'arbitrio di tutte 
le cote era- caduto nelle mani d'un-sdo, buc* 
cedettero le Controversie e le Suasorie, geniere 
d' eloquenxa che nelle private scude a' esercitava. 
Si avesse almeoo nel trattar questo - cercato 
d* imitare Cicerone : V eloquenza allora sard)fae 
certo .scaduta del suo antico splendore , ma 
non à sarebbe corrotta. Il fatto sta che il gran 
Tullio g^cevaquasi dimenticato: Aànio Poluone 
nomo dì molta invenzione, e d'accuratezza so- 
verchia, tanto lontano dal lepore e daDa purità 
dì Cicerone , che potea sembrare a lui anterioic 
d' un secolo ( cosi ru^noso e duro n" era la 
stile; ') (i) avea mcdta celebrità -e gran partito 
in Boma y anche per essere ^to il primv ad 



(l) Qnintil. Lib. X Gap. I. 



_ ,-<,::. COW'JIC 



aprire misHiiffgnìffcrf Biblioteca (■). Costui pieoty" 
d invidiSf cóntro di Cicerone, tiuì ben'vedea 
guanto difEcil- C0S3 fosse aguagtiare , non che • 
superare , ' si propose di Tblere diTèntat- capA 
scuota e fondatore d'una nndva maniera iTeio-' 
quen^^ (s)^ onde à diede, a parlar male di' 
Tnttio non menò a' voce che ne'suQi bcrìtti,nei ' 
quali vituperava ancora tilttì qu^li autori chs 
eh potessero dar ombra, come dir Lino (3) e 
Salustìo (4)- ^^ contro di Cicqrone perfchè 
Oratore , più che contro d' ogn' altix> l' aera , pef 
modo , che sd^iavasi fieramente con quelli che 
ardivano in sua presenza encomiarlo : 'Come ' 
appare da un grazioso casetto nato in caaa dì ' 



(t) Plìo. Hirtor. Nat.. Lib, as. Gap. II. 

(a) Noa tema fiiadarnento ho io darto «Meni Asì^ 
nio propoita di diventar ^ap«MCuola e-foiidatored' un 
nuovo genere d'eloquenza. Poiclià Seneca il vecchio, 
■t i| (tarlo Libro degli Barrarti ci laiciò jcrirto, rlia 
Poliione avea aa figliuolo, per nome AsinifrOalloi Bom- 
meOratofe dnoor e»'», ed aa aipote) Maccella Enr- 
niao, bglluole.'di Gallo. Educb quest'ultimo negli ttadi 
con somma cura: e perciocché costui, comechò gio- 
TÌaetto, inostraTa meltissinoo ingegno , Poliione gon- 
goUva tutto all'idea, chela sua scuota lungo tempo' 
urebbe rkoMa io piedi. Poiché morte lui, gli taith- 
ba «acceduto il figliuolo , e morto questo , restava il 
nipot^ Marcellut, quantvù puer, jam tantae inddlù 
wól , ut Poltio ad illuni pertinere iucce\sionsm eloquen- 
ti». (u«e crederei, Qum fiUrnn Asinium Gallum relinquere^ 
magnum Oratorem. 
{6) Qniiitil. Lib. I. Gap. V. 

j Ani, r ■■ 



{4J Ai]l, Oellio Lib. $. Gap. aS. 



DiailizodbvGoOglf 



aa6 
Menala Ci). TI poiché non <i dura^. fatica; ««re- 
<lere che Annio anivaise • metteFe CicM-one^^ce 
nun ìli disumiilo, in qualclie «ortf di dioienl^ 
-ouiza almeno presso i suoi favoreggiatiorì, se » 
|M}og» andie mente a un^alb-p riguaido pojilio) 
« di. gran pesò, -che più che a Cicefoiw noctjw) 
aU* eloquenza , e : favorì i ' diaegai -d^ Aànio; £ 
jtioto Al ngUano. che TulUo fu -ucciso .per co- 
nandaaaento d' Antonio, durante il non sav 
|àù-fiuii09O o più toìcidiale TrìuniTÌratù^ cbe 
dia. noe scandwpso esempio di erudeltà -agli liq- 
.peradorì che venner dupo. Si potea, ben crcdes 
m RoaiA che la niorte d uAo de^ più «aldi soste- 
pilori della pubblica libectà , benché come dis4> 
«omaudata da Antonio , (osse , se poo. sulleci- 
^la, alm«io Tolentierì permea da,_ Aitgust^. 
11 che posto» dovea sembrai; .pericoloso l' e^vi/r 
jnìare B'.T imitare un Oiatore, la cui n^f^i^ 
e celebrità erano un ^ontinuQ nipprg>s£ro al 
Principe ^li crudeltà e. tirannia (a). 

..— M T-f " : : " 

(l) Sextìliia Rena, fmt hbiuo ùigeniosui • magif. qutUK 
«rudt'IUf, inaeqttatìt pena, et peae quibutdianlacu taS* 
Wales ette Cicpr« CaMabetues poetat ait , pìngue qiàà^ 
-iam lonattM atque peregrimtm, li hànc ipia/n prtucri^ ■ 
jitiontttt rtcilatunu in domo H-imltu Caroint, PoUùmJt 
Atiniwn adcotaverat , et in principio' vtrtiiru hana MB 
•-line assentu reeitavit: ' - ^ , 

'Drflenduk CiCero ett , t-atiaeijiie aileiitim lingnae -.i. 

Poiiio Atinitu n(m aequo animo tulit , '-et vit : JWmr 
ytafOf tu quid iibtmm iit in domo tua Merisi «fo ulMt 
awif'fW iM TiOn twn^ cui mutai tidtor, Abpia cannirrent, 
Ntf m»T-o«r rtcift^oni «onmu- 

(a) E infatti t\ sa'chs L'«per« di lai non lii ìh^ 
géaa pia tf dob di uueosto > k eoo timora. Nana 



;,,Googlf 



1137 

■ Ntì'^riwmMéert in Polfione U tonttìo antoiè 
'del bói^ompimefato (MT eloqueiws Rointna , 1» 
i) 'ai^nita-r«f)ihioiw "dd Tiraboschi, nulgntdo 
Je'oppuazioDi-cbe sa tal propoeito gti lunuw 
fìttte' dal- Cooaiglieré Bianconi, 8i stucna di .firttp 
■<ftiest''egrfegìo "scrittore di difender PoUione eoa 
aire che con^stendo - i difetti di hii ,ìd una 
Htìle cadente -nel suono « in un'aflfettaziDae éi 
jranHe 'antiquate, ciò bastar nob poteva aooiv 
iròmpefe l'eloquenza (i).. Ma qùest'a^resza- di 
tnddi', -qneata srenevotezi» di -stilcnon naturale 
« lion' enìàro,'non sono appunto di que'difett& 
che' ai' Seneca, ai I%n) , ai-Taciti rìmjntyvem» 
mò/e agli altri men colti scittori? £ non à 
potrà chianulr' corruttore colui , che piieo d'.ii»> 
ge^o , di dottrina , e di molta autorità fbcnito-j 
Hiette in discredito ì migliori modelli, e oSee 
eè'Sd Ikiginale, tenendo una via nel suo spirare 
non mai battuta da' titani I 

PlnUroo netls vita di Tullio, che airendo Ottaràm» 
tnvBlo^tHteia «lU lettnft dell'opsre di Gioeronc on 
•oo nipota-; qtMsU Botjtrò tbigottìcMaa , « nuoato il 
libro gotto la tmI* ; beoohi per uà tratto di &na 
poiitioa l'Impor adoro il eitfifarlaiw a eontiniura la 
Iattura i q proto il libro egli Homo, o leitoM ano 
•qnanri», glialo randmte. diceodo: /u rtrameale uom> 
dòtto coitid , e tenero delia patria. Il motivo «be 
fece nnomidere al dì poto d' Ait^ito il. libro, orwjp 
sia itato qnel modeaiaia , cbo taiow ■&•• iotomo a 
Gjoarona eli astori di' quel Segala, « ■ingolarownto 
TìrgiUo , u qttala in un luogo dol tuo P«eiiia £r«ifio i 
feco a queito Oratore un mwaiiuo tottO< V^ Ase»Ìd. 
{.ib. VI. TOTB. 65a. 
{tj Lettem^t^B A- GoimL QsIm , |«|. 19.. 



_, ,i,z<,i;,.,Googlf 



a2« , 
' Vorreblie il biaro'Biadmi , aà emumpao àé- 
J*.\tiate Gedojn^ sostituÌR ad Asinìo ud penó- 
na^o, illustre assai , il qoal è Uacenatc. È 
intese ad ognono che alto posto di grana ie- 
nes^ presso d^ Augusto questo roagnaoi^io- €*• 
%;dierej e come de letterati Domini ibese aman- 
tisdmo , sicché diede io eredità il suo cogntHiie 
a' (afur^giatorì de'dotti: ma era letterato a«eor 
e^j e così stato non fose! Poidiè quali erano 
le sue maniere, il suo fwtire, Taodar soe^ doè 
tutto vezzi « amorfie, e moUeoa, tal «a ^ suo 
etile, ricercato, sconnesso, oscuro ed effeniÌDato 
all' ultimo segno ( i ). Era uomo Mecenate di 
molto ingi^o, e capace di dar nn grande esetn- 
pio di Romana eloquenza ; ma la* tn^pa ièbcità 
e i piaceri , cui era soverchiameute ìndìaato , 
lo siiefvarono , lo corruppero , e il renderono 
né uomo, né fémmina (3). P^gio era ch'e^ 
conosceTa i difetti dd proprio s^le, ma in -luogo 
di corre^gers«ie, dì amava e voleva (3). Ma 
che perciò? Lo stile di Mecenate sardtlwpotato 
adottare e difiòndersi , e dar l' orma a- Roma 
e all^ Italia , se due cagioni non à fosser frap- 
poste a impedirlo. E Tuna fu appunto la sua 
stessa defbrntìtà e il ridicolo sparsovi troppo 
palesemente , che ben convinceva chi avesse vo- 
luto imitarlo , di farsi , non .«seeodo un gran 
ngnore*, il'Iudibrìo comune. L'altra poi fu clie 



(1) Lue. An. Senflc tpiit'CBnV. 
(a) S<^aec. Epiilol. XIX. 
(3) Idem. Epiit. C2UV. 



D,a,l,z<,d=vG00gIf' 



all'autorità di questo ministro, un autoritàri op- 
pose troppo maggiore , e fu quella dello stesso ' 
Monai;ca , il quale , ^omecbè amico sviscerato 
fosse di lui^ pur vinto dalla forza 'del. vero, ed' 
e^odo egli stessosur^to scrittore, non lasciava 
occasione di befieg^re lo stile smanioso di qud 
Cavaliere Toscano (i). E, per verità, chi' voglia 
por mente allo stile degli autori di que'tempi, e 
confrontarlo con quello di Mecenate, di cui ci dà 
Seneca il Filosofo un qualche sa^o, vedrà tosto 
siccome non passa fra.^Liestc#e quelli niuna sorte 
d'analogia, dove questa si trora grandissitnai fra 
tali scrittori , e PoUione , seconda l' id^ che ce 
ne dà Quiiwiliano (2). Perciocché dove Mecenate 
era tutto barcoLamento quasi d' ebbro , vacuità 
e diffiolutezza (3): i Taciti i Flinj e ^i altri 
sono tutti sforzo d* ingegno, e vanno stretti e 
^brati in (^ni concetto, benché di. confetti mai 
non ^i sazino; cosa per cui riescono poi lunghi 
e nofosi: e questa era la maniera di rollione a 
un (ù presso (^). Itìa, come suole accadere degli 

{i) S*«(oo Ìd Aug. e Alaorob. Satiun. Lib. , II. 
Cap. IV. . 

(a) Instit. Orat. Lib. X Gap. I. 

fSj Seaec. Episi. CXIV. 

(4) L'argaoMato pìh vitlorìoaa fono di tatti ti prò» 
vare che Aainio fu il primo e vero oormllpra .della 
Romana eloquenza-, ed Ìiaila,to da q^ellìj ohe «ef> 
ner dupo , aonuptiiiitcaio ci vicine. dal ^fì|va»lb deueca 
alla tna oentpsinia Epistola. Questi dopo d'avlr lodato 
i libri $loto&nì di certo Papiriii Fabiano, paua a 
parlar dcllt stile degli tcrìuun de'auoì ttfoipi . e dico 
che il gutlo A' allora era pandeote fra certa tptexzatA 
.coltura ,,-fld un' auolula upiccxa 4> p^oi^àMÌoae ,.'o>ida 



DiailizodbvGoOgle 



i3» 




■ ■ br i ritntto «feUo ttil* dì PoUwu^ 
• c^k te paute tt egpt. ■■ podiì wniL La «tile «tA»* 
■*• i t fbtw « DaUeUa, e ti lucia dove bob ponti. 
In Ciwro— 1» flatlruioM tatù finÌM!«ao, ìb PoIIìom 
CMlona: parfaiMiiiie ccMltmi». nelle qmli è un certo 

limili militili nM|wniwiiB riinwi riiwjimi'liii Tiif 

Bi»iii liinii tali fiMHii nf if < i.iiliiwi, «f iilW wiiiiif I ijiHfii 
reArtHn^ Ormiifim apad Cieuafum nmM dnaumt, apudi 
TnLTiMW coiiMn^ exac^pfu paMObÓBU, fuoe od cetura 
iModoM, c( «d mwB exdmtóUr adOrìiAt timi. Of« ■■ Eaa 
oa nn Matta CDofioq^ m quali due ntr^fli , • il 
nieghi poi di travan ocgli Mxittori conten^pocanet di 
Stucca* i Tcri ìniiiaian d* Aaioio. Noi non Toma 
dobitare , io ci«do, che tal foue lo stile di lai, 
qnaj ci aMMumna di' en , i due Seneca , Qaintiliaiui^ 
er«atore, diionqiM egli fuwe, del D'alogo de Cow— 
àt tMmiptam do^aattìtu. Cke ae arcMiiD». la Open 
OnUorie d' Annia, patrMim» aliar podioare da bm 
stOHL Ma qnnte andaroa pordata, e non ci nnaiw 
di lai cb0 no qualche frammautt^ e ire lettera aeht- 
ta appunto al tao aotagooiata Tullio: ma tre lett«« 
coma ei potraono oui far conotcera. l'Oratore? poH 
io m.' aTTÌK), che «a altentaoMole *) OMBuaino , ■ 
potrà ÌM.etM irovore un qualche ve*tigio dell'indi' 
cata jairetteau.e come burbera alierosTa di itile Nelli 
prhna di detta treleiiere, Tolendo egli dire, che ni) 
o«rto botco non darà impaocto a PortalMtere laoto, 
che più non ne de»er kno le apio de' n«mici eser* 
cilij ood «i (pi^a; t 



. ,_,,■ -Cooglf 



a3i 
l'ing^no né il ;^pelré'dè'lor tftodeMi de'quaGij 

tst qvmià qìà loci* onatibut. dhpotiti si utraque j)art$ ' 
icruuntw Tttbellùrioi et fetìrtetìt. f)ve Aehhati arrei^ra 
una coR^sizione itudiata eoo suoo vibralo, l'utto il 
msao por ia qoesU lettera, ove ti scu^a verso «Jellk 
Hepubbllca,' e mostra il 'tuo zetì , kpirti n'eblut^^zia . 
è procède in ^Aiirolì periodi , oìàktttintf dei 'qaatì Sfiin^ 
eotOQ aoihsBEioIbnieiite Conpuhui eo*' gao nnBÙm'àoItim 
ham, ne in extremis eueta, pkaie pericuta non diijìi- 
tanttr adii. Càetarém vero quoà, me wl' tanta fortuna , 
jnoào cogràtùm , vèluUuiimoTum familiarum locò habuH^ 
dlleiì lumina cum pieìatè et'Jìc^. ^uiie mea leiitentM 
'^tfr^e mìMUtìatt, ita feci, ùi optintus quùqua'htàxirne 
pnbatìt. Quod fiutui «wn , 9> tempare, atqu* ita fiti , 
ut' appareret , inviai ìa^eraium ette. Cuìim fanti b^u~ 
ftisiima inoìdia erudirei me putfàt, quamÀucufuia, liiertat, 
et quàm nùiera sàb'dòminalione tiila eiteì, IfS' tt id 
ùgip^, ut rttrfiu ili potij^te otmua-uniia tint"; quiatra- 

' ■ ~ >iif^ " ■■■■ *'■'■ 



j«e i* erf,*?i ine proyift^ ìtìimKurd.- Tfee péfìfAìtèUlf eil 
ttìlimts qaod'prà Ubàrtate attf refvgtìxm,'' tótt depràxr. 
Chi asa mollo co' Latini delf aureo ceooto, foù'otoei^ 
toilo aiocome quel campuhus eo . . . pericula'adii, npa 
h del giro Jor c«flil^ctj|«;osì il moda cogtiittan, T imito 
ìrtvperaiufn fise , V erudire mepòtuit, sona' mudi ed fiUt- 
tifi*] d" UDO stile atà3ialàiiietrt« coticlsoi'o vìrabe. Hi. 
téeoiftda letUraèr-iti gran |iarte ìitranca. Iir e«aa trp- 
Tàsi tjoif&eqneHdei'i^o da' participi', aUfttìvi ^UoIuIÌ, 
cmnfl ia Tacito i' otierya e negli altri aorittorì di ,qucl 
fare. Ma iroppo lungo sarei i' io voleui tuttique'paaaì 
ìtìOnitV che insigni ^ono , per iatrettetià , o per 
intràlotanoento dì 'cosimiione, ò per ootepreÙMonb 
4i co» oh» pajono j «' (Mi dj^ , tmmtuchiste^ Potrii 
chi vuois Uggerie iuteramea^e nel teato, varrà io 
■pero ad. adottare là nostra; opinione : ben ìatMò perb 
cbe qnarnlo già cominoiava ad eaier alterato in Vdlh 
lione lo atite , altrettanto n' era a^cor \iaT» è d'bl- 
liitM conio la Magati , la qnU poi -dì 'nùa4 id mino 
TeiHM inoMdibitmmte a caiigiarii. 



j,=,i,z<,d=vGoogIe 



Ha «««eiMe pir ée n^ms baiamo . i ^mà 
rdwjuana oaoAamen ^otnMD diAa cnnv- 
Moe. Già diw ai capa de 9 9*ae «Tde- 







IpadmvHio le )pro aenUun: e di piò os colti 
ripoUilo, cbe {m te ne moekata fecoptla. Di 



nano ^ M^goaMenli di qnctie dicerie, cori 8tni<- 
npote e puerile n^eia b frast GeaoaK sat 
tna«a agli oratori tTaUoKMnhgfftn^ipo, troppo 
diriiile « bacio (3). £ paò ft stii£a«auio d'iir- 
mgarìm e di nader lut at one pMeante, eoa 
■galwi! apfMuMe, e con arante lìflessioiii dn 
ti n. pansseiv ìniBim ad ogn' istante o a dirìUo 
o a rovescia. Che se una sentenza era bdla , q 
pana (aie, andar non à- lasciava. soletta, mi 
Bsa Inn^ coda di abzs aantcsaeda là dehwili 



(0 EpWt. CXIV. 

<a) DUIml d» Ouu, Gocirat Elm. 

(3j ibidr* 



DiailizodbvGoOgk' 



\fi' ùfit^rmiMiUfggx Rim. tal «rado n'fipatna 
il ^ dstto^ eper fiowrolùi pixilifiétà & ófm 
tìaioBè- n mnkpèswano a sì reodctfna fradtte ia 
ionpsgiai plà-felicì, Ciòcbie n pqtea ovninaf 
pn^rìazBenjbe godeaa di eirootctiveiey ed.a^t 
ratsi d'intomOf ad ud briUante- pctttùeraractv 
ebine'&i'fiilla<id'iatorDO «1 <liinw (i). Talont.iini 
BnnvaBQ' .d' eeaer osourì ,■ e d'-esser |àaUd0^o ÀBr 
twiìNtaU'j dieinteti. Cnedevano. pcrt-«Mro^4 
che :Oin. ftasc eloqufaite oolui , cine difflMft It 
coH in una- muùera, aetl» quale potsese' «re^ 
dene she an aUro le mene à.eU9; e por <«1 
bizzmR oredema a fuggiranQ tutti i mèdi Dto 
turali di dire,, correndo dietro ai fHÙ rMo«ékU« 
unfiin, emen f>ropii (ci). Prendevano aoeh* 
la «iMìtMÌ ei te figure in presUto da' .poeti , eai 
iMwìiTHio allor solanente iogegnov , ove ad ^ 
MT -intesi bisogno &ase di motto iogegBo.i'Vt^vaott 
il lerD-scrrvere marav^Uoso, -CM. non .gìà':talt 
par nataralozEa , per lucidità, per aggiustatena^ 
aurbeOM maravìgiioto- a.4)tiel modo cbe sono ì 
-mostri C3).: Im dicitura poi era tutta, compoolta 
di piccoli' iDambietti col loi» pungolo intìàtB^e 
lab pec-ln^re la no)a di que'hmglpi naestOB 
4Iicen>niani periodi > y»! à .fracpiente esse videof 
4ur all'ultima (4) ^ periodi ai polmoni -cotmt» 
ioiiiiiià- Jq -questi membretti ( io oredo ) ne' ({oak 
à moiinurano rnssici a saltatoli e^rtissimi (S^^ 

dì, QuJatJI- L'b. vili- Proem, , , .. 

(a) Idem Ibifl. 

(3J Idem Ibid. .... 

(4) Diolog. de Caot. Oorrupt. Elo«. 

(5) Ibid. . ■ 



J,.,l,z<,i:,.,G00glf 



daleinàt} «jueittoi'IbflBfer Ittì^'w tédiosi'nd MJMo;- 
■ A- late Obl»!t*rit)80 stóto p^Wntìtl er^ì^i^ 
m(eR«a geitentlmt^fe, <fianJD a coltWfrh'b'HwHfMtcf' 
iì'ttostro 0*iditì. 'I>Dr»que par chiaronb^Mastanta,' 
dt^ «gli- noti potè niiHa contribuii'e «r'cdftcÉupeiHA) 
Perdiè ài prefierite rest» ttÀo' a'-pwrare ■dotìWif- 
gusto- - conotto 'dell' «tocraMiza' , ' '% «todioi 4fl'' 
f«sa^ftto da Ovidio , iàifluisse HeHe poeste iftlsU 
B ehe nfaHtiiett^ esame da noi pmniefliKr d«^ 
OtftliaAi dilètti, die in- tutto so» siaiìii-a'qbfl^ 
gti tdie ablMBhi» <fedtfto De^Ì<4Mattiri sbòì-^imhì: 
tfeffipoiatKf. Se non'che i dìftftti^d'OfiditfiTtmno' 
tfàtìk «atti conttasségnati da quetaio mniW^ttetf 
ingegno, e da tpiella ^la beatisàtaia ymer. Ablniatto 
^à itella Vifia oéserrato, eh' crebbe m Ma$taa' 
AkI^ Fosco, ^ qturie-il'iittvtte'oho'ei IttMMi 
Seneca ,■ è tutto opposto al ritT-Mto d- n«' budW' 
e perfetto Orato^:. AbbimKv accrantta pdndttW 
ecidio fu gmodeammirateredi PordiaiLMro^ 
ed ei^ oggiuDgiamb die da Porcioy }e:<aii>MBti 
teme- furono da taluno riputate 'pi«tto<to sgonfie' 
dkt maschie (1), trasse' il poeGEi' «fptiMtii'iqBd 
ftir 8«atdBn08O che nelle sue ooo^pCMÌnstiriiisi. 
osserfa ,' oome avremo taogo di dìtiiostrara":plIi 
AJtttt'. Pasnamo intante ad una aeoonda «mpa^ 
tatòone ohe 61 d*ta al nostro poeta ;, -«iimv in' 
.tuttoi, ^pw quanti»' a IM pam, niBrilammte 
Qnest» è la barbarie ( così chiamata >dd suo 
•tìle , che mólti crìtici in lui rìcpnoKbero . a 



. Lib. V. Controver.: XXX, 



D,a,l,zt!dbvG00gIe 



. ■ 335- 

«fi», di non m^are rigoardujp |iec aujtoiw<ldl 
Seooio d'oro. Il Paaserazio aitata Ad Ba|}<]«,(i)^ 
confessa., avar.^li .molti aiuii ùiscgnato. pi^- 
blicamente latine, lettera, aerai a,vere mai aptir 
^to opo'a «Icuna d^ Ovidio, perciò, iob' eranep-. 
muoe; opinione che questo poeta. Iò«8e di pocit . 
dattrìiia, e privo d elegairaa e di. purità- jid. 
suo stile. Narra egli, pure cbe ir'el)j>e uu.tale^ia- 
latieiiU versatissimo , il quale istniirc vokndo 
ndle umane lettere un unico suo figliaoto,.,feo«! 
in lingua patria tradurre le Metamorfosi,^ ; per 
tÌDBore cbe se ' queste Sisero dal fàndiHllo . lette 
ìb. latino^ non veDÌSBe'egl>-a contmere amveiidQ 
di qurila barbarie f e di quelle brutture di che 
ingombri sobo gli scrìtti d^O^dio. Medesiiua* 
mente e con nguqW disprezzo dì luì sentironib 
PietcA Vettore, il Liambino, ed albi critici di 
miaer- nome , che si possono vedere pnfsKi, il- 
Mi(^hofio (a). Ma chi più d^ ch'altro ncH' im-< 
pndenia, pw àò stesso passò-ogni si^ioù, si fa 
BartokMUeo Ricci ; che tutte ccmdannò al. £1000 
l't^re^i Nasone-, come-quelle, egli dic8> cbc 
quapdosono kxlevoli nella composizione, tropp» 
sono fw«gM}dieiali alVonertà de costuou , . e doro 
all'oDoslÀ de' costumi non sono contrarie, ..U. 
ledile nulla inonM,peiKÌocchè la compauzi0n» 
n' è indegna (3^. -Ove mi par che costui, noB 
meno che gU iAbti ,. abbia ratto al nostrp post* 



(i) Dictionair. Hìitoriq. Crì,liq. Arrio. Ot'ìÌ. 
(a) Polyitor Lilter, Tom. L |Mf{. 869. 
(3) Sarer: Quadrio dalla Storia « Rag. d' ogni Po«- 
ù. Xoic L pag. 440. ■ . ■ ' 



DoiiKdbvGoogle 



936 
un troppo manifèsto torto. E per tacere dì 'co- 
loro die ali* stelle innalzarono Ovidio, anche 
per elegan^ e purità di stile, .e Taiiteposero a 
tatti gli altri suoi contemporaQei, Come si può 
vedere presso il Pope Blòunt (.i); nel che die- 
rono iu un eccesso forse non minore dèi prima* 
io dirò solamente, allontanandomi da questi due 
eccessi^ che si dee Ùlt gran dìiTerenza fra' la 
barbarie dello stile, e la poca coltura, a negli- 
genza. 11 che «posto negherò potersi chiamare 
barbaro per nìuu conto lo stile d'Ovidio, doTe 
al contrarìo poco «legante egli è spesse volte , e 
negletto. L^arisT Virgilio e TibuUo , e poi leg. 
gasi Ovidio,- chi potrà non conoscere la grda 
diH«reoza fra lo stile di quelli, e di ^estol 
Vii|;ilio e TibuUo sempre poetià, sempre ele- 
ganti , peUegtini mai sempre; Ovidio taton^ prò* 
■aico e triviale nelf espressione, e talora troppo 
ardito inventore : ma clie perciò? Si chiama 

Xesta harbarieì Non credo io già*:„^ichè per 
iamare barbaro lo stile d*un autore , bisogne- 
rebbe cV egli tutto r ordine usato sovvertisse 
nella dizione , che impropriamente e In senso 
diverso . adoperasse i vocaboli , che il genio d^al- 
tri Uoguaggi introducesse nel propHo , e die 
pensasse insomma « ' rovescio di tutti gli altri 
scrittori: il che uon 'veggiamo aver fatto Orìdio. 
Lui felice però , se non abusando della' ricchezza 
della sua vena, $- della velocità della sua fanta^ 
«ia> Avesse posta più cura iiella scelta delle 



(l) CettHv. Gelei». Anthor. p>{. 85.' 



D,a,l,zt!dbvG0dgIf 



t 



espressioni f^neJ tevoro.e nel mw^nismo de'versì, 
avesse insotpQLa fattc^ conto maggiùr della fima 
eK egli non fece. Poicliè , come ottimanieht* 
avverti Ìl tJuv. Tiiaboechi, la Jàcilità maravi^ 
gtioìa d' Ovidio nel versv^iare , fa che noii 
trovando, gommai ostacolo atritno, ei non 
si fermi a dubUare, quale tra le molte esfìt-es' 
sioni sia la più colta , e qual vogliasi prefirìre 
alle altre. Quella è per lui ' la migliore', che 
il lascia più presto avanzarsi nel iuo rapido 
corso (i). La fantasia poi felicissima gli presenti} 
rapidamente le imma^ni di'' égli s affretta dì 

Eiugere senza poter fare scelta 'fra i molti co- 
iri che più gli uni che gli altri sarebbono a 
ciò oppprtuni. Ed ecco perchè egh sia talor 
poco coito nel suo stile e n^letto. 
, Sa^bbe ora mio uflìcio„ per adempiere a eie 
che al principio promisi, dì mostrare cogU esem^ 
plì dove Ovidio dia, prove di questa pooF col-r 
tura e neglfgenza di stile , e dove e in che si 
diversifichi lo stile suo da quello d^Ii altri poeti 
o subì . contemporanei , o precessori. Ma ciascun 
vede. quanto un tal esame sia pericoloso ed ar- 
dito , d^ uri poeta trattandosi quale fu Ovidio , 
dovendosi parlare d'una lingua già morta, per 
ra^Qyare della quale' con n^nor pericolo ed in-* 
certezza / si vorrebbe a,vere.spesj molti e molt'anni 
nella D*edìta£ione di tutti qu^ì 'scriltoi-i, cbé 
la rendono anche al di d' oggi la hngua necea- 
saiia de' Dotti. Non basta intenderla, bisogna 



(i) Suw* della Lstto-at. ItaL l'om. X i>*2. ai3. 



D,a,l,z<,d=vG00gIf 



«5« ■ , - , 

teonoscerb a fondo, dnaporaMé' feti» le fine&e-, 
tutte le pia nùncAe . d^erenze distii^erne. loik 
però ìntimi^to per una parte da queste riiles- 
;noni , e per non defraudare per Paltra il ni^ 
attore ^ òò^ che E^oneroUnente poterebbe ,€sir 
ger« da me, Imoct^ a pei&ia m ài> più c^erti 
e |nà dotta deUa mìa l'incarico (£fiod[disfiii^(i) 



(l) Qn«aU penna, qa«Ua'Hrà del mie M;regio Con- 
«tladiao ed amicq Sig<Gàv. .Glementiao Vaanétti Fa- 
cendo io aeco parola d'Ovidio, e dèU'iai)>egao' Tii 
cni «radi dimoitrore cunie questo incomparabile poeta 
colpa detU troppa felicità del ano ingégno, traligni^-: 
Va talor nel ino stile dall'oro de' tuoi caalemptH'atiei, 
•gli mi Tenne coti dottamente ragionando di cib , 
ch'io il pr^ai a toW distendermi in corta le 900 
osser;vazioni , nel cbe egli mi cempiaque eoa qdesta 
bella lettera, di cni vdiotitierl to vxa mgà1o-al let-' 
tòre,'noa credendo di meritarmi per niènte là trobpO 
gentili espressioni , dì cui per eiTettó «ofo d'ainr-i 
ci^.ia , 1' amico io es«a m' onora. 

Foi avoifott» troppo bene, Sig. Cnooliere, che U pei* 
altro originale Ovidio lìa molto lontano dalla candiiÈt 'i 
nobile eleganza , non the delF imparegiabìì Cantar d" Ehéi 
ma di tutti i tuoi predecessori, neir aringo Epico edEle^ 
giaco. Rilè^endo a questi giorni funi» o t aì&a' ^U 
sue opere , inoitnto a ciò dagli erudiA e finì coitn ro^i 
gionamenli (f inlomo a questo poeta , del quale icrivmdA 
voi per A nuocn maniera e ti bella, itmnorlalate oattles- 
io; mi san conjvrmato più tenere nel coltro étBvìto.' É 
comechh non ti poita nel fatto dì tcaiuta latinità^ « iS 
Jr'ase ituìenie arguta è prosaica , porre il cUtoin litìuo^ 
ghi »oppo sicuramente , perdocke e ti Irotfa di ìingua 
Riesza ipenta, e potrebbe ad ahri per acoentura paref 
buono quel che ad altri non pare, norM&nefio io Ungo 
pm^ fermo, tutti gV intelligenti doeer concorrere in questo' 
giudieioy chi in Uggendolo' rì' il 'mtta' HitUiW, pef 



D,a,l,z<,d=vG00gk' 



«oUa va^ii^ alia m^ua ^ powpvo cbjanumn^tc 



tritfo'faeStì titat i>«na,di ttik. tralignante daIf<>ro «ctet- 
M-i(%ft tÈUrL A <oftà moAt , e' G*n ta/t^ U ptiitoUt ig 

jtH infilzandovi alcum patii piU particolarmente da mg 
teg»ati i» prova di. ciò ; 4Ì otrameata, eka. sai fuut ni 
disdille '' notare ad un' ora qualche •altra coseOa, »h9 
ptm teriiirà a mostrare In Ocidlu Ij tvianiento dalla pwa 
ViUffiià del tuo tecolo. Gittiani tosto T occhi^ qua e là 
in tuli' Epistole Eroiche , le quali cìrto torto il fior delle 
tite 'Poesie, petcrivendo Canace a Mcux^po il proprio 
tpav&ttOj^ ^ tremare per la, tcoperta del tuo delitto àmo^ 
rwp , dicef 

' QuasQus ab imposito corporé lec'lai ^rat. ' 
^ Quello erat ,<{uaHiii, per quatiebatur mi pare chf 
^n. f aoT^hbe ^oHo né Tib.ulh , ni Properzio -, come detw 
to non aorebbe^^^rAl Ucer , truncaa , mutilui. p^ 
laoerabattiri ti'UD'^^batnr , mutilabatar. Avrete poi oi- 
aerpoto che Id lettera finisca con un bUticcio. Tu . , . . 
■n.^D(Ut^ Sarorit Perier, Mandati^ perfruar ipsa Patria, 
Il noitro buon Pontpà ' di diiìce ed amara mt^morìri , nel- 
la tua Traduzione lavia/twtte non procacciò 'd'imitarlo 
_ E nelf.Epiitola di Medea a Giasone, che dite coi dì 
^imÌ^ Marti*, araat tauri plui qiiam per roroua la^vìj 
gnorum, terribii)« ipiritut ìgaii era' f Iodico che U 
ffttfTJs plus quain. per coraua, è ingpgnaso , ma che il 
seconda . v^so tq maho di proia , e precipita^ JVe tapreì 
èen che!,^ù dir di- gueit' altra -■ Pro quo tum lotica «■- 
«e coscia .DOOOOI. M aan etiti par mostra una grande 
tteg&getxui , . 9 oQgUa di tchtraar nel tuono delle parola. 
Sfaterò n^lla Iperrnettra il nuovo tuperlativo eziguit- 
Siiniii: De fratram popalo para f'xigiii^sima reitat, 
tfddottato potò» dt* ^%'o Cecilio- Nella Saffa è troppo 
fura imtfnsa i aoo vanianttD idem pador aique atoor 
... or guejfv D(^.7«aiua^ ioidemmi ta uitatS quella 



DiailizodbvGoOgle 



nsrà. ■ PaHévètliM» fninkmènte (fi <fielii (^ d« 



jne^ li Smol d* argttma. Dirti tfaoerla letta nei -it-iw 
di -LtKia Sentxa. Nònr-so quanta. ih piaoaia ^ oite. .ttnid 
fdopo avtr àtUo.a Amos certe novtiU dei jmoprioiem» 
..... )uagi mnapnetMu l«caiii, «^^UM^: Haea.Midt 
idi, F^aon,' qoaft tu Uudara noUbos , Viu^o»- Mml 
;t»tÌM ing«BÌusa tìbi : 'non i ^^ mvtefci fwsrfo: ^o^ 
-ffoSn 'earae dVo iprito ? guardata H Pompei ^ e vednta 
'l^Ofne bm raddritta la cb^a. Parimente J<,OnSH> /^Mt^ 
eire U voCahala Tir' a da/t semi, di marito , « dì tuioft 
^MO i e tetaa dubbio la tua Gidippe-ì»ggendo (bI |Mw«t 
.■/tura oamienuta l'iraart addieiro per yiieliderl<t:Jtfao:-queB^ 
qiMm qui, mr ponit at tHM ,*fuTt:t><4ÌPt« fiM^minna 
j^er /ur deJJ' drgu^. Che per rapita tUfe^n ir fu pra^i 
■guanto ^ più chiara ta tradtiaitiKe MÈ^ri^iiltf^' R^n* 
sUt dopo coitui'per tomigHanté pnlritm^lriiStel pKohci 
Iciò,^ moH'ht|iii poona ra pinne ut atterit, quamitQ noa 
.fcab»ÙQ«., minor ,p«mier beUtsiim», « per v^iffinaHon 
oteii'ato ,...ae di tale .Rapina mia-fetieil morir -ga* 
sirgo , d«l non averli mì sarra tnèa male-* «o*. m 
predata pA ìa^ifio , e con piìt affetto ? Ed è jMrwMMl* 
_£lfriaso , come qiteito poeta or (( eatsei in. ongiulw.^peri , 
avvisare icOTiCfttì , occorra aia laitellvaà* » tpfùti IhM 
itUto in lanffiidùiimi veni , e maniera trolgMi, Et «tooM 
.et Tultm ainé rHiticìtate pudmtei , ì un p«rv* , -«ha 
,Pa .tf rvnpicoUa , e non ha fior d' eiegams».: E. già 
ponga al lato quutì altro : Inde fit ut qùotieVcxa>4le't 
}Hi|^da tentai,'. <(ai« un po' ttratw mitainim -P uwrfjrf 
rWffi» ^n**wo,\ehtìt^mitoottt9!e^'ig»ifiocttafi,Mtol^d9 
.per altro ^, azJon ccw^iuta , o non fèdo ^d^andet^.dt 
.^lilro oerbo.Ciò sia per un dubbio. JVon tocehtrò aitratnen^ ■ 
jfl Eleg'^ tcriU^dal^hando^.pgrvciihé P wMifK^.jij/otraU» 
di- ine -^ijihianiare , avend» proltftUo' egli tW^ax/ià iri*ieir 
,Vi) (wrlMt'a:^^ tra pur forza iac^tppitra- i» barlmfitmi^ 



J.,.,l,z<,i:,.,G00glf 



=4* 

divideremo in protiliità d' immagini • «ti «qw, 



«irA« a ftinta H^^iiomo Amt iRMvata /' MJtùiw Ììmm. 
La battezza ed hr» ttiU jton par altra gniia / iiamid» 
m-^io , eh» kgfsamda prima qiUlch» Famtta i» VirgUa, 
JB qui non ptìrio àeUa (£fiena moMicro da' duf poeti m 
eolonr* h oaM , liiUa ff-andioia n«t JUao6wui»>\ melgid-i 
morale tolta fina e màutta ; pivìa dallm iìngM » érì 
Mrii. I MjfiMRli pob^bbonmf* «uvrprwl» ucambi^per 
rkgaiani? (L. FU. Jlw.Tr. ttì Jlfedea/Illa brari 
tpatio likt, et dubitare vr<l«lnr , tijspeaiiitiqQs. ani- 
mot 6oU grsviuw riigantnm eto. ( Fav. V; diGrram-- 
&• ooìto ■et tmuUo- ) E)auaalioaea« sfifagit inoitnitaa 
Ondai eto., dopf per- quarta ti può tappt* ioabratui i 
eoc0 coniata d* lai. ^^L. IX. Fav. ,11. di Ertòh J In- 
trWRdai» xpro^^.'Oit^ÌB d» Qoifia^ aganUm «lo. 
( £. X. fho. X di Mirra) Nm qaod ooofìiadas et jnrn 
et Domina tenijtp //.qNod a rit^lewa ì ir^aUo.nan k 
' ««naa èitmpli , ma non fu fuhto a^o a§fi icriSorì eh- 
puUi. Ivi ntedtàma : Ai Cynyrai , quem sopta digna 
prooorufn , QM faoìat , dubitare faoit i eto. farebbe 
neia énclì» in proia .:..,. ttim deDÌqu* Qèu vacavit, 
i acuto, ma bUimm groiiolano a cadente, f lab. f^fiZ. 
fbp, Xl.'d'BritittOTte) AtledaSrat opet, «ed inàtte- 
ttoata mk'nebat Tarn qaoque dira &me* eie. aru^ 
f ioBtleauata è fart>lm jun, • tbarra it Wio tgraaia- 
tanfnta. La fig&Mla d* EriiiUom , oolaHdola pendere U 
Paire , ehieiU -aiuto a NettartQ .- Eripe ne domino , qni 
ra^ae praetnJn oebii, Virgìniwtn faabe», ait: febeo 
Neptnnni bàbtÌMt : quesi' ultimo tratto non pare una 
gìotafe caii luóle egU-^ip^tto. Qiteita fìènoinlta conver- 
tìta in MB ptteatore i a chi di Im medéùma domane 
dava , ntponde-t non t ho veduta , che rtbi no» ho- toUo 
gR occhi 4M'a«qtte ttuéi9qaa onerata* ìabamn: c^ fritta 
*v« , • tfinmtM a eotnpien^ il wn! ( I. IX. Kw. i-yn, 

EaAM^ , i6 



_,.,l,z<»i:,.,G00gIf 



a4a 
# iu proliantà: di paroU- Antìchiswni» è Ut tap- 
ini dita sd Ovidio di. (jUBsto ttife^o, ^.y^pcl^o 



/B Drìope tratf^rmata in acqmtk'^.s^o} raccetof^ 

'dando cottéi il, prùpriq baiilt/iiw a'tuai, dice: .,...■• ,^- 

,ttraqu« aub arbomaopo, Lac facitptfi bibat, n^s^ra- 

me sub arbure )udat: quamque loijiu pol«jriJt, tAatf^ 

ècitote «alo^t: ^antwnefili wn teneritùmi, e già tutto jqs- 

tto p<^s^tra ben po(M à' Ocìdio cacti ie /o^iow ; ipa 

qufii'^ìUte non- naiturba egli lutln la do^saai'.i 

tuoi pari Ì'«ùreAiono tchijalo in poesia, copj'^dK^J 

^eriiujtainei nelh Sibli IgfL. IS. Fa^- ^i.,. , ..'. t'^|y W 

tamea aeatntit intus; la qual favola del rimanenie.i 

un ìuperbo lavoro d' iffiifosiun ne'pmrùcolaii- E di e^iwi- 

mvnte iovórirfe »« aibiam porsccW neii'6|( tfc^/ltij», 

che. per tutto queito non tffrtno etenti da'neiyclie^.ve- 

^i^mo accpn»ndo. 5enft(e questi due versF, tià eBotJ- 

legia delia Festa Agaìtaìia rtflf^b. i. Pa».eti«ai ( ^OM] 

..fi«i Bolitia «etare pViorum. Nopaiq» ie l^dit J^aja 

tuliaie djém; la 'tetta facUità, di ch'era pvitOa dofar 

to . il Gontfuwra agli eitrj^i , or }ateiando le parj^m 

proaaitica orditianza , come podeangH, or» tcflnaelg^^if 

tutte pur pft finire ad Ogni dii^o' U /entimento ,,4» ^ 

^per amore,, per far,x^, ti .con}9 qifi oeggiam /affi'. Kfff^ 

, però piìt ipeno nel primo. Et cum lediicU.tali^^atpa 

fcoit — Dependatqus fidai a veniente dio — Sic f»qM 

vàry quod meiJiutu» erw, —lite dolor verbis ^3»*^?- 

rfindùa etit -r- cAe * onc/w. verbo della sua b^c/ì.. t 

■IHe color vere aangaÌDoleniue «rat — Flqmi^L^» df- 

, beraqt juTeaqa ia amore jwvattfto-ecpiìa^cei^^ntjfi- 

'. Oi. che poi nasce una grande ìmiformùàd^ nians^-^' 

, frfi aita molta tveoevoiex^. K già i tuoi, pentametri.* 

. finiscono in erh , erat , fiiit , .o sfno (irc^itdlati tiff J» 

. toflantieo, ed un aggetivo, 1 uno in capo, j^.a ,nv^> 

'..fi f altro in c(fiÌn;,veriigra^.-,Qtiae'po^«Ìt c^ea. Ph*- 

^ be. dec^e tuo* f Sad ^(l^t iiugta. paQca.„^écn 

..lyr» .— BJq>go apqaitit^e ISlMO;pipelft,«jeae.r^Gof- 



J.,.,l,z<,i:,.,G00glf 



~ 'Seneca cfte Tìvevà a'raol («pipi, ci narfa clie 
' Scaufo sotea clnamare cot soprannome di Ovi- - 



mnh nootM ìa >a^ vota dna»', dt' i nel Aurora ^Ja 
^ual» avendo egli {gridata del tuo tanto ùffrettard, iog— 
giunge, Jurgia fiai^ram : K^'ret audtige, rutiebat : oot 
vedete qual equìvoco Marzialeico , per non dir puerile, 
Ein quella torta di verii'.egli non tien nb miiura, né riiAto. 
Di sopra ho ricordato Seneca; e ceramenie il cojfui cinica 
di tagliussare il perìodo in piccoH lenA , ed a ipicchi , 
è quel parimenti et Ovidio 'empré che gli pien fatto : e 
quello injieiM' con tantàr.delleanliteti, delle relazioni, dei 
ripigli , e delf altre vioez^ non è da efedtr quanto o/** 
fenda alta aobiltà 'e- al candore dello itile Elegiaco , che 
passa air Spigramnia , e perde la tUScatezza tua pro- 
pria. Al q/fai .cìsio appartiene lo itesto chiuder la sgnr- 
tenÀa quoti tempre , ai secondo eerso. Ma ecco ire litogiù 

■ iiuiffii, f uno nel primo dett Arte: Uias ajiui movet 
hoc: Vati parets perito: Vera oanam : ooepti^ Mater 
Ainuri^ ddei ; L'- altro ne' Rimedj d' Amore: Tarn venus 
oHfe auut. Qui fiaem qoaer^ anaorii, ( «edit am^ 
rebai ) rei age: tataj erìs.'/I terzo net primo d^J'a- 
tU, di Caco: e questo va a scala Dird virò fflMpsi%'rea 
prò eorpare: cOrpai -Grande ; pater mangtri^Bcilciber 

*niijus erat. Né già patto tacer di,direi' con^appuT\to 
leggendo spetto qupl filoiofo , e questo poeta , fio /atto 
ragione, che l'uno parrebbe V altro e f altro f tino a 
vicènda , dotie al primo sì deise il metro, « ti togliesse 
al secondo. Udite dui per un ghiribÌ1i^o alcuni dittici , di 
qwitò ohe Mn nella drita opera 'Sei Rimediif d' Aimre^, 
stemperati da me in prota a parola. « Forsitan plgebit 
■' exire a pstrJi Laribai, led exibis tafùén: redire de'- 
• inde Tolei. Nec patria». te Lar , led revocabit anri- 
B cae ai^or,' iplendida prdeteodeii culpae luae verb& . 
»... Neo pula «aria o«« disoedere : abètto lentua dura 

' > yiraa perdai, et da» tH line ignei Si olii firmala 
> m*nt« profferabii teverti, Hèva tìbi TBoellil anta' 



J.,r,l,z<»i:,., Google 



tfty ùft tertò Montano Orato* j jchB awa ,pDr 
onesto vizio di guastare ì propri poisieii col 



'«> anns inferet. Qni4,' qaòd Bvtdtn, «itÌeHi(iq|k»,iat 

> ab(uerìs( réctixits, et tno spKlintn otnór- «W^ifi 

> \iUnino 1* Profmt &micB« vilii* awidn«Hi(>ites«, idr 
»' gu« factum ga«pa iBlabre fiitt 'tiitln'r..i Turgida 
» Tocetur si ^eaa èst, bì faica «tt, nigra: potett macief 
n liabére ìn gracili critnan . . .. Proderit etsubéto ad 

'»' dominom , qnum St aili non finxtrìt , eeWas. siaaa 
'p gTadaa tiiliiìe. Atifertmur oulta: auro, gfeowoMqiU 
» omnia tegnntbr: niiaimB i pia mi puell^ paiwMt -a. 
'Clte ve ne ie<nbT<t? non è ^uaÙ'inya^ài di Caia Amua.? 
g^tul ^metallo orckimìalo.^ in fine queVa ttiun^aFMa puf- 
iianto a notomia più dittìnta. Oli abiatici tuMaìuti , bta^ 
fhi fonerò in uso eziandio nel teeoto -auneot-pur poUo~ 
foH ad un Ctrl» modo, e frequènti , tono nnèh' mm tta 
gì' ind'aj dello stil declinante. Cotoi aa' odortn questi d'Ó- 
wììo , <3te he t'nnbra amar fòrte ìa camodeaz^tt (fte'Bi- 
^dj^ at certe 7'quatnvii .odio rofliatwDta, aalàta. -— 
f n^' Patti) Nox erat, et. Vino •aamuin' facienta,'^ 
eebjBt , nieno ìnóoHo però di qìiet delle Meitmoofieke , 
tutta f^òahiaja. Qnae ttrepituìm paMti non faai«i3t« ^- 
nit, { fSt, ne' Fatti ) Cnrrendi vira» «ripiente a3«ni — 
^ negU ^rr">''i]Vidi»em nblloa , mutt* Decanta j diei> 
ciak tx o»ca%itU It medetivio di^ di certi' participi /uti^, 
che lervoit pure Siicorciati^'af nk ri poitondar bene ^ 
intèndere, senonper ^fempl^Nel ten^ iibroneitArie d'at^tut 
, $ed me flaTuinibuf venti ma)orÌ9-i%irani, Dnm a^ipu» 
In portii , provehat aura Ifivii -^ S«ptiaaa Iivsadtut 
, non èxibtliira aequentem. N^' Arie tt nmater lam pffl- 
,Cij1) abaenti cura fuKiru* abi. E nelle Uktamorfoù : 
Sjìvtqvé , sóle tocam patmira t«peiceife<[ii*ll0: Cw^ 
ae'participi in Axii, e a»' gerundi", mitin oett^- itrutiurt 
di iiTifqtii ed a certo lume: qund ittt vedi thi.ha oàhi 
Ai ciò , ma rwii sa spiegare ^ de «arodre mient ÌAù/tffxa 
forti melilo reheadai e^ùii — Aocipieada $iaa. 



J.,r,l,z<,d=vG00glc 



a46 
. Tt^o^ aoTfifcbìamfinte ripetere. PoìcM: ^ooi^ 
Coàtaitd £ dir^ bau muli «^.w^uM.po^ 



mobili* «ara, T«ni — .«. oam pnoTÌa Indi Tradendola 
Vhuobo PailOatin inficit orMia.— «■Occidit £urytioa 
'étaltB dUavinz bibttndo — r^tOi flCCO piilei r^oioé, 
' «t BAH £lllara patandoetc. ^ mf)Uo^p*iio. l óimìì 
RiMtiy • travetti ari. mooÌ d' argentili. Cfip^nfiaiojto ad ei^ 
ter» m grantirmn»^ V9ga enùiitdio nfìl^ Bt9".i '^ ^^ 
ttamim Tacilo, i Seneca y e i PUn). Mi^li^atemmUa 
pntt pieda H ecitam» di tdaglùr gli avoer^ con l',ex\ 
ir j^ iAikiidn^ieiu troean.pat»ebi.diu:iol(i.ffS(K venut 
«X foto noi*» fniiMt. ÌD«n , jcrìo» Pa,TÌde_ aUa iella 
Orfta\ e il patta. tUito aBagoo. Culpa noe ex facili, 
-qiiamvi* mcntiéitÉ , probatnr. E altrove: Non uc Sit- 
fiflili caniK^ potanda itibait — Vetlq. ifd ^x alto dia- 
lioralare poto. E poiché nom «t gli aoeerbj , tki Aa' 
'pratica di etrti uà particolari dell' i^ fifj'* icritori vit- 
'tftti tallo i' PcjpoMwii , e dupo , ti gU potrà, scorger tutti 
in ^i(£Ì6, « a pena in niuao tjtro dt' luoi precetsori 
<icesf)w io mnis. — Hm'o ego juratai,Tobis.ÌR verità 
voMti*.' — Er^ (^ .«afficiani ^11* in' nova criinina 

'Mmpsr — Ii^ Tcruto felto crimiiie demo &àpm ero.' 
ìfelia oomparanotù poi egfi ufi qualitei pià'd,' ima voba 
tn Imi^ -di' quali*-: che aon ve a ha [traccia in tutta 
Tetà-d' Auffaton j Megli Amori ) Qualjter in thalamos 
fvtmatt SNuirauti* ii«e, — Qualiter abjecta do dIta 

' Ailttat aqoa : tnodo ohe fu pai fami^are a Marziale, 

' iVe^v' W pur traccia di quantum ad me , t«. ect. per 
quftBtval ÌDBiae*t,m taeitnè.f^n^oco d'ilo quantL4ia 

■ per naattutu, taìm nelfelà argetifea , e in Ot!idìo:'[neì le^ 
CMdit delfArte) Qoaatum ad PtritfaouniPfaaedra pudica 
fuit. ( mOr ISeUaaorfati ) p«de^ digìtos > in quaatam 
qaaaquo ieont%, Q»t , Traxfjt. eto. Ed uta egli anch» 

Sauo qaua potM per quantnoa pstei , come yalerio 
(A^a • CÙnio- l ftel.primo deW^rte ) Xpiige t'uum 
hilttrì , qMm pota** uqut latas (. n«j Rirn^dj J quaip 



_ ,;™:,Gooylc 



346 

W'dusn, rìpetmdo WM bette. Sum ^arn ^hsi' 
còraerUm muxm rem umel bene dioere , t^fficià 



pQtflt In p«ius ^oMs defleote' paellas i ' £ nel prima 
éM' Arte i per «wnà da notare il temo d^l tfav itrf 
«erta : tSytta patren , «ed umi <]uo filia debet'-, Énu> 
TÌt>, d'oè qaeilBadmn<)ain,'0'qaoad, o (tna mente. La 
gUal partìceìLi pretto gli terUttrt aitrei'ha ienrf 4afora 
if (ùnf^tbRti significati , ma tnAvri^vw^o , )i àubitbndot 
jbnìtte /la' meàetimi autori «Ila tignifica iptuo affittcM 
mB non' trovo mai che ivportàa ùl tam> in tento A 
che; e pure Ut questo teirto è fiotta da' 0>iSo là nei 
Bimedj , t« la leihne i ^ffimu : N« «ibi Tarn pl»«e*t v 
ifàù te oontcramire poiiit. Nei qianta de' Fattiti kgg» 
un per qaod, che fa le eeci di qnotnad» e no» M 
pare una perla; ■>. per qond fierem — ^tesntfe3ta'dQ>- 
iorirP Tai h F-in qaitl di Seneca per cui boao- E od 
abre particolatità venendo , non li tuoi trapanare coma 
tei Vohm il nettro po«ta conserte per naopa ferma ^, 
a^Btivì in tottantìDi, ed in nomi Per cM^a<f 0tetiipi» 
nel terzo' de^ Fatti fa dire ad Enea ' ^ Oidoiiè. .Bri' 
mi bi!' Irradi bili 'fitrtiorjIlB fait, che hquant» dir iapr4 
ié qdod oredibile nt. E nel primo delCArte detcrieend^- 
/J'-Torrffo a Pàiìfe: Stgnatni teaui media infer «or* 
ntia nigroi cibi nigra' potar «ftWe it^uet 13tlt -{lAC 
IftbMT ^tora laoti* erant , iprernsae notahSk aàa 'nbifr* 
ma/Atra: che in olfro autore cercft^reft&rrf Jfbrifl-indanMk 
^hgge anche nei ntedeamo lAro: vV^haat ^ro a\^\% Tfty^ 
qne, pìumq^e tnis .■ benehh fone- quf ito lAatapat nkav 
àani fra gli altri neutri urìtatìiiintt , jufliumaeqiiut»«to 
IA't/o(!*;«^ecia?niói/e dsj ni^ro , con epiteto i^aai iH cai» 
è- dherto. In Plinio il Vecchio Ah jwafcfli! coni di to/mgR* 
ante. Pfel lUiro poi temo digit Amiiri harvi un volutani 
ciMmo per so ffolnuni: New l» pr»eterBo qol por cat* 
■ax^ 'volutane etc. parla dei fiume Anietie. Fi quS 
Tìiodo per ìtìlro può giuttifinani eon' quel di 'f^gtffc 
nel- 901*9 delf £neicla f cfljWcAà Arfoeria^tia- juioì-te 



j,=,i,z<»i.vGooglc 



^^ 






gMMbosque «oltUMt Haerdat. gu-A-die^h A vgijtt^ 
PMrt*> i^ U patio d Ovidio non ^ , ch'io, mi A^^ioi,. 
aw^tHè' da alcun*. JV^ aicun^-fur**: u^nrA-» quella^ 
fn^g-'delMcondo deìT Arte neW tippatwonè _éP-ApoHeiji , 
—• .vata* i4Ja — ,¥Ìd*ndas agit ; ia qual^ o importi r 
ìUai TBtMagit ndaadiMr àai quel vate ó offre-viiibiiiti 
o ■ vero ille agit vilkadu* rataB « ci<À , ■ quegli - à iffi* -, 
ìnmiiitiì joT.ma dir 'Dato i, a: <t^KÌ miid» tente -detta legtt 
d«'.u««!i poiferia^i. £ a proposito di quettb ag^ TÌdeB:i- 
doa tìagitlari per astat >- *attaiilr' pro^eriSualo*!' va>> 
tapeta, .sig'toi^Cavaiiara, che CoUU verbo È proprio 4fJ^J» 
4fr-ienri' agar*' Patietn ) iPava.iitutB «te. ma tapele Poi|' 
dke- attrì^nkt Ovidio «««(ra, fa&tia uf«(o paùiiament*' 
<y:^iUach« ita- nel primo dìeU'jàrte?^ Gt fiivaat )lli> 
^Mqiai» 'agatur-aiiiaa*. CeiW ia bom m> ifAver^MaitMt- 
^i'^l^ pater, parasitus, al«. par <nhin4iH'> ,ft- 
itidabitnr t /^r^ appunto in •S'onecà 1/ Retire: (tu- 
](a Oen^r ).pot(Nt nihiiomiaui et honm a^- patar^ 
«tilion oKoratas^ Beachi il terno non i tif fetta le *tett<i^ . 
Ed-Oei^a- ha, dette pw ne' SSfedj : 'lìlio atiidDa-fioti' 
ffeltanti)raiRaDle>,.nd ha in ciò olirò eampaff>9 y ohe ■ 
Artlobio,' Differente. 9 quel d' Ortàio a Floro, -oarneo&ì'' 
tuMpa , «fi- ordito .<mcb' etto. — .ttt qat hbiid SatyriiM' 
punt «^raatMD Gyelopa mavetuv: Mutdettoitow acrai-r 
be, iè VertoiÌMO'^per •aoMtitura: 'qniaqnii noTetuf: Sik*. . 
Hfrnr. fFattafaka' i di frm* hui^a più Urano iT paetif. 
cipio jityiii^ MiibaiM,. rKJto-fetferadiPtfrMiop": Virq^^', 
^ihi ," demto linai Dapeadas , abes-' Ne' Rimedi-, tei^ ■■ 
«itot) , facftidtì a poet/f- coraggio al laiiero Arihaite d- 
vitrepaMorta porttt'd^la tum dAiM, dioa: .£t'pt>t«tls- 
i]bodo t'hìlo tvna . . .'V.noA mi fi^ qui «peci* i( eerh» . 
xMv a sfoggia di nome y -eAa> «i^, l'ìncon^ na'^uaiK 
j>liwi ■eeventaì*me-A-iiyarhmeit i ^m'4UÌ toarfan l«i*i . . 



D,a,l,zt!dbvG00gIf 



30 . 

tfnKo «<ffw hago. iCBariàncha Staimi diejBK» 



tfi^fime^n^ im nàirm i ti^miffitarì^- taho aggèmilati 
ific maamr Irtma «le. MOM'W Carygtoae rfafic i mìu« 
tèa» Piaut^t lu -(Bp» ronivrto «mara «toi Qm-m 
JMtt tmie vi v/a in m» di |>er^ ,~ no», i ffunMi aim 
M^/«M Jfff ii vnllfl mi ^ M)ctmiJr« «T uboi ^«nitaM 
AariT :fibgjd JU. del loiva <Jq^' Jlinari^ «fa» md^t* Woli 
forato <ao«r daff irr v gtlan : — tn. Mlig» taatam.. Ma 
qODqtM' t«U« v«tia , amie «xwoitu -À3«b : p^meoM ti 
toon ar£rr hotwMM' tu teligv olron '«eli^'iB».lil»*D*> 
Itr Udini», Aida ooaetaoi , o doto: III mI»« ntnHn 
^(«Mr kbnW , anne «mctni: <ìom Omdio W» «Mr»(ié 
^Mrnm» velli 1 ^ ó^rrùpondnr la jtrimaAabmn , «sa 

l^gyr.- Ó*^ *'i^ formoiBis n nonni « esita plar^atT 
• ri ^ ri^auté, À9 qUedf dna ■ partiatOa nonimi m^ 
afrijMrf ^. Y»m* dioMi, ^. oto ì» oro ama ■4Ì fefg^t pua 
4^' ot»^ c«R^(nM-, *> <"VP"* imA in Gebo^rc&vaM 
furi i fei paitegirici dei Siameouì ha^la ma*nÙMturm-^ 
•iaitòhi picrtla ; d" argento tmeh' eito ) i negti ■atin^^ 
bAitì. È par rv^or molu com ili un /iucio fai» ia imar 
Hm'uma tOma di fiuttditfH ne' Rime^. E fattività. no« 
Jtivat iiM damo; di «itrtiefe tmtaf^rict ptr ttddM» 
Mi leoando dàS Arte: lam. ntolìré ^■litoiaBi'a qiii-..)dii» 
|M ,' et airtm» fbhnoe : ijt 4e*tfiwfe> porànch/a . n)al«< 
,^(i» neUo 4tt$i» fibre: — n«o «dIiq i^eatt^ dwia 
«ilo > dì prosmitrt' ;wr aitnililudB «vf< inad«in»t -tf 
.l«t«at viti dm firoxini late boni, ^ ii«r«cagnatio >^ 
«hciiiio JÌe/tr Metamorfoti — Jpta«[iJob^]QjWk ^ . mÙ 
-proKÌnitatj^di bis o ter. lOuliereiQi. eootiitucre^'Mf 
.«ontineViter iaìre,-na' fera» |fl^' j^amfìj Ter . Lw 
'«(Emo DontttKMta meo: di^conAandit/icr èÌAtjire< dEM 
«MlJb ftMn»; N«o miaa* eat.confitM V«>ii«S ,.*i^*rM(40 
~F4">I^> (Ii:taB^., p^ in op nmavn «d4iMit »a^ aM»r- 
tB<{^j^uti: HMB>iuUaj<MBa.pMnt»MjioeabtM« Jil4> 



j,.,i,z<»i..,Goo^lc 



mpttr dire:- Afebat ^murus. re» veramsmam 



XanKÓr atCi « ^ vinC aUn ìocuaiom. jmco g^tiH^ 
venuta in pregio ' «ph a'Ciarnn !||e' TtAcr; Ì de* ^JvrpJManj^' 
«•M ppiina -da «fewM 'KmSììv niW'i*rir«,'!«h* in. pnuM» 
£M pM /onkar aoleue 'un catofogo ris''.<tu«i . mkoMS 
pmtAeotofi , «wMM «. notati d^ Mpw , a pfWM' '«•a 
finirebbe. BtuA aoclw^ maggio. d' liicani Siati^a.tit'ìM:f. 
« aimnlaoior votata, forabili* , paoalUi iadattrictas ^ 
indefernv, mdtiftetui. ind«^efitu9, tndoplontu*, inf^ 
^«irìtétw, id- «llri'th cotal fiuta 6m duri , . etm imta pnni 
«MHON di fuleitnJna, firmamina, ii«nlainì|»a> tmMaoumi 
IvràtMiiBa > mod«raiDitia sto. «dwoetoli moào «onwidi al 
mno e a ìui moltoi cari; il seme de quali col cadti» dtt 
fut* giuto piit tempre moìtiplieò. Delh parànoiitaiiè , i 
fcoct^nle, ma étadintamenCe per lui raccozmatf— ia-> 
fvtii Olbia in mhe fiik— Et Teaa»in viim 4 igau m 
^plf fwb: oreeiÈUtr ptr.tratcumitam: iiùiitMuhmìBa^ 
«M-^daaM paraot* — Hnno quoque, gtM^-qUfuulMK 
fM> .damioM. noiniin diaat ara,, etc V i.^uò, ktaat/i U 
dopenr. A (Aa a^^tujwrA fwr w/tinto , cA« nelioh Ovir 
^ìe (i rinocn^ana Tracia d«' o«Fn X«0nini , o vtiete rijr 
•Rtfi, piA Oliai, dte ih tulU intieina gli aatìéii: } W^h 
•MMbmor/wi )' Curpon mdoritn tobala ^ogaatsp 
■CMarasi. /m' J^iK^ Oigaa Oigan(èi*baea tnntdalttr 
'ht%- tropfaaek •^ "(■«' ^fttetti ) Adjice de,flaTÌi Attic* 
ibetia favi». (n^Ii tintori) Et n and uni' m ti* dir« t»- 
-nena datis , ed In aUri Jaogìù nonlpocUk 3% qiA lià 
ifine, cAe m oerità mi romrfcio à (degnar miao Mum'» 
'ria» parcfcÀ-cvd» MamMo (fu»»' tallirai. ia ófrUa :pw 
-^p^tóo MriHo wt fiànt. Ma }WRiAè''Ao: Mota di fp' -^ntf 
■MiMnte a pedaitte ^ddotio a oaiM, cAe ad «nbi di 
''«unì ì di^tti , fu e Mffà mai, tempre tenido un vùrMol 
4f ingegna I a una fonte hea^sinta di poeiia. Abbiate^ 
rfwtgùa t^utO nUo- Cavaliere , ^ueil« carte impudeiui 4 ^ii- 
mà'xhÈ g&MTVfà NM,^ '^ciana. iaotrPKe. Ai^a-^ f- 



DiailizodbvGoOglf 



sSò 
mrm^ oufgnom i#£ufiem- esity sdre di^éaarte^ 
qumn.teire eUoere (i). "i .' 

È noto a. tutti I esempio' splen^d» cJie ò 
ofiie-ii filosolo Senent-cb' questa -OriAbami- pro^ 
liaiità, cbe talvtdta diventa paenle e fastiditMa. 
BescrÌTe Nasone il iliiuv^o, e conùncia; 
Qa^nia- Pontus etwiL, ..ikertoU quoque iittora 

Eneo an'- idee energicamenke/espiessav ddlo«tato 
in cui rìtroTavasi allora b tetra.' Passa 'quindi 
a. narrare diver^ aWeniinenti'clie doveano essere 
ima oooceguenzii necsaaria di qodla deBoiozione. 
Dioe-ad eMoopio. ^ . . 
^patketta rìtuni per apertos fiumina. campos. 



. . . pressaeque lahant sub gurgite turres. 
Tutto beiw^ tutto grandiosamente, dice Seneca, 
ma come poi taàax fuori -ooniqosU^' imiàagìne 
Medie e ' minuta 
jVat Lupus inter- oves , fidvos vekii unA-. 

ìeones ? (a) , _ 

Potrà -mai' lodaisi qnesto- contrapposto die il 
LufW e la.Feoora per natura nemìd,<naotwp«a '• 
insieme? Qual meraviglia , queAc^ tutte le cose 
etzvna portate dalla furia delf .•acque, e noil 
nuòtavonp già- in compagni4, ma .v erano soni' 
merse e evolte? E non. iu>la il pqeta meravic 
riie usasi più sorprendenb , onde queste %nimt 
leBte tacere che impiccoliscono" anzi la cosaV 



' ^i) CoDlroT ,L3>. IV. 

'(^ KatoniL Quésti Lib. IH.' 



D,a,l,zt!dbvG00gIé 



3S< 

I^àriosta cba molte; veto tiommtn wfuA 
Ovidio j al cìuito qifarantenfBo.< &vft à rappre*. 
8«at%lii una soU stanza gli efiattLtecriWi «ddls 
iHOQoaziom del Fo, à aerre a tm. (|i preub 
delle kcisagìni stesse «he abbiatmo cendaofiBte 
in Ovidio.' Ma qui si tratta dà. aorerebianMHto' 
dlun 'GMme, là d'un univeraalé. diluvio., qni' 
stano bene e fanno msnviglia, là dispiacòioiM» 
perchè awilisconO' l'argomento. .Ma sentiamo' 
l' Ariosto: . j . 

C(m quel furor, ohe*l.Be.de' Jtwm aUero,- 
Qttàndo rompe talvolta ar^ni e sponde^ 
E che ne' campi Ocnà Zaprt- il sentiero^ 
E i grassi solchi, e ìfi biade fonati . 
E con. le sue capanne il gr^ge intero, • 
£ coi coni i pas^r porta neàl' onde. 
Guizzano i pesci a f^i olmi in su ia dmaj 
- Ove soleano volar gli. augeili.in priauL-t ■ 
Anche Quintiliano notò questa pnJifisìtà ini Oltì- 
did, èonóe abbiamo «Itrove osservato; eò^judt'' al- 
tri j e infiniti pdi fra moderni. Tfoi landremo 
raccogliendo qua e là dall'Opere sue alcuni 
esen^ non meno insigni degli addotti, ondb 
si- -'Comprenda vie maggioripeBte , che questo 
difetto era in.Ontfio caratteristìc». Chi puà tRter 
la .pamenza nel vedere difformata b bdht caa^ 
wne. semj^ioe e tenera che mette ia.bseea Teo- 
crito a Polifemo 'amante df Galatea, per jion e»- 
serti' ^li contentato d'imitare ia ciò.aq^pfdo-- 
samente il suo modello , ma per voler aggiao- 
gere similitudini sopra similitudini, che chi pa& 
tutte leg^erìe in luogo di sontire compass^oife , 
dehbe ridere, o promr no}aedÌB[|eUo^Ce|;to 



ju,i,z<,d=vGoogIe 



noD U leane <3 Gravo» t -il .qoal dice, cAe.tf 
€ioU^ avTfi^be JsnO'to ?tp^ poco il trUva^B^ 
^oMrosQy >fe. avfue potiti così agiatìtgienie 
dtvettirsi in'sì belle e varie sÌnnUtu^K^(^i); 
Kf nm puce. U Quadrio il qual pensa, che Polf* 
/imo avrebbe mille volte riitnegato il stitì 
-amope , arm che làscmrsi da, Ovidio ìnd^Hf 
■a fatarsi con dire tmUa roba (s). 
1 -'M* «BdiajnO'iiinanzi. Nella prìma £l^uì de^ 
^ Amóri, narra il poeta graziosamente, ooms 
sosto eBSflndpsi . a voler comporre ' un Poema 
Èpico, scrìtti i due primi Ter^i f^h* erano uguali, 
^eioè a direesamctrì. Amore preddendbsi' giuoco 
-di luì , furtivameDle levato un piede 9l secondo 
-lierso, rpnduto rabbia pentametro: dal che ne 
nacque un .metro non all'Epica adatto, nia sib- 
bene aU'ami»x»a £l^à. Che, Iiai tu che'&re, 
■^Li éidama, volto ad Amore, e qual diti^ 
:Jlai tu sopra i versi? Noi poeti vassalli «iaffiò 
tààXe muse,- non tuoi. Non sarebbe rìdfccio', 
«contìnua egli, .che Venere ^gliesse rannida < 
iMinerr^, e che Mìoecya agitasse le infiammate 
làd -di. Venerei Tanto bastava. a provare (^ bpn 
è lecito neppure agli ìddij .d'usurparsi m jQill^ 
dìrìttii.Ma Ovidip soggiugne aipplificaiMO? '",' 
Quis pro'bei. in silvis Cererem regnare fugom ì i 
Lef» fJiaretratcB f^irgims arv^ còli? - | 

■Crinwus insignem,qidsMcuta nhpide Phtìehwn'-^ 
•■ Imifttai, Joniam Matte movente Lj^rd/Jif. 



(i) I>bIU RbeÌoo PiMlrat Lib, L fUtff. ^. 
• (»> StoTv» aiRag.^d'<tt{aiPa^a, .Tom, L pt'g.'^ 



bv Google 



1^ che e da oss^^re cBé <}unti> <^ 'liliiani 
«^e;inplì aUro non tnostrano the amof ^'patol^ 
e prolissità declamatoria, ma non^-puittoid'in^ 
gègoD. Poiché ben era ingegnosa 'ìt fare «itdéD* 
fìon un paragone -U dìsorcHne^be nascerebboidt 

rato sovvertimento d'ofHzj contrari atì* uàtor^ 
ciascun Nume: ma , da che il prìtuo 'esente 
|>lp fu ^trovato, non v*ìà più acume a oMit^ 
ntu^i' anche con mille. £ quitidi poteva metter 
,GÌove in Inferno , Plutone in mare , Ncam^ 
ìa Ci^, e ra discorrendo per tutta l'ioiiiitp 
jKliiera dì' qaegli Dei. 

'. i Neil' Eleg. V. del Uh, Q. degli-Amorì, iu W 
gna.il poeta, pefthé ad una òena , oVcttlifiiH 
^e9 dormire, m sua imiamorata troppo nbovl* 
a^nte amoreggiasse' un suo rivale. Perchè ^-91^ 
fjW.do dò e^i , <^ce d' avelie tutUr tutti -detto 
jChe gli saggeiì le sua gelo^, e cèt élta per 
vergogna e timore arrossò in quel 'nudo che 
Arrossa il Cielo all'apparire dell'Aurora', o qii^ 
■giovinetta sposa dal novello sposo la prima >Qlta 
.mirata- .Qui potea il póett far punto;- ma «ó 
.ch^egU per amSre d'ostentazione ctMitiuua ocn 
tre altiB similitudini; 
l^^ale rosee fulgent inter_.sua lilia nttxttfij ■ 

Jat ubi cantatls Luna lahorat equis : ■ 
Atif. quod ite lorigisjla^cere possU ab aunis^ 

^McBonis Assirimh fcemina tinxit ebur. 
£ questi così fecondo di vaghe e hrillantì im* 
«aaginette , è quel poeta medesimo che al prìn< 
cipio di quest' Elegia , dice desiderarsi la morte. 
fotofori mefi sunt i cum te peccasse ricordar , 
ffei mìhi pefpetuum^TuiUt- pueUa imdufat 



j,.,i,z<»i.vGoogIe 



*M4 ■ 

; Fra 1* Opere d^Ontti», inagpì sonb per pUf 
healk d' immagiifi ^ di paragoni é d' esempli , 
tJrie é Anuxre e il Bimedio i Amore. Vedo 
io Iwn concedere che 'questi Ptvenii lascivi egb- 
lanti, diano, 8(;tes(»-i( loro argomento, più Ubei^ 
alta Cintasia dri poeta , di spaz^re qua e là a 
. suo JRMM^. Ma egli a dir .vero , xsssi dì' qù^ta 
in un taodo, che non è forse men lìtetiiàoso 
delle imssime chp in essi inculca. Non y'.è 
|)reoetto eh'ei non confermi con tre o quatEro 
paragtmi tolti dalla natura delle cose, e bob -à- 
trettantì esempli che la storia ò la fàvola -gli 
«omnmiistrano : nel ch^ mentre eg^ ù studia 
-d'esser vario, diventa per uniformità nu^te volte 
stucclievole. 

Parlo, cc^ dicendo , agl'intelletti sani, nutriti 
deUa sobrietà di Vii^lio e (^ Orazio, i quai 
converranno meco in giiwtìcare , che non è sein- 
pre lodevole il far pompa di fantasia , d'eru!^- 
làime . e d'ingegno^ e che anù è lodevotissima 
cosa ' tavolta il mostrar meno ingegno , per dar 
4nogo al giudicio. V^bi graàa , per tare com- 
firenderea'soM alunni, ch'egli ittrtriscenell'^rtó 
■damare, che infinito era il numero in Botna 
ddle b«W! Fanciidle, fra le qi/ali avrebbon po- 
tato far scelta , ecco quel eh egli dice : ' 
Tct Ubi tamffue dabitl^rmosas Homa pMelldi, 

Htsc kabet at dica& qiddquid in orhé JÌMt.{ì\ 
Bastava questa proposizione a far enei^camentt 
intendere che Rotaa era l'Emporio delle belle 



(t) AffÌE Amat. Lib. I. 



:..Cooijk 



.455. 

, .donne. Ma ,che? 40n(fio.m.vti^ ;fin>;'*i^tareT'e 
le hiftde, e. i. grafiti, e i pesàf e ^i ooeelli, 

.e l» stelle, con ù|,-,b<^ veno Inomno ' atte ' a 

. .guastare ' qualunque {^isso |iàù maestoso e snUjne. 

Gargara, quot segfretas, <fuot fad>et.MèthjtttAa 

; ruceinos, . : , .... V? ■ 

■ . ^qfffo^.quot pixes , fhsitde teau^/B" toma; 

Quot e^tum stt'.lltìs, tot hm^<tua Soma puepàs 

Ma^r t^^ -^EnefB conttaf* in. \ud^ Art. ('f). : 
ySoi persuadali^ i suoi ansFOsi j£sc)F^)6tik<tbeie 
prime feiuniioìli lipulae non, debbono avvibree 

-jB|(ODieutare, , l'.amante , cbe .debbe . promettei^ 
tutto 4^1 .tempo? entrano a pitwa e*i bini , e 
i. (avalli, e gli apdli dì. fenpo, e il Tonare, .-> 
il sasso , e r acoua. . * 

Tempore di^àee veniuni ttfi aratra jmneHci , 

; f Tempore lenta pati Jrcma doceruurequu 
Ferreus asiiduo consumitur ipiulus mu: 
^jìierU. assidua' vomer ada^usthumo, 

, (^d msgis est saxo durum ?. Quid. ntoUms 

i?j^ (amen sbolli saxa cm>antur aqutt (a). 

.Yuo) .iaG(gii«« cbe i dovm d^ iBwneo non s'af- 

^pieildon per. arte ^ laa per^ nabira. s'adoperano? 

, epco eh' e) pÓQs. in campO' tntte le bestie ' dèi* 

r Universo^' . 

AìesifmJbet qiìod amet,- cum quo sua gaadia 
•jungat (. 
^ Jnvenit^ in media ^naina piseÌA aqua. •■ 



(ly ArtiB Amat. Lib. I. 
(a) Ibid. Lib. IL 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIf 



. ^S6 

i(krm pirimsaftJktr. m fmt ^m^e^' ti m stiù ' . 

Sustinet imnumdum sima capelia Manate. '' 

Ter loca dividups ómne sequuntw e(jmos(i^ 

dògli ardili- ,|pavMÌti' cbeifii^||Siio^ VeA^'^U)^ 

.SK'»t4Ìw»-^vebù.temtpta'^ébiitiiittètv.-;\-^- 
ì?vtìt lipt$.,~^ veros etiamMimc eiUtis lOtMtÈ 
LudUaf.etmt.amùmon-^fiaetitlHtuJlé». ,^^ 
Nec -^UBB ptieteriititetsum ra/ociéitur'.tMtÀi: 

^*Nep ^lue prMeriU hora.mdi^petatl.'^-i' ' 
,'C(.féMKm est «ta^:- cito petite lubltt^ mu^^'- 
;,^«c Aona 4am ae^uitw^ tfimmt- iwui- a^M 

■ ■■ ^t,(2). .■ ■ ■■-'■■. I 

q^'uBÌ.fkoi^ opele putrir didl' aHraro;'!» 'Iflgb 
quello d' ^ttcnd^Fe «U^ Agricf^tara ^, tBaSH^'én- 
txito. ùi UQ, campo , dbe aMi^i» radutT^IHiieri 
|^<«o|teP^:> à dime^icth de! MM jitòMMtlatt', 
.e tesse un intero tEsttato d'r^AarieoHuM"," dto 

-dii poco .è iiàaa<«, (ti qi»dlovdii'Ker.Cre«cenrò 
Certo e^ iatrodoce uno sqoatcio GN|argk0 teit^ 

.DBlF^ ^iwanto-e.pia TCwi, ii.tniaie è «^- ^AlllMré' 
bello «ibbene, ma gigantesco, se s'abbw rigando 
al «wqm dft.'C|ii<eà PoemeCto;. QuifÌMper ^# f 



(iJÀrtji Amat: Lìb. Ht" 



_ ,i,z<,i'i,., Google 



piò.pWW: .,;i ,., . ■■■.,:.■:.,■., -,....:-,. 

Jlaobr. ,tt: m pmiler h'rnti liiMuh «WMt.- '- 

t.,4Uema nini, aétnMl alue'amn: ; ■ 
Gr^nétaper nuàllas tamarfluii ^^umixdrli'M; 

Gtumfuit.miicttf^piaijlammi fioiif'' •■ 
Non intìs awilenet cmttm «noiona pi^pes, 
* J^on Viis elé_iùfuidìs unieus 'hatìlus aqaii: 
Qui hU /am pmdem solatia Unti ptraDg , 

. Jaw pritieta sunwia tfictor in aree fidit. 
VOpsmiuógne.dei Fasti, che è fo« la ni 
sobria e b più B»«»igal«i^ cmMite il poeto ablsii 
fwofwrte (di ipdie almaaNJblie sono a «oi 
pervenute ) non è in tutto hSera lia quiko di- 
fette. Ne «ddiin-6 ao solo eaai>|>Ia. M Ktao «s 
«ondo, parlando BgU d'Ariono, edl^a'sifif' 
eccellenza in cantare^ e sonar di tira; ecco com* 
si pèrde a,diiWcare questa, innamonitb d'inffi-' 
mr «wtrBppwti , quando due soli bastammo • 
oar. idea di cì^ eh' eì voleva : 
QwHinwvnónnovitj^uaeneseitJféoni teìtuif 

Carmine, mwrentes iife tenebvt atfua». 
Svfpcif^uens »gifamj lupus est hoc ^vocf rth 

, Sà^x midum :^igitKsrestdH a^nt Ulpi^. • 

Saepecanes leporesgùe umbra cahuepe sub una; 

.Mt-sittU ìn^siae- pnx i ma ctm'a ieaé. ' " 

Ei sine lite loquax twn PaUadis oHU c<lrnf0 

Sedie; et accipflri jimcla colfmAa fait. 



Esami 



■7 



_ ,; GoOgIf 



»99 
Biìooetio peata -perì y eh' ^ìd'uiLÌqgisB& co^ 
filftendo, ^^ una. iairtaisia ooid n^va ^ e ^. a^^ 
■teUn fuor dt.))ifio^po jid o|^. mondato. jamuiA 
gjni sopra immagini , cade talora ,in un-dif^Uo^ 
«lpi\.wial)rerèbl»e' dinotar povertà .e .Mitiches;»! 
Chi mai più dì luì era al poteesio del vasto -Mi- 
tfjorico iù^o? Ogni opo'a sua^ w-^ iedo^;.^ 
BBie (òbi'I ecederwbeJ ) <^li taiora cade -nella 
fiassena di lipe'tere più e più volte la «te^sa 
favola ,- nop miaBdoue .pure l' dpplicxàoue. È 
se>to> tutti che Venere à mxoi- )uta4al'taaEe.. 
Ó^a'dr-i]uést*iav«iBEÌ<H)e quatb1> volt&,.-si ^^vh- 
egli nelli) ucAsL Opera ddl'Eroidi. Saffo coosiglKUi-' 
do Faone dì iritomar presso leiy gli dice cbe 
fton tsaa dal toare , perchè Veoitre dal mar wt» 
rii^o «vrehbe prfstatji^ hoùgiio, - ■■■[■ -^,- 

foìve ratein: JTe^f^ ot^ mari,j mare pr-itst^, 

■ .atnti. .. , :.' -, .. ... . \ 

Slidone che noia potea aostcnera ch'En^. l.'^i 
h^ndoM&ae , fra gK argomenti ch^ inventa, p^. 
indurlo a' fertoarsi , uaìI qiiestO;. dis il ,nare 
era pieno di perìoi^ , àiogoUFrme^ agV in%f^ 
«Ile oflèndevaniO' Amore , poiché. àjj^qc^ era .hi 
diaolo.di Venere y e Venera «ts,4iata,.daLa^are^ 
Ì^9C vÌbitus»Jidem_tentarUibìis f^iuifa'prodeiti 

Perfidim pcenas ejci^ , Uh .Uicifs ^ 
Prmcipue cum Itssuf ■Amof:jquia Mater u^mqris. 

Nuda c'Uheriacis edita fertw-^ (U(itis. 
Parida. scFÌTendo ad. Ei«ia^,,lé dine ,^e' Vetien 
&vorì il suo viae^o maiittibio da Troia in Gre* 
eia , poiché e9»'ch' «a mta-dftl ah»» avea cUriUe 
«ul mare. .. - 

Illa JedU faciles aurasy verttQsgue" secfinéàt f 

In mare nimirum /us babet orla mari- 



j,=^,z<,d.vGooglc 



aeae- a- iei/le' dice che non tema M msa^,- 'pin-* 
che Venere dìil inar nata ixmi^rrk' V onde' • 
terrà logni ^ricokr. ' ■ ■ ■' ■ ■ i ■• i 

■ Quod timéas'noh est', attsoyemts-ì^afavebi9T 
, ' Stefittt et aequortttò aeifuot-e natn vSai. ■ >. 
Quatte 'ripetizióni , - che' RtqnoVorrh "certo lodare',' 
Iteii^è ctaìaro che nel niqBtro poeta -da' ariditti 
Ttort-naseeTano'; ma sitllitehe dàlllr fretta* «onci» 
'dòvea 'acmere,' dal' he» veder 'iàlerrompem H 
suM lawro per arrestaci a pensare onde tinv^nitf 
alCra imma^ne ,' Edtra- e^jpÀssictne più acècrncìa 
é'^nuovi^, e ìfì^mma d^la san tmòazienfit" dr 
fiuta,' anchtfdopó termiiiato-it Poèma:' £ di vera 
ht ripetizioni non necessarie e la prcdiflntà è 
sempre viziosa, ma quandi pur dovesse- ottenére 
qnalche indnlg^izR,'^^ sarebbe n^li argomenti 
ameiu , e galanti , che metì rifiutano ixrtBi K- 
CetizÌDsa pam|Mi, e oerto scazzerei luaso di &nta-« 
sia; non già nfi' seri, e morali, ore la correzione 
e severità dello stile dee per naturai propor-v 
zione rispinidere aU' impoitanza della matèria.: 
E' pure anche 'in-queèti àrgoolenti Ovidio 'noti' 
fil talor' men -prolissoj'^'nzì abbandf^nos^ a spar-r 
geWi à man piena paragoui e- sentenze; Nd- 
che il sedusse , come abbìam detto , la scuola e 
Firaitazione di qa^.P<^cao Latrane, che ài sen* 
tenze non ispargevd , ma A tesseva 'i ragiona- ' 
ldetili(i):-E jprMcitìdendo eiisiidio dar costui /^ 



(i) DÌMS ad «sempio Latrane in nn Inogo. 

XiitUmuràrma in ìèoHei, et pétMuti Me.' 



DiailizodbvGoOgle 



WdectamaWri d^aHora', d'ini^iiibràre d'aiate 
'iktitinzé ad ogni paino gli «critli. - Si gtfa ab 
Wcò , per'cUI"io creda vìzìom' T wo ddle leit- 
*iéhzé quando na sobritì , e qaandp le 'seiiteone ' 
-'<! ddl' Chstore tisate o dal poeta 'sìen ndsU, 
^i*R peregrine',' sieiio oppt^tone, e qiiaLiibe 
-ynébioràbue Ti»it& conteneamj , coaw vegfpamo 
éóntebeif quelle d^Orazio e dì Vìi^ìUq che/in boc- 
■'iHii Mao per UA ragioiie di tutti. Maqualora eiaiD 
troppo frequenti , sien ansi che sparse sbuihu- 
ftàté; -sieno triviali', d^l^pano piuttosto che ador^ 
narb lo scrittjf. Ovidio dunque amara molto le 
sentènze, C.'^*n''ha certo di' IwUe. e 'di nobili 
'ile' suoi poemi: ma Te n^ha- pancdiie di ^«eUe 
',^ c^K avrebbe -fatto, wigtior wnno >aiT- «aiyn- 
' 'inere y perchè oWie troppo e «tnwni. dMetti tg- 
iobbont» -gli' esHd])lì che potrei «iferke. .in. jt«gra 
ni ' quanto ib dico'; mi «oateotenki^ 



■ .Ei OTi'dio. "■■■ ■■■'-' "r.i £.*,■.,£ 

:4rma òirì firB ilMBàs MÌMnlMr'''élt JlMMvn" n\^ì'iV 

*^**,,* ... ...,._^_^.^^^ 

, C(>4 pnra MrflW Poreio in oerta sua prehSimw 

.^queste. ■eatenzioBe parolai che gli fbòlatHci'f^-qniti 

tasKt poetia mparaVabO' a bi«M«i.'''Wtt'vi(teiMii'ibi- 

< itiiàn, •fetrum ^»m ampifuKi etrub*gfpifff.i^. .Ojjilia 

Amor. Eleg. II. ) -^ - .; 

•Wìdi ego f« e lata t mata face cretctre fiainpta$ j^^ 

Et Tur'ìtt nullo concutiettta moTÙ *" 

-Vedi Seoeo. GmitniTr X. .; \ . 



..Coo'jk 



^: -libri boeHIÌ.M suo miiìf\, ^re parj^^biie 
die le aa^ustìe 4d sao ^to, ,a,vpsiero,.doi^ 
pure slKDudar qD«L ricca suo ii^^no, e fmitr 
^peMft«ua lanto^^ aempre vagmte: epiHu^.fKMl 
mostra che eoa fewe. Forwto ^ «Ji jhoÌ^ 
:«iiieì ne' lieti tKVapi, dft ^uwà. ttitU,^ Uqvò 
^abba»i0ra*o al póiòo. spoppio del suo ma^oi» 
infttrbmib. Bepehè cJa ùnta ii^p«tiMidine. es^t^- 
Jwto, «Oli aGri^eodo-ad qn .Mnif^ che ,§}! ^ 
rimiBto hàiAe, ^'dioe: 
. vi. , . ue.fuhum speot<uur,ia.ifftiÌHf$ 

I aundkt 

' Tempore sic dUro est inspicienda j0et. 
-QMsta attiteiwaper «è .stessa l^eUisaiicui., wm 
«nrn'forse a' tempi ad pii}eU tauto^Tolgare, quanto 
là è fetta a'noatn; e/,p^ .in. lui. è àB^V» di 
•tiMiita lode. Ma quota/ seoopdtf a me. jl«ns, 
CITI nrtiìrirntr n ^flgar il suo disiogaiwo ,. e, lo 
sd^;no contro de' &ki amici. Non si contenta 
pk t^Ti, ina fé n' Appicca un'-idtrft'flMn beUa e 
assai più prolissa: < 

Vum jumt^^ imkiL.rÌdetJÌMMmiisa'^0,, 
- Indelibatas cimeta seqwmtur opmt 
Jc simtd intonuit , fu^unf. , nec noscitur ulU 
.. ...^ffnmibuscomUuj»'quimodàcincliisereU{i), 
■Sin-qw ncwdimeno non. v' è. gran male, «cin- 
BultìfloM fsra W^bn. ^vitóh, sempre fliiUU- 
/sietóo «^omento/ In«Bo> a taatO',. «gli^.^dioe, 
che tu sarai fortuù*!» j Stvm- d' ratonno di moki 



(I) Tittt lÀb. L Eleg. W. 



_ ,l,z<»i:,.,G00gIf 



taàà , na .«oncid (tempo, n >&ra «Seon»; tir 
«MV^ tutto «otoi :■•,:. 

itomeb eris^ìJemuliùsmmeriàns amioos , ■ 

:■ Tempora si Jueruni mtbiU ,■ st^us .eris. ■ 
Che Bui idavcsiDO noi dire di.^i]M£ta «nfanza? 
Iascìo a. p«t0 ci^ e^li - "QU^ (^ce che qu^b cbe 
aTtfra già.altrdae Saetto ^M^on. pad»' de'- vem 
Biìserì per sé BtfSà e prosaici; sulla - dico 1 4Jd» 
F atftmuero -W'' felìòtà ool suo proprio . -vpcaìidb', 
• k Htiaena onteibric^mente-^-tB-rifleaBeiie tìnm 
è ella in m^do volgare , che può ia-meute cadere 
ft qu^Bitque uomo più rozzo? Né m cKda ciù 
in Ovidio luwoere per aridità d' idee^-av questo 
eog^ta\ perdiè ecconp altee tre che las^ujtaua 
assai pia bs^eyed bb& fm caaebdbsBMiaJ 
-Adspieis <ut vehiant ad cantUdatecta cobioba^i 

Aceipiat' nnilas. sordida ttaris -aves, • •> 
fforvct'/ormicae teadunt ad inamammquam: 

Nullas ad nmmiasas' tìrit atmcus opus: 
Uéaue eotuesi rudkis-per *oUs euiUibia temèraf 
i-'Cum. latet hic prenus nuMbia y Hla/ugUj, 
Mobile sic sequitur fortuhae lumirta fudguSf 

Qatoe sitnui inducta latbe te^aHuTf abit{\). 
Sé di. quest'oUiino- eente&sàaso paivgcate >ià. (obsb 
contentato' il' poeta , vago ed eAei^ieo -cpiauto 
tòivo mai, avrebbe iBS^iir lode ottraiita presso 
> sa^ lettori. Ma Do^-seeoii^o T itsa.dei'detikV 
taatoii n Tt^tova -ripetere, -bencbè eoa ^t» im- 
magini, la oQSa medesìmai e mostrare copia dì 
fiuotaaa- «' d' ingegno' allor 'di' è più. necéosaba 



fr) Trirt. ,£l«r> ^U' ^^- !• 



D,a,l,z<,d=vG00glc 



ìli ^n^flio- <ViHùawa,dI?r4dt]mft «RBDii^. VtuA 
dimostrsre OTÌdioché a* suoit tomp-glit-iffTOià 
TcpnofkOEeoo Jc «iosfaena (coca, tochr-deUn^A 
8oprft).« vtsfn le rìccbeeae'pai^ranaìy e (^per 
ioloniteri^ieie ubp n dkbiarvm anàco ddi'^ltali^ 
BOO p& CMioonÌM:. d^ ideeV di pemim , a;><l| 
cueee? Vedi «vioc queste,' aemhmriaHO; pmwwro 
« iTipotahpiù Tolte. ,■ ■ ,io 

, ^itffiie ifmdeta dietu- (sedsi modo ivrA^sUemfmJi 

Cftra, ifltid eacfiedùu prior est tfuam ^wcLAmé 
-. . ■^honeitum.j . ■-■.■:■.. -a- ':>■.'.■.: 

■ \£!t. Clan /artitìia statuite feadiiquejù^. .• 
M' giudiedo. haetai^à giusto., ecco. ora. ciò: dh««t 
inventare r'i)i^egtu>' dat- piaisiie condottdfdiiiW 

'fivnwre... -; -'. i ; . ■ '.-■.■,- -. 

Nec facile invenias natltis in miliibits ihumA^ 

■F'iTtutem f^fàetìvin qui ptttet eoie-sui. ,., 

Jpse. decor recti, /iteti si f>raemù (B^iMf\ ' 

'-. ^on mùveé^ et grati* poenitet ette proèuffè 

ifil Itisi qitod ,pro4BSt f camm'ést: i, detràhe 

. '.-ìftenfi .,.-.,■, " ; .: \* 

. rSfie» fruttittt àvidae: rumo peténduf erit- 

'At-redittes Jean, qiiisque suos-ahiat-f' M \siii 

■ ■ -:> quìd.^'.'. >-■ ' rf . " ■^■.: .-A* - 

r. UtiU{ tsoUfcUà' comfllft^ arttculis^'^ --ì^ 
litud amiàtìae quondam vmeréibiit noamp ■ ., 

BUigititr nemo y itisi «IK- fhrtvaa swundg tet} 
Quae simuX intonuit, proxima quaeque Ju^ 

""«a'W- ' ""' ■" 

^^ T ..• . . U 'ijll . .1. •-, . 1 

(i) Vt Font. Lib. H. Ef in. m. 



DolizodbvGoOglf 



atti ■ 
Sn qui àblMMn veduto eMn* ara cortaàeiJbCW 
vidiò di ripÉWrt gB Bt«» p«fliiifcH*nia ^^ dì-. 
wtWt'iÉMtìtlgitórt^ tf ■««»«'"'™«'« nnmii^kri^ 
ftd esbrimère*!! wJ-penèferor. ticbe mMtrnìl. 
emit m loA «»»#"» '<»?»» d.' ÌB*eg*e'; Aè -di 
jAidfeio J còM PW^ <*"* P" ana jwrte ^Bpaaefr, 
(ffietwper* alt«."^Ovw piag^oreèilsso (ìi{btto>. 
anche in questo co' declamatori concovdft, "è.- 
nuanào "^Wp** 'te COBO medeònie, niente j -a 
poco laù vàriawlo che A pan^, nd die uè 
•B* itog^BO «oddya ^ nè^giudioio. Yeggiwiioiw 
tallo di ^iOjÀ-aW Opere me un qualche eieuplo. 
E priao verrà qoelio censurato da iSonaro, 
e'tìferìto da' Seneca. Veneado F<^ìsMna -con- 
dntta al sepcJcro tL' Ad^Ue pef «sservi imnolata^ 
«eoa dò che Ovidio là din ad Ecoba 4 fa» 
Madre: 
, . . . ■ w . eàds. ipse sejmiii - . 

/» tgenus hoc pugnai. 
PUeb contentala cK questo , w'a^vmt 
,: . . . aamdo^uoquisenMmus ikosttm 
é non.'paga ancora, ripete: 
JSmiàib /iKtmda fitL Sinqui Sonxro perbeee» 
di Seneca. ....'.• 

fieiwdo Vosri» egli puy0 fi) notÀ. dì piDr 
Usata questa parlptv^ Ecuba y e, fra -^ ^tri 
in quc^ passo: .■• ..:■■: 

Nàta picefjpìdeofuemtum tua vulnera vulims, 
Et ne perdiderint ejtKnquM^ vùtecmatle r -^--^ 
f'teìfluò^ut ¥uinus fu»es> 



il) loitit. Otti. Iiib. V. , 



DiailizodbvGoOglf 



£-I^'to.4c9»'- ■.•■ r.'-^-r .^r. ■.-■ ) ;■,'. .> 

. 't .. - ■ oecàdiitì 4t /àeninlt forivi r . '■.. a- 

Matamaa iuttmi hostUia bvita<^imtii(k^/, ;..; 
.'Netta bdNt.EpìstpU iHà Paiwle »d Siei^ «q^ ^ 
■libàt'éofo d'arer a lei dstìn. dao ia. &qi% (]|^ 
sue -Ixttflne e^ spana per, tutto U taaaio^ «q^ 
gae oorà: , , 

Credit ** hoc nobit? mùtor eJtftmtu^ot^ff^af 
Fteaaqi» de forma pceae malignA tu^ eft^ . 
Ci& intera baabu^, anzi Virilio e tei ìùtiQ- 
Éoluóo poeta à ioarìa coDtentato del eeptimwta 
nd primo verso espresso y fmte aU^ ingegoo di 
OròJia Vóg&ua il' secondo ooncedere, e aaobe 
lodarne^ Ma- some^ lodwdmo.gli altri due. dw 
seguQBo, che nulla, dicono di ^itj -aoià jl pter, 
rito scemano d^li antecedenti? .,. ...-,. i 

Plus hìc invegtio .quam tfuod proi»i^rit ìlìa j. 
Et -tua materia ^oria vieta, sua éstj- .-. . ■ 
Carmenta copadk volendo il fìgUuoloi EvandiOy, 
per ciò 4^' era stato scacciato d' Arcadia ^ di 
cui era ^li Sovrano, gli dice, cfaer nino «u» 
dolilto ^m età -di oÀ.eiig^Qiie;i4BW.t»uilKmit)L 
a lui nen^ : 

SUDmsi ■ .^ ■■.■..■■ , 
Poi soggìugQs: ' ., il 

.. 4 .. ^. . ùt^nm puUtu et w^ i'a», v 
&-^}aÌBdi BaovtHDoeato- ripete : ■■ i y 

Non meriti poexiam pateris' ^ .jed, Sfmùttig 
irdm (a). 

CO Meum. Lib. XIH. ■ t ( .' 

(i) Fait, Lib. I. 



ji.iiiz,,!:,., Google 



Orfeo pènialM «wkIo "pet' nwrte EfiykBfe^ 
disperata «I ^propose dì vieitarA •l'infeFno,^e ten- 
tare col dobaè '«tióno-ddla Mh lira d^indaTt» ì 
fiumi infemati 9< ««atitoirgli U-^ma^. Quifì 
^antyj'fÌM^Ie kltre cok lor dk»:' 
. . . . '^ é ffosttì siA terra inumina Munii- 
In qtttm reeitSmtu quÌ4Ùfm^ mortaie ereamur, 
Si licei ete. • - ■■ 
rpoco Bptmwoc ■ ' 

Omnia dehemw vobis ; ptathtmque- morati • 
SitfHu^ MU* cHiuf sedem: propeimmus ad unmH' 
e subito '4U>po •.' ■ ■ - ■> 

' TemUmus hoc <mv^ (i). ^ 

"Oidi* Eintola d^ Àràinna a- Tes^ , Arìanni de» 
Mrin lo «shfpore e fangoscia che -sentì UUorcfat 
lìnégbata dal-;80nno,'8i trovò abbandonato 'òiiAo 
spmo. Sbalza ed «ce àaX letto, cartai -A lidoy 
e~«hiai)]»^d aita voce Tesei^ e dice eti»'i «oo- 
cavi; subì ripetevano il nome di hii. ''Ha lio» 
Goòteiata di. ^à,'cfae par basOi^ , aoj witfgBe A 
medflròio, tenmnando mn una ' inisèK^nle nni- 
tasa, non adattata certo a chi scriw; e-iuti* 
le voke «liVt* ii- ehiamava y éfitel luogo ùxet^ 
cftiamavatij e quel luogo istesso ttpporiar -VO" 
leva 4WXorso ùd^'ìm jHfettùe: < 
& quoties ego te, toties hcus^ipse vócah^'. 

Ipse tocus misera ferre <>olebafopem^i >-■ ■ 
QuMiton^io r Ariosto -che' tiaduEBe , a isoé 
dirèf-, quest'Epìstola, descrÌTe, e pia aohrìamentà 
la ; (ùspeniàonQ d* Ohmpa da 'fiireno abban- 
donata I . 



<i) Mtutn, Ub. U. 



p,a,i,z<,d=vGoogIe 



it6r 

i Si.^tr«cgì« i ctmi y-eil. petto. si percate t -. 

., Eva g^rdan^ (che-.*plendea. .la-, lumi) '. 
S?- verni" :cosa.yjuor (he 'i lUo\pti0te^ , 
Nè:_^iQr f:he'i litQ vede, eom: alcuna: . 

Rispondeofi gli antrf che pietà n'avieno (iX 
Dove si -dee notare che qui è jl.pocta'cfaq'Sgn^ 
Te , Qfw ija. pqrseOB-abWdonata xtìl^l\i^ nd 
latijao ;. peivliè, gli adornamenti e : W Acuteae 
più a qu«Uo sì potean perdoiutre , die « qu»-< 
sta. Un dotto e giudizioso scrìtUtre (a),- od Pa- 
catone dft liù fatto d^'Anaaqa di C^uUo «di 
q^éUji à\ Qsidao , 1^ cfaivAm^it? oonoBeeiy: J» 
«^Qrpbia>)f»'(^ì)sità di. qucst'altipK», 9ai^-i«- 
CQjftq deaciiijouì minata ^ e s^l. pov(«o eh' ve^ 
&. di .tutte le.bmtìe dell^ ^Qi;v««ia, da- c^ l»-- 
tpeva piallila ii'. esser uccisa, :■ io. non ^le. disfr^ 
più avaotì ì per dqr ei^carq ^neU' altiuL oMaib . 
PcoUs^iità d« .p^rolp H. potmi por efaiamara. ia 
OKJdio^ c«te lipetizioni q j^tc^ràdlìr-.ch? appOM - 
paaur potnbhc^ in un Poema pashuate oscher- 
z^aOf- BMt non mai in Pe^ia aerìo, odìnbeeea 
di persone addolorate. Per esempio Peneo v£g- 
genao Dafne sua figUuola abborrÌDe le nozce, le 
disse {HÙ Yt>Lte eh' essa debitrice gU era « di 

raro, e ■di.piipeti. Eoeo due.veifi ,ìm]M^tJ^ 
Ovidio 'in ciò : 



(i) OvUadv Fariofo Gutt. X^ 
>) L'AbaU Oonti. ^ 



-D,.,l,z<»i.vG00gIf 



St^^patei^'tiiìcté: Gmeriim tfHhì JUià àetès , 
'Sa^pé pater dixìt: debei-mthi TUtm AV/wfej ^Jiji 
ttoTO dofo^ fl 'diltnio guardandb klTingiù, veàt 
di latiti nopiinì, esser "rimasi salvi ah masdiìo 
■olo e una fenottiina ; ecco pure dne versi : 
:Bt si^fèsst Viàet Yfe to* modo mHlihus imam, 
Et sùpéreisè videi de tOtrfiod&miiÌilaKumm,{ii). 
Bi^^oe vinta àA desiderio d'un àniore indeotosBo 
swrso Caunó. Fratello , esclaiùa cosi: • 
^^tgm bene Caune, tuo potoFom nurus esse 

parerai, 
Quam bette Canne meo poterasgesi^ esse pa- 
renti 0)f , ■ 
' QKKta «petióone e prolissità^ è I>en "ébiato 
qaanto teoòora pregiudichi aU^afiètto, ed alla 
^padnone^ Ed è questapure uaa deUexsgktnìptf 
le quali Ovidio rade volte inteneriflce e eosft- 
iqiove. H lìngiÉiggio degli affetti è prrtàflo , «irt- 
fàe^^ e breWj e l'eloquenza sta più negli atti 
ddla peraona e ne' cenni , che nflle parole j ma 
ttéki paiolB Oiedesùne, qumdo pm sena ìndi»* 
'cbno in iè «he non dicòne (4J- 



(i) Metam. Lib. I. 

^ <i IbiiJ. > 

13) Melam. tib. IX ' , -■•■>■.-■■■ 

^4),A iTilappar quétW Inio cenno, còblrtfcitiii't 

' aoerayigììa un G'inrronlo fatto già dal Gav^ V^ttetti 

intorno all' Orfeo d' Ovidio e di Virgili» , da Ini «Hf 

so comunìbatomi- Egli k tratto dà un* «qs lewMt 

Rettònca »a\V afFeltu della MiaeHoordìk , «1 io 1^ V- 

■ciò in quel lìngoaggìò io ciii f» •chlD^cattti « a f^hM 

4lt obiaro Anton , e a cofbpuctliua 'ds'.^UÙ-ieKin. 



Jinliz,,!:,., Cookie 



, Xbr altro difètto gravide ^no» ^^^^qp-^^^^ ^<^ 
^tti sinora, vieia oliatamente imputato ad ùvìA 
4ù>t cioè il coveremo rafiiiiamento, iwf cid tà 



jtìptà^ttnficùU. {irt>cuI.<i|Ìi<M0 debertt^ toliifnt enim omn^ 
■^ffHfKotionem liohrii, quo aui"t aj^ct»i, vi quà4ai^ 
pfrpeùia firtur , nec raguìfitu fenlenttù vacare potttk 
Ilàqae pofum ad nii'eratiònei ingettium oaltt , otnniei àf' 
Jtcit dohr , hoi *M',natur4i i/na £«aim»ta, olniKfi$eMi 
motibui juu. Quo auUm quùque . qd dolonm picador eit, 
^»._aii'inÌMHftivnvt.tff;«fitìor'..Ceterunff^frtu)ii non «y^ 
yuum ad hunc affectum venerìnim, d^Ot duorum exctU 
ìfentiwn Pooianim lociu, ubi rniWatio donànatur, inter 
M canferre , Orphei ■tàìicet'Nq.ndtiùiilaa qua» apàd ^i*- 
'gilium est ìib, IF. Georgicon , cum ea, quaé ni 'Ofii^ 
Qfìdiiaii 'libro- MeUmiorphoteoa X. fab. J. Qatft, oaUpifO 
—imao ttrMiMtut , ul. uMmiofur, .4fuqe. nfinpfnta (ittfrijV* 
.^ij^i'fTtuiMiidoi aaiiàot. atlulerìnti tuque ulritu nàrratn 
ItxoeUere pideatur.^ Ego ffuidem, e'ii Ovi&'ui ex 'prófeùo 
Fabi^àm exponat, Fi'gtliia autfm in trascim-tU éoinat- 
' tifigat, lairan non dubito quin Fvgilii narraòo mittrs- 
'*ò4Hor-*it oh id ipMiftqtiód nn^Ucior.ttt M.md dtiatu 
naturam mogij ^«ctdiL Sed dicam t^i^wd. de up-a^iff, 
VirgUiut inducil ProUum Arittaeo mùùtanUm hoc modo: 
Haa. tA.DalUiU.etfi- utque ad alta roD vidil ìd herbs, 
GoefoauUm inquarto Tuiculanarum defimt mitericortVàfiit 
segrìtu^nem ex tmtTÌa alleriai ò^uridì l^boraatii. Ac- 
qui iryuria laborat Orpheui quia, quum tjut confugi 
vautia morti fuerit Jrittaeu», ,tu>n h^ , ted -ìpte' fert 
" *t'l^if-*fm.<i"'in(t JSuijdiiix. ÀriiUieut autem i quamnt 
. ^ft>^BVV''tW Ì^fit?uj, atihm tajneu inultui ètf Allato 
■ ^ifMii ^'jfaai fan^rwr^ movetur facilifu . mitericordia, 
•'ff«if» Qr^heiM .dupù'ctfer est lamifintecutìo enim Arìtlarì ■ 
■^^^aiitiÈf^ haiuA 'adultfium^quaitKtiieiJt ut ticutui non 
i^Htf neipeatu.aiariui f tec\tia certe fui net tumma in/u> 



J.,.',z<,i:,.,G00glf 



mie' poe^''pi^ softo di t^eff aórea' ftfìnpli6!tit 
di 'quel idìrìo. ifi un tempo e 'Usaefftoso ' ocoa^ 



fu^pe molo int/^pio*. 5i enim tiqu^t àdtiUertm, ier- 
ptptìimoriùmacEtpiifft', mH mbèréfemur; nùi wftatf 
n'K,' nunc hoc tuerbum eit, qwtd ubi piidiàitiae pràèA^ 
éìum fuo^nrèol, ibi ihopinatuM vita» exhiaht ìneenwié 
JVom' iiHco maltaram_ ikafarum muUfrian in rmntan vév 
nit', qaaf dtù ftlcundhtime vixerunt; et inde cOgironféi 
gnd i^^hnaè <iccid«rìt', et. hdigaai^r, et' daJemàt.' Ai 
OeMiu M^ii horum ftabtt , nec, fattalo 'Ariitaeijlag&fyf; 
nfifr/M MgitàUotiiia diu tocHm. Va-^iUat Dryadimt cJb-: 

. morei; xibjM ' ìpiorùm re^unum rtofi'oftm, et itifìnitOM 
&phei lafnentatìonfm adrnodutn Trùterabitiler desetibit; 
ti Tri quidem de Orpheo aériiu legeiitìunt aniJttbt pemtiit 
affiàuitt f Ip*e> nàta lolans 6to. Uigue ad ctlnehat. JV(A«t 
«a répeHliùhe Te dalcii , te solo eftb. od' cim Ifoiiiaìf 
exprimendant acDomrnbiJatiiu fingi- poieil. <^liid " tiJli bì 
Oi>idio f ^u( ^uicie'm etioni descentWH^ ad infìitu dUóiSf 
ttrtiicu^! indudit pautlo fìrtatse Uviàribiis.ASiVjglt 
T^BAnÌL *st ausòa deiceDoer* porta. PeYq;ae' feVtipó^ 
|ta)as, limulacraqne t'ancta - Mpàlero' PHnephóaetaif 
mSìii . . . . Quanlo fortìus , ab-oeiusquf eaàem Vtrgi&»ui 
Xaeiiariaa etiam fauoe« , alta ostia 'DUia;£ieaffffAa- 
teid D^ra- fórijoidihe lucana Ingramna, maniiqtn] aaHt, 
T#geùi'que'tTeinendum; Ne3Cii(;[)ì«i 'faliman^ p^o&at 
ttiAasneicere corda. Hic vèrba iinguìà-ttrrbrù , mrrbUt- 

• gùe sunt' piena , eoqae "magii 'ingetUein Otphéi affiùMt 
iMkant ,' qui ^mùpprandM Cdnfugis gnUa pef foca- sei^ 
tà tilu, etteneUrU.ire nOn duÒitarìt. '^siAmtu cUtMit' 
bWjiu memtrabikrn Ha&et tefOÌntiam da' H^TOnón Hli- 
ritie , -utpòte hwnanae ^rturiàe^_ixpe^iét. Qwtnuiiit^ 
guàe fuertt Orpkài caTrfùnwA suaoitai,^, apparèt ej|ffef^' 
ttbas; qui seq'inmtùr: Atteaata età: 'ìifoUé ad ctteatàtt'. 
Ovidius mtièquam ad animai venir, l>pheu/n Indùat 
eóratn Plutone, et Froserpina cHussam suoni perofànt^: 
Qùas a-aàù breitis qió<&dt ett, sedjjhtèhàtì'ònt dìgnaùt' 



j,.,i,z<»i.vGoogIf 



37' 



el^aiu art^cìimi Naia a^oùta ,ìtiamt ji4, txtaiifykt 
Wf/Uw prpbeiM iMtbriirum DoininpJ .amo^«tn mofutHt, 
ij^.'P'i 'iìBi ai^ptrti futrint, .ree^rdatfnn^ eottunoviiTe ;. ■ 
fnnaque fi teterjt aob ut mentita jcApiose» Vo« 

quoque jaox.il, amor 'De'wtU oueadit a^tt^tUne^t 

f^mia Orca d/iherì^ atque ipiam St^rydicunt .quioa ì im^ 
Uh annot peregerii, illuc redìtUram. Ilaque .te,ru)n BtiMM 
potcere ^ tediuiàra-. Denique certur/t 4Ìbi esM,.n Coaylwi). 
negtluf, oou /eeertì aif tSuferot ...... letbo. ^audn^ 

4*forum- Hanc «rationem Vìrgìl'Uu ruin intexit , fed, W:^. 
liU tiJ^aptae ^ucm^it fl^mqan. p«deni refere a > cm(l# 
«Vàieràt ombft,. Redditaqpe ^urfiìice etc. ^ed nouf 
W-.haec quoti reti^entia plut hatet^^m' tpJe^doru, tuiif 
«r/ù ^ iliud «nù» càtaa oTaierat òmnea piura cerH» «ft 
ìfUfJora ctg^anda itctoribu*. reììnquit , quam tetuf Qpy- 
Jii.kxMi coniineiU' Et praflerea quum incrédilvtù qua—, 
dantf oc dieina/wsie in CfrpheO carpmùt-tuOvilafJjfrìeturjf, 
eontuUiut lununo • Pottae t>ùu/n etteapontrf, ^fnat 9/1» 
jOro/ÙMu *uccótuin tigaificarpnl ,.quam taniam . duicàii-': ■ 
nù nui f^/ingendaia >uicip«/4. Qufi in re - (Mdio pri^ 
dentiorem , meo guidem aaioìa , ^ praebuit. At aie. in 
commemoranda post Otphti peroYationitm infeKQrut». nu- 
tericardih aique ofimiralione /^ l'^Pg^ o&wi ab ifiuMa-, 
^fie Firgiliq^ ^^quae ed huji^^ndi. Qma ijiftae jtu|iaeio 
domus, mtqDB' iatima Lothi Tartaro-, icMiriUciuqaf 
implexaa rrinibua |D^iUM-Biunepi<Ie*, tpnnitqu» ìdt 
faiaiM trU Cerberua ora , Atqiiie Ixiooii v«iita tot*. 
coD9titit orbib Qatani^Mini/tt^r OoiiittM/ Talia drcenteot. 
DarYotqne ,-flc) vuba moTtnténi, .ex^nguH flebu*. 
ahifun^': ,aec Tabtalas undan Gaptavjt r^tugam.». 
■tnpuilque LkìodIi orbi* ,• Neo carp^e jecur Toluorw. 
nrniaque Tacaruqt Beli de* , n»^a luo.tedùtii Sùf-r: 
pbe, HZO , Taot priraum Ucrimis Tictarata carmiao 



DiailizodbvGoOgle 




ArdntM ,11 _ „ 

- Mee proeal abAMoat trilnm mafgiaa ■ 
Bie,.n« defiesm, natoena andiuqas 
Fle^ amatM acàln : et {irothint ilta nlapa «t: 

■ Brsefawqoe mteaAev», pr«idiqDQ ot |M«adec« «Mtin^ 
Nil niri cedeatei infiuEs anipàt umt. 
J«mqtw keram mórMaa, non Mt de Gonji^ qnìp- 

Qnefta me; qtrid.flaim, niti «e tegoeretar arottamf 
Supraniu mqiie vale, qaoil imdi tìx an^ibtu ille 
Aaiapcret , • àrnt : revolnta^ae roragt eodem mU 
.Ai^wuta notata dtgtia hic ami, quod non longe abt^ 
raat a lamma terra ,. qvodqua Orpheui fiexit oculv 
•t TÌdeodi aTÌda«, et taetoMiiiiepnelUdefiMretjfrd 
miim ^entimile, ut oif nktcreéeret taJem vidoriaim tour 
tamqut gaudium, Porwo'ìSud protinui ìlla relapas Mt 

— ottendit quidem celeritalem , led impeJilur quoda» 
moda I atqiw ecertìtur lequeruibus veriicuiU — JainqiH 
ittram morien» elo. «t ■upnmainqiie valq eto. Nam 
poitquam relapum evM dixUy'iniluéil vtJedictnlti», 



DiailizodbvGoOgle 



VogHft ■Sin clalb '^cìfe d^ìrig^o. Nìuii^li 
n^io Ai'^JiiHgd'a 'questo pro^w^to iti Tìia- 



miqùè kerum alt, aàlnjero» revolut|^D «M. ÌSm|pr r«c' 
pi^the"hoe quidem est. Dubito au^i/t ^uaffL ia tali %é^ 
raUtòque doìor& limite veri videativ j^u(f^adnbtanl.i^«4 
matie* relt^lientem nikii de viro este gueìtam tuo, ,quo4 
ìe^uulitruiTi certo confìderet. Audktmiu. Fà-giUu» :, 
" Aétiditaqne Eiirytlice «aperai venic^t. ad Auru, 
Pone tequeoa : namque hano dad«rat PtoMr9*aà 



' Gbm subita incantnm dementia cepit a 
' Ignoitoenda quld#in , iciretit rì ignoiMn) Maoaa. 
' Hectilil, Eiirydicenqae suam jam laoe ktU> ■pM' - 
TonAemoi-' heu, TÌctusque aaiau reipezit, Uù omiùf 
' EtToMi labor, atque immitii rupta tyranpi 
Foederà, lerqoe fra^r dagnii anditui avarnii.. 
Illa : qiiis et me ìnquiti tnueraRi et |w p«rdÌdÌC 
■ 'Orphén f " . ud - ■" 

Qtììi tantui (àfoT? eo l'teriiin t^ eliR. i^tro~. . 
Tata Vocanl , rondilqàe nalantia. InniiM toaufm 
'"JaOfqae'vAte : ferar iHgenti cireiiindata DOct*j< 

Invalidavqiie lil>i teudena , heii non tna ,.|)atiiwi. 
' DHiit, et ex òoulif «ubilo , oea fumoi in jiaiaa , 
GotDinixtDs nnuit, fugit diverta: oeqae iÙiua 
Pi'efltAiitetn nKqaicquam noibrai, et nmlt^valentam 
Die«r^ praeter«a »idit ....... 

QuBe tabula potesl cum hu vtrtibuieon^afari? ingiU- 
Bùt òudt lant verba^^ imunt ad m'uericmdwm iw.». 
rilMnL' Ae dW liip^È^o majorem Orphei miserotioneia 
/t^'f,-quo'levìorl culpa uxore ipte tua ex(AdU)e oitoìH^ 
iSett^itr: Bine iUa extenuatio t Cam iii&ita ÌDC«i(tWI^ 
dMoAnifa oepit ainantem? qutun ne quit dubita, venia, 
fiiiiie dign'am\pulctTTÌma est addita leafentia : Ignor» 
«D'éndi quidem, icirent n igtrotoere Uantli^^uM ^rac*T- 
jkh' in et&eAium conietla vertiim perceUat qnintwf*; 
iMltils «Jf. Ovidtui ^xerab Nec piooul abfiierant 
EsAHi i8 



J.,r,l,z<»i.vGDOgIe 



ipKhl Qaea» feikUà ^ù^gtf^ , dw*«|^ , 
MtlaDdi». apfMiMo d^O\\dio glti^scuopte ,i ^trsi 



•NliwA am^/tm iwpwnwy mhm oJ fm^ M«f Fì^piKuutt 
iìfaU, ReMitit, CÒrydif-eaqBe. ■«•«■ jam l^,*u^ 
JfMA, fOOfif» ^ ^«nii W e/ficactutJ som lofiuil pi^ 
^pM 4«( MW ftfoont a kunnw t«m > o/iuii («n, Idm 
«ab >pu> fiM^ QUU)** oudifiiKf, lotit .maduiUf coacu^ 
mitr, AC A momento ilio ita toUictliti^tMtt ut re^padiia 
tmmUiftr ifod» Jtffetri annie eupiamu t . JVtc Ume^ptOt 
luui mU Mrbo nulitit, quod quia» morant jona, ipn 
dettoMt., t^imitudiaem nuttram-muipot inttaJitì fiM>r 
■Mtfa«ni Jé0iota* fvgerf telU nw^emur fuvuaaa , ut ite 
pttggl . tt fii^^ Fiitt iC(l efioB Uicw mb ipca , ^uon 
sab ■pu.IiKW.i ut loiit coUoeatùt 4* inàuttria .^uailn 
ali $d n»jQten tm._Quid dicM» d» ut , -quae tf^um- 
tm? Inmcvivi ( .ben, tiolMqqa animi t«*pe*it; .^atr'a 
inpatu mtmorìa'n nùtaro adfmerot: hoc adpxcitifàant» 
p*riinel i ad d&uio dia victui aaimi , qtMim laJi^ 
quam magpa,,quami ÙMwfipaiifia «oqyTiacliiMr.' Odtnàit 
.mAk, «0.i|«fu« atyidit»tii , odductum .fuitt^ Qrpftamt 
ul auiùt'modo obi, tumperare potici gua/itt^ .te^iaìui 
IHoM ! %y;\iutffam ■ y\ààa^. Àpud qtie^ ■ ttiam, .ìu^as 
ft'^fli pmt^ .■admQiiutn, iwtUi brachio txpoaiif': f^V*' 
Uu* earo qua Mrborum nMtlitìa.qi^ immagnu/tti.hot^'":* 
aauHa. pffuaiir! Ibi, inquU,. iAuhm «ÌTusiu laìb9i:.p<ui 
MA ad hoBc eerba i. quòii gelida tuperfuia, repente vxlw- 
wttdimu/ Seqitttmtui etiam terrihìlioTa: At4u« ifraAiÙ 
mpta titsanì Foadara , terquo^ogor tfagrif* aiijii,n< 
AmVaù: hoc quidem ultimiiri ffJKpfel Muribut obttrepi- 
.JateiligoÉ prafot-to , In^erorumU^^m^Vw.qui irau;al»- 
.■i^K .ÈMffdkia induatur nùterabilaw .plorafM^ oc.iw 
•marituim ilio. }Mde« int^unui,.*ed, iiUQrtm nncioquiWi 
.^Pm^ipfi ni4JU itili'to lit.erepta. Quoti t^o.ef 4Ìolori,el 
. «mwi mìdto ett eomoeimntìiu -OvidifnoiHa *ileatìo. JnP 
^^lOi tiint utait ~~ candii. n)ilatUJ« inODi&a. soinaui, 
w-lmr iitga^<«iro«BKlata,A{iote : ^li $riuitu, d«crii^ 



D,a,l,z<,d=vG00glc 



ràppoftì, ène'ira lopo harutò U co.-», A 
cui ragiona-, i mùlliplici aspittÌin\oui si posf 



man potett ? nuJlam iwn «erbum ■ «if nnm>n% Mha», 
tt plenum. Séd in eo oe«u ,■ qui ifmtonit gai poUrénMt 
■— .'Invalidaiqae tibì' tendén» , boa noa tiu -paliUM-, 
vrtMiaconMwh', omorem^ desìderiiiftt luctum omnl et; 
pari» tpìraru. ^Uam apUdicìHnvn\iÓMtqtèam-4iiUatO¥ie 
tibi? qaanr pe^ùrnigmer tendens! jimmi' nHóer^ h«n wm 
tua! ex ^aa una mee ormef in aam ndttndant 'Attweì. 
lt*liqua- «liam pfaecìare : ac *«o praecìpu» itotand/> —. 
fagìt drvèrià, qiiò'dicendi modu non rem audire , «ad 
^«anr ixmere ftiitmur terga vfytintem, »• propetwOem. 
Et — - OB^* iiHum -PrenMDtM) neqnioqiiam ambra*, 
et molta' rolrnitEm Dioer» [w-astwea vidit -« ^u»6«i 
p/ttrA ione continentur ^am OpidianH'Ui'j-^ Btarbisqsf 
ìàtendeni', prendittue et prendere <i«rtans. Nil tutt 
iieilnntca infeli^ arrlpnit auraa : hìc «ntn retboiim^A 
pEcàtur; tjuod f^TgiÌiu$ bilits oacibai muA» èoidantiuf 
exprtMit: Praniairtem nequicquam tnttb»!. JVani- ce#- 
taiu praDdere et fmndì, etti bulJt dicituf,ti<m paindt 
tamen rem ocaùt'tubjicii , ac presianiraii dnnd» m*^ 
A'ui- eitombraii quam aurai hoc quhUmUoo. Prmtetsa 
eM dlia tctiMOia m ■Virgili» pultkerrim» ; et molta 
Tolanlent C^can qaad iiv to/i digresttt ita natufiU éù^ 
tentaneum ni,' ut nihit magit. Et-iinguia <ni'(tiMli»n 
oiteaditnt, ^la aoaèervationa «aròoruMj -prantaateBi * 
Tolrintein «tCi-, Qaì^ quod ' notat , Orphótm, dum' Aom 
fiiceret ,a puella moneiie.air^tiitU 0MUm ?• Ne^n* -i)^ 
nona . . '. . JvMit. Sane- hoo' cum rAliiu» oeJRFitofam 
tigni/icàt,tum haietvaliquid ad vùt^raìiQnem : MjKm 
•Milm umatorit oonatui-fideTe- potuitfet ; fuitstt idipti 
lotàXia. Eit a^mpi'oprium amantiMn édldt ouperé , mi 
^cawvorum eaituti, tjmtt tnnanl, fwoiant, aul ptùantar, 
tim fife co/ptilit tittfoe 'explorata. JYunc-'brtUMItr A Wn- 
tmtnttft Orph^ dpferàk Ovidìm per petitaiKe atti FttÌHtUi 
tihà^tadmei hanc lai*tttm bt^Mt ■^duitbrCre aiùpn 



DiailizodbvGoOgle 






m.rm^ 



é^imè^^ 




g— i lii » w»^ | I I I- JbJ >m Oh* A 



t!Z'. 






pbetam ^b ù rtir AAub, HanKifae «eónp, Cdrra, | 
fiMK AbC trqmm^^ , OaMlto , praittr jiBtfl Mll MrttU , 

. Ak «■■erMi EorydwM •«« ft«ÌMil« vocafatf*. 
- Eary4ìr«a tato nfan^ut flnmine ripac 
Bic eliimt mtmhat qamà ^làdam ptmicìlE Iraettu oà 
eotjattnt picAvoM ■ftinfmwbw Tota ^ làdriB immogt 
erf mnr poArfica, i^wifìft«> «fimi «tft g lìi tJb«(rwra •- 
Vox ìpiMi frigida Hi^na «iiaM raginniv : sad tri» 
tjb nodiaitTrptóÓanejùhilmpàiiav^ad^finibii» amoni 
vìm ùu£f.andam , ce/ «4 njwrmi n^m ewiiiii ipa» cer- I 
honun nmo fXfAiaemdiim. Qume tfltda» «bitrcattm. ari' 
iffàibas ttnff* proderily yuam. dobwb «nm'uiN proamM 
k0^^ memoria coipprrhaita, • 1 



DiailizodbvGoOglc 



^77 
iato ing/e^^ n^.sw^ i w>li, e ptt seguirgli- 
/ibbanJona talvolta la via che là riàtUra ^i 
addita (i). E per verità quand'egli e sia per caat^ 
o sia per istudia, o per ccHQHKwiefìe alnior- 
diiiftria pone freao all^ 'sua finitagia ed at suo 
ingegno , nìuno meglio di luì sa colorire e di- 
piagere V umana natura , e le passioni. Ma di 
.H «ccade .meno spesso, per ciò che è cosa dif'- 
fi<^e t'arrestare in sul, ponto un generoso der 
strìero cb& corra a briglia sciolta. , Quanti bù 
tratti che sarebbono per ogai parte eco^tenti. 
se. . un'arguzia , se un contrapposto inteihjpestivo 
^n^antiteù non gli macchiasse ! £ quan^ ioavi 
Ji^rrime ^Kirgetesti, se cpi^te non .ti veniseero 
diseccate sul ciglio da -tali abusi d' ingegsio , 'i 

ri ' fanno dimenticare talora al poeta la persoiiB 
Lui introdotta a parlare , te circostanze in ctii 
.questa si trova, i) sessQ , la patria , retà..Ep- 
jpure Oividio sapea qudla ser^enz^ Vjeri^inia. cqe 
. ihlor artibus ebstat; almeno ei la pose in boc- 
ca di Saffo !r Ma lasciaiuo noi pure locatile. de- 
damatorioì vegniamo agli esempli, che 'yaghono 
più d'fjgni ^Itra, c«sa à provare. 

Ii^gegaosa certo ed energica quanto |n^i nel 
Epistola di FUUde a DemoÌbQntefigUuolo..cU Te- 
seo , elanianùwa con cui si studia questa Ma- 
ciulla di , far arrossire ramante dello af'erla 
.ti(44ì*^^3^1>9i49i^ta./Popo averto rimproverato 
in .wUle guise, v^gUa il Ciplo, gli dice, che 
^vesU. dell' avermi, ingannata sìa T udJx^ ,(,ua 



. ^ij StoK. df41a I<Bttwat. lui. Tarn. ì. pag mS; . 



DiailizodbvGoOglf 



cui /MMSMio riuerUrii. l^g" " S S 



J™rt»;t, ™ ."• IP». P""- » 1 % V ■ 
m? qi» •< "pO ■»•"•. \ * % % t I J .-; 
MS, quo Noinink voc* 'J\%\\\ \.'-- 

Hh-t i~ frigia •'. i -, *, ; «-li* 

t«cor<tonui ^ " • • '' e ^ 



**^^ ' ' ■ «» truMd 

quàdurm j i,'^ V^ 

Fn-Mj "°* semplice fi». 

Kn». ' qu>l ^ fli mostra. 4 

i« ft .II' ìitHÙa tanto amara , eteito 

jw*' . S' osserva ' che , non Àift^ una 

P^ .la qualunque uomo , nA oob» ààtn 

^lone atto non è a rìfleanom eoa nti£ 
.iittapposti cori ingegnosi ; ma dà kinTrt- 
.ve, paasa in un punto d^uoo m aitFD|XQpa. 
àto, oA tnìnacriaj ora {vc^ , or* derìdr, ot 
à conpattKHia , copie vc^igiamo far ISdone 9 
Virilio, ma- noe sostiene m^ uà loogo fflo» S 
eoo discorso è pieno A edere, e d' eloqifms^- 
nM questa 'è semplice e mm rìoac^ta- Penjjè ig 
tono che questo bel rìtrorato di FìUide ondt 
daitee e kr avroBsìrel'aiMaite, (à>ae(M«lh 



D,a,l,zt!dbvG00gIf 



«7» 

•^ ime ad yvtac» poets., ■md mA' 

^^^ 'l'>(biik»re eia .{nasiom deUk 

^•" ^onidla^ Dove -bh luaiugo 

^*^^, SeiMie- mona , . flilrà nel 

*.'% ' ^ ■«one .(feUa mede»!!}*. 



i il ritorao ,<4 



% 9^ < -^ (tice pila sopra 

^'^^ -jmetlia,- ii« 

tv '*' ^aiique di queste 

te parole.^ gli atm^ 

.areiche userà di questo 

jterìi -mai ccMtnpaiai'ouei^ Orni 

.tbdto a Nemesi <e «.Ddia , non 

am il P«tran» : «ppurv queiti etaja 

e parlavano in proprio nome. .i 

.«11^ Epatolft d- Arianna a Teseo, non toc- 

t^ierò' quelle cose ohe furon già condaDnate.ida 

altri; noterà 'solo dntf paany non ancora, cblia 

s*itoJa , ciaseivafi. Nùn è meravi^a,' die' -ella, 

9é la- vittòria ti favorisce , e Bé il MitMitaoro da 

te ticàsK) tinsfr dd siìo sangue il wolo Crai^se. 

lie tee nfeceredifen» non potean^ essevepeM- 

tfate dal corno del Minotauro, é -Mbbe^ tH 

Hon tì fossi armato', il tao p^tto «ra acuro. 

Tu ehiufb in «S90 macipi» e ■diain«ftt«,-i*'*«) 

* Ttteo , V iiai den*ra ciò ebe;Vince U outj^gm 

♦fi ^doNua/ -■.■.., .* . .;..■ " 

^fon'^stfuidein. mitoTt M sUU Victoria. t««Wtt^ 

SirtUaque Creteam bellua tinxit hiunufn- 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIe 



47* 
lod». Vendila tflm^ oriWoftta ia meei» ddk 
óUà la -tua 8tatin> fra l'altre, degli Avi. tuw, 
fila quale starà presso quella xLfAFadre, fr^;ialt 
d'm magnifico' Elogio- Si leggeva in qsesta 
come Teseo ncciseil ÉiniOAO' Scirone^iFFoeustc 
«■il Minotauro'; come vinse Tebe e t i -C*»- 
tauri, e a fiavza eatrò nelf Infeiwoi DopO'tw^ 
ai l^erit a pie ddla tua questa sole pairole: 
Mie tisi eufus Àmans ho^pita <vpta doto tifi. 
Ah ben si' scorge, concliiude questa DoaBrih* 
che 'di' tante iamose geste dtX tuo Padre operale^ 
non t* è restato fitto nell' animo, cbe .J'ai>l>aa- 
dono d' Arianna. Tu ammirì in tuiquest' aàone 
l^'ugli però rktUioaceva colpevcde, «lu.dvrenti 
crede , o' perfido ^ > -dell^inganno paterttot- - -Ora 
ttftta questa ingegnosa parlata, 6he. molti iq* 
nalzerahno «Ile stelle y sospetto non- sia ^ tr^f^ 
pof» naturate in bocca dì FilGde. Impexcwc" 
Cihè è egli poKÒbile che'iJna sémf^ice ìmt: 
ciiiUa inntnnoratissinia- qual >^ si tnostm-di 
vnsce , esca «on un' ironia tanto amara , e^laAto 
b^n soeftemita ? S'ossero -che, -non djfò-nna 
fapciuUa , ma qualunque uomo, 'nel oofano deU( 
diAperai6one aUo non è a rìfle8Óont< corì 9ifi0a&. 
»■ coutfrappoàti cori ingegnosi ;-ma dà in intet- 
tEve, passa in Un punto d'ubò i» altro propo* . 
ntdiOT» minaccia j ora prega, ora -deride', of 
ai' compa^ona , oo{ne Teggialiio far C&done io 
Vlt^;ilÌD ^ ma'nea sostìebenuyu&'lungd 3ou fi 
suo disctìrso èpieno di cektf«, e d'eioqdRnza.j 
ttìA questa ■è semplice e non rìcerctfa. Pesche io 
temo che questo bel rìtroTato dì Fillide on^ 
derìdete- .&iìtraiT0BìdF&raDaant8>(à>aieobd<«lÌ^ 



J.,r,l,z<»i:,.,G00glf 



acflrìniBio tiìUa «votv w u» pi ra tpimarb)-mqBtti 
Tbigegao'-e l'acune del vitiaca poeta., -md luxlt 
mostri gran fettO' il'dakre e. la posnoM deUh 
p<Went abbandonata DonzellH. Dove «h luaiti^ 
dì non trovar contmidMMae- mona., see^ .oA 
condannare un^ altra e^rfHsiooe xleUa iiiedesiii)a 
Fittìde. O DeMofboote, elU etico piÀ sopra ,->ta 
hai cwamesM ai venti e U parche e le v^^ «ra 
io ini Idgno ohe É- queste mancfai il litomo ,<4 
a -qo^'Ia fede.- '. " .^ rf- 

'DemctfihiHm^ vemtis- tt nerbai- et vét^ .^t^èui<)i- 

■F'ela queror redUu , verha- carene Jieie. .■■'■ 
Questo certo- è' un'pariar» in aimmetria,' u* 
ragionare m -nitnaetto. Fannodunqtie -di queste 
riflessioni ,' ed órdinan cori'le parole., gli amati 
appassionati? Un amatore > che userà di questo 
Hiigna^o, non d^Aarit 'mai ecHt^MUMm^ Gorì 
non isevir^a Tibullo a Nemesi --f.' a- Delia , qon 
cori a' LflQTa il Petrarca; eppure questi ecatl 
pseti , e parlavano in proprio nome. ■ ■< 

IfeU' Epistola d' Ananna a Teseo, non toc- 
^lerò quelle cose che furon già condaumite da 
altri; notOTÒ-solo 'do0 passì^ non ancora, chlia 
sappia, osservati. Non è meiavi^a ,• dic^ella} 
se la- vittoria fs favMisoe , ti »e il Mioetanro da 
te -ned» tìnse dd suo sangue il suolo Crufc— nr. 
Le tae \4sceredi farn> nasi poteao. aHewi i;|ea|a- 
tteXe dal corno del Minotaurq, 4 -aelBbeBe t« 
ttcot %i fbsai armato', U tuo pftfo «ra wairo. 
To chiudi in esso «aaci|;n» e>>diiinianU, ^aon, 
if TMeo, v'hai dfartm oi^ ebe .Vìnce il asap^W 
fci 'duresza.' i - ' ■ ■■ ■ ' 

^•onBqtddtm. mirm', M sUU mctorìa teMfl^ 

Stnàaque Creteam bellua tinxit humufn. 



J.,:,l,z<»i:,., Google 



, Ul-,ie non UgiTes , f>£Ctore .tutiu eros. 
JUic tu silices^ illic aéfunania tiUisti; 
■ . Jlli£ qm • silices • Theseo vincat habe^, 
CÌk uà amante diiana l'altro Tigre ^ Leone» 
C^re di.seloe, e nmili g^Qterìe, è uo mar 
ptetafore sibbene audaci , Boa così dall' uso ad- 
4ol(;ìta, che . diipentano oaturalisiraie. M4 n(ia 
À.paì naturale pw niente quest' anatomica an^ 
Ji^. &. ròsi precìsa, della maggiore .jO minor dn- 
msva del. petto, e molto •meno è Mturale l' oi: 
■servaoone «he la precede. 
■ Io altro Juogo dì questa o^eiim^ E^«t<^ 
dice Arìfimia che contro, a. lei semplice £àtDàulr 
la,.^ngiuraroa tre «ose,- il sonno, il v^to, « 
la fede: 
In me- fifranmt sottmus, sfentusque,Ji^sqm^ 

Perdita sum caussis una pudla-tribus. 
Iteffinameoto che H dotto Sig. Pompei, di .citidd 
rimembranza alle lettere ; « a' buoni , nella suil 
Traduzione delle Eroidi, ^ette in vista aoctv 
. madore : 

jé congiurar contro di me s'unirò , - 
- ,£ sonno , e vento , e Jkde : una .^ficìutìa ' 
. Et' io sala., e ^ tre chfi mi tradiro. 
Qapsti coutra{>posU , secondo a me pare, «09* 
•i ougr di chi legge, c<mie ,la nejitna aU^ert)^' 
.e ^ {»antJ}. 

iJ. Epistola >}i Leandro . ad Erp contiene &■ 
molta. pasHone e di mtjto afletto, ma non i 
.in t^itta ìmfptfpe ancJiLe questa 4^, quella jujsloi 
fetale che disecca nel cuore del lettore que' te- 
nori «noti che iu sul punto sono di ^tBfif^^^^as^ 



D,a,l,zt!dbvG00g[f 



EcC9''tiri esempio. 4>«^ é' Merm 'bgit^JLHUif- 
dro, di doreve vnrflr Ifmtine óotla pernotta diM 
colei a chi era ibongitinto col TaiOre;'dtee finta- 
mente cod: Perchè mai io nH turba tutte le 
folùe che ii mare si turbai e pérvhh urui ca- 
gione, così lettera efoal è il venie' può rtaò- 
cèr*mif . ' 

Cttr ego conJun<hr, qùoties cor^undHur cequorf 

Gut mihi caussa ùvis , verttag obesse potettt 
Qtiedto mescere it'figurate col proprio*, qùeAa 
SdheiBar 8ufe l^^erezzs dèt vento preso in senso 
metaforico per cosa frivola e di niun jCtmto'j e 
fld'tntbftiw del mare col' tarbarn' ddj'aniniq', 
sono pueriBtJt die non ùtan ^ne uè 'va. bóex». 
dell^ amante , ni del poeta. Cod pare' scrive 
Ero a Leandro. 

£>^ fgo te^^mmqKtm Kiai cwn volet undt 
' tenèb(f? ■ 

A me felicem twIIa videbit hiems? ' 
Sin qui va benissimo, ed è luturale qnesto 
penfflero, ma poi troj^ ftèvolmenteso^ogne; 
Cumtfue minus firmwn rùl sit quam v'erOas 
et uhdai ■ ■ * ■ 

/rt ventis et aqua spei mea semper erti? 
Gatiace scrivendo a Mttcàteo'^sbo "fratto , col 
qnale avea avuta dimestichem wéai piò che 
eterna, n lagda' d' E(^o>sqq. padre ,' thè ìé 
avea ftivìata una -spada, ccAnanaandole d' acci- 
èerm. Ora essa nell'atto di t^sl^mòrte, & qé«- 
ata bella riflessone , dicendo : che oAm che co> 
'Riandava ai véirti/non sapea ctHridfldareaU'ira 
propria, è che ì stioi vizj eran ihi^ori' da 

P^.jAKÌv . •■•■■• ■■- " - • ■ ■■ ■•'-'■ • 



j,=,i,z<,d=vGoogIe 



38a 
fyipcrta htu veMU,t 

Possidet et vUiis regna minora tuis^^ 
La cemrta rdatótìne fra Pira e i Tenti ran^d 
tumida , guasta tì primo ver» ; ■ il mmnéoa, 
(die per altro contane una vrìtà, xaìe * din, 
ebe r^ TiBiam avanza òmà ihgdlo^ «d «gni 
iifipeto tempestoso ) vien (atto miuro ddt «Da< 
irappoato ffl« adattato a £otó da eà à.feg» 
Mere* scritte- 

L'Epìstola d'IpBrwwtni a Limeo, ft fiana 
in mi ptinolpic) d- affetto e di fuse^ooe.- Ma |)at 
tuttd ad OD tratto »' avvisa di nanrar le hwbif 
ture d'Io, ch'dla avaa inteaii:, dioe^ ncwHitBoe 
ad *i%feórfiito. Questa -atonia è hi^ p«r Jr«»^ 
tìcinque è pira versi, e la compassiane pe'caa 
altrui ìnterrórnpe e toglie la conipaaóone dk'èUt 
av» rtevcgliata pe*preiMÌ: por b«» mi fataiÉo 
spefcie la lunghezza di tal irarrwioiw j -qMiita 
le acotéz», le astiti e'i' coiiti«r^»t»li ■iB'^fSM 
^Mi-a man piena. Come ad esempio = 
Quietjue mòdo ut pos^is etìam Jave digM vi», 
' ■ deri-j ^■ 

Dives eras, nada nuda rvcaodùi buma. . 
Cosi pure: ■ • ■ . ■■■ ■ ■' ' ■ 

butcM; quo ptffperasì £adem se^uaisqm fi» 
gis<fue; ■• , . ,, ,.1 .- 

■ yv HH (bix romiti, fu ctwut ipsa- AìcÌì 
Laodamìa a"' PtotesiSao aoo Btftrit*,' eh' «a .so" 
dato con. gli. altri Gr^ci aUa.^erra di Tn^] 
acriye cosi: , -■_ 

Saptus .es kinc pnncepr- ei .qui. tm .veifi w* 
■- * ■ -■ oaret ,- ■■ -' ■■. ■ .- ■ ■'■■■ 

Qtiem ruperent natitae, nont^go, vméumtifat- 
Venttis erat nautis aptus, non apius aimtUi' 



D,a,l,z<,dEvG00gk' 



a83 
£gc6 nfiintibuefec», ^rolientài « npràiìob« luA 
tempo steBM. . -. ■ *"■ . . 

iTidie- neU^atto d^-oocidersi sul morto ooq>Q 
di Pir^O) cosi esdftma;: , . , ., 

. t*" . • tftMfue aime'tnorte revsUi. 
Heì» sùia poterai fpt?^rÙT»^ mwte revelli (ly 
Se detto armaOf che-ds ebe furono- compagiiL 
iu inU,! aàranim ancfae.io a)0}iie,flarebli^ sM» ■ 
naturale peDaiero ; ma il dir poi che colta che 
saiameitte galla morto k.-ptttea essere smito j 
ttoulé sarà tvdto^neppur (J&lla morte , panzù 
rifleanaiit trt^po arguta ui 'dù..ìla per uccidersi 
some non è ^r nitvuiil« né la ripetisàoiie dcUe 
paré^.-medemme, nàia^oUooaaione di e««e, troppo, 
dirò «f^, coRtpaiaata. -Ma aicco, . ciò ch'io dia» 
de* dadoKietonL . coatemporanei d'Ovidio in lui 
pnn verificar». N<Mi volea egli le cose in qoel 
modo'.dire, che dette le avrebbe mi a)(fe>(% ai>- 
ebe. anai mediocre poeta ,- poiché qual espressione 
più ovvia di questa in l>ogca d^up aiiijirit?} 
poiché ììoijummo compagni ìn^isibiU in vMi/ 
ne Mrenio anche in morte ^ì)ai}que si voleva. 
dir questo conostts in tm modo '|^..p«He^no 
e {HD ingegnoso: ma si dan certi o^si >ove non 
n può dire una .cosa ' diversamente da qncllA' 
che la direbbono gli altri, senza passar que' li' 
miti che U Natura prescrive (?): e questo è il 
«HO pwr trof^ fceqoeats del nostro poeta.. 

.^1 . — !^_ : — '^ — - — ' 

(i) Metam. Lib. IV. 

(*) A qaesM pfe;<osib) è moho grnicim aaa Mota*, 
delgsTrano romico Molipr*, oel mo Bom^aoù G#nti7- 



j,=,i,z",d=vGoogIe 



• A*iÀen taiMt volte die pò:. doMaria^ 
Bostrar aeqme , e vivace , ncm «riUoMUlt 
s' aiterà la Natura , ma si ^ aasofutansfOta- od 
falso. Dice Ovidio nd sesto librò d«lli9 MeU-- 
morfocri , che k lingua di Filtweaa aCrappsu a 
Ibna da T«ren- e gettata i)eF:terni ^ tDarau^ravv , 
''«noora e movean tremando, e omeaTad^onin» 
' «Ub sijk padrona, enne miÀiùr coda leÒH di 
«erpe: 

/(/)> indignanti j et noinèn patris uatfm-voomtli 
Luctantiqut' loquicomprensam ^rcipe lingua 
^bstulit énse jkroR^ radix micat uituim lingule. 
Jpsa jacet, terraeque tremens immariminU stiva 
Utaue salire solet nuifM^ae caùda (^btòme- 
Pnlpitat : et moriei%s DmunA vestigia- puerU. 
Ora è ben vero che la cada di nwbi mrfif 



«D PelUnte , che "luafgat al Gentila«mo . Filofia t 
.Gramatica.. Qosali di>po d'averlo buona peziàstcol- 
lato con rnerbviglìa tema oallà itrteodere , po' nlf^ 
legraro Ìl diteo , gli confida com'egli ftra ìdMAMaiit 
d'una 'vatcheia, e come, avea TÌ»olota d'mTÌaTl« nn 
biflieub , i\. <uikl are<^AniC|nt« «oDt^BMaé; qlvslo 
concetta , e. nulla più e nulla ntenp^ Belle ÌSar^id^ 
VOI beaux yeux me font mourir (^ Amour: ma rhe tqt- 
arebbo che le parole f o>if ro | lù elega nteoiente o^'dìoat^ 
« con più bi?l giro. Il Pedante gfi nrt'strt c^^iieìla 
li poaaono ordinare io rinqu» -a aei. ■aftaiea» oMa 
diven*. e gliele dica. Il GentilupoK^idoti* d' aforti 
■MoltatA con lomma attenzione, doniand^ quale dun* 
àaa ila la migliore di tutfe : la ToMra risponda il 
Pedante: di cbn il Gt-nnlaon* ebbe molto a aiii)pir«, 
per aver laputo d'ettare improvvida mente au bigliM* 
pvift^tD, fcni'avw mai priiMa iludutM.' ■ . - 



DiailizodbvGoOgle 



lì^<ÌiS-><<èd8a ^v^ ^vinook e raem per qualche 
teita^, ma non k ^ vero che cori facciamai 
bugna ìiiiiana.-()D()e e'qnc^ thes' aìsMisce ddla 
lìtfgua è falso /e la parità è at&tto in^rc^iiiu. 
' -A raffinaménto pu«e e a denderio. di nuacire 
«empre tnioTo e spiritoso àttribaìronao i ^ocWfr- 
ti- che dal' paro meccanistno naas^Mio deUe pani» 
« ddlsnoDo-y o' dai diversi t^m&oati d'<una pa> 
Tola medesima. Come parimente le fredde ,in- 
terpretanóni daté^aUa si^ificaòone accidentale 
de'' nomi e cinomi,*- per trar qaitidi motivo e 
ragioni ende offendere, o deridere alcuna. Per 
esempio; 

J^-erba quid exuUas , Uuk si .mihi verha. dederunt 
■■ SUmque fMtfunt prudens capta puelta doUsì 
Dice Cidippe ad Aconzio: dove si scorge cfa# 
quella Fanciulla , semplice coù che non sapea 
chi ItMa quel fi^nolo che ha le seette-e k-lìwi 
( si te puer iste tenebat 

Quem nescio quas dicis habere /àces') 
sa poi scherzare con quel verba e quel veria 
^dscuBt I, che «ignifica ingannare , deludere , o 
dar parole. 

Così pare si diverte Cidippe a interpretare il 
nome d Aoonzio ^ dicendo; 
Hfìrabar quare libi nomen Acontiia esset j 

Quod fitciat longe vulnus acumen- kabes, 
■ìkk tP0|^ lungo iu iarei se tutti qui volessi 
addnre qtieHratti clic insigni wwo per laifiDàmeiìEo 
ed, arguzie,- io Terrei certo « tessere un troppa 
pojoso catalogo. U miglior modp per far eviden- 
tamente «onoscere questo difetto a' Ovidio , sarà 
^leUo d' iitìtiair un.^9goae qualunque sia.,.l!ra 



_.,l,z<»i:,.,G00gIf 



lui- ed unallro'poetaékentianM aflàttr'cflbm^ 
« questo jpocta sari il gr8n"VirgÌl^t). Ma pei-chd 
aia le^ttìn^ un tat eònfìrònte , - ^nderentt) ad 
esaminare un > at^tiiento (b améndlie questi ji^ 
ti trattato, e earJi la pkrlata '<tt Didon&'àd 
Enea, 'lieB' atte che questi s' apifJareGcbiawtì' ab* 
bandonarla. A tutti è noto il libro qtiaìta delV E- 
nefda in Vii^o , è TEpùtola diOidòiie iti 'Ovi- 
éìo : dunque entriamo in ir^ilierìa , e m -per 
Hsultato di quest'analisi, rieoi\oareremo '^inla 
Bidone Ovidiahà utia donna tutta ingegnò , tutta 
artifiipoj tutta studio; una donna più amara che 
appassionata, più prolissa ohe ^oquente, pÌRittoBta 
«n'Annida che una contegnosa e modesta, bèn^ 
V fehè tradita R^na , io avrò ottmttto pienaidlAite 
il mio intento. 

La VirgiliatM Kdone dopo d'avere con >èalde 
ma vibrate parole xinvprovmto^ Enea it iW- 
del suo disegno di psutir di nascosto . dàlie siie 
terre / gli ^mfAte dinanzi a^- occhi cooie in uft 
gfrni^ , r amor suo , la fede ds lai^ giuratale-, 
b morte ch'ella al «uo partire inconbwebbe 
senza alcun fallo ; bene avvisando che ifatéà. «a- 
rebbon forti motivi pfer arrestarlo. ' ' ' 

iVeir te nóster amcfr , nec te éata denterà 



Nec moritura tenet crudeli fUno'e IHéa? 
Vedete che setnpiicitó , che precifiiene e tlA 
tempo Ptesso'quànto dolore e quanta''melanconii 
trt^ri da questi *rei? La Bidone d'Ovidio al 
eonlrario dà cominriamento alla sua Episfbh 
col paràgonam ad un- Cigno, che ess^do vi- 
àjìò. a mtxcus, cantabili; rì^ ^ -Mevarir ^ dictest» 



D,a,l,z<,d=vG00gIf 



«ba-'QOa'^Jcrivera giit perchè .i^caa^e colle 
Site pxegbìepe di smuoverlo, mk. cb' «a. ornai 
Vme perdita, U.perdare le .parole, 4a cbe^vena 
perduto V onere e ,la pitdiùzia: - 
iSW merU4 et Jimam , cor/u^^ w eaUmumqut 

■Cwn moie peitUderùnt perdere verba l&^&esL 
StDotì ilcontKappwto, e l'si^iuiae ilgiuocoUn» 
(tei. verbo- /Kre^Ai ch'io cootiouo iniq via^^ 
' JSondimeDO tu sei fanno, GopJ^^ ]>ì4qW 
in Ovidio, d'an^aften^, e d*<abbandoDar: nÀ 
iii£dioe , e, i .venti, medesimi porteranno ,^^■. le 
vele, e la fède. • - < 
Certuf es ira tameng miserammie .relmtjturf 

Dido, 
. Àtque iUkm venti , vela _fidem<fue.^rextt. 
Ma, iiDU.,lMHtaTa queste, pumle .ctHu^tto, ìàaor 
gnava appaiarlo. 

Cerius.ei^ JEnea^ tum faìdem soivers mtvet^ 
Sino ad ora qui tutto è ghiaccìp,;nè vi si scor^ 
ch^.u^V Betore inteBO'3 «dOTÌuar figure, e poiv 
cettini tniUanti. Dov'è dunque .Pidone? La. tro- 
veremo in Viralo- 

Quando meditava Enea di partire, la etagione 
era alla navigaìdone contraria, « i paesi dove 
toideva, ^ erano scono^uli. Da ciò prende 
motivo Didone presso Virgilio di chiedergli s^e^ 
e' ardirebbe partire ip quel . tempo , quaudg le 
terre di' erano scopo al suq viaggio non gU (bs^ 
«ero j|note , quando fosse ancor. Troja in piede, 
£ aNTroja appunto volesse vdgei-.le vele. C«-U) 
BOP fiawbbe prudesza il partite. Qual posseott 



DiailizodbvGoOgk' 



388 
ragione danqn? oUiUgavalo ad arrigt^a» {w 
tftf marnerà? forpe il deaìd^no. «ti fngsìr knlaiw 
da lei? ' v . . . 

Éte ne fu^sf per ego hot lacrimas, dextram- 
.gue tuam te. .. - 



-Pier eonnubtd nostra, per incoepfos tfjrmenaeos 
Si' bette ij'uìd de te mertfi étc. 
Quel me pe Jugis? -deVio ooeì di £atai •4èim 
ì|tEiistervi'SapC8 ^^«n tatto-, e-'fi^;iiilO' da -lAu 
|mf;hier» affettHosifisiiaa , qamM è mai' toiero 
« coDiBioveifte ? E quanto è poi Ij^dda e lan- 
gttida al contrarie e prolis^ la cicalata clie.fà 
bidone io O^dìo, ■ 

Quoji^^? obstat hiains-: Mumù mihi gmtia 
prosit. 



i^ttod libi rruduerim, sìne me deberé procelUsi 
Juslior est animo ventus et mtda Uto. ■■. 

Non tgo sum tanti ( quamvif merearis inique) 
Ut- pereas , dum me /ter Jreta longa fa^. 

Ex^ces pfetiosa odia , et costantia^nu^no ; 

~ Si dum me careas est tibi vile mqtù (i). 



(f) Qnoèto penrinro fìi dichiarato dilìcatlMtino per 
pattìotM dal celebra Padre Boubort, nella rinomala 
^Mra ma, BdIU Jfanisrn àfi'Aen Peruare ne" congni' 
KiriKrpi, dialogo secondo, pag. 66- della bella T«- 
dtiBÌon del BaroiCi, e ciò fune per quella lomìglmnU 
<*e trovò il Conte Algàrotti ne' »uoi' ^en«ìcri diverai; 
fra il poetare d'Ovidio è qiwl dw F/ances». iTi «- 
apento d_t qui riferire il trai lo Algarotbano »o 'ciò, 
«HtMla gii «alo tatto iateni sddoUo dal i;ii^boicÌii 



D,a,l,zt!dbvG00glf 



«a: noH là -questo UM puro deldburiare' e ij'iù» 
■soWTwé mmplicenieRtS' •per 'esewfizio dlng^Q ? 
'Qual vestigio qui trovasi, mai di pamoae ? 'j\a«> 



Tom. I. paf . ^ jp. detln loa storia. Sa |mi4 H |^«a. 
•ino d' Ovidio 1m laio , Del cato ili Oìdone , qaalio 
deoatiU il BooImmi» , al iljatcio decidere 4 S£ 
Ivilope.. Vero è eh» qRel dotto PraoceM), vedev* 
p«MÌoae tahn. dare Mep T'aF«a.ch« raFtidanìefito*, 
e rafSnljfnaBto ohiamava pò obe nMOea d», paiùiMM^ 
•ingolarméate atloia ohe oon fpakibe coabufUik ti 
trattava d' arvilire e percuatare qd, ^alcbo ooieìfTif 
nòstre Ilaliaiio pneta, ooma ha Tittorioiamento mo- 
rtihto r illiutre Marehaw Qrai. E, còti br loglioitO 
moh* autoffi FnuiM*t, tagrati troppo all' Italia, 9^ 
danno eglioa nn' ada di &rla a ooi da. sMjMtri , • 
per lOBlenerla vie maHÌo^iBAotB > gindìoano anocf'. dj 
quel]' opere noitre, oEo qioitrano ^i oon aT«r ol bao^ 
nttOi O boDo ^utÌMe, Di qaeiti ano è. certo il Padr» 
BafHD ioh« nelle me A^MMoni4b{{aA>«tica, fra molta 
M«P ' baoae, Ju <dMli pur da' gran' far&lloQÌ, « 
degli antichi poeti li)ti«i paeUado., e «^' ilMlri Ila* 
liani. Diamone tia pìccol «aggio. E ìi^ friftueoam-^A 
cba de' latini «gli dioe... Ovidio ha g^'o, aria, di* 
Mgno aelle ine Metamorfèn : nta vi loinl in ai»a gio- 
TinezM ohe a< sma pena gli. ti perdoaerebffoqo i n, 
^■eite non venitMro camp«n*ate dalla TÌra«ità dd 
■no ipirilo , e da HO .non i» sbe di feUca «ba vHa 
tua inamagiiiasiono si trpva...^ Sin qui vabMetia» 
fl^li ooDiinna jio»\, . , ..Quelli che meglia toriupro fin 
i Latini oeirfllegia, tono Tibalio , Propar^lo, Ovidio^ 
Tibullo ha eleganaa. a politewft, P&lfffiTÙo oobitti 
ed eleratezza; ma Ovidio À da . preftt^irt j all' uBO:<>e 
■ITaltro : poicbi egli i pia natorale ,. pw- toceante.t 
piti appattionatu , e «pn piòi^i.a iDagllo «»p«^)o dpgU. 
altri il. carattere dell' El^i^ Tibufie ^ da rfl^gvne$ 
U de ìa polite*»^. Praperce aìk ia nabUue et <fo tela- 
EsAMt . IQ 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



diamo' innanzi, e-caocogliamó in nn ùiào alcou 
di qtie' concetti w, de' quali sparaa è quella let- 
teci, e che SODO come* quelle lucoioie .estìve, 



omtim : mtùt Oaid* ea pr«fnable a 9tm «tf À Tautre : 
0(«« qu'Jl 9*t pbt* naturel, pluf tonchaat, at plut pat- 
noAé, et il a ^eux sXpriméj par ià & cwncl«r« dt 
f'Elirgie ^ue It atHr^t, ^ ■", • 

- Sfa qn»«do •' intaw mai. «he Owdie fAue pia ap- 
pttWìonatO'di Ti^tUi dì qUel'OMo u diliraie TibulU 
cfafl k tgotfM iakim'*at» 1* Ugrime dagli ««Ai Mmiì 
dotlfl pfvMB* di ■mar più duM ? Andicno iooaiisi. 

- Il noaf-«** n*H iptal^iu* Eis^èt do CotUle» da. JUe- 
tenat, de ComrHut^Gailm t qui tùmt .^un» gronda pireU 
«( d'iuw grande deìi^afttè: tmnit U veri d* CatuU» et 
é« lUécendt mt d^im Irop gramle khiIum , «t <f«m n^ 
gligenee trap ■ aff«ci4e ! Cab» ^ Comeliut Gatbu ut 
plut rottd , ef U t» tmUant ihìmix. - 

' Ora quali. «iMia qneate Elegia di MocmAtc» san 
Saprei -oerla din, dacMhèfMto il ino ttams Doa ho 
Veduto eh* al«nn fratRnianto d' EndMaaiUabi , s piO' 
«olo e intiert* aaoor mm. Ma quali toB <pai qnsik 
jli ftallop Oh qui sta il grancbw a giMM Imim, da 
che tntti gli lorillori ^' accardano ia dira, cbe ta 
Troati» 4ti Cornelio ^«(lo aadaran perdntÀ VU il padn 
Hapin' inli^ea» di quell' ■Elegiache in fìae ali? Open 
di Cafnllo Tibullo e Paaparviio' ai aalevaa «tMapata 
•Otto il [rome di Cornalt* Gallot a ofae faron rico- 
votcitiie da tutti per Opar-a d'aptora aaaai piàMMoU» 
•loè diiUTì certo ManiimaDO, cha &ariv# a'toaipidek- 
r Imperatore Anaitaiio, (Vedi >> Fabrioio BiliJioiMa 
Latina, il Fonlanini HialorL Aquileieiuii , a il Tirf 
botehi Tom. ~i delta atoria della Latterai. baL p«g. 
19$). £ qneile ton quelle 'Biagio che il Rapia 
chiama yifune grande puKié , tt d'uae gronda dift- 
eateuer O fon tona apai, por opinione cotavoa 
d«gl' intofldenti, barbare o di pjfaùtn e di aliia^ « 
da persona non letto cbo fior abbia di gusto ? 



. ,i,z<»i:,., Google 



3ll 

che luccican da lontano di. notte, ma Se ^ 

prendono in mano non d9n più lume , f aoao^ 

anzi schifose a' vèderàs Per esempio : 

^of» venti pon^u «.->■-■.. 

- Tu quoque cwn veiitìs luinatn mùtabili'^ses'i'. 



Il pddn Rapin cbs-gìndioa' eoii bei^ de'Lati^i 
pa«ti , eoo eguale anzi* maggi 010 rapidità dì rti^ a 
di giodicj, ragiona, parlando de' noatri; L''Ark»to 
ba troppa foco; Dante non n^ha abbastt^iftaril Boe-> 
«accio ha (pirito regolato , nu «euBa eitanakine ■; ìt 
GaTalier Marino lia - ipiriio eatd^ , ma non yiiuto., 
^rioM a trop 4e feu ; Dante n'en a-p<ti--à*tez\ Booace 
a Feiprìt fuile , mai* tam Standuè , le ChevaUer Mariti 
a _de Fètenduè , mait tant juitetié^ Vtà^ éom» itk 
poch» parole «gl^. triania i pamni ^ddaB•o ' a' nMtrt 
poeti P Qneato «ì che li dice parlare ^1 tripode 1 la 
Aifeilla era nna paroloja al paragone' di lui. Nob è' 
però che -in propoiitn dell' 'Ariosto non if ipiegfai na 
pò BaegliÓ! ma luì felice » ai feste oontentatò dì 
dir adlameuta che l'Arìoito ha troppo foco ! Poiché cen^ 
■QraDdoIs' e^i pe^ ciò c^ . nel vai Fnrìno fa 1» 
donne gner r iet e ( oeaa oerltraria -die' «gli aHyH(atara 
ilei *0Ho ) fra le goerciere xh' eBtrana.in quet Peem» 
■i A oompiaceinto il Padr^ con Marfiia, e eon Baa— 
danantO'd' anhoterare anche Oiioipia. Matato:beB0 • 
eira ([DMta poTcra donna fn in ub' Itola abbandonati» 
dal pe^do Bireno, eipoMa Mpra d' nn» ■«•gito ignad« 
per eeaer preda .dell' Orca Harraa, • q|oindi iibarata 
da Orlando ; e apoMta ad nn Priircipe ; tea non •« 
poi eh' «Ha fowe Guerriera, qnands il Padrs Rapin 
ttOR iotCpOa gneraen^d'amofe. 

CoMHaoa il Padre a'daTrartkoJ òhe fAqgolioa del- 
l'Anoito-è troppo imnioda*! a ,(ootl dove» dire ia&ttt 
nn R'eti§!wto , anzi qoalonque oneat-'aomo ) che 1' Ar>> 
■rida del Tasso h troppo hhertioa^e tbadaU : tidi- 
teoe or la ngi^e-: queiti dm -poeti toglìoDO alle 



DiailizodbvGoOgle 



ìiec vÌQÌasse Jièlem tentantibus aéquora prodest: 
PrtBcipue cum Itesus ffmor , no^ mciter Amoris 

Nuda Cjtheriacis edita Jkr^ atjfUis. 
Psrditane peràam fimeo ,^ocaamque nocenti 
^a bAve seBvitiee .spatium pela^tfue tuteque. 
f'actaJug^SjfaciendapBtis. QùcErendaper òrbetn 

'altera, quasita est altera terra tibi. 
Si tu cutter eros elapsis igne/uturus ; 

Poenitet elapsos ìgntbus esse Dfios. etc. 
e4 ^tri Datiti cbe troppo lungo saria' annove- 
rare. Hitorniàmo a Vii^Iia Didone ricorda ad 
Enea che ya cagfon sua 8^ èra eìla concitato 
r odio de' pòpoli , ede'Scvraui dell' Africa j che 
per lui, perduta avea . Ja pudicizia, e il buon 
Bome di cui prima, godeva. Quindi soggiiigiie: 
e a clii sul- punto di . morire m' abbandoni tu 
Ospite mio , ch'Olite sol mi resta a f^iamaiti 
di marito' che^ m'eri ? 

.... cui me marìbundam ^sèrìs hòspe^f 
tfod solum n^men quo&Jam (fe Conju^ restai? 

4ùm« il. lor carattora rh^è la mode ati a. Finalmente 
eoDchinde cbe Rinfldo i groppo molk «d geminalo 

- M^^atto; Orhiado troppo tetMrfl % ti«f)p« ap^M- 
•ìADattr'neir Amido: BH«nti lempre-sUa ragi»ae ttffn 
«^ ne dà:;^u«M«debol[asse ad Eroi non oonTenfom- 
Crt^rei di m^ocan al ri*petto oh' io debbo at mio 
I«ttiH«, •« Tolem ora qui Bf;^ìugDcre quelle riflA»- 
•Joni nhedalle p^opoitEioai del Padi^ Kapia ne««ai>ria- 
tnente derivano , « mi c«Dtemerà ^ pón fitte «< quatta 
noia non ana rrcfenùi ch'i» faécia'aHWUitftrei^raa- 
VMe, DÌoè (•'! faeti debbano dipingw^ gli uomini 

m^me par IVordÌDarip easer «ogliono ( net caratter oìoi 
apppoato buono -o maJVsgio, poiobÀ perfeetonatto 
}'iuio e l'altro) ò come, in baana morale -«iwtdo^ 
vrabbono, e geuertloMate non cono ? 



_ ,;™:..C00yrC 



Qual teoeressa quid comp^one non iiitohcl« 
quest' umiUazione di chiamai^ ^oea col nome 
solo éi Ospite, più- non avendo Èora^o d'usar 
qpel dì marito? Quanti rimorsi tioii ayrà de* 
stati in un punto nel cuore d' Knea quii' nome , 
fccèndogli questo ritardare tutti i benelìci re^ 
sigli Al Didone , nell' att» istesso eh' egli A 
vedeva obbligato dagli Dei m corrisponderle con 
tanta ingratitudine e con tanta barbàrie? Ecco 
il 'yero linguaggio d^la passione ,' ecco l' ingegno 
di' ella suole ispirare. Qui è vivamentÈ common* 
^ , espone aemplicéìnente lo statò in cui si trorà^ 
accomp^na quest'esposiaipne sua (;x)n quelle na- 
turali, rìuessioni che *ie risultano , e ciò ^n 
forza e calore , ma ne sono' sbandite te antitesi, 
i^uochi di parole, te fredde allusioni j ei'lam* 
biicati concetti. . i 

U npstro poQta che se avesse un po^ più thit- 
tato Virgilio avria la^to assai ^meglio, )' ha però 
«^uito nel far usare a Didone il nome ' di 
Ospite } anzi che quel di marito y ma in un 
modo affatto diverso , e niènte convenevole al 
«ftratlct^ di quella Regina. Poiché laddove in 
Virgilio nd. nrrore dei ragionamento, si .lascia 
Bidone sfiiggiF di bocca il nome di Osante in 
Ib'óg^ di' Quid di ^rito , conoscendo d^ «Ter 
^à perduto i\ privilegio d'esser moglie; il cj^ 
arriva improvviso ^ naturai^ insieme, e raarà-, 
vinosamente serve ad eccitar 'compasalone : iin 
Ovidfe'al contrano quésta Re^na vUifaènte s'of- 
fre ad Enea, (qmalor e^- si véi^(OTii d'averìa 
per,' mt^ie ) m farsi ah^mar da tutti sua 
.Ospite^ dicmarwndsst ch'èUa soffrirà d'^esAc 
qualunque cosa, purché sia ài luL 



D,a,l,;t!dbvG00gIe 



- M 

Si fwdet uxoris, rum nupàn sai ktfapita, £car, 
■ '■ ihtm tua sii Dide , quidUhet esse Jèret. 
Finùcai qoeslQ ocmfrooto -eoo una ■> rìfleió(m& 
AU' anima «h^è'in tmnulto si ofirono mille og« 
Mtti , ihquaU vorrebbe ella aCG^n^ tutti , e a 
ah &ré- d'uno in altro va (J^rdiiuktamente scop- 
rendo* acoauundoalì senza esauritali, ma im- 
primendo ia c^i cenno che ne- dà qiiel grado 
ai' fona ohe basta a colpire, e chesaiebbe im- 
■Mwe se :più TÌ n diffiindesae: pcHohè è própneU 
de^ <^^etti lo scuoter jneoo , quanto scuotou 
ptà a lungo j aaàue&cendoeà l'jjuino alle, scosse 
ihe duran trop'po. Qy^sto à quello che "& Vir- 
gilio nella parlata della Cartaginese Re^pa , e 
perciò^ piace, perciò la illnsìone, e nascondendo 
ai*ioedesiteo, una wra immilline ci pFeseota 
di quella Donna: e Óndie che fa . V oppo^o, 
& fier CDMCfiDenza tin effiHto coniraho (j) 

fl rigoroso prqtxmo àa qù da me ùOo ad 
Ovidio (:i), ayrìi , mi luóngo, dil^uato dalli 



(i) Eppure Oial io Oiare Scali f;«ro ii«l'. Ubfo VI. 
della *aa poelk» pag, 33o dine: I/tter Beniiat I>ù1d 
ar^cioiumne , ■von^Miitiuims , tdtùtime , «^cntiuime 
ìoguitta:. In nafèria dì gatto ognan pMiu a ano mido, 
a r aatorità non f& caso, quando accJtii))>agnata non 
Vlnga dalla ragione. Lo Scaligera poi noa ohe « nio 
^odo, iba pento t^ora in nninedo auo. 

[a.) Nat novero da me fatto de'diièitt d'Ovidiv, 
non IiO Tolule tocpare tk» qiiclB^ che «ano h» Iv 
caralléristìrì , e ohe Io diilingoono lingolanBeKte da> 
gli attri poeti iiioi oqntemporanei , e co^ «farò p*" 
palando de' pregi- jL'^wìo perà al Vonsìo ed al 
^^adAo la cura, di notara in' Ovidio {li anaoronìsm 



D,a,l,zt!dbvG00gIf 



BKnte àA mio tettare ìì aospetto, «e ttiai vi é 

fosae introdotto, ch'io potessi essere un pò- troppo 
prevennto io Srvore di qnesto , peiv moIt« parti} 
meraviglioso poeta. Anzi al contrario potrà con 
più ra^òne tacciarmi di soverchio ardimento. 
Se non che io credo non sia mai opera perduta 
il mostrare i difetti dfr'. grandi' autoti, par«hi 
come dine il Cardinale PaUanoÌDo , le imper* 
'fifoni de^i artefici segnalati sona più mala'' 
gsvolì ad esser conósciute , e più pericolose 
d esser imitate per f autorità di quel nome j 
tra la oui luce quelle- Tnofchitcte anlu^ra quasi 
raggi risplenàono : la quale autorità è di' ^ 
^an Jhrza per ■ indorare i difeài. che pota 
cavar di bocca ad un gran filosofò jvbean&t chia- 
merebbe virtuosa l'. ubbrìachewa j. che viùoso 
■iCatone (i). Ora potrai. dunque, con più oorii^g- 
gìo, e xjmi mia sodite&ùoDe maggiore) mofàmf 
germi a Ttt( |larola d^ prt^ del nofifto* .poeta , 
che tali sono , C^e ad onta de' sucd difetti , U 
meraviglia il .rf^dono e la delizia deglUnten- 



fR JiMfgtif od «Ure limili dÌMonTenianM. Non tosIìo 
qui aacfae tseereiobo oel MÉfiiran l'opare d' Ori- 
di», -b» qiteUs ùago)flriB«irle preA di mta, ohe fn^ 
r<m« dAtfàBtovo appncìvaw, qa«M«'<Kwpi'à nràulgai.£a 
mtniido', obe o«inp<Mte fnrODO in tempi tropjio «a* 
.lanTitoii, « M'ntto eoBrtnri, eoaw Mreldravcr i Ubéi 
, Borilri in mìKo. L« Matfotorfasi fMrò Mbben^ faoM 
lUiBno «tmltt i'tdtiiAa litOB y Uvti « tali ^re^ aa^ 
teiigonO|-cba ponoiiaopiltwHii talorftiwMKloidun*. 
(•) iftUo «tilt C«p. V. pag. <•. 



j,=,i,z<w=vGooglf 



ùtati (i)> E ptima ' pariepem'ddU dotbina-, 



{j) Se Ovidio, non fvsM macchiato di qne' difetri 
Cti« abbiani inostratì «in qui, tanti lono i pregi e coA 
grflD'di che maatreramoia appreiso , eh' egh tenza 
ot^tin duM>io Hrebb» il più grande fra tatli i poefi. 
Ha-, on >o doDi«ad« : ae Ovidio noa av««ae<glt acoan- 
nati difetti, wrebb* poi di tutti quft' pregi riooo cho. 
farem tpitg Tederò ? I moi difetti naacono per U 
rnaggior parte da troppo ingegno, da fantasia troppo 
prbiita a vivace , da troppa facilità di verM^gràrcn 
CHiéb qModo ta mai efae on ingegno grandinimò , 
ohe Dna ricchiMima fantaaia , . che .qna t«^ eod fé-* 
licei accompagnati fouero da ngfial. giq^icio, e dft 
lunal pacienia di limare ed emendare le «ose? Chi 
aa che Ovidio etaminaodo sé ateiso, non facesse fona 
Id stia, mente queste rifiessionl -^ ed amaste per ct& 
•dId i-prO}^i difetti, ch'egli Wn canoiceva, ma poi* 
«mqM ^ come appariti» da an casatto «he ci aarra 
U.venoluo^eoeca ■; il qnal..caMlto, coVicfeiè a tatti 
nptùj nQD voglio nondimeue tacere. Racconta eg,U 
aanqiiA eh* iin giorno lii Ovidio predato per alenai 
■àoi amici, di levar dall'opere sua tre veni che lot 
non piacevano. Si bene , rispose , purché vm a me 
Mar permettiate, di eccotlaame tre ««li, «be Tai^6 
immoni. Gli amici furon oootentì , ,e in diipajrte i 
tré T«rii acristero ohe. volevano canoeHati ; « O4idio 
«hre aegretamente i ir» scrisse che voleva- aalvad 
Chi'l crederebbe? Tanto Ovidio quablo gli amici 
■ tre veni Masi aveano scritti , due -dB',qaali arui« 



"'^eUdum 'Boxeam, egaiidimtqite Notum- 
t dir Ovidio che uq. qualche tieo dava 



t^J^t aeUdum Xoxeam, egaiidimtqite Notum- . 
■^ea dir Ovidio che uq. qualche tieo dava maggior 
ivvenèalezza ad un viso; è ciò è véro , qnatido ì 



nei non- siea cosi.grattdi che divengano iauiccine. Vedi 
Sésea. tiootrer. & 



D,a,l,zt!dbvG00gIe 



*97 
pitf era e^ Ipmila P^ .mostrar la quale ìk- 
tutte le scienze e le arti note a qóe' tempi , non 
è ìàaopto d'esempli; Iràsta dar tin otA^ata aU^ o- 
pere sue p^r cbiarirsene. Ppssiam . cono64%ré ia 
prima dai Fasti, eh,' egli nelr Astronomia era 
prójbndameate versato , a segno di spie^r «)^- 
l^mspte Q in n^Ui vèrsi ed- ele^^ti il Plao«r' 
t«rio sistema , adornando una tale spie^none 
4i qudle mitolo^che invenùoni che iv erano 
allora la base. Dall' opf ra ifit^ssa rilevasi , co- 
m'^li nella Greca, e Rpmana Litui^a £v8Se ynx- 
8^to, l orìgìue ripiegando epa tntrabue diiaram 
di tutttt 1q cerìm(»»ie più antiche-, e de'^omi 
per r^^oso rito solenni. Un ^npoirìo pòi d'e- 
rndizione j anzi una compiuta storia della Greca 
Q. fìonnana. Teologa ii sì preseìita' nella Meta? 
morfosi , .1q quali comechè non abbiano avuta 
T-ultima mano dall^autore, sono {wire-un ampM- 
tesoro -e di dottrina e di poeùa.' Àvea ben rar 
^one il nostro Ovidio di fame tutta» quel CQnt^ 
cli^^gU infatti ne. f^ce, e di sperarne ^n fà^ia. 
Baetsfebbie quesl» sol libro a caratterizsarìo quàl 
poeta eccellale ,- e qoal uomo drittissimo. E per 
non parlar dèll^arte miraUle con cui temuto è 
questo ^n lavoro j nel quale comechè entrino 
mjlle. e miUe avvenimenti disparatissinii , pure 
8<lho questi per tal maniera ordinati qjie sei»-' 
l>raB gli uni immediatamente dagli altri prcK 
icedere , onde ne rifinita "aa solo tutto e perfetto) 
dirrano solo , eh' egli è copdito di tanta filoso- 
fica scienza, che ha potuto agli stessi fìlosòE 
r<»car maraviglia , alcuni de'quali jya po' groppo 
corrivi; non dubitaron di nporEe.per. tal'Poe- 



jimizBi.vGooglf 



ina il nostro OvicHo fra.i oipotenola in fitoK^ 
E di fatto chi. bene fBamìiui quetto Poona, o 
Epico, o Ciclico ch'egli sia,, può duUtar qual- 
che tempo sul ^fl avuto da Oridio in fotnunio. 
Volle effi con Questo q>i^re un òsteraa^ dì 
tAoKifia, o di r^gipne? O almen da tal -Poe^ 
Dia potreUMÙ forse iatendere qual' ràtema £ 
fitoswa e di retinone' foMe quello d'Ovidio? 
{Nulla di tutto ciò per quanto a me pqre. Poi- 
ché come mai Ovidio, £ come uomo nigieoe* 
Tole ,' e. come filosofo , poteva egli naiT^ come 
vere tante cotitraddiàoni , tante pazzie, tanti 
TÌ2Ì ne' Numi ì È propiia del filosofo la yeiitàj 
dunque Ovidio d^intelletto perspicacissimo, come 
filosofo poteva egli Bcrivere' queste «ose ? l)a 
fflosofo empio ben lo conosco , ma un filosofo 
•ciocco a tal segno come imm8fflnarloì*.'0 Coo< 
diio citato dal Brucherò (i) , vorFd>be per* 
suadérci ohe sotto le MetamorÉMi s'asooDde U 
%erìe' delle mutaàoni della nostra terrà , e un 
certo, ùstona-dì storia' naturale , il che partndQ 
poco idoneo, dice. il Buonafede (a), as/»egare 
.tutte quelle favole, fit so^ìunto, che ie idet 
di Pitagora, di Empedocle, e tS Eracìiio ,■ < 
la mitologia e Topinione carente a quel tempo 
sono le chiavi di quello enimma. Il perspicaci 
Warbuatonj continua il; Buonafede, immagùtò 
che' le Metamòrfosi sorgofto dalla metempsi- 
■cosi , e che siccome questa è la condotta dtlk 



(it) BÌ»tor. Cn'tica FhilosoptiiB». Toni. II. pag. 77. 
(a) Dall' ladftt* d- ogaì FtlotoGa. Tel. |Y. ft^g. Sà 



_,.,i,z<,i:.., Google 



=99 
fnrov^ftkma dcfpo la morte-, così quelìf ìoso^ 
no ftet^ lo corso della' vita; e in fitti Ovidio 
dapprima espone le Mttamorjbsi come caatì^ 
delia seellera^ine , e poi introduee Pitagora, 
«d insegrtatx ampiamente la metempsicosi. Io 
nondimeno con pace di. questi sRpienti, {wnso 
^ù buonamente dd nostro Ovidio. Io non 
er^<^'pier niente che 'dal- filosofico trìpode 
idettaiM i'suoì Tersi , n^ cbe in quel Poema 
abUano iooeo né quelle -alie^rie , né que' siste- 
DQÌj a che forse, se purÀ'vero; intesero Omero 
ed Esiodo nei loro.«0^io colla lettura d'Esio^ 
do, di Partenio e d^ altri Greci poeti, fonn^ 
r.iaea d'un Opent nella quale egli ben oono^^ 
aceva qual yafito campo gli s^'aprìsse onde esei^ 
citar il suo ing^no, la rìcchi^ma sua fentasìa, 
e le felice sua vena- Egli prete ad argopienbii 
del suo Poetna e ciò che vero, e ci5 che falso 
credeva, téro anche' quesMt créduto dal volgo^ 
aicuro, coi^dòperanao , di piac«« e ai dotti 
e agtMndotti; a quelU perché ben sanno x^e il 
fingere é conceduto, anzi é dovuto al poeta; 
a questi, perché come ver^ tutte credean quelle 
finzioni, ansi con sacra venerazione le avranno let- 
te. E in fatti non piacque solo questo Poema À 
Latini , ma ai Greci ancora , da' quali ne aves • 
presa T idea , e piacque loro a tal Hegno che 
quantunque simo stati- sempre disprezutorì dd 
noraam in &tto di lettere , pure tradmaevo le 
Metamorfosi «éUa proprìa lor lingua (i). Me 



(t)'Tedi a r«M^ KhEolM. Utw. 



DiailizodbvGoOgle 



Zoo 
tampoep si pah dalle Metamorfosi in;tencleT# qaé 
fosse il sistema filosofico , e la Heligione d O- 
vidìo- Poiflhè ecco ciò che a prima vista sembn 
^li tenere, e che espresse nel suo porana.Che 
a bel principio foasevì fl Caos, e uoa discordii 
contenente i semi di tutte le cose. Che queA 
discordia dissipata fòsse da Dio ^ e daUa mtnft 
p^ epera de^ quali fosèe formato il Mondo , e 
quindi ru<Hno, o ija divinò seme, o da ter- 
restre , per influsso del Odo. Che quest' uoida 
fu creato a somi^iaaza de* Numi governatori 
di tutte le cdse. Ora ques^ sistema Tiene dai 
Greci,, e àneolannente da Empedocle e da Pi- 
tagora (i). Dunque almeno potrà conchiodersi, 
ili Ovidio seguace della scuola Empedpclea , o 
PitàgcMfica? Questo neppure poiché nel deomo 
^quinto libro introitece ^U Pitagora Messo i 
sjn^re proliassTmente il proprio 'sistema, m 
jchi vorrà le^re qmetla rwrazione , dice i! 
nominato Buonafede , potrà canestre che qui 
veramente parla Pitagora, ma poi tarUo vi 
parla ancora Empedocle ed Eraclito, e tanto 
Ovidio medesimoy (he non s'intende chi parli. 
Perchè dtrf>biam considerarlo come un dotto 
interprete della Greca filosofia, e in ogni àstema 
versato, ii;ia non come professore o s^uace d^at- 
<Duna partìcolar setta; e in tal ccmcliiusione sono 
Sconcordi é il Brucliero , e il Buonafede. ' 
- Com'egli poi inteniameiite sentisse in fiitto 
di rdigìone, non. è agewd tx»» il deindere: 



(i) Brachw. HU. Critie. FbUetopb. Toan. U. pa(. j;- 



DiailizodbvGoOglc 



3oi 
v*ha. deHrvttl sparsi ndl'opere me. che il fanno 

B06{Mttar un iocretiulo- Bencliè nlK ognuno che 
Uicr^ulo si nKMtra e con l'opere, e cou le parole, 
è sempre tale in mo cuore. In OTÌdìò' per al- 
tro uq po' 4i iibertina^o n^ credere, noó dee 
recar< né scandalo né maraviglia, poiché la re- 
ligione Pagana era così piena d' assurdi e d' in- 
cengmeme chie U.Kiostrai'st fedele in essa ad un 
sano intelletto , potéa piuttosto essere indizio di 
cortigiana politica , che dì persuasione. Non lascia 
talev? Ovidio lii beflèggiar i Numi magari ^ 
come dimostrar si potrebbe in nulle luoghi ; 
nia quando poi vuol fare il savio, ( ed è allora 
eh' è f»ù insano che mai , e che si mostra più 
incredulo) esclama: 
Expedit esse ^eoSj et ut expedit esse pu- 

tamus (j). 
E altrove U morte piatendo del buon TibuQo: 
fCum rapiant maiafaUi bonos ( ignoscite Jàsso ) 

Sollièitor nullos esse potare Deos {2). 

£ra anciie Ovidio intendentissìmo di' Medicina, 
di Botanica, e di Storia Naturai» 11 Frammento 
de Medicamine Fapiei, quello che ha per ti- 
tolo Haliémticon ne fanoo fede. Parta nel primo 
edtne abbiam già accennato, di l^;umi, di piante 
• di minerali, e acconciaméotè ne spiega le 
'proprietà. Ramona nel secondo di pe;ri|^ che na- 
scoli nei Ponto, ne distingue i /èiieti, ^i ' i- 
slùiti e le v>rtù: del qual Poema abbiam detto 



(1) AriM Anal. Lil». I. 

(»X Amor. Lib. Ul. Blog. IX.- 



D,a,l,zt!dbvG00gIf 



309 \ 

maerA mólto giovata- il vuchìo PKnìo. ^dw 
nd secondo fibra dell' ^r/é d'amare pteacamt 
alcum specifici , onde aoeresoere il vigor Àaie 
membn e il calore; come nel. Rimedim d Maort 
dtrì iie> racotHDandla coide diminuirgli. SapjMam 
da lai cèé a' suoi tempi* ^< sboccbi di sangne 
dal' polmone derÌTaiiti eraiio incurabili, e cii 
^li ci ^aot con queir aggiustatezza^ e preonoue 
dbe è propri» d'un ralente medico. 
Centis ut e -molU saMguis pulmobe remissus, 
• Ad Stygias certo limite ^tcmt aquas (i}. 
I)ar lui sa^inani pure ohe la mediana non tnest 
allor TÌmedie valevole alla Vodagm, e all^ Idro- 
pi^, o carne altri intese all'Idrofobìa: 
Tollere nodosam nescit mediciaa poda^ram,- 

Nec fornUdatit auxilìatur aquis (a). 
Infiniti p(H sopo gli aforismi medici sparai ndl' o- 
pere sue. Com'egli ìntdìodente fosse d^A^rìcol* 
turo è inutile eh io più ne parli , avelia éi^ 
altrove mostrato a somcienBa, f erdiè dà .quanto 
dissi è pal.eae, com'egli fosse versato in gaasi' 
tutte le scienza e le arti .note a que^temp, e 
però si dilettasse di mettere in verso i var) 



■ (i) Da tont. Lib. I.*Ep. Ìli. ' ' " 

(a) Ibid;*%pho però al «^p. XXH. dal Lib. IIL' 
ttdiraminMlra i rihiffdj contro B|Ia Tùiiccos) pur»«l cap. 
XXVIl. dd Lib^ V. eli p^tacoxtro siridral'obU. Al- 
trove par parla deiridropiBÌB, e ii« pretorÌTs ìapacifid 
onde guarirla. Fotrshben mai questi capi di CaiiOt eaif 
trarj ai ver^i d'Ovidio, minacciar da lontano il bril- 
larne ed in^egnoto «ìaiema dell' autore delle letitre 
sopra Celio f '• l 



_ ,;™:..,GoogIe ■ 



5o5 
mflteiBÌ e Teòlogo, e Finci senza ^ akaa giurara 
oercando sdamente la -gloria. ^^ > 

Ma eom' egli fu- tloUo uonH>, fu anche ge^ 
nio, e per oons^uenza iurentore ed Originale 
poeta. U gran Virgili^o per la BnccoUca, perJ* 
Geomca ,> e per l' Eneida^ ebbe Teocrito, Esiò- - 
do ed Omero a modelli: Orazio ebbe Pindaro 
•' laiGÌlio per V Odi , e le Satire , ma nqp ebbe 
origliale e niuno da imitare Ovidio quaudo scrìs- 
se le Eroidj ; ccnne prolesta egli stesso. Nelle 
Metamorfesi si vuole eh' e^li abbia imitati ì Greci 
e singolarmente Fai4enio. Lo Scaligero che mir 
Dutameote cesura Ovidio , e nota i nei , trascu- 
rando le .macchie , alcuni passi anche d'altti 
auton Greci ne reca , che furono imitati nelle 
Metamorfosi (i). Pura ad onta di tutto ciò è 
da orcdere ch'egli abbia dato un' aria orìginalfl 
il quest' Opera , da che fu pur in Greco tradotta^ 
jC Arie d aTnar^ , il Rimedio d Amore , Poemi 
•on didascalici , e di tai poemi molti se^ ne com- 
posero a' teiBpi suoi ) ma niuno certo uè fra i 
Gre«i, Ile fva i Latini toccò Targomento da lui 
trattato ia questi; poicb'egU in tal caso nt4 
tacerèU» là dove & lÀpolo^ di sé stesso, edove 
mostra i^e uoo è ^li il solo che abbia scrìtto 
in versi oscenamente, e quindi annovera tutti 
i poeti Greci e Latini, che con lascìvie macchia^ 
rono gli scritU hiro: ma non parla H' alcuno che 
avceee iAsegvito ex professo V Arte, d amare. 
Anche dell Opera insigne dei Fasti certo egli 



(i) Postioei. Lib, T. et VI. 



J.,r,l,z<,d=vG00gIf 



hiata uatizia d'alotino oltddi tekinatcnB ■Htf' 
yess^ prima dirkii. PUtùa fx^U s^AtU'i^atvologU 
d'Esiodo (i) ehe poUriibA ■foneAvertdkUri^ipaUt 
(^e idea ad Ondìd ppr form^ b pdrte Ab1»«:> 
i^oiniK^ de'suoi FastiMnft^qtìdst'^pvravietaMhM 
inohe di qu^ Greco po«t»-aiid^ .peidMa^'^a)' 

0pp« ctò, b^-esapùaata ■o^i.coaai, «DtfftfO 
sar dovremo cUe Ovidio per «iveimoiV! «ptftaMtl' 
tutti ^K altri Latini |>oeti, eoxdrptuv pe«-ViF>- 
- lieta : rkordatidoà - ancora ch^«gE.-n^fc Wvageàh 
ottenne con Vario la -palma. ■ m ■ -;, :^, w 

Ora , dopo -d'aVér connderaW'#TÙ^ «ìbóma 
u<Hno dotto, e-cttme ìnveA^erey fhoquiniocì««fé 
esaminar {nù particóhranente qde'pregiiàii'Jtd 
ehe saltano, àirÒ £oiA, agli -oecliii Al» pniaa in- 
tuirà delle sue compo^oni , che ne iònuan cofti*- 
il -««ratLere , «- che costittiiacana L' ecdaUttUa 
delle poesie. E primo fra questi- <ti%[ co^HÌaàODi'- 
ch' e^ mostra prpfoii^ ilei ointBe Umakc^, V' 
àdV umane pas^ni ,' eh'' egli maravi^mmÈiam' 
dipinge. Per aver irti' idea «otnpikilfi di* -^tmttt 
pr^;to d'Ovidio, basta la lettura dell'^i/rte </'a- 
mare, e del Miritedio damare , ■ ne^quali FtHUBl 
. tanti sottilissimi avvisi s' incontrano , che i^eoz^ 
Tiitt' lunga anbàiìéi del ctìor' umano'; nou s'.'-im^ 
pai-ano- certamente. Oltre quella dell' i^^ora^ 
qu^sì tutte le . pa&sionì vi tre% iKito«uzat«,i ^<- 
ben tt dei giuctaìncsite- eoiniomar «mv l» StséS^' 



(a) Fobrio. Bibl. Groa T^m^ìi.^ v" -' 



j,=,i,z<,d=vGooglf 



faro, ohe àdSi Arte étametrt g^odicÉiidó di^ :. 
Umgt vero- iaesit animum ars illa amatoria, 
nihil enitn aèatdqtiam nugae (i). Io da <]ue- 
fli-bbiinon ne trarrò «sempìo niuiio, pernia' 
daspano «be gli legga, edablóa tpialcbe espe» 
nenaa -^te coia^ dà. moodo', pnò cavar da per- 
le stesso mille prave di quanto. ^co. 41 farò 
pMltorto a oonaiderare glivti Peérai , doffi ÌKenO- 
questo pregio d- Ovidio viene, osservato , e dove 
pur ai trsva spossissinio. £ ili prìma^ diamo' 
un* occhiata alF Eroidi , «aaimnìamo le -due 
EpistiJe di Paride ad Elena, e d'Elaaa a Pa- 
ride, le qoali sono un capo, d' opA« d^ eccél' 
loiza per qad uàraàMs aitifiào cp? contengtHUv 
del quale hchi è certo c^jptfce se ioon colai, c^he 
naUo studio dell' -uomo, è- profondamente ver- 
sato. 

Paride , com' è s tutti noto , easMidogli stata 
da. Venere pFCMncna Eleoa , ne venne in Gre^^ 
éai, e da Menelao qaal ospite fu beghìgnament« 
rioeruto e ti^ttato. Vide égli Elina , e di lei 
s' iiuiaiBoiò ardentanente. DésideFoao però di 



Il debli 



) PoetioM.> Lib. V. BÌTWM i il .|pidiqÌo alfe tkr 
lebbe A' vm poeta conndorata «Onte poeU , da 
qaMò ohe lì fk (]«l poet» rigaardito come Aom'a 
•aggi» «d «aaito. S» M'rl» tf oimtre ri CQnìdvrS come' 
patto, d'aif poeU, i piaas )>art» dr 'bell«ssa', e d'-«r> 
tifiaio j va» 1» poi li riguarda com 'opera d' ah onètt'uo- 
B», i degna di tatti' i -bv^ìo" >. • d'etsere conte- 

Salta ad nn'etonm oHi^ione.' Ma lo Scaligero gid- 
ioTa Ovidicf oMBe P4*U , e pert Ut ma Mnteozk 
parmi &Ua ad iil|ifinou. 

EsiJIE %o 



DiailizodbvGoOgle 



OCHBpier aStopian fnr la- (^nris cfSL'rMdDt (eù»t 
di' -Tra «onduire la >beila .ixrtca } . «otta -i' sppom 
tudhà che Menelao era kffiteoQj, ìe nAàvesa/n 
lettera; lidlk npiaW éopo-à'arev: diutHMsUt b 
•Mi panlone, mette io. ubo tutte qi]dlc-«Q(lttT 
^im. e qn** raggiri' cbe sa bui pi«ticftrc..nil 
«ÈpeH#ed acdBMAe ai^,tare. .P«- ^noa . aJùHww 
lNHUiÌ|>n™K 4' anima dUi; donna, ODO le,;pcaf 
pone già toMo I9 fog^ma .cooiinqia dìccwilpy 
Se, eh' e^ ama' per zii}Ue «ogni da Jtu.riDQ5 
potati nmiMndere l'amor suo conosciuto^ cW 
ora- pfer UttHa le-dickìan-, che qositp ^^mos 
non dowa> eMere- da Irà disprenato, da dae «9 
^* Notili apifOTata, anzi 'Voluto dst .'^^miai^ 
ficco A- primo ,8rtifiaÌD per far rioacire jncfl'é 
colpeVcèe pretto d' Erlou , amò in' cfualchQ,)QQd» 
plausibile, ciò eh' ei voleva da lei. Quindi \m 
Ibostra che p» lei sala ha fatto- il Wngo i|i^r 
gìò pe^-mate, e non* per amore «li Tedn'.vuQn 

resi ,' d d' a^aìstare .tesori' e : j*io<;hezw. - Loik 
beHezKé dì'téi cod' (]ue' colori, c^e il .denr 
derìo e ratjiore 8ogliono<;pcflitat«...Diic»,idi.'n«A 
naper coipprendere comèTeato-tafHtàayendoU, 
«ia^ potgtò' risolvere' dì r^ituiria:, c^ ito.odw 
non avrebbe così adoperato ^. si. sarebbe {nttfift- 
' alo lasciato seccar dal busto il c^>ò-,. cheidifir 
dièr da lei. Ecco espresaonB die l'andare dip«- 
'Ara dMl' antiurte 'e'cbe-'dovdai£inigrsa''ibreiMÌ) 
-Btil ciu>r '^ià' bèlla! ' Le & ' in apprestso vadsn 
che 'nel giorni} dek^mcso-gindicio d'Ida ^ant ' 
'alle virtù rìiilÌnzÌBh> .da Mii>epa prom^soglì ,- le 
ali Regni eahitigli da<-GiuBòtie'/ aoL'penivcwre 
•al possesso' di lei: Dq» duaque abate nuBtiajkr» 



DiailizodbvGoOglc 



3to* 
«he b<pltdi]«n «tea»!* w*f^;'«ep,^H oowh» 
noH'lB tiotjbezzéy'passaiia' :pre^;a»la:(lidÌM':SaaQii» 
6fline clie té prómease -.di .Yenetfé .^ianoJl 
lóre'«fifeÙoi^ e di dKe3^té'suà coBstìttei Pier TÀf 
roagg^ortmente- » :ciò- indiirfai, pari» <ì ^ l» mn 
no]}illìfj' deUo «pl^Klore.' dì subì ùsvte,! &; di^ 
trsttamenco e degli «aorì eh' 4Ìk> Trarrà. Ma<ii 
tteAto 'pi<^''arLifii»>8o dà- tuttà..^ Beeowdo^ »■ tnt 
para>j' » il' iHÙ.'»QeoDcio a conbaniaare r-aiùmq 
di'^udla ^nna., ontte fipla .riflol^«M«. io, atuj 
hhoK-, è il- ndìo<^ che 'Faridei.iiMiligttati)ente 
épHf-^'BOipra di Menelasj.meUendoào jn. diserà. 
dito presso h <mc^Ue. Jia^iuo a ituito «he iui% 
doma fa ' fitima-. deh suo cooipagno ]^iuin>q , 
i^iama ffncots per Jt ordicarìo, ed .lunaadol^ 
nortù- riSEtlTeiù mai a txadA-lo e a diseooraH» 
tk fitesen disMioraiido; ma aèHjuest» sti«Qa vùny 
iit lei'WiMoy ià*dÌGtruggooo aDoora neir^asiiaf 
soo iiimi coniUnipreipiù s^^ ,pjinoipj, E4 
ccoot l'al<te HJeìinastri ganimedi;. :d4 mettere qio^ 
in derisimi pretao le .mogli i -màriUf il resto ' 
«wvienei^. J)OBflegue^«».^ ■ l-- ■ . -■■ ■ •■ 

■On tBìnavào-m'^aride, cawdi ti» forae,1egli 
wbe, ^rfxridti ad ^^iena y bhe tqo mapto. conosca 
verfamento il 't^o^qj^oh' egli «possedè , te .po$s^ 
dietidoì^,Nò.'C«n4infln», Scegli, i]»i/esse .cara,.;e 
ti >pi%zeafm|> qnak^metili, ;nÒ0i;.8^rebhe .|J^r|ito 
per-Ctel^ inèitiJascRrehfcé qw , -Ai0oi|ipago(«ta 
d^iiano sln^^^a^. -^IÌeì ^.'(vedi cctfu' ^(^a.golio.) 
prima .i^ partìre;ii:-dÌ88e'^esfe*pvecise parojie: 
O mQidig'<Ìi _,yùi- rapeonvttuialQ TQ^pltef^stfo, 
tian^^ di>Uii,GÌira iti mia («^&.Per(ji^,dnn- 
opiaiiion tieiu;euiiftidi:eae^. opuduu» :>-Pati^tle ., 



. ,;™:,G00glf 



3o« 
iiercbè iMB aaaqneà i ccanipifi ddi Ino ntarìtt^ 
e Hialinente di^ d^ averle hUo ocnipicDclere , 
c^ dalia nu laga niuiu cona^nenEa sardtl« 
nata- liuicBta; poicliè ^i era al pofisesao in sua 
patria d'amati valorosissimi, noi meno dbe di 
ricchcne, finisce pregaodt^ a compiete pre^ 
0to te ardenti sue brame. Ben à scora qnan- 
k' aita e (foanla «caltrezza na in qoesl Ejnstda, 
poie assai più scaltra ed "ailifiaàoM n'* è b li- 
tpotti».- yefffameio brereinente. - 

.Elma prima -ancora di ricevere TEpistda A 
JParide , dagb occhi , dai cenni j e da, altri in- 
St!\, (in ciò Ife- donne mai non «''ingannano, 
e se s' ingiomno è sempre io lóro Giivore) avea 
r amor coooManto di Ini eoa ccanpìacenza. PoÌ- 
cb' ebbe qidnfli Ietta la lettera si trovò vinta, e 

C>ontiisima in . fignì cosa di condiscender^. 
R come dtmna avveduta , per lie inaggia#- 
mente accendalo, e render^ più il soo tiitmfi) 
pmiaso, eoa procede. Lo ^da prinoameate 
di |»fisoanone e d' andiaiòa^ ostenta la propria 
onesti , combatte con eqpipa iti parole ina ooii 
;di cose le ra^oni end' e^ é era aorvito per 
6rla risolcere a con^iiacergG. ffana alcune 
aEÌom di Paride , df^ qaa^ juirotre dice' S&- 
sere disgustata , & però yqoBv che sì coinj^ce. 
Quindi . msenubilmente n pioslra ^^mnaodsa e 
JHtmerita per la passone delF a|](|fiDle , per le 
..ibtìche Blamente per tei sostenute, e le di£e 
cbe in lei . que^ cose assai mu vagliano - ò» 
tutte le ricchezze e^ onon ^-Tn^a. Nutrir essa 
itfi cuor tenran'ina noq av^ro ,. né tale., da 
comperasi, «op tsa. Incresc^e di non tseex 



J.,r,l,z<,d=vG00gIf 



libera e padrona A' sé', che se-ftttè Tósse,' Mtnl 
esterebbe un mòtàento à hr PàtìSe ^étìxx. Est- 
sèr egli troppo tardi -vennlo. Aver nOAdtnuntò 
presso lei gran peso il Tolere dì' Venere: e i»* 
tatù come Wai opporsi a' Nfitei?' Difende' il 
manto, ma èqd fiacchi alimenti;' sì perb chft 
ne rìlevs quanto più occaltamente * tanto pia 
malignamente il ridìcolo, fitcendù ' nondimeno 
comprendere a Pàride, che' non jper 'mandtmza 
d'amore ^la Menelao partito parGreta, nM-p^ 
impulso .(U lei: secondo il costunie delle bèlle 
donne, che iion vó^ion mai che si tospettì- fred- 
dezza ne' loro amanti o mahti ; credendo nha 
Bijqàr taccia iiidariosa alla loro beHstta. Final- 
mente mi^te' altre ififficoltà oppone' the per sb 
■tesse £^à si risolvono,, e chiedendo tetnpo à 
pmsare^ conchiude , baciando' campò afl' amante 
di sperar fermamente eh' ella in tutto' e jìeA* 
tutto seguirebbe il volere di lai. 
- Simile artifizio acof^ési «elle Pistole di F«dta 
ad 'Ippolito, e d'Isstpilé a Giasone: soOrrìamcAe 
rapioamoite.' Fedra Itf o^e dì Teseo, seriveiiiio 
ad rppolito suo figliastro, giotifte onesto e. «il 
padre fedde, essendone innamoMtiiatiBa , di«e 
al principio non potersi risolvere per la 'gran 
Tereogna à dichiarar il sVio amore, il"qukle«ra 
pero ancor maggiore della rergogn». Passa ^aAì 
a pariar della sua onestà ìian macdùabf gidiiia- 
niai per T ìnnan^ da colpa manti/ .Non V Ka 
cosa che, -più l'animo si coltivi d'una persona' 
^n ' favore d' un^ altra , quanto l' amlegia- ad 
pensare e 4^^ inclinatomi e perc^ Fedra ^ee 
che dal momento lìbk a' era isnaxaenta <t*'Xp- 



. Coofjk 



3it/ 
polito, eHà ìrè# setitkà pfeéa dautifèrveqtìs'ri 

Slitto ^enio (Tàlidare-alk-cwccia^ ■« che non tiwf 
Tirva tnst^ot^ (filetto che' qnMto^ è' quindi -fii 
Tina longa «fescfiiSoine dei ' piaceri' dtóa -caocta^ 
ihoho op^witun:? a suo uopo, poifcliè 'tó aoJa: 
fissione d' Ippotito eraap^ranBoit cac«iBrel^Màl 
come'mai'fdr clie 'Ippolito giovifieno A raàjof 
òfror non Àetita atls'propcsta 'd' nn-in&m^ còdh 
merda ì Pei* ciò togliete in pàirte ^ stadi* E etàpt 
ita sfeàUritsl matrigna , di far cAHiprffl^ni'al 
gtÒvìAe che KaMore era una neoefi^ita un destino 
ineritabile nella fìttiniglia' di M, e «inóveni ^ 
Avi'suWj'che tutti ?'andaron sog'getti. Ma ma 
. figliastro ave^. dimestichezza con h matrìgoBl 
Perrehè noy dicèaquest' ihicjua , ■so- i Nwmi l'ap 
j>rovaViòj é m sé btessi.il dimostrano^'Èi^por 
^JoVe ■maritò e"'fratel di GiiAmne! >Ma('«UBS 

Sbi'indur Ij^olitO attadir-it padre' disAoOMi» 
olo in una maniera' si «SJnoiff? Fedra-VJia 
già pensato , e h veAre^ che Teseo non'iuent 

'tàva tanti' 'riguardi ; egli che' non fàUea-^'iuiiia 
conto di lei , che le Tirerà tonlanoV «IW'Je xvea 

'^toatiato- il fratèllo, ahbandonEtta- sopra -dT- un 
iuido stogilo hi sorella, e la madre d'If^icdi^ 
dct^. "Vom-bi daaque amftr lìn'paRlrr cbeKtflà 
bt maih^uccìsàf'Pon finécMi'dìre di^^fiavea 

tentato ogni sfofzo pet-. sopire ìjt 'suo lamore;, 

%ià "che 'duestd Tùipbrìbsamente la dotoìnava'v-'e 
J)régara l|>pólìfo adavov fnetà drlà.- -f-i'.ì 

/ Issipile scrive a GiasAité, che andato aB* 
cohqfuiata dd Vrilo ^oro Povea tmdìta^ >fta- 
^eitdofel Medék'tnaga £Hno»a,'«he gl^ avi^'^né- 
stafì 'ajuli oHd^resiMeiroi ^» <»tM<^ ebs a tal 



J.,:,l,z<,i:,.,G00^lf 



3.ÙC 
eonqwBta' opponeraBsl $cflf>o d'IsòjiUe è diin-?, 
qoe; di disgustare -Giasoofe di IVl«dcit , -e dV^n' 
.cénderlo nel piiipo amare. .Pesò, gli, f^,.Tedem 
coiDO' cosSèb era dohiia abbomineroJe , cbei non 
odtia liellez^^ coi vfozi , ^e ooLle soavi maruie^ 
rera impadronita del cuore di lu^ ,. ma. epa 
^ozà io(»ttti.oli'ella d^icrìve ia 'co6ì,.euei:^Jcal 
modo, -da melter orrore. Com^ puoi tu tran^ 
^tnjUo giaoepe^ gli dice, ohi uca d{OnaB cbeiìà 
iiiiunraato alle leg^ della- pudiciKÌa , .( ila che 
on l^ttimci^ - Imeneo non vi- strinBe ). che lui 
trattito il padre, die ha uccispk> il fratello? G^n 
una donna che ti coetringe ad amarla tu quajl 
tBodo che dbraa i Tori ^ e i Serpenti ? Gìasonp 
era * amtaó ambiiìoso e' andava mperbo -della 
conquista del Vello d'oro; e però Issipile ppr 
«aDendedo di^adegno-contro-Medea, gli dice che 
«osta tutto auo .faceva il mento.- di tal cpiujtii- 
fltb >, è'Io'andava qtia e là predicando. Finale 
^ente fàU» un^ confronto fra s^ e la rivala, per 
eè^ 'Onorevole « alla' rivale obbrobrioso, finisda 
con terrìbili imprecazioni. - ■ .'- ; 

'■ Pfoii ho fatto l'analisi di queste 'Epistole, n^a 
lier amoTO . di brevità ho solamente que'passi 
Addotti «he fan comprendere quanto Ovidio le 
vie pia scerete conoscesse de' cuori, argomenti 
vatiando e. r^'Mtt-a misura che ì caratterì-.va- ■ 
rìanoy-é ^ì affetti, e, le pas^opi dominatrià 
delle persone j èk- cui sostitine s^i^ne mara%à'- 
.^ioeanMnate U. decora, .quando per soverchio 
-«nored'inipegno BAn dà ni aentezae, e in troppo 
biillaBti petHÌerì. £1 perchè non. si., creda che 
egli: aolamente <ia- ai^omeati- amoroù fosse ^ in 



DiailizodbvGoOglf 



ffi^ta ptrta.«Kdlniti^^e.difr|Mlodl4a^44ie- 
^bl,p«SBÌene,jnpeMe..notoBÙziuv •c4<jua9i;^figq«n 
BiMul(>^ alMe ,1 lAsàamo.per ^vnkbe tacita j^ . 
UDanli coi lorp d^,.ed e n ftriiM n ft.in unpptf, 
i^aao di Prìucìpt Greci, uutiivi acquali w^eri 
vwoo -Aface «d Ulisie , che ^ameinflH^ gtùcflwH» 
f-DEBii d'AebìUe <i) Ajoce , conm <^W<«i<p 
•ra UDO^ valoroM Nbbeite, ^a ùacpndo.fWRt 
perbo , e Aale che mettea odia s^ada .fua^«gG«i 
n^one e o^ la^ge.. UUfise^yOontcanQt er« 
noniD. aatutia«ÌHio , <loU«, limile, doqiieate. Jjpt 
I^cscnza fkduDqufi de' Greci questi, due Eroi ^ 
pcqàjaeww eoa di»corso le loro lagÌMÙ Al>d». 
«ce|bend«r Taraù d'Adbille. Veggiai» son^eOvir; 
^, parlar^ faoóa , e come aappia «qìnt^M 
niqnte oonaervar& e adombrar il xar»t^^-a,(^,ML 
mandi» jpefte.lo«»-parìat«.. . , w 

, Aiaoe « &. imaiui a'^aoi Giijdipi coffi;V<fhft 
•Hmto ,e .ferpòSf volgendo ìiUomo,^ oochi p^' 
m, ,di sdegDo , e d' ùnpazìenz^ , sfsusa pcttao^ft^r 
c.MPza eutare «m momi^to, co^ùncia c^JL cn^- 
ricfir d'ingiurie il rivale, .come indegno 4^r<SBFQ 
cóneonwe >. e conw cc4ui che. »X9^, aoB^to^ ^ . 
pr^o la^^Àiiesta coea., col domasdajT'W > Bfirita! 
ia^Qpna- nobiltà , le propnP <aiÌDQl-,. piemie.: 
lodàodo ioK» Giudici, tQtft ostentando <Aè^> P«M 
il più bravo gueriiero che .awfiaspp i Gre4< f^' 
«Ufi Arìaga è jàesa 4' impetQ , pc«> ^ Or<^M^M^-. 
nob twds a g^adagtuun gU a^fni 4*8^ aso^v, 



^^■Mnuwarf. Uh..xméUl. h ' 



J.,r,l,z<»i.vG00glc 



, 5i* 

' (Iliate kd eoAtrti^d proto et MbiìÉioìàrtf ^tf 
. rÌBmttbsnaeate pn- cpaàtche tetn|K> gh oiecht 
. a^^iMiatt; moAmi tana, e eoa tal atto gììf 
> ■' appareóchìa il &TDre de^Gindià; À qu*& fi^ 
- nuMoentt! rivdto, coti' ccmùncìA. Se ì miei e f 
' tttttti deàder) qVuto avesaero r<t{e(to hisBiMoy 
qiHst' ar'me non TerreUiero ora contese y poiché 
wrel^KHio ppBBedate . da Adiiille ; e noi possedè^"' 
«stattio Acfaflle- Ecoo beli' arte fion (aii mostim'- 
U sua- bcDeroleoza inverso Achille , -da tuOT 
<xm|Hànto, e, per tal mmào la condlia anchti' 
4 ìiè^ E in eoo dve con una mano si aseiu^: 
gK occhi per pietà l^rìmoù. Passa quindi a due 
oom' egli iK>a fl^ niun conto né dcfla «na no- 
bile ,, né dei Vàilor de' soci Avi , poiché- n(n» 
diMnaa buoi propij i fatti d' altrui: e co^ dì- ' 
cendo la tacitamente conoacore l' indcceijKa d' A-r>^ 
jtfoe, '£lVe con tanta jattanza parlò deUa Ma 
m^tà. Ma poì'^fa astutamente vedere ' che s*d' 
VlAease farti bello «chi ciò, ^li non é d' ^iacC- 
taéd iM^ile. Non easer la sua nobiltà qaella che-', 
lo ^i^ a ' (jiieder l' aniù d* Aehillfi , ma i me- 
riti propri, ch'egli omalamente , tea con mo-' 
dtttW»' d<«CMTe.' Quando gti cade iti acconóo, 
loda pur gli akrì Greci presenti , e concede parte ' 
tot* ddla gloria nt^ fatti magdaBÌmi , al «ontrarìo ' 
d*<Ajace , t^e sé kAo oatoita come autore d' ogni 
gatterdba ìnipresa , • nulla non concedendo agH - 
altri: U die disvea lìaoesiammaite in luogo di' 
benevolenn cpncitai^i 1' odio* e- l'invidia dà " 
Giadtd, come al contrario ogni favore ad Ulis- . 
se. La ragione più forte che avea Ajace onde 
fucetender Tanne d'ÀshiUe, "era la paraóeb che 



D,c,i,z<,d.vGoogIe 



5^4 
U Ini lo Strigitévà . 'poìchi Tdattlohe paétt d' A jic# 
e Peteo tìran fritelB ' di Achille; A Clie myserti^ 
Sponde ,^ rlìe' se qiiésta legione Vidtt- dóvfMr,' 
cniest* àtxai s' aspettavarv piutlortò a Ptìed Padrej' 
« a Pirro' figKuolo (fi Achille (Aé put- Vin^ntì," 
eche pur rtort s'ardÌTatidi chiéderte. Bovfcndtf 
Ulisse rispondere' a certe aocasé di btìoni-'fl* 
hiifettfe , ttelle quali bì potea sospgtaWo t*^^ 
dìmerìto o màUgitìtà, mette in eaSp»'^ gli''éÉt* 
Gtfeci e fe veder corte qurate ch'agli fierÒ<«gMl^ 
dìrendere per modo acconcio , (bron éa loS 
èommesse o ad ìatsgariftne, o col cotàetbt> <Ì^ 
Greci, e per *«* modo ridutìe onesti! al paftìtX^ 
O di cdiKkriliar sé toedeàmi-, ff ^ aèsòlTCre' * 
dì 'dirender lui. Tutto ìlsuo" Hiècorai' è pei 
feparto d'^ìronìa * di mottp^ corttro id' A^tìey 
e dì sommo artìfirio nel porre ut vèst* e tì^ 
l'^grandirè anche i più plcct^i tfifeltt-^-hft; 
E pei' a(«icurarsi dMk grana de' Oiwfid, -e-p** 
obbligai^!! a séntertóiarein suo ferore-, no* siw 
ftiénfe dimostra ciò. che ha fatto a- bebrite-'d^S 
pubbKcb, ma quello -anconi eh' eì siràp**' fere 
In appresso. Quindi finisce coAsUppS<^e UTtiì^ 
lìssttne a' Greci / 'implorandb da teft-Mrtl- éSi 
Cosa a sé dovuta ^ e ch'el pbfsa pretendere , Tua 
un loro dono spbtitàneo, ail cbntrarìo rf^AJaCS 
the pretenderà e che minacriava. ^ 

' . Per ^ addetti esempli sta qlii abUam 'redMB 
Te umane passioni da Ovidio dipinte A in qd^ 
éhe modo, ma coperte coinè d'un wdo, eaj^ 
Patentemente alterate, cóA diiedendo rmteKiBÌ 
delle persone introdotte a parlare, <4»e— »ea 
avi^bbon ottenuto il fine pr(^M*to« ;- w patee- 



DiailizodbvGoOgk' 



3i5 
mente ,: e, nel lor Tero sspatto Giostrano avessero 
.gl'interni impuUicliefeimoveva.. Paride roleodo 
i;^r -Elena.. cerca, di.iiaswndere.agU .oci;bt ..d^ 
1^ dio che di. più indegno v'avea io x]tnst'a- 
u()n«,.ium. gliela fa comparire, come coia, «^ 
òpn ioiimohf .degva almeuo.di^ compatimento, 
^.^pìeoia di vantaggi; ed< Elena. pur sebbène dif 
apoati^simaia.oonipiacer^, a lui non si. doot 
4L)bbto come . «ar^bc . auo deaiderio, n^a gU 
qjitpoue àiS^fioììà , . eh' dia .però non . cont* 
per Dulia- Lo stnao si dica di Fedra, e: dedi 
altri esempli, (te quei d' A^ace n eccettui, eoe 
Krne di contcapposto .a quello. d'Ulisse) nei 
^ali le 'paanoni sono dipinte non eoa tfttu 
quella vinmà eh' hanno realmoite ne' -petti 
nmam , xna con que'pallia.tì colori co' qoaU si dv* 
nostrano al di- fiioii e in SocieU , àogolamwnU; 
allora o .che non sono nd loro colmo, o aotint 
m opposiòone con altre passioni, o frenate d|L 
qualche . particolare interesse. Sta che a ben 
riuscire, quanto giudiciorìcergbisi, quatita.filosor 
fia, quanta velante oBservajaoqe sulle umane vi- 
cende ;, ciascun, può oon<HK»re: e come Ovidio <£ 
tóa hm rìaacito.j per ^i addotti esempliè-palese. 
..Ve^amo ora com'egli riesca a dipingere le 
poanoifi QfHi più come si mostrano al di fuori, 
ma cernie sono., realmente nel nostro ÌDtehio, e 
tome nascono in noi , e comi^ crescono gnida- 
tvnente, e aHne>al lóro eterno pervengono. Un 
eannplo egregio di superbia e d'ostinazione l'abr 
loiamo ini ISiobe (i). Costei e perchè era R^na 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



- 3»6 

4i T^ cittii jóatm ài rìcohene e dì valòron 
«bitanti; e per esser JbdPiswma, e per am- a 
nwrito Ànfioiie, e molto più perebè tn^v^suii 
edgiiK' dai Numi-, ed era stì^ feconda di i^ 
^Ùuoli tra maschi e remnùiie, era salita in.taiita 
aup^bia, che non solamente disprezzàvà. éS 
tlopimi tutti, ma i'Numi stesrì- Avvenne, ùhf 
folta che . ricorrendo il giorno in cui Latona 
•Tea .partorito Diana ed Apollo, fece- quiésta 
Dea per bocca di Tìresia ai '!lebani palese j 
com^ ella avrebbe molto agp^dito che si solen- 
nizzasse per Iotq un tal giontoH.I Tebani ub^ 
j^ìdiscoDo tutti, e con.atnuma pqtopa dasno 
incensi e preghière alla Diva. In oHe^» gjugne 
liTiohe con luogo coitelo, magnìGcameùte ve- 
stita ed adtHtia, e dopo d'aver gli o(a:^i.|ÀHia 
di sdegno ne' Tebani fissi, lor dice: <fial mroit 
q stoltezza vi muove ad onorar con altari ed 
incensi divinità da voi mai non veduta? Viene 
adorata Liatona^gp a me non^ danuo indmsi? 
Io d' origine cel^t^ per lunga serie di Avi , io 
Ko^na di Tebe-, io ricca d'' immensi tesori, 
io I)ea per bellezza, e feconda di settf fighuc^ 
e.sette ^wie , sarò posposta a Latbna. nata 
d« non so qual Geo ? Quindi dopo d' aver 
qu^te.cose dette. in disonor della Dea, fi asa- 
curati/qiie' popoli '«he i Numi uoa poteaDO 
OK114Ì su lei cosa alcuna, tanto era felice-, co- 
VRanda d' interrompeEe le. adorazioni',' d'abbatlet 

e altari^ e di non più riconoscer pee Nume 
teina. J^atona piena .di sdegno a sé chiamai 
figliuoli, .e, narra .loro le ingiurie ricevute da 
^obe. Apollo e Diana preudaa sdegnosi' V»s- 



D,a,l,zt!dbvGqOgIf 



'?'7 
1 funto dì .Tcndicarb- Toglie il prìoio I' arcb e 
gli strali , e involtosi in una nube , scende so» 
* pra un campo dentro alle mura'di Tebe, dovS 
i sette figtiuoU di Tfiobe' a caVaUB gìrdrano jpé^ 
diletto armeggiando , e 1' uno dòpo 1' altro ^ 
prende ' di mira e gli ucàde. Arriva- ititànfó 
^nfione, vede ì 6glìaoli ^sfitti e morti,' e dit 
furor trasportato s' ammazza. Ciaicnn può im^ 
niàgìnarsi lo stato ddla madi^ infelice a tató 
sterminio- S' i^ira. qual Ibrsennata intorno a} 
knortì corpi, gli stringe al suo seno, gfi bacia, 
piagne e oeUra, ma vedi gli efTettì- terribili d^lb 
superbia e dell* ostinatone I In luogo di cóterej 
in luc^ d* umiliarsi e di riconoscere il proprio 
delitto j si volge bestemmiando a Latona, e godì'i 
le dice, godi Latfflia crudele del mio dolore', 
nasciti del piantò mio scdlemta , e trionfa ne- 
mica^ e vincitrice: .... ma perchè vifìoìtrìcel 
Jo quantunque misera, te vinco Mice: tu noh 
conti cbe due figliuoli , a me rimangono ancora 
sette figliuole. Ciò detto appena, che Dìanft 
coi^nòa dair aitò a far delle figliuole ' di Niobè 

Jiiel medesimo, che avea de figliuoli &tto 
pollo. Le poche figliuole superstiti, pre^n la 
Qiadre ad aver pietà di loro, a cedere ad ad(>- 
rar I^atona, a placarla; ma è tutto mutile, 
.Stupida pel dolore costei però non si muovte'^ 
non cede, Uen torva' gli occhi al cid^^asi, e 
Intona compie le proprie vendette eoU* intero 
esterzninio della pittgenie di' lei. Lascio al sS^- 
gio lettore V incarico di làr quelle riflessioni ciré 
merita un esemplo si insigne di superbia k d'c- 
sjtinaàone, e pas^ . a mostt^rgU nd ciu>r di 



bvGoogIf 



Medea un gagtiardissitaió eombatómento ita^Fi^ 
Àore e la ragionfe (i). ■ ■ 

- Giunto in Colo* Cnasone, ri Re si prrtèota^' ' 
gli diiede i Tdlo il' oro , 7 qual ^ vieoe-'àc* 
' éordato' a qtie' patti terribBi che «gnond 'sa.' 
Medea dd ne figliaola vede Giasone j e* ferven^' 
tenltfite se ne innamora. Cerca per lungo tnalfto 
dì refflstere dia nascente fiamma, ma qutital-ià 
}ac^ dì mitigarsi, vie mag^onnente ognì'giontó 
s'accresce. Conosce che il porero dmailte tari 
per incontrar morte sicura '(che appanto era 
un andar inConby) alla morte, & volò-' &r. ac- 
qoisto del Vello d* òro ) e ' dna <■! i^essione 
tanto più la innamora , e la fa iùolvn« ^ tà^ 
Correrlo; ch'eOa bène tì.potea, come nu^ fb^ 
mosa. Ma la ragion le s' oppone , e--le ^ védeie 
che non si conviene a donzetU, a fi^ùdaj 
Irftdire il padre ^ disubbidirlo in fkvore d'uirif 
titraniero: Inàòrge amore e le mostra^ <c1ib &iùA^ 
mente Giasone non era reo di -colpa niubay 
«ìh'era barbarie il non lasciarsi' commoVere •dal' 
Petfa, dalla nascita, è più- (B''tuUo'tlsllfl'M^' 
lena' di Ini*. Che pure" s'ella non gU- porgeva 
afuto, il povero giovine verrebbe nccàso o'^t^ 
r flHtO de^ Tori, o dagli Uomini nati dal se" 
initlato saolo', ò dal Dragone.' Che se- ciò t^ 
soffrisse, pobcbbe beh chiamarsi fighuoia ^ 
^gre. Che non'tniro io stésso oo'-propri miei 
occhi , esdamava Medea , quMl'ihfe^ce esalar l'a* 
nlma, die non 'esorto é ndh 'animo i Torì 6 'à 



(i) M«tamoi£' Lìb. TU, Far. L 



D,a,l,;t!dbyG00gIf 



cielo un lale inisfatta Su si pqfg^f. aju^) ^. ^^ 
ixiifierOv.Ma ]a>ri^on6 rl{>rau4e'n(lt» i^ui^va^aieifte 
il .^uo impfs-oj. le, vette^ i^nijian^ 1' or^i^ ^ 
tradir.^ xègtlk pateraa, ; pei; /awai^f ^jio^.^i^i^ 
niero, il qu»l poi da fei si partire^, ioi>Jt3iio^" 
% fec-andoù. in braccio d\vut% spo^ felice, ,41% 
s. rimambbe cc4Jl\odioe-colk. pena, d^l ^itg.de^ 
Ut^ Ab: tuueja. .piuttsoto , - grida . Met^a yiiit» < 
4aUa gelo^ , . [aH9}« piuttosto eh'» , sia d'i^i^ial^ 
tra* • t .. ■ . M» «ome tm ^ l>el giuviiie^ op^ 

rtatite, di «uai^ere, cosi cottesi^ potrebbe; ^sc^re 
audoleoto fi tal a^no, potrebbe .pec tal i^aiiìei;^ 
aunentÌG)uc8Ì d) toc? Faro eh' ^U pi^m^ dNdii 
tenere ,U mio ajujp , jni giiui fede, dìvei^^iOi 
apofo. Qui tnon v' ha ragion di temei;^:^ orsù^ 
allV impresa. Giasone ti. saio sepipre debitot)C) 
^lla , sua vita, e tu verrai per le,, Ore(;ju( 
città, celebrate dalle madri qiuj diùiùtà tut^ 

lara Marcb«? avrò diu^que, cuor^ d' aÌ>-, 

I»(i|d09ar il padr^/la sorella, il ^frateJUo. e. 1^ 
ini? patria? Ah <^ H padre è ti»ppp qrudvle^ 
U. indetto, è anwra fàitciullo , la «creila meeq 
ai accorda, e barbara è la ipia, patria; ■ . . Ma 
questo, potrà niai cbÌBii^rsi le^tlioio matrivomo) 
^qa è e^ uu< impoT wvà spesosi aUa'#polpa^ 
^h Med^ ;to|-na in te, vedi a qual eccesso-ti) 
^V^ppresàf fuggi il delitto tbentre sei ancora ip 
tenjpo. ■ . ■ Quindi, l'onestà^ la {Metà, paterna ^ 
b gìustilàa si raT^-ivano per tal mainerà n^ 
cuore di lei, che finalment& rimane vinte F-a- 
moTC , ed essa sì risolve a dimenticare per seaipre 
GiasoQe, e ad abbandonarlo in j^reda .ddl sfjo 



D,a,l,;t!dbyG00gIf 



$3» 

destino. Fdic* lei art {«à non lo ne^eal lU 
r aisante te si presenta^ tf P^<^> t*^- VKpion 
2 soccorso, le promette d' esferie iSposo : in lo 
più clie mai la' passioh n rifiv^ia. jioa più d 
ticorita dè^ btù propouimeoti , Iff ia|^0De, la 
patema {«età, Tonor vanno iu .foga, e-if^Oo 
■ ne seguita che a tutti è noto. '. _ > - 

. Infiniti' altri sono gli esempli (ti passioni na^ 
vielìosaraente dipinte , e coi più eoNgici e ^alu-. 
raìti colori , che trar si potrebboQO si(igcdiu?nenliQ 
dalle Metamorfosi. Ksemplo d'un cuore lìall'a-: 
ikiore materno, e da fr^erna pietà combattuto 
sarà quello deUa madre, di Melea^ (i) , 4'^-- 
more licennosò e sfrenato sarà Tefeo (a) y 
eomè pur Mirra (3), e Biblide (4^; d^ampr 
conjagale Ceàce (5) , ed altri molli che sarei. 
troppo prolisso se TcAessi tutti accennare. Ha. 
im esempio dì disperatone raro veramente è 
divino ci 'fien presentato Ìil Ccuba madre di 
Polissena (6), e merita d'esser da noi-non<^ 
accpnnatOf distìnto. 

Ecuba dopo la mina di Troja perduto avraido 
il marito, di molti figlìuoU da lui avuti sol 
diié le restavano , Polissena , e Polidoro , e 

?iiest* ultkno era lontano sotto la cuslottia di 
oKonstore Re de' Traci , uomo malvagio ed 



(t) MetMnore Li'b. VtTL Far. IV. 
(a) Lib. VI. F«f. Vili. 
(S) LiB. X. Far. IX 
<4) Lih. DE. F«v. XL 

(5) Lifa. XI. Fav. X. 

(6) y^ xin. F«T. n. 



j,.,i,z<»i.vGoogIf 



tvàro-. ■ 1 Grva idiota "tfVòja ffirdróKo^^e secq 
1^ ■'fiwnaron cattive Ècuba e l'obWiia , ma esp 
«ehdtó il ventò' dintrario, òtìlilig|k' furoHo df 
jp^tider'.'tior'tdngl dominiq dè'Trai^.. Iii^ntq 
/'^^re dtimprowisó'la terra, e<Ì esdè' l'ombra 
d'AckìUe, la quale 
i Qreci che non, rì 
chiede 4òro iti éàei 
^dì^cofio qaéstfre 
^dk'gìne', implacabi 
immaginar le smaià 

«n'che di questa figUtf eia tantp a lei cara : ài. 
batte il petto , si straccia i bianchi capelli , f 
versa dagli occhi una fonti di lagqme, nul^^ 
imprecazioni volgendo al Cielo. Volea ^arsi mor-, 
te . mala trattiene il pensiero d^ aver ancora uà 
figliuoló'Hiperstiteij cioè Polidoro. Questo la con- 
sola alquanto, questo^ la fa ancora risolver^ ^ 
vivere per^ualcli.é tempo- Veggeudo tutto insan^^ 
gàiciato il morto corpo ttì^éi fi^iuola , corre ,^ 
ìb quel modo che le permetteva T età, al miu^ 
con »n' urna in mano, per prender acqua ondo 
l|li«i' Iff'fené^'-di Polisèeiia. Ma oh Ciel che 
epèttscoki ! gitv^ta 9I lido il primo oggetto xìw 
le s' affaccia è 'il corpo del suo Polidoro, oo^'. 
perto tutto i^ teiste e di saAgu^ (i). Le com- 



{i) PolimMlore poiché leppe Troja joi^dìatRA « 
morto Priaioq, iòvaghito delle molle ric^e7,za seco 
portate da Polidoro, tnwadronituene , lo fece ucci- 
dere , e gettar quiac^ w m»f» , e 1 onde l' aveaiì 
depoito aul Udo. 
Esame 3 1 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



..3 A 

^igne^Alb 4t M^nno Jl tal vkta idean»- ^ 

Cielo aite strida, si stnicciaii le vesti, e i$a» 

mille sf^ni^dK più. intriso dolore. Ella igtaiitd 

die 4bÌ Noq melisma M S^y^o,- itoOtanz sola 

immohil qisp»troiyo, 

-vi al Cielo gu incalza, 

fHsa. ^.£cco il.cacat^ 

iper^ene coHÉwrtm, 

poct^nel ^per ooà^ 

li. Le smanie,' le imi 

: lOrtoai iti Eciiba in* 

ino data del suo dolof 

fieli' idea, che si conveniva. Che poteva mal 
re o &re più di viello die disse e fece sàia 
^orte di J^oUssena? ma pure il suo dolore era 
allora minor assai, che al presente: perir a bene 
eOprimer queet^ultìmo, altro iwn ci volea clie ia 
stupidezza e il sileiuio. Similmente quel Gieco 
Pittore, avendo il sagrifì^o d'Iligeni» espresso, 
coi più MIMICI e Àaci modi le smanìe'^il 
dolor variamente figurò d^li astanti, ma dovendo 
mettere il Patke in tm' attilq^ioif ch^ftcesse 
conoscere che il suo dolore era mi^or n (^oa^i 
di ogh' altro , jioI ceppe e nd pci|^ certo megUo) 
che coprendogli d^ un vdo la fronte. Porrò fine 
a quest,! estratti eoi ritratto delP invdia mirabil- 
mente e^secondo natura penuell^iato dal nostro 
poeta (i).' 

Ci lappresenta nell'Invìdia una donna, .che 
si nutre Ipi serpi ^ alimenti de^nì de' vizi siioii 

- — ~ — . »y . .. ' .' 

(i) MeUm. Lib. E. FaV. IXIL 



ju,i,z<,d=vGoogIe 



«he genie d«ir^)tifd nRRlà, e s'^Uegra dei 
mali; cbe à^ pallida in faccia e-macifóiite, cj)^ 
gira ^teco lek sguardo:: ha spai^ dì v^jio la 
Ungua, dì' fiele il pe^o, non dorme mai, ed :c.^ 
tempre «gilata da cure mordaci. 1 lieti' awent." 
menti degli uomini la desùlado , e pur li mira, 
e ìmmagrisce mirandgglì. OHendere è suo pia« 
cere , ma è poi -sua p^b' l'esser offesa non of- 
fendendo. ìOtc. che, mi^a, abbrucia cot fiato i 
fiori j disefeCà-'Tr'èfbe , e diffonde il-^uo ■ velé^ 
fra le'.genfet-'AItora sparge l^rime, ^àndo <^ 
getto riort 'Hft&^ie sia iagnmevole e^^ CAii" ti 
éuo gran uIhiibISy' diiede alcuna .vftta 'nel seno 
jìcetto all' Invidia,, potrà giudicare se r"""*" " 



tratto sìa àtnile al TércÌ|'' ch'io mi volfò .^, 
esaminar un ^4bo; pregi*) é^fì nostro poeta.^ 
questo è h felicità e Tarìeà -del siA stile. 

Non cluamo Tel 
di eolui che tratt 
n^gìatì da alti^ £ 
fiorite ,' .gentili , ci 
innalzano V animi 
stesse i colorì J|pl] 
e natura poetica-;' 
chi fortunatament 
Toro dv tutte le % 
sia y che 80|^;ettì 
fecondare, render i 
te cose stesse r^ 
diverse, e sempie, 
mai o quasi mai 

ciato confuso: e tìile certo è lo stBe^ del nostro 
Ovidio. Io unti xiterìi in pfovit^di ([u^nto .dieo 



..Coo'jic. 



^2iJ .. -.■!. ^^ 

che ì soli faS^ op«fa' d€ÌR quàl» piiS-sotrtw, 
pi^ dolce, e più amena noó isarà ^éTote ritR>- 
varc. £ pure .quale argomeutb pia séeat net 
tfntpo st^o, e più diflì(»l'e a ben tra trarsi -e 
pjù nuovo? Si parla in essa, cóli}' è' d^to, det^ 
r origine' delle cerimonie sacerdotali, deisaeti 
fliti, dei giorni festivi, deljp costdluzioni, sene 
adducono le interpre^wpni diverse . e queliti à 
j scéglie che sembra più acconcia epiùverisimite: 
.f jjjlKì noii si' spaventerebbe se obbli^to fosse a 
ecrivpre in pròsa simili aridità? E Ovidio ne fece 
un Pdeipa, fhe TÌen |etto e aril^ìfàtò da 'tutti 
d]ie al caso sono d' intenderlo e ai guetaflo. 'Kè 

f'à si^cieiia eh' ei feó^^j come fecer altri' po(4i 
ifche ili grido, che arounàano a bel.prindpio 
ai^oraento che di.trSttar sì ptipongono, pòi 
lo perdono *% vista ( e talmente s'aggirano ìn 
ente dà qiiet dipendentiy <£6e 
non *^bené sai indovinai' dì 
ima. Ovidio nen fa cotì; re- 
rvs qutfljttofironlètte; mai non 
ik di" mf^^beUissìmi epBOdj 
iuo Poema, qu^tì eoa necessa- 
Ó^rè del trattato largomfento 
lavoro ti i^arr^bbe men pe^ftttto 
uno , se. privò ne 'fos tifino 

Dile del nostro poeta , < che 

noi) è dato."3^fflÌare che' a' lij e 

tion è dato "d'In^ÉWére die fi in 

, questi itudj. Ma ì' Creiti' epis , léo- 

meccliè il) siiigoiar modo lav à-- a 

segno tale che in questi si 'p '-^lie 

Ovidio abbia superato sé "stesso; per'iibA'' rade 



. ,-<,::. Cookie 



335 

toltala bt&ti tinef^atì di que' difetti cf^ dk 
lùaiDo oas^ato nell' ^tre òpere sue: n&a sareb- 
bono:, pelò sufficienti a render così caro ^jpat 
deliKÌofiO qqed(o Poema. Fatto sta, cita ^Ppi^ 
tutto .a^beiliscQ e renUe ftfgile quanto ei toccà^ 
ià Damper fra .i sassi le rose, dà^cpo àK^ oo),- 
hre, anima tutto e ravviva, qnanC) proprie ^iiy 
golsripente di lui- Or fa comparire i ; l^uìip 
che gli rìvdano . e spìegaa le cose più asùitse, 
or. l'antit^ storia incorpora colla mpdemif^j e 
così r una e 1' altra sparse d' inter^^ e d' af- 
^tto: or dopo seria - indagine & un .graziosa 
easetto escÌr«-fuorì, che rdl^ra e couso^ lo stu^- 
■ odioso lettore,. ' . ■* 

Che se 4i soverchia prfilì^ìtà al^am più 
sopra, oon ragion* nomato il suo stile,' ^i di 
Tarjlità il dobbi^ipò lodare. 
quante narrazioni rìp^ute^non 
aridità, ma perchè cesi voiea 
]>erchè aU^ argomenta troppo ei 
pur quasi tutt^ con immagina 
'Con àiv&ae. espressioni e colorì 
Cefalo descritta al libro terzo d 
vecai ripetuta nel ^ttimo del^ Metamorfosi. 
C<»1 la ^vola d'Icaro e nel secondo dell' .^rf e, 
,^ nel settimo delle Metamorfo^. Nel seconda 
dei Inasti , e nd secondo delle Metamo^bsi qudla 
di Calisto, e finalmente nei primi e nelle se* 
eoadp jil .ratto di Froserpina , ^u altre ancorai: 
la quali insieme . parfigonando Ai sembrerà che 
da diversi poeti non da un solo, sien colot;^. 
Che se lo stile d' Gridio pecca molte volte di 
prolwtótàj nqn resta d^ esaw talora stretto , o 



DiailizodbvGoOgle 



pteààt. J^ nem^g^tf^m^m AeoildS à» Fssd 
fiarrando leproprie ivveflfcure, éide*- ' • 

f^eir»at: érrabam: Zéphirus conspexHt ak^iom, 

Inf'eqidtur , fupo ) jbrtior illf^fuit. * > 
EccD.iu- due s^ rtm un awenmifentdf minnta- 
mfinte'arcaBtìUfùato. Co^ pure al libro -tono, 
l^aridb.il poeta d' lUa e di Marte. 
'jptri-^^' kanc, visamque cupié^ potitttrqite 

■^ ■ cttpiiam. 
E «h-terzo delle Metamorfosi dì Nardso al fonte 
inttiii^eiuio n ' ' 
Bem ^nencorpore amai: corpus putateste 

qaod: umbra est. * • ^ ■< 
verso pièno di cose, al «fual ^ili potrà & 
leggieri ^ti altri *ddurje., ae Ìngipssar,^w^ttsi 
faor di propago questo scpUto'^ come potrei 
^Ife méenni intlodi: sujla nrra^Mie -appunto 
d'E(»,ve di Nardsòj nella quale ■^ nipt cepìa 
miralnlQ^ di «oacetti nel Tempo stasso ,-^ificìli' a 
api^ree'ftd^hosi, e ad stretto conveiucsiti»- 
«tm, and fiftburalmente da lui A&scenti. 

'Afiche potrei con vari confronti mostrare ^ 
tròvani in OTidio 1' eeemplo di tutti ^ stili 
pbefìd, .appunta percfa' egli tante opere teesendO) 
e ;d^' À vario at^nnento, parlò, a «mò dir, 
,d' t^ni cosa; Pérchè'non è maravi^ttf*, -a' ^;1Ì fn- 
pof da* posteriori poeti di -tutte le^^iàoni-iiOB 
diro solo imitato, ma ancor sacdi^giato. Dir 
pMt^^ agl^ Italici sol restrìiigendomi , cfa?eglì' 
oppprtuno fàa^i £{nci, come al Tasso, é sia- 
gotarmènte MI' Ariosto ; ai Lirici'', come al ^Pe- 
trarca, e al *1V^ ^iù aacòra e al Fratoni j 
^U El^ei, bome all' Àiiosto^ e al -SavioJi; 



,:|l,z<»i:,.,G0'0glc 



177 

fld- DramnuAid, come ti Metastasìo; < in l^eviÉ 
a tutti 4{uaà i p^pti or più ora meilo iiMnui' 
mattiera di composizione. Ben pani cos^più 
«Arana ^ s' io l' assunto- prenderò di mostoLr i^re- 
vem«ite, the Ovidio diolto potè, 8e%pl 'fece 
nfàhnente ,' ^vare aAcora al facetissin» l^nì. 
V<^o (fire che in lui moIU st'^trovaito diqnn 
pensieri^ &non sc^ pensieri, ma intéri poemetti, 
che letteralmente tradotti , formerebboDo qael- 
r impéBtc0^é quel giro che costitnisòe la bùne- 
sca Poesia, E qui si debbe notare che oofi -ogni 
poesia AÙffoncsca-e ridìcola può chiamarsi bei^ 
nesba. Perchè in tal caso nule Greche e Latina 
commedie- troTeremino a doTÌzia eseA^^ri di 
questa stile; Al. ccEnfrario V ennunciar con tutta 
1 fina 'di serietà^anparadotbo ridicolo, il soste* 
nerlo'boil ragioni ■ frivolfi e gc^e espresse don 
tHia"SOtiìl'^^:;r'ad«raaHo con iitrane meta-i 
fore', e con-'fi^goni lontani, « takir aubtim^ e 
mrotMrvpiÀ baldanfo e sicurena del proprio 
assunto-, alloich^hai rompe in contraddizioni 

' 2iia^pori^'~'ìo credo ^qoesto a un-di'pressD qa^o 
diB' costituisce flb dtUe - begieteo , it4 qnalea 
ì>Ml siuacire ^ l^iyito Aia ^ttala^rolc impresa ^ 
be»'' sa oiascunn -che' il lenta; E appunto ■ ia 
Otidi'o* pareodii eorapouimenti -ù trovano, -che . 
se non di' tMtti, almen- df- motti di questi ^X^* 
Sa^ bono ' foi«Éti: Nè^ io sono il primo .a fin 
questa scoperta. Il V&rehì ruà sua'Crcohmo ^aUa^ 
pn^. ^3i ebbe a idire^ e ^ vetì^pure oAcnsàt ' 

^t Eie-Padella Nóce (par dovesse fere del Noce) 
B in quella della Pulce, e in Certi altre coni' 
p^ùmenti'j v'è ttA'inan sn cA« di GapitttU. £ 



D,a,l,z<,d=vG00glf 



3kS 
Mefldrt- G^brielld ftnteoni , dUto Sai i^momno^, 
CìMMIì^(i) netta prima delle«ie Satire,. ove &l. 
nienztone de' più ecc^enti poeti Fiorentim, 
parlando ddlo stile lieraesco, cantò atttfdendbc 
«l-César ' - r 

A qhesto stil ( benthè latino , ) ^tude - • 
Fu quel tfOÌfùià), e età ci ha oomfiosto cumI 
(Jhe un ^rno poti-coòe esser Cardinaie. 
Non è- già stil da maneggiaflo ogmm»y 
PercM chi- non ciàdopra gran -dgstrbKam,, 
I^zùt Melarandio farà spesta un iPnmo , ■ ■ 
Ben è vero però che il Varchi in bio^ di ù- 
tare V Ele^a del Noce d'Ovidio , che altro rion 
è fìaalmeDte che i lamenti d' un >Nooe, per e»- 
aer percosso apesse fiate con sasai dai fnoìulli 
bramosi di far acquisto de' frutti mioi, HK^ti- 
e TBolti passi Ovidiaoi poteva ad^ire^' <Ae a^ 
«ai più seuton dello stile he^Aesco- Io ne poeterai' 
tre o quattro esempli. 

Alla decima terze E^a del primo HlMWMdeM 
f^ Amori, trovandosi il po^ di notte ìn-oiiv 
costanze coiifornù tutte al ^uo genio, ii rivolge 
dt'Atirora che già 9 rosse^^r' comiiunara , .la; 
scongiura a rìtìraFsr^^e le naraa ^' ìuoonraiieAti 
tàie al 9Q0 apparire nascon nel 'Mondo. L* un» 
de'- quali' è die i fendullì costretti sono: di ^j*».. 
aénl^nd ai maestri, « di porger le mani «JU 
sfiA-za. Poi vedendo che le sne jMrole noa ^ 
l^vtfntno', e-fliie F Aarcna tirafva inoami, à. 
ttejgna'g diiìevefae farebbe poi costei , .«■ fatto 



<ijF Tfta at HoailgMr OoTaatii MM Gém». 



J.,:,l,z<'i:,., Google 



_ ^_ Sajj 

non'frtpK ^' Autore .«essa jpiTS -con Céfjth'^. 
Crade eli» forse '«he non si.sapM!^^ le.^^. 
galanterie? In venta otte, avrei ^<^a di nanai» 
1« «43 tresche a Titape ) i3f>n é udirebbe!. &ToU. 
in Cielo più scandalosa. B^t so che f ^ti (U 
ù }|ni mattuio, pfP &iggtr. ini <cV è^fn^ycev 
cbioK^ ohe se tut, coeq' io voxrei fiwsi ma_ 0if:- ' 
falò, pre^Feati i cavalli • della .notte 4 a**^ 
più di powa. Ma perchè mai debho iq ftoiyujgf, 
la petOLf déUa vecchiezza d^ tuo..niadtttV. thàa 
stmaors' io- sentale del Jvo. matnmo^ioà^' - 
Ola- ego pifictar tutmts j'si'vir libi m^céf i^ì^^ 
antùéf ' ■ I '-,'■■ 

iVtH» me nuasistì cenciUante sertf? 
Se' questo- iton è.èemieggiare, non so certo f^dL 
altro «a.- ^ tal C8i%ttere è pure i'Elegi% lUXf,i 
d^. Ubco Àtond» d^li ^tm^, dove si ^pia. 
il poeta col manto deUi sm ùviamonUa, 4. 
quf ]à%* e 4Ì0 .minaccia df. 

oea S'^lÌBon si rìsolycva 

di . io, ^^^Mtdoehè gli patf}(\: 

ooU .■ la quale se aia Jffoi^/^ 

trai Ir^kiene ad-estiog^orM, 

1 „, )*dc^iAmori è diretta- 

adi .ilkL marito,- fhcì^'Contrariy- del pre^ent^^ 
oMtodiva la moglie , e . n' era gdoso. .Ovidta- 
àofo d^ avergli' |hìu« oonpscere che. la gelo^ja ,à 
sciocchezK», e inutili mno Is. owtodMjpClsenfkF* 
obè.k idoBma ohtf ìveraatente «a-.casta,.,UlB:v8Jk; 
Mii||| anche so* «bstodita, £ qudl^ (4ie imif 
n' è , tebben %on ppcchi reatraente "jtoi SatW. 
pei^t4F gfi osfà^coli gliele impediscono, pecca- ^ 



DiailizodbvGoOglf 



336 

cbU-.fetfn fan AtrscMn^ le n^fÌf;A 

orifechiude consigliandolo ad esser hui 

«òlUvMfe ^^ amici ohe gU^'ponuò esser- utUi-:: . 

Eicolehfms tMorit (muUa^ dt^U) lu^or agfifios. 

iabwA ve^^' 

t stn^ep ini 

a vidére d^ ^ 

quota ' cIimìhI non 

dà Oyìdiq|ja^-)^uei: 
'^le, dfcyji f a 
ncÌDQ q|U itella-^rs 
iella sut'^ùa, la 

aTTÌen neik ftUa, 
Itoi ad^ vestito: fé 
Mse pi|^era alctuMb 
^a». Rivira* |w1v«^ 
che-ueftc'èi * ■- ■ yr 

'Beéwafca è pure laiifleasione (H#^Vin-. Lft. 

■■ h ^gli Attwrì^ d' fn^ iq^lvaàgH^naca 7 jpbft 

Husdì^ arti istruiva una >^gBp^^Bi^ ^ onrar. 

^^eta dice «É(a , iciSsì^. nqa^f^ dar altiQ 

.ch^.versf. (^ftii (^ dona sia fet \$ magare 
d«bgrs»de'l3me(t>, e crd8f pfe liie il regMeuM 
è'-eeà piena d' ingegno. 
^i^t&bit,' ille Ubi Bì^OjsUpmfor B^mtrt^ 
Crede^ihif rès^/esi ingenieSa dose. %, \' 
Bernesca finalmetite è T wservaadBe .àA ipoato 
Bel*lil>TO quartn^elle M«ta«>Hòsl^, la4)^ 
pìtì'hf cfi JMarto eSib Vei^Ere ^ Vlfcuperp6*mehte 
iblk rate sorpreai dagli altri, .^.^ e^ AtW a 
fo«nare an capit^o hp»M i| ^ <<»Wij^ 0^ 



_ ,;™:..,GoogIe 



35i- 
iritirao , V EI«g. rv. dà aetxxodo d^ àaaorì , 
ow il poeta ilice d' esser >^ caArwtto «ad »tbm 
tutte le donne di qualun^e %■*■ , e fli qua* 
lanqae età^ e si' dica il tned^mo dcilà'' VK> 
del toTTO, della qual mi dìlpenso dal riferÌM il 
K^oUo. Bwti"t[iuito picmb sa^o a proTuc, 
il mio assunto, e WHiiamo a> parlar di qud 
pregio , cli^ è de* pn snerdari a Ovidio , cioè 
a At d^* Evidmza. Inatti io non credo che 
poeta atcnno vi raa fra' Latini , che 1^ ugua^ a ' 
dipinger, co^ vivamente gli oggaUi^ che ti par 
pn^mtmeiite d'averli dinanzi agli- occhi. È egli 
dj:^ mÌTahile- in rappresentare eerte carioatare 
ndicole f eerti< scorei , ' che . aoao altttttantì 
faadri Fiaaimingfai ( i *). }Idd v' ha 'quasi 
scrittore f xhe d'Ovidio* parlando , non l'esalti per 
eia.- E a vero direiropere sue piene sono di que- 
ste vaghe pitture. H Muratori ne adduce anche 
esempli, « Ira di altri qaello del vecclùo Sileno, ■ 
che ritoma dall' India nel orimo dell'Arte, e 
qbéllo d^Uliaae , che fl^pODC ^ei secondo , sul: Ikio 
ari mare a Calipso le avVenCore di Troja' (3)1. 



(i) Colai pngio li vide ^a quMta «ecolo riaao~ 
v&to in un Gesuita, di cai Uioiò •critto il Muratori: 
Fra ijuanti poeti moderni io canotCa poitenU e maraoi- 
gioii in qw!ita parte ( oìoè. nel dipiagare vìràmenta 
{li oggetti ì Uno ide^ pri^ per mi» aseito it P„ Tcm- 
mn» Cena 'déila -Compagiiì» fdi Gmìi. FeScitiima fan- 
(an»( a immaginasi^ delia coie ^tcorge rttl tuo Poent^ 
Latinpt intitolato ,Fuer, lesas , e Relle leloc da lui non 
ha nìoTtó itompale. Della Perfetta Poesia Lil). I. pxg. 
Iti8> 
[s^ QfrièUa'PoMia Toai. I. pag.' igC. ' 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



33i 
n TitalxMcH in prora dB ^dm^ ErUkvn ^ 
narrauoni accemia del volo d' ietto e ài Dedalo, 
della morte di Piramo e di Ti^, d^ cete 
di Ffféìnone e Bftudlle t^t),' btj&aime inveriti 
tutte è tre , ma ' b 'terza poi i un vap» d*open 
niaravi^kuo in tal genere. Si permetU- »■ me 
pure d^ reear qnì io meno nta iqudcin ov 
velia prova di quello pregio. 

Un bizzarriflnmo ed evidentiasimo tÈimfhtpir' 
mi esser quello £ Sileno al Temo dà Fasti. 
Vt^ndo costai per una iàva in coca di mde, 
ode da] . caro d'un ohno uno scÌBBe d'ap^ con- 
zante, e ne vede le cere: perchè sema Smotto 
a persona, tratto dalV ingordi^ del mel^^pin^ 
all' olmo ìt curvo annello ni cui sedeva ,; ad 
egli anampicatotii floprs'd'un ramo, à dà a 
&me ricerca. Qoand' ecco mille Calabroni osotr 
faorì, ì quali per vendicare un tal guasto, -la 
nuda zuctj» del vecchio punseccbÌMio e il vis*. 
£^ da dolor vinte cade per terra, e ■nea-àm 
nn calcio percosso deU* Agnello., oniie ed alta 
foce chiama V ajato de' ssoi. Accoivono i Satiri 
e rìdono al vedere tutto gonfio di nosse JtoUe 
it capo del Padre Sileno y 3 quale nahaten va 
zoppicando. Ma sentiamo il poeta medesiaie: 
poiché simili tratti non possono boi gustarsi 
che neir orìginale lor lingua. 
jiudit in exesa stridorera examinìs lUmùi . 

jispicit et cerasf ditsimulatque tehex. 
Vtque pigsr panéi tergo resid^at aselU^' 
' AppUcat mate vlmo^corticibusque emris* ' 

(i) Stor. ddle Lffttwat fuL pa(. i66. 



D,a,l,z<,d=vGd0gk' 



3?». 
■CortHbU i^M mtper.ram»» s*ÌfnUm*ust r 
. . Atqua avida trunco condita ideila petit. 
Òfillia erabrc^upt _ccBurU{r et rertice.nudo :, 
I ■■ Spieula dtfigubt ^ ùrtu^ue st^nma . JtpUmt. 
nte ceuSl prcBCepe; et caice feriiur aselii: . 

JncUamtqtte sutts, auxilrumtfue-.re^i^- 
CoTtcummt Satjri, Uirgentiatfoe ora fiarentis 

iUdent. percosso cltmdicatille seni*- 
GruxiMBina «d evidente, quiuatVàltrs mai è 
mar ]&■ luiraBene che & Ovicbo nel secondo dei 
Fasti del Fauno, il quale entrato di nette ot« 
naceano Ercole ed Ont^ , prese qne^o - in 
wcamlwo di qileita: V onùtà non mi permette 
di dime più avaiUi. Bello è pure , ma per l' i- 
tìg^m Aigionfl da tacersi, V accidente nato, al 
Di«r'«legli Orti , innamorato di Loti, e descritto 
ai -primo de' Fasti. Che se a più sene uarra- 
Sìoni-varrem passare, quale. più drcQstanziata 
'te pia vivameirie. d^'Istoria di Tarquii^p superbo 
tt^ secondo de' Fasti, e di quella di Cerere e 
di Proserpina nel quarto? I)eUe quali per la 
loro lunglnzxa mi msp^iso dal far gli estinti. 
>Chb se alle Metamorfosi volgerei V occhio j 
mille eÉRnf^ di quest' evidenza qui^ par iwve- 
TeiiK>>'Fi« qa:^ è iosigpe la JEavc^ d^£co e 
'^JMarcÌBD u libro terao. Tale è pure la mise-, 
rabil* stòria d' Aracne ai librò sa^o , che poi 
ccmvevtita io fiagnp, «eà vien decritta. ,, 

et extefkph tristi metUctfmim.i^fee 

Dejtusxre comm- cumque his et mtris, etawiSj 
Mt^W capta minimum totm quoque- carpare 

parva. 
la latere. aeiks di^i prò crufi^us hqirent. 



:, Google 



334 

Cantera vtìnta^hatet,jhquataffteHÌfiar 
Stamenf ai..fi^tiquas aregcet <vanea teias. 
Vcfgi^EQO. tome il poeta «appiti\^iialoMiite d^ 
scrìvere la figura, T istìuto.e gli isi delle Bane^ 
in cai fg^n CffliveTtiti certi Villani, che -vietai 
rono l^^rtQoa aneUita un po^ d' acquai 
Dimmu/a optata Dece: juvat isse sub undoS'^ 
Et àutdo tota cava suìttniergere membra. 

» pfilade;.. 
Ntmc proferre caput: summo modo- fftrgiee 

t ■ «are: ''' ♦ 

StBpe^aiper ripam^ stoffU considere:- sape • 
In gelidot resilire lacus-: et moie quoque 
turpes 
■ Litibus exercent linguM' pulsoque f 
Qiiomws sud subaqua, maleduxre l 
Fox quoque jam rauca est, inflataque e^la' 

. tìimescunt, 
Tpsaqufi dilaiant ptctidos convicia rictus. 
Terga caput tangunt j colla r intercepta vi-. 

dentur. 
Spina viret. ì^enter pars maxima corporiSj 
albef: - . " ' 

.^imosogvenot>m.saiiunt in gurgite fanàì -(i). 
EvideQte «Ì<4^rgi$a^ sommo ò pike la dé- 
ficrìzioBe della Fame- (3). Finge (sser questa* 
una donpa , che vìvein un campo dì .saasL ebe 
eoU^ unghie e co' denti «felle le podie etié che ' 
Inva, H»rabbufiGitì i capellì,«gU occhi. iacavati 



(l) Metam. Lib. VI. 
{a) Ifaid. Lìb. Vili. 



J.,r,l,z<,d.vG00glc 



hr^ «d .aspre i^'iÌBJoi * «we. Uiirà Ja peWe', 
4^^, quìie tnK^on «^'tti^onv. e 4' bm aride « 
dfci^^Ùt' Har il luogo -^^ wntre^' p^ ventre^ '" 
m- iij ktu i ^ iar (fie «ti|im scBtenuto dSU spina 
dorSàl^alftBVlDte., Le dfta lujigtw ejfajBnuK»^ 
protniTwntì a»ji.jiyg!ri ?. ginocchi. Jb a qHesei 
deamnone corrì^>atde k liìmmfoiid di ciò che 
fa e che patisce ÉruRlbne ^éU ^d)^ 4aa^U» 
«rf oppresBOc i' "i . ' ■ ■* j> 

Quanto verA^iiel^ ■eiTÌbìle.è queita à^rt^' 
làttee.- tJtretta^to giiutil^e ^^Migsa è quella 4el» 
t' ipnamoriniftito «£ £igifta^3oe) *ìb delte' siiift 
■^tna TÌ\>Gcata ^J. '.^L^ par dì- nòrar questo'- 
Scbltqm-^ontWnpkf -AuttoT acceso 3 lawr» deUb 



Bfle>^V, e. star i«teazieilt« ^eendendo<' qii«i 
fijxtuiRKtf istante cheWme^a <r .Manduca^. -tAVU 
poi tutto ad un tr^ilSi ■ ia ^statua apiinsUirsi ^ 
òedeaawfd 'tatto tk meìnbni' ofaA'Mii^vo tapore 

nuflbio, ejf^fdi il rosòli coiore aoilger sul viso, 
sangu'e ch^nelle«ene cotavifcta a- »mer^. 
Xà estasi poi e lo stu^re di Pìgi|ialio*e aiiapi-» 
ideerto e daKbìoaD ft vero sia qnt^ tiuivéàe 
■ -e che -tocca, -«ontf dÌTÌ|kiment^-<d^cnUi^ ^.. 
Un teemfdo *d^ evidenza che to' tu foniate 
sempre^'dì marav^ha tutte te v«ll^ che- il J^isi, 
è nel.]MBio libco delfe JMtitaqprfqpi , &wji^. ,' 
dove deAhvenda il pbeta £t|ft#6l«;cAte, j Apollo 
che nsegueadola lera si'oresso,' da'era ^ quasi 
per aberrarla , a ciò vie maggiottnente dipinftere^ 



ti] l&Um. Lub. XFftT. VUL 



jiaiiizodbvGoogle 



3Sft 

.dice, die H' nspìTa -é^ é!fKio Iacea' Hn^sàs^ih 
«Ut -Ninfa in sul eollo^i ca^i^,. 
■.■...,.. tergiifa^ Jti0u??* '^ f 
imminet, et^rinem ^mrsum cervicìoutqttdl. 
- €aiò-a conliiiiacitfiedi tfhe^ é|WsBppE(e U 
fmetBt , poifiiiè la ^Ue ripetei^ ^{^^^||t, dorè 
parfò d^ AUèo che in&e^uh'a-'Ai)nm. 

. e£ .ingens '* 

Ciimttìes7^rttàs tjfiabfà -^MèUtus oris (i). 

Beochè a e^e mai m' fatico a c^re uà' idn 
ài qoEl ptepo d' Ovi^,''.àhe ^tti ia lui rìcO- 
Moecono e anmiirtniio? ^.A lb(ffitr>r/ ({uesto, dpq 
«bglioll gli atratt^f^ne fi) sceièaiio , lAsogiift 
legger ntHC autóre . ogni «osa > e noo a sp^c^ 
«■ a nùnozzofì. I Fa«^ K 1^ MetamoAbsì a ^ 
Cb^iìane di tatfe 1' al^re Ovidiaite Opem. sono 
jHfine di (fueste tìv^ làtttte. Né PArte d^amare 
pwò b' è priwi f lA 'non dfe soo diìtc l' Eroidi. 
Natta pritaa ife^nl^o delle Sabiilfe X^)'g^ "8 
IDagnifico quadrò. V>e)|bte cópefin' poàVc^ 
dipÌDgv il poeta, la aesojpàbiiq^e'k siEiifizioiie 
diversa di quelhk deone, • 
Protimis' ejciliunt , ani/^ttnt oiamore /aleaies: 

F'irginìbus cMffidas infiàimtque ipamis. 
Ut fi^urU, étfuilas,- tirmdtssirna turii0\ pò- 

lum&lt ,- ■ , * 

\ <Ukfue Juffit. ^sos àgnt not^elia luf^y- 
Sic ills! tiAiu^re yìPQà- £Ìnk tège-ruet^sf 

Conttiett'in imHa\qm fuit ante, cotor. . 



fi) Metam. Lit. \. 
(a) Lib. I. 



D,=,i,-z<,d=vGoogk' 



33t 
Nam timor unm trati, '/f:iw.nf^ fna Umorisi, 
'^ Pars taniant srìms:pafs sirte ptettte sedttf^ 
AUera moes^ stletj Jmstm yocat altera ma' 
trem: - > 

■ ifoÉc 'q,uerUur , ^upet ha^j /uteemanettUlA 

Jy&^- * - ■ ■' ' 1 

Ditcufifur raptae t geniaus pra^d^y.pftellae:^ t 

Et potuit multas ipse decere piidor. 
Si qitfl .repugnarat himiùtn', comiteìwfue w-t 

Suhùuam cupida vir tulif ipse sintt- . .'■• 
Ogni Epistola fra tó Eroidi contiene, qualche 
pittura che alletta la ianta^a*, e muove il cuor^- 
aicoome per& in due modi i poeti oEtengonò il 
pregio aeh^ evid^vzà , cioè nella descrizione delle^ 
cose f e nel suono ^elle parole , e del l^erR^ f 
cfii a me domandasse in* quale Ovidio fos^e. 
maggiore, mi .parrebbe dover. ri^nda« nella: 
prima, e non dissimulare^, lui nel secondo est^ce! 
dì' gran lunga inferiorè'a Vii^lio. , 

Or poi riandando cc^la mente le' bd^zze ds^ 
nostro OvidiO', da noi parj^tainente considerata 
BÌn qui, e la varietà e-origioaUtà loro, è palese, 
come nlaraviglioso fosse r ing^o di lui- Fercfiè 
Ira tutti i. liatinì , non saprei' qual poeta gli su 
potesse assonvgtiarej come ho anche acf^nnato 
di SQpra. Colui ch^ fra gì' Italici, per ingegno^ 
per yenà , per. fantasia gli sarebbe potuto esser 
pari , sana if Cjiv. . Giambattista^. Maripi. Ceito 
cV ei sortì d!nia natura tai doni, onde divenir 
sommo poeta", e> forse il *più grande fra' suoi 
nazionali. Non v' era alimento quantunque 
arido e difficile a esprimere, ch'.e^li non sa- 

EsiJii. aa 



DiailizodbvGoOgle 



338 
sapesse addolcare e^ (vnare eoifàù litiUnrià vp- 
lori poetìàj quello dell' evitìenza parimente em 
8iu> pre^o» dìpingeodo ei gli .<^e|ti cod ener- 
éa. farse non minor di quella d^Oi^o. Jl.^uo 
hAe è sempre dolce , faci(^, fiorito ^a^mooioscy 
Non Ve mai stento, osciidtà, trasposiiyune for- 
zata. Vario nell' espressioni^ anche ouando vi- 
pete mille volte le cose medesime. Fornito di 
cc^iù<»iÌ infioite 'eh* egli sparse a^che troppo 
affettatamente nell' opere sue. ma il treppp ar- 
dire, il deoiderìo di,sorpassa^tuUi'gli ^tn poeti 
suoi precessori, l'abuso strabocchevol.ch' ei fece 
della sua fant^ia ,' e dePa' ^icUità 8CAnma^ ceni 
cui ^ venivano i versi, lo' feeer cadere jja lenita 
depravatone e- di stile e di jx>se, cHe a s^tta 
d'Yin Valoroso poeta . mpderno 
Minor tt Ovidio coA Adan Rivenne 
■ MeTitre F'irgitio pareggj^ar potea (i). 
È in làUì', tacendo andie le iiifaìni laitj^ssK dì, 
che imbrattò' ì slicù Fo^i, e ideile qi^ali sii- 
j^erò -dì gran tra'tto il Sylmohese) ne' libri d'O^ 
vidio non trovi c^;rt^nè quelle gonfiezze di stile, 
né quelle sciocche e ,sbarddlate metafore,' ne 
que' falsi concetti, e sofismi, che ad ògm mo- 
mento incontri nell' opere del Sfarino. . Q«^i" 
d' è mai che Ovidio lodando le <chi«qxe agio, 
sua innamorata j dia loro la .proprietà , -d' ìbdo- 
rare; gli abissi? E pyr Venere nell' .^dbne, bur- 
lando a Pàride e intendendo d'El^iia* così gli dice: 



(■) Il Bettinelii nel poemetto ìndiriizit^ all'abita 
Benaglio. ■ '- - 



. ,l,z<,i:,.,G00glf 



33tì 
Qftc?? untea- Setta , ah' io gt^ tì dissi, ' ' 
*. Ti far^fortunajtb infra le pene, "' '' 
- Le éhiiphie. che indorar porìàn gfi' abissi ', 

Fida de V anima tua'*dolci catene (i). 
Disse mai Ovidio de^ ocelli 'dì Corinna questa 
sceoipiiiggini"?''* 

Occhi vaghi e 'leggiadri, occl/.t lucenti. 
Occhi afe' niiei pensieri e porti e poli, 
Vóchi dolci e'sereni, occhi rìdenti, ^ 

Occhi tfe' miei desiri e specchi è soli , 
'finestre delV Aurora , usci del Die, 
Possenti a rischiarar le ndtti mì$ (a).- 
E parKindo .del . VISO ? '' ' ' 

Pìampie di questo cor , sol di ijués'f occhi, ■ 
^ta deìSa "^mìa vita; alma de l'alma. 
Sappi che un. raggiò soi de' tuoi sembianti'^ 
Può romper marmi , e calcinar àiamantt fS^- 
No Mrto in Ovidio pur T'ombra non trovi d^ 
simili scempiatag^ui. Comechè egli talora', abu- 
sando del sjib ing^o, raffini* troppo i concettì, 
e alteri Jà verità: nbn la sfigilVa mai a «egno dì 
non rico'noscerfa, o (JaeJ 'eli' 1& peggio, non la 
perde talmente di vista, da non mai 6 qoasì 
jnai rinvenirla ; come fece il Marinò. In- oltró 
il. Marino debbe aversi da tutti in orrore, an- 
che' perelfè Tu principalfe ad introdurre il gusto 
cattivo (3ie regnò un secolo intero ^.laddove Ovi- 
dio 'per nessuna marnerà corrompitore può dii'sì,. 



(i) Cant. n. doti' Adone itane, r?»- 
(aj'Canl. HI. stani, 86. 
(3) CuDt. V. itanz. toS. 



_ ,;™:'.,G00glf 



a4o 

« a ci& proT^re mi servirò delle ragioni .dal cdcr 
hxfi. Denina. addotte*, nel Discorso' iopra^ le 
vicende delta* Letteratura. Nel primoi. volume^ 
pag. 57 , egli udb cpA: Nella poesia sì po- 
trebbe cori qualche fondamento, supporre , che 
da Ovidio procedesse il peggiorofn&ito ,.e che 
quel poeta a ceriti riguardi mirabile, ma in- 
capace di^freruo'e la sua lussurerete imjna- 
ginazioTte-f mettesse altri scrittori sul cattiuo 
cammino. Ala a dir vero, non che Ovidio in- 
sinuasse allora il gusto cattivo che. prevalse 
dopo, di lui, egli avrebbe piuttosto SojitribuitQ 
ad impedirlo. Perciocché noi\ la trascurata 
abboTidanza, ma di alcuni la troppa cur^f.,e 
la /orzata precisione, di altri l' en/atica tur- 
gidezza, ffiastò ogni sorta di poetico Uworo. 
Direi piuttosto ^ che tra i primi 'autori del 
cangiato stile , dovesse contarsi Properzio , 41 
quale f ancorcflk del resto più lodevole che non 
fosse Qvidio, 'disprezzando parò, quella caruU- 
dezaa che ancor ammiriamo in Tibullo ^ troppo 
si studiò ^ arricchire le ^sue Elegie con aifu- 
sionì e figure j simile per avventura al .Greco 
JFUeta ., fui si oregiava d'imitare: ciif appunto 
per la sqyercnia brama difitr mostra d inge- 
gno e di dottrina , Ju Sogli anticJtl ^nuto in- 
fariore a CaUimaco. Ne diva^so dal , genio di 
Properzio pare che fosse quello jdegli altri poe- 
ti delV età stessa. 

Fioalinente, per quanto grandi sìeno i piie^ 
delle Poesie del. Marino, ne son tanto inagàori 
e per numero e per grandezza i difetti ^ che i 
primi vi restano in tutto, sommersi ; e. la lettura 



DiailizodbvGoOgle 



i£" luì sarà ptr tigni parte fatale aì buon gusto 
angolarmente' riè' giovéni. Laddove se Ripongano 
inaìeme i difetti e ì pi^ d' Ovidio, queet^ 6 
in numero e in grandezza per tal iQaniera sQt- 
knontano , Che meu si vedono qu^li , o sé an- 
che distintamente si v^pno , ^ liesómo mea 
noipsi. * » . . 

È 'prdUsBO talora Ovidio, chi 't Ai^7 ma 
qit^ta ,prolÌ3SÌtà viea compensata dalb vanetà 
dell' immagini , soverchie è Tfero, ' ma bdle. È 
talora ue^tto e poco el^nte: ma la^l^ifflt&e 
la dolcezza del verso a sforza anch^ nostro 
malgrado a {lerdbnai^ ; è ràfiìnato troppo tal- 
volta dov'esser dovrebbe patetico e naturale j 
ma pure ijuell' ingegno eh' eì mostra nell' avvi- 
cinar mille oggetti , loiitani , nel combinar tant^ 
idee disparate, men sederi già rendeci in giudi- 
carlo. 

In una parola Ovidio ad onta (U tutte le ao 
fkrae che gli furono date , vien riguardato ancora 
come Originale da tntti, e letto con maravi- 
glìoso piacere e studialo,- e questo è il migliore 
e più sicuro suo elògio. Dove al contrario il 
Marino non più si legge da chi ha buon gustoj 
né più si ricorda il suo nome che per dete- 
stano. 

La lettura d' Ovidio sarà sempre utile a tutti, 
e sipgolarmelite a que' giovani de' quali' 1' ii^- 
gno abbia bisogno a' essere scosso , e risvegliata 
ìa fantasia. Quelle amene pitture, quelle descri- 
ùoni franche e felici , quella varietà di pensieri 
e d' imma^ni , non possono a meno di non 
destare la fantasia più dorniigliosa. Ma i giovani 



DiailizodbvGoOgle 



34a 
die imprenderanno a le^er Ovidio, arran bi- 
sogno a iin precettore valente e sa^o , che 
fra i Poemi di lui scelga i migliori e per poe- 
sia e per cofitumi ; e che ancora di questi ne 
sappia additar agh alunni i difetti , de' quali 
non colta [Hvsprìa autorità dark prova , ma con 
là "ragione , e meglio eziandio per confronti di 
passi analoghi di Virgilio, o dì tal altro sano 
ed eccellente poeta. Cqsì adoperando, .gli errori 
stessi, d' Ovidio si' convertiranno ad utilità de^ 
studianti., perchè la cogiiìraone di <|uesti ^ 
formerà' più capaci d 'assaporar le bellezze non 
tnen di lui ohe d^i altri , e d* emularle ancora 
con esito fortunato nell' Opere loro. 



Pira DKILA nConvA FIATE. 



_.,l,z<»i:,.,G00gIf 



APPENDICE. 



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bv Google 



345 
C. A. 



^HK tn al^ia -alla' fide celebrala la ■olfflne 
inaugurazì<Hir ÀA tuo .erp4ìto Larario ne godo 
assaij y^endo peF tal guisa liiliiovarsi 'tra' nc^ 
V e8em|àd di«quel[ detto PolUo|;ie , 4i cw ^ fitvu 
cólte oQorata' isiBaa^ti di sonimi. ingegni, «he 
fiorirono a «uoi dì , avere redi enoratissima , « 
quasi tempio dcAe ausa U-.8éa..aUtaKÌone. Ok 
se anch^o avessi potato inteiTenire a cotésU tua 
solennità, di cui, tranne le sacre e religiose, non 
so qiral'^tia di pia augu^ esser vi possa mai, 
come avrei ^reggiato teco nel fare omaggi a 
quelle venerande fiionomi^, e quali espre»- 
^oni non sarebbero uscite dal mio cuore - non 
men c^lde di affetto , ehe le iofocatissime e per 
forza di passione immagino^ , onde .innanzi a 
ritratti d^le loro belle si struggono gli ^natorì f 
Ma se la lontananza mi'ba privato di questa for- 
tunali t^ Assicura che queHe por nonostante 

Da lungi inchino e colta mente onoro- 
NSH'eleqqp che tpi hai 'mandato di cotesti nuovi 
tuoi ospiti ,.ho dOTUto ammirare la giustezza della 
flcdta , non che la finissima crìtica . usata nA 
riconoscere la sincerità delle loro tessere ospitali. 
Circa un solo per vero non sei stato , quanto 
&eeva dì mestierì, guardingo, e-quflsti per T ap- 
punto si è il tao Ovidio ; imperciocché narran- 
domi di averne tratti i lineamenti dalla tneda^ia 



j,=,i,z<,d.vGoogIe 



34« 

^ Cesarea £ Bitiaia prodotta dallo Spàfiemio (if 
eomiene, die tu sappia , anzi che- utì Gvicfe> , èS*-' 
Borri stato «Aìgiato uh Yedìo PoUione che di qAdlft 
iittà fu patrono (a). Fa d'uopo^ adunque che* 
4» cotesto tuo museo sìa tolto subito, disdicendo ^ 
c^.tnfondigUa <n stia' tra talito ore 'puriéÀtDO- 
Sioefeiie' pere- pef lo mblto aSéXa, eoe tu porti 
«l 'Subnoliese preveggo non- poto* questo^- aVw^ 
Mre senta tuo rincrescimetìtS , e giusta il latmor 
|ivin%rì>io tuTpius ejicitur , quctm non itdmitti^it- 
A«/)P*', pendi» JiVcceddto far o|JfflB cortese' e 
gentile' nos lasciarti in sì trista vedevansa , - ed 
wl^ altra ìratiìa^iie mandarti ^ ebe star ti pom 
* miglior diritto. Dessa proviene da una dette 
vane pitture, che adornavano. ^ sepolcro dei' 
KasMÙ scoperto nell'anno 1674 ndk \ia FW- 
xpinia , non riiolto lungi da quel punto , ore si 
dipartiva la Clodia''Qonduceute all' Etroria (3).- 
' JKel persona^io, -che tu vedi segnato E4.^i 
nella, stampa- a < contorni, cìie ti aoclittlo, gir 
ÉTt^e<^ogi*d^aUdra *veiienÌrono 1* iii^ice-^nbni! 
delle -arti di amare, e qif^t- che la camnv se^'- 
polcrale, oTe.qu«gli era àtato (Spinto , 'fòsae per 
ciò divenuta augusta e veneranda, non gure a 
que tempi, ma a- dì nostri ancora vanno gUap-' 
passionati di. quel 'poeta a visj^rla , j^n altri- 
menti che ili Axiesto i FaUdhuaUa misteriou 
tomba di Merlino. Sotto silenzio per altro non 

(i) Dt r: S. et P. JV»mù., torti, li pag. 64. 
(a) £dkel Nitm. Anecd.', pag. 176. 
(3) Beliorui Pid. Ant. S:put. ]!fàmn. ^pud Mamar- 
diùn , pag. 94. 



. DiailizodbvGoOgle 



Hi - 

IpVflBtfò, che oome nB%.T<4t9 rOvsjita (i),ooi^ 
non ha Ignari avverso a questa ■credènza » i^ 
£)ttp.£niVO Quirino visconti ;pou^è trattando 
' della Bologna Lwno^Q^ imprese in una n^ta (3) 
a provate non essere il personaggio di qudlt, 
piUupi.un poeta,^ma beiisi un^aniiqa dall'Elisi 
coronata a •ioggia di quanto ne djftè Pijuiaro4 
ve una musa la Monn^ sedente N.**3 , liia un' abi- 
tatrice Vni;b' essa .del sog^orno de beati intenta 
a raìli^facU .colla ^musica, secoufiò il nteeonlo 
dei poeti; que,l sepolcrq-poi latta . £ibbricare di 
Quinto Nasonio Ambrosio, come cefista dalk 
lapide iyi .rinvenuta (^ non appartenersi , alla 
famìglia derSulmojiese , ch'era la ©vidi». Mk 
non per, questo io vogUo> chof tu a^bia a deso- 
larti di nuovo , ' e me 'rqtubre sì inumano à$,- 
togUerti dì sparan;^ illuni meglio^ Imp^ciotjfbè) 
sebbene «ì^ somma la dottrina di gueato aix^eo- 
logO'j'c l'attrita sua valga molto assai . in punto- 
di antiquaria, pure, se mal non mi appongo,-^ 
ragioni addotte in quella sua anootarioi^ lioo 
mi sembrano tali, che ne rietino sentire allri- 



(i) Marmi eruditi , oar. a8% 'edìe. dì Cornino. 
(a.) Gar. 4^8, edia. di ìlililano. 
(3) ■ D ^M 

Q . NASOlSflVS . AMBROSI 

ve . 8IBI . ET . SVI& . FKOIT . XI 

ÈERTIS . LIBERTABVSQVK 

NA80NIAE . VRBICAE. 

CONIVGl . SVAE . ET .CO» 

UBBBTIS • 8VIS . ET 

- P0S:)^ftl8QVE- . EOR 

Atforuf ibid.) pap, IO0. 



DiailizdUbvGoOgle 



.348 
«lenti; e perchè potrwti per aviientàra team 
^aèiU> mio gìudiìsio per^ figlio di una smìt:tie>- 
volfl industrk diretta a compiacere l^ ina paé- 
àone j ■ eccoti , ^aH ragioni m' ' inducODd k 
{ignare àoA. 

Prio^erain&nte io noii so concedere ȓ di leg- 
gieri, chi' '«ell^ SUso sia'' la soeha di qu^k pit- 
tar*. OssA^ando ì modi praticM nelle altre di 
quell'Ipogeo, ve^ che, qyaiido si è ytrfuto jxmré 
un'araone in' quél sog^orno de'bcati^ ti sOqo 
Stati sempre delinfeati dal diligente dipihtorè, te 
alben > o' virgulti o rupi , ifcci^ lOAStìro indizio 
di campagna (i)) qoÌTÌ per lo ctnitmiio ih càm- 
ìÀtì *di segni campestri appajono d^e coloilné ^ 
ed avTèlto ad uiia di esse fin anfco il lembo (ti 
uaa coltrìna; per lo che reputo potcrrisì cre- 
dere indicato il peristilio dell' Eliso medeaùno 
ìli quel mod^, che Winckelman iUijstrHido uh 
lasso rilì*ro, ove è scolpita la storia di. Prote- 
silao e di Ijaodamia » questo trattenimento , 
A dice (a), à Su alle poiìe di un'ectìfizio, che 
v séinbrano accennarne V ingresso ai campi ESseì , 
» come anche vedesi in. più urne sepolcrali ». 

Circa poi ìa donna sedente , se fosse secondo 
il sentimento di Vfceonti nna' sonatrice dell'E- 
liso chiederei in grazia, perchè ansd dì stagne 
oùosa ed appo^ata iua lira , non fu dipinta 
piuttosto, in -atto di scorrere sulle tese corde , 
e così non pur sé medesima dilettare colla soa- 
vità dell' ai^niQnia , ma le vaganti ombre com- 

,(»} Apud eumdem , tab. 6 *■( ^. 

(a) HoDumeati ìuaditi, part. a. 'Ba»orilÌeTO i^S. 



_ ,l,z<»i:,.,G00gIf 



iia 

ftagfie? pef%bè le fii p^to .cui .voUq ,tin c«rto 

senso .dì sorpresa ^e .di. dolere pw' la ^vistai di 
M^tnjriq. ■N.!''' 3 , se questi- nofi, è oggetto 
^upvo in que^ luoglù , aè iyì è dicwole pvseioofi 
ia mestizia? Molto (uanco .le converrebbe ijuelJa 
Tibia lunga') che tiene, io mano, i^vsi<^ stro- 
mento pòco atto per voità, a talkgrar^ i lyadf 
« a service tU ^etro all^ ' Jcero festeroU danze. 
.Gcaye e.-melanconiosò come esso era, non tsolp 
nella .religio6Ìi maestà de' sacrifici , ma fu' prìn- 
àpalmeiite, ad(^>eratp oelU. lugubre pompa, dei 
fiicteràfi , acciò colle t/ente e quasi sùidule mQ^- 
dulaziotti iacesse accordo ;g|^ dolorose nen||), 
con cui. si accompagnavano, gli .estìnti al ro^' 
Di tal. mo|^o -nel sepolcro di .Cajo C^tjo vecu4 
dipinta uha donna , che tiene ai|f h' essa in 
luauo le •Tibie lunghe, ed a riguardanti .le mo- 
stra ) 'quasi; volesse in loro trasfondere paiate dell* 
a : e desse.Tibìe sono le* funebri. 



pg)pna 

come contro T opinione del !falconerio, che ,t« 
vdeva saerificbe , ha dimostcato il BactolÌDiO), 
il quale attesta similmente. di aver .viste 'Tilae 
-dì tal sojta anche ìd- altri 'sepolcri. IVè. diverse 
erano quella, . che sì costuinarono^ suonare pre&so 
i letti de' morikoudì , conte vedèsi in due mo^ 
numenti riportati d«llioniìi»to Winclietoian (a), 
onde ' credo es^er ^crivato ,il latino mitti ad tir 
bicin^ per .lignificare che ■ sì disperaste della 
vita dì alcuno. Da tutto questo adiuique si QQU- 
chiudà nulla esservi' in quellfi doDQ^ per crederla 
uii' abHatrice dell' 'Eliso. 

(I) De Tift. vrt. Il, i&. ■ 

(a) Wìnckelman I ibid. 



DiailizodbvGoOglc 



35o 

Passando ora "éì jHo Menìtirìó non posso 'aci 
tòrdàrtnì, coil chi pretende, ch'Egli àa i» 
atto di presentare al personaggio' l'anima, d^ 
gli sta (lietrff N.* 4j poiché' se dò fesse 0.6". 
vrehbe, o"'far mostra ai favellate, o per Io 
teeno indicare col gesto la' detta .'anima. "Per' 
Tiéri^ ili alfi^. pittili^ del medesimo "sepolcro", 
ove c(uel hume è rappresentato , mentce al ' ^- 
Bpetto di Saturtìo ( che per lale si nconosce daf 
gesto e dal velo) conduce un' anima^ •l^ti^ne 
éulle spaile disteso ^l braccio (i); né' altriménti 
vólesi atteggiato in ufi basso riliero di casa 
Pjnfih. Ma nulla di. questo nel quadro , di 
che trattiamo , dove non -Mercurio , ma iì 
peraOnaggig mostrando di favellare , questi è, 
non quegfi deb'be esserne creduto ' il "prota- 
gonista*, poiché il sentime^tcf di una pittura, 
à scultfita , che aa , si vuol prenc^ sempre ^ 
da. "chi a'^parìsce in' atteggiaménto . di parlare. 
C^e se adunque poiae parmi aver dimostrato 
nori è eiitFo 1' Eliso il luggo ,di quella scena, 
né ih quel soggiórno si trovano le pèrsone, 
che 1^ rappresentano', ne viene, di legittima con- ■ 
B^uenza, che la corona d'alloro, onS^ è' cinta, 
la fronte ddla figiini principalo, sia émBlemf^ 
^iticot^re o di ero^ o dt poeta , il che è mag- 
giorinente dimostrato , dalle ^fje fame poste' nelle 
corre del quadro, e<dalle corone, «che pqBtaoó, 
le quali cose mai non si posero per indicai-e* il 
•erto convivale e festevole, 'ónde a loro'vo^a 
à cingono i felici aiutatori (&ll'£lÌ8o^*mtf quello 
beo^ che gli uomini grandi otte ngono dalla gloria, 
(i) Bellorut ibiJ. tab. 8. ' " 



J.,r,l,z<»i..,G00gIf 



35i 
Siccome però non per imprese , ma per ca- 
lore jJoelÌB.o à distinse qud • protfigonista , :ia(;ti 
fu, \pbe. avvedutameute dall' espe^q dipintore 
gli venne collocata vicino una /musa, che. per 
fcJe io reputo la dwina sedente j e -perchè que^ 
g& era.morto, ta^pìnse'in rippao , ed ai)a t^^rtj^ 
^pressione dì sorpresa e di dplore le po^ in 
volto , acci& Tussè indizio del, sub cordoglio u^ 
'vedbrsi «spartire da jchi in tutta la vi1;a Je era 
slato donilo. Dandole p<H in una mano la lira, 
e nell' altrS ,la tibia lunga , o Volle' indicare ool- 
l^uoa che quegli era etato "poeta,, e coli' alfra 
ch'era già morto, oppure ( ed abbjFo.per un 
mio chìnbizzo' ) si avyisò di far conoscere ia 
tal gui^a , ^He *quel vate era stato cantore e d^ 
lieti ^ e di mesti .c^rrnij i prìoiì dimestrandosi 
colla hra, '<Jie fu ^mpre. lìromento di letìzia, 
é adoperalo iie\hanchetti e' nc^e- feste, ed i 
tfiscondi colta tibia mesta' e lugubre., il cui me- 
trò , lo stesso Ovidio stimava ^ essere il scio choi 
dibévolé fijsse alle spe Elegìe luia meno flebili, 
e melancòiyose di capti funebri (i)- 

II pqeta poi per T àtt^jamento , in che, 
tierfe* fé dita , die presso "gfiantichi era^o' elor-, 
qpentìssime , ed, a varii 8Ìgni6cati deslipate,. 
mrei salutare Mercorìo^. (3) , e pregarlo, ond« 
v(^Ua ^ergli^^uida ali" Eliso; poiché quel- nume 

(tj Intsva noitri guid agant nìsi tr'ute libelli^ 
' Tibia funerit/ut eotwmit itltf meii. ' 

■ TriSt. V: t,'4l; ' 
-.4*) JAMSJano .CaficUa diiana «alaUr« -l' indice 
erstto, ed un luo^ftntifjo interprete aggiùbgs dioil» 
mntigutf It o mintt «e ijmietm talutavia». 



D,a,l,z<,d=vG00gIe 



35a ' ■ 

è quivi ÌB^calo per. oonJÉttiero delle ooibre^, 
«cwe. à dCoi^B cblla doana veUtà -, c|be 'gU sta 
dMbro. DeiM alami eofiennabt' sul HoliM-é (|| 
w» por&, i» quale debba riedera^essèfe Vinu 
loKto «d ùnnleteto ingressatall' Eak) mettesiratf* 
^^quetU giii» per lo appontothsCuiiijMao i1^ 
liwfii. dB w» mbnóonatovedlù' fuori di mrii 
porta, arooilta apparire Capante tot sao.pfttU 
•gJiap^o ffk: pronto a 'trkghettM^; nuovamfele 
\a f^Hiilo d) J^tesitad per btisn Stanti eón- 
fipsHO dbgU Pei' ^le pregium» della dcBoTata Lbò- 
49^a (i). <P«r le ijaaìi ooae^tuCte, se malnon 
mi eppÒAgo.', le'due, figare. accessorie di «twattt 
|>itl^Fa ,nq|i .sqdo , dbe pugi etnblmii déU^ «kiè 
Sigaicei prine^li^ ìa musa p^ir- ladteare T;n poe^ 
ta , e ^ doim» -velala per ^primere, Merc;urio 
ìqfero.*Nè,ti taccia ntwBvtgl]*, chd spiegando 
U ,iìgni£«ata dì «uel ^dro da me à vadA cOsl- 
aUsL- 9(tt^Ie ^ pcàchè tutto ^a^era un aènoipnlaad 
glt-antichi, i qu%t) ia <^^coaB> loro ftuttvano 
alla storia- ed ajJa immortalità, onde- ntìa siì« 
daTaà all(wa ae' carattì«n e.ndle -cMtwnatne-^ 
capriccio, come avvenne ne'- secoli' pc^tèriori , 
ne ^uali per colpà'déll' ìanorauza!» della 'ttas- 
curatine, più npb si «tette «nife t^ole è 9^ 
veriùt. Ctmosciutesi aduit(|1ie essere un* poeta il 
proU^^Miista della nostra pittura j.^ ^^^ r ^ 
senza, far torto al Luon senso possa teoem per 
un' Ovidio , che è pur lo. scopo» eh» mt ateo 
-jntiposto in questa mia lettera. 



(i) ^VinckelóiBD monum. 1. v. 



DiailizodbvGoOglf 



-363 

.Prì^nunnigilie i Bota T tim di^ lui vivente 
mcon n fl^en» ritratti. Un suo ajni<aportarane 
inciap nelLaft^ W idtoiapne | lii cai l' iafe- 
liceJeifle Tiilevt, che s\. raHesn la oorUia d^ 
d»ra^ clic 9ep^ ewrìido^ 3i ìtAiiàa e -di lèlfcitk. 
'Iixtal si stava sulla* ironte di cfa» era ^vemtd' 
bet'fiqg^ della Biismm so^ (i*)- ,Pu6sù altieri 
av^ltorre-, cltf) m) <(UeQa guink, che >&r- téeie^ 
vano, gli tdb-i poeti Ad foo. teibpo , ^- pam 
io uo co' «lun tihti ttoneose nella fatblibteca Pa" 
latina il -aoo basto- Da ùnò.aduhinie ^ questa 
ri^^ti ^.poterono eqser gresi i lineamAiti elei per- 
soiÀggio di^fll* ia <^1, Mpcdcfo. Che se vi 'à 
veggD^ nigUe e ongreraa ,' che arer no A do- , 
verano i prìnii ORgio^ (aUt lA' miglicAri e fj,à 
fortitftati^ aniy d» SubMe^te , -i <bi rifletterai 
. cha iOla fi^BCtpiia si, volle cen à(> aggìqqgere' 
il* caraHeren dell'.età, e delle -òflèae ricevute 
dall' awtna qort* , por -enfi «gli 8tea8«> scriveva 
di. sè^ cbe .éta divenji^ canuto •nel crine, 
grinw ^ììeì volto e ,dcl 'colore' delle fc^e ìuBri- 
dite dal priivo SAdao invfiniite (3). ' ' 

. (ij Si quii hobti nottru, vmilet in ùnaffae vaìtut , 
Xtenw rneii hederat, Bacdùfa. *ertat_ eowi i 
JUta "décmt lebu J^^ia tigna poeta» » 
Ttmporibtàt non %rt aptm oorima mti^. 

Tritfl liL. 1, Eleg. va. 
(/t) .Jmm nùiii dirtmor eiuài asp0rgitur alai , 
Jamque mtot maUmt ru^a lemlii orai. 

io^Poat. Ub: I.. Ep. IV. 
, .Qi^ue-pef .oMtunuiai peratnu frigort primo 
Est coiai' inyit/tfi, qiue notv latit hiamt, 
I» mea membro Ua»t eie.' 

Tii.1. lU, Eleg. VIH. 
Appkkdici. 3'^ 



j,=,i,z<,d=vGoogIe 



354 

Id secondo luogo è eerto , chi egli el>l>e i suoi 
orti suburbani su que^ colli , ove dividevssi la' vìa 
Clodia dalla Flaminia (i) il che De; quanto si 
liieva dalla tavola Peulingeriana ,' cadagli, autori', 
che trattarono delPaptico fano avveniva un 
m^tio dopo passato- il Milvioi.' perchè ÌI' dptto 
e 'del pan immagin^tto Bianconi in una ^«a let- 
tera ài cav. TiraiKBdii attesta' di. sé" «"OBe' mai 
» non passava di là da. ponte Molle senza cfie sn 
» què' còlli veggendo tutt'ora verd^giarc alcuni 
» pini , hoii se li >• immaginasse , comf pronipoti 
>' di queSli', che tfvevano avuto l' onore- di fare 
» dfll ombra al IpPo. agpcpltore poeta, e che tante 
» voFte lo avevano veduto passeggiare in •q^eì.frff- 
» schi viali in compagnia' dì, Massino ; di Celso', 
odi Attico, A MEfhaa'e di Grecinò, (a):» 

Cotesto possediménto ovidiano , ceiisistebdoia 
piiì orti , risparsi io più. colli (-positos in vol- 
Ubùs kortos ) è - agevol cosa il cTedue , che sì 
estendesse fin su .quello; entro caifu statato il 
metizionato sepcJcrO ; poicbè>dal punto , ove di- 
vìdevansì le due vìe^ e <^(e perciò ' avevano 
incominciamento gli «rti -Aidìletti édesso-dì^nte 
poco più di un miglio (3). Quivi non bin^'è il 

(i) Nec quqi .pìniferii poiiti» in cfilUbut liortos 
Spectat Flammee Clodfu juncta eia , ' 
QuQt ego tteioio Sui calai, quib'tu ipse loUbam 
Ad tata fontanat (nec'pudet) addire, tLquas. 
do Pont. I , Ep. Vili. 
Non hec in noitrit uf quondam tcrlbimiu kortu. 
Triir. 1 . £li^. UL 
(a) Lettere sopra Celio, io ia fio. 
{3) Venuti Antichità di Roma par. a, oap- 3, p, 99. 
Edia. Rom. prauo filootagaani Mirabili 1 > A piedi 



j.,=,i,z<,d=vGoogIe 



■ ■ . 355 

loo^ù ora nominalo le . grotte rosse , che mal 
famio-slcuui .dalla somìgtianza ad. nome . deludi 
di prenderlo per la stazioae j^d ruhr.qtSj di cui la 
tavola PeutingeriaDa^ e glii antichi- geografi, fanno 
menzione , ■ poiché là jnedMìma nbo ^ 'quatb'o 
miglia, come -le gr(dte fosse, itia ^ove era. lon- 
tana da Roma ^ giusta a i^antc^^a . dimostrato 
D'AiiYitle coirautoritjjjdl Aurelio "Vittore., e del- 
l'itinerario Grerosolimitano (i). 

In questi suoi orti bramava ^Ovidio che ^ sue 
ceneri confortate dalla fràgranBa d^e polveri e 
delle foglie di ^momo, fossero trasportai^ da 
Tomi (3) ; p<M.c|)è 4Ì%llà pat^a.essbDdo stato esule 
in vita, non vofera esserlo pur'a^cp dopò la 
morte , e siccome sperava che ad opera sì pietosa 
non sarebbero stati restii gli 'aimai ed i piftenU 
suoi, così gli piacque' di lassare pur anco la 
ìscrìàone da scolpirai a laiche note sij tumulo, 
acci6 a passa|^erì rì;^v^liasse la ' memoria della 
eua trista ventura f5). 

B di essa (rupe) li et)lra aél iq(>o1,cro da'Naioaì 100- 
» petto ih questo »ecdlo-Jfcitan6 é^^avaa. , IF ah urbe 
> lapide , — ma la GlodiA ^ la Flaminia di|>artÌTanii 
HI ab urbe lapide. ^. 

(i) Aoal- Geog. de l'Italie pàr^ ■, pag. 149- 
(a) Ossa tamen facUo, parva referatUur in wna ,. 

Sic ego nsn etiara mort^us exuì èrif. li. Ili, El. III.. 
Atqme ea ettm foì»t et amonù pu3vere .miic^ 
In que sitburbaitó condila pfne loco, U>ìd. 
(3) Quoiqu» legat oersus oada froperante vìator, 
Grandibus in tumuli mérfnore cede nptit. 
Hic ego qui jOQftQ teaerarumliuor amorim 
Ingenia perii JVofO poeto meo. ■*^ 

>lt tibi , qui transita ae tit grdee, quitqiùs ómatli 
Dicere JV<uonw motUtv oti» cubent. Ibìd.' 



DiailizodbvGoOgle 



3S6 
: E^po volgere. <ii molli 'àuni ^ùetìtowjjurbawè 
'pa8^,m potere- di Qoiiitb Nasdhio' Ambrofflri', 
il q^alé TOleri^frti ial^JiTcarPC un «polcro per sé'; 
per fa'*8ua moglie r^sonia* Ut-Uca e pésaà, 
t questo' Coniare di tfii(4^e" pitture nelle pareti 
all' intorno j^xdiqÀ» ch(fTÌ'8Ì dipingesse là imma»- 
gine di quéi ppebi ," o 'che à àòiò couMgliasse 
un^'acKso di',ilèont)sc«iza*e di*affetto vèrsO 'cM 
una volta erti statopadrone di quegli òrti (i) e 
.«ollSà gloria 'del sùc^nome airerali' rèsi onorati , 
« che veAS spingesse <an gualche fincblo che 
.rilla, sua. famiglia lo facrésé jgf^àrtenere , sd di 
<^e noni ti «ài gffvé TOiiicp. ajme io la pensi: 
! Quinto Hai^njo Ainbfd^o spettólsi una Tolta 
a cohdizidfte serbile , facendocela testimonianza 
ilg^ftco nome v/oifirosio. Ayendp acquistata la li- 
bertà per generràd ' conceanoné di un Quinto 
N^nio j ,ne. prtoe , siccoine'era costume , il pté- 
nome' ed il nóm^., A 'questo personag^cs, cbe 
fecetlbero quel sito servo,' ^ad un stioma^ore 
piacque lasciato il' nome gfiittìlizió , ' che prima 
aver doveva ( giaccfiè triftie gli schiavi non v' era 
in Romd, clu ne fosse^nza J assumerne un'altro 
dedtlcendolc^da un cognome , e tale 8i fu quello 
di NaàMio^he.ienza dubbio deriva da un Nasone. 
Di cangiamenti cimili noQ sono pochi gli esempli 
presso ^i Romani j così ^r dirtene alcuno , lascia- 

(i) Frontone in npa. iiib lettera a M. Aurelio 
(car. 3g^ et}iz.. di MilaDo del j8i5) acrile di *è , 
che a <yjjpoBe degli 'orli di Meeapata , di cui , forM 
per GOncesiiooe ^i quell' intperatorC , era divenuto 
padroue sentivaai piii ohe mai af(mi«naio ad OcaKÌo> 
éb» Unti Tolte avevali onorati colla sna prewnu. 



D,a,l,z<,d=vG00gk' 



3S7 
ixAio i ,loEO {>rìmitivi nomi gefltiUzi , è ne presero 
dei nuovi i Vani da un Va^ó, gli* Albini d^un 
Aibioo, i G^uiifii dà ' un .Gemino , i Plaocii dà 
u^ Phùtto, i 'Galtii da un GaUa, cognsmii tutti 
di ^àmì^ie notatine, tra le'quaiti potrei pur 
anco riqordaw U.Vibia, la Clodia,; laFufia, ,|a 
Munàzia, J'^nia. Che .se tali- cangiamenti av- 
venoGKO .qualche vt^ta anclie ' ne' buoni teViun 
4eUà- RBfwbblica., nimostayte il diritto, che le 
flism^nze "«davano alle carici^ luminose- dello 
stato,v.mpltO'- (hÙ si fecero fraqueoti aottO'.gli 
imperatori, tutto allora ^negando ài potere di 
UD ^lo, .e nulla o poco* valendo la iiolàlt^ 
delta stirpe. &e fòsse d'uojfo in- cosa ^ manì^sta ^ 
si potrebbe questa osservazione provare con molti 
esempli. , ^ -. ■ , __ . 

Dopo aver<|jn)ostratQ, C9me-dal cognome Na- 
sone siaì derivato'il gentilizio' Nasonio , Ùl cU' me- 
stieri ipda^re , se questo . avvenisse in méftìorìa 
del poeta Nasone, 'e per ojpera di clìi^era della 
di lui fìimigria. Scipione Maffei -illustrando una 
la{»de dì un Caio Nasonio figlio , 'per. .quanto 
giudieo, di* qudl Quinto , che diede la liberty al 
postro Quinto l^asoflìo Ambròsio, non ne dubita 
puntò j N^aso e^ seme ,. Celebris poetaecogno^ 
ìpen-y Nasoniae- gentis nomeh genuif,, fiwus 
s^ulcrum in. via Flanitnia detèfium, /àit',(i)> 

Tir ~ ~^r:y. : """ 

. e . NAS,ONlV8 . 

^^^ F . siBi .ET 

e . NASONIO . lANTARIO 
MINVCIAI . P. F . MÀXnrAT 

G0NTVBERÌ4AI.I 

Maffeifu , Afio. Ver. , pag. ÌS7 > noiiU ^ 



. ,l,z<,i:,.,t00glf 



3SS 
An^e Za.cearìà sntibni exere di un medesimo 
avviso, {toiob^ dintmtmndo n^ sua istnaùone 
AìUiquatio-la'pKlaria alcuni nOQuT gentilità ve- 
mre dai cinomi; ed adduoendone per ^mpìù 
U Ca^ Nasonio delta lapide 'testé menzitmata 
a^oriee " 'la gente Nasonia eUie sen^a dubbio 
"T origine <Ìa un Ndwme, che fu cogilome.d^ 
«•■geftite Ovidia('i>."'E"reci!iBd© i;hie que' due sommi 
amlqoarii e gU altri, che' con loro couoerdano, 
siano in -questo loro divisamento lontfiui dal vero. 
Imperciocché sebbene nn soprannome pireso da' 
qualche particolarità nella conformazione ad 
paso (^nasus ) dovette èssere attribuito a, toolte 
persone, e di OctaciHo Nasone come di soo 
strettissimo amico {jarli* in una lettera Cice- 
rone (2), e di M. Actorio_ Nasone narnitore delle 
còse di ' Cesare abbia lasòato piemoria Sve- 
tooio (3) e degli Axsii Nasoni* & degli Antonii 
Nasoni facciano testimonianza le medaglie e 
le iscmiorii e finalmente ffer tacere di altri 
FIìdìo (4) il -giovine avesse anch^'esso mal' 
ta intrinsiSIioBZa con un M. Nasone^ pure 
nìuno di tutti «istAro ,. per quanto ' da me si 

(i)*LÌ}>. a, capt i, par. la; '^ivi egli adduce un' 
altro «Moapio d«I Cangiamento de'nDini gentilizi da 
» 'Sicalo egli dic«, ohe fd cognome di T. Gtelio 
> line) de'TnnnvTin mandati a' dare U Colonia Àr- 
» dèa , nacquero i SìodUì. della qaal gente Maflai, 
» oonjetturò eiiere atato lo loriltore^iunt regaitdorutn, 
* chiamato nelle »tamp« Sicaìat Fllócau, ma in antica 
» membrana SicaUus. » 

(a) Epi». ad Pam. i3, 33. 
■ "(3) In Cmsar. cap< 9! 

(4) Bpis. VI , Ub. lY. . 



DJiizodbvGoogk' 



95g 
KO^àaj o per militni' imprese, e.per Iuinino«4t 
ettriche, o per' molta- dottrina ralae iif^modój 
die alta fnemyria rìsÀ'egUaiuioai dal suo aome , 
foGae cagione , clie altri s'invogliasse %*vestir8ei^ . 
e.sofititùirlo ai Bomi primi, cui la steste antichità 
era -titolò di' ^oria. Co^ peraltro .non fu n«Ua 
fàmigUa O.vìdia , ore il ixigtfome Nasone fu reso 
illuMj'edal valor poetico del cantóre degli amori (i) 
e drciamo pur anco delle sue trirte avventura-, 
le quali quando percuotono un nomo dì mo'ito j 
anzi che opprìnóerk) servono a renderlo più che 
mai. augusta, congiurando insieme a prò suo due 
nobilissimi sentimenti del cuor nostto là com- 
passìoue e la'stima. È agevol cosa adunque» il 
credere, .che- da lui notìfisimo, e non, da altri 
poco noli derivasi Ìl gentilizio Nasonio. Desco 
per verità non apparisce tra nomi romani, se 
non dopo di* fu cognome dì qw^ poeta ^ e per 



(i) n oogttome c(ì Nàioofi parr«, ohe foise ca- 
rissimo ad Ovidio, come si scorge dalle lame Tolle. 
ohe in tal goisa Domina «è (tesso. Anohe gli aulorì 
antichi lo indicarono qisaii lampre con questo co- 
gnome: Seneca nel ano trattato de eomtant. tapienth 
oap' 17 ,' parlando di Fido Cornelio, che pur era 
di famiglia senatoria , stim^t onorarlo maggiormeot* 
Bgginngendogli la qualitì A\ iocerum Ntuonii, poiché; 
come TQolsi dal più, aveva tolta in ispoaa U. figlia 
di Ovidio. Intorno alla qual cosa il dotto Masaonìo 
nella vita di quel poeta cosi ragiona: Cut eniai phi- 
Jotophut ìlk Fidum ComeUum ijìeriut detignaviuet <^ 
taceri cognomme , quo et olii pluret ffiudebantf niii 
J!fafpnem inteUexutet omnium ceUimrrìiaum, qualis eroC 
noiter , qmque loUt hoc tantum cognomine a le ipio^ 
et ab aUu indigitari. 



ji'iiiz,,!:,., Google 



3«o 
^ant» he moiim (a adopertto in- un» ad» ^e^ 
B^^ pttténden aaHnire , , che a) Q uìato Nasoni» 
ctdfa lapide Ma^ana a appagengaiio tatti t 
{•jasomi, "di elfi' nmane toemona', , poiché il 
Quinto' Nafeonio ADit>ra^o,ne fa- liberto, cam» 
abbiamo dbtto^ fl Cajo NaacudoAc &ifigHOf «d 
il- Caje I^asoniO'Jannuano metudAnatO ' nella la- 
pide medesima fu Uberto di cpieatò ultimo. ' È: pr»^ 
Jmlùle ietterà cbé Qnintp IV^nìo fòsse- ddla ■h'^ 
mislia Ovìdia , perchè sebbene, giusta' a C[uanto 
eoll'Aiitórìta dei innondo aTTcrt^Xacearia .(t)/ 

• ne- tempi del bano ìnipeW-'taiorav il 'Caprìccio 
» fbase la r^ola scelta de'nomi , nondimeno il- 
n più costante e stabUe uso era di prenderìi dafia 
ft famiglia medesima j ,dì cai uno era, dal pa-^ 

• dre, dalla madre^ dall' avolq, in Bwnma: dai 
» paréati. » 

Queste, o amico ^ sono le TB|pom per ooi non 
ostante la contraria opinione deir Orsato e dì 
Kniùo Quirino Visconti io'r^puto potersi tut-' 
tara tenere per un Ovidio il poeta; che védeat 
doluto nella parete phnàpale di '^liel "sepolcro; 
Il 'inwtro 'NasoDÌo Ambrosio grato alla otemorù - 
ddla fiimìgtia cui aveva appartenuto, volle in 
tal modo onorare chi ne era stato la gloria mag- 
giore , e pietbso verso quell' infelice esule si prese 
cura che si stesse almoio in immagine in quel sn- 
budKino, ove pure aveva desiderato di essere colle 
•■e -ceneri;- e qui non debbo tacerti un sospetto 
ch'emmi venuto in considerando un' altra pit- 
tura di qudr ipogeo. Come potrai 8C0i;gere dalla 

(i) Itutìl> iapid, An&i.^ lib. &, Mp, x, pang. 6i. 



D,=,i,z<»i.vGoogk' 



bffl te ne 'AiaiidD-! Albana '««a con ^mU. 
^Q^ o «lablenuBÙCìii nella gi^dcUe,alfa«iv 
m^ e/fin aipras^' un fatto pai4ÌiHÌArQ e .^mto:: 
Noiv lesse^iloseiie 600 ad ora 4tria i&ia ipieiga^' 
none, cha.bppàgbii wò «UrIì ebe'- Ab mm» w 
costo Hi passare per ardito e «trm» opaoMoi^t 
.Suppongo tiUwi(|U0'o)ie al. pieboAo AmbFoti<li 
ed alla sua Dtoglie Ti^rHca per r.afletlo ohe^pitas 
tamud alla igenKwia dì Ovidio «««iase destderia 
{Atre 1% itnaoaàne di avcrAe ascora te' etnen-iti 
qtiey%loH> camera «epolorale-, pep dte ottenntotie 
U perm^^ldai pontefici abbìafile &fità traspor- 
tare da Tonai. Lnma^nd , cbe V inlperatcrre- d'al-n 
lora saputa cotesta loro vokiiitji»' ne li «oaàn»g!i-> 
dasBÌ:,, e col proprio &TOFe- {hù c^e 'tesi •'Ve- 
tUncoraggiasse ; per la qoil cosa abluano egliho 
voluto, che in una parete di .quell' ipogeo -' s» 
dìpiogesse qaeato -fatto , e Cale io r^nito . pMsa 
essere il senso deQ' ìadicat9.ptttqra. Quivi di SaXà. 
tu vedi assiso in alto.so'pra on fÀed'èataUo ]^ini-> 
partitore; il di luì atteggiamento è certataenla. 
quello dell' approvasone - e -del ' fevore , oM&e d 
scoree dal braccio disteso- e della bwno tUrgatà^ 
poidbè tanto indicarasi con quel gesto appo ì 
RoDunì., che fin anoo pw modo di dire avevano 
il movere manus in aenso' di iar pianse e di 
mostrare '&TCli« (\)i Fra ^i esempli ehe di òò 



(i) Coù in Mgno di approvasiona , e di ,fi 

urifo ClaUdiano ( in Au^n. , lib. i , Taf, 17 ). 
cimctfique pnfanqf 
Porrtxere manui , ìnc^to^ue trutìa laudani 
e così inXuc&iTo (Phar. Hb. i , v. 386. ^ Ije Coorti 
di C«MM fanfeggtaao il dotto dal Canlwioa» Lelio. 



.V Google 



363- 
actdur à potrebbero val^ per molli. la ] 
Ùma statua Capitolina di Marcp. ^vi^e}ì,q^ iì '^W 
maestosamwrte assiso sul siio destjierb t^^^sie la v^ 
strade la mano così distesa. iu atto dì 'beii£a>atfi^\e 
ap)>rDvare*ed accogliere le ^ncére-.a<j)^lus^oiù 
^'plaudenti Romabi. Auob^ in una . pittij^ ' d.4 
sepolcro medesimo^ dt>ve è rappresèqlal», aipianto 
parve al Bellori, Ercole cbe fltJlcra, in alto. Adr 
teo'(i), visi osserva Minerva, cbé stando- dié^o 
tiene anch' essa dieteea la n^ano,' e Sedeca.oflla 
Tragedia dell' JÉrcole furioso, attesta ,._.c|ièquel- 
l'oxieiu ogni sua -valorosa impresa ^w.&empte 
fevorevole e proteggìtrice Minerva (a).' 

Chi poi fosse . queir imperatore , non è iacile 
a diirà con verità. A me piacerebbe il crederlo 
uno d^i Antonini; poiché in quella .guisa che 
a supporne uno più antico lo é vietato . per la 
barila, che que^ porta, eotà ad immaginarne 
uno più moderno non lo è concesso dallo stile 
delle pitture, le quali sebbene tutte non siano 
di una stessa perfezione , pure attestano , cbe 
l'epoca del guasto e della corruàone non era 
ancor giunta dd tutto. A piedi di questa base 

Anche in alcuni Sarcofagi Cristiani , come puoBiì 
vedere nella Roma sotterranea del Bottari , gli Apo- 
■loli «i stanno intorno a Grìgio tenendo le mani in 
questo assesto , a dessi approvano Ìl detto del loro 
maestro. 

(0 BeVorui ìbid., Tab. i3. 

(a) Act. 4, ver. 6. Ercole dopo avere nooìso Lieo, 
•osi fassi ad invocare. Pallade 

■ Te Te laboratn ttcia , adjutr'a , pruKor 
Bellifera Patini. 



DiailizodbvCoOgle 



eTvi un persoimg^o, il quale texteado gli ocdii 
TOtti a qo^' ifnperatore , còme se dalla- di Ini- 
ap'prov'azìone veimse confortato all' opera , s' iniù 
Terso un* ara, che sta»! nel mezzo, ed è prece- 
dutò.'da una donna nobilmente pannsg^ta, la 
quale portando in -mano una corona: , è in atta 
di gire a cintene Tolla cineraria, che sull'ars 
medesima giace distesa. Desn sono forse i dvM 
Conjtigi-aalori di opera sì pietosa. 

Dietro, poi 1' indicata ara contparisce uno 
schiavo , che tale si mostra esfiere al sa jo suc- 
cinto ed alle cotte manidie. Con unq mano egli 
tiene V estrema parte acuminata dell' olla e 
sembra averla in quel punto • deposta , ooU' allra 
poi un bastone viatorio, se mal non mi appot^; 
ed. egli è forse colui , che ginnto di fresco' aveva 
portate seco da Tomi le ceneri' di Ovidio. U 
muro ìnnanù 'Cui sta l'ara , o indica il sepolcro, 
entro cui dovevaà poscia cc^locareW>^^ cinera- 
ria, ociò, che parmì più prebabile , vi fu posto 
dal pittore per dimostrare altro essere il hiogo, 
ove era l'imperatore, altro ove sorgeva l'ara. 
Questo costume si vede praticato , quando in un 
sol quadro o basso rilievo si^no voluti esprimere 
latti avvenuti in lu(^bi dÌTO'si. 

La figura finalmente di altra :donna, clie pan- 
neggiata anch' essa vi compie con finezza di si- 
metria la pittura , è in attcL d' invitare i riguar- 
danti a contemplare tutta quell'adone. Che soavità 
nel gesto , che dolcezza nella piegatura del capo ! 
Apparendovi una fisonoreia di un bello ideale 
stimerei, che. vi fosse espressa la pietà, che sul- 
l'esempio altrui ne stimola ad essere pietosi. 



364 
' G>atro questa -mia eonghièttura sul twspor to 
a RoHaa delle cenni dd SulmoneAe . potmibe 
per avventura o[^>oin> il sano sept^crale <tvi- 
Saao tra^rtato ni Poloma, dì ci» parìa Pos^ 
sevina, non die la traditone rifisrita da- Wol-' 
&Dgo hiùe f o da Gaspare Bruscbià (t) (fr 
nn aepolcro di Ovidio acepertlai in Sabaiia.' 
Bb le son queste cose, trof^ legare- per lòie 
difficoltà vÀ - oaso.. nostn). loiperaòccbè ,. -s* 
^rìasi del saaso sepolcrale flè sodo à! accordo 
^i icrìttorì sul sito , ove fu riavenuto , né i 
versi ivi scolpiti a fo^a d' iscrizioue sentono- ii 
aeodo di Ovidio, e sembrano parto £ musa 
Polbna (a) , e dato ancora , ohe quella lapda 
abbia appartenuto alsepolcro di OvicÙo , può «tac 
beiiiaBtmo , . che servendovi di porta sì rima- 
nesse ' in quelle contrade , s^bene , ne fossero 
portate tm' 4e ceneri. Intorno poi al sapoloo 
dì Sabaria- dirò , che in questo 'genere dì coBe 
la buona critica ne insegna di non star molto 
sulle 'tradìùoni , tanto più poi^ se ^ scrittori, 
che le riferiscono , non sienO' concordi sulle 
. tàroostanze , come per Ip appunto n è nel caso 
nostro ) poiché meofav 1' uno conb , che fosse 
scoperto a' tempi af Federico III- , die- ' moti 
odi' anno i483., l'atro narra, che àò awe- 



(i) VQÌfaagtu Latiu*, lib. la da Rep. Barn, Sect 3, 
top. a f p. 967. Bruichiat dt Laureàco veltri, pog, S. 
(ft) Sia litu* ett vatei , quem diri Cmtari* ira 
Augutti patria cedere jutiit homo. 
Sapt mìter voluti patriit occumbeM terrif. 
Ad fftutra 1 haae iìU fata éadtre JKam^ 



J.,r,l,z<»i:,.,G00gIe 



365 
BÒae-in^ ì5oS^ SA la cq» -tàu dimoatra per 
firvt^oso'.uD ■tàmààe discopnnmto è 1' aufeoidUt 
di-Eoadiìo,' il qule attesta*,' cbe -Ovidie morì 
e -fii isaf^jellko in '^oati , <a ouì - deiibe «g- 
^nngerà aatora ^imUb di' Gitìrgìo TrapezuBÙo^ 
cìk, narra gli 'Sciti T(WBÌtaDÌ avere innalzato .da 
laagdifioo tQnwio' a' quel -poeta avanti la -porta 
«Mia eÌMii>. il che noe bì -avrà difiiccdtii a ere* 
ier^, «é aitifletta, ohe que^ popoli , tnttocbà 
barbari, fnronoin gnisa prend'amore e distikn* 
per lui fin' anca a coronarlo di •comun consenso 
poe*a (i). 

Stefano Schoeimnaer {a) non bastandogli il 
(»oFe ài spogliare la sua diletta Sabaria delta 
^orìa di avere una volta posseduto -le .ce- 
neri ddl* esule vate , si avvisò di^ eludere ' la 
fonsa dell^ aotorìtà dì Eusebio inTmaginaDdo , 
die per opera di un qualche pìetoao amico fòs- 
aero le medesime portate co^ da Ton^. Ma in- 
temperanti supposiàoni son. queste, cui di si> 
mili à possono creare le mille, senza die sia 
la verità corrd>orata di alcuna prova. Adagio 
però , sembrami di udirti dire , adagio,- avverti^ 
cbe tu usi contro altri le armi, cli^ fanno con-' 
tro di te. Mia io rispondo , che il mio supporre 
non è privo di un qualche grado di prd>abì* 
lità , poiché alla fin fine ho immaginato , che 
le ceneri di quel poeta sieno state condotte nel 

(i) Tempora saerata mea tunt velata corona, 

Paolicus inoito qitam favor impotiàt, 
" . ■ de Ponto iib. IV, Ep. 14. 

(a) Antig. et Hi>t. Sabar. , Iib. 3 cap- a , pag. 89. 



,Go 



366 
suolo patrio , dove è desideiio di'Ogoi cuor gen- 
tile il poter riposare colte ossa sue j iauaagìiio 
che sieno state depositate , ove egli stesso bra- 
mava , e ppr opera, dì (^ .aveva coUa di luì 
fiuniglia un qualche vincolo. 

Amico io qui vuò finire; se questa -mia, leU 
tera non vale a renderti sicuro di posaedf^ un 
Ovidio neir ìmmagioe die ti mando , serva pev 
lo meno ad accertarti dell' amore che ti pincto- 
vAddio. 



DiailizodbvGoOgle 



?»g. 5a 


NoU 


liu. 


3o aludere 


alludere 


* 4o 


> 


» 


37 pìnlorto 


pintlmto 


» 4? 


■ ■■ a » 


0ll.jl<«<i. 


fiuentU 


» 59 


» 


■ 


6mT«taU 


iiiTcntata 


...» 71 


■ a - 


3 tu <Jui 9<i« 


tu duxi)tui 


- s4 


■ 




'4 Eprigrami 


Epigranimi 


> n5 


» 




33 noturni 


notturni 


» .SS 


» 




a KcvKiat 


Ne,ciat 


-f*r(3 


■ » 




a iJun^u* Ibf uor 


Dumipu lonìtàr 


- .44 


» 




I incipinut 


ùicipiunt 


. .63 


» 




1 (nepe orti.) 


(oempe orli.) 


^ 188 






8 come Torebbe 


comeTMTebbe 


. 190 






14 comcntarìo 


commentuio 


- .95 






7 e Mwimo 


e Musùao 


«a49 


KoU 




18 ji<i tocaw 


ffà toccato 


-a54 


» 




ai. con tavolu 




» 385 


> 




39 aàéan 


adduiK ' 


-339 






6 MieinpiaggiDÌ 


«COJIMXM 



J.,r,l,z<»i.vG00glf 



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DmiiizodbvGoOgle 




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